«Permettimi o Laura che colla stessa famigliarità di altra volta, colla
stessa confidenza rivolga a te le mie parole; saranno le ultime, e per
dirti tutto quello che mi viene dal cuore, ho bisogno di richiamarmi
alla mente i giorni più felici del mio passato; per dirti lʼanimo mio
ho duopo di credere che tu sii sempre qual prima lʼangelo delle mie
speranze.
«Non aspettarti amare rampogne.—In questi momenti supremi, sento che
io non appartengo più alla terra; sono tranquillo, calmo e sorridente
come nei primi anni di giovinezza, allorchè il mondo mi appariva come
un giardino di fiori.
«Fra pochi giorni, io non sarò più! Sento che la mia vita volge al
suo termine, e quando tu leggerai queste pagine, il mio corpo poserà
sotterra.—Ascolta adunque o Laura le ultime parole, lʼultima preghiera
di un moribondo che negli ultimi istanti di sua esistenza ti manda un
tenero saluto.
«Al punto di separarmi da questo mondo, e dare lʼaddio estremo alle
cose sue, mi sento in obbligo di sciogliere la tua coscienza da
qualsiasi rimorso, e far sì, che tu possa liberamente rivolgere a me
i tuoi pensieri, senza che nessun ostacolo mi contenda quelle poche
reminiscenze che tu serberai del tuo Ermanno.
«Se lo rammenti, io fui sventurato profeta del mio avvenire: lʼamor tuo
era cosa troppo grande per me, perchè potesse a lungo appartenermi. La
felicità suprema, trae seco per legge di natura sui destini umani una
sequela di sacrifizii, e quel poʼ di bene che lʼuomo incontra in vita,
deve pagarlo a prezzo di dolore.—Il triste vaticinio si avverò, e dal
momento che le più ridevoli speranze presero possesso nel mio cuore,
venne a colpirmi il disinganno più amaro.
«Non a te Laura io volgo lamentanza; se alcuno si può cagionare
della mia disgrazia, è questi il destino di cui tu fosti innocente
esecutrice.—Non a te, povera fanciulla, tocca la taccia di avermi
aperta una tomba; io soccombo al male che già rapì di vita il padre
mio.—Può darsi che alcune circostanze mi abbiano tratto immaturamente
a sì dolorosa catastrofe, può darsi che alcuni avvenimenti abbiano
affrettato il termine della mia esistenza; ma di ciò non debbo
incolpare che me stesso.
«Dʼaltronde, credi tu Laura che tanto mi spaventi lʼidea di morire?...
Da lungo tempo mi sono rassegnato al duro passo, e mi ricordo che
sino dalla prima giovinezza presentiva che la mia vita sarebbe stata
breve.—Se è tale il mio destino, si compia; piego il capo ai voleri
supremi; ma prima di lasciare questa terra, prima che il mio cuore
abbia cessato di battere, voglio svelarti che se di qualche bene mi
sorrise la vita, ne debbo a te gran parte, che le più belle speranze,
le gioie più pure mi vennero da te.—Voglio dirti di quanto amore tu mi
empiesti lʼanima, e che nessuno più al mondo ti amerà quanto io ti ho
amata.
«Il tuo affetto per me fece nascere nel mio cuore delle grandi cose,
mi arrecò grandissimi conforti.—Or fa quasi unʼanno che noi ci siamo
incontrati per la prima volta, unʼanno trascorso come sogno, e che fu
tutto un sol sospiro.—Oh i bei giorni! me li vedo ancora apparire in
lontananza lieti e sorridenti, ne risento ancora il loro passaggio!
«Laura mi abbandonò, ed essi con ella.... Ora sono solo desolato,
stanco di tutto; ora non ho più nulla a desiderare, nulla a sperare....
«Vivere sarebbe per me di peso. Le memorie del passato non bastano
per sè sole a confortare il presente, qualora la speranza cessi di
sorridere: le reminiscenze dei dì felici aggravano vieppiù nella
sventura.
«Abituato alle tenebre, mi trascinava sul cammino della vita un passo
dietro lʼaltro; la via era forse più lunga, ma assai triste.—Volli
veder la luce; era cosa troppo grande per me, ne rimasi abbagliato.
Mi toccò la sorte della farfalla che corre anelante alla fiamma ove
sciagurata, si brucia lʼale.
«Ma io non ignorava quale dovesse essere lʼultima scena del dramma.—Ti
ricordi Laura della mia prima lettera?.... Profeta veridico io fui di
tutte le mie vicende; tu mi amavi collʼentusiasmo dellʼinesperienza, il
primo barlume di ragione cacciò dal tuo cuore ogni memoria di me, e mi
dimenticasti.
