Come qualmente mastro Pasquale perdesse il pentolino.
Il legnaiuolo, quantunque, per aver già salito due scalini, fosse
molto più indietro, non tardò a raggiungere la Madre Maddalena, che
correva a passo d'anitra lunghesso il murello. Ma il diavolo volle (fu
proprio il diavolo?) che la corsa di mastro Pasquale fosse rattenuta
dal cavalletto ch'egli aveva lasciato pur dianzi in mezzo al viale, e
il tempo ch'egli pose a mettere quell'arnese da banda, fu guadagnato
dalla vecchia monaca, che potè giungere, ad una con esso lui, presso
la fanciulla svenuta.
Il primo sguardo del gobbo fu pel biglietto; ma non lo vide, per
quanto girasse gli occhi tutto all'intorno. Allora egli si fece a
sollevare la giovinetta da terra, mettendole rispettosamente un
braccio sotto le spalle, e tentando di ricondurla, senza brancicarla
di troppo, al sedile. Tra tutt'e due ne vennero a capo, e già mastro
Pasquale incominciava a respirare, pesando che la fanciulla avesse
avuto tempo a nascondere in tasca il foglietto, allorquando vide la
monaca chinarsi a terra e metter la mano su d'un batuffolo di carta
che era uscito in quel punto dalle dita di Maria.
--Che negozio è questo?--esclamò la Madre Maddalena, in quella che
spiegava sollecitamente quel foglio tra mani.
Mastro Pasquale fece le viste di non avere udito; ma mentre si
adoperava a collocare in miglior modo la fanciulla sul sedile, notò
che la monaca leggeva lo scritto, inarcando le sopracciglia e battendo
le labbra in segno di corruccio.
--Gesummaria!--gridò la monaca, appena ebbe finito.--Vo a chiamar la
madre badessa.
--E le dica che porti dell'acqua!--aggiunse Pasquale, che non sapeva
più in che acque si fosse.
La vecchia monaca non gli badò più che tanto, e andò più speditamente
che non fosse suo costume verso l'uscio dell'orto, dove si messe a
strepitare come un'ossessa, chiamando la superiora, il capitolo, le,
converse, la comunità tutta quanta.
Pollione, il malcapitato proconsole delle Gallie, quantunque
scombussolato dalle furie di Norma e dalle sue minacce contro la
povera Adalgisa, fu molto più saldo ai tre colpi percossi sul sacro
disco dalla gran sacerdotessa d'Irminsul, che non fosse mastro
Pasquale all'udire quell'altra druidessa che suonava a stormo sul
ballatoio.
--Diamine!--borbottò egli tra' denti.--La frittata è fatta, e mi
toccherà mandarla giù senza vino. Purchè, quelle befane non mi cavino
gli occhi!... Ahi, ahi! eccone già due.... tre.... quattro.... Sbucano
dalle quinte come le streghe in teatro.--
In nostro gobbo, chi nol sapesse, aveva speso i suoi cinquanta
centesimi per andare tra la gente alta, in un teatro di second'ordine,
a vedere il Maccabeo, com'egli diceva, storpiando popolescamente il
titolo d'un melodramma verdiano.
Frattanto, insieme collo stuolo delle monache, giunse una conversa
(quella ch'egli chiamava riverentemente la madre Bibiana) con una
brocca d'acqua tra mani. E qui bisogna dirlo ad onore di mastro
Pasquale, non badando al susurro, al tramestio che facevano quelle
sante madri intorno a lui, non pensando più che tanto al suo danno
imminente, egli si adoperò, stiam per dire colle mani e co' piedi, a
far rinvenire la giovinetta, che fino a quel punto non aveva dato
segno di vita.
