V.

L'uomo propone e la donna dispone.

Così finì il racconto di Aloise di Montalto, che, interrotto sul

principio dalle gaie considerazioni della brigata, fu poscia, a mano a

mano che si avvicinava alla catastrofe, ascoltato con molto

raccoglimento da tutti, segnatamente dalle tre dame.

--Se amassero tutti come Goffredo Rudel!--disse la bianca

Maddalena.--Ma, pur troppo, nella vita comune non sarà così; e il suo

caso....

--Il suo caso prova,--interruppe prontamente Aloise,--che gli uomini

non sono poi così brutti come le signore donne li dipingono.

--Non lo nego,--rispose la marchesa Maddalena,--ma il caso è tuttavia

dei più strani.--

Aloise si preparava a rispondere; ma Ginevra, accennando col gesto di

voler parlare, gli ruppe il filo delle sue argomentazioni.

--Io qui non sono dalla tua;--disse Ginevra.--Io so di un caso anche

più strano.--

E così dicendo, ella aveva volto lo sguardo ad Aloise.

--E quale?--dimandò egli.

--Quello del signor Aloise, che sa così bene la storia di Goffredo

Rudel, da raccontarcela con tanti particolari, e ricorda i suoi versi

provenzali e li ha tradotti per giunta. Sareste per caso un dilettante

d'anticaglie?

--Un pochino, signora;--rispose il giovine, cercando di vincere il suo

turbamento.--Son sempre vissuto volentieri coi vecchi libri, e se la

storia che ne ho cavata non v'è riuscita spiacevole....

--Che dite voi mai? C'è andata anzi a genio, e ve ne siamo gratissime.

Peccato che non sappiate anche quella di Percivalle Doria, che vi

pregheremmo di raccontarcela adesso. Ho letto questi due nomi in un

libro francese,--soggiunse ella, a mo' di parentesi,--e m'era venuta

la curiosità di sapere chi fossero. Il secondo, a giudicarne dal nome,

dovrebbe essere un genovese. Spero che voi, così dotto nella materia,

vorrete cercarne sui libri, e narrarci di quest'altro tra breve.

--Anche domani!--rispose Aloise.--Questa sera medesima andrò a

scartabellare i miei vecchi amici.

--Non tanta fretta!--esclamò Ginevra.--Noi leggeremo stasera, se vi

piacerà rimanere, quel proverbio di Alfredo de Musset che dicevamo

ieri, e che reciteremo sul nostro teatrino rustico, all'aria aperta.

Non volete voi che vi diamo una parte?--

A quel cortese invito di Ginevra, la gioia balenò sugli occhi del

giovine. Ma tremò in cuor suo l'amico Pietrasanta, a cui la lettera di

Lorenzo Salvani bruciava, stiam per dire, nella tasca della giacca.

Come vengono le inspirazioni? Gli antichi, per cavarsela dai viluppi

psicologici, le facevano discendere senz'altro dal cielo. Per non

metterci a nostra volta nel ginepraio, le deriveremo anche noi di

lassù, raccontando che dal cielo venne una ispirazione ad Enrico

Pietrasanta; sebbene egli, facendo l'atto di grattarsi una certa

protuberanza dietro l'orecchio, dimostrasse che gli veniva dal

cervello, posto in quel momento a tortura.

--Voi dicevate dunque, o signora,--entrò egli a dire sollecito,--che

vi piacerebbe sapere la vita e i miracoli di Percivalle Doria?

--Sì, per l'appunto, la vita.... e i miracoli, se pure ne ha

fatti;--rispose sorridendo la marchesa.

--Oh, ne ha fatti, ne ha fatti!--soggiunse il Pietrasanta, colla

deliberata prontezza di un uomo che, dovendo affrontare un pericolo,

si butta disperato innanzi, per non rimanere più oltre perplesso.

--E li sapete voi?

--Da capo a fondo.

--E perchè non dircelo subito?

--Perchè.... perchè volevo anzitutto raccapezzarmi.... Ho letto

anch'io la mia parte di libri vecchi.

--Benissimo!--saltò su a dire il Cigàla.--Anche a te, Pietrasanta, s'è

dischiusa la vena?

--Sicuro, e perchè no? Certo, non racconterò così bene come il mio

amico Aloise; ma ognuno fa quel che può, e in fin de' conti, meglio

poco e male, che nulla.

--Sentiamola,--disse Ginevra,--sentiamola dunque, la vostra storia!

--La mia, signora?

--Sì, quella che sapete voi. Ho detto forse male?

