XII

Il pianoforte era in una sala attigua alla stanza da letto di

Laura.—Due parole prima in elogio, allʼappartamento del signor Ramati.

Lʼalloggio occupava tutto il secondo piano del palazzo, e lʼinterno

delle sale era addobbato con una straordinaria eleganza. Mobili,

specchi, tappeti erano profusi colla massima prodigalità; vi era

un ampio salone arredato in tutto punto allʼorientale, tappezzeria

di velluto cremisi, cortinaggi di seta guerniti ai lembi da

festoni dorati. Fiori, porcellane, _bijou_, e tutto quanto lʼarte

dellʼaddobbatore può immaginare di bello e di elegante non mancava in

ogni angolo di quelle sale.—

Ermanno rimase colpito alla vista di tanto lusso, e mentre attraversava

quelle sale attirato per mano da Laura, parevagli di essere

rimpicciolito al cospetto di quelle ricchezze, e provò un vero senso

di dolore ricordandosi che egli abitava una meschina casuccia priva di

ogni ornamento, povera di qualunque arredo.

La stanza di Laura era una piccola sala ove tutto era ridotto a

graziose proporzioni; sedie piccole e leggiere come piume, tavolini

gentili di legno prezioso intarsiato di finissimo lavorio.—Il letto

era a foggia di conchiglia, lavorato con rara maestria, anchʼesso

piccolo e gentile; al di sopra eravi unʼangioletto fisso alla volta che

lasciava cadere dalle sue manine ricche pieghe di seta che scendevano

bizzarramente formando i cortinaggi di quel nido degno di accogliere

nel suo grembo la madre degli amori.—

Un ricco tappeto damascato a vari colori copriva il pavimento rendendo

il passo sdrucciolevole come se si camminasse sopra un tappeto

di muschio—Le finestre di quella stupenda cameretta erano due

prospettanti in unʼampio giardino. Era nelle ore del meriggio, regnava

il più alto silenzio, e la luce opprimente del caldissimo sole veniva

temprata dalle chiuse persiane; solo qualche barlume di raggio passando

per le fenditure, andava a frangersi sopra i cortinaggi di seta color

cilestre scuro, lanciando un magnifico effetto di luce per tutta la

camera—

Si fu in quel paradiso che Ermanno venne introdotto da Laura che lo

teneva sempre per mano sclamando:

—Ecco questa è la mia stanza da letto.

Ermanno non rispose; lʼaspetto di quella voluttuosa eleganza invece

di destare la sua ammirazione, fece nascere in lui una sensazione

penosa—Checchè se ne dica, il lusso impone anche a coloro che sdegnano

di ammirarlo; attraversando quelle sale una più dellʼaltra ricca;

abbagliato dal continuo luccicare delle dorature; stordito dal profumo

dei fiori e delle essenze, il povero Ermanno pareva infatuato, e

nellʼanimo suo, senza volerlo, riconobbe la gran distanza che correva

fra lui e la ragazza che tenevalo per mano—Ad ogni passo svaniva quel

fumo dʼorgoglio artistico che disconosce ogni disuguaglianza sociale,

e quando pervenne nella camera di Laura, egli era al massimo grado di

prostrazione, ed ebbe quasi ad arrossirne vedendosi trattato con tanta

famigliarità da quella fortunata giovinetta a cui natura era stata

prodiga di tutti i sorrisi.—

Laura non si accorse della di lui confusione, nè avrebbe potuto

comprendere perchè vi fosse da far le meraviglie alla vista di quella

sontuosità che era per lei divenuta indifferente—Diciamolo pure a suo

elogio, ella non ebbe il minimo intendimento di eccitare lʼammirazione

del giovane col prestigio di tanto sfarzo. Troppo felice del momento,

non seppe neanche comprendere il doloroso silenzio di Ermanno—

In un gabinetto attiguo eravi il pianoforte; Laura andò ad aprirlo ed

invitando Ermanno gli disse:

—È tanto tempo che desidero di sentire il bel _notturno_ AL CHIARO

DI LUNA. Vorre....bbe ella compiacermi?

La giovinetta non aveva saputo superare il momento, ed evitò di parlare

ad Ermanno con un accento che lo avrebbe tutto consolato. Ei sedette al

piano ed ella gli fu subito accanto appoggiata leggermente sulle di lui

spalle.

Ci vengano ora a negare la forza irresistibile dellʼarte; ai primi

accordi Ermanno sentì modificarsi il suo dolore, e la triste

impressione che lo dominava; continuò per pochi istanti a modular frasi

melodiche, e quegli accenti dettati dalla fantasia erano come lo sfogo

di un dolore che sensibilmente si dilata e svanisce.

