Non si poteva dire di più, la lettera di Laura era inspirata dalla
fede più profonda, dal più fervido amore. La confusione che regnava in
quelle idee palesava chiaramente lo stato di unʼanima che aprivasi con
tutta tenerezza agli slanci ineffabili di un primo affetto.
Non sarà necessario il dire che la lettera di Laura fece dimenticare
affatto quella di Paolo, ed il giovane pittore non fu mai tanto felice
nelle sue previsioni come quando scrisse: _So altresì che io predico
al vento e che le mie parole saranno sciupate_.—Ma chi mai potrebbe
far colpa di una tale dimenticanza al povero Ermanno dopo di quanto gli
scrisse Laura? Lʼamico poteva aver tutte le incertezze su quellʼamore,
ma la rivelazione della giovinetta era troppo eloquente e spontanea,
perchè finalmente Ermanno non si abbandonasse alla fede.
Unʼincredulità più a lungo portata non si addice ad un cuore sensibile
ed entusiasta.—Lʼultimo lembo di barricata dietro cui Ermanno erasi
trincerato venne distrutto; in tal caso trovandosi esposto e scoperto
al fuoco nemico, era miglior consiglio ceder le armi e capitolare.
Così fece egli, si arrese rassegnato allʼinfluenza troppo grande che
esercitava su di lui la memoria di Laura; e recandosi a casa, piena la
testa di mille idee, pensava seco stesso quando potrebbe fare una gita
a Milano.
Decisamente egli aveva una faccia molto più allegra, giacchè sua madre
nel vederlo entrare, mandò unʼesclamazione di gioia, e gli corse
incontro chiedendogli se si sentisse meglio.—Ermanno difatti era di
molto sollevato, il ritardo di Laura nel rispondere gli aveva destato
nellʼanimo crudeli sospetti che tosto si dileguarono alla lettura di
quei cari accenti.
Occorre forse dirlo? Appena si trovò solo, rilesse varie volte quella
lunga lettera; ed in ogni parola parevagli di trovarvi un nuovo senso
confermandosi viemmeglio nella certezza di essere amato.
Noi cerchiamo invano per la mente qualchecosa da paragonare alla
felicità di Ermanno, ma non è possibile di trovare idea che vaglia
appena a darne sembianza.—Amato! questa parola che per sè stessa
non esprime che un sentimento naturale, porta seco tanto prestigio,
racchiude tante dolcezze e diciamolo pure tante illusioni, che lʼanima
di chi ne risente lʼinfluenza si commove fino al delirio.
La lettera di Laura portò un lungo riflesso di felicità ad Ermanno,
che per qualche giorno visse si può dire di essa; ma pur troppo anche
la felicità diventa abituale, e dopo poco tempo, non bastavano più a
consolarlo alcuni pensieri scritti sulla carta, e lentamente ritornò
alle sue malinconie.—La madre non fu tarda ad accorgersi della
ricaduta, ed aveva non pochi timori, tanto più che da qualche tempo la
salute di Ermanno erasi sensibilmente alterata. Quegli slanci troppo
arditi, quelle emozioni troppo profonde, danneggiavano quel corpo già
per natura fragile e malaticcio.
Ormai per quella donna non era più un mistero lʼamore del figlio;
lʼaveva veduto più volte con quella lettera in mano; dallʼultima
visita di Alfredo che si era tradito con quelle parole, aveva studiato
attentamente tutti gli atti di Ermanno; rimarcò la sua agitazione prima
di ricevere la lettera, poi quel mutamento improvviso; e mille altre
inezie che non sfuggono allʼocchio di una madre.
Stanca infine di vederlo sempre di malumore, e colla speranza di usare
un buon consiglio, ella gli disse un giorno:
—Figlio mio, tu lavori troppo, ed il caldo della stagione non è
propizio alle lunghe occupazioni.—Dovresti divagarti alquanto, fare
un viaggio.—Giacchè lavori tutto lʼanno, è pur giusto che ti prenda
qualche passatempo.
Ermanno per quel giorno nulla decise, ma allʼindomani, quando la madre
gli rifece la stessa proposta, le rispose che aveva stabilito di
recarsi per qualche giorno a Milano.
—E quando partirai? chiese ella sorridendo.