--Povera piccina!--pensava egli, mentre le veniva spruzzando il
viso.--Vedete mò, le buone notizie, quando vengono improvvise! Ho
forse fatto male. Ma come si poteva fare diverso, con quell'altra alle
costole?--
Tutto il sacro capitolo gli si stringeva curiosamente alle spalle. Ce
n'erano d'ogni forma e d'ogni età, come diceva Leporello, grasse e
magre, alte e basse, vecchie e giovani, belle e brutte; queste a dir
vero più numerose dell'altre. Talune, dal mento fiorito di peli e
dall'accento mascolino, apparivano, anzichè monache, carabinieri
travestiti; talaltre, dal naso imbrattato di tabacco, dagli occhiali
inforcati, dalla voce chioccia, si poteva argomentare che fossero
consiglieri d'appello; nè ci mancava l'avvocato fiscale, che sotto le
spoglie di Madre Maddalena, poteva mettere innanzi il corpo del reato
e chiedere la condanna del colpevole ai signori giurati.
La povera Maria, tornata finalmente in sè, fu per comando della
superiora portata dalle converse nella sua cella. Pasquale avrebbe
voluto far lui quella impresa; ma un no imperioso gli avea fatte
cadere le, braccia. Pensò allora di tornarsene ai suo pentolino, e
mogio mogio sbiettò dietro un filare di viti.
--Chi mi scampa, adesso da quelle megere?--pensò egli; che, parlando
con sè medesimo, non si reputava obbligato a tanti riguardi.--Se
potevo giungere all'uscio, infilavo le scale, e buona notte! Ora,
invece, eccomi colto come una volpe alla tagliuola....--
Mastro Pasquale aveva una battisoffia in corpo, da non dirsi a parole.
Se avesse studiato mitologia, si sarebbe ricordato di Orfeo, e della
mala fine che fece tra le Baccanti che ognuna ne volle uno spicchio.
--Dove andate, quell'uomo?--tuonò improvvisamente la voce della
badessa.
--Ahi, ahi! Son già diventato quell'uomo!--borbottò il povero
gobbo.--Con sua licenza, Madre reverendissima--rispose ad alta
voce;--vado a dare una mano di colore; se no, mi secca nel pentolino.
--Non importa; venite qua!--
Mastro Pasquale ci andò come la biscia all'incanto. Teneva gli occhi
bassi, ma non tanto che non gli fosse dato vedere il malaugurato
biglietto tra le dita della badessa.
--Ho capito;--disse tra sè,--ci siamo!--
E armatosi di coraggio, quanto più gli venne fatto tirarne su dai
precordii, sollevò la fronte a guardare l'eccellentissimo tribunale.
--Che cosa significa questo foglio di carta?--
Il legnaiuolo fece l'atto di stringersi nelle spalle, e spinse fuori
il labbro inferiore; maniera volgare, ma eloquente, di dirle che egli
non ne sapeva un bel nulla.
La madre badessa allora, volgendosi alle monache, e in mezzo alle loro
esclamazioni di orrore, di raccapriccio, lesse ad alta voce il
biglietto.
«--Non temete, signorina, non vi perdete d'animo; mostrate di
accettare ogni cosa che vi si proponga. Lorenzo è in Genova; egli e i
suoi amici vegliano su di voi; vi salveranno ad ogni costo, e tra
breve.» Questo infame biglietto, che desta un senso di esecrazione in
tutte le Madri qui raccolte,--proseguì la badessa, volgendosi da capo
a Pasquale,--non può essere stato portato qua dentro se non da voi,
confessatelo!
--Non so nulla, io, non so nulla!--gridò il
legnaiuolo.
--Ah, nulla? proprio nulla? Bravo, Pasquale! Questo è il modo di
governarsi in un sacro luogo? Questo è il modo di corrispondere alla
fiducia che s'era posta in voi, nella santità dei vostri costumi?
Vergognatevi! Avete già un piè nella fossa, e in cambio di mettervi in
grazia al Signore, vi macchiate di sacrilegio, pagate di questa moneta
la nostra bontà, il guadagno che fate da tanti anni in questo
convento...
--Oh, per questo,--interruppe Pasquale, che vedeva andar la predica
per le lunghe, e tanto, o prima, o dopo, bisognava rompere il
ghiaccio,--la non si metta sui trampoli. Vossignoria reverendissima.
Trecento lire genovesi, da ottanta centesimi l'una, e chiamato quassù
tre volte almeno per settimana, ora per una cosa or per l'altra, che
più ci ho rimesso di scarpe!
