Qui si dimostra che, per far la guerra a modo, ci vogliono alleati.
--E adesso mi spiegherai....--diss'egli, fermandosi alla svolta di
Scurreria.
--Certamente, ogni cosa; ma entriamo in questo andito.--E condotto
Marcello nel vano di un portone, il Giuliani si fece a indettarlo
sommessamente di ciò che aveva in animo di tentare.
--Sì, perdinci, stupenda pensata! Tu hai buona lingua; io, non fo per
dire, ho buone braccia, e se ardisce far l'omo, lo concio come va.
Bravo, Giuliani! Ma se lo dicevo io, che mi piaci più quando operi....
--Vuoi sentirti a ripetere che mi piace il tuo canto? Non lo sperare.
Contini! Ma andiamo, che il merlo non ci abbia a sfuggire.--
Abbiamo fede che i lettori discreti non ci chiederanno di condurre la
precisione del racconto fino al segno di spiattellar loro il numero
dell'uscio dove entrarono i nostri due personaggi. Era uno dei tanti
che sono nella via di Scurreria, o di Scutaria, come si diceva cinque
o seicent'anni fa, essendo in quella strada le officine degli scudai.
I due Templarii salirono, coll'aiuto di mezza scatoletta di
fiammiferi, sino al quarto piano, e colà fecero sosta dinanzi a un
uscio di modesta apparenza.
--Ecco il campanello!--disse a mezza voce il Contini, accennando la
corda di lana intrecciata che pendeva, colla sua nappa, lunghesso lo
stipite.
--No;--rispose il Giuliani;--se ella non ha smesso le antiche
consuetudini, questo è il picchio notturno che dovrà farci aprir
l'uscio.--
E mandando gli atti compagni alle parole, bussò quattro volte colle
nocche delle dita sopra uno dei battenti.
Lo strepito di una porta interna che si apriva e il fruscio d'una
veste sul pavimento, annunziarono poco stante che quella maniera di
picchio notturno non aveva punto perduto della sua efficacia. Il
Giuliani si volse con aria di trionfo a guardare il Contini; ma il
Contini non vide quell'atto, perchè appunto allora gittava lungi da sè
per le scale un rimasuglio di fiammifero, che gli scottava le dita.
--Chi è?--dimandò una voce di donna, che non doveva esser di donna
giovine, nè bella, per conseguenza. Così almeno parve al Giuliani.
--Son io, un amico;--diss'egli.
Ma se la voce di dentro non parve a lui di donna giovine, nè bella,
quella di fuori non parve, a chi stava dentro, la voce di persona
aspettata, nè altrimenti conosciuta, perchè una nuova dimanda venne in
aiuto alla prima.
--Un amico! Ma chi?
--Io, il Giuliani!
--Non la conosco.
--Vedi la fama, com'è traditora!--bisbigliò il Giuliani nell'orecchio
al compagno.
Indi proseguì ad alta voce, rivolgendosi all'uscio.
--Non importa; va dalla signora, e dille che c'è il Giuliani, il
Trovatore.
--La padrona è a letto.
--__Ma veglia la sua donna__!--ripigliò il Giuliani con accento
melodrammatico.--Va ad ogni modo, e dille che Giuliani, il Trovatore,
o Alfredo, se più le torna gradito, è qui, ed ha bisogno di
parlarle.--
E siccome la donna borbottava dietro l'uscio, Alfredo, o, se più vi
garba, il Trovatore, soggiunse a mo' di perorazione:
--Bada, vecchia, se non fai l'ambasciata, la __regal signora__ ti
manderà a spasso. Se la fai, contenti la padrona e ricevi da me dieci
lire, in premio «__del celere obbedir__».
--Vado!--disse la voce, rabbonita ad un tratto.
--«__All'idea di quel metallo__»,--canticchiò Marcello tra i
denti.--Ma l'ora è già tarda, e la vecchia non aprirà.
--Oh, ci aprirà!--disse il Giuliani.--Se poi non aprisse, non
m'importerebbe una saetta. L'esito del picchio ha messo in chiaro che
egli non è ancora venuto, e noi potremmo aspettarlo nelle scale. Già,
egli, per solito, viene verso le tre, dopo essere stato alla bisca.--
Mentre così ragionavano, tornò la fantesca ed aperse l'uscio.
--Entri;--diss'ella, tirandosi da un lato, colla lucerna in mano;--la
mia padrona si veste. Ma quest'altro signore....
