Hai rubato, hai frugato tra le mie carte, i miei segreti. Hai rubato.

Ladro! — Quella è la porta! — Qui non si ritorna più! — Ma io dò

querela, senza riguardi, sai! Voglio difendermi! Domani, ti farò

interrogare dal giudice....

ALVISE.

Va bene. Risponderò a chiunque quello che ho risposto a te. Non ho

altro da aggiungere.

Via.

SCENA SETTIMA.

MATTEI — REMIGIA.

REMIGIA smarrita, tremante.

Papà!... Oh, papà, papà!

MATTEI.

Tu non sai?... Ha commessa una truffa! E ne sono io, la vittima!

L’_Avanguardia_ accusa me, esplicitamente, di speculazioni vergognose

e grossolane! — Io!... — È assurdo, oltre essere infame! È grottesco!

Ma i nemici, e anche gli avversari credono tutto! È il loro interesse!

Il loro mestiere. — In tutta Italia, — capisci? — a quest’ora, sono

accusato di servirmi dei segreti della mia carica, per rifornirmi lo

scrigno! Querela! Querela! E il processo a tuo cugino, ad Alvise, a

quella canaglia! Duecento mila lire!... Come ha fatto a sapere?... Come

ha fatto?

A Remigia.

Oh, ma domani, sai, parlerà! Il giudice, il procuratore del re, lo

faranno parlare!

REMIGIA

buttandosi fra le braccia di

Mattei.

Oh, papà, papà.... perdonami....

MATTEI.

Perdonarti? Che c’entri tu con Alvise?

REMIGIA.

Sì! Perdonami! Perdonami!

MATTEI c. s.

Diventi matta?...

REMIGIA.

Non sapevo di far male....

MATTEI

colpito, respinge Remigia che cade

in ginocchio.

Non sapevi di far male?

REMIGIA.

Di far tanto.... male!

MATTEI

la fissa, terribile con tutta la

vita negli occhi: le fa cenno col

capo di proseguire.

REMIGIA

sempre in ginocchio.

Ti giuro.... ti dirò.... ti confesserò tutto. Avevo paura di te.... di

Federico.... Quella mattina Federico era stato a Roma....

MATTEI

fissa la collana di Remigia. Il

suo viso sconvolto, terreo, ha

una contrazione nervosa. Si lascia

cadere sulla poltrona.

REMIGIA continuando c. s.

Anche allora.... volevo gettarmi a’ tuoi piedi.... Ma.... quando mi hai

detto di aver venduta la casa.... non ho più avuto.... coraggio....

Dio.... come ho sofferto.... Non potevo più chiuder occhio....

credevo di morire.... ero qui.... con te.... quando tu hai ricevuto il

telegramma del ministro....

MATTEI

che ha sempre fissato la collana,

si alza strappandogliela dal

collo, e gliela mette sotto

gli occhi con la mano tremante,

con le lacrime che gli colano

spesse sul viso contraffatto; —

poi, con voce rauca, sempre più

tremante, spaventato di sè stesso,

di ciò che potrebbe commettere

nell’impeto della collera.

Va via.... Va via!

Alza Remigia di colpo, spingendola

verso l’uscio, a sinistra.

Va via!... Va via!...

REMIGIA via.

MATTEI

è come ubriaco, barcollante; —

si prende il capo fra le mani;

comincia a comprendere tutta la

verità.

Scarlini.... Scarlini.... No.... la querela.... No la querela....

Corre barcollando alla scrivania;

fa per scrivere a Scarlini, ma

non può; fa per telefonare, ma

non riesce a profferire le parole.

Continua a borbottare:

Scarlini.... Scarlini....

Finalmente, strappandosi il

colletto, si precipita verso

l’uscio, dal quale era uscito

Pontedera, urlando:

Mauro!... Mauro!

SCENA OTTAVA.

PONTEDERA e DETTI.

MATTEI a Pontedera.

Scarlini! Scarlini!... No! No!... Querela.... No!... No la querela....