«Eppure, dopo tutto io mi serbava ancora una dolce speranza!—Oh!
perchè Laura mia invece di ricorrere ad un pretesto, non trovasti
il coraggio di confessarmi la verità? Perchè non dirmi che la prima
fase del tuo cuore era compiuta?.... Lʼamante avrebbe ceduto il posto
allʼamico, e ti giuro che mai uno più fedele ne avresti trovato.
Quanto rassegnato mi sarei se tu penetrata di pietà mi avessi stesa la
mano confortandomi colla tua amicizia a sopportare il peso di tanta
sciagura!—Tu sola avresti potuto operare questo miracolo.
«Ma nulla! Ecco ciò che mi amareggia; ti circondasti di una noncuranza
opprimente, simulando la più barbara indifferenza col povero Ermanno,
che pur tanto ti amava.—Fu una ben crudele prova quella che mi
toccò subire! Non ti dirò tutte le mie torture, nè quanto straziante
mi giungesse quella tua lettera scritta a Paolo.—Tentai una bassa
vendetta in quella sera della tua fidanza, ma tu mi avrai già
perdonato, perchè in quei terribili momenti io era fuor di senno.
«Ormai, lo ripeto, sono tranquillo; gli sconforti ed i disinganni della
vita, le noje ed i disagi della malattia, hanno paralizzata la mia
suscettibilità. Ormai ho rinunziato al più ridente sogno che mai mente
umana abbia vagheggiato.
—Sai tu qual era questo sogno?.... Ora appena oso confessartelo; ora
non temo più di offendere la tua verecondia svelandoti il secreto del
mio cuore, perchè la mia morte troncherà qualunque suggestione.
«Fissando lo sguardo nel passato, veggo ancor da lontano quella bella
speranza.... essa fugge, fugge nello spazio, e fra poco sparirà aʼ
miei sguardi;—Oh! di quanti secreti palpiti non ho io alimentato
questo caro sogno! Al di là di tutte le gioie umane, io ne pregustava
una sola, grande, immensa;.... quella di divenire un giorno tuo
sposo.—Vedi che bella follia! eppure lʼho cullata nel mio cuore per
molto tempo questa dolce lusinga, ho vissuto per essa.
«Tuo sposo! Ma havvi parola che riassuma maggiori felicità.... havvi
idea più dolce, speranza più bella?—Oh! di quante cure saresti
lʼoggetto se tu fossi mia: vorrei circondarti deʼ miei sospiri,
avvolgerti nelle mie carezze; vorrei seminare una via di fiori sul tuo
cammino, dividere le tue gioie, confortare i tuoi affanni, asciugare le
tue lagrime.—Tu saresti felice, perchè io tanto farei, tanto ti amerei
che non troveresti una spina sotto aʼ tuoi passi, anche a costo di
piantarmele tutte in cuore.
«Vorrei chiudere colle mie dita i tuoi beglʼocchi al riposo, e
riaprirli sul mattino coʼ miei baci; vorrei sempre guardarti, bearmi
neʼ tuoi sguardi; sempre vivere dellʼamor tuo!.... Ma ciò non può
essere, è destino che la vita scorra fra unʼalternarsi di speranze e
dʼaffanni.—Noi saremmo troppo felici, sempre felici, e la felicità
duratura non è per i mortali; lʼuomo si santifica sulla via del dolore;
è quella la sua missione.... la sua scienza.
«Perchè non sei tu nata povera come me? perchè la sorte ti pose a tanta
altezza sicchè io non possa mirarti senza arrossirne?.... Tu saresti
stata la compagna di mia giovinezza, mia madre, la povera mia madre
avrebbe benedetta in te una figlia.—Soli, lontani dal mondo, racchiusi
nel nostro nido, avremmo trovata una felicità rara in terra.
«Sarebbe stato allora il mio compito di provvedere alla tua esistenza;
avrei lavorato sino allʼincredibile per procurarti tutti i comodi di
una vita agiata.—Oh Laura, lʼamore fa dei prodigi, ed io sento che con
te sarei diventato grande. Qual dolce sogno, mio Dio! Perchè mai la
mente può concepire una felicità che non può realizzarsi?
«Io ti avrei celata allo sguardo di tutti per conservarti mia, tutta
mia per sempre.—Con un angelo come te al fianco, avrei sfidate tutte
le avversità della sorte;.... ma che dico, poteva mai il soffio della
sventura alitare sui nostri cuori uniti? Poteva colpirci affanno tanto
grave da farci per unʼistante dimenticare la nostra felicità?
