Il treno su cui viaggiavano Laura e sua madre era diretto, epperciò la
velocità assai maggiore dellʼordinario.—Nello scompartimento di prima
classe da esse occupato, non eravi altri elle un prete dallʼaspetto
venerando.—Madama Ramati erasi collocata in un angolo riparato
dallʼaria; Laura invece stava affacciata allo sportello guardando al di
fuori le campagne che sfuggivano rapidamente siccome le vedute di un
panorama meccanico.
Già da molto tempo ella era assorta in quella contemplazione, quando
la madre la esortò a ritirarsi per evitare gli sbuffi dellʼaria troppo
umida.—Laura ubbidì macchinalmente, e si rincantucciò nellʼangolo
senza far motto.
La poca luce malinconica che mandava il fanale, il monotono rullo
delle ruote, ed il silenzio dei tre viaggiatori davano unʼaspetto di
tristezza alla scena. Il prete dormiva saporitamente, madama Ramati
aveva chiusi gli occhi; soltanto Laura era inquieta ed addolorata. La
povera giovinetta non piangeva più, ma lʼespressione malinconica deʼ
suoi grandʼocchi, era tutta di dolore. Dallo sportello aveva visto
sospirando scomparire lentamente le torri di Brescia, ed allorquando
lʼestrema punta della città si perdette nelle tenebre, la salutò con un
addio che racchiudeva un tesoro di rimembranze.
Il viaggio era lungo, e parve lunghissimo a lei che anelava di
essere in casa sua, nella sua camera per isfuggire la tristezza che
inspiravale il lugubre silenzio che lʼattorniava; e più di tutto per
leggere la lettera di Ermanno, quella cara lettera che avrebbe già
baciata le mille volte se non vi era sua madre.—
Arrivarono finalmente, e Laura nel discendere guardò ancor una volta
sulla via percorsa pensando che per di là ella sarebbe ritornata a
Brescia, presso il suo Ermanno.—Papà Ramati era ad aspettarle, e non
appena le vide uscire dalla stazione, corse ad abbracciare Laura, che
per la prima volta rispose mestamente alle carezze del padre.—Giunta
a casa madama Ramati stanca del viaggio si ritirò; Laura pure poco
dopo entrò nella sua camera ove appena giunta congedò la fante che si
disponeva a spogliarla.—Chiuse la porta a giro di chiave, sedette al
tavolo estrasse dal seno la lettera, la baciò, indi ruppe il suggello e
lesse:
Laura!
«Vengo or ora da te, ed è sotto lʼimpressione delle tue parole che
ti scrivo. La mano mi trema ancora come poco fa fra le tue, il cuore
mi batte violentemente come se fossi a te davanti, il mio sguardo
è tuttora acceso dal fuoco che trovò nel tuo.—Sono espressioni
dellʼanima, accenti del cuore quelli che scrivo. Ascoltami dunque o
Laura.—Nei pochi anni della mia vita trascorsa, io acquistai una ben
triste scienza, la certezza cioè che non havvi per lʼuomo felicità
reale, e dal giorno in cui questa crudele certezza mi apparve chiara
ed incontestabile, diedi lʼultimo addio alle bugiarde speranze della
vita.—
«Lo scetticismo divenne la mia bandiera; lʼarte sola non presentava
per me le impronte caratteristiche di una folle speranza: amai lʼarte
come si ama la donna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me
stesso e lʼintera mia vita.—Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche
lʼarte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più
tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto
che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità
di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva
dannato.
«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e
creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del
cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non
seppero commovere dʼun palpito questo povero mio cuore che assisteva
indifferente allo spettacolo maestoso dellʼuniverso.—
«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando
che il cuore languisse incompreso, e lʼanima se ne stesse neghittosa;
mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dellʼarte le
cure di qualche conforto.
«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma
appena il mio sguardo sʼincontrò nel tuo, appena udii il suono della
tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nellʼanimo mio; al solo
contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un
palpito!
«Oh! Io non so dirti la lotta che sʼimpegnò in me fra la ragione e
lʼaffetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di
mille angosce di innumerevoli tormenti.—Dio mi è testimonio con quanta
ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze;
ma che vuoi? Allʼindomani mi alzai prigioniero; il cuore lʼaveva vinta:
io ti amava!