Impossibile! Io! Io! Sono stato io! Colpa mia!

PONTEDERA

che ha indovinato; fissandolo.

Alvise?... Remigia?...

MATTEI

scoppia in un pianto dirotto

buttandosi fra le braccia di

Pontedera.

Sono rovinato! Sono rovinato!

Cala la tela.

FINE DELL’ATTO SECONDO.

ATTO TERZO.

Il giorno dopo, verso sera. — Il salottino di Remigia attiguo alla

sua camera da letto. Molta eleganza, moltissimo lusso. Nella camera da

letto, — aperta, con gli usci spalancati, si vedrà Claudina preparare

i bauli e le valige di Remigia. — Un baule grandissimo, quasi pieno di

roba, nel salottino. Sul letto, — nella camera da letto, — vestiti,

biancheria finissima di Remigia, e un altro baule già pronto. Nel

salottino, due scatoloni da cappelli. Pure nel salottino vestiti,

cappelli, altra roba di Remigia. — A sinistra, le stanze interne: a

destra, le stanze attigue all’anticamera. Una lucerna accesa nella

camera da letto; altre lucerne, pure accese, nel salottino.

SCENA PRIMA.

REMIGIA, seduta sopra un sofà, con molti cuscini; col capo fra le mani,

pallida, con gli occhi fissi nel vuoto. — CLAUDINA, nella camera da

letto, prepara i vestiti che devono essere messi nel baule.

CLAUDINA

dopo un momento che è alzata la

tela, si avvicina a Remigia; — col

tono dolce e la voce pietosa.

Signora.... il vestito _bleu_, _tailleur_, del _Doucet_, lo mette nel

baule?... Se per caso a Milano facesse un po’ più fresco?... E poi, se

si va in montagna?...

REMIGIA.

sempre c. s. — si stringe nelle

spalle senza rispondere.

CLAUDINA

dopo un momento di attesa.

Io, tanto, lo metto nel baule. È sempre meglio!

Via, verso la camera da letto.

REMIGIA con un fil di voce.

Claudina....

CLAUDINA ritornando.

Signora?...

REMIGIA

con le lacrime nella gola.

Hai spiegato bene, al portiere?

CLAUDINA.

Non dubiti. — Deve dire a tutti, che la signora è già partita per

Milano.

REMIGIA fissandola.

Nè amici, nè.... parenti. A tutti?

CLAUDINA.

Sissignora. Anche al signor Schmidt.

REMIGIA

al nome di Federico rabbrividisce.

CLAUDINA

a Remigia, indicando verso

l’uscio, a sinistra.

Il signor dottor Pontedera.

REMIGIA alzandosi.

Va, va!... Non perder tempo!

CLAUDINA

ritorna nella camera da letto:

ricomincia a preparare i vestiti;

— mette dell’altra roba nel baule,

ecc. — Tutto ciò finchè dura il

dialogo.

SCENA SECONDA.

REMIGIA — CLAUDINA nella camera da letto — PONTEDERA.

REMIGIA

andandogli incontro, ansiosa.

Il papà?

PONTEDERA scrollando il capo.

Come t’ho detto, stanotte... l’ho visto molto male. Oggi, ancora, ha

avuto un nuovo assalto, ma non così grave. La digitale ha ottenuto il

suo effetto.

REMIGIA.

Ora?... Ora?

PONTEDERA.

Verso le quattro s’è un po’ assopito, poi — è un miracolo! — ha

cominciato a riaversi ed ora.... è di là nel suo studio, e s’è messo a

scrivere!

REMIGIA

fa un grande sospiro, levando gli

occhi al cielo.

PONTEDERA continuando.

Ha parlato di tutto, ricordando.... tutto, con una calma

straordinaria.... impressionante. Gli ho promesso, dopo che ti avrei

accompagnata a Milano, di ottenere dal direttore dell’ospedale qualche

altro giorno di licenza per poter tornare a Roma e ripartire poi con

lui, appena avrà disposto.... ogni cosa, appunto per poter partire.

