ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME NONO
IL PERFETTO AMORE — =NEMMENO UN BACIO=
REMO SANDRON — Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA-BOLOGNA-TORINO
Copyright by Roberto Bracco, 1917.
PROPRIETÀ LETTERARIA
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882)_.
Copyright by Roberto Bracco, 1917.
Off. Tip. Sandron — 311 — I — 291117
NEMMENO UN BACIO.
_Dramma in tre atti e un epilogo_
rappresentato, la prima volta, dalla Compagnia Stabile del _Manzoni_, al
Teatro Carignano di Torino, la sera del 12 Dicembre, 1912. Protagonista:
TINA DI LORENZO.
PERSONAGGI:
NANETTA D'ALTUNA.
CLOTILDE CARMINETI.
ENRICO CARMINETI, suo figlio.
CORRADO LIBERTI.
CLAUDINE RANIER.
ROSSANA MONTEFLORA.
NINÌ.
AMALIA.
ALBERTINA.
DON GIACINTO TABARRA.
Il signor DE PLANES.
La signora DE PLANES.
Un domestico.
_Nei tre atti l'azione è nei pressi di Napoli, nell'epilogo è a Napoli.
— Dal terzo atto all'epilogo passano circa sedici anni._
ATTO PRIMO.
_Il salotto terreno d'una villa in campagna. In fondo, una gran porta
centrale, spalancata, dà su un breve pianerottolo scoperto, digradante
in un parco di cui si vede il verde delle querce, delle palme, dei cedri
e si vedono i ricami smaglianti delle aiuole. — Un'altra porta a destra,
un'altra a sinistra. Tutti i mobili — un canapè, un tavolino, sedie,
sediolini, seggiole a bracciuoli, seggiole a dondolo — sono di giunchi o
di vimini, variamente dipinti, e compongono un allegro ambiente
multicolore._
SCENA PRIMA.
_(Compariscono, di là dalla gran porta in fondo, il signor DE PLANES e
la signora DE PLANES, a braccetto. — Lui è un uomo sulla quarantina,
bassotto, rotondetto, con le guance rosse, con gli occhi piccoli e
cilestrini. Lei, molto più giovane, quasi quasi gli somiglia. Belloccia,
fresca, grassottella, ha una testolina che par fatta di succhero
candito. Vestono tutti e due con accuratezza goffa. E, di comune, hanno
anche il modo di gestire, di muoversi, di guardare. E si guardano tra
loro a ogni istante come per consultarsi a vicenda, e fanno spesso,
simultaneamente, la medesima mossa, il medesimo gesto. Quando lui parla,
lei approva, tacendo, oppure gli fa l'eco. — Senza staccarsi, si
fermano. Non osano entrare.)_
IL SIGNOR DE PLANES
Sempre così in questa casa! Nessun domestico! _(Pausa. — Si guardano.)_
Vogliamo entrare? _(Pausa.)_ Entriamo.
LA SIGNORA DE PLANES
Entriamo.
_(Si avanzano — Si fermano, di nuovo, nel centro della stanza. —
Guardano intorno e si guardano tra loro.)_
IL SIGNOR DE PLANES
Nessun domestico! _(Pausa.)_ Vogliamo sedere? _(Pausa.)_ Sediamo.
LA SIGNORA DE PLANES
Sediamo.
_(Seggono, insieme, vicinissimi, sul canapè.)_
IL SIGNOR DE PLANES
Qualcuno verrà. _(Pausa.)_ E di qui non ce n'andremo senza aver parlato
con Donna Clotilde.
LA SIGNORA DE PLANES
_(approva.)_
IL SIGNOR DE PLANES
È lei che dovrà dare una lezione coi fiocchi a quel malcreato!
LA SIGNORA DE PLANES
_(approva.)_
IL SIGNOR DE PLANES
A quel farabutto.
LA SIGNORA DE PLANES
_(approva.)_
IL SIGNOR DE PLANES
A quel filibustiero.
LA SIGNORA DE PLANES
_(approva.)_
_(Un silenzio.)_
IL SIGNOR DE PLANES
_(ripensandoci)_ A quell'uomo infernale che mi vorrebbe far fare un...
torto dalla mia pupa!
LA SIGNORA DE PLANES
_(accenna di sì, vivamente.)_
IL SIGNOR DE PLANES
_(stringendosi di più a lei)_ Ma la mia pupa non me lo farà, no!
LA SIGNORA DE PLANES
_(con uno scotimento del dito indice e del capo)_ No, no!
IL SIGNOR DE PLANES
Perchè lei glie ne vuole, del bene, al suo maritino!
LA SIGNORA DE PLANES
Molto!
IL SIGNOR DE PLANES
Cara! _(L'abbraccia.)_
SCENA SECONDA.
ENRICO
_(ventenne — vestito da seminarista — con in mano dei grossi libri,
entra dalla porta a sinistra nel momento in cui il signor De Planes sta
abbracciando sua moglie. Nel vedere la coppia, fa un piccolo salto, e
cerca di deviare. Ma s'impappina e non sa più andare nè avanti ne
indietro.)_
_(Il signor DE PLANES e la signora DE PLANES si alzano confusi.)_
ENRICO
Restino comodi.
IL SIGNOR DE PLANES
Aspettavamo....
LA SIGNORA DE PLANES
Aspettavamo....
ENRICO
Forse, desiderano di parlare con mia madre?
IL SIGNOR DE PLANES
_(guarda la moglie.)_ Già. Lo desideriamo.
LA SIGNORA DE PLANES
_(guarda il marito.)_ Lo desideriamo.
ENRICO
Vado ad avvertirla.
IL SIGNOR DE PLANES
Grazie.
LA SIGNORA DE PLANES
Grazie.
ENRICO
_(esce difilato, a destra.)_
IL SIGNOR DE PLANES
Mi ha visto che t'abbracciavo. E che è? Non siamo coniugi?
LA SIGNORA DE PLANES
_(accenna di sì.)_
IL SIGNOR DE PLANES
E, allora, niente a ridire.
LA SIGNORA DE PLANES
Niente.
SCENA TERZA.
CLOTILDE
_(premurosamente, dalla destra)_ Una visita della coppia De Planes a
quest'ora?... _(Strette di mano.)_ Accomodatevi, prego. E spiegatemi
subito a che cosa debbo questa visita inaspettata. Sono curiosa.
_(Il signor DE PLANES e la signora DE PLANES tornano a sedere,
vicinissimi, sul canapè. CLOTILDE siede su una seggiola a sdraio. — Un
silenzio.)_
CLOTILDE
Dunque?
IL SIGNOR DE PLANES
Questa visita inaspettata, Donna Clotilde, non è una visita.
CLOTILDE
No?...
IL SIGNOR DE PLANES
È una noia.
LA SIGNORA DE PLANES
Una noia.
IL SIGNOR DE PLANES
_(di scatto)_ Per colpa del signor Corrado Liberti!
CLOTILDE
Oh!
IL SIGNOR DE PLANES
Perchè lui, iersera, durante la passeggiata che facemmo in carrozza,...
importunò la mia pupa!
CLOTILDE
Io non me ne accorsi. In che modo la importunò?
IL SIGNOR DE PLANES
Coi piedi.
CLOTILDE
Coi piedi?!
IL SIGNOR DE PLANES
_(guardando la moglie)_ Non è vero, pupa?
LA SIGNORA DE PLANES
_(guarda il marito e conferma)_ Sì, sì, coi piedi.
