Sì, mi nascondo, mi nascondo, perchè non voglio che mi veda così orrida.

Non voglio! _(Raccoglie in un attimo la borsa, il velo, la spolverina,

gli scatolini)_ E bisogna ch'egli non sappia che sono già arrivata. Hai

capito?... Hai capito?... Bisogna che non lo sappia!

ENRICO

_(andandole dietro e porgendole lo specchietto)_ E quest'arnese,

cugina?...

NANETTA

_(senza ascoltarlo)_ Io mi nascondo! Addio, addio, addio... _(Esce

difilato per la porta a destra e gliela chiude sul viso.)_

ENRICO

_(voltando le spalle alla porta, resta in asso, interdetto, col piccolo

specchio tra le mani.)_

_(Proprio in questo momento entra, dal parco, CORRADO — recando un

fascio di rose.)_

SCENA UNDICESIMA.

CORRADO

_(nel vedere Enrico, si ferma, meravigliato, in un atteggiamento

scherzoso)_ Che fai con quello specchio, tu?

ENRICO

Niente...

CORRADO

Civettone!... Un bel modo di prepararsi alla vita sacerdotale!

ENRICO

_(con una repentina temerità)_ E se invece io mi preparassi a

rinunziarci, signor Corrado?

CORRADO

_(ha un moto di sorpresa)_ Bravo!... _(Indi, tacendo, gli si avvicina,

piano piano. — Gli solleva il mento. — Lo fissa in un misto di guardinga

commozione e di compiacenza quasi orgogliosa.)_ Ne ho molto piacere.

Meriti... una rosa... colta da me. _(Ne sceglie una e gliela offre.)_

ENRICO

_(ridiventa d'un subito timidissimo e, con una inconsapevole freddezza

diffidente, prende la rosa, in silenzio.)_

(SIPARIO.)

ATTO SECONDO.

_Il _boudoir_ del quartierino occupato da Nanetta. Vi si entra passando

per una veranda che è in fondo, e alla quale si accede, dal parco, per

una scaletta che non si vede. L'angolo destro della stanza è tagliato

dal vano d'un finestrone ad arco; l'angolo sinistro è tagliato da una

specie d'alcova tra le cui tendine, un po' dischiuse, s'intravvede una

piccola camera da letto. L ambiente, concentrato e civettuolo, è reso

anche più grazioso dal capriccio di Nanetta che ha sparsi dovunque

ninnoli bizzarri, pianticelle di serra, soffici cuscinetti ricamati,

fotografie, brani di stoffe preziose. È evidente un po' di disordine

vissuto. Sopra un sofà, un libro. Sulla toletta, tra le spazzole e i

pettini, un asciugamano, qualche nastro, qualche fiore. Sopra una sedia,

un accappatoio._

_E tutto ciò ha un aspetto d'intimità profumata._

_L'uscio della veranda e il finestrone sono aperti._

SCENA PRIMA.

_(La stanza è al buio. Ma dalla veranda e dal finestrone penetrano i

riverberi d'una luce mista, diffusa dalle luminarie del parco

sottostante, dove sta per terminare, in pieno fervore, una festa

campestre. Si scorge qualche luminoso globicino giapponese tra le cime

degli alberi. E, come portate dagli stessi riverberi, giungono le note

di un «two step», sonato a mo' di marcia da una vivace orchestrina, e un

fluttuare di voci femminili e maschili, ora più vicine e più animate,

ora più lontane e più lievi.)_

NANETTA

_(venendo di giù, passa, in fretta, per la breve veranda ed entra. Ella

indossa una veste da ballo estiva, d'una eleganza meno semplice e più

raffinata di quella che s'addice a una fanciulla. Ha il viso sfiorito,

stanco, d'un pallore di sofferenza chiusa. Ha gli occhi cerchiati di

livido, le labbra stirate, e agli angoli della bocca, come un segno

d'amarezza. Appena entrata, si ferma dilatando il petto in un respiro

ampio. Si vede che è venuta urgentemente a cercare la solitudine e il

buio come una liberazione. Indi, nervosamente, si affretta a togliersi i

guanti che lascia cadere a terra, siede presso una scrivanietta, poggia

il viso tra le palme delle mani, quasi invocando di poter piangere. Dopo

qualche momento, comincia, difatti, a piangere, a singhiozzare.)_

_(L'orchestrina cessa di suonare. — A un tratto, una voce si distingue

nel brusìo e si leva, indiscreta. È la voce di Enrico.)_

LA VOCE DI ENRICO

_(chiamando)_ Cugina Nanetta! Ti abbiamo vista, sai! Ci siamo accorti

che te la sei svignata!

