L'uomo propone e la donna dispone.
Così finì il racconto di Aloise di Montalto, che, interrotto sul
principio dalle gaie considerazioni della brigata, fu poscia, a mano a
mano che si avvicinava alla catastrofe, ascoltato con molto
raccoglimento da tutti, segnatamente dalle tre dame.
--Se amassero tutti come Goffredo Rudel!--disse la bianca
Maddalena.--Ma, pur troppo, nella vita comune non sarà così; e il suo
caso....
--Il suo caso prova,--interruppe prontamente Aloise,--che gli uomini
non sono poi così brutti come le signore donne li dipingono.
--Non lo nego,--rispose la marchesa Maddalena,--ma il caso è tuttavia
dei più strani.--
Aloise si preparava a rispondere; ma Ginevra, accennando col gesto di
voler parlare, gli ruppe il filo delle sue argomentazioni.
--Io qui non sono dalla tua;--disse Ginevra.--Io so di un caso anche
più strano.--
E così dicendo, ella aveva volto lo sguardo ad Aloise.
--E quale?--dimandò egli.
--Quello del signor Aloise, che sa così bene la storia di Goffredo
Rudel, da raccontarcela con tanti particolari, e ricorda i suoi versi
provenzali e li ha tradotti per giunta. Sareste per caso un dilettante
d'anticaglie?
--Un pochino, signora;--rispose il giovine, cercando di vincere il suo
turbamento.--Son sempre vissuto volentieri coi vecchi libri, e se la
storia che ne ho cavata non v'è riuscita spiacevole....
--Che dite voi mai? C'è andata anzi a genio, e ve ne siamo gratissime.
Peccato che non sappiate anche quella di Percivalle Doria, che vi
pregheremmo di raccontarcela adesso. Ho letto questi due nomi in un
libro francese,--soggiunse ella, a mo' di parentesi,--e m'era venuta
la curiosità di sapere chi fossero. Il secondo, a giudicarne dal nome,
dovrebbe essere un genovese. Spero che voi, così dotto nella materia,
vorrete cercarne sui libri, e narrarci di quest'altro tra breve.
--Anche domani!--rispose Aloise.--Questa sera medesima andrò a
scartabellare i miei vecchi amici.
--Non tanta fretta!--esclamò Ginevra.--Noi leggeremo stasera, se vi
piacerà rimanere, quel proverbio di Alfredo de Musset che dicevamo
ieri, e che reciteremo sul nostro teatrino rustico, all'aria aperta.
Non volete voi che vi diamo una parte?--
A quel cortese invito di Ginevra, la gioia balenò sugli occhi del
giovine. Ma tremò in cuor suo l'amico Pietrasanta, a cui la lettera di
Lorenzo Salvani bruciava, stiam per dire, nella tasca della giacca.
Come vengono le inspirazioni? Gli antichi, per cavarsela dai viluppi
psicologici, le facevano discendere senz'altro dal cielo. Per non
metterci a nostra volta nel ginepraio, le deriveremo anche noi di
lassù, raccontando che dal cielo venne una ispirazione ad Enrico
Pietrasanta; sebbene egli, facendo l'atto di grattarsi una certa
protuberanza dietro l'orecchio, dimostrasse che gli veniva dal
cervello, posto in quel momento a tortura.
--Voi dicevate dunque, o signora,--entrò egli a dire sollecito,--che
vi piacerebbe sapere la vita e i miracoli di Percivalle Doria?
--Sì, per l'appunto, la vita.... e i miracoli, se pure ne ha
fatti;--rispose sorridendo la marchesa.
--Oh, ne ha fatti, ne ha fatti!--soggiunse il Pietrasanta, colla
deliberata prontezza di un uomo che, dovendo affrontare un pericolo,
si butta disperato innanzi, per non rimanere più oltre perplesso.
--E li sapete voi?
--Da capo a fondo.
--E perchè non dircelo subito?
--Perchè.... perchè volevo anzitutto raccapezzarmi.... Ho letto
anch'io la mia parte di libri vecchi.
--Benissimo!--saltò su a dire il Cigàla.--Anche a te, Pietrasanta, s'è
dischiusa la vena?
--Sicuro, e perchè no? Certo, non racconterò così bene come il mio
amico Aloise; ma ognuno fa quel che può, e in fin de' conti, meglio
poco e male, che nulla.
--Sentiamola,--disse Ginevra,--sentiamola dunque, la vostra storia!
--La mia, signora?
--Sì, quella che sapete voi. Ho detto forse male?