REMIGIA angosciata.

Non vuol più vedermi?... Più?...

PONTEDERA.

Più?... No, pover’uomo! Gliel’ho consigliato io stesso. — L’ho persuaso

a lasciarti partire senza vederti. Nello stato in cui si trova.... —

bada, non è proprio il caso di illuderci. Qualunque nuova emozione gli

potrebbe essere.... fatale. Passati questi primi giorni, vi rivedrete

con più calma a Milano, o dove avrete fissato di andare.

REMIGIA

si butta sulla poltrona, e si

mette a piangere.

PONTEDERA

Si guarda attorno; — dà

un’occhiata ai vestiti, ai

cappellini, a tutta quella roba

che deve essere messa nei bauli;

— osserva Remigia e scrolla

tristamente il capo.

CLAUDINA

viene dalla camera da letto e si

ferma un po’ distante da Remigia.

Signora.... I due cappelli nuovi, da giorno, li porto a Milano tutti e

due?

REMIGIA

si stringe nelle spalle,

infastidita, senza rispondere.

CLAUDINA

mentre continua il dialogo tra

Remigia e Pontedera, apre un

armadio, ne leva due cappelli,

uno lo mette sul tavolino,

l’altro sulla poltrona vicina

allo scatolone, poi ritorna nella

camera da letto.

REMIGIA

a Pontedera che sta osservando

Claudina; — scrollando il capo.

L’ironia della vita?... Si può morire di dolore.... eppure....

PONTEDERA.

Eh, sì!... Hai ragione! La vita.... è ironica! — Tuo padre, intanto, ha

mandato le sue dimissioni al Presidente del Consiglio, e al Presidente

della Camera. “I ripetuti assalti della sua grave malattia di cuore non

gli permettono più di lavorare, di occuparsi, e soprattutto di poter

resistere ancora ad una guerra troppo accanita e sleale.„ — Queste

spiegazioni, chi avrà interesse a crederle, le crederà.... siano o non

siano le vere. Chi avrà interesse a non crederle.... siano o non siano

le vere, non le crederà. — Ironia.... della vita.

REMIGIA.

Mi perdonerà?

PONTEDERA.

Tuo padre?

La fissa con un sorriso

amarissimo.

Certamente!... Soltanto....

Dà un’occhiata all’orologio.

Cerca di far presto.

REMIGIA.

Io potrei partire anche subito; — Claudina, con la roba, partirà quando

potrà. — Subito! Subito!

Con un brivido pensando a

Federico.

Non vedo l’ora di essere in ferrovia, di essere in viaggio, di essere

lontana da Roma!

PONTEDERA.

Io vado a mangiare un boccone.... Ho da fare anch’io la mia roba....

Vedrò ancora tuo padre, e prima delle dieci, verrò a prenderti con la

carrozza.

REMIGIA come spaventata.

Chiusa!

PONTEDERA.

Chiusa.

Guarda ancora tutti quei vestiti,

quella roba, con un’espressione

molto significativa; — poi dà

un’altra occhiata a Remigia, —

senza che questa se ne accorga, —

molto espressiva.

Sai, il....

REMIGIA

lo fissa; capisce che si tratta di

Alvise.

PONTEDERA

fa un cenno affermativo col capo.

A quest’ora è a Genova. S’imbarcherà domattina, direttamente per il

Brasile. Carriera.... non se ne parla più. Mi ha dato la sua parola

d’onore che, per molti anni almeno, non manderà più sue notizie a....

nessuno. E credo.... la manterrà. — Dunque alle dieci! — Trovati

pronta!

Via.

SCENA TERZA.

REMIGIA, CLAUDINA sempre nella camera da letto, poi FEDERICO.

REMIGIA

affranta dal dolore si lascia

cadere sul sofà.

CLAUDINA

uscito Pontedera, rientra dalla

camera da letto nel salottino, si

avvicina a Remigia; — la guarda

affettuosamente.