_(Poi, subito, si levano altre voci:)_

— È stato un vero tradimento, signorina!

— A me, lei aveva promesso l'ultimo giro di _two step_!

— A me, aveva promesso un pezzetto del velo che non le ho lacerato

abbastanza!

— A me, la gardenia che portava sul petto!

— Venga almeno per lasciarsi salutare.

_(L'orchestrina riattacca la musica del «two step» con più brio di

prima.)_

UNA VOCE FEMMINILE

Anche noialtre desideriamo di salutarla, signorina Nanetta! Non importa

che ci ha rubati i cuori di tutti i nostri cavalieri!

TUTTE LE VOCI

_(si confondono in un crescendo:)_

— Venga! Venga!

— Vogliamo la signorina Nanetta!

— Vogliamo la signorina Nanetta!

_(E dalla veranda e dal finestrone irrompono, come una pioggia,

coccarde, nastrini, lustrini, stelle volanti di «cotillon», mazzetti di

fiori e altri graziosi proiettili, avanzati dal ballo campestre.)_

NANETTA

_(per sedare quel fastidioso diavoleto, trattenendo le lagrime e i

singhiozzi, rabbiosamente, va alla veranda, e in un tono di falsa

cortesia, grida:)_ Chiedo scusa, signori. Chiedo mille volte scusa...

_(Appena ella s'affaccia, scoppiano gioiose acclamazioni e battimani:)_

— Viva la signorina Nanettaaaa!...

QUALCUNO

_(comicamente sbraita:)_ Lasciatela parlare!...

_(Si fa silenzio.)_

NANETTA

Ma no. Nessun discorso. Voglio soltanto pregare tutti e tutte di

perdonarmi perchè sono stata presa da un terribile mal di capo.

_(La piccola folla, giù, accoglie queste parole con un lungo_ oh! _di

desolazione_.)

UNA VOCE

Allora, ci perdoni lei, signorina, d'averla importunata.

UN'ALTRA

Siamo mortificatissimi.

NANETTA

Non c'è di che, signori. E buona notte, buona notte!

_(Rientra bruscamente e si getta sopra il sofà, abbandonando la testa

sulla spalliera.)_

LA PICCOLA FOLLA

— Grazie, signorina Nanetta!

— E mandi via il suo mal di capo!

— Buon sonno e buoni sogni!

LA VOCE FEMMINILE

Senza rimorsi!

LA VOCE DI ENRICO

Basta quella musica, eh!

UN'ALTRA VOCE

Sì, basta! basta! Senza la signorina Nanetta, non si può ballare più!

_(L'orchestrina tace.)_

UN'ALTRA VOCE

_(con intenzione spiritosa, accennando il canto)_ «Cittadini, alle case

tornate!»

_(Si ride. — Il vocìo si allontana.)_

SCENA SECONDA.

ENRICO

_(dalla veranda, premuroso. Egli ha assunto un aspetto di giovanotto

quasi elegante. Indossa lo smoking con una certa disinvoltura. Il suo

volto sembra mutato, con i baffetti che spuntano già, con i capelli

accuratamente ravviati.)_ Come mai, Nanetta?... Vuoi qualche cosa?...

Vuoi il dottor Castoldi?... Se n'è andato or ora: mando un domestico a

raggiungerlo?...

NANETTA

_(ricomponendosi)_ No, Enrico. Sono stanca. Sono nervosa. Nulla di

serio, certamente. Torna giù, tranquillo. Facevi con tanto garbo gli

onori di casa! Devi continuare fino all'ultimo.

ENRICO

Nessuno si avvedrà che sono sparito.