--Tolga il cielo che io voglia correggervi!--rispose Enrico, che pure
avea sentita la botta, e l'aveva per tale.--Voi ci avete le labbra
d'oro!
Questa volta fu Ginevra che s'inchinò, per ringraziar l'oratore.
--I complimenti del nostro amico Pietrasanta,--ella soggiunse,--ci
fanno pensare che udremo un'altra storia da mandar superbo il nostro
sesso.
--Oh no, signora, no!
--Come, no!--interruppe la Giulia.--E avreste allora il coraggio di
raccontarla?
--Certamente! Le storie si seguono, e non si rassomigliano. Quella di
Aloise incominciava coll'amicizia, e finì coll'amore. La mia rimane da
capo a fondo fedele alla amicizia. Io non posso già inventare di
pianta! Questa è storia perfetta, la storia, che è donna, non fa
complimenti mai, nè a donne, perchè eguale, nè ad uomini, perchè
superiore.
--Via, consoliamoci!--disse Ginevra.--Questo almeno è uno zuccherino
per noi.
--Voi lo vedete;--ripigliò il Pietrasanta,--finora la storia non è
cominciata, e son io che parlo. Ma torniamo al fatto; che cos'è poi
l'amicizia? L'amore senz'ali.
--Perciò rade la terra!--notò asciuttamente la
Giulia.
--Ma almeno non vola via;--disse Enrico di
rimando.
--Ben parata!--esclamò il Cigàla, a cui quelle scherme piacevano;--che
ne dite, signora?
--Dico, signor Cigàla, che udremo di belle cose, in verità!--rispose
la Giulia, fingendo lo sdegno.--Ma via, signor Pietrasanta, raccontate
la storia del vostro Percivalle; la Corte d'amore, qui sedente, vi
giudicherà.--
Così posto alle strette, Enrico incominciò il suo racconto ai
maravigliati uditori. Ma la più gran meraviglia era quella di Aloise,
il quale ben sapeva come il Medio Evo non fosse il forte dell'amico
Pietrasanta. Che diamine racconterà egli? chiedeva Aloise tra sè.
Certo, Enrico ha le sue gravi ragioni, per mettersi in questo
garbuglio!
Frattanto, come abbiam detto, Enrico Pietrasanta prendeva il largo.
--Percivalle Doria,--incominciò egli,--fu buon poeta provenzale, come
i suoi due concittadini Lanfranco Cigàla e Folchetto, che molti
s'ostinano, contro l'autorità del Petrarca, a reputar marsigliese. Io
spero che la gravità di questo esordio mi concilierà l'attenzione
della nobilissima udienza.
--Contaci su!--rispose il Cigàla, discendente di
Lanfranco.
--Grazie!--ripigliò il Pietrasanta.--Ora, perchè il mio eroe si
allontanasse da casa e di cittadino genovese diventasse trovator
provenzale, non saprei raccontarvi. Ben so che uscì giovanissimo dalla
terra natale, e andò alla corte del re di Francia, Odoacre.... cioè,
Faramondo.... anzi no. Luigi Filippo.... Insomma, il nome non mette
conto saperlo.
--Lasciamo stare il nome del re;--disse Ginevra ridendo,--ma almeno
diteci il secolo, per non farci correre su e giù, quanto è lunga, la
storia di Francia.
--Il secolo, signora? Avete ragione! Percivalle Doria fiorì (notate la
bellezza del verbo) nel secolo decimoterzo, o giù di lì.
--Sta bene; e adesso, proseguite!
--Proseguo. Percivalle Doria era alla corte del re di Francia.....
--Odoacre!--notò sarcasticamente la marchesa
Giulia.
--No, Alboino!--rispose il Pietrasanta, sul medesimo tono.--Adesso me
ne ricordo; era proprio Alboino. Or bene, il mio Percivalle era un
fior di cavaliere, sebbene non credesse all'amore, nè ad altre cose
parecchie.
--Era un miscredente, adunque?--dimandò Ginevra.
--No: era un uomo che conosceva il mondò e amava la vita, senza
concederle una soverchia importanza. E non istate a credere che avesse
patito gravi disinganni, perchè era giovine, e la fortuna gli era
sempre stata propizia. Ma egli, più felice di tanti e tanti, i quali
non acquistano l'esperienza delle cose umane se non a proprie spese,
l'aveva acquistata alle spese altrui, vedendo ciò che agli altri
accadeva, e facendone tesoro per sè.
--Come può esser ciò?--chiese a sua, volta la
Torralba.