«Laura, tu potrai cercare per tutto il mondo, ma non troverai un
paradiso quale io lʼho sognato per te! Nè la turbolenza delle feste,
ne il fasto, il lusso ed il sussidio delle ricchezze, potranno mai
avvicinare quellʼaureola di tutta gioia che avrebbe coronata la nostra
unione.
«Vivere per te, amarti dellʼamore degli angeli; ecco quale sarebbe
stata la mia meta! e nelle recondite dolcezze del nostro santuario
abbellito dal sorriso ineffabile dʼun amore senza fine, noi avremmo
provato che il cuore è il più ricco dei tesori, e che solo per esso si
possono dimenticare le angustie dellʼesistenza!....
.........................
«Ecco il secreto che ora oso confidarti perchè sono sullʼorlo della
tomba; ecco il sogno che allegrò di qualche dolcezza la mia povera
vita.—Dimmi tu Laura se si poteva più oltre spingere lʼillusione;
dimmi tu se non sono un povero pazzo!
«Ciò che è strano si è che ti scrivo colla dolce persuasione di
avere una risposta: davvero che sarei molto ansioso di sapere quel
che penserai dopo la lettura di queste pagine; e sono certo che tu
mi perdoneresti di aver sollevato il velo di una speranza che sinora
nascosi tanto gelosamente.... Ma io sarò morto allora, e la tua lettera
giungerebbe troppo tardi!
«In queste ore supreme, mi attraversano la mente tutti gli episodj
della vita; gli anni passati si schierano nella mia memoria... oh la
triste corona! Ognuno dʼessi porta lʼimpronta di illusioni svanite,
di speranze deluse. I primi appariscono come pallide larve, e già si
confondono nelle tenebre dellʼoblio.—Lʼultimo appena si presenta
adorno di qualche conforto... Fu una lunga illusione, una lunga
speranza, morta essa pure miseramente come tutte le altre!....
«Vivi felice, o Laura; è questo il voto più ardente dellʼanima mia:
possa tu ritrovare nella pace domestica, nellʼamore del tuo sposo
quelle gioie che io ho cercato invano.—Vivi felice, e questʼaugurio
si mescerà allʼultimo mio sospiro.
«Io non vedrò più i tuoi beglʼocchi, non udrò più il suono della
tua voce penetrante, non stringerò più la tua bella mano, ma tu ti
ricorderai spesso di me, perchè lascio nel tuo cuore un tesoro di
memorie.... fra qualche anno, allorchè lʼaffetto di madre vincerà
quello di sposa, volgendo il pensiero al povero Ermanno, ti sentirai
commossa.... rammentati allora per tua pace che io abbandono la terra
perdonandoti.
«Unʼaltra preghiera.—Se mai ti accadesse di recarti in Brescia, vieni
Laura, vieni fra questi colli a visitare la mia ultima dimora.... vieni
a deporre un fiore sulla croce che segnerà il mio nome.—
«Ah! pur troppo non sarà incolta quella tomba! È riserbato alla mia
povera madre lo straziante compito di vegliare al tumulo... mia madre,
che mentre ti scrivo mi guarda cogli occhi lagrimosi. Essa mi legge
sul volto lʼamara sentenza del mio destino; mi vede lentamente morire,
senza che le sue lacrime, le sue preghiere ritardino dʼun istante il
colpo fatale che la spingerà al sepolcro.
«Povera madre! Tanti anni di cure consumati a crescere un figlio che
presto spirerà fra le sue braccia, lasciandola col triste retaggio di
un dolore senza fine.—Io lʼabbandono sola per tutto il resto di sua
vita nella più straziante desolazione.... Ove volgerà i suoi passi
per cercarmi questa misera creatura, allorchè sarò morto?.... Chi
asciugherà le sue lagrime; chi le chiuderà gli occhi allʼeterno riposo!
«Oh! faccia il cielo che ella trovi la forza per reggere a tanta
sventura.—Povera madre!—
«Bisogna credere in fin di vita, bisogna credere nella Provvidenza
divina; ed io spero che il martirio di questa donna avrà il suo
premio.—Rassegnazione e confidenza nei decreti supremi!.......... Ora
Laura, mio angelo..... addio!—Se una lacrima ti venisse sul ciglio
a questo estremo saluto, pensa che io pure piango.... Ah! mi saranno
care le tue lacrime.... piangi, piangi sulla sventura di colui che pur
morendo sente di amarti ancora immensamente!