NANETTA

Ma non è corretto.

ENRICO

Si accomiatavano tutti. C'è la mamma per salutarli. E poi... un ballo

campestre, un ballo all'aria aperta, esclude molte formalità. Me l'hai

detto tu stessa, stasera, quando ti chiedevo dei suggerimenti per

sapermi regolare. _(Breve pausa)_ Ti do noia?

NANETTA

_(fredda)_ Al contrario.

ENRICO

Forse, non avrei dovuto entrare senza il tuo permesso; ma ho temuto che

tu stessi male, e, per la fretta d'aver notizie....

NANETTA

Non ti giustificare. Sai bene che tra noi...

ENRICO

E sì!... _(Celiando contro voglia)_ Ho fatto già quattro lunghi mesi di

_apprentissage_ per essere adottato definitivamente come fratello.

Oramai, l'adozione mi spetta.

NANETTA

Senza dubbio.

ENRICO

_(a disagio)_ Ci tieni a restare al buio?

NANETTA

No.

ENRICO

Non ti dispiace se illumino?

NANETTA

Mi è indifferente, caro.

ENRICO

Io, al buio, mi sento mancare il respiro. _(Voltando una chiavetta della

luce elettrica)_ Ah!... Ecco qua!... _Lux facta est_, e sia benedetta la

luce! _(Guardando lei)_ Eccetto però... se vogliamo nascondere d'aver

pianto.

NAVETTA

_(aspra)_ Non è vero che io abbia pianto!

ENRICO

Tu neghi, ma gli occhi rossi ti tradiscono. Hai pianto perchè domani

parte il signor Corrado. E io, invece, ti dichiaro che ne sono

arcicontento. _(Con giovanile impulsività)_ Non è degno di te il signor

Corrado. No, no, e poi no! Ti scalda la testa e ti circuisce, senza

avere, neanche lui, la più lontana idea di sposarti. E questa è

un'azione obbrobriosa!

NANETTA

_(ascoltando, si concentra in sè, con gli sguardi fissi nel vuoto.)_

ENRICO

_(sedendole vicino, sul sofà)_ E io vedo che lo pensi tu pure. Non lo

dici, ma lo pensi. Sì che lo pensi, Nanetta!... E sai qual'è la rabbia

mia? È che io non sia nato un po' prima. Mi tocca a recitare ancora la

parte del _bébé_. Mi è proibito di cantargliene quattro come gliele

saprei cantare!... È un vecchio amico di famiglia? E che me ne importa?

Al vecchio amico di famiglia griderei sul muso appunto che egli ha

abusato della fiducia che si ripone in lui, e che quando, perdio!...

NANETTA

_(troncando severamente)_ Non potresti parlare d'altro, Enrico?

_(Pausa.)_

ENRICO

_(imbronciato)_ Di che devo parlare? È abbastanza logico che io ti parli

di quello che più t'interessa.

NANETTA

È stupido che tu ti adiri perchè neanche il signor Corrado mi sposa. Io

non ci trovo nulla di strano. Per quale ragione dovrebbe sposarmi

proprio lui?... _(Ride amaramente)_ Ah! ah! ah!... Sposare Nanetta! Ci

scherzi?... Cascherebbe il mondo!

ENRICO

A scanso d'equivoci, non supporre che io mi compiacerei molto se ti

sposasse. Che sia stato un Don Giovanni della peggiore risma, tu non lo

ignori; e adesso non è che un disastro ambulante. Per lui, il matrimonio

sarebbe un rifugio da invalido. Bell'affare!... Sì, a furia di

stringarsi, a furia d'imbalsamarsi, la dà ancora a intendere. Ma bisogna

vederlo la mattina, prima che abbia fatto la sua _toilette_! Ha tutti i

connotati d'un vecchietto malaticcio, e ridicolo, per giunta! Gli si

offrirebbe volentieri l'omaggio di un paio di pantofole ricamate e d'un

paio di grucce intarsiate.

NANETTA

Quanta inesperienza, mio buon Enrico, nella tua denigrazione! E poi dici

che ti tocca a recitare la parte del _bébé_. Lo sei così naturalmente!