IL SIGNOR DE PLANES
Coi piedi suoi, lui pestava i piedi della pupa, pestava!
CLOTILDE
_(meravigliata e scandalizzata)_ Questo si permetteva?!.. _(Tentando di
scusarlo)_ Ma no.... Sarà stato per la mancanza di spazio. Eravamo
quattro in una carrozzetta non più grande d'un canestro!...
IL SIGNOR DE PLANES
Altro che mancanza di spazio, Donna Clotilde! Lavorava sott'acqua come
un palombaro... con la speranza che la pupa mi facesse un... torto!
LA SIGNORA DE PLANES
Un torto!
IL SIGNOR DE PLANES
E lei, che ha ingegno, lo capì, e, quando rincasammo, me lo spiattellò,
piangendo, povera pupa, che pareva una grondaia.
LA SIGNORA DE PLANES
Una grondaia.
IL SIGNOR DE PLANES
_(accendendosi)_ L'egregio signor Corrado Liberti crede d'essersi
imbattuto in una delle tante che cominciano dai piedi e finiscono....
Non so se rendo l'idea!
CLOTILDE
La rendete perfettamente.
IL SIGNOR DE PLANES
Ma egli s'è sbagliato d'uscio, Donna Clotilde, e siete voi che dovete
dargli una lezione coi fiocchi! _(Guarda la moglie.)_
LA SIGNORA DE PLANES
_(guarda il marito.)_ Coi fiocchi!
CLOTILDE
Gli muoverò, senza dubbio, un forte rimprovero. Mi sentirà! Vi assicuro
che mi sentirà!
IL SIGNOR DE PLANES
Non basta! Non basta!
CLOTILDE
«Non basta»?... Con un uomo che ha cinquant'anni sonati, basterà. E,
d'altronde, egli è un mio vecchio amico, ed è anche, per me, un prezioso
vicino. Nei mesi di villeggiatura mi allevia le pene della vita
campagnola a cui, per due terzi dell'anno, mi obbligano, aimè, le falle
del mio bilancio!... Non posso mica gridargli: fuori di casa mia perchè
avete pestati i piedi della pupa del signor De Planes! Bisogna che siate
ragionevole.
IL SIGNOR DE PLANES
_(scontento)_ Ragionevole!... Ragionevole!... È una bella parola
«ragionevole»!... Ma, intanto, quel filibustiero farà orecchie da
mercante!
LA SIGNORA DE PLANES
Da mercante!
CLOTILDE
Fidate in me, mio buon De Planes. Da oggi innanzi, la vostra pupa sarà
trattata... come se non avesse piedi. Fidate in me.
SCENA QUARTA.
CORRADO
_(venendo dal parco)_ Permesso?
IL SIGNOR DE PLANES
_(ha come un urto alla schiena e guarda immantinente la moglie.)_
LA SIGNORA DE PLANES
_(ha come il medesimo urto, simultaneo, e guarda immantinente il
marito.)_
CLOTILDE
Permessissimo! _(Con una punta caustica)_ Sempre bene accetto il nostro
caro Liberti!
IL SIGNOR DE PLANES
_(si contorce e gonfia le guance.)_
LA SIGNORA DE PLANES
_(diventa scarlatta e non sa quale atteggiamento assumere.)_
CORRADO
_(avanzandosi)_ Alle undici del mattino siete già in funzione, Donna
Clotilde?... _(Le stringe la mano.)_
CLOTILDE
Questa simpatica coppia aveva qualche cosa da dirmi.
IL SIGNOR DE PLANES
_(rizzandosi sulle gambette come un galluccio che sia per lanciare il
suo chicchirichì)_ E l'abbiamo detta!
LA SIGNORA DE PLANES
_(si alza con lui, e, questa volta, non guarda lui, ma guarda a terra.)_
CORRADO
_(al signor De Planes)_ Ve ne andate quando io arrivo!... Segno
d'inimicizia.... Datemi almeno il tempo di ossequiare la vostra bella
mogliettina.
IL SIGNOR DE PLANES
_(mettendosela subito a braccetto)_ Donna Clotilde, noi ci facciamo un
pregio di salutarvi, e vi leviamo l'incomodo.
CLOTILDE
Ma non ve ne scappate così, signor De Planes!
_(Il signor DE PLANES e la signora DE PLANES, appiccicati tra loro,
l'uno tutto impettito e con la testa eretta, l'altra tutta impastoiata e
con la testa penzoloni, affrettano il passo ed escono dal fondo.)_
SCENA QUINTA.
CORRADO
_(dopo averli seguiti con gli occhi, umoristicamente, si rivolge a
Clotilde)_ Carini tanto!
CLOTILDE
_(si leva minacciosa, piegando le braccia, dimenando il corpo dalla
cintola in su.)_
CORRADO
Che hanno quei due?
CLOTILDE
Siete un portento d'innocenza!
CORRADO
È probabile.
CLOTILDE
Con i vostri capelli grigi e con i vostri dolori articolari dovreste
vergognarvi di persistere nella professione del seduttore!
CORRADO
I dolori articolari li confesso quotidianamente, e non nego i capelli
brizzolati, che, con gratuita esagerazione, vi compiacete di chiamare
grigi; ma non ho di che vergognarmi, perchè la professione del
seduttore, ammesso che io l'abbia esercitata, non la esercito più.
CLOTILDE
Seducete, oramai, involontariamente?
CORRADO
Non ho detto questo.
CLOTILDE
Peggio! Vorreste farmelo credere senza dirlo. Il colmo della vanità e
della ipocrisia!
CORRADO
Ho inteso. È una di quelle giornate in cui sentite il bisogno di
vilipendermi. Mi esibisco con l'abituale mansuetudine; ma permettetemi,
vi prego, di sedere. I suddetti dolori articolari non mi consentono di
ascoltare altrimenti che seduto le vostre insolenze. _(Si sdraia nella
più comoda seggiola a dondolo.)_
CLOTILDE
Come mi diverto di vedervi invecchiare!
CORRADO
Questa, poi, è malvagità. Io, invece, vedendovi invecchiare, mi
rattristo.
CLOTILDE
Impertinente!... Io sono vedova, e le vedove non invecchiano!
CORRADO
Per il marito morto, è indubitato che non invecchiano.
CLOTILDE
_(stizzita)_ Ma parliamo delle vostre nuove gesta, piuttosto!
CORRADO
Parliamone. Non sono io che ho scantonato.
CLOTILDE
_(sedendogli vicina, con bruscheria)_ Per le brevi, caro signore!
Iersera, nella mia carrozza, durante tutto il tempo della passeggiata, i
vostri piedi non cessarono mai di tormentare quelli della signora De
Planes.
CORRADO
Se erano i suoi che tormentavano i miei! Mi dava delle pestate da farmi
bestemmiare.
CLOTILDE
Bugiardo! Quella è una povera marionetta insospettabile.
CORRADO
Vi dico che è così. La signora De Planes ha le estremità intraprendenti.
CLOTILDE
Il fatto è che lei vi ha accusato a suo marito.
CORRADO
È furba la marionetta! Si vede che ha capito che io non ne ho voglia.
CLOTILDE
Siete stato capace d'aver voglia di tanta minutaglia che valeva meno di
lei!
CORRADO
Ecco la vecchia storia!... Mi favorite questa calunnia fin dall'epoca
dei nostri famosi amori: da circa un quarto di secolo! Io ero, allora,
un certo omino che, via, poteva darsi il lusso di scegliere e che,
scegliendo voi, aveva scelto tra quel che la piazza offriva di meglio,
perchè voi eravate un fiore di bellezza, un fiore di eleganza....