--Non saprei, signora, darvene una spiegazione plausibile, se non col
dirvi che nella grande famiglia umana ci sono i caratteri
privilegiati, i quali imparano nelle miserie altrui a cansare per se
medesimi i dolori della vita.
--Privilegiati!--soggiunse la marchesa Ginevra.--Dite piuttosto senza
cuore.
--Oh, vedrete se non ci avesse cuore, il mio Percivalle!--disse di
rimando il Pietrasanta.--Egli era, ripeto, alla corte d'Alboino, dove
gli avvenne di stringersi in salda amicizia con messere Alardo di
Anglona gran siniscalco del re; il quale messer Alardo, a sua volta,
era amicissimo di un povero ma gentil cavalier normanno, chiamato
Laurent di Sauvaine.
--Erano in tre!--disse il piccolo Riario.
--__Omne trinum est perfectum!__--rispose, senza turbarsi, il
Pietrasanta.--Ora udite che cosa avvenisse al povero Laurent di
Sauvaine. A cagione di un suo alterco con un possente barone, egli era
tenuto lontano dalla corte, Messere Alardo, in quella vece, ci viveva
da mattina a sera, e per ragione dell'ufficio suo, e per altro ancora,
che gli faceva dimenticare ogni altra cosa che al mondo fosse. Notate,
nobilissime dame, come parlo anch'io in pretta lingua del Trecento!
Ora, poichè Laurent di Sauvaine, lontano dagli occhi, era anche
lontano dal cuore di Alardo d'Anglona, il trovatore, che li aveva in
gran pregio ambedue, e si doleva di questa dimenticanza di Alardo,
scrisse una canzone bellissima, che io pur troppo non rammento in
provenzale, e che in italiano non ho saputo voltare, nella quale erano
fortemente biasimati coloro che dimenticano gli amici, poichè
l'amicizia, com'è superiore alle mondane ambizioni, così deve essere
superiore all'amore.
--In verità,--interruppe la marchesa Giulia,--era poco galante, il
vostro Percivalle, e voi, signor Pietrasanta, non siete da meno di
lui.
--Badate;--aggiunse Ginevra,--se andate innanzi di questa guisa, non
vi daremo più ascolto.
--Lo volesse il cielo!--disse in cuor suo il narratore impacciato, che
le buttava fuori a bella posta, quelle massime, tanto per essere
interrotto e guadagnar tempo alle sue faticose invenzioni.
--Questa non sarebbe giustizia;--rispose egli poscia ad alta voce,--e
voi non vorrete dannarmi prima che sia finita la storia. Ora la mia
storia dice che Alboino.... cioè, messere Alardo d'Anglona.... anzi,
no, volevo dire Laurent di Sauvaine, fosse stato colto ad un agguato
tesogli dal suo nemico e chiuso per comando di questi in un carcere
donde non avrebbe potuto toglierlo se non un altro e più possente
barone, come il signore d'Anglona. Ma il siniscalco, già ve lo dissi,
non pensava all'amico Sauvaine, e questi sarebbe rimasto anco un mese
senza comparirgli dinanzi, che egli, immerso com'era nelle delizie
della corte, non si sarebbe pur ricordato di lui, non avrebbe pur
chiesto a sè stesso: che diamine è egli avvenuto del nostro Sauvaine?
Per fortuna, Percivalle vegliava, e saputo del caso del cavaliere di
Sauvaine, n'andò da messere Alardo, il quale stava appunto allora
architettando un torneo, per far cosa grata alla regina....
--Rosmunda!--saltò su a gridare, non senza sbruffi, il marchese
Tartaglia.
--Ah! l'avete pigliato proprio sul serio, il mio Alboino?--chiese il
Pietrasanta, voltandosi all'interruttore.--Orbene, sì, Rosmunda,
figlia di Cunimondo, re del Belgio, la quale poi volle un mal di morte
a Percivalle Doria, per averle guastata la festa, e fu cagione che re
Alboino lo cacciasse dalla sua corte.»
--Ma che cosa aveva egli fatto, il vostro Percivalle?--dimandò
Ginevra.