—Oggi è martedì..... partirò sabato.
Subito dopo scrisse a Paolo avvisandolo della sua decisione e del
giorno della partenza.—Nei pochi dì che gli rimanevano, Ermanno si
mostrò tuttʼaltro che tranquillo; lʼimpazienza lo dominava, e parevagli
che il tempo scorresse più lento del solito. Al venerdì divenne
alquanto più calmo, ed egli ne trasse profitto accingendosi subito a
comporre la Romanza promessa a Laura.
La notte tra il venerdì ed il sabato gli parve eterna, ed è proprio
vero che il desiderio è sempre osteggiato dal tempo.—Sarebbe assai
arduo il descrivere lo stato dʼanimo di Ermanno in quella notte così
lunga passata quasi intieramente in una veglia agitata. Egli stesso era
incapace di farsi un pensiero ordinato e chiaro nella mente; tutto gli
appariva confuso e parevagli perfino che la memoria di Laura fosse
estranea a quella confusione.
Finalmente apparve lʼalba sospirata, e siccome il convoglio per Milano
partiva di buon ora, Ermanno si alzò tosto. La madre gli aveva fin
dalla sera precedente preparata la malla, per cui allo spuntar del sole
il nostro giovinotto era pronto per la partenza.—Salutò la madre colla
gioia nellʼanimo dicendole:
—Addio mamma..... a rivederci presto.
—Non prenderti troppa premura, rispose ella, divertiti fin che
puoi. Nella giornata passerò ad avvisare i tuoi allievi della tua
partenza.—Scrivimi una parola se ti fermerai più dʼuna settimana.....
Abbi riguardo alla tua salute.....
—Non dubitare; addio.....
E baciandola in fronte Ermanno se ne andò alquanto commosso. Per via
era agitato da molti pensieri, e camminava senza quasi avvedersene;
parevagli di essere in mezzo ad un sogno, ma frattanto era giunto alla
stazione, e la chiamata della campanella lo persuase della realtà.—
Non staremo certo a narrare lʼemozione del viaggio.—Ognuno può
facilmente immaginarsi, che per quanto veloce procedesse il convoglio
non si appagavano punto le esigenze di Ermanno che era in preda
allʼimpazienza. Affacciato alla finestra, respirava lʼaria fresca del
mattino e dappoichè le mura di Brescia erano scomparse, egli rivolse lo
sguardo sulla direzione di Milano anelando di giungervi presto.
Giammai in vita sua egli fu tanto contento. Il cielo gli pareva più
bello, lʼaria più pura, la terra più ridente; il panorama dei bei
paesaggi che sfilavano innanzi agli occhi suoi, aveva unʼespressione
giubilante, e sembravagli che tutta la natura sorridesse salutandolo
con felici augurii.—Dopo un viaggio di qualche ora, apparve
finalmente sul lontano orizzonte la guglia maggiore del Duomo dipinta
colle più leggiadre sfumature.
A quella vista il cuore di Ermanno palpitò di gioja indicibile; man
mano che si avanzava il panorama di Milano spiegavasi al di lui
sguardo, ed infine un lungo fischio avvertì che la desiderata meta era
toccata.
Da due anni egli non era più stato a Milano; il movimento sempre
crescente di questa grandiosa città lo rese alquanto confuso,
tra la gioja e la premura nel discendere, mal sapea quel che si
facesse.—Certamente chi è abituato alla tranquillità della provincia,
rimane non poco stordito davanti al fracasso e la confusione
predominante in una stazione come quella di Milano allʼarrivo di ogni
convoglio.
Quellʼirruzione straordinaria di vetture dʼogni genere le grida dei
conduttori dʼomnibus e cittadine, frammiste al fracasso dei carri ed
al chiacchierio della folla portano uno sconcerto tale che dallʼudito
passa al cervello, e lo confonde stranamente.—Sortendo dal vestibolo
esterno, Ermanno sentì stringersi per il braccio, e voltandosi vide
Paolo.
—Ah! finalmente, disse costui, era tempo che tu venissi a farmi una
visita; ed i due amici si strinsero affettuosamente la mano.
—Tua madre sta bene?
—Egregiamente.
—Quali novità porti da Brescia!
