Ho finalmente raggiunto, o Vulcano,

il margine fresco, là in fondo,

all'inestricabile foresta dei tuoi àliti....

E balzo lontano, laggiù,

verso il gran corpo dell'Italia

che devo ridestare....

Su! Su! La guerra scoppia! La guerra è scoppiata!

Alzati, bel corpo possente,

penisola intorpidita!

Drizza la tua statura immensa sotto lo zenit!

Che piacere provi mai a sonnecchiare così

nella tua alcova mattutina d'argento polverizzato?

Motore, mio motore, raddoppia

la tua velocità! Dobbiamo correre

lungo tutto il suo corpo

e morderlo, e stordirlo, e fargli vento

con le mie ali!

Presto! Regalo ai venti

tutte le belle collane di rubino

con cui il Vulcano mio padre

abbellì le mie èlitre....

Prendete! Prendete, belle nuvole!

V'offro anche queste gloriose e pesanti

parrucche bionde,

cosparse di zaffiri e di granate,

con cui potrete ornare le vostre teste

scarmigliate dalla brezza.

Prendete! Non le volete? Peggio per voi!

Le getto in mare, poichè non so che farmene!

E il mare ne è tutto arrossato!...

Agito le mie ali per liberarle

dalle mussole e dai veli di fuliggine

di cui son cariche ancora.... Ormai è giorno!

Affrettiamoci!... Il cielo! Il cielo puro!

Io mi sprofondo nel cielo,

come in un abisso d'azzurra passione!...

Tutte le nubi carnicine o rosee

mi gridano stirando e snodando le braccia

con mollezze di sciarpe di seta:

«Ben venuto, bell'uccello temerario! Ben venuto!»

Volo sui pesanti battiti del mare,

la cui groppa floscia si schiaccia sulla spiaggia....

O promontorio! O toro che vorresti scagliarti

contro di me, puntando come corna minacciose

i tuoi ulivi scarniti! Tu fiuti come me

l'inebbriante odore del temporale.

Ora un brutale acquazzone gualcisce e accartoccia

la seta dell'orizzonte! Lo attraverso

come si passa correndo sotto una grondaia....

Vi stupisce il mio coraggio,

tristi nubi avvizzite e scolorite

che ondeggiate laggiù, pèndule le braccia,

con falotici dondolii,

poveri vestiti da maschera d'un carnevale bagnato?

Io son più bello di voi, perchè le mie ali

vollero somigliare alle fiamme dell'Etna.

Le mie ali, arrossate

dai possenti tabacchi vulcanici,

sembrano un forte paio di baffi conquistatori

sopra la burbera faccia

di quella nube che lascio dietro di me.

E questo vi diverte, o villaggi,

poichè v'odo gridare giocondamente: «E' passata

a volo spiegato sopra di noi!

Chi? Chi? La guerra!... Oh! Eccola!...

La guerra passa volando, a una fantastica velocità,

come un fantasma, come un raggio, come un lampo,

scagliata verso il confine!»

O commmozione terribile di angoscia pesante!...

Cresce infatti il calore e la luce pesa,

e sento nel mio cuore i tonfi sordi

che fanno le scialuppe

ballando legate contro i fianchi del piroscafo.

4.

LE BATTERIE DEI SOLI.

__Prima popolana.__

Accorrete! Donne e fanciulli, accorrete!

Presto! Presto! Scendete! Andiamo tutti in folla,

a centinaia, a migliaia!

Bisogna fare un giro di quattro chilometri

fuori dalla città, per andare

a fermare il treno, ed a stenderci in mucchio

attraverso il binario!... Formeremo così

un materasso immenso di corpi umani!

__Seconda popolana.__

Oh! via!... La marmellata è inutile!

Il macchinista non vorrà fermare,

e la locomotiva passerà

come un aratro sopra un vasto campo di carni!

Zappe, zappe, ci vogliono, e leve, e martelli

per strappare rotaie e traverse!

Andiamo presto! Ci spìano!

__Terza popolana.__

Ero laggiù poc'anzi; li infornano tutti....

Dieci treni stanno per partire uno dopo l'altro!

Trecento vagoni sono pronti!

Venticinquemila uomini! Li ammucchiano

come bestiame.... È una fiera!

Non vidi mai tanti uomini riuniti...

Rumor di ferro spaventevole!

Se tutti quei fucili sparassero insieme,

la terra rimbomberebbe

di mille folgori, di tremila tuoni....

Nelle campagne, non si vede più verde!

__Seconda popolana.__

La città, le mura, le piazze, i giardini

sono inondati da una marea grigiastra.

È il colore delle divise,

colore di piombo d'un cielo di temporale!

La terra è tutta gonfia di masse di soldati,

irte di baionette,

come le nubi sono irte di pioggia....

Tutto sta per scoppiare....

Dovunque sotto i piedi la terra è piena di guerra!

Dovunque si beve e si respira il soffio, la bava

di innumerevoli cani arrabbiati!...

__Prima popolana.__

Dio! Che caldo! Che caldo!

Se questo cielo di cotone si lacerasse, là giù!

Un po' di pioggia