ENRICO

Perchè? Sentiamo. Perchè? Ti mostro come in una fedele fotografia colui

che suoli guardare attraverso il prisma della tua immaginazione, della

tua illusione. Non c'è nessuna inesperienza in questo.

NANETTA

È una fatica inutile, figliuolo caro, se non addirittura nociva.

Ricordati di non accanirti mai a denigrare un uomo presso la donna dalla

quale, per uno scopo o per un altro, ti premerà che egli non sia amato.

Credi a Nanetta. Affaticandoti a denigrarlo, otterrai, molto

probabilmente, l'effetto opposto. Essa potrà cominciare ad amarlo se non

lo ama ancora, e potrà amarlo di più se già lo ama.

ENRICO

_(bizzoso)_ Oh, va benissimo! Ho inteso. Terrò conto del tuo consiglio.

E sùbito, anzi! Immediatamente!... Ma siccome stasera non riuscirei a

tapparmi la bocca, sai quel che faccio, io, per non continuare a dire

del signor Corrado tutto il male che penso?... Ti saluto e ti lascio!

_(Si alza.)_ Questo ci mancherebbe, adesso: che fossi proprio io a

fartelo amare di più! No, no!... E, del resto, fortunatamente, se ne

va!... Ci libera della sua presenza! E quando non sarà più qui...

cos'è?... ti vestirai a lutto?.. intisichirai per lui?... Ma che!...

Nemmeno per sogno! Con la tua intelligenza e col tuo orgoglio, non è

possibile!... _(Animandosi)_ Vogliamo scommettere che, tra una

settimana, rideremo insieme della tua passionaccia?... E anche di lui

rideremo! _(Vivacissimo)_ Ne sono certo! Scommettiamo? Di':

scommettiamo?

NANETTA

_(inconsapevolmente, si ridà alla sua ambascia. Torna qualche lagrima a

rigarle il volto.)_

ENRICO

_(commosso, guardandola)_ E ricominci da capo con le lagrime?

NANETTA

Santa pace! Sei irritante, con me, stasera!

ENRICO

E tu, con me, sei cattiva! Cerco di soccorrere la tua tristezza

esprimendoti schiettamente ciò che so e ciò che penso, ti dico il

rammarico di vedere per la prima volta le lagrime in quegli occhi che mi

hanno abituato al loro sorriso: e perciò sono irritante?

NANETTA

_(levandosi, esasperata)_ Mi dà una molestia insopportabile il sentirmi

soccorsa o compatita... specialmente quando non ce n'è la ragione. Che

dovrei fare per assicurarti che non è il caso di commuoversi alla mia

sorte?... Dovrei mettermi a cantare, a saltare, a ballare? Ho ballato

per tre ore con tutti gl'imbecilli ai quali è piaciuto di appiccicarmisi

addosso: mi pare che ce ne sia a sufficienza perchè non mi si creda

disposta a morire di dolore!

ENRICO

_(intimidito)_ Tanto meglio, Nanetta! E càlmati, ora! Non voglio che per

causa mia...

NANETTA

_(moderandosi)_ Ma no: non temere... Un po' di collera passeggera...

Null'altro!... E vai, vai, Enrico!... I domestici hanno spento i lumi

del giardino... _(Di fuori, infatti, una densa oscurità ha invasa

l'aria. Si vede soltanto luccicare qualche stella lontana, sugli sfondi

del finestrone e della veranda.)_ È tardi. Bisogna andare a dormire. Mi

hai salutato, ma so bene che se io non ti mando via tu non ti decidi ad

andartene. _(Con una mano sulla spalla di lui, cordialmente)_ A

rivederci, buono mio! E domani, del nostro piccolo diverbio, nemmeno il

ricordo. Vero?

ENRICO

_(con bonaria tenerezza)_ Per me, non c'è pericolo. Io l'ho già

dimenticato.

NANETTA

E anch'io.

SCENA TERZA.

CLOTILDE

_(entra dalla veranda, in gran toilette di occasione. Nel vedere Enrico,

lo apostrofa giovialmente)_ Ah, sei qui, tu? Molto corretto questo

padrone di casa che lascia in asso i suoi invitati!

