«Giacchè tu ti ostini a tacere, rompo per la prima il ghiaccio per
darti nuove di me e della mia famiglia. Io sto bene, altrettanto mamma
e papà, e spero che tu pure ti troverai in sì favorevole condizione.
Debbo chiederti tante scuse per non averti scritto come ti promisi,
durante il viaggio; ma che vuoi? Firenze coi suoi monumenti toglie ogni
modo dʼoccuparsi; oltre a ciò aggiungi lʼessere noi continuamente in
giro, giacchè abbiamo peregrinato per tutta la Toscana; vi sono tante
cose da vedere in quel bel paese che ci rimaneva ben poʼ di tempo per
noi.
«Fummo fortunati abbastanza nel nostro viaggio, perchè il cielo fu
costantemente sereno; ci fermammo quindici giorni a Firenze, e ti
assicuro che non avrei mai più lasciata quella bella città.
«La passeggiata di LungʼArno è deliziosa, o vi facemmo varie gite in
barca al chiaro di luna. Abbiamo visitato Pisa, Pistoja e Livorno; gran
bella città questʼultima, e fu vero peccato che lo zio siasi opposto al
progettato viaggio di mare per Genova.
«Ebbi un brutto momento a Livorno, immagina, mancò poco che non
rimanessi preda del mare. Eravamo in barca scorrendo tranquillamente
quelle onde solcate da tante navicelle; io me ne stava seduta a poppa e
per aver tentato dʼalzarmi mentre la barca oscillava, caddi nellʼacqua.
Fui presa e portata sulla riva, e quando ricuperai i sensi mi trovai
fra le braccia della cugina che si struggeva in lagrime.
«Per buona sorte fu maggiore la paura del danno, però un tale
avvenimento poteva aver serie conseguenze.
«Del resto mi sono molto divertita; non dimenticherò mai più le belle
sere passate a Firenze, quel cielo sereno, quellʼauretta molle, mi
lasciarono una cara rimembranza.
«Al mio ritorno, papà e mamma avevano già lasciato la campagna,
epperciò mi diressi a Milano.—Voleva scriverti subito le mie
impressioni di viaggio, ma ebbi tanto da fare, tante visite da
restituire che me ne mancò il tempo.
«Scrivimi tu, e lungamente, così passerò qualche ora lieta colla tua
lettera.—