Lʼarte è la natura, lʼanima dellʼartista; ed appena Ermanno abbandonò

la mano al dominio della mente, narrò in concetti musicali la lotta

che opprimeva lʼanima sua. Quello sfogo tanto necessario, rialzò il

suo spirito, man mano egli ripigliava la sua individualità, e riuscì a

sperdere completamente le penose impressioni che lo agitavano. Quando

ebbe terminato si volse a Laura calmo e sorridente.

Laura non comprese il senso di quelle note, ma ne fu commossa, il suo

spirito, erasi totalmente abbandonato alle capricciose modulazioni

armoniche. La musica era cessata, lʼultimo accordo, moriva oscillando

mestamente, ed ella ancora non tornava in sè.

—Oh la bella musica! sclamò, è una qualche fantasia questa?... come si

chiama?

—Sì Laura, mormorò sommessamente Ermanno prendendole le mani, è una

fantasia senza nome che si potrebbe intitolare _Il Ritorno della

speranza_; non è un volo della mente, ma un gemito del cuore che

chiede: Ti ricordi sempre di me?...

La giovinetta si fece rossa in viso, abbassò modesta lo sguardo

abbandonandosi languidamente sulle sue braccia, e mormorò con voce

tremante e confusa:

—Oh Ermanno!... può ella... puoi tu dubitarne?...

Quel rimprovero racchiudeva in sè tanta ingenuità, tanto amore, che il

giovane provò rimorso dʼaverlo provocato, e facendola sedere a lui di

fianco soggiunse mirandola dolcemente negli occhi:

—Perdona Laura se la mia prima parola fu lʼespressione dʼun dubbio, ma

io aveva tanto bisogno di sentire che la memoria di me non è puranco

cancellata dal tuo cuore, che tu pensi qualche volta al povero ed

oscuro artista che vive solo di te...

—Oh! sempre, Ermanno, sempre e per sempre! Come mai potrei

dimenticarti se io ti vedo dappertutto, come, come obliarti se tu mi

fai felice?...

—Sei tu sempre la stessa, ferma neʼ tuoi sentimenti? Ripetilo, ciò

mi sarà di gran conforto nellʼavvenire—Dacchè tu lasciasti Brescia o

Laura, io ho perduta la mia pace e tutto me stesso. Non so dirti la

desolazione che produsse in me la tua lontananza, e dopo pochi giorni

dʼinutile resistenza, eccomi qui a chiederti se ti ricordi ancora del

tuo Ermanno.... Non esagero credilo dicendoti che tu prendesti il primo

posto nel mio avvenire; non esagero dicendoti che mia madre potrebbe

essere crudelmente gelosa dellʼaffetto che ti porto; ma prima dimmi che

in tutto questo lungo intervallo di separazione tu hai continuato ad

amarmi!...

—Più di prima... Ma come fartelo credere mio Dio, se tanto radicato

è il dubbio nellʼanima tua?... Ho molti rimproveri da farti; cattivo,

scrivermi una lettera così brutta che mi fece piangere per due

giorni—Come mai ti vennero in testa tante brutte idee, mentre a me

succedeva tutto al contrario!...

—Ebbene, dimentica quella lettera per ricordarti solamente che ti amo!

—Non basta no dimenticare, signorino mio, rispose Laura stringendogli

la mano, bisogna sconfessare, bisogna ricredersi di tutti quei neri

pensieri... Animo dunque, non trovi una parola a tua giustificazione?

Ben sapeva che tutto era frutto del dolore, pure mi fecero molto male

le tue espressioni... Ma ora non parliamo di ciò; prima di tutto,

quanto tempo ti fermi in Milano?

—Qualche giorno...

—Ma quanti?...

—Una settimana...

—Che coraggio! Una sola settimana!... oh! io sono certa che non

partirai sì presto...

—È necessario Laura; per conto mio figurati se vorrei lasciarti, se ti

lascierei mai... ma mia madre povera donna rimane sola, e ben vedi...

—Oh! sì, hai ragione... ti ama dunque assai!

—Immensamente...

—E tu?

—Puoi immaginartelo; è tutto ciò che mi resta della mia famiglia...

non ho altri al mondo che pensi a me...

—Taci là, interruppe Laura chiudendogli la bocca, ora non si può più

dire così... Ed io, io Ermanno non penso forse sempre a te... non ti

amo io forse?

—Cara fanciulla!

—Dimmi dunque, hai ricevuta la mia lettera?

—Sì, e con che piacere; ma perchè tardar tanto a rispondere?