--Ecco! La corte era adunata e il siniscalco era tutto in faccende. Il
trovatore lo tira in disparte e gli dice: messere, l'amico Sauvaine ha
bisogno di voi, e subito subito.--O come? Ed io che non posso
muovermi! Il re, la regina....--Non c'è re, nè regine, che tengano;
l'amico ha bisogno d'aiuto; ponete che sia in fin di vita; lo
abbandonereste voi?--A Dio non piaccia....--Orbene, gli è appunto il
caso; partiamo, e si dimostri per voi che l'amicizia non è un nome
vano. Il siniscalco, cedendo alle istanze di Percivalle Doria, andò
con esso lui, e fu tratto il cavaliere di Sauvaine dall'unghie del suo
mortale nemico. Ma la corte era rimasta senza il siniscalco; il torneo
non fu fatto; la regina si dolse; Alboino strepitò, e il povero
trovatore, che aveva turbato le gioie della corte, fu mandato con Dio,
senza la croce d'un quattrino; contento tuttavia, nel profondo del
cuore, di aver fatto sì che l'amico non fallisse all'amico. __Amen.__
--E finisce qui?--dimandò maliziosamente Ginevra, alla cui perspicacia
non era sfuggita la titubanza del narratore, nè certe occhiate ch'egli
andava tratto tratto gettando, a mo' di chiosa, all'amico Aloise.
--Finisce qui, marchesa;--rispose Enrico.
--Non mi piace.
--Pure, è storia pretta.
--Mi date licenza di non crederlo?
--Questa ed ogni altra che vi piaccia di ottenere, o di prendervi; ma,
per non aggiustar fede ad una storia, bisogna averci le sue brave
ragioni. E fino a tanto non venga fuori una storia più autorevole
della mia, non mi darò certamente per vinto.
--Qual è l'autore che avete letto voi?
--Non lo ricordo.
--Ha da essere il.... Pietrasanta!--disse, tra le risa di tutti gli
astanti, la marchesa Ginevra.
--E per questo non v'è piaciuta la storia!--notò di rimando Enrico.
--Non mi fate dire ciò che neppure mi era passato per la
fantasia;--soggiunse Ginevra;--ho detto soltanto che di voi,
sviscerato campione dell'amicizia, non bisognava fidarsi.
--Mano agli altri autori, dunque, se li trovate!
--Oh non temete, li troverò. Venite qua, voi, Antoniotto!--proseguì la
marchesa, volgendosi al marito, che s'innoltrava a lenti passi verso
l'allegra brigata.--Avete qualche libro intorno ai poeti provenzali
nella vostra biblioteca?
--Credo di sì; il Crescimbeni.... Anzi, aspettate, ci ha da essere
perfino un vecchio esemplare del.... del.... Aiutatemi a dire, Aloise!
--Intorno alle vite dei poeti provenzali ha scritto il
Nostradamus;--rispose il Montalto.
--Sì, per l'appunto, un esemplare del Nostradamus. Volete che vada a
cercarlo, Ginevra?
--Mi farete cosa gratissima.
--Spietata giudichessa!--esclamò con aria malinconica il
Pietrasanta.--Voi mi volete morto, senz'altro?
--No, voglio la giustizia e nulla più. Anzi, perchè abbiate a
riconoscere la nostra imparzialità, deleghiamo il vostro migliore
amico ad accompagnare Antoniotto nelle sue ricerche in libreria.--
L'invito di Ginevra era accompagnato da un sorriso così lusinghiero,
che Aloise, quantunque avesse capito il senso della storiella del
Pietrasanta e gli premesse di rimaner solo due minuti con esso lui, fu
pronto ad alzarsi e rispose all'amata:
--Grazie, signora; vado subito.
--Vado anch'io, se lo permettete....--soggiunse Enrico, che voleva ad
ogni costo trovar l'occasione di tirare in disparte Aloise.
--No, Pietrasanta, la Corte non può concedervi tanto. Non siete voi
l'accusato? E come abbiamo delegato il vostro amico per le indagini,
così deleghiamo la nostra amica Giulia a tenervi in custodia.
--Ed ecco le catene! qua i polsi!--soggiunse la Giulia, mostrando una
nuova matassa di lana.
Enrico Pietrasanta, che si era morso il labbro alle prime parole della
marchesa Ginevra, non seppe resistere alla dolce violenza della
Giulia.
--Non si faccia resistenza a un così vezzoso carabiniere!--diss'egli,
sorridendo.--Eccomi in vostra balìa!--
E porse le mani per accettar le catene.
Al marchese Antoniotto, frattanto, non tornò difficile metter le mani
su quell'esemplare del Nostradamus che aveva accennato a sua moglie. E
fu uno scoppio universale di risa, un nembo d'arguzie, una gazzarra di
festosi motteggi, quando venne fuori, da quelle pagine ingiallite dal
tempo e rose dai tarli, la vera storia di Percivalle Doria, trovatore
di Carlo d'Angiò, poco dianzi svisata, anzi rifatta di pianta,
dall'amico di Aloise.