--Non temere, è un amico mio, e della signora. Prendi, Gabrina!
--Mi chiamo Rosa, a' suoi comandi!--soggiunse la donna.
--Non importa; io ti chiamo Gabrina. Eccoti il battesimo!--disse il
Giuliani, mettendole in mano un mezzo marengo.
--E questa è la confermazione!--aggiunse il Contini, che aveva stimato
opportuno di raddoppiare la dose.
--Grazie! Pregherò il Signore per le loro
Eccellenze.
--Brava!--esclamò il Giuliani.--E procura di ottenere che non ci mandi
in un luogo dove ti s'abbia a trovare.
--Ella ha ragione; son vecchia, e le vecchie non le vuole nemmanco il
diavolo.
--Per risparmio di legna, perchè no?--le disse di rimando il Giuliani,
in quella che la seguiva dall'anticamera nel salottino.--Vanne,
Gabrina, e dormi i tuoi sonni tranquilli.--
La fantesca uscì sorridendo e facendo inchini a quei due gran signori.
Intanto, il Giuliani, andato alla volta di un uscio che metteva alla
camera della padrona, accostò il viso alla toppa, non già per guardare
dal buco, ma per mandar queste parole alla diva del santuario.
--Violetta, ve ne prego, non istate a farvi troppo bella; se no
caschiamo in tentazione.
--Pazzo!--rispose una voce argentina.--Ma voi non siete solo, m'è
parso di udire....
--E le vostre orecchie piccine non vi hanno ingannato. È con me un
amico carissimo, il quale è innamorato cotto di voi. Ha già speso
cinquantamila lire per una bionda, e per un'altra getterà il
rimanente.
--Bravo, e aiutate i negozi degli altri?
--Che volete? Si diventa vecchi; ma il cuore è sempre giovine, e se vi
parrà di averlo a preferire....
--Oh, lo conosco, il vostro cuore! un limone strizzato!--gridò la
diva, ridendo liberamente, in quella che la sua mano si accostava alla
maniglia del saliscendi, per aprire il santuario.
--Prostrati, Marcello! Ecco la leggiadra Violetta che appare,
«__misteriosa, altera, croce e delizia al cor__».--
Mentre così parlava il Giuliani, compariva appunto sul limitare la
donna, tutta chiusa in un lungo accappatoio bianco, di cui, per vezzo,
veniva stringendosi i capi colle braccia raccolte a mo' di croce sul
seno.
Quell'atteggiamento riusciva mirabilmente a disegnare i contorni di
una persona svelta e pienotta ad un tempo, mettendo anche in mostra la
bellezza delle mani, le cui dita affusolate parevano dire ai
riguardanti: non sappiamo che sia fatica; non ci siamo mai
punzecchiate coll'ago, nè indurite collo strofinaccio di cucina; per
contro, morbide, tiepide e candide come siamo, ci è dimestica l'arte
delle carezze, in cui sarà forse chi ci agguagli, non mai chi ci
superi.
Costei, che i nostri lettori già conoscono moralmente un tantino, per
quattro noterelle che abbiamo tirate giù sulla carta, a proposito del
Bello e de' suoi dispendiosi amori, veduta di giorno, mostrava di non
esser più giovanissima, perocchè la ci aveva, tra gli occhi e le
tempie, le tre rughe accusatrici, e qualche chiazza di pallore le
guastava le rosee temperanze della carnagione. Ma di sera, quando
l'avessero un tal po' riscaldata le svariate cure d'un giorno allegro,
o le sfavillasse negli occhi azzurri la pazza allegria del convito,
ella appariva giovine e bellissima su tante altre, al cui paragone non
avrebbe potuto reggere innanzi il mezzodì. Che fosse bionda, è già
noto; che avesse occhi azzurri l'abbiam detto dianzi; che fosse
padrona (e padrona per diritto di nascita) di due file di denti
mirabili per candore, si aggiunge adesso, anche per far sapere ai
lettori come e perchè ella avesse il riso facile, frequente, non pure
quando era contenta, ma anche quando era adirata per qualche cosa, o
infastidita dalla presenza di qualcheduno. E facciamola finita col
ritratto; ella era quel che si dice volgarmente un bel tòcco di
femmina, e se in cambio d'essere quella che era, fosse stata una
matrona, ornata d'un marito, vivo o morto, e d'un cencio di stemma,
antico o moderno, il suo nome sarebbe volato di bocca in bocca come
quello di una Giunone, o d'una Venere ligustica, da adorare il giorno
all'Acquasola, la sera al teatro Carlo Felice, e da additare agli
ospiti forestieri, colla solita aggiunta, a mo' di leggenda sotto il
quadro, «salvo il tal di tale, che è morto dieci anni or sono, non si
conosce ch'ella abbia avuto amanti; un po' superbiosa, un po' sciocca,
ma bella come una figura del Vandyck!»
