VIII

Il treno su cui viaggiavano Laura e sua madre era diretto, epperciò la

velocità assai maggiore dellʼordinario.—Nello scompartimento di prima

classe da esse occupato, non eravi altri elle un prete dallʼaspetto

venerando.—Madama Ramati erasi collocata in un angolo riparato

dallʼaria; Laura invece stava affacciata allo sportello guardando al di

fuori le campagne che sfuggivano rapidamente siccome le vedute di un

panorama meccanico.

Già da molto tempo ella era assorta in quella contemplazione, quando

la madre la esortò a ritirarsi per evitare gli sbuffi dellʼaria troppo

umida.—Laura ubbidì macchinalmente, e si rincantucciò nellʼangolo

senza far motto.

La poca luce malinconica che mandava il fanale, il monotono rullo

delle ruote, ed il silenzio dei tre viaggiatori davano unʼaspetto di

tristezza alla scena. Il prete dormiva saporitamente, madama Ramati

aveva chiusi gli occhi; soltanto Laura era inquieta ed addolorata. La

povera giovinetta non piangeva più, ma lʼespressione malinconica deʼ

suoi grandʼocchi, era tutta di dolore. Dallo sportello aveva visto

sospirando scomparire lentamente le torri di Brescia, ed allorquando

lʼestrema punta della città si perdette nelle tenebre, la salutò con un

addio che racchiudeva un tesoro di rimembranze.

Il viaggio era lungo, e parve lunghissimo a lei che anelava di

essere in casa sua, nella sua camera per isfuggire la tristezza che

inspiravale il lugubre silenzio che lʼattorniava; e più di tutto per

leggere la lettera di Ermanno, quella cara lettera che avrebbe già

baciata le mille volte se non vi era sua madre.—

Arrivarono finalmente, e Laura nel discendere guardò ancor una volta

sulla via percorsa pensando che per di là ella sarebbe ritornata a

Brescia, presso il suo Ermanno.—Papà Ramati era ad aspettarle, e non

appena le vide uscire dalla stazione, corse ad abbracciare Laura, che

per la prima volta rispose mestamente alle carezze del padre.—Giunta

a casa madama Ramati stanca del viaggio si ritirò; Laura pure poco

dopo entrò nella sua camera ove appena giunta congedò la fante che si

disponeva a spogliarla.—Chiuse la porta a giro di chiave, sedette al

tavolo estrasse dal seno la lettera, la baciò, indi ruppe il suggello e

lesse:

Laura!

«Vengo or ora da te, ed è sotto lʼimpressione delle tue parole che

ti scrivo. La mano mi trema ancora come poco fa fra le tue, il cuore

mi batte violentemente come se fossi a te davanti, il mio sguardo

è tuttora acceso dal fuoco che trovò nel tuo.—Sono espressioni

dellʼanima, accenti del cuore quelli che scrivo. Ascoltami dunque o

Laura.—Nei pochi anni della mia vita trascorsa, io acquistai una ben

triste scienza, la certezza cioè che non havvi per lʼuomo felicità

reale, e dal giorno in cui questa crudele certezza mi apparve chiara

ed incontestabile, diedi lʼultimo addio alle bugiarde speranze della

vita.—

«Lo scetticismo divenne la mia bandiera; lʼarte sola non presentava

per me le impronte caratteristiche di una folle speranza: amai lʼarte

come si ama la donna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me

stesso e lʼintera mia vita.—Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche

lʼarte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più

tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto

che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità

di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva

dannato.

«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e

creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del

cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non

seppero commovere dʼun palpito questo povero mio cuore che assisteva

indifferente allo spettacolo maestoso dellʼuniverso.—

«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando

che il cuore languisse incompreso, e lʼanima se ne stesse neghittosa;

mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dellʼarte le

cure di qualche conforto.

«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma

appena il mio sguardo sʼincontrò nel tuo, appena udii il suono della

tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nellʼanimo mio; al solo

contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un

palpito!

«Oh! Io non so dirti la lotta che sʼimpegnò in me fra la ragione e

lʼaffetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di

mille angosce di innumerevoli tormenti.—Dio mi è testimonio con quanta

ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze;

ma che vuoi? Allʼindomani mi alzai prigioniero; il cuore lʼaveva vinta:

io ti amava!