CLOTILDE
_(interrompendolo, con ironia)_ Grazie, troppo gentile!...
CORRADO
_(proseguendo ed esasperandosi al ricordo)_ Ebbene, ciò non ostante,
anche allora, mi credevate disposto a ogni più sconcio passatempo.
CLOTILDE
Dispostissimo.
CORRADO
Il che sarebbe stato in completa antitesi con le mie abitudini e con la
mia indole. È strano che le donne imparano subito a conoscere _l'uomo_,
e non possono mai imparare a conoscere... _gli uomini!_ Fanno una
confusione maledetta. Di ciascuno, finiscono col sapere sempre la stessa
cosa: cioè... che è un uomo. E, in fondo, non c'è caso che ne sappiano
altro.
CLOTILDE
Per fortuna!
CORRADO
Avete torto. Conoscendoci meglio, le donne si procurerebbero non di rado
qualche dispiacere di meno e qualche soddisfazione di più.
CLOTILDE
_(sbottando)_ Vi sarei molto grata se mi diceste quale dispiacere di
meno mi sarei procurato io, per esempio, conoscendo meglio la vostra
pregevolissima persona! Mi piantaste da un giorno all'altro dopo
d'avermi trascinata a tradire mio marito fino al punto di mettere al
mondo un figlio vostro!... Avessi pure scoperte in voi le più peregrine
virtù, non avrei potuto farmene che un empiastro! E poi, che ce ne
importa, a noi donne, che ce ne importa delle virtù invisibili dell'uomo
che a noi rivela, intanto, tutta la sua turpitudine, e che si regola con
noi come l'ultimo dei mascalzoni?
CORRADO
_(placidamente)_ Oserei osservare che oggi le vostre escandescenze
offensive scoppiettano d'una terminologia alquanto più energica del
solito.
CLOTILDE
_(con una frivolezza interiore che traspare dalla rabbia ostentata)_ Sì,
caro signore, perchè oggi, ritrovando in voi, più evidente del consueto,
la bricconeria del donnaiolo ch'io sperimentai, mi sento salire alla
gola tutto il fiele che mi faceste ingoiare e mi accorgo che, a traverso
circa un quarto di secolo, non ho ancora digerita l'infamia che mi
commetteste!
CORRADO
Avete la digestione lenta.
CLOTILDE
Come siete spiritoso! _(Con una alzata di spalle, levandosi)_ Ma, già, è
naturale che queste cose non vi facciano nessuna impressione. Avete
perduta ogni sensibilità. Dentro di voi, siete mummificato! _(Fa una
smorfia di disgusto)_ Ih!... che roba!... Basti dire che non date segno
d'una qualunque commozione nemmeno quando vi nomino vostro figlio,
nemmeno quando egli stesso vi è innanzi! Io credo perfino che non vi
ricordiate mai d'avere un figlio, in lui.
CORRADO
_(diventando serio, senza smettere la sua aria di pigra placidezza)_
Siete sempre una gran chiacchierina, mia buona amica!
CLOTILDE
Chiacchierina, io?
CORRADO
E sì! Parlate sempre un po' troppo e un po' a vanvera. La vostra
loquacità scorrazza come un puledro sul prato e va a sbattere spesso...
dove non dovrebbe.
CLOTILDE
Non vi fa comodo ch'io vi parli di vostro figlio?...
CORRADO
Proprio no.
CLOTILDE
Il rimorso!
CORRADO
_(urtato)_ Ma che rimorso!... Rimorso di che?... Vostro marito, per il
quieto vivere o per quella sua floscezza di bigotto, finse di credersene
il padre, e, grado grado, gli si affezionò come un padre autentico.
Sicchè, a questo ragazzo, l'essere nato di straforo non ha arrecato e
non arrecherà nessun danno. _(Accalorandosi)_ Il doloroso è per me che
addirittura lo perderei di vista se non simulassi di villeggiare tre o
quattro mesi dell'anno in questo paesucolo infetto, dove egli è
appiccicato al vischio d'un seminario. Il doloroso è per me, è per me,
che, non potendo influire su lui, debbo rassegnarmi a saperlo avviato,
dal bigottismo del suo falso padre, verso una vita che è fuori la
vita!... Voi, amica mia, non comprendete nulla di tutto ciò, perchè...
vivete soltanto delle vostre parole, come le cicale vivono del loro
gridìo. Di tanto in tanto, vi eccitate a freddo per una qualche
scempiaggine, e, con quella inconsapevolezza che vi distingue, nello
sfogo ozioso, spifferate una frase che mi colpisce dove si nasconde una
piaga.
_(Pausa.)_
CLOTILDE
_(mortificata, mite, e, purtuttavia, volontariamente caparbia)_ Io come
io non vi ritengo sincero. Sarò... una cicala, ma una cicala con
parecchie dita di cervello, checchè sembri a voi. E ragiono a fil di
logica, io. Se ci fosse un fondo di sincerità nelle vostre smanie
paterne, perchè non avreste cercato di legarvi un poco di più a quel
ragazzo?, perchè non avreste cercato di acquistare il diritto di
trattarlo diversamente da come si tratta un estraneo?
CORRADO
_(guardandola, dubitoso)_ Che diamine dite?
CLOTILDE
_(con la leggerezza che le è propria)_ Dico... che vi sarebbe stato
facile diventarne, almeno,... il secondo padre.
CORRADO
Adesso, parola d'onore, sono io che non comprendo.
CLOTILDE
_(affrettandosi per non perdere il coraggio d'esprimere il suo
pensiero)_ Quando morì mio marito, nessuno vi avrebbe vietato di
sposarmi....
CORRADO
_(tornando alla sua calma umoristica)_ Questo è innegabile; ma, cosa
volete!,... non ci pensai.
CLOTILDE
_(con prosopopea burlesca)_ ... Potreste... pensarci ancora.
CORRADO
_(si alza immediatamente)_ Vi saluto, amica mia.
CLOTILDE
_(d'urgenza)_ Badate che ho scherzato.
CORRADO
_(flemmatico)_ Lo so, lo so. Ma sono di quegli scherzi che fanno venire
i brividi della febbre terzana!... Vo' a prendermi qualche raggio di
sole. Mi sentirò meglio.
CLOTILDE
_(rintuzzando per chiasso)_ Sono brutti scherzi davvero! Non mi ci
mancherebbe altro che di finire i miei giorni con voi!
CORRADO
I giorni, poco male. Ma le notti!... Quelle, le finireste male assai!
CLOTILDE
E voi troppo bene!
CORRADO
Custode notturno di antichità nazionali! _(Fa per andare)_ A rivederci.
CLOTILDE
Aspettate un momento, «ultimo dei mascalzoni». Mi metto un cappello ed
esco anch'io. _(Con un'aria misteriosamente solenne per stuzzicare la
curiosità di lui)_ Ho da recarmi alla Stazione. Voi mi accompagnerete
soltanto per un tratto di strada. E, tra un'ora, vi permetterò di far
colazione con noi. Siete invitato.
CORRADO
Vi recate alla Stazione?... Chi è che arriva?
CLOTILDE
Se non ve l'ho detto, è chiaro che non ve lo voglio dire.
CORRADO
_(animandosi e turbandosi)_ Vostra nipote Nanetta?!
CLOTILDE
Ah? Lo sapevate, furfante?
CORRADO
_(con una certa dissimulazione)_ Un mese fa, a Napoli, mi annunziò che
sarebbe venuta, ma io non le prestai fede.