Signora.... Vuol proprio mettersi in viaggio, così, senza prendere

nemmeno una tazza di brodo?

REMIGIA.

No....

Tra sè.

Tutti contro di me.... Senza nessuna pietà!

Ascolta verso l’uscio a destra.

CLAUDINA

ascolta pure verso l’uscio a

destra.

LUIGI di dentro.

Mi creda!... Glielo giuro, signor Federico!

REMIGIA

balza in piedi, spaventata.

LUIGI c. s.

Sua Eccellenza sta poco bene!... È ammalato! Non può proprio veder

nessuno!

Entra parlando con Federico

e facendo cenno a Remigia di

allontanarsi.

Il dottor Pontedera glielo ha proibito!

FEDERICO

entra scostando Luigi; — con molta

fermezza:

Non cerco di mio suocero.

A Remigia.

Ho da parlare con te.

LUIGI

via, dopo un cenno del capo di

Remigia.

CLAUDINA

rientra nella camera da letto,

ricominciando a metter via la

roba.

REMIGIA

riprende il coraggio e l’audacia.

Hai da parlare con me? Cosa vuoi?

FEDERICO.

Manda via la cameriera.

Indicando verso la camera da

letto.

E chiudi quella porta.

REMIGIA a Claudina.

Va un momento di là.

Chiude l’uscio: si avvicina di

qualche passo e si mette in faccia

a Federico fissandolo, muta.

SCENA QUARTA.

REMIGIA — FEDERICO — in fine MATTEI.

FEDERICO

con molta freddezza e con molta

calma.

Desidero sapere da te, la vera ragione delle dimissioni di tuo padre.

REMIGIA.

Da me?...

Stringendosi nelle spalle.

Io non so....

FEDERICO sempre con calma.

Come?... Tu, sua figlia, non sai, non hai cercato di sapere perchè

Pietro Mattei ha dato, — proprio in questo momento, — le sue dimissioni

da ministro e da deputato?

REMIGIA.

No....

Correggendosi.

Io soltanto so che da molto tempo era stanco, oppresso dal troppo

lavoro, disgustato, irritato da una guerra iniqua a colpi d’ingiurie e

di calunnie....

Diventando a mano a mano, sotto

l’occhio freddo, attento di

Federico, sempre più nervosa.

E poi, il papà non sta bene. Ha detto tante volte di volersene andare,

di voler riposare. Anche Mauro.... come amico.... come dottore, lo ha

consigliato a.... far così.

Vedendo che Federico osserva i

vestiti, i cappelli, i bauli, ecc.

Io.... vado per qualche giorno a Milano, per.... preparare....

FEDERICO.

Il vostro appartamento? — No, perchè la casa è stata venduta.

REMIGIA.

Andiamo in casa di Mauro, per alcuni giorni. Poi, il papà....

ti scriverà.... appunto per.... avvertirti.... perchè io possa

accompagnarlo per qualche tempo al mare, o in montagna... dove Mauro ci

consiglierà di andare.

FEDERICO sempre c. s.

Ma, come mai, il dottor Mauro Pontedera, un uomo rispettabilissimo

sotto ogni rapporto, — serio, intelligente, pratico del mondo e sincero

amico di tuo padre, non gli ha fatto capire che le sue dimissioni in

questo momento equivalevano a una caduta, a una disfatta vergognosa,

a una fuga? — Come mai? L’_Avanguardia_ accusa Sua Eccellenza

Pietro Mattei di un grave abuso, che data la sua condizione diventa

criminoso, e Pietro Mattei invece di gridar alto, di dar querela

all’_Avanguardia_, — ai suoi diffamatori, — rassegna le proprie

dimissioni, e fugge al mare o ai monti, secondo il consiglio del

medico?

REMIGIA

turbandosi sempre di più.

Ma io.... non so. Io.... non posso sapere del.... papà. Io non so.

FEDERICO.

Tu, sai, per altro, dell’articolo dell’_Avanguardia_? Lo hai letto?