«Ora mʼodi, o fanciulla, e che le mie parole ti restino impresse.—In

questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore

dellʼesser mio, lʼanima, lʼanima che nellʼabbandonarsi allʼamor tuo

trae un triste presagio sul mio avvenire.—Lo so che tu mi ami, me lo

dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si

può dubitare di tutto, ma non delle prime parole dʼamore che sfuggono

dal labbro di una giovinetta.—

«Io credo adunque colla massima convinzione allʼamor tuo, nè tenterò

per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano.

Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno,

e ti amo!—Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento

aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dellʼamor tuo

farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi

sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il

mio cuore dʼora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, lʼanima

non avrà più una aspirazione che non sia per te.

«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che

esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi

come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte

le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi

dellʼesperienza pratica della vita, si pecca per eccesso dʼentusiasmo.

È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse collʼinscienza di

chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una

prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.

«Ai primi moti dellʼanima, scambierai forse per amore quel facile

accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla

ragione; epperciò la coscienza mʼimpone in questo momento di palesarti

tutti i miei dubbi, ed il tuo amore mi lasciò ancora tanto di

percezione da poter travedere sebbene da lungi il fine di questo dolce

episodio della mia vita.—La confessione che ora ti faccio del mio

convincimento ti servirà per togliere dallʼanima tua ogni ombra di

rimorso che potesse assalirti allorchè il tuo cuore cesserà di battere

per me.—

«Mʼascolta o giovinetta, ascolta lʼamaro vaticinio del mio destino.

«Tu mi ami perchè rappresento la prima promessa del bene che ti apparve

alla mente non appena lʼanima tua tendè alle aspirazioni dʼamore.—Io

invece ti adoro perchè sei lʼultima larva di felicità che ancor sorrida

alle mie speranze; ti adoro perchè col fascino dellʼamor tuo ravvivasti

col soffio della mia esistenza, e mercè tua rivedo il sole in tutta

la sua luce.—Ti amo, e mi avviticchio alla speranza dellʼamor tuo

come il naufrago allʼultima tavola non ancora travolta dal turbinoso

sconvolgersi dellʼonde.

«Il tuo amore è inspirato dal benessere, il mio dallo sconforto, ed

il frutto di questo affetto sarà necessariamente diverso per entrambi

giacchè il tuo cuore amando si apre alla speranza, mentre il mio si

concentra nel dubbio e nel timore.—La tua ricca condizione, la tua

avvenenza ti danno diritto ad aspirare alle dolcezze della vita; il

mondo si apre al tuo sguardo siccome un paradiso di fiori ove ti è dato

lo sciegliere a piacimento.—I piaceri del mondo per quanto falsi e

fuggevoli affascinano, seducono e rapiscono; ed in breve nella varietà

deʼ tuoi desideri, nellʼincertezza delle tue aspirazioni, fra le cure

dellʼuno le sollecitudini dellʼaltro, tu dimenticherai ben tosto il tuo

povero Ermanno che vive solo del tuo amore.

«A poco a poco la memoria di me, cederà il posto ad unʼaltra più

recente, lʼamore per me verrà consumato dallʼamore per unʼaltro, e

nello svolgersi di tante nuove sensazioni nellʼanimo tuo, sarà per me

gran ventura se ti ricorderai qualche volta i tratti del mio volto.—Io

la prevedo questa inevitabile conseguenza; è legge di natura che alla

tua età si mutino spesso inclinazioni ed affetti; ma io o Laura, sarò

sempre lo stesso, lʼimmagine tua sarà lʼultimo sorriso di gioja che

splenderà fino allʼestremo della mia vita.

«I piaceri del mondo non hanno più attrattive per me che ne conosco

la trama; io vivrò della tua immagine; e quando il tuo cuore non avrà

più un palpito per me, quando la mia memoria verrà travolta nella tua

mente, io ti adorerò sempre colla stessa religione, ne accadrà giammai

che ti rimproveri menomamente unʼincostanza alla quale sono già fin

dʼora rassegnato!

«Perdonami Laura, lʼamarezza di queste parole; lo so, esse ti

suoneranno come unʼingratitudine da parte mia, e forsʼanco ti

strapperanno una lagrima di dolore; ma un giorno pur troppo ti

persuaderai che il presentimento del mio cuore era una ben triste

verità.—Ricordati allora o Laura, che nel pronunziare questo fatale

vaticinio, io ti ho anticipatamente perdonata ed assolta da ogni

rimorso.