--Tolga il cielo che io voglia correggervi!--rispose Enrico, che pure

avea sentita la botta, e l'aveva per tale.--Voi ci avete le labbra

d'oro!

Questa volta fu Ginevra che s'inchinò, per ringraziar l'oratore.

--I complimenti del nostro amico Pietrasanta,--ella soggiunse,--ci

fanno pensare che udremo un'altra storia da mandar superbo il nostro

sesso.

--Oh no, signora, no!

--Come, no!--interruppe la Giulia.--E avreste allora il coraggio di

raccontarla?

--Certamente! Le storie si seguono, e non si rassomigliano. Quella di

Aloise incominciava coll'amicizia, e finì coll'amore. La mia rimane da

capo a fondo fedele alla amicizia. Io non posso già inventare di

pianta! Questa è storia perfetta, la storia, che è donna, non fa

complimenti mai, nè a donne, perchè eguale, nè ad uomini, perchè

superiore.

--Via, consoliamoci!--disse Ginevra.--Questo almeno è uno zuccherino

per noi.

--Voi lo vedete;--ripigliò il Pietrasanta,--finora la storia non è

cominciata, e son io che parlo. Ma torniamo al fatto; che cos'è poi

l'amicizia? L'amore senz'ali.

--Perciò rade la terra!--notò asciuttamente la

Giulia.

--Ma almeno non vola via;--disse Enrico di

rimando.

--Ben parata!--esclamò il Cigàla, a cui quelle scherme piacevano;--che

ne dite, signora?

--Dico, signor Cigàla, che udremo di belle cose, in verità!--rispose

la Giulia, fingendo lo sdegno.--Ma via, signor Pietrasanta, raccontate

la storia del vostro Percivalle; la Corte d'amore, qui sedente, vi

giudicherà.--

Così posto alle strette, Enrico incominciò il suo racconto ai

maravigliati uditori. Ma la più gran meraviglia era quella di Aloise,

il quale ben sapeva come il Medio Evo non fosse il forte dell'amico

Pietrasanta. Che diamine racconterà egli? chiedeva Aloise tra sè.

Certo, Enrico ha le sue gravi ragioni, per mettersi in questo

garbuglio!

Frattanto, come abbiam detto, Enrico Pietrasanta prendeva il largo.

--Percivalle Doria,--incominciò egli,--fu buon poeta provenzale, come

i suoi due concittadini Lanfranco Cigàla e Folchetto, che molti

s'ostinano, contro l'autorità del Petrarca, a reputar marsigliese. Io

spero che la gravità di questo esordio mi concilierà l'attenzione

della nobilissima udienza.

--Contaci su!--rispose il Cigàla, discendente di

Lanfranco.

--Grazie!--ripigliò il Pietrasanta.--Ora, perchè il mio eroe si

allontanasse da casa e di cittadino genovese diventasse trovator

provenzale, non saprei raccontarvi. Ben so che uscì giovanissimo dalla

terra natale, e andò alla corte del re di Francia, Odoacre.... cioè,

Faramondo.... anzi no. Luigi Filippo.... Insomma, il nome non mette

conto saperlo.

--Lasciamo stare il nome del re;--disse Ginevra ridendo,--ma almeno

diteci il secolo, per non farci correre su e giù, quanto è lunga, la

storia di Francia.

--Il secolo, signora? Avete ragione! Percivalle Doria fiorì (notate la

bellezza del verbo) nel secolo decimoterzo, o giù di lì.

--Sta bene; e adesso, proseguite!

--Proseguo. Percivalle Doria era alla corte del re di Francia.....

--Odoacre!--notò sarcasticamente la marchesa

Giulia.

--No, Alboino!--rispose il Pietrasanta, sul medesimo tono.--Adesso me

ne ricordo; era proprio Alboino. Or bene, il mio Percivalle era un

fior di cavaliere, sebbene non credesse all'amore, nè ad altre cose

parecchie.

--Era un miscredente, adunque?--dimandò Ginevra.

--No: era un uomo che conosceva il mondò e amava la vita, senza

concederle una soverchia importanza. E non istate a credere che avesse

patito gravi disinganni, perchè era giovine, e la fortuna gli era

sempre stata propizia. Ma egli, più felice di tanti e tanti, i quali

non acquistano l'esperienza delle cose umane se non a proprie spese,

l'aveva acquistata alle spese altrui, vedendo ciò che agli altri

accadeva, e facendone tesoro per sè.

--Come può esser ciò?--chiese a sua, volta la

Torralba.