—Oh! dissʼella sorridendo, se tu sapessi quanta carta ho sciupata per

quella lettera! Ne incominciai più di venti, e nessuna mi piaceva; non

ero padrona delle mie idee... aveva tante cose a dirti, ed infine ho

scarabocchiate varie pagine senza dir nulla—La tua lettera poi la so

quasi tutta a memoria... Oh! Ermanno come scrivi bene, come la parola

esprime giustamente tutti i tuoi pensieri—Io leggo e rileggo spesse

volte quelle frasi scorrevoli, e parmi sempre di scoprirvi qualche

nuovo concetto... leggendo le tue parole mi sembra di sentirti a

suonare...

...Non saprei dirti quanto ansiosamente io attendessi dʼarrivare a

casa in quella sera della mia partenza da Brescia; e tutto per aprire

quella lettera che mi faceva morire dalla curiosità—Non dimenticherò

mai più lʼemozione che mi cagionarono quelle pagine; piansi amaramente,

e se tu fossi stato al mio fianco, avresti potuto convincerti di esser

ingiusto... Ma ora perchè mai ritorno a quel tempo? ora che sei qui

vicino a me, ora che ti stringo la mano... che sono tanto felice!...

Ermanno stava contemplandola religiosamente; non parlava, non

rispondeva; ma collo sguardo pieno di dolcezza e compiacenza seguiva

tutti i moti della giovinetta—Ogni parola di quel bel labbro gli

sollevava un peso dallʼanima, ogni accento lo scuoteva in tutte le

fibre—Lʼattenzione di Ermanno era come quella di una madre che ascolta

sorridendo tutto ciò che le dice la sua creatura; e che dopo terminato

quel puerile chiaccherio, non trova miglior risposta di un sorriso e di

un bacio.

La voce soave di Laura, le sue ingenue espressioni dʼaffetto,

sgorgavano spontanee dal cuore, ed egli lʼascoltava rapito come si

ascolta una musica divina che empie lʼanimo di misteriose dolcezze.

—Laura! se tu sapessi quanto bene mi fanno le tue parole, ne

diverresti orgogliosa!—Grazie a te fanciulla, angelo mio che rialzi

il mio spirito e lo sollevi alla pura atmosfera dellʼamor tuo. Accetto

giubilando questo slancio dellʼanima tua, non come una promessa, ma

come il sorriso di una dolce speranza!—

—Debbo dirti poi, aggiunse Laura, che mia madre è divenuta entusiasta

di te; forse istintivamente ella riconosce lʼinfluenza che tu eserciti

sopra di me. Quando il signor Paolo le recò la nuova del tuo arrivo

venne subito a riferirmela... ma io già lo sapeva perchè Paolo mi

mostrò la tua lettera—È molto amabile quel giovinotto, e varie volte

fui tentata di svelargli il nostro secreto...

—Non era necessario, rispose Ermanno, giacchè io gli aveva tutto

confidato.

—Perchè? chiese Laura alquanto sorpresa.

—Tu mi perdonerai; io aveva troppo dolori, troppe pene per non

sentire il bisogno di un sollievo. Paolo è lʼunico mio vero amico,

ci conosciamo fin dallʼinfanzia; ebbimo comuni gioie ed amarezze—Ei

non ha secreti per me, ed io dovrei averne per lui?... È tanto dolce

il confidare ad unʼamico i nostri dolori, le nostre gioie, le nostre

speranze! Non dubitare della sua fedeltà Laura, perchè gli faresti un

grave torto...

—Oh! no, rispose Laura rassicurata, non temo di nulla... infine

poi non abbiamo commesso un delitto, ed anzi ho quasi piacere che

egli sappia tutto. Nella tua assenza, potrò poi parlargli di te

liberamente... Doveva accorgermene, perchè quel furbaccione, mi aveva

sempre unʼaria... tu hai in lui unʼaltro ammiratore.

—Che mi ama assai!

—Ma non come ti amo io—... Ah! per carità, ora che mi ricordo; e la

Romanza?... A momenti mamma sarà qui—Presto dunque signor _Maestro_,

fuori la musica e proviamo; sì dicendo gli strinse la mano, mormorando:

Siamo due smemorati!...

Ermanno tutto lieto, trasse di tasca un piccolo rotolo di musica, lo

stese sul leggio ed incominciò con Laura la prova di quella sfortunata

Romanza. Non erano ancora a metà quando sopraggiunse madama Ramati a

levar la seduta dicendo non essere la stagione troppo favorevole al

lungo studiare.—

Un bel sogno · 第 30 / 82 题