«Ed ora, fanciulla mia, ora che il mio amore ti ha tutto svelato il

suo dubbio tremendo, ora che questʼanima innamorata ha letto nel

libro dellʼavvenire, tergi le lagrime, ed ascolta la voce del mio

amore:—Tu parti! fra poche ore abbandonerai questa città, e chi sa

quando ci rivedremo.—Addio anima mia! il mio più ardente saluto ti

accompagnerà per via; la mia mente ed il mio cuore saranno sempre teco,

e benedico con tutto il trasporto la buona stella che ti addusse sul

mio cammino.... Addio Laura! in questo estremo saluto si concentra

tutto lʼardore deʼ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza!

Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal

tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo

al fuoco deʼ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò

debitore di tutte le gioje del mio avvenire.—

«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà

solo della tua memoria.—Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui

ti destina lʼelevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che

dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti

nello sconforto della solitudine.—Pensa al tuo povero Ermanno che si

smarrì neʼ tuoi beglʼocchi, e che non avrà mai più pace lontano da te.—

Addio per lʼultima volta!.......... .....................

La povera giovinetta nel terminare la lettura di quelle pagine, aveva

gli occhi molli di lagrime. Lʼamarezza dei sentimenti espressi in

quella lettera, era troppo straziante; Ermanno aveva crudelmente

oppresso il di lei cuore, violando con un orribile dubbio lʼamore

di quella cara fanciulla, giacchè sotto quelle parole velate da

unʼapparente rassegnazione si nascondeva un desolante sconforto.

Era troppo amaro il colpo per il cuore di Laura che amava del più

santo affetto. Egli dubitava dunque di lei perdonando anticipatamente

unʼincostanza che non aveva diritto di supporre? lʼingrato! A tali

riflessioni, Laura sentivasi opprimere di dolore; nullameno rilesse la

lettera.—Anche quelle frasi crudeli le erano care perchè sue, e le

lagrime elle le solcavano silenziose il ciglio contenevano il perdono a

tanta ingratitudine.

Lʼagitazione della gentile fanciulla mentre ripassava le tristi

predizioni di Ermanno, era una forte protesta contro quei dubbi

scagliati con tanta barbarie.

Ella cercò invano nel riposo un poʼ di tregua al profondo dolore che

rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio.

Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo

sullʼalbeggiare ella potè addormentarsi.—Ma ohimè anche i sogni

riproducevano lo strazio dellʼanimo suo; anche in sogno le appariva la

figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua

infelicità.

Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a

tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa

sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di

angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.

Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie

volte la lettera di Ermanno; ciò lʼattristava vieppiù, ma anche

quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi

nellʼaccrescerla.—La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non

avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto,

ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo

movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella

sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei

colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore

ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era

tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar lʼaria

della sera senza venir disturbata dallʼassordante andirivieni di

carrozze.—Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta

sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo

alloggio.

La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi

nel carattere della figlia; ma non ne feʼ gran caso attribuendolo

al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di

distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse

da impiegare bene il tempo.

Tutto fu vano.—Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non

guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso dʼingenuità

che prima le era abituale. Lʼimpressione del distacco erasi alquanto

scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era

sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!

Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla

necessità; collʼesperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno.—È

questo un fatto incontestabile; lʼamore è tanto più grande quanto

maggiore è lʼegoismo chʼesso inspira.—Laura era egoista, perchè amava

per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.

Tuttavolta veniva a calmarla alquanto lʼidea che un giorno o lʼaltro

conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in

cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto

parlare di lui con altri, e ciò era già molto.—Eppoi unʼamico di

Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere

questo pittore ne sentiva simpatia.

Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla.—La memoria di Ermanno era

impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quellʼaffetto già

così grande.

Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua

partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi

dagli sguardi che rivelavano unʼinfinita di pene, una promessa di

lunga fede. Rammentando quellʼistante la giovinetta sentivasi ancora

inumidire le ciglia.

Madama Ramati potè dar passo per alcuni giorni alla mestizia della

figlia quantunque fosse lontanissima dal supporne la vera causa; ma un

giorno stanca di consolarla invano, le disse:

—Sii certa figlia mia che non ti condurrò mai più a Brescia. È

giusto lʼaffliggersi per qualche tempo, ma infine bisogna pure essere

ragionevoli.

Questa minaccia fece divenir Laura più cautelata, e dʼallora seppe

nascondere in faccia aʼ suoi la sua mestizia.

Un bel sogno · 第 24 / 82 题