—Nessuna che io sappia; tuo padre lʼho visto jeri, e mʼincarica deʼ
suoi saluti.
—E tu testardo che sei, perchè farti desiderar cotanto? da Brescia a
Milano non vi ha gran tratto.
—Eh mio caro, rifletti che mi riesce assai difficile lʼassentarmi, ho
molte lezioni e capirai.....
—Dunque a quel che pare, fai buoni affari?
—Discreti.
—Spero peraltro che ti fermerai qualche giorno qui.—Ho una camera a
tua disposizione; eppoi ci divertiremo sai, non dubitare. Davvero che
sono ben contento di vederti! in così dire Paolo strinse nuovamente la
mano dellʼamico.
Salirono entrambi nellʼomnibus per piazza del Duomo onde giungere più
solleciti a casa; strada facendo la conversazione dei due amici si
avviò comʼè naturale sul punto più interessante. Paolo per il primo
disse:
—Giovedì ricevendo la tua lettera fui molto contento, e siccome non
bisogna essere egoisti, così partecipai la notizia a madamigella Laura.
—Davvero? chiese Ermanno scosso a quel nome.
—Certamente, rispose Paolo sorridendo, le mostrai la lettera, e la
poverina nel leggerla divenne rossa come brace per la gioia.
—Ma.... interruppe Ermanno; e la madre?
—Eh! via, rispose Paolo con un segno espressivo, non sono già
un ragazzo.... consegnai la lettera mentre eravamo soli—Ciò ti
sorprenderà, ma io sono più che intimo in casa Ramati, e davvero
ti sono grato per avermi tu procurata lʼottima relazione di questa
famiglia.
—Vai spesso a trovarli?
—Quasi tutti i giorni; quel signor Ramati è una perla dʼuomo, madama è
gentilissima; in quanto poi a Laura, essa è tanto buona e bella che non
mi sorprende punto se.... Paolo voleva dire di più, ma si accontentò di
sorridere maliziosamente fissando Ermanno.
La carrozza si fermò, ed essi discesero incamminandosi verso casa;
strada facendo Ermanno parlava poco; lʼidea di essere a Milano nella
stessa città dovʼera lei, di respirare lʼaria istessa; il pensiero
che era possibile anche incontrarla per via, gli cagionavano grande
emozione.
—Ecco la mia casa, sclamò Paolo additando al terzo piano di un bel
palazzo. Andiamo prima a far colazione, e poi ti farai pulito giacchè
per le dieci ho promesso di condurti in casa Ramati.
—Come? chiese Ermanno, dicesti che madama sa nulla del mio arrivo.
—Ma no, hai mal compreso, a madama non ho consegnata la lettera,
perchè non era necessario, nondimeno stimai bene prevenirla—Ella
pure se ne mostrò soddisfattissima; ma il più bello si è che Laura
da giovedì, vale a dire dacchè sa del tuo arrivo, è fuor di sè dalla
gioia, e quasi quasi mʼavrebbe abbracciato quando glie ne diedi novella.
—Ti piace adunque quella giovinetta?
—Che vuoi? ho per lei una debolezza quasi paterna; mercè poi la tua
influenza, io ho molto acquistato nella di lei amicizia. Più volte fu
sul punto di farmi delle confidenze; ma sempre se ne trattenne; sai
bene, lʼaffare è delicato.... Però spero un giorno o lʼaltro di godere
la piena confidenza di questa ragazza come ora godo la tua.—Anzi sono
certo che tu avrai già fatto dei calcoli su ciò....
Ermanno fece aria di sorpresa, e Paolo soggiunse:
—Non sorprendertene per carità! tanto più che questa parte di _medium_
non mi è sgradita. Io credo che ingenuamente a questʼora dubiti di
doverti valere di unʼamico in questʼaffare, ma non tarderai molto ad
essere del mio parere.
Così ragionando giunsero in casa di Paolo, ed Ermanno fu sorpreso
dallʼeleganza di quel grazioso alloggio.
—Non ti faccia meraviglia, gli disse subito lʼamico, se ti sembro
un poʼ troppo ambizioso; è necessità per me che ricevo tanta gente di
avere unʼappartamento discreto; ciò contribuisce a far sembrare meno
caro agli avventori il prezzo dei lavori.