REMIGIA.

No.

FEDERICO.

Saprai ugualmente, ti avranno detto, che in questo articolo si accusa

tuo padre, — deputato, ministro, — di un’illecita operazione di Borsa?

REMIGIA.

Io so che non è vero, che è una falsità e mio padre fa benissimo....

FEDERICO.

Fa malissimo, ma non riscaldarti. Non vedi come io sono tranquillo?

— Riscaldandosi, non si viene a capo di nulla. — Siamo d’accordo: tuo

padre non ha giocato sul rialzo delle _Itale_. Io sono convinto che non

è vero; e che non è vero, _tu_, lo sai.

REMIGIA.

Falsità, tutte falsità!

FEDERICO.

Tutte falsità, no; ecco il punto della questione. Tutte falsità, no,

perchè il giuoco, _la truffa_, è stata commessa veramente. Ora, torno a

ripetere, io desidero, io voglio sapere da te

riscaldandosi

perchè tuo padre non si difende, perchè tuo padre rimane sotto

un’accusa così atroce e così _precisata_, perchè tuo padre, che,

volendolo, potrebbe difendersi dando querela all’_Avanguardia_,

smascherando i veri colpevoli, non lo fa, e piuttosto si lascia

travolgere dall’accusa e precipita giù, giù, giù!

REMIGIA allibita, tremante.

Ma.... Ma io.... Io non posso sapere....

FEDERICO.

Tu non puoi sapere, tu non sai chi sono i veri colpevoli? — No? —

Allora te lo dirò io: Sei tu!

REMIGIA

si abbandona cadendo sul sofà e

nascondendosi la faccia con le

mani.

FEDERICO

molto calmo; — molto ironico.

Sei tu. Il contino Alvise Coldoredo, — il manutengolo, — oh quello

sarebbe stato mandato subito sotto processo; ma tuo padre ha creduto,

col suo onore, ha sperato, di salvare il tuo. — Debolezze, illusioni

paterne. La cronaca del fatto, o del fattaccio, il tuo nome, insieme a

quello di tuo cugino, corrono ormai per tutte le strade e i vicoli di

Roma, con i particolari più curiosi e gli aneddoti più piccanti. Fai

benissimo a raccogliere le tue _toilettes_, le tue gale e a scappare da

Roma. In questi giorni non potresti andare per il corso facendo sfoggio

di fronzoli e di piume; saresti urlata dai monelli! Per il momento, fai

benissimo a nasconderti. — Poi, tuo padre ci lascierà presto la vita; a

questo mondo, presto si dimentica; presto, potrai tornare a divertirti

anche a Roma.

REMIGIA

si alza di colpo, fissandolo.

FEDERICO prorompendo.

No! Nemmeno tuo padre, — senza cuore! — Non hai mai amato nemmeno tuo

padre!

REMIGIA.

E tu? Hai cuore tu? La tua decantata affezione, la tua riconoscenza per

mio padre?... Lo assapori con gioia questo momento! Non ti par vero!

La sua disgrazia, la nostra disgrazia è il tuo trionfo: puoi finalmente

insultarmi e vendicarti!

FEDERICO.

Non è vero. Io ero venuto qui col fermo proposito di mantenermi calmo.

Nessuna idea di vendicarmi; nessuna gioia nell’insultarti.

REMIGIA.

E allora che cosa sei venuto a fare? Perchè hai voluto vedermi ad ogni

costo, tormentarmi?

FEDERICO.

Per dirti questo, soltanto: tuo padre ti ha sacrificato il suo onore;

io non intendo sacrificarti il mio. Era cosa, del resto, da me già

preveduta; ne avevo già avvertito il signor Pietro Mattei. Rinuncio

immediatamente alla direzione delle Cartiere, al posto che ho ottenuto

per l’autorità e con l’aiuto di tuo padre. Andrò lontano, fuori

d’Italia. Tornerò da capo a rifare la mia vita, a guadagnarmi il pane.