«Ora mʼodi, o fanciulla, e che le mie parole ti restino impresse.—In
questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore
dellʼesser mio, lʼanima, lʼanima che nellʼabbandonarsi allʼamor tuo
trae un triste presagio sul mio avvenire.—Lo so che tu mi ami, me lo
dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si
può dubitare di tutto, ma non delle prime parole dʼamore che sfuggono
dal labbro di una giovinetta.—
«Io credo adunque colla massima convinzione allʼamor tuo, nè tenterò
per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano.
Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno,
e ti amo!—Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento
aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dellʼamor tuo
farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi
sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il
mio cuore dʼora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, lʼanima
non avrà più una aspirazione che non sia per te.
«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che
esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi
come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte
le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi
dellʼesperienza pratica della vita, si pecca per eccesso dʼentusiasmo.
È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse collʼinscienza di
chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una
prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.
«Ai primi moti dellʼanima, scambierai forse per amore quel facile
accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla
ragione; epperciò la coscienza mʼimpone in questo momento di palesarti
tutti i miei dubbi, ed il tuo amore mi lasciò ancora tanto di
percezione da poter travedere sebbene da lungi il fine di questo dolce
episodio della mia vita.—La confessione che ora ti faccio del mio
convincimento ti servirà per togliere dallʼanima tua ogni ombra di
rimorso che potesse assalirti allorchè il tuo cuore cesserà di battere
per me.—
«Mʼascolta o giovinetta, ascolta lʼamaro vaticinio del mio destino.
«Tu mi ami perchè rappresento la prima promessa del bene che ti apparve
alla mente non appena lʼanima tua tendè alle aspirazioni dʼamore.—Io
invece ti adoro perchè sei lʼultima larva di felicità che ancor sorrida
alle mie speranze; ti adoro perchè col fascino dellʼamor tuo ravvivasti
col soffio della mia esistenza, e mercè tua rivedo il sole in tutta
la sua luce.—Ti amo, e mi avviticchio alla speranza dellʼamor tuo
come il naufrago allʼultima tavola non ancora travolta dal turbinoso
sconvolgersi dellʼonde.
«Il tuo amore è inspirato dal benessere, il mio dallo sconforto, ed
il frutto di questo affetto sarà necessariamente diverso per entrambi
giacchè il tuo cuore amando si apre alla speranza, mentre il mio si
concentra nel dubbio e nel timore.—La tua ricca condizione, la tua
avvenenza ti danno diritto ad aspirare alle dolcezze della vita; il
mondo si apre al tuo sguardo siccome un paradiso di fiori ove ti è dato
lo sciegliere a piacimento.—I piaceri del mondo per quanto falsi e
fuggevoli affascinano, seducono e rapiscono; ed in breve nella varietà
deʼ tuoi desideri, nellʼincertezza delle tue aspirazioni, fra le cure
dellʼuno le sollecitudini dellʼaltro, tu dimenticherai ben tosto il tuo
povero Ermanno che vive solo del tuo amore.
«A poco a poco la memoria di me, cederà il posto ad unʼaltra più
recente, lʼamore per me verrà consumato dallʼamore per unʼaltro, e
nello svolgersi di tante nuove sensazioni nellʼanimo tuo, sarà per me
gran ventura se ti ricorderai qualche volta i tratti del mio volto.—Io
la prevedo questa inevitabile conseguenza; è legge di natura che alla
tua età si mutino spesso inclinazioni ed affetti; ma io o Laura, sarò
sempre lo stesso, lʼimmagine tua sarà lʼultimo sorriso di gioja che
splenderà fino allʼestremo della mia vita.
«I piaceri del mondo non hanno più attrattive per me che ne conosco
la trama; io vivrò della tua immagine; e quando il tuo cuore non avrà
più un palpito per me, quando la mia memoria verrà travolta nella tua
mente, io ti adorerò sempre colla stessa religione, ne accadrà giammai
che ti rimproveri menomamente unʼincostanza alla quale sono già fin
dʼora rassegnato!
«Perdonami Laura, lʼamarezza di queste parole; lo so, esse ti
suoneranno come unʼingratitudine da parte mia, e forsʼanco ti
strapperanno una lagrima di dolore; ma un giorno pur troppo ti
persuaderai che il presentimento del mio cuore era una ben triste
verità.—Ricordati allora o Laura, che nel pronunziare questo fatale
vaticinio, io ti ho anticipatamente perdonata ed assolta da ogni
rimorso.