Passarono nello studio ovʼerano schierati vari ritratti.
—Hai dunque molto a fare? chiese Ermanno.
—Moltissimo, non so più ove voltarmi; e siccome penso anche a
divertirmi alquanto, così la sollecitudine nel lavoro, non è il mio
forte.
—E quando farai il ritratto di Laura?
—Ci sono già appresso; terminai quello della madre, ed ho subito
cominciato lʼaltro. Le farò un ritratto monstre, come se lo merita
quella bella testolina. Ne farò due, uno per te... glie lʼho già detto.
—Ciò non era necessario.
—Perchè no? mio caro, sapeva di farle piacere. Sta certo che me ne
intendo io... mi fece un certo visino di ringraziamento quando glie
lo dissi! Spero dʼaltronde che ciò non ti farà ingelosire. Intanto
prima di tutto facciamo colazione, e poi non dobbiamo dimenticare
che in questo momento il cuore della povera giovinetta palpiterà per
incertezza, e non è bene lasciarla in unʼansia così crudele.—Animo
dunque, sbrighiamoci, giacchè vedo che lʼaria di Milano ti stordisce.
—Abita lontano di qui il signor Ramati?
—Dieci minuti di cammino.
Poco dopo i due amici discendevano nella via. Paolo era allegro, e
cantarellava con aria molto soddisfatta; Ermanno invece era molto
preoccupato; dopo di aver tanto desiderato quel momento, si sentiva
agitato ed inquieto, come se si trovasse in grande imbarazzo.—Lʼidea
che fra brevi minuti egli la vedrebbe, che il suo desiderio più ardente
stava per essere appagato; il timore di non trovare in quella prima
visita quelle dolcezze che si era ripromesse, lo turbavano assai,
e camminava macchinalmente seguendo lʼamico che lasciavalo a suo
bellʼagio meditare.
—Eccoci, sclamò Paolo fermandosi davanti al portone di un palazzo.
Tale parola scosse Ermanno che durante la strada percorsa, non aveva
saputo trovare un accento che gli servisse dʼintroduzione.
—Coraggio, dissegli Paolo che aveva rimarcato quel turbamento; non
valeva la pena di venire fino a Milano per tremare come tu fai. Pensa
che ella ti aspetta, che ti vedrà con gioia, e tu potrai stringere
quella graziosa manina.—Ah! briccone fortunato! Davvero che ti invidio.
Intanto erano giunti al secondo piano, e Paolo tirò audacemente la
corda del campanello. Mancò poco che ad Ermanno si piegassero le
ginocchia per lʼemozione, ed allorquando fu aperta la porta, venne
preso da sì forte palpito, che gli tolse quasi il respiro.
Un servo introdusse i giovinotti in anticamera, indi andò ad
annunziarli ai padroni.—Madama Ramati giunse per la prima, e corse
tosto a stringere la mano di Ermanno sclamando:
—Era tempo, bel signorino che ella ci restituisse la visita.... Come
va la salute? Che buone nuove ci porta da Brescia... Stanno tutti bene?
—Sì signora, rispose Ermanno quasi interdetto.
—Oh! come sarà contenta la mia Laura per la sua venuta! Ciò servirà
a distrarla alquanto. Si figuri che dalla nostra partenza da Brescia,
quella biricchina non si conosce più.
—Amor di patria! sclamò Paolo sorridendo.
—Perchè mai signor Paolo? Io credo che fra Brescia e Milano, non siavi
da esitare nella scelta.—Se mia nipote Letizia fosse qui, Laura
ritornerebbe allegra.
—A proposito, mio cognato, sta bene? chiese ella volgendosi ad Ermanno.
—Credo di sì, dico credo, perchè da varii giorni non vidi più nessuno
deʼ suoi parenti.
—Ma questa Laurina, che fa? domandò Paolo.
—Non tarderà molto, rispose madama Ramati guardando verso la porta....
Eccola!
Difatti Laura apparve sulla soglia raggiante di gioja; appena
sʼincontrò in Ermanno, arrossì fin nel bianco degli occhi, e con uno
slancio alquanto imprudente corse a stringere quella mano che egli le
aveva stesa.—Tutto ciò senza pronunziar parola, e dʼaltronde noi non
sapremmo trovare espressione più eloquente di quella stretta di mano
fra due esseri divisi per tanto tempo che nella gioja dellʼincontro
non trovano miglior accento di un rapido sguardo in cui si compendiano
tutti gli affanni del passato.