--Sì, neh?--entrò a dire Bibiana, la conversa;--e il bicchier di vino
e i cantucci da inzupparvi dentro, che vi si davano ad ogni tanto, non
li mettete in conto, bocca mia dolce?
--Mille grazie. Reverendissima!--ribattè l'altro alla conversa, con un
piglio ironico che fece increspar le labbra a più d'una di quelle
Madri.--Ed Ella non le mette mica in conto, le gazzette che io....
--Basta, basta!--gridò la badessa, dando sulla voce a lui e accennando
alla conversa che si tenesse la lingua tra' denti.--Non è da noi il
trattenerci qui a garrire con un pari vostro, così indurito nelle male
opere.
--Metta che io sia una stiappa di merluzzo;--non potè tenersi dal
rispondere il gobbo.
--E bisognerà dare un esempio;--soggiunse la badessa, senza scomporsi.
--Purchè non si tratti d'unghiate, io me la rido;--pensò mastro
Pasquale. E stette imperterrito ad aspettar la sentenza.
--Meritereste di andare a marcire in una prigione;--proseguì la
giudichessa;--ma noi non useremo i mezzi della giustizia umana,
bastandoci i castighi della divina, che vi attendono, se durate nel
vostro peccato. Quella è la porta, e badate! non metterete più piede
qua dentro.
--Che io mi possa rompere il nodo del collo se ci torno!--gridò
sollevato il legnaiuolo, in quella che sguisciava in mezzo a due file
di monache per correre all'uscio.--Se ne cerchino pure un altro, le
Signorie loro reverendissime!
--Oh, non ne mancheranno di certo, e più rispettosi di voi;--disse la
madre badessa.
--E più timorati di Dio;--aggiunse la madre
Maddalena.
--E meno gobbi!--chiuse la conversa Bibiana, che aveva, come il
lettore argomenta, la sua vendetta da fare contro il manigoldo che le
aveva data la baia.
Non l'avesse mai detta! Mastro Pasquale, che era gobbo come un
dromedario, e da quella parte lì non pativa la celia, si rivoltò come
una vipera a cui sia pestata la coda.
--Gobbo a me? Brutte streghe! gobbo a me? Sono i peccati delle
Signorie Loro reverendissime, che mi tocca portar sulle spalle, e
tutti i giorni s'accresce la soma. Vedete bel modo di trattare i
galantuomini! Gobbo a me! Con questa gobba io ho trovato moglie, e Lei
colla sua bazza non ha trovato nemmeno un orbo che la volesse per
accompagnatura.
--Bibiana,--tuonò la badessa con piglio severo,--quest'oggi e dimani
rimarrete a far penitenza. E voi andate una volta, malcreato!
--Ah sì? anche malcreato?--gridò il legnaiuolo, più inviperito che
mai, piantandosi vicino all'uscio, come Aiace sul vallo.--A me gobbo?
a me malcreato? Streghe, befane, versiere, biliorse, arcaliffe, che
nemmeno il diavolo le vorrebbe in cucina per fargli la zuppa! Ma,
l'hanno a pagar cara! Venga chi so dir io al comando, e se n'andranno
tutte quante in mezzo alla strada, se n'andranno!
--Scellerato! Lo sentite?--esclamò la badessa, volgendosi con aria
stupefatta alle suore.
--Sì, e voglio che mi sentano perfino da Mascherona, e dal pozzo di
Sarzano!--incalzò il gobbo.--Sì, l'ho detto e lo ripeto, in mezzo alla
strada!
--Sta bene,--soggiunse un'altra delle Madri;--intanto andateci voi.
--E non troveranno un cane che faccia loro la limosina di un osso.
--Santa pazienza!--esclamò la Madre Maddalena.
--Ma andate, suvvia!--gridarono allora, facendoglisi incontro,
parecchie delle più robuste.
Orfeo capì allora che non c'era più tempo da perdere, e passò
incontanente la porta. Le Madri finalmente respirarono; ma Pasquale
non aveva anche finito, poichè, comparso da capo nel vano, alzò il
braccio, tese l'indice in atto di maledizione, gridando con quanto
fiato aveva in corpo:--se n'andranno; sì, se n'andranno!--
E fu la sua ultima: dopo di che scese le scale brontolando, seguito
dalla conversa, che gli aperse la porta di servizio e gliela richiuse
tosto sulla gobba.