Ma a lui poco importava delle risa universali: se la cavò ridendo
ancor egli da quella tempesta di motteggi, alla quale era già
preparato, e allorquando la marchesa Giulia notò malignamente che gli
allori di Aloise lo avevano ingelosito, non si provò neanche a
contraddirla.
Dal canto suo, Aloise pensava, e andava cercando da sè che diamine
avesse inteso di fare il Pietrasanta con quella sua pazzesca
narrazione. Come gli parve di aver trovato, si accostò discretamente
all'amico, e, cogliendo il destro che gli era offerto da alcune frasi
impacciate del marchese De' Carli che tiravano altrove l'attenzione
delle dame, gli domandò sommessamente:
--Dimmi, il tuo Laurent di Sauvaine sarebbe
egli....
--Sicuramente;--rispose l'altro,--sarebbe Lorenzo
Salvani.--
Ma in quella che Aloise stava per ripigliar la parola, i ragionari
della brigata furono interrotti da un servo, che, fermatosi ad una
rispettosa distanza dal crocchio, annunziò esser l'ora del pranzo. E
qui Aloise fu sollecito ad offrire il suo braccio alla Ginevra; il
marchese Antoniotto alla Maddalena; laddove ad Enrico Pietrasanta fu
preso, più ch'egli non l'offrisse a lei, dalla vezzosa Giulia, che si
avviava con lui, come i lettori discreti hanno già inteso, in quelle
amene regioni del Tenero, che ci lasciò descritte, nella sua famosa
carta, madamigella di Scudéry.
La faccenda del pranzo occupò due ore buone. Il Pietrasanta, seduto
lontano da Aloise, aveva un bel saettarlo d'occhiate; Aloise era tutto
nei discorsi di Ginevra, e non poteva badare a lui. Le occhiate,
d'altra parte, se bastano talvolta a significare un sentimento, un
affetto, non giungono mai ad esprimere un ragionamento.
Per pochi minuti, quando si furono alzati e la consuetudine li ebbe
condotti in giardino, Enrico potè finalmente tirare in disparte
Aloise. Ma il loro dialogo era a mala pena cominciato, che le dame
inoltrandosi da quella banda, vennero a rompergli il filo.
--Voi siete un guastafeste, Pietrasanta;--disse la Ginevra, con un
accento che imparadisò il giovine Aloise;--le dame escono a passeggio;
e voi rapite loro i cavalieri.
--Perdonatemi, signora; parlavo ad Aloise di un mio negozio piuttosto
grave....
--Parlatene a me!--entrò a dire la Giulia.--Le donne ci hanno spesso
di buoni consigli in serbo.--
E prese, come aveva già fatto da prima, il braccio di Enrico. Ed egli,
che non era sant'Antonio, cedette a quella dolce violenza.
Qui certamente era da scorgersi un deliberato proposito delle signore.
La Giulia voleva far ricredere il Pietrasanta di tutte le sue
chiacchiere contro l'amore, e questo era facile ad immaginarsi. Ma
Ginevra! Che cosa pensava Ginevra? Ella mirava a trattenere Aloise, ed
anche questo s'intendeva facilmente. Ma perchè? Voleva forse fare
ammenda con lui della sua solita severità? O non era che un capriccio
di donna, che aveva notato un segreto tra i due giovani, e s'impuntava
a tenerli divisi? O c'era ad un tempo dell'una cosa e dell'altra?
Comunque fosse, la fine fu questa, che suonarono le undici di sera e
il Pietrasanta non aveva anche potuto ragionare da solo a solo
coll'amico. E bisogna poi dire che ad una cert'ora della sera, il
nostro diplomatico aveva fatto di necessità virtù, e tra per le
difficoltà moltiplicatesi intorno a lui e i rapimenti di una
conversazione geniale, s'era adattato allo __statu quo__, com'era
voluto da que' potentati femminei.
Ora, il partire così, presso alla mezzanotte, non metteva più conto;
poichè, fossero pure andati di galoppo avrebbero trovate chiuse le
porte per rientrare in città. E il Pietrasanta, pensato assai
ragionevolmente che avrebbero potuto alzarsi per tempissimo nella
mattina vegnente, pose il suo animo in pace.
Tutto il suo correre, il suo almanaccare, il suo beccarsi il cervello,
non avevano trovato nulla contro i sottili accorgimenti del sesso
gentile. L'uomo propone e la donna dispone.