Il pianoforte era in una sala attigua alla stanza da letto di
Laura.—Due parole prima in elogio, allʼappartamento del signor Ramati.
Lʼalloggio occupava tutto il secondo piano del palazzo, e lʼinterno
delle sale era addobbato con una straordinaria eleganza. Mobili,
specchi, tappeti erano profusi colla massima prodigalità; vi era
un ampio salone arredato in tutto punto allʼorientale, tappezzeria
di velluto cremisi, cortinaggi di seta guerniti ai lembi da
festoni dorati. Fiori, porcellane, _bijou_, e tutto quanto lʼarte
dellʼaddobbatore può immaginare di bello e di elegante non mancava in
ogni angolo di quelle sale.—
Ermanno rimase colpito alla vista di tanto lusso, e mentre attraversava
quelle sale attirato per mano da Laura, parevagli di essere
rimpicciolito al cospetto di quelle ricchezze, e provò un vero senso
di dolore ricordandosi che egli abitava una meschina casuccia priva di
ogni ornamento, povera di qualunque arredo.
La stanza di Laura era una piccola sala ove tutto era ridotto a
graziose proporzioni; sedie piccole e leggiere come piume, tavolini
gentili di legno prezioso intarsiato di finissimo lavorio.—Il letto
era a foggia di conchiglia, lavorato con rara maestria, anchʼesso
piccolo e gentile; al di sopra eravi unʼangioletto fisso alla volta che
lasciava cadere dalle sue manine ricche pieghe di seta che scendevano
bizzarramente formando i cortinaggi di quel nido degno di accogliere
nel suo grembo la madre degli amori.—
Un ricco tappeto damascato a vari colori copriva il pavimento rendendo
il passo sdrucciolevole come se si camminasse sopra un tappeto
di muschio—Le finestre di quella stupenda cameretta erano due
prospettanti in unʼampio giardino. Era nelle ore del meriggio, regnava
il più alto silenzio, e la luce opprimente del caldissimo sole veniva
temprata dalle chiuse persiane; solo qualche barlume di raggio passando
per le fenditure, andava a frangersi sopra i cortinaggi di seta color
cilestre scuro, lanciando un magnifico effetto di luce per tutta la
camera—
Si fu in quel paradiso che Ermanno venne introdotto da Laura che lo
teneva sempre per mano sclamando:
—Ecco questa è la mia stanza da letto.
Ermanno non rispose; lʼaspetto di quella voluttuosa eleganza invece
di destare la sua ammirazione, fece nascere in lui una sensazione
penosa—Checchè se ne dica, il lusso impone anche a coloro che sdegnano
di ammirarlo; attraversando quelle sale una più dellʼaltra ricca;
abbagliato dal continuo luccicare delle dorature; stordito dal profumo
dei fiori e delle essenze, il povero Ermanno pareva infatuato, e
nellʼanimo suo, senza volerlo, riconobbe la gran distanza che correva
fra lui e la ragazza che tenevalo per mano—Ad ogni passo svaniva quel
fumo dʼorgoglio artistico che disconosce ogni disuguaglianza sociale,
e quando pervenne nella camera di Laura, egli era al massimo grado di
prostrazione, ed ebbe quasi ad arrossirne vedendosi trattato con tanta
famigliarità da quella fortunata giovinetta a cui natura era stata
prodiga di tutti i sorrisi.—
Laura non si accorse della di lui confusione, nè avrebbe potuto
comprendere perchè vi fosse da far le meraviglie alla vista di quella
sontuosità che era per lei divenuta indifferente—Diciamolo pure a suo
elogio, ella non ebbe il minimo intendimento di eccitare lʼammirazione
del giovane col prestigio di tanto sfarzo. Troppo felice del momento,
non seppe neanche comprendere il doloroso silenzio di Ermanno—
In un gabinetto attiguo eravi il pianoforte; Laura andò ad aprirlo ed
invitando Ermanno gli disse:
—È tanto tempo che desidero di sentire il bel _notturno_ AL CHIARO
DI LUNA. Vorre....bbe ella compiacermi?
La giovinetta non aveva saputo superare il momento, ed evitò di parlare
ad Ermanno con un accento che lo avrebbe tutto consolato. Ei sedette al
piano ed ella gli fu subito accanto appoggiata leggermente sulle di lui
spalle.
Ci vengano ora a negare la forza irresistibile dellʼarte; ai primi
accordi Ermanno sentì modificarsi il suo dolore, e la triste
impressione che lo dominava; continuò per pochi istanti a modular frasi
melodiche, e quegli accenti dettati dalla fantasia erano come lo sfogo
di un dolore che sensibilmente si dilata e svanisce.