Egli era già in istrada, allorquando, vedendosi colle braccia
penzoloni e le mani inoperose, si sovvenne del suo pentolino, che
nella fretta aveva dimenticato lassù.
Tornò indietro, col proposito deliberato di bussare e andarsi a
pigliare il fatto suo; ma quando fu per abbrancare la corda del
campanello, un'altra cosa gli sovvenne, cioè il voto che avea fatto
pur dianzi di rompersi il nodo del collo, se riponeva piede nel
monastero. Ora mastro Pasquale era superstizioso, e portava al suo
collo quel ragionevole amore che ci hanno, si può dire, tutti i figli
d'Adamo.
--Se me lo rompessi davvero?--pensò il legnaiuolo.--No, no, Pasquale;
la donna che te l'ha fatto, l'è ita in gloria, e non potrebbe più
fabbricartene uno nuovo. Aggiungi, che da questo ginepraio ne sei
uscito a buon patto, e la Provvidenza non s'ha a tentarla due volte.
Ma adagio un tantino; ne sono io poi uscito tanto a buon patto? Un
trecento di lire le buscavo, e dove quelle andavano, non ne
occorrevano altre. Ora, chi m'avesse visto e udito poc'anzi, trar
calci a quella moneta, non m'avrebbe tolto pel banchiere Parodi?
Sicuro, il cognome ce l'ho, e il banco del pari; ma un banco da
menarvi la pialla; il cognome, poi, posso andarmelo a spendere!--
In questi discorsi il nostro Pasquale era sceso dall'erta di
Mascherona, per andarsene poco lontano, dove ci aveva casa e bottega.
Ma più s'avvicinava ai dolci penati, e più gli sbollivano le ire.
--L'ho fatta, e adesso mi bisognerà rasciugarla. Del resto, domando
io, come potevo uscirne altrimenti? Mi fossi anco buttato ginocchioni
e tanto mi mandavano a spasso, dopo quel negozio della lettera. Non
avrei dovuto mettermi in quella briga, e ricordarmi il detto de' miei
vecchi, che cenci van sempre in aria; ma sì!... Quel Garaventa è un
così allegro compagnone, che s'ha da volergli bene per forza, e fare
tutto ciò ch'egli vuole. E che buon vino si beve, in sua compagnia!
Altro che il vino delle monache! Peccato ch'egli baci a mala pena il
bicchiere! Si direbbe che n'abbia paura, lui, un vecchio soldato
d'America! Basta, quel che non imbotta Michele imbotta Pasquale, e i
conti si pareggiano. L'ho a far rimanere di princisbecche, or ora,
quando gli racconterò che il colpo è fatto a dovere. E quell'altro
signore, quello della gazzetta, sarà certamente con lui ad aspettarmi,
poichè ci ha il diavolo dell'impazienza in corpo. Giovani, giovani!
Quand'ero giovine io, ne ho fatte la mia parte, per sposarmi la
Tecla!... E adesso anche lei m'è diventata una vecchia brenna, piena
di guidaleschi, brontolona, balorda. Chi me l'avesse detto, quando
s'era promessi e s'andava a far la nottata fino alla Madonna della
Guardia, per trovarci lassù prima dell'alba? Che grazia di Dio! Al
primo raggio di sole ci si specchiava tutti nelle nostre facce scialbe
e nei nostri occhi lividi; ma lei, la Tecla, era là, colorita e fresca
come una mela carla. E ce n'erano di volti a strizzarle l'occhio, ce
n'erano, di questi damerini che vanno attorno per le fiere; ma lei
dura; volle Pasquale, ed ebbe Pasquale. E l'ha tuttavia, il su' omo,
ma con trent'anni di sopraccarico. Povero cavallo bolso, ha finito
anche lui di trottare; le spalle poi gli si sono incurvate, come per
fargli vedere la fossa. Ma vedete un po' quelle scimunite, quelle
teste imbacuccate! Perchè la fatica m'ha concio a questo modo, s'ha a
darmi del gobbo?--