Soltanto, con tutte le pratiche legali e l’intervento esplicito del

tribunale, tu mi renderai il mio nome.

REMIGIA

scattando con una risata tra le

lacrime.

Ah! ah! L’uomo di cuore che non si vendica! Oggi più nessun riguardo!

Nessuna pietà! Nemmeno per mio padre! Sfido io!... Siamo rovinati!

FEDERICO

colpito, sta quasi per avventarsi

contro Remigia che rimane

imperterrita.

E quell’altro? Il socio, il manutengolo? Il tuo amante?

REMIGIA.

È falso! Alvise è mio cugino, — gli voglio molto bene, — non è, non fu

mai il mio amante!

FEDERICO.

Sei stata sfacciata e imprudente! — Donna Remigia! — La figlia di un

uomo come Pietro Mattei? — Pensa quante invidie ti seguivano, e quanto

odio, — l’odio contro tuo padre, — quando tu, di mattina, di giorno,

con un velo fitto, correvi svelta dal tuo amante, lungo via Adriana....

REMIGIA

sbigottita; — si rimette subito.

FEDERICO continuando.

.... E sparivi nel portone buio, un po’ nascosto dalla Chiesa, a

sinistra. Sotto l’andito, il bugigattolo di un’antiquaria. La donna

delle vostre camere.... — in faccia alla scala — .... con un po’ di

danaro e di paura, ha parlato.

Ridendo.

Ah! Ah! È una falsità!... Avresti il coraggio di ripetere che è una

falsità?

REMIGIA.

Lo ripeto e lo ripeterò sempre! Alvise non è mai stato il mio amante!

FEDERICO.

E chi ti crede?... Chi ti crede più? Tu li rinneghi i tuoi amanti e li

dimentichi! — Tu?... Non sei nemmeno capace di amare.

REMIGIA

fa un sorriso sdegnoso, ironico.

FEDERICO.

Tu non hai mai amato, non hai mai saputo amare, nè tuo padre, nè tuo

marito....

REMIGIA borbottando.

Colpa tua.

FEDERICO

continuando senza interrompersi.

.... nè i tuoi amanti!...

REMIGIA c. s.

Non hai saputo farti amare! Colpa tua!

FEDERICO

sempre senza interrompersi.

Tu non ami e non hai mai amato che te stessa, la moda, il tuo lusso, i

tuoi fronzoli, i tuoi gingilli....

Fuori di sè per il sorriso

ironico, sdegnoso di Remigia e per

la passione che si riaccende.

Sì, sono questi, sono questi....

Butta all’aria nastri e cappelli.

Sono i tuoi gingilli i tuoi amanti, come i tuoi amanti sono i tuoi

gingilli, e godendo e scherzando e ridendo....

REMIGIA

non ride più, indietreggia

impaurita.

FEDERICO.

.... attraversi il cuore, la vita di chi ha avuto la tremenda disgrazia

di amarti, lasciandovi il disonore e la disperazione....

REMIGIA

continua a indietreggiare c. s.

FEDERICO

pallido, stravolto, inseguendola,

minacciandola coi pugni chiusi.

.... Sempre scherzando, sempre ridendo....

REMIGIA

fugge per la stanza gridando,

chiamando.

Federico! Federico!... Papà!

FEDERICO c. s.

.... perchè sei cattiva, bugiarda, frivola e perversa!

REMIGIA

corre verso l’uscio a sinistra.

FEDERICO

accecato dall’ira e dalla gelosia,

sta per raggiungerla e per

colpirla.

MATTEI

spalanca la camera da letto.

REMIGIA e FEDERICO

Si fermano immobili, sul colpo.

SCENA QUINTA.

REMIGIA — MATTEI — FEDERICO.

FEDERICO

dopo un momento, — a Mattei, —

afferrando Remigia per un braccio.

Ecco tua figlia....

Con uno schianto di dolore e di

collera.

Riprendila!

Spinge Remigia verso Mattei.