«Ed ora, fanciulla mia, ora che il mio amore ti ha tutto svelato il
suo dubbio tremendo, ora che questʼanima innamorata ha letto nel
libro dellʼavvenire, tergi le lagrime, ed ascolta la voce del mio
amore:—Tu parti! fra poche ore abbandonerai questa città, e chi sa
quando ci rivedremo.—Addio anima mia! il mio più ardente saluto ti
accompagnerà per via; la mia mente ed il mio cuore saranno sempre teco,
e benedico con tutto il trasporto la buona stella che ti addusse sul
mio cammino.... Addio Laura! in questo estremo saluto si concentra
tutto lʼardore deʼ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza!
Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal
tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo
al fuoco deʼ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò
debitore di tutte le gioje del mio avvenire.—
«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà
solo della tua memoria.—Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui
ti destina lʼelevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che
dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti
nello sconforto della solitudine.—Pensa al tuo povero Ermanno che si
smarrì neʼ tuoi beglʼocchi, e che non avrà mai più pace lontano da te.—
Addio per lʼultima volta!.......... .....................
La povera giovinetta nel terminare la lettura di quelle pagine, aveva
gli occhi molli di lagrime. Lʼamarezza dei sentimenti espressi in
quella lettera, era troppo straziante; Ermanno aveva crudelmente
oppresso il di lei cuore, violando con un orribile dubbio lʼamore
di quella cara fanciulla, giacchè sotto quelle parole velate da
unʼapparente rassegnazione si nascondeva un desolante sconforto.
Era troppo amaro il colpo per il cuore di Laura che amava del più
santo affetto. Egli dubitava dunque di lei perdonando anticipatamente
unʼincostanza che non aveva diritto di supporre? lʼingrato! A tali
riflessioni, Laura sentivasi opprimere di dolore; nullameno rilesse la
lettera.—Anche quelle frasi crudeli le erano care perchè sue, e le
lagrime elle le solcavano silenziose il ciglio contenevano il perdono a
tanta ingratitudine.
Lʼagitazione della gentile fanciulla mentre ripassava le tristi
predizioni di Ermanno, era una forte protesta contro quei dubbi
scagliati con tanta barbarie.
Ella cercò invano nel riposo un poʼ di tregua al profondo dolore che
rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio.
Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo
sullʼalbeggiare ella potè addormentarsi.—Ma ohimè anche i sogni
riproducevano lo strazio dellʼanimo suo; anche in sogno le appariva la
figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua
infelicità.
Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a
tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa
sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di
angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.
Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie
volte la lettera di Ermanno; ciò lʼattristava vieppiù, ma anche
quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi
nellʼaccrescerla.—La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non
avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto,
ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo
movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella
sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei
colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore
ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era
tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar lʼaria
della sera senza venir disturbata dallʼassordante andirivieni di
carrozze.—Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta
sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo
alloggio.
La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi
nel carattere della figlia; ma non ne feʼ gran caso attribuendolo
al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di
distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse
da impiegare bene il tempo.
Tutto fu vano.—Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non
guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso dʼingenuità
che prima le era abituale. Lʼimpressione del distacco erasi alquanto
scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era
sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!
Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla
necessità; collʼesperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno.—È
questo un fatto incontestabile; lʼamore è tanto più grande quanto
maggiore è lʼegoismo chʼesso inspira.—Laura era egoista, perchè amava
per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.
Tuttavolta veniva a calmarla alquanto lʼidea che un giorno o lʼaltro
conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in
cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto
parlare di lui con altri, e ciò era già molto.—Eppoi unʼamico di
Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere
questo pittore ne sentiva simpatia.
Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla.—La memoria di Ermanno era
impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quellʼaffetto già
così grande.
Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua
partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi
dagli sguardi che rivelavano unʼinfinita di pene, una promessa di
lunga fede. Rammentando quellʼistante la giovinetta sentivasi ancora
inumidire le ciglia.
Madama Ramati potè dar passo per alcuni giorni alla mestizia della
figlia quantunque fosse lontanissima dal supporne la vera causa; ma un
giorno stanca di consolarla invano, le disse:
—Sii certa figlia mia che non ti condurrò mai più a Brescia. È
giusto lʼaffliggersi per qualche tempo, ma infine bisogna pure essere
ragionevoli.
Questa minaccia fece divenir Laura più cautelata, e dʼallora seppe
nascondere in faccia aʼ suoi la sua mestizia.