CLOTILDE
_(caricatamente)_ Ci viene! Ci viene! Sissignore!... E ci viene in piena
funzione di signorina emancipatissima: sola e libera come una farfalla
al vento!
CORRADO
Sarà una semplice visita di qualche giorno.
CLOTILDE
No, caro, perchè, in una lettera che ho ricevuta stamane, mi dà le
seguenti notizie. Quel rammollito, che lei ha per padre e che io ho per
fratello, va a scoprire la Scandinavia e la Russia; quella matta di mia
cognata va a imperversare in casa dei suoi parenti a Boston; e lei,
Nanetta — che dovrebbe volersi un po' sbizzarrire anche lei per
consolarsi dei suoi crudeli trentasei anni — ha deciso invece
_(sottolineando)_ di passare tutta la stagione estiva in questa misera
cittaduzza campestre, dove non è mai stata.
CORRADO
_(sempre più turbato e nervoso)_ Tutta la stagione estiva?!
CLOTILDE
Ma io ne sono felicissima! Le voglio molto bene, a Nanetta, per regola
vostra.
CORRADO
Non ne dubito....
CLOTILDE
_(con intensione maliziosa)_ E le ho fatto preparare un bel quartierino
civettuolo, a cui si accede dal parco per una scaletta speciale. Così,
la mia bella nipote potrà lasciarsi rapire comodamente, senza che il suo
rapitore adoperi la scala di seta....
CORRADO
_(irritandosi)_ Ma smettete, Dio buono! Smettete!
CLOTILDE
_(vuotando il sacco all'improvviso)_ Se lei stessa mi ha scritto che
spasima per voi!
CORRADO
_(preso da un'intima agitazione)_ La signorina Nanetta ha, in certo
modo, l'imprudente frivolezza di tutta la vostra famiglia, e, come voi,
attribuisce poca importanza alle parole. Stupisco, non pertanto, che
neppure questa volta le sia sembrato opportuno di misurarle!
CLOTILDE
Oh, questa poi è nuova!... Ce l'avete con lei?... Ne parlate con voce
adirata!... Siete perfino diventato pallido!...
CORRADO
_(ha tutti i nervi in sussulto e prorompe)_ Non ce l'ho con lei, ma non
posso dissimulare che il suo arrivo mi preoccupa, mi sconcerta, mi dà
fastidio. Lei non è per me una donna come un'altra. Fa male a venir qui
ed è incredibile e deplorevole che non ne abbia la coscienza!
CLOTILDE
_(lo guarda stupita. Indi, levando gli occhi e le mani al cielo, con
comicità)_ Santi del paradiso, se veramente quest'uomo ha trovato una
donna che gli mette la tremarella addosso, vuol dire che è venuta la
fine del mondo! _(Esce a destra.)_
CORRADO
_(tra sè — dandosi rabbiosamente un pugno al petto)_ Con venti anni di
meno, forse non tremerei!
SCENA SESTA.
DON GIACINTO
_(entra dal fondo, frettolosamente, strisciando riverenze)_ Riverisco,
signor Corrado. Servo suo. Riverisco. _(È un prete alto, dalla testa
piccola, dalle spalle strette, e disarmonicamente fornito di una
abbondantissima pancia, d'una grossa pappagorgia e d'un lungo naso che
gli s'inarca sulla bocca. Pancia, pappagorgia e naso paiono posticci,
quasi estranei a quella sua figura di spilungone. Egli parla
rapidamente, accompagnando le parole con molti gesti analoghi, e si
muove e cammina con la sveltezza d'una persona magra. Indossa una
zimarra leggera, sotto cui, a ogni suo movimento, il pancione tremola,
come una enorme palla gelatinosa.)_
CORRADO
_(freddo)_ Buongiorno, professor Tabarra.
DON GIACINTO
Un po' caldo, oggi, per chi ha fretta. Son venuto di corsa.
_(Soffiandosi col cappelletto rotondo)_ Otto minuti di ritardo! Dico
otto, saranno sette. Ma son troppi ugualmente! Son troppi ugualmente!
_(Chiamando una volta a destra, una volta a sinistra)_ Enrico!...
Enricuccio!... _(Poi, di nuovo, a Corrado)_ Meno di un'ora per una
lezione! Come si fa? Come si fa, ottimo signor Corrado? La materia è
ampia, gli esami si avvicinano, Enricuccio è fuori di seminario, e temo
che si sbandi, che si sbandi! Ha avuto il permesso per malattia.... Uhm!
Uhm! Malato di pigrizia, starei per dire. _(Chiama una volta a destra,
una volta a sinistra)_ Enrico!... Enricuccio!
CORRADO
Potrebbe darsi che non si senta nato per la vita che gli si è voluta
tracciare.
DON GIACINTO
Ah, no! Ah, no! Ah, no! La stoffa c'è, ottimo signor Corrado. La stoffa
c'è. Natura spirituale, natura ascetica! Tal e quale suo padre.
CORRADO
_(con un piccolo soprassalto)_ Cosa?!..
DON GIACINTO
Asceta vero, asceta puro, asceta purissimo quell'ottimo amico mio,
rapito immaturamente alla devota prole e alla fedele consorte! Marito
non infecondo per doverosa osservanza del settimo sacramento, ma dentro
di lui!... l'asceta c'era, l'asceta c'era. E ne aveva tutta l'infinita
bontà. _(Estasiandosi)_ Era buono! Era buono! Era buono!
CLOTILDE
_(rientrando)_ Chi era buono tre volte, professore?
DON GIACINTO
_(con un profondo inchino d'ossequio)_ Suo marito, signora.
CLOTILDE
Lasciatelo in pace dove si trova, quel poveretto.
DON GIACINTO
Spiegavo all'ottimo signor Corrado l'affinità ereditaria tra Enricuccio
e l'ottimo defunto.
CLOTILDE
Bravo!... Un pensiero felicissimo! _(Per deviare)_ Intanto, Enrico non
sa che siete qui. _(Chiamando forte)_ Enrico!... C'è il professor
Tabarra. Vieni subito.
LA VOCE D'ENRICO
Sì, mamma.
CLOTILDE
Vi raccomando, Don Giacinto: non troppo rigore. Quel ragazzo ha tanto
bisogno di riposo!
DON GIACINTO
Rigore, no. Rigore, no. E, col degno figlio di Don Ubaldo Carmineti,
sarebbe superfluo. Ma sa, mia ottima signora, mia eccellentissima
signora: teologia!... Materia ampia!
CLOTILDE
Restringetela voi un poco.
CORRADO
_(che è già presso l'uscio in fondo, aspettando e sbuffando)_ Gliela dia
in pillole.
CLOTILDE
_(raggiungendolo)_ Voi siete pregato di tacere. Eretico! _(Indi,
voltandosi)_ Restate a colazione con noi, professore, se non avete altri
impegni. _(Via per il parco, seguìta da Corrado.)_
DON GIACINTO
_(andando fino alla soglia, striscia riverenze su riverenze)_ Grazie
distinte, mia ottima signora! Invito graditissimo. Profitterò. Grazie
distinte! Grazie distinte!
SCENA SETTIMA.
ENRICO
_(entra, recando, con ostentazione, i suoi grossi libri. È pallidetto,
d'un pallore di noia e di svogliatezza mal superata. Si avanza mentre
Don Giacinto si sprofonda ancora in inchini sulla soglia.)_ Sono qua,
professore. _(A traverso il suo contegno reverente e untuoso traspare
una certa vivacità contenuta.)_
DON GIACINTO
_(girando su sè stesso)_ Finalmente, vi siete compiaciuto!