NANETTA

Gliel'ho rimproverato anch'io, pocanzi.

CLOTILDE

Che sei venuto a fare da Nanetta? Sei venuto a renderle conto delle tue

prime gloriole mondane? _(A Nanetta)_ Hai visto che cicisbeo settecento

vien fuori dal piccolo prete spretato?

NANETTA

_(assorta, ma cercando d'intonarsi)_ Un po' merito mio, perchè sono io

che te lo sto educando.

CLOTILDE

Lo so, lo so che ti sei rubato il mio posto! Per lui, oramai, non c'è

che Nanetta. «Nanetta ha deciso...», «Nanetta vuole...», «Nanetta

desidera...» Io sono l'acca nell'alfabeto! _(A lui, con severità

buffonesca)_ Ma t'ho fatto io, ti prego di credere, e non senza qualche

fastidio!... Se torno a nascere, tutto, fuorchè fare dei figli!

ENRICO

_(celiando)_ Avresti potuto dire: «se torno a maritarmi».

CLOTILDE

Ti tiro l'orecchio, sai. _(Con intima compiacenza)_ Pigli in canzonella

tua madre?

ENRICO

Perchè?... Stasera, sembravi una donna giovane, ed eri la più bella di

tutte... Dopo Nanetta, beninteso.

NANETTA

Non voglio di queste sciocchezze, Enrico!

CLOTILDE

Io le voglio, invece. Mi dà il secondo premio dopo di te. A me conviene.

_(Con leggerezza, con superficialità, mutando)_ Che ti raccontava? Che

ti raccontava? Fammi esilarare.

NANETTA

Niente mi raccontava. _(Si sdraia in una poltrona, un po' appartata.)_

ENRICO

Non avevo niente da raccontarle, mamma. E poi, lasciala in pace. Non ti

accorgi che è di pessimo umore?

CLOTILDE

_(a Nanetta)_ Sei di pessimo umore... Ah, già... Dimenticavo il

meglio... Cioè, il peggio! Hai annunziato alle turbe di avere mal di

capo; ma io ho capito. Oh, se ho capito!... E, anzi, Nanetta mia, se

posso esserti utile...

NANETTA

_(aspra e altera)_ In che, zia?!

ENRICO

_(con calore)_ Bisognerebbe poterle cambiare il cervello e il cuore!

CLOTILDE

Zitto tu, e vai a letto! Di che cosa t'immischi?! A letto, a letto,

subito! _March!_

ENRICO

«A letto subito»! Siamo tornati indietro di quindici anni! _(Scherzoso,

ma non senza quel certo dispetto ch'egli prova quando è trattato da

ragazzo)_ Ti accontento perchè Nanetta mi aveva già licenziato. Se

no...!

CLOTILDE

Bada che te lo tiro l'orecchio.

ENRICO

Sì, sì, domani.

CLOTILDE

Stasera! Stasera! Vuoi vedere come te lo tiro? _(Si slancia, per

chiasso, verso di lui.)_

ENRICO

Mamma, ti prego: non esagerare! _(Le sfugge.)_

CLOTILDE

_(lo insegue)_ Vuoi vederlo?

ENRICO

Uffà! (Via di corsa per la veranda.)

SCENA QUARTA.

CLOTILDE

_(ridendo forte, gli grida dietro:)_ Hai un bel fare il cicisbeo!...

Ancora un bambinone sei!... Bambinone! Bambinone! _(Poi, senza più

ridere, con soddisfazione materna, tornando a Nanetta e dando la stura

alla sua solita parlantina svariata)_ Un magnifico bambinone, però!... E

sono molto contenta che tu gli abbia liquidata la tonaca! Un piccolo

strappo alla volontà del mio povero marito; ma, dopo tutto,... sarebbe

stata una cosa... contro natura. Enricuccio è diventato quello che

doveva essere, benedetto Dio!... Me ne dispiace soltanto... per le sue

future vittime, perchè, fatalmente, anche lui... M'intendo io, m'intendo

io!... Che strage!... _(Mutando)_ Basta, parliamo di te, ora, vittima di

questo mostro autentico, che è una sventura dell'umanità femminile!...