REMIGIA

fa qualche passo barcollando, poi

cade inginocchiata presso il sofà.

Nasconde la faccia sui cuscini,

senza piangere.

FEDERICO continuando.

Lo avevo già dichiarato! Se mai un giorno....

MATTEI

con tutta la forza della sua

autorità.

Taci!... Non una parola di più!... Taci!

Si appoggia all’uscio, affranto:

con voce rotta.

Ero.... là!

FEDERICO

osservandolo, si sente vinto da

una profonda pietà.

MATTEI

ha il petto ansante, gli occhi

infossati, il volto scarno,

contraffatto, terreo.

FEDERICO.

Si copre gli occhi con una mano

asciugandosi le lacrime.

MATTEI

vuol parlare, non può: ha una

forte contrazione del viso. — Poi,

riesce a parlare stentatamente,

con voce fioca e sorda. Si rivolge

a Federico, ma avvicinandosi

istintivamente a Remigia in modo

ch’essa pure debba comprendere

tutto il dolore, lo strazio delle

sue parole.

.... Hai.... Sì.... Federico.... hai ragione. Il tuo nome.... è il

nome di un galantuomo.... fai bene a portartelo via.... in salvo....

lontano.... lontano da noi!... Sei _solo_.... hai la fortuna di essere

_solo_.... Potrai.... sarai.... ancora felice.

Grosse lacrime gli colano dagli

occhi sulle guance.

Io te lo auguro.... Federico.... domandandoti perdono del male che ti

abbiamo fatto.

Non può più parlare, — traballa

sotto il peso del grande

avvilimento.

Va.... Va....

FEDERICO

gli si avvicina in atto di

sorreggerlo, di abbracciarlo.

MATTEI

allontanandolo con le due mani.

Va.... Va....

FEDERICO

esita; ma il suo occhio

cade su Remigia e fugge via,

precipitosamente.

SCENA ULTIMA.

MATTEI e REMIGIA.

REMIGIA

appena Federico è uscito comincia

a singhiozzare.

MATTEI

fa per andarsene trascinandosi

verso la camera da letto — poi

siede accasciato, in fondo, fra

il disordine delle valige, dei

cappellini, dei nastri. — Si

alza, si muove a stento, fa per

uscire, ma resta colpito dai

singhiozzi sommessi di Remigia.

Tende l’orecchio, trasalendo ad

ogni singhiozzo: si avvicina d’un

passo: la tenerezza paterna sta

per riprenderlo, ma vuol vincersi

ad ogni costo e rialza fieramente

la testa.

Io.... ti ho _dato tutto. Tu_ mi prendi anche la vita....

Coi pugni chiusi e con la voce di

chi vuol dominarsi e soffocare il

proprio cuore.

No! No!... Non posso perdonarti!

REMIGIA

continua a singhiozzare sempre più

forte.

MATTEI

si lascia cadere accanto a

Remigia, fa quasi per accarezzarle

i capelli e mormora sommessamente:

Resto qui.... per morirti vicino.

Cala la tela.

FINE DEL DRAMMA.

OPERE DI G. ROVETTA

_(Edizioni Treves)._

_=Teatro.=_

_Gli uomini pratici_, commedia L. 1 20

_Principio di secolo_, dramma. Ediz. di lusso in-8 2 —

_Alla Città di Roma_, commedia 1 —

_Il giorno della cresima_, commedia. Ediz. di lusso 3 —

_Papà Eccellenza_, dramma. Ediz. di lusso 3 —

_=Romanzi e Novelle.=_

_Sott’acqua_. 3.ª edizione 3 50

_Il primo amante_. 2.ª edizione 3 50

_Il processo Montegù_. 7.ª edizione 1 —

_Novelle_. 3.ª edizione 1 —

Cavalleria assassina. — Storiella vecchia. — Era

matto o aveva fame. — Scellerata! — Quintino

e Marco. — Metempsicosi. — Tiranni minimi.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Papà Eccellenza · 第 3 / 3 段