Una certa smorfia del viso diceva ai due visitatori che la signora
Violetta non era molto contenta d'essere disturbata a quell'ora,
sebbene uno dei due fosse il Giuliani, un antico Alfredo, cioè uno di
quegli uomini, nei quali una donna riconosce qualche diritto di
cittadinanza, e pei quali talvolta si scomoda, tanto per vedere come
sopportino la memoria del passato.
--Che gravi cose,--domandò ella,--mi procacciano una vostra visita, a
quest'ora?
--È l'ora degli innamorati!--rispose modestamente il Giuliani.
--Ma voi non siete più tale.
--Ah, crudele, me lo rammentate?
--Si può ben rammentarlo a chi lo ha dimenticato da cinque anni?
--Proprio da cinque? Mi pareva di più; e questo vi prova come il tempo
mi sia parso lungo. Ma permettete che vi presenti il signor Contini,
uno dei più bei giovani di Genova.
--Non gli credete!--soggiunse Marcello Contini con un accento e con un
piglio così dolce che «parea Gabriel che dicesse Ave».
--Credo a' miei occhi;--rispose la Violetta, guardandolo in volto
colla libertà di certe donne, a cui non sogliono andar angioli per
ambasciatori. E, ciò detto, venne a sedersi sul canapè, accanto a
Marcello.
--Ah, sono contento!--disse il Giuliani, sedendosi a sua volta su
d'una scranna, di costa al canapè, e pigliando familiarmente tra le
sue una mano della Violetta.--Se non amate più me, amerete il mio
amico, colui che io amo, sto per dire, più de' miei occhi medesimi.
Non sarò io il preferito; __tu Marcellus eris__....--
Marcello aveva già aperto la bocca per dire al Giuliani che volesse
finirla col suo eterno latino; ma non gliene lasciò il tempo la donna.
--Non vi farò il torto di credere,--diss'ella al Giuliani;--che siate
venuto per ciò....
--Vi potrei rispondere: «perchè no?»--interruppe il giornalista.--C'è
un amico che si strugge d'amore, e bisogna pure aver compassione di
lui, non mettere indugio a contentarlo. Ma io rinunzio a questo
argomento, e vi parlo col cuore in mano. Marcello è venuto per
conoscervi, accompagnando me, il quale....
--Il quale?--incalzò la donna, vedendo che il Giuliani, rimaneva
sospeso.
--Il quale sono venuto,--proseguì il Giuliani, la cui esitanza altro
non era che un artifizio oratorio,--per parlare col nostro Garasso.
--La bomba è scoppiata!--disse Marcello tra sè.--Ora vediamo che cosa
gli risponde costei.--
Bisogna credere che le donne siano meno sensitive degli uomini, o che
un'antica necessità, diventata come una seconda natura, le faccia più
forti a dissimulare le commozioni dell'animo. Non un lampo degli
occhi, non un moto delle labbra, accennò che la Violetta fosse tocca
da quel colpo repentino.
--Garasso!--ripetè ella, spalancando i suoi occhi azzurri in atto di
maraviglia.--Chi è questo Garasso?
--Ah, non lo sapete?--ripigliò il Giuliani.--Allora ve lo dirò io. Il
Garasso.... è il Bello.
--Ne so come prima;--disse la Violetta, stringendosi nelle spalle.
--Cioè a dire moltissimo;--soggiunse il Giuliani.--Questo Garasso,
detto il Bello, è il personaggio misterioso, il notturno amante, che
furtivo ascende....
--Parla come un libretto d'opera!--disse la Violetta, ridendo, e
voltandosi a Marcello, che fu pronto a saettarla d'una tenera
occhiata.--Ma voi,--proseguì, volgendosi all'altro,--vedete pure che
sono sola.
--Sì, ma egli verrà tra un'ora, il crudo!
--In fede mia, Giuliani, ne sapete più di me.