ENRICO
_(fa per baciargli la mano.)_
DON GIACINTO
_(la ritira con modestia)_ Meno baciamani, e più studio, figliuolo!
Svelto sveltino, al lavoro, al lavoro! _(Gli prende i libri e li depone
sul tavolino.)_
ENRICO
... E la mamma?
DON GIACINTO
L'ottima signora mamma è uscita in questo momento con l'ottimo signor
Corrado.
ENRICO
_(correndo verso il parco)_ Mamma! Mamma!...
DON GIACINTO
_(correndo dietro di lui e afferrandolo per la sottana)_ Ma dove andate,
adesso?
ENRICO
La mamma mi aveva promesso di raccomandarvi....
DON GIACINTO
_(tenendolo pel braccio e avvicinandolo al tavolino)_ So bene. So bene.
So benissimo. Avete bisogno di riposo. Mettetevi a sedere, e riposatevi.
Parlerò io, lavorerò io, mi affaticherò io. Ma poi sarete bocciato voi.
ENRICO
_(con umiltà artificiosa)_ È interesse mio, professore, di sbrigarmi.
Non vedo l'ora di dedicarmi alla missione che m'è stata assegnata.
DON GIACINTO
_(soddisfatto)_ Questo è parlar da senno, questo è parlar da senno.
Concentriamoci, dunque, mio ottimo Enricuccio, e procediamo.
_(Siedono, dirimpetto, presso il tavolino.)_
ENRICO
_(si concentra.)_
DON GIACINTO
Continueremo, oggi, a lumeggiare il concetto substanziale del
razionalismo e dell'idealismo nella dottrina di San Tommaso, che sarà
sempre la nostra guida superna nell'immensurabile cammino che dobbiamo
percorrere. Dicemmo ieri ciò che, per Lui, sono le «idee». _Idea in Deo
nihil aliud est quam Dei essentia._ Ma... a questo punto soffermiamoci
per non incorrere nelle confusioni del vulgo. _Per hoc excluditur
quorundam error qui dicebant omnia ex simplici divina voluntate pendere
absque aliqua ratione._ È chiaro?
ENRICO
_(che non ha capito nulla)_ ... Non molto.
DON GIACINTO
_(paziente — con una intenzione che vorrebbe essere persuasiva) Voluntas
intellectum sequitur. Bonitatem suam ex necessitate...._
ENRICO
_(animandosi a un tratto e spezzandogli la frase)_ Un'automobile,
professore!...
_(Si ode, infatti, di lontano, il fragore d'un'automobile a tutta
velocità.)_
DON GIACINTO
Cerchiamo di non distrarci, figliuolo! _Bonitatem suam...._
ENRICO
_(tendendo gli orecchi)_ Si sta fermando!
DON GIACINTO
Lasciatelo fermare. Non m'interrompete. _Bonitatem suam...._
ENRICO
Pare che si fermi dal lato superiore della villa. Chi sarà?
DON GIACINTO
Che volete che ne sappia, io?
ENRICO
Ecco: avete sentito?... S'è fermata. _(Scatta in piedi.)_
DON GIACINTO
_(grida)_ Ma state cheto, Enricuccio!
ENRICO
Vado a vedere dal terrazzino.
DON GIACINTO
Io vi proibisco di muovervi!
ENRICO
Non arriva mai nessuna automobile fin qui. Un po' di curiosità,
professore! _(Salta via, precipitosamente, per la porta a sinistra.)_
DON GIACINTO
_(si alza, urla, si congestiona)_ Enricuccio, dico!... Voi trattate il
vostro maestro come se fosse un citrullo vestito! Non è questo il modo
di comportarvi!... E che San Tommaso vi potete imparare, così? _(Poi,
tra sè, agitandosi)_ Io mi vedo perduto. Io mi vedo perduto. Il tempo
stringe. La materia è ampia! E fa caldo, per giunta.... Fa caldo! _(Si
soffia col suo cappelletto.)_
SCENA OTTAVA.
NANETTA
_(di fuori, vociando)_ Zia Clotilde!... Zia Clotilde!... _(Indi, più
velocemente)_ Zia Clotilde! Zia Clotilde! Zia Clotilde! Zia Clotilde!
DON GIACINTO
Oh Oh! Che carrucola!
NANETTA
_(entra a passi rapidi, ripetendo_:) Zia Clotilde! Zia Clotilde! Zia
Clotilde! _(Vede Don Giacinto e, senza badargli, senza fermarsi, lo
saluta appena)_ Buon giorno, signore! _(Fa un giro per la stanza
continuando vertiginosamente)_ Zia Clotilde, zia Clotilde, zia Clotilde,
_(infila la porta a destra)_ zia Clotilde, zia Clotilde.... _(La sua
voce si allontana.)_
DON GIACINTO
_(l'ha seguìta con lo sguardo, intontito.)_
ENRICO
_(tornando)_ Ho visto slanciarsi dal cancello superiore del parco una
signora; ma non ho capito chi è.
DON GIACINTO
Io, invece, l'ho capito. È una maniaca. Sicuro! Una maniaca che ripete
cento volte in un minuto «zia Clotilde».
ENRICO
Una maniaca?!.. Ma no.... Dov'è?!..
DON GIACINTO
Sta perlustrando liberamente tutta la casa. Eccola qui!...
NANETTA
_(di dentro)_ Zia Clotilde, zia Clotilde, zia Clotilde.... _(Venendo
diritta, s'incontra, di faccia, con Enrico e gli si ferma davanti)_ Oh
oh!... Il cuginetto prete, forse?... _(Vivacissima)_ Io so d'avere un
cuginetto prete, o quasi prete. Siete voi?
ENRICO
_(guarda impastoiato.)_
NANETTA
Se è certo che siete mio cugino, vi do subito del tu e vi abbraccio.
ENRICO
_(sempre più impastoiato)_ ... Io sono Enrico.
NANETTA
Io sono Nanetta.
ENRICO
Ma sì.... Ora vi riconosco. Da che sono entrato in seminario non ho
avuto più l'occasione di vedervi. Là per là, non potevo riconoscervi.
NANETTA
E io, ugualmente. Mi ti ricordavo un puttino, ti ritrovo uomo. Cioè...
cioè: _uomo_ non è la parola esatta. Vestito in cotesta maniera!...
ENRICO
È vero.
DON GIACINTO
_(preso da una specie di spavento, si agita più che mai, tentando di
appartarsi. Sembra un pappagallo che, in allarme, si rabbuffi.)_
NANETTA
_(a Enrico, con brio crescente)_ Intanto, non ti ho abbracciato. _(Fa
per abbracciarlo.)_
ENRICO
_(evitando, arrossendo)_ No, no.... Grazie....
NANETTA
Guarda lì. Sempre lo stesso!... Nemmeno quando eri un mocciosetto ti
lasciavi abbracciare da me. _(Si scioglie il fitto e abbondante velo che
le avvolge la testa.)_ E ricordo che me ne arrabbiavo, perchè i bambini
erano la mia adorazione e la mia aspirazione. Avevo poco più di
vent'anni e già avrei voluto esser madre di tre o quattro marmocchi.
_(Con capricciosa mutevolezza, indicando Don Giacinto, abbassa la voce,
ma non tanto che egli possa non udire.)_ E dimmi: quel signore, che è
più prete di te, chi sarebbe?