_(Siede.)_ Eppure, sai che stasera mi ero illusa?... Avevo creduto che

l'annunzio brusco della sua partenza fosse stato per te come una

benefica doccia fredda. A vederti così gaia, così brillante!...

NANETTA

Facevo tutto il mio bravo dovere, zia!

CLOTILDE

_(curiosa)_ Come sarebbe a dire!

NANETTA

Ma sì! Ma sì! _(Eccitata dall'amarezza)_ Qualunque sia l'angoscia che mi

stringe l'anima, il mio dovere, in una festa, non è forse quello di

divertire la gente?, di civettare?, di prodigarmi? di farmi credere

pronta a commettere le più grosse corbellerie?... Io debbo essere il

tipo della fanciulla stagionata e discreditata. Questa è la parte che mi

compete, questa è la condanna che mi pesa addosso, e mi ci sono oramai

assuefatta.

CLOTILDE

_(con deferenza pietosa)_ Tu dici delle enormità! Ma che stagionata! Ma

che discreditata!... Non c'è nessuno che non ti ammiri, che non ti

stimi...

NANETTA

Anche il signor Corrado mi stima, non è vero?

CLOTILDE

Sicuro!

NANETTA

E appunto per ciò, se ne va domani, e chi s'è visto s'è visto!

CLOTILDE

Non se ne va mica perchè non ti stimi. Se ne va... semplicemente perchè

lui se n'è sempre andato.

NANETTA

_(accalorandosi)_ Se mi stimasse, non gli parrebbe la cosa più normale

di questo mondo lasciarmi come uno studente lascia una crestaina con cui

abbia avuto un _flirt_ di qualche mese. Se mi stimasse, cercherebbe

almeno di scusare, di giustificare la sua partenza improvvisa. Ma

niente! Niente! Me l'annunziò ieri, dopo colazione, accendendo una

sigaretta. Non un chiarimento, non un gesto di rammarico, non un gesto

di rimpianto, e nella voce una cinica glacialità che mi fece

rabbrividire! Aveva deciso d'andarsene, e non mi disse altro, e a me non

spettava di sapere altro. _(Dolorando)_ Io sono stata per lui la povera

vecchia allodola dalle ali vinte che il cane avvezzo alla preda abbocca

nella siepe per abitudine e dopo averla tenuta un poco tra i denti

depone in un cantuccio, come una bestiola inutile, nè morta nè viva!

CLOTILDE

_(sospirando e sedendole più vicino)_ Mia cara nipote innamoratissima,

tutte le donne troppo innamorate vorrebbero ricostruirsi a modo loro

l'uomo pel quale hanno barattata la pace, ma intanto — conveniamone —

non l'avrebbero barattata per quest'uomo se egli fosse precisamente come

esse vorrebbero ricostruirselo. Corrado Liberti ti ha potuto conquistare

perchè è quello che è: enigmatico, incomprensibile, indecifrabile. Ora,

se ne va? Ti lascia?... Tu ti arrovelli a cercarne la causa, e non la

troverai. Ciò che può soddisfare un tantino la tua giusta curiosità te

l'ho già detto: ha fatto sempre così, se n'è sempre andato, e sempre con

l'aria di fare la cosa più normale di questo mondo. Egli è colui che ha

saputo amare le donne come nessun altro, ma che ha sentito

tranquillamente il bisogno di abbandonare tutte le donne che lo hanno

amato.

NANETTA

_(nervosissima, contenuta)_ Sinora, le donne che lo hanno amato e che

egli ha abbandonate sono state le sue amanti, zia! Il caso è molto

diverso.

CLOTILDE

_(ha un moto inconsulto di risentimento)_ Non perdi mai l'occasione di

essere severa con loro.

NANETTA

Io non le giudico, ma non tollero che mi si paragoni ad esse e non mi

piace che proprio tu me le ricordi... con quel tono d'esperienza

personale!

CLOTILDE

_(imbarazzata e mortificata come una bambina, devia gli sguardi tremoli,

balbettando:)_ Nanetta...