--Oh, qui, poi, ci avete ragione; so molte cose di lui, che non vi
andranno a sangue. Or via, biondissima creatura, volete che vi parli
da amico, da uomo a cui foste un giorno «__croce e delizia al cor__?»
Questo Bello, non è un uomo per voi, elegantissima camelia variegata,
degna di ornare la risvolta di un abito tagliato dal Cosci, non fatta
per insudiciarvi all'occhiello di un Alfredo da trivio, o di un
Armando.... da quadrivio. Siete nata per lacerar cuori, ma soltanto ad
illustri vittime, come un nobile uccello di rapina. Questo Bello è un
farabutto, e la sua giacca ha odore di bisca. Voi stessa lo
indovinate, poichè lo nascondete come si nasconde una vergogna. E qui
non è tutto. Questo Bello, che, a dirvela di passata, ha venduto la
sua gioventù ad una vecchia peccatrice danarosa che si chiama la
signora Momina, ha venduto da un pezzo la sua coscienza, e fa un altro
mestieraccio che saprete più tardi, quando avrete fatto il
proponimento di levarvelo da' piedi e di aver fede in un vecchio
amico, che vi parla per amor vostro, e non senza un suo onestissimo
perchè.
--Potevate venire da solo, a dirmele, tutte queste cosacce!--gridò
stizzita la donna.
Marcello si avvide che questa era per lui, e da quel destro alleato
ch'egli era, afferrò l'occasione per dare un'altra piega al discorso.
--Violetta, perdonate al Giuliani!--diss'egli, stendendo le mani, in
atto di chetarla e accostando il viso a mezza spanna dal suo.
La Violetta, che era donna da cogliere i moscerini al volo, rispose a
Marcello con un'occhiata da tragedia, che aveva l'aria di volerlo
passare fuor fuori; e si sciolse dalle sue strette col piglio di donna
che è allo stremo delle sue forze e che invita a tener saldo.
Intanto il Giuliani, che vedeva riuscire il suo disegno a buon porto,
proseguì:
--Violetta perdonate. Ve ne ha pregato il mio amico Marcello, che mi
pare innamorato cotto di voi. Io, poverino, lo vedete, lavoro
umilmente per gli altri.
--Pazzo!
--Ridete? Tanto meglio. Ciò vi aiuta a mostrare trentadue perle
orientali. Ora, se io vi facessi toccar con mano che il Garasso è un
furfante....
--Non lo riceverei più! Anzi, non occorre che lavoriate più
oltre;--disse Violetta, volgendo un'occhiata assassina a
Marcello,--dico fin d'ora alla Rosa che non gli apra l'uscio.... se
gli saltasse in mente di venire quassù.
--Ah, se gli saltasse in mente? Ma bisognerebbe proprio che gli
saltasse, poichè ho un gran desiderio di vederlo.
--È vero, me lo avevate già detto....--notò la Violetta, ricordando le
prime parole del Giuliani.
E in quella che così parlava, i suoi occhi si volsero a lui, in atto
d'interrogarlo. Ma egli non stimò necessario rispondere a quella muta
dimanda.
--E la Rosa,--proseguì egli,--farà molto bene ad aprirgli.
--Ma perchè?
--Perchè ho cose importantissime a dirgli.
--Giuliani, qui c'è qualcosa che io....
--Che?
--Un mistero.... Voi mi sembrate molto desideroso di vedere
quest'uomo.
--Fate conto che io n'abbia una gran voglia.
--Ma voi andrete ad aspettarlo fuori.
--In verità, avremmo pur fatto così, se voi non ci aveste aperto. Ora
siamo dentro e ci stiamo, con vostra licenza, perchè il luogo è più
sicuro, e più acconcio al colloquio che debbo avere col nostro
galantuomo.
--Galantuomo! Perchè dite galantuomo?
--Ah sì, scusate, dovevo dire briccone; ma ormai l'abuso del vocabolo
è tale che può reputarsi un sinonimo dell'altro. Ricordate, Violetta,
che ho promesso di mostrarvi chi sia il Garasso....
--Avete ragione; io già ve l'ho data vinta: ma io temo di qualche
guaio.... Giuliani, io non consentirò mai... Ve ne prego, andate ad
aspettarlo fuori! Pensate al risico che io dovrei correre per un
vostro capriccio. Se nulla nulla alzate la voce.... se odono i
casigliani. Povera me! Giuliani, ve ne supplico, andate a tendere le
vostre trappole altrove.