ENRICO
_(sulle spine — presentandolo)_ Il mio maestro di teologia: il professor
Tabarra.
NANETTA
_(affrettandosi a presentarsi da sè e a stringergli la mano)_ Nanetta
d'Altuna, felicissima di conoscerla! Io non so bene di che si tratti, ma
deve essere interessante la teologia....
DON GIACINTO
_(con una gran voglia di svignarsela)_ Sì.... È probabile.
NANETTA
Assisterò volentieri a qualche lezione. Purchè sia roba per signorine,
beninteso,... come, per esempio,... _Il padrone delle Ferriere, Il
romanzo d'un giovane povero...._
DON GIACINTO
_(storce il viso, fa gli occhi d'un bue.)_
NANETTA
_(gettando, a molta distanza, sul canapè, il velo che s'è tolto e la
borsetta di viaggio)_ A scanso d'equivoci, professore, io sono ancora
una signorina. Forse lei ne ha dubitato vedendomi giungere qui, tutta
sola, in automobile. Ma io, oramai, americaneggio, sa. Ho fatto per
troppo tempo la signorina italiana. N'ero stufa! Due piedi in una
scarpa.... Capirà!... E poi ce l'ho nel sangue un po' d'America. Mia
madre — la moglie dello zio di Enrico — è un'americana. A lei,
professore, evidentemente, non piacciono le signorine americaneggianti
come me.
DON GIACINTO
Se non ho aperto bocca!...
NANETTA
Scusi: perchè non le piacciono?...
DON GIACINTO
Chiedo licenza.... I miei rispetti, i miei rispetti, i miei omaggi, i
miei ossequi.... _(Se la svigna verso il parco, tenendosi con una mano
la pancia, mettendosi con l'altra il cappelletto sul cocuzzolo.)_
ENRICO
E la lezione, professore?!
DON GIACINTO
_(allungando le gambe e uscendo)_ Tornerò! Tornerò, figliuolo! Tornerò.
Tornerò.
SCENA NONA.
NANETTA
È buffo il tuo professor Tabarra!
ENRICO
_(timido)_ E voi... voi siete... piuttosto allegra, mi pare.
NANETTA
Altrochè.... _(Effimera)_ Allegrissima! E sin dalla nascita sono
allegrissima! Di solito, si nasce piangendo?... Mi è stato assicurato
che io, viceversa, nacqui ridendo. _(Col pensiero saltellante)_ Ma,
dunque, che n'è di questa zia Clotilde? Dove si cela?
ENRICO
La mamma è uscita insieme col signor Liberti.
NANETTA
Ahi... Col signor Corrado?
ENRICO
Lo conoscete molto?
NANETTA
_(con una particolare intonazione)_ Sì, abbastanza!... Che siano andati
alla stazione per ricevermi?... È possibile, perchè io avevo annunziato
alla zia il mio arrivo senza avvertirla che sarei venuta in automobile.
ENRICO
Mi duole che la mamma non sia in casa....
NANETTA
Mentre sto ad aspettarla, mi terrai compagnia tu, spero.
ENRICO
Come volete.
NANETTA
E sarai, certamente, molto cortese, molto galante. Ti è proibito di
essere galante?
ENRICO
_(confuso)_ Non credo.
NANETTA
Se non ti è proibito, comincia col togliermi questa spolverina.
_(Svoltandosela già sulle spalle)_ Articolo primo della galanteria:
«L'uomo deve togliere la spolverina alla donna».
ENRICO
_(preoccupato)_ Mi proverò.
NANETTA
Animo, cuginetto, chè pericoli non ce ne sono!
ENRICO
_(goffamente, cerca di eseguire.)_
NANETTA
Aspetta, che mi laceri qualche cosa. Ciò non è prescritto dal codice
della galanteria. Anzi! Divieto assoluto di lacerare!... Pianino
pianino.... Bravo!... Così!...
ENRICO
_(soddisfatto)_ Devo togliere altro?
NANETTA
Ah, no!... Togliere altro, no! E adesso, tu mi inviti a sedere, e io
seggo: io t'invito a sedere, e tu siedi.
ENRICO
_(resta lì, immobile, attento, a guardarla, tenendo la spolverina,
delicatissimamente, come se fosse una preziosa ragnatela, con la punta
delle dita.)_
NANETTA
Non hai inteso?
ENRICO
_(scotendosi)_ Ho inteso, sì! Ecco.... _(D'urgenza, pone la spolverina
sul canapè, afferra una sedia e gliela offre.)_
NANETTA
_(siede)_ Benissimo. _(Indi, con i gesti, gli dice di pigliare un'altra
sedia e di sedere presso di lei, dirimpetto.)_
ENRICO
_(obbedisce.)_
NANETTA
Benissimo! _(Pausa. E, d'un subito, assillata da un'impellente
curiosità, vivamente comincia)_ Sicchè... _(Ma s'interrompe e si
trattiene per non rivelarsi.)_
ENRICO
Sicchè?...
NANETTA
Di che cosa vogliamo discorrere, cuginetto?
ENRICO
A vostro piacere.
NANETTA
Discorriamo un po'... discorriamo un po'... del signor Corrado. Eh?
ENRICO
Discorriamo un po' del signor Corrado.
NANETTA
Qui, in campagna, lo vedete spesso, voialtri?
ENRICO
Assai spesso lo vediamo. Egli è di casa. E poi il villino suo è
attaccato alla nostra villa. I due parchi ne formano quasi uno solo. Non
li divide nemmeno una siepe.
NANETTA
_(arzigogolando per conto suo, tace.)_
_(Un silenzio.)_
ENRICO
_(per prolungare il discorso)_ Se non m'inganno, una volta, anche quel
villino apparteneva a noi: alla famiglia Carmineti.... E, una ventina
d'anni fa, egli deve averlo comprato dal mio babbo, di cui era intimo
amico.... Perciò i due parchi....
NANETTA
No, vedi, di tutto questo non me ne importa niente.
ENRICO
_(con semplicità)_ Discorrevo del signor Corrado per accontentarvi.
NANETTA
_(irrequieta, bisbetica)_ Te ne ringrazio, ma.... passiamo oltre. Basta
di lui! Sì, basta, basta! Perchè non ci occupiamo di te, invece? Ne so
così poco! Desidero saperne un tantino di più.
ENRICO
_(con una certa emozione)_ Non ne vale la pena....
NANETTA
_(canzonandolo graziosamente)_ O cielo! Com'è modesta Sua Eminenza!...
_(Mutando)_ Ma sai che quanto più ti guardo più mi sembri diverso da tuo
fratello primogenito? Siamo stati insieme, a Napoli, parecchie ore, di
recente. Posso far bene il raffronto. Nessuna rassomiglianza tra voi
due. Nessuna! E io preferisco te. Egli, si capisce, ha i vantaggi che
gli dànno l'uniforme d'ufficiale di marina e il suo tenore di vita
brillante. In complesso, intendiamoci, è un amore di giovanotto. Ma in
te c'è più fondo: c'è un non so che di più intrinseco. Ho l'occhio
esperto, io!... È proprio un peccato che ti sei fatto prete!
ENRICO
Cioè... cioè... mi farò prete. Non lo sono ancora.
NANETTA
A vederti si direbbe di sì.
ENRICO
Ce ne vuole del tempo prima ch'io sia in grado d'ordinarmi _in sacris_.
Per ora, sto chiuso in seminario.
NANETTA
Io t'ho trovato qui. Hai l'ubiquità di Sant'Antonio?!