Lʼarte è la natura, lʼanima dellʼartista; ed appena Ermanno abbandonò
la mano al dominio della mente, narrò in concetti musicali la lotta
che opprimeva lʼanima sua. Quello sfogo tanto necessario, rialzò il
suo spirito, man mano egli ripigliava la sua individualità, e riuscì a
sperdere completamente le penose impressioni che lo agitavano. Quando
ebbe terminato si volse a Laura calmo e sorridente.
Laura non comprese il senso di quelle note, ma ne fu commossa, il suo
spirito, erasi totalmente abbandonato alle capricciose modulazioni
armoniche. La musica era cessata, lʼultimo accordo, moriva oscillando
mestamente, ed ella ancora non tornava in sè.
—Oh la bella musica! sclamò, è una qualche fantasia questa?... come si
chiama?
—Sì Laura, mormorò sommessamente Ermanno prendendole le mani, è una
fantasia senza nome che si potrebbe intitolare _Il Ritorno della
speranza_; non è un volo della mente, ma un gemito del cuore che
chiede: Ti ricordi sempre di me?...
La giovinetta si fece rossa in viso, abbassò modesta lo sguardo
abbandonandosi languidamente sulle sue braccia, e mormorò con voce
tremante e confusa:
—Oh Ermanno!... può ella... puoi tu dubitarne?...
Quel rimprovero racchiudeva in sè tanta ingenuità, tanto amore, che il
giovane provò rimorso dʼaverlo provocato, e facendola sedere a lui di
fianco soggiunse mirandola dolcemente negli occhi:
—Perdona Laura se la mia prima parola fu lʼespressione dʼun dubbio, ma
io aveva tanto bisogno di sentire che la memoria di me non è puranco
cancellata dal tuo cuore, che tu pensi qualche volta al povero ed
oscuro artista che vive solo di te...
—Oh! sempre, Ermanno, sempre e per sempre! Come mai potrei
dimenticarti se io ti vedo dappertutto, come, come obliarti se tu mi
fai felice?...
—Sei tu sempre la stessa, ferma neʼ tuoi sentimenti? Ripetilo, ciò
mi sarà di gran conforto nellʼavvenire—Dacchè tu lasciasti Brescia o
Laura, io ho perduta la mia pace e tutto me stesso. Non so dirti la
desolazione che produsse in me la tua lontananza, e dopo pochi giorni
dʼinutile resistenza, eccomi qui a chiederti se ti ricordi ancora del
tuo Ermanno.... Non esagero credilo dicendoti che tu prendesti il primo
posto nel mio avvenire; non esagero dicendoti che mia madre potrebbe
essere crudelmente gelosa dellʼaffetto che ti porto; ma prima dimmi che
in tutto questo lungo intervallo di separazione tu hai continuato ad
amarmi!...
—Più di prima... Ma come fartelo credere mio Dio, se tanto radicato
è il dubbio nellʼanima tua?... Ho molti rimproveri da farti; cattivo,
scrivermi una lettera così brutta che mi fece piangere per due
giorni—Come mai ti vennero in testa tante brutte idee, mentre a me
succedeva tutto al contrario!...
—Ebbene, dimentica quella lettera per ricordarti solamente che ti amo!
—Non basta no dimenticare, signorino mio, rispose Laura stringendogli
la mano, bisogna sconfessare, bisogna ricredersi di tutti quei neri
pensieri... Animo dunque, non trovi una parola a tua giustificazione?
Ben sapeva che tutto era frutto del dolore, pure mi fecero molto male
le tue espressioni... Ma ora non parliamo di ciò; prima di tutto,
quanto tempo ti fermi in Milano?
—Qualche giorno...
—Ma quanti?...
—Una settimana...
—Che coraggio! Una sola settimana!... oh! io sono certa che non
partirai sì presto...
—È necessario Laura; per conto mio figurati se vorrei lasciarti, se ti
lascierei mai... ma mia madre povera donna rimane sola, e ben vedi...
—Oh! sì, hai ragione... ti ama dunque assai!
—Immensamente...
—E tu?
—Puoi immaginartelo; è tutto ciò che mi resta della mia famiglia...
non ho altri al mondo che pensi a me...
—Taci là, interruppe Laura chiudendogli la bocca, ora non si può più
dire così... Ed io, io Ermanno non penso forse sempre a te... non ti
amo io forse?
—Cara fanciulla!
—Dimmi dunque, hai ricevuta la mia lettera?
—Sì, e con che piacere; ma perchè tardar tanto a rispondere?
—Oh! dissʼella sorridendo, se tu sapessi quanta carta ho sciupata per
quella lettera! Ne incominciai più di venti, e nessuna mi piaceva; non
ero padrona delle mie idee... aveva tante cose a dirti, ed infine ho
scarabocchiate varie pagine senza dir nulla—La tua lettera poi la so
quasi tutta a memoria... Oh! Ermanno come scrivi bene, come la parola
esprime giustamente tutti i tuoi pensieri—Io leggo e rileggo spesse
volte quelle frasi scorrevoli, e parmi sempre di scoprirvi qualche
nuovo concetto... leggendo le tue parole mi sembra di sentirti a
suonare...
...Non saprei dirti quanto ansiosamente io attendessi dʼarrivare a
casa in quella sera della mia partenza da Brescia; e tutto per aprire
quella lettera che mi faceva morire dalla curiosità—Non dimenticherò
mai più lʼemozione che mi cagionarono quelle pagine; piansi amaramente,
e se tu fossi stato al mio fianco, avresti potuto convincerti di esser
ingiusto... Ma ora perchè mai ritorno a quel tempo? ora che sei qui
vicino a me, ora che ti stringo la mano... che sono tanto felice!...
Ermanno stava contemplandola religiosamente; non parlava, non
rispondeva; ma collo sguardo pieno di dolcezza e compiacenza seguiva
tutti i moti della giovinetta—Ogni parola di quel bel labbro gli
sollevava un peso dallʼanima, ogni accento lo scuoteva in tutte le
fibre—Lʼattenzione di Ermanno era come quella di una madre che ascolta
sorridendo tutto ciò che le dice la sua creatura; e che dopo terminato
quel puerile chiaccherio, non trova miglior risposta di un sorriso e di
un bacio.
La voce soave di Laura, le sue ingenue espressioni dʼaffetto,
sgorgavano spontanee dal cuore, ed egli lʼascoltava rapito come si
ascolta una musica divina che empie lʼanimo di misteriose dolcezze.
—Laura! se tu sapessi quanto bene mi fanno le tue parole, ne
diverresti orgogliosa!—Grazie a te fanciulla, angelo mio che rialzi
il mio spirito e lo sollevi alla pura atmosfera dellʼamor tuo. Accetto
giubilando questo slancio dellʼanima tua, non come una promessa, ma
come il sorriso di una dolce speranza!—
—Debbo dirti poi, aggiunse Laura, che mia madre è divenuta entusiasta
di te; forse istintivamente ella riconosce lʼinfluenza che tu eserciti
sopra di me. Quando il signor Paolo le recò la nuova del tuo arrivo
venne subito a riferirmela... ma io già lo sapeva perchè Paolo mi
mostrò la tua lettera—È molto amabile quel giovinotto, e varie volte
fui tentata di svelargli il nostro secreto...
—Non era necessario, rispose Ermanno, giacchè io gli aveva tutto
confidato.
—Perchè? chiese Laura alquanto sorpresa.
—Tu mi perdonerai; io aveva troppo dolori, troppe pene per non
sentire il bisogno di un sollievo. Paolo è lʼunico mio vero amico,
ci conosciamo fin dallʼinfanzia; ebbimo comuni gioie ed amarezze—Ei
non ha secreti per me, ed io dovrei averne per lui?... È tanto dolce
il confidare ad unʼamico i nostri dolori, le nostre gioie, le nostre
speranze! Non dubitare della sua fedeltà Laura, perchè gli faresti un
grave torto...
—Oh! no, rispose Laura rassicurata, non temo di nulla... infine
poi non abbiamo commesso un delitto, ed anzi ho quasi piacere che
egli sappia tutto. Nella tua assenza, potrò poi parlargli di te
liberamente... Doveva accorgermene, perchè quel furbaccione, mi aveva
sempre unʼaria... tu hai in lui unʼaltro ammiratore.
—Che mi ama assai!
—Ma non come ti amo io—... Ah! per carità, ora che mi ricordo; e la
Romanza?... A momenti mamma sarà qui—Presto dunque signor _Maestro_,
fuori la musica e proviamo; sì dicendo gli strinse la mano, mormorando:
Siamo due smemorati!...
Ermanno tutto lieto, trasse di tasca un piccolo rotolo di musica, lo
stese sul leggio ed incominciò con Laura la prova di quella sfortunata
Romanza. Non erano ancora a metà quando sopraggiunse madama Ramati a
levar la seduta dicendo non essere la stagione troppo favorevole al
lungo studiare.—