--Udite;--notò sorridendo il Giuliani;--non è più tempo; salgono le
scale.
--È vero! Vedete? per colpa vostra! Oh, ma io non farò aprire.
--Brava! per riceverlo liberamente e tranquillamente domani, il vostro
Alfredo da trivio. Povero Marcello, vedi come già se ne va in fumo
l'amore!
--Finitela, co' vostri sarcasmi!--gridò la donna, in quella che
rispondeva con una stretta di mano alle tenerezze del Contini.
Marcello, già i lettori lo sanno, era un bel giovine, e un gran
signore, agli occhi di Violetta. Il Garasso saliva le scale, e non
sapeva ancora, il disgraziato, di scendere, anzi, d'esser già sceso.
Ella di sicuro non lo amava, e neanco lo preferiva ad altri, avendolo
tolto per sua àncora di salvezza in una di quelle stagioni difficili
che talvolta occorrono a certe bellezze stagionate, e lo teneva saldo,
perchè era utile; ma nascosto, perchè avrebbe fatto cattivo servizio
alla sua riputazione. Anche queste donne hanno una riputazione; le
nobili protezioni ne accrescono il pregio; gli ignobili commerci non
pure lo scemano, ma lo tolgono affatto. Che il Garasso fosse un poco
di buono, lo aveva indovinato alle prime; ma avrebbe arrossito di
sentirselo a dire; pronta del resto a piantarlo, se altri si fosse
profferto, o se nel suo concetto il danno di quella tresca avesse
superato il benefizio. Ora questo era il caso di Violetta. Il Giuliani
aveva scoperto il segreto. Si aggiunga che il Bello le pareva
sdanaiato; si poteva, si doveva metter fuori. E tutte queste cose le
erano girate per la fantasia in quella mezz'ora di dialogo; nella sua
ultima resistenza ai disegni del Giuliani non c'era più altro fuorchè
il timore di uno scandalo notturno.
--Io non vorrei che avesse ad accadere una qualche disgrazia!--aveva
ella soggiunto.
--Non temete, non accadrà nulla.
--Me lo giurate?
--Ve lo giuro. Conosco il mio uomo; so da che piede egli zoppica.
--Ma che gli dirò io?....
--Non gli direte nulla, perchè ve ne andrete in un'altra camera.
--Udite? È sul pianerottolo....
--Padrona!--disse con voce sommessa la vecchia fantesca, che s'era
affacciata sull'uscio del salottino.--Ho da aprire?
--Sì, Gabrina;--entrò a dire il Giuliani;--non senti che suonano? Non
è cortesia lasciar la gente sulle scale.--
La vecchia non si muoveva, e ci volle un cenno della padrona perchè
obbedisse al comando del giovinotto.
--Presto, dunque!--disse questi;--andate con Marcello; non per di qua,
che credo sia la vostra camera da letto.... Dove mette quell'uscio di
rimpetto?
--Nella sala da pranzo;--bisbigliò Violetta, che udiva la Rosa esser
giunta all'uscio di casa e metter mano al catenaccio.
--Orbene, andate, e non vi muovete; gli dirò che siete fuori di casa.
--Ma.... mi promettete?
--Sì, sì, non perdiamo tempo.... E tu, quel che sai!--disse al
Contini, mentre li spingeva ambedue verso la sala da pranzo.
Marcello gli rispose con un gesto eloquente, ed ambedue disparvero nel
buio della camera attigua. Il Giuliani tirò l'uscio per modo che
paresse chiuso, e andò a sedersi sul canapè dove rimase, con una gamba
cavalcioni sull'altra, in atto di contemplare gli arabeschi del
soffitto.
Era tempo; il passo del Bello risuonava sul pavimento dell'anticamera,
mentre la vecchia Rosa, o Gabrina, se più vi aggrada, richiudeva
l'uscio dietro di lui. Poco stante egli entrò nel salottino, dove
aspettava di veder la Violetta, e in quella vece gli si parò davanti
agli occhi il profilo del Giuliani.
Se fosse in lui maggiore la meraviglia o la molestia, non sapremmo
chiarirvi per bene. L'atteggiamento suo rimase perplesso tra il punto
ammirativo e l'interrogativo; segno di grave turbamento. E ce n'è
d'avanzo, a dipingervi la figura ch'ei fece.