ENRICO
Ho avuto una licenza per ragioni di salute.
NANETTA
Per ragioni di salute!... Povero figliuolo!... Di che sei malato?
ENRICO
Non saprei.... Lì, in seminario, avevo dei turbamenti, dei capogiri,
degl'incubi....
NANETTA
Oh, che brutta storia è questa!... Ma di' a Nanetta, ragazzo: in
sostanza, te la senti o non te la senti la vocazione?
ENRICO
Quale?
NANETTA
Dio benedetto, la vocazione del sacerdote!
ENRICO
Me la sento, me la sento.
NANETTA
In coscienza?
ENRICO
In coscienza.
NANETTA
La mia impressione è che quella non sia una faccia di sacerdote.
ENRICO
A poco a poco, lo diventerà.
NANETTA
Lo diventerà se ti truccherai, come fanno gli attori. Ma, sotto la
truccatura, ci resterà sempre una faccia destinata... a tutt'altro.
ENRICO
A che?
NANETTA
Auff!... Che domanda oziosa!
ENRICO
Io non capisco.
NANETTA
Neanche approssimativamente?
ENRICO
_(abbassando gli occhi)_ E come potrei capire, cugina?
NANETTA
_(con un lieve sgarbo, alzandosi)_ Vai, vai!... Vedo che in seminario ti
hanno già inoculati... _i semi_ della finzione!
ENRICO
_(mostrando un improvviso rammarico)_ Non dovete, per un nonnulla,
formarvi un cattivo concetto di me.
NANETTA
È inutile. La finzione non mi garba, non mi piace. È inconciliabile col
mio temperamento. Guarda: io ero felice del nostro incontro come se
avessi ritrovato, dopo una lunga lontananza, un fratellino fatto grande;
e quel tuo contegno di monacella al confessionale mi guasta tutto.
ENRICO
_(per giustificarsi)_ Eppure, cugina... se voi vi metteste nei miei
panni....
NANETTA
Sarei un seminarista alquanto sospetto in seminario!
ENRICO
No, non scherzate su questo!... Se vi metteste nei miei panni,
intendereste voi stessa che qui dentro _(accenna agli abiti che porta)_
si finge un po', è vero, ma si finge inconsciamente....
NANETTA
E, per giunta, ti ostini a darmi del _voi_, il che mi riesce
opprimente!... Come si fa a dare del _voi_ a una cugina?... E poi, è
così bello il _tu_! È così buono! Aiuta a diventare schietti, a
diventare leali....
ENRICO
Ma non è rispettoso e il dover mio è di rispettarvi.
NANETTA
Obbligatissima! Non voglio essere rispettata. Il rispetto mi accresce
gli anni. Ne ho già abbastanza.
ENRICO
Vorrei averli io gli anni che avete voi!
NANETTA
Perchè tu, con gli anni che ho io, saresti per lo meno vescovo; ma io
non lo sono. _(Con burlesca imperiosità)_ Insomma, poche chiacchiere: se
da oggi innanzi non mi dai del _tu_, ti abolisco come fratello!
ENRICO
_(animandosi, levandosi)_ «Da oggi innanzi» avete detto?...
_(Correggendosi e ripetendo per abituarsi:)_ «hai, hai detto», «hai
detto».
NANETTA
Da oggi innanzi: precisamente.
ENRICO
_(giubilante)_ Ciò significa che resterai un pezzo con noi!
NANETTA
Chi lo sa! _(Sospirando)_ Io lo spero!... Dipenderà da un affaraccio!
ENRICO
Da un affaraccio?!..
NANETTA
Purtroppo, cuginetto! Tutta la mia vita dipende, oramai, da uno di
quegli affaracci che càpitano addosso, quando il diavolo ci mette la
coda. Lo conosci personalmente, tu, il diavolo?
ENRICO
_(sorridendo con riservatezza)_ Personalmente, no.
NANETTA
Io, sì. Tu vedessi che po' po' di coda!... Ci si inciampa e non c'è più
modo di trovare l'equilibrio. _(Con una scherzosa aria di mistero)_ Sono
innamorata, pretino mio!... Accidenti all'amore e a chi lo inventò!...
Non furono mica Adamo ed Eva, sai. Quei due lì inventarono una faccenda
più pratica.
ENRICO
_(di nuovo imbarazzatissimo, riabbassa gli occhi.)_
NANETTA
Vieni qua! Vieni qua! _(Espansiva, quasi gioconda, tirandolo per la
tonaca, lo fa risedere, accanto a lei, sul canapè ingombrato dal velo,
dalla borsa, dalla spolverina.)_ Ora che siamo intimi, possiamo tornare
utilmente al nostro degno signor Corrado. Raccontami tutto! Mettimi al
corrente!... Come impiega il suo tempo?... Sempre attorno alle donne,
immagino! Sempre in cerca d'avventure! E, in mancanza di meglio, si
_arrangia_ coi prodotti campestri! Non ho indovinato?
ENRICO
_(col fiato corto, arrossendo)_ Sono cose che io ignoro.
NANETTA
No, cuginetto bello! Se ricominci a fare l'ingenuo, mi casca il pane di
bocca!... Tu devi secondarmi. Devi agevolarmi anche!
ENRICO
In quello che mi è permesso....
NANETTA
Santa pazienza! Questa tua futura mitria è un castigo di Dio.... Be', mi
darai, almeno, delle informazioni d'altro genere. _(Tutta accesa, le
pupille sfavillanti)_ Per esempio, dimmi, dimmi: parla mai di me, lui,
con la zia? E, se ne parla, come ne parla?... Mi loda? Mi ammira? Mi
biasima? Mi disprezza?
ENRICO
In verità, non mi consta che con lei parli di voi.... Uh! m'è scappato
il voi per isbaglio.
NANETTA
Vile!
ENRICO
Chi?
NANETTA
Lui.
ENRICO
_(genuinamente)_ Il signor Corrado è vile?!
NANETTA
Vilissimo. Già, tutti gli uomini sono vili. E quando, eccezionalmente,
non sono vili, sono uomini per metà.
ENRICO
Forse, cugina, è per l'inconveniente della viltà che sinora non ti sei
voluta maritare?
NANETTA
_(con un clamoroso slancio di sincerità)_ Non mi son voluta maritare io?
Dio degli dei, io ne ho avuta costantemente la buona intenzione!
Sull'inconveniente della viltà sarei stata prontissima a chiudere gli
occhi! Che diamine!
ENRICO
E allora?...
NANETTA
Ti pare strano ch'io sia rimasta a terra? Hai ragione! Si vede che sei
un ragazzo molto intelligente. E bada che sono stata amata da un'enorme
quantità di uomini.... Un esercito!... Senonchè, quei pochi ch'erano
disposti a sposarmi mi disgustavano tanto ch'io non me li sarei presi
per marito neppure con la certezza d'avere un regno, e tutti gli altri
poi mi amavano svisceratamente... a condizione di non sposarmi.
ENRICO
_(sbigottito)_ Oh!... E perchè?
NANETTA
T'interessa di saperlo?
ENRICO
Sicuro che m'interessa!
NANETTA
Ma, caro il mio pretino, tu sei un tesoro!... Finalmente trovo qualcuno
che mi autorizza a parlare dei miei guai! Mi sembra di togliermi un
bavaglio!... Una disgraziata fanciulla matura, tra gli altri suoi
tormenti, ha quello di dover serbare un disinvolto silenzio sulle sue
disgrazie antimatrimoniali! C'è da morirne!... Tu mi domandi perchè mi
hanno amata a condizione di non sposarmi? Te lo dico subito: perchè io
ho i connotati della donna poco sposabile.
ENRICO
_(protestando)_ Ma che!
NANETTA
È così. Dev'essere così, pretino mio. È la sola spiegazione logica. Io
riconosco che mi si debba credere disadatta al matrimonio da quando, per
dispetto, faccio il comodo mio; ma se non mi fossi persuasa d'avere dei
connotati speciali io non potrei spiegarmi quel che mi è accaduto anche
prima, quel che mi è accaduto sempre! Appena giovinetta, già sentii
intorno a me qualche cosa di molesto, qualche cosa di offensivo. E al
primo uomo da cui ebbi una dichiarazione d'amore parve naturalissimo di
slanciarsi per darmi un bacio.
ENRICO
_(quasi interrogandola con gli occhi pieni d'ira)_ Ma non te lo
diede!...
NANETTA
Ah, no! Fui più svelta io a dargli uno schiaffo.
ENRICO
_(con fiera soddisfazione)_ Perbacco!
NANETTA
E quanti altri ho dovuto darne fino a oggi!
ENRICO
_(esaltandosi di ammirazione e cercando le parole)_ Ma, dunque,... tu
sei... tu sei...
NANETTA
Io sono, nè più nè meno, come dovrai essere tu se ti metterai sul serio
a fare il sacerdote.
ENRICO
Già!
NANETTA
A ogni donna che vorrà regalarti un bacio, _ttà_, un ceffone.
ENRICO
_(ostenta una risatella)_ Eh eh eh eh!
NANETTA
Ci ridi?... Meglio non riderci, caro. Se ne danno magari cento con un
gusto matto, ma è probabile che il centunesimo si dia di mala voglia,
perchè... a lungo andare... So io quello che dico! _(Infervorandosi e
infervorandolo)_ Vuoi un consiglio da Nanetta, pretino?... Giacchè sei
ancora in tempo, smettila! smettila!
SCENA DECIMA.
_(Dalla porta del parco, DON GIACINTO, inosservato, fa capolino come per
spiare.)_
ENRICO
_(emozionatissimo, continua a ridere ostentatamente)_ Sì, smetterla!...
Come se fosse niente!... A consigliare si fa presto!...
NANETTA
Chi ti obbliga?... Fammi capire. Chi ti obbliga?... La mamma, forse,
soffiata da quel pappagallone del professor Tabarra?
DON GIACINTO
_(che, attratto dall'argomento, si è avanzato fino alla soglia,
trasalisce allungando il naso e, sulla punta dei piedi, tutta la
persona.)_
ENRICO
Nessuno mi obbliga, ma io so che ci teneva molto la buon'anima del
babbo.
NANETTA
_(con crescente animazione)_ Non importa! La buon'anima del babbo ti
assolverà. Mandagli delle scuse all'altro mondo, e getta al vento il
collarino! Hai avuto il piacere di nascere uomo, perdinci, e vai a
cacciarti nella medesima galera, nei medesimi ceppi da cui sono
martirizzate le povere donne senza marito!
_Enrico_
_(ride più di prima, ma il suo riso è divenuto nervoso)_ Non dire così,
cugina, che mi spaventi con le tue parole...
NANETTA
_(presa da una bizzarra giocondità aspra e chiassosa)_ Viva la libertà,
pretino mio! Io lo grido come dal fondo di una prigione, tu puoi
gridarlo all'aperto, con l'impeto d'una locomotiva in partenza!
_Enrico_
_(in una repentina ebbrezza d'eroismo bambinesco)_ Orbene, cosa credi?
Che io abbia paura di gridarlo?.. T'inganni a partito. Io so averne del
coraggio, se voglio. Viva la libertà!
NANETTA
_(che, in questo momento, con la coda dell'occhio ha scorto Don
Giacinto)_ E abbasso il professor Tabarra!
DON GIACINTO
Eeeh?!... _(Fa un salto e, all'istante, se la dà a gambe.)_
ENRICO
_(voltandosi, spaurito)_ Chi è?
NANETTA
_(dissimulando)_ Nessuno.
ENRICO
Io ho udita una voce.
NANETTA
Io non ho udito niente.
ENRICO
_(corre alla porta e allibisce.)_ Era proprio il professore!
NANETTA
_(raggiunge Enrico, battendo le mani, schiamazzando)_ L'avevo visto,
sai! Faceva la spia... L'avevo visto!... Guarda, guarda come l'ho messo
in fuga!... _(E, mentre si diverte a guardarlo fuggire, ha una forte
scossa e cessa di schiamazzare.)_ Cugino!... È lui o non è lui?
ENRICO
È il professore: te l'accerto.
NANETTA
Ma no! Non parlo più di quel coso. Dico: laggiù, nell'altro viale...
ENRICO
Ah, nell'altro viale è il signor Corrado. Si avvia appunto da questa
parte.
NANETTA
_(assalita da un orgasmo folle, va di qua e di là per la stanza)_
Poveretta me! Sono tutta devastata dalla polvere... Sono tutta
scarruffata... Avresti potuto condurmi nella stanza di toilette della
zia, piuttosto che chiacchierare di tante sciocchezze!
ENRICO
Sei stata tu a volerne chiacchierare!
NANETTA
Non so perchè, io non mi aspettavo che venisse adesso! Pretino mio, che
sbattimento di cuore! Vuoi sentire?...
ENRICO
Non è necessario: me l'immagino...
NANETTA
E che gli accade a quel vilissimo uomo che non arriva ancora?
ENRICO
Ha i dolori articolari alle gambe.
NANETTA
Non è vero! Non può averli, lui, i dolori articolari! _(Torna, febbrile,
alla porta in fondo)_ È lì! S'è fermato nell'aiuola e coglie dei fiori.
_(Rientra rapidamente)_ Tanto meglio! Avrò il tempo di riparare un po'
alle avarie. Devo avere una faccia pallida, gialla, verde... In questo
salotto non c'è neppure uno specchio!... Ma fortunatamente ho io tutto
quel che mi occorre... _(Si dà da fare con una prodigiosa celerità. Cava
dalla sua borsa uno specchietto col manico e due scatolini)_ Presto, a
te: tienimi bene il mio specchietto: il più crudele, ma il più sincero
dei miei amici.
ENRICO
_(piglia lo specchietto e lo regge a due mani, pel manico, come i
sacerdoti reggono il calice della messa_.)
NANETTA
_(apre i due scatolini: uno contiene la cipria, l'altro il rossetto_.) E
qui dentro c'è la gioventù e c'è la bellezza. Vedrai! _(Si mette davanti
allo specchietto.)_ Più su!
ENRICO
_(lo alza troppo.)_
NANETTA
Più giù!
ENRICO
_(lo abbassa troppo.)_
NANETTA
_(si curva, si raccorcia per guardarsi.)_ Misericordia, come sono
mostruosa, oggi!
ENRICO
Non mi pare, cugina...
NANETTA
_(dandosi il rossetto e la cipria)_ Più su!... Più giù!... Più su!...
_(Irritata, imbizzita, sconfortata)_ Ma già, è lo stesso. O più su, o
più giù, questa roba mi fa anche più mostruosa!...
ENRICO
_(con semplicità)_ Che ti faccia meno bella è certo.
NANETTA
_(ha una nuova scossa: il sangue le dà un tuffo alla testa)_ Se non mi
sbaglio, un rumore di passi!... Io mi nascondo.
ENRICO
Ti nascondi?!...
NANETTA