[1] SPALLANZANI, _Viaggio alle due Sicilie_.
[2] Affatto recentemente il mio amico Doria, ritornando dalla Persia,
trovavasi a bordo d’un grosso vapore del Llyod, quando, verso il capo
Matapan, si videro d’un tratto gettati sul ponte del bastimento un gran
numero di calamaj. Era uno stormo che, inseguito forse da qualche pesce
vorace, si saettò fuori dell’aqua, e con tale impeto, che perfino sette
individui caddero sul ponte del comando. Il marchese Doria ne raccolse
parecchi esemplari, nei quali riconobbi una specie finora rarissima
nelle collezioni: la _Loligo (Ommastrephes) æquipoda_ di Rüppell.
[3] Per esempio, la barletta _(Falco rufipes)_, il pett’azzurro
_(Cyanecula suecica)_, la gambetta _(Tringa pugnax)_, il croccolone
_(Gallinago major)_, la marsaiola _(Querquedula circia)_.
[4] Communicata alla regia academia delle scienze di Torino nella
tornata del 3 maggio.
[5] Le mie escursioni zoologiche in Costantinopoli dovettero limitarsi
alle visite de’ mercati, ove trovai portarsi allora in gran copia
mitili esculenti, tonni, palamiti (_Pelamis sarda_), grossi caponi
(_Trigla_, e specialmente _Trigla lyra_), acciughe e latterini. Questi
ultimi (_Atherina hepsetus_), dagli abitanti europei del gran quartiere
di Pera, sono chiamati _eperians_, per una certa rassomiglianza col
vero eperian dell’Oceano (_Osmerus eperianus_), che è tutt’altra cosa.
Vidi anche molti storioni, e fra questi trovai un esemplare di quella
singolare anomalia dell’_Accipenser stellatus_, descritta da Brandt
come una specie distinta, col nome di _A. Ratzeburgi_.
[6] _Anthus rufogularis_.
[7] Vedi anche _Bulletin de l’Académie Imperiale de St. Petersbourg_,
tomo III, pag. 84.
[8] Il _samovar_ è un vaso, per lo più in lamina d’ottone, con doppia
parete, e così costruito che nel centro si pongono carboni accesi,
alla periferia l’aqua da far bollire. È l’utensile di cucina più usato
in tutta la Russia e in tutta la Persia: e converrebbe anche, per la
commodità e per l’economia, ad ogni famiglia in Europa. In Russia se ne
fanno anche di eleganti, pel servizio del tè nelle sale di società.
[9] V. GÜLDENSTÄDT, _Beschreibung der Kaukasischen Länder_, Berlin,
1834.
[10] EICHWALD, _Reise in den Kaukasus_, pag. 85.
[11] Vedi particolarmente KOCH, _Wanderungen in Oriente wahrend der
Jahre_ 1843-44, vol. III.
[12] Un _rublo_ equivale a poco meno di quattro franchi; un _kopek_ a
circa quattro centesimi; una _dessatina_ a poco meno di 110 are.
[13] Sull’organizzazione dell’armata del Caucaso, e sulle operazioni
della campagna del 1862, vedi una serie di interessantissimi articoli
nell’_Italia militare_ dal giugno all’agosto 1863. L’anonimo di quelli
articoli è di una trasparenza cristallina.
[14] Mentre scrivo queste linee vengo a sapere che recentemente è stato
addetto a questo istituto, collo speciale incarico delle osservazioni
magnetiche, il sig. Radde, il celebre perlustratore dell’Amur.
[15] Su questa particolarità, e sulla struttura della cute nello
_Stellio_, ho fatto apposita communicazione alla R. Academia delle
scienze di Torino, nella seduta del 31 maggio 1863.
[16] Trovai qui per la prima volta nell’Asia questa specie
esclusivamente rappresentata dalla sua varietà dalla testa nera,
la quale perciò potrebbe esser considerata come una razza locale,
asiatica, che manda soltanto i suoi avamposti nell’Europa meridionale.
[17] Eichwald (_Reise in den Kaukasus_) descrive tre specie di
pesci del lago Guktscha, che egli denomina _Salmo fario_, _Cyprinus
cupoeta_, _Cypr. barbus_. Le prime due corrispondono certamente a
quelle da me raccolte: dell’ultima non mi riescì trovar esemplari, per
quanta offrissi lauto compenso ai pescatori di Helenowko. La critica
ittiologica era ancora molto bambina pochi anni addietro, e sarebbe
ora assai difficile lo stabilire a quale delle specie descritte da
Pallas e da Eichwald, sugli incertissimi caratteri del colore, si possa
riferire la trota che io ho trovato costante nell’Asia occidentale.
I suoi caratteri corrispondono perfettamente a quelli del _Salar
obtusirostris_ di Heckel, salve alcune variazioni nella forma del muso,
che si rende meno ottuso coll’età.
[18] _Clepsine orientalis_. De F. affine alla _complanata_, ma di
dimensioni sensibilmente maggiori, di corpo più molle, di color molto
più verde.
_Clepsine Leuckarii_, De F. affine per le dimensioni, per le forme e
per la consistenza del corpo alla _Cl. bioculata_, ma perfettamente
distinta dagli occhi in numero di otto, e dal colorito. Il fondo
generale del corpo è un bruno tabacco, con fitte marezzature
giallo-ranciato, sporche ai lati, ed altre simili più rare nel mezzo
del dorso.
[19] Così si chiamano i fanti regolari in Persia.
[20] Non è chi, visitando la cittadella di Erivan, sfugga al racconto
di questo episodio della vita di Hussein Khan. Era nel paese una
zitella armena, decantata per la sua bellezza, e fidanzata ad un
giovane della sua religione. Il Sardar la fece rapire e trarre nel suo
_harem_; ed ivi colmandola di affettuose premure e di ricchi doni,
tentava ogni mezzo per vincerne l’animo restio. Una delle sue notti
angosciose, la giovane prigioniera ode, a piè della rocca, fra il
mormorio del Sanga, un canto noto e caro al suo cuore: e nel delirio
amoroso si precipita dalla finestra, e rimane tramortita a piè delle
mura nelle braccia del suo disperato amante. Le guardie accorrono,
riconducono i due innamorati al cospetto di Hussein Khan, il quale,
commosso da un ardente affetto che oramai disperava poter rivolgere a
lui stesso, accordò ad entrambi immediata libertà.
[21] È generale credenza nel paese che Arkouri sia stato fabricato da
Noè; il quale ivi avrebbe altresì piantata la prima vite.
[22] Vedi _Reise nach dem Ararat_, Stuttgart und Tübingen, 1848.
[23] La descrizione che di questa specie ho data nell’_Archivio di
zoologia_ (vol. III, fasc. 1.º), riguarda alla sola femmina, e deve
perciò esser rifatta. Il maschio mi giunse più tardi con altri oggetti,
in una cassa che io reputavo perduta.
L’_Emberiza (Fringillaria) Cerrutii_, sarà quindi così caratterizzata.
_E. cœsiæ affinis, sed mento et annulo orbitali albis, torque griseo
pectorali nullo, abdomine infimo crissoque cervinis._
MAS. _Capite, colloque postico et laterali, cinereo plumbeis; collo
antico pectore toto summoque abdomine fusco æruginosis; dorso brunneo
rufo, lævissime fusco adumbrato._
FŒM. _Capite, collo postico dorsoque supremo cinereo fuscis; pectore
pallide æruginoso_.
[24] _Mehmendar_ vuol dire ricevitore degli ospiti, ed è sempre un
personaggio di rango, delegato a questo ufficio dal governo persiano.
[25] _Ferrasch_ vale quanto servo. Ogni forestiero di qualche rango ne
deve avere intorno a sè un numero proporzionato al rango stesso.
[26] Il tomano che è la moneta d’oro della Persia, equivale a circa
12 fr., e si decompone in 10 grani, monete d’argento grossolanamente
coniate, e rassomiglianti nella forma a piccoli lupini. Il grano si
divide in due _penabat_, ed il _penabat_ in dieci _schahi_.
[27] A tutti è noto come in certi casi sia difficile, a chi non dispone
di un copioso corredo di materiali di confronto, la determinazione
precisa di frammenti isolati di ossa. Quelli che si prestano ad una
simile operazione tra i pezzi da noi raccolti nel monticello di Marend,
spettano a ruminanti domestici. Di particolar interesse è un grosso
frammento di mandibola co’ molari molto consumati, e che si distingue
per la crescente larghezza della mandibola stessa, partendo dal margine
alveolare, press’a poco come nei majali. In una mia breve memoria
inserita nella _Rivista contemporanea_ (_Agosto_ 1863.), ho creduto
poter riferire questo frammento ad una specie di cervo; ma poscia,
uno de’ più esperti paleontologi dell’epoca nostra, il sig. Lartet, al
quale io aveva communicato un modello di quel frammento, mi scrive che,
a suo avviso, malgrado l’aspetto _cerviforme_ da que’ molari preso per
la consumazione, quel frammento deve riferirsi piuttosto ad un bue di
piccola statura. Rimane sempre il carattere accennato della grossezza
della mandibola, maggiore assai che nelle ordinarie razze domestiche
del bue commune.
[28] Tepe vuol dire in turco monticello, promontorio, ed è
quindi vocabolo assai generico; ma io me ne servirò per indicare
esclusivamente quei monticelli che per la struttura e pel modo di
formazione fanno causa commune con questo di Marend.
[29] _Reise nach Persien und dem Lande der Kurden_, Leipzig 1852, vol.
II, pag. 133.
[30] _Scherbeth_ è aqua raddolcita con sciroppo. Da questa parola viene
senza dubio il nostro _sorbetto_.
[31] Trovai di nuovo questa specie nella bella collezione di
rettili fatta dal mio compagno ed amico marchese Doria nella Persia
meridionale.
[32] La parola _Mirza_ premessa al nome indica un letterato, posta
invece dopo il nome indica un principe del sangue.
[33] Qui, nel pieno di Udjan, come già prima a Marend, ho trovato la
_Pratincola Hemprichii_ di Ehrenberg. Questa specie, dall’Egitto, ove
per la prima volta fu rinvenuta, si innoltra nell’Asia occidentale.
Io l’ho riveduta più tardi a Pietroburgo, nella collezione fatta da
Karelin nel paese de’ Kirgisi.
[34] Da una lettera di Bokara ho appreso che i tre viaggiatori
italiani, sulla cui sorte, mentre io scrivo, si è in tanta angosciosa
trepidazione, hanno avuto molto a soffrire nella Tartaria per le
molestie di certe specie di zecche. Sarebbe mai la specie dell’_Argas
persicus_ estesa fin là?
[35] Un assai pregevole monografia anatomica su questa specie è quella
del signor Heller, publicata nel _Bullettino dell’Accademia di Vienna_,
1858.
[36] Non abbiamo visto in Persia che rarissimi cani, e questi per
lo più levrieri di somma bellezza, che si pagano perfino a prezzi
superiori a quelli de’ più bei cavalli.
[37] Il prof. Lessona farà meglio conoscere questa specie così distinta
pe’ suoi costumi da tutti gli altri oniscidi. Vive nelle steppe, in
profonde gallerie: un individuo adulto si trova ad ogni buco, come
di guardia: i giovani in sul far della sera vagano per la campagna,
e si arrampicano sulle erbe. Attorno all’ingresso della galleria
sono accumulati frammenti terrosi figurati, che io credo esser gli
escrementi stessi dell’animaletto. Potemmo osservare diversi individui
trascinanti pezzetti d’erba alla propria tana.
[38] Isidoro Géoffroy di S. Hilaire ne ha fatto una specie distinta,
col nome di _Spermophilus concolor_.
[39] In queste acque ho pur trovato tre nuove specie di Irudinee.
_Hæmopis incerta._ De F. Parte superiore olivaceo-rossastra, con molti
punti neri in due serie ai lati di una linea mediana alquanto più
chiara: ventre dello stesso colore del dorso, ma più pallido, e senza
macchie.
[40] Il farsach, misura itineraria in Persia, equivale a cinque
chilometri e mezzo.
[41] _Reise der K. preussischen Gesandschaft nach Persien._ 1860-61,
Lipsia due volumi in 8.º grandi.
Questa opera è senza contrasto una delle più importanti finora
publicate sulla Persia, non soltanto per essere la più recente, ma
eziandio per la ricchezza delle descrizioni, delle notizie storiche e
statistiche, e la pompa del’erudizione linguistica.
[42] I Veneziani specialmente aveano avute relazioni diplomatiche colla
Persia, spedite e ricevute ambasciate. Gli atti di queste ambasciate
furono raccolti, per eccitamento del mio amico comm. Cristoforo Negri,
dal signor Guglielmo Berchet, in un bel volume escito alla luce allora
appunto che si stava rivedendo le bozze di questo capitolo.
[43] Alcuni scrivono Rena o Rhaena: ma già non vi sono due autori che
scrivano nel medesimo modo i nomi de’ villaggi persiani.
[44] _Die geognostischen und orographischen Verhältnisen des
noerdlichen Persiens._ Pietroburgo, 1853.
[45] V. _Ritter. Asien._, V, 561. BRUGSCH, Op. cit. I, 293.
[46] Un anno dopo venni a sapere che questo D. Küsten era morto di
febri maligne in Rescht.
[47] A dare una più adequata idea del clima di queste provincie e
specialmente del Mazanderan, aggiungerò che la coltivazione del cotone
vi prospera tanto da esser divenuta uno de’ principali prodotti. Da
alcune prove fatte risulta che la canna da zuccaro vi può vegetar
perfettamente; e presso Sari crescono ancora oggi le palme.
[48] Il risultato delle educazioni fatte sinora in Italia con semente
di Persia riescì in verità scoraggiante per la cattiva qualità de’
bozzoli ottenuti; ma bisogna riflettere che queste prove furono fatte
sotto l’influenza del regime proibitivo, quindi con semente ottenuta
di contrabando, confezionata da’ Persiani stessi, senza buone norme,
e senza scelta di partite. I Persiani non vanno tanto scrupolosi nella
qualità de’ bozzoli: ciò che loro importa è l’averne molti, di brutte
o di belle razze non importa: e ve ne sono infatti delle une e delle
altre. Alcune tavole scelte che io vidi dal sig. Hahnart non erano
per certo inferiori in qualità all’antica e tanto apprezzata razza di
Lombardia.
[49] _Murd’ab_ vuol dire in persiano morta aqua.
[50] L’ammiraglio Smyth calcola la superficie dell’Adriatico in 2493,
quella del mar Nero in 7525 miglia geografiche quadrate (di 15 al
grado). Non conosco misure precise della superficie del Caspio; posso
dire soltanto che Bergsträsser la giudica, come non v’ha dubio che sia,
superiore alle 6000 miglia quadrate.
[51] BORSZCZOW, _Ueber die Natur des Aralo-Caspischen Flachlandes.
Würzburger naturw. Zeitschift_, 1. _Band_.
[52] Il signor de Baer, dal quale ricevo questa notizia, dice 9 braccia
(Faden). Prendo questa parola come equivalente alla sagena russa, la
quale corrisponde a 2^m,134, e trascuro la frazione.
[53] Io aveva raccolto presso Baku da circa 4 litri di aqua da
sottomettere in Torino all’indagine di alcuno dei nostri valenti
chimici: ma i due bottiglioni suggellati che la contenevano mi furono
involati sul battello a vapore da qualcuno che forse ha creduto di fare
un buon bottino di aquavite. Quanta non sarà stata la doppiamente amara
disillusione di questo _voleur volé_!
[54] Lo Sterletto del Caspio si distingue da quello del Danubio per il
muso meno prolungato e la bocca più piccola.
[55] _Minor: corpore compresso; tubulis nasalibus binis exertis supra
maxillam. Squamis rhombeis._
D. 6 — 21. P. 15. A. 17. V: 12. _Squamis ser. vert. 20. ser.
longit. 48._
Questa piccola specie è communissima fra le alghe presso Baku, e si
distingue pel corpo molto compresso, come nei Blennii, e per due
tubi nasali prolungati, al di sopra della mascella superiore. Gli
occhi, alquanto rivolti in alto, distano fra loro di mezzo diametro.
La pinna ventrale arrotondata rimane col suo estremo lembo distante
dall’apertura anale per uno spazio uguale alla metà della sua propria
lunghezza.
Le misure e le proporzioni in un esemplare di medie dimensioni sono le
seguenti:
Lunghezza totale del corpo 0^m,06
Distanza dall’apice del muso al lembo dell’opercolo 0^m,015
Altezza del corpo 0^m,012
Colore verdastro sul dorso, più pallido sul ventre, con molte fascie
di colore più scuro irregolari e verticali sui fianchi, onde il corpo
risulta come zebrato.
[56] Il genere _Scaphiodon_, creato da Heckel nel 1843, comprende il
_Cyprinus capoeta_ di Güldenstaedt, che precedentemente avea servito al
signor Valenciennes per la fondazione d’un genere apposito _Capoeta_.
Secondo le buone leggi della nomenclatura il nome generico del
professore parigino deve avere la preferenza, ed io non esito punto a
sostituirlo a quello del compianto ittiologo viennese.
Questo genere è veramente caratteristico della fauna ittiologica
dell’Asia occidentale, e comprende molte specie, il cui numero
verrà forse ridotto quando se ne rifarà un’accurata critica. Veggasi
l’importante opera di Heckel (_Fische Syriens_) e la più recente bella
monografia del conte di Keyserling.
Una specie che è molto abondante nel lago Goktscha fu da me riferita
sull’autorità di Eichwald a quella tipica di Güldenstaedt, ma il
confronto diretto con esemplari di questa posteriormente avuti, mi
rendono persuaso che la specie del lago Goktscha deve esserne affatto
distinta.
Tra le specie del corpo grosso, arrotondato, questa viene in prima
linea, tanto il corpo stesso è quasi cilindrico, mugiliforme. La
larghezza del capo, presa tra i due opercoli sensibilmente rigonfi, è
uguale all’altezza del corpo stesso: la lunghezza misura cinque volte
ed un terzo quella dell’intiero corpo, ed è uguale all’altezza del
corpo istesso, il diametro dell’occhio sta sei volte nella lunghezza
del capo, e da un occhio all’altro corrono tre diametri e mezzo.
Un carattere proprio di questa specie consiste nel terzo raggio della
dorsale che è gracile, liscio, con appena debolissimo indizio di
seghettatura al suo lato posteriore.
Il colore è bronzato cupo sulle parti superiori, volgente alquanto
all’argenteo sul ventre.