_(Silenzio.)_

NANETTA

_(pentita)_ Scusami... Compatiscimi... E non credermi nè severa, nè

cattiva... Di ciò che può sembrarti cattiveria o severità ti darò una

spiegazione, franca e precisa. Te la devo, del resto, per il bene che mi

vuoi e che ti voglio; e da parecchi giorni desidero di dartela. Vivendo

qui, con te, nell'intimità concessami dalla tua buona cortesia, ho

dovuto per forza rendermi conto di un passato che avrei voluto sempre

ignorare. Tu non ne hai colpa. Sei espansiva... Ti abbandoni alla tua

bonarietà imprudente... Non sai trattenerti dal pronunziare il nome del

signor Corrado ogni volta che mi parli di... tuo figlio, ed è perfino

accaduto che, parlando di lui con lo stesso signor Corrado, hai avuto,

dinanzi a me, un contegno che rivelava limpidamente quel che dovrebbe

essere soltanto il tuo e il suo segreto! Sono stata costretta, ti

ripeto, _a sapere, a sapere_, e ne ho sofferto, e ne soffro. Ecco la

verità, zia. Ed ecco la ragione dei miei scatti involontarii.

CLOTILDE

_(con un'umile trepidanza, quasi temesse nuovi rimproveri)_ Si tratta

d'un passato di vent'anni, Nanetta. Avrò avuto torto di non arrossirne,

avrò avuto torto di non celartelo abbastanza, ma tu... perchè ne soffri?

Come ne puoi soffrire, tu?

NANETTA

È tutto un complesso di cose che mi si aggrava nella mente e nel cuore.

CLOTILDE

Io non le vedo...

NANETTA

Basterebbe l'ombra di quest'uomo, tra me e te!...

CLOTILDE

_(subito, affettuosissima)_ «Tra me e te»!... Alla distanza di

vent'anni?!... No, no, Nanetta! Di che ti preoccupi?!... Di quali

sottigliezze ti tormenti?!... E poi... e poi, io spero che, per quanto

innamorata, nemmeno tu vorrai idolatrare... l'ombra di quest'uomo

eternamente. Non hai più tempo da perdere, Nanetta mia, a inseguire

delle chimere! _(Con uno zelo crescente, pieno di bontà ingenua)_ Ti ci

vuole un marito, oramai. Ti ci vuole un compagno sicuro, che possa dare

un po' di sicura tranquillità alla tua vita. Ne hai il diritto... Dico

male, forse?... Non mi rispondi?... Anche le mie parole d'amica sincera

ti fanno soffrire?!

NANETTA

_(tetra)_ Sì!

CLOTILDE

_(deferente, rassegnata, si alza)_... E allora, me ne vado. _(Pausa.)_

Me ne vado, ma non posso fare a meno, Nanetta, di dolermi assai!... _(È

triste, affettuosamente addolorata e inquieta)_ Tu senti per me un

rancore che non merito...

NANETTA

Non è rancore.

CLOTILDE

E che cos'è?... Non ti capisco.

_(Un breve silenzio.)_

NANETTA

_(quasi con dolcezza, come per rassicurarla)_ Buona notte, zia.

CLOTILDE

_(si allontana. Presso l'uscio di fondo, si volta con la speranza

d'essere richiamata. Si stringe nelle spalle ripetendo, ancora,

desolatamente, col pensiero: «non la capisco» — e via per la veranda.)_

SCENA QUINTA.

NANETTA

_(esausta)_ Finalmente! _(Resta seduta, con la schiena curva, la testa

pesante, il mento sul petto. Poi si alza, lenta, pigra, incerta, quasi

inconsapevole. — Chiude a chiave l'uscio della veranda, chiude i

battenti del finestrone, si avvicina alla toletta, ne accende una

lampadina, siede e fissa la sua immagine nello specchio, con melanconica

curiosità. Si toglie qualche gioiello, qualche nastro. Con

l'asciugamano, che trova sulla toletta, si strofina il volto,

togliendone la cipria.)_

_(Si batte, pianissimo, all'uscio.)_

NANETTA

Nemmeno un bacio: Dramma in tre atti e un epilogo · 第 2 / 6 段