Paolo frattanto aveva destramente attirata a sè lʼattenzione di madama,
epperciò quel silenzio traditore di Ermanno e Laura passò inosservato.
Era degna di rimarco la metamorfosi operatasi in Laura. Pochi giorni
erano scorsi appena dacchè ella aveva abbandonato Brescia, eppure
in sì breve tempo la giovinetta aveva subita una trasformazione ben
strana.—Quel senso delicato, fino e soave che si chiama amore, aveva
impresse delle traccie visibili in tutta la di lei persona: non era più
la ragazza ingenua di pochi giorni prima che Ermanno si vedeva innanzi,
ma la donna nel suo più voluttuoso concetto, nel suo pieno sviluppo.
Quellʼeterno sorriso di soddisfazione che le brillava nello sguardo,
aveva lasciato il passo ad una espressione di languore vago ed
indefinibile, che rivelava la lotta di una novità dʼidee.—La fronte
disegnavasi con unʼaltro contorno, lʼatteggiamento del labbro esprimeva
tuttʼaltro che lʼallegrezza; il volto insomma e tutta la persona di
Laura avevano subita tal modificazione che accennava ad un repentino
cambiamento di carattere.
Ne ciò è certo una novità, questo fatto si ripete tutti i giorni, e
sembra quasi che lʼamore sia necessario più di ogni altra cosa allo
sviluppo della donna.—Le ragazze dovrebbero serbare eterna gratitudine
a colui che fu lʼoggetto delle loro prime cure affettuose, giacchè ad
esso sono dovute quelle correzioni radicali del loro carattere; ed è
solo per esse che il cuore incomincia quel dolce lavorio che tanto
raffina e nobilita le secrete tendenze dellʼanima.—Il primo amore è il
punto fondamentale dellʼeducazione della donna; tanto più puro e casto
sarà lʼaffetto, altrettanto nobili e delicati saranno i primi germi del
sentire che si manifestano a quellʼimpulso.
Il primo amore è per la donna una scuola di perfezionamento fisico e
morale, la base della sua educazione, il punto che le traccia la via
dellʼavvenire.
Ad Ermanno non sfuggirono tutte queste osservazioni, e rimase
dolcemente sorpreso di quel mutamento improvviso sulle cui cause egli
lusingavasi di non essere affatto estraneo.—Con vera gioia ei trovò
nel di lei sguardo lʼespressione di una soave malinconia che rivelava
lʼinfluenza di seri pensieri.
Quella trasformazione quasi miracolosa, mitigò alquanto le incertezze
del povero Ermanno, che si era più volte accusato segretamente di aver
consacrato il suo affetto ad una giovinetta che difficilmente poteva
comprenderlo; ma ora non era più così; il mesto pallore di quel volto,
la modestia di quello sguardo, le graziose movenze di quella figura,
davano la più ampia testimonianza della vittoria riportata dallʼamore
sulle puerilità della giovinezza.—Laura non era più la fanciulla
amata, ma la donna che amava.
Le prime parole tradivano la confusione delle loro anime, e scorgevasi
palesemente che la piena della gioia non aveva trovato uno sfogo
sufficiente in quella semplice stretta di mano.—A poco a poco però
Laura prendendo lena e coraggio divenne più loquace ed espansiva; fece
mille e mille pressanti domande ad Ermanno su tutto quanto egli aveva
fatto durante la loro separazione, e parlando calorosamente non si
accorgeva di stringergli spesso le mani, e di dimostrare forse troppo
la sua allegrezza.
Madama Ramati non si sorprese punto della eccessiva espansività di
Laura; anzi ne era molto contenta in cuor suo, pensando essere quella
la prima volta dopo tanti giorni che sua figlia dimostrasse di essere
lieta.
—Bisogna dirlo, sclamò essa volgendosi a Paolo, questo simpatico
Ermanno, si fa da tutti amare, e la mia Laura è tutta gioia quando può
vederlo.—
In quelle parole si racchiudeva unʼingenuità veramente materna, giacchè
chiunque altro si sarebbe dʼun tratto avveduto che lʼintimità di Laura
ed Ermanno era tuttʼaltro che il frutto di una semplice amicizia.—A
giustificazione però della madre, si può addurre lʼaver ella sempre
considerata la figlia come una ragazza lontanissima ancora dal prendere
sul serio una relazione qualunque ella fosse. Il rapido cambiamento di
Laura non sfuggì certo alla sua penetrazione, ma ne attribuì una causa
più fisica che morale.
Tutto ciò è necessario dichiarare affinchè niuno possa supporre che
la madre a quellʼepoca avesse qualche sospetto del vero; dʼaltra
parte madama Ramati poteva esser ancora una bella donna, per cui ci
sarà permesso dire che una madre in tal condizione non pecca certo
per eccesso di prudenza, ne può adontarsi per certe preoccupazioni
innocenti che potrebbero ancora esercitare su lei qualche debole
riflesso.
Madama Ramati si compiaceva dunque colla massima confidenza delle
ingenue manifestazioni di Laura, e la lasciò liberamente favellare con
Ermanno, certa che ciò le faceva gran piacere.
I nostri giovani innamorati dopo brevi minuti erano padroni del campo,
nè si curavano di coloro che stavano presenti, e parlando di cose da
nulla trovavano modo di inebbriarsi a vicenda dimenticando di essere
alla presenza di altre persone.
Oh quanti sguardi, quanti sorrisi, quante promesse dʼamore vennero
scambiati fra di loro!
Laura era raggiante di contentezza; parlava in fretta movendosi in
mille guise, agitando le mani sorridendo, e sospirando in un punto; il
colorito del di lei volto erasi animato di una tinta rosea eccitata
dalla piena dellʼemozione. Sedeva sul divano accanto ad Ermanno, ma
non conservava la stessa posa più di un secondo. Le sue mani erravano
dappertutto, ora a scomporre le pieghe delle vesti, ora ad aggiustarsi
i biondi capelli intrecciati con tutta grazia, ora tormentando una fila
di perle che le cingevano il collo; e più spesso stringendo le mani del
giovane con tutta effusione.
Non eravi moto o gesto che non tradisse lʼamore della giovinetta,
ed Ermanno stava estatico a guardarla, anzi ad ammirarla, perchè in
tutto quel disordine egli scopriva la reale esistenza dellʼaffetto.
Quellʼinquietudine, quella febbre dʼagitazione provavano chiaramente
il dilatarsi dʼun cuore che si sente vicino allʼoggetto desiderato per
tanto tempo.—
Frattanto entrò il signor Ramati; eccellente persona di una bontà
senzʼesempio, pacifico e tranquillo quanto un patriarca. Ei conosceva
già Ermanno, e mostrò vero piacere nel rivederlo.—Chiese nuove del
fratello e di tutta la famiglia e volle ad ogni costo che i due amici
si fermassero a pranzo.
—Ma signor Ramati, disse Paolo, voi pranzate alle due, e prima di
quellʼora ci avanza un poʼ di tempo. Io ho qualche cosa da fare, esco
ma ritornerò tosto, lascio qui il mio Ermanno in ostaggio, e sono certo
che non potrei trovargli miglior compagnia in tutta Milano.
Fu dunque convenuto che Ermanno resterebbe da Ramati fin dopo
il pranzo, e Paolo se ne andò, non senza prima di aver promesso
formalmente a madama di ritornare.—Papà Ramati si ritirò pure poco
dopo lasciando la moglie e la figlia a far compagnia al novello
ospite.—La conversazione fra Ermanno e le signore durò animatissima
per unʼora.
—Mi perdoni signor Ermanno, sclamò infine madama Ramati, vado a dare
ordini per il pranzo affinchè quel maldicente di pittore non trovi da
farne commenti.
—Se tu Laura ne avessi voglia, potresti dare una rivista alla Romanza
che egli ti ha portata, sarà questo un ottimo impiego per passare il
tempo.
—Se madamigella lo desidera.....
—Certamente, interruppe Laura, mi farà un vero piacere; con lei
imparerò più presto.
—Fra breve verrò anchʼio ad assistere alla prova, e ad applaudire il
maestro, disse madama Ramati sorridendo, e si ritirò.—