--Non saprei, signora, darvene una spiegazione plausibile, se non col

dirvi che nella grande famiglia umana ci sono i caratteri

privilegiati, i quali imparano nelle miserie altrui a cansare per se

medesimi i dolori della vita.

--Privilegiati!--soggiunse la marchesa Ginevra.--Dite piuttosto senza

cuore.

--Oh, vedrete se non ci avesse cuore, il mio Percivalle!--disse di

rimando il Pietrasanta.--Egli era, ripeto, alla corte d'Alboino, dove

gli avvenne di stringersi in salda amicizia con messere Alardo di

Anglona gran siniscalco del re; il quale messer Alardo, a sua volta,

era amicissimo di un povero ma gentil cavalier normanno, chiamato

Laurent di Sauvaine.

--Erano in tre!--disse il piccolo Riario.

--__Omne trinum est perfectum!__--rispose, senza turbarsi, il

Pietrasanta.--Ora udite che cosa avvenisse al povero Laurent di

Sauvaine. A cagione di un suo alterco con un possente barone, egli era

tenuto lontano dalla corte, Messere Alardo, in quella vece, ci viveva

da mattina a sera, e per ragione dell'ufficio suo, e per altro ancora,

che gli faceva dimenticare ogni altra cosa che al mondo fosse. Notate,

nobilissime dame, come parlo anch'io in pretta lingua del Trecento!

Ora, poichè Laurent di Sauvaine, lontano dagli occhi, era anche

lontano dal cuore di Alardo d'Anglona, il trovatore, che li aveva in

gran pregio ambedue, e si doleva di questa dimenticanza di Alardo,

scrisse una canzone bellissima, che io pur troppo non rammento in

provenzale, e che in italiano non ho saputo voltare, nella quale erano

fortemente biasimati coloro che dimenticano gli amici, poichè

l'amicizia, com'è superiore alle mondane ambizioni, così deve essere

superiore all'amore.

--In verità,--interruppe la marchesa Giulia,--era poco galante, il

vostro Percivalle, e voi, signor Pietrasanta, non siete da meno di

lui.

--Badate;--aggiunse Ginevra,--se andate innanzi di questa guisa, non

vi daremo più ascolto.

--Lo volesse il cielo!--disse in cuor suo il narratore impacciato, che

le buttava fuori a bella posta, quelle massime, tanto per essere

interrotto e guadagnar tempo alle sue faticose invenzioni.

--Questa non sarebbe giustizia;--rispose egli poscia ad alta voce,--e

voi non vorrete dannarmi prima che sia finita la storia. Ora la mia

storia dice che Alboino.... cioè, messere Alardo d'Anglona.... anzi,

no, volevo dire Laurent di Sauvaine, fosse stato colto ad un agguato

tesogli dal suo nemico e chiuso per comando di questi in un carcere

donde non avrebbe potuto toglierlo se non un altro e più possente

barone, come il signore d'Anglona. Ma il siniscalco, già ve lo dissi,

non pensava all'amico Sauvaine, e questi sarebbe rimasto anco un mese

senza comparirgli dinanzi, che egli, immerso com'era nelle delizie

della corte, non si sarebbe pur ricordato di lui, non avrebbe pur

chiesto a sè stesso: che diamine è egli avvenuto del nostro Sauvaine?

Per fortuna, Percivalle vegliava, e saputo del caso del cavaliere di

Sauvaine, n'andò da messere Alardo, il quale stava appunto allora

architettando un torneo, per far cosa grata alla regina....

--Rosmunda!--saltò su a gridare, non senza sbruffi, il marchese

Tartaglia.

--Ah! l'avete pigliato proprio sul serio, il mio Alboino?--chiese il

Pietrasanta, voltandosi all'interruttore.--Orbene, sì, Rosmunda,

figlia di Cunimondo, re del Belgio, la quale poi volle un mal di morte

a Percivalle Doria, per averle guastata la festa, e fu cagione che re

Alboino lo cacciasse dalla sua corte.»

--Ma che cosa aveva egli fatto, il vostro Percivalle?--dimandò

Ginevra.

--Ecco! La corte era adunata e il siniscalco era tutto in faccende. Il

trovatore lo tira in disparte e gli dice: messere, l'amico Sauvaine ha

bisogno di voi, e subito subito.--O come? Ed io che non posso

muovermi! Il re, la regina....--Non c'è re, nè regine, che tengano;

l'amico ha bisogno d'aiuto; ponete che sia in fin di vita; lo

abbandonereste voi?--A Dio non piaccia....--Orbene, gli è appunto il

caso; partiamo, e si dimostri per voi che l'amicizia non è un nome

vano. Il siniscalco, cedendo alle istanze di Percivalle Doria, andò

con esso lui, e fu tratto il cavaliere di Sauvaine dall'unghie del suo

mortale nemico. Ma la corte era rimasta senza il siniscalco; il torneo

non fu fatto; la regina si dolse; Alboino strepitò, e il povero

trovatore, che aveva turbato le gioie della corte, fu mandato con Dio,

senza la croce d'un quattrino; contento tuttavia, nel profondo del

cuore, di aver fatto sì che l'amico non fallisse all'amico. __Amen.__

--E finisce qui?--dimandò maliziosamente Ginevra, alla cui perspicacia

non era sfuggita la titubanza del narratore, nè certe occhiate ch'egli

andava tratto tratto gettando, a mo' di chiosa, all'amico Aloise.

--Finisce qui, marchesa;--rispose Enrico.

--Non mi piace.

--Pure, è storia pretta.

--Mi date licenza di non crederlo?

--Questa ed ogni altra che vi piaccia di ottenere, o di prendervi; ma,

per non aggiustar fede ad una storia, bisogna averci le sue brave

ragioni. E fino a tanto non venga fuori una storia più autorevole

della mia, non mi darò certamente per vinto.

--Qual è l'autore che avete letto voi?

--Non lo ricordo.

--Ha da essere il.... Pietrasanta!--disse, tra le risa di tutti gli

astanti, la marchesa Ginevra.

--E per questo non v'è piaciuta la storia!--notò di rimando Enrico.

--Non mi fate dire ciò che neppure mi era passato per la

fantasia;--soggiunse Ginevra;--ho detto soltanto che di voi,

sviscerato campione dell'amicizia, non bisognava fidarsi.

--Mano agli altri autori, dunque, se li trovate!

--Oh non temete, li troverò. Venite qua, voi, Antoniotto!--proseguì la

marchesa, volgendosi al marito, che s'innoltrava a lenti passi verso

l'allegra brigata.--Avete qualche libro intorno ai poeti provenzali

nella vostra biblioteca?

--Credo di sì; il Crescimbeni.... Anzi, aspettate, ci ha da essere

perfino un vecchio esemplare del.... del.... Aiutatemi a dire, Aloise!

--Intorno alle vite dei poeti provenzali ha scritto il

Nostradamus;--rispose il Montalto.

--Sì, per l'appunto, un esemplare del Nostradamus. Volete che vada a

cercarlo, Ginevra?

--Mi farete cosa gratissima.

--Spietata giudichessa!--esclamò con aria malinconica il

Pietrasanta.--Voi mi volete morto, senz'altro?

--No, voglio la giustizia e nulla più. Anzi, perchè abbiate a

riconoscere la nostra imparzialità, deleghiamo il vostro migliore

amico ad accompagnare Antoniotto nelle sue ricerche in libreria.--

L'invito di Ginevra era accompagnato da un sorriso così lusinghiero,

che Aloise, quantunque avesse capito il senso della storiella del

Pietrasanta e gli premesse di rimaner solo due minuti con esso lui, fu

pronto ad alzarsi e rispose all'amata:

--Grazie, signora; vado subito.

--Vado anch'io, se lo permettete....--soggiunse Enrico, che voleva ad

ogni costo trovar l'occasione di tirare in disparte Aloise.

--No, Pietrasanta, la Corte non può concedervi tanto. Non siete voi

l'accusato? E come abbiamo delegato il vostro amico per le indagini,

così deleghiamo la nostra amica Giulia a tenervi in custodia.

--Ed ecco le catene! qua i polsi!--soggiunse la Giulia, mostrando una

nuova matassa di lana.

Enrico Pietrasanta, che si era morso il labbro alle prime parole della

marchesa Ginevra, non seppe resistere alla dolce violenza della

Giulia.

--Non si faccia resistenza a un così vezzoso carabiniere!--diss'egli,

sorridendo.--Eccomi in vostra balìa!--

E porse le mani per accettar le catene.

Al marchese Antoniotto, frattanto, non tornò difficile metter le mani

su quell'esemplare del Nostradamus che aveva accennato a sua moglie. E

fu uno scoppio universale di risa, un nembo d'arguzie, una gazzarra di

festosi motteggi, quando venne fuori, da quelle pagine ingiallite dal

tempo e rose dai tarli, la vera storia di Percivalle Doria, trovatore

di Carlo d'Angiò, poco dianzi svisata, anzi rifatta di pianta,

dall'amico di Aloise.

Ma a lui poco importava delle risa universali: se la cavò ridendo

ancor egli da quella tempesta di motteggi, alla quale era già

preparato, e allorquando la marchesa Giulia notò malignamente che gli

allori di Aloise lo avevano ingelosito, non si provò neanche a

contraddirla.

Dal canto suo, Aloise pensava, e andava cercando da sè che diamine

avesse inteso di fare il Pietrasanta con quella sua pazzesca

narrazione. Come gli parve di aver trovato, si accostò discretamente

all'amico, e, cogliendo il destro che gli era offerto da alcune frasi

impacciate del marchese De' Carli che tiravano altrove l'attenzione

delle dame, gli domandò sommessamente:

--Dimmi, il tuo Laurent di Sauvaine sarebbe

egli....

--Sicuramente;--rispose l'altro,--sarebbe Lorenzo

Salvani.--

Ma in quella che Aloise stava per ripigliar la parola, i ragionari

della brigata furono interrotti da un servo, che, fermatosi ad una

rispettosa distanza dal crocchio, annunziò esser l'ora del pranzo. E

qui Aloise fu sollecito ad offrire il suo braccio alla Ginevra; il

marchese Antoniotto alla Maddalena; laddove ad Enrico Pietrasanta fu

preso, più ch'egli non l'offrisse a lei, dalla vezzosa Giulia, che si

avviava con lui, come i lettori discreti hanno già inteso, in quelle

amene regioni del Tenero, che ci lasciò descritte, nella sua famosa

carta, madamigella di Scudéry.

La faccenda del pranzo occupò due ore buone. Il Pietrasanta, seduto

lontano da Aloise, aveva un bel saettarlo d'occhiate; Aloise era tutto

nei discorsi di Ginevra, e non poteva badare a lui. Le occhiate,

d'altra parte, se bastano talvolta a significare un sentimento, un

affetto, non giungono mai ad esprimere un ragionamento.

Per pochi minuti, quando si furono alzati e la consuetudine li ebbe

condotti in giardino, Enrico potè finalmente tirare in disparte

Aloise. Ma il loro dialogo era a mala pena cominciato, che le dame

inoltrandosi da quella banda, vennero a rompergli il filo.

--Voi siete un guastafeste, Pietrasanta;--disse la Ginevra, con un

accento che imparadisò il giovine Aloise;--le dame escono a passeggio;

e voi rapite loro i cavalieri.

--Perdonatemi, signora; parlavo ad Aloise di un mio negozio piuttosto

grave....

--Parlatene a me!--entrò a dire la Giulia.--Le donne ci hanno spesso

di buoni consigli in serbo.--

E prese, come aveva già fatto da prima, il braccio di Enrico. Ed egli,

che non era sant'Antonio, cedette a quella dolce violenza.

Qui certamente era da scorgersi un deliberato proposito delle signore.

La Giulia voleva far ricredere il Pietrasanta di tutte le sue

chiacchiere contro l'amore, e questo era facile ad immaginarsi. Ma

Ginevra! Che cosa pensava Ginevra? Ella mirava a trattenere Aloise, ed

anche questo s'intendeva facilmente. Ma perchè? Voleva forse fare

ammenda con lui della sua solita severità? O non era che un capriccio

di donna, che aveva notato un segreto tra i due giovani, e s'impuntava

a tenerli divisi? O c'era ad un tempo dell'una cosa e dell'altra?

Comunque fosse, la fine fu questa, che suonarono le undici di sera e

il Pietrasanta non aveva anche potuto ragionare da solo a solo

coll'amico. E bisogna poi dire che ad una cert'ora della sera, il

nostro diplomatico aveva fatto di necessità virtù, e tra per le

difficoltà moltiplicatesi intorno a lui e i rapimenti di una

conversazione geniale, s'era adattato allo __statu quo__, com'era

voluto da que' potentati femminei.

Ora, il partire così, presso alla mezzanotte, non metteva più conto;

poichè, fossero pure andati di galoppo avrebbero trovate chiuse le

porte per rientrare in città. E il Pietrasanta, pensato assai

ragionevolmente che avrebbero potuto alzarsi per tempissimo nella

mattina vegnente, pose il suo animo in pace.

Tutto il suo correre, il suo almanaccare, il suo beccarsi il cervello,

non avevano trovato nulla contro i sottili accorgimenti del sesso

gentile. L'uomo propone e la donna dispone.

I rossi e i neri, vol. 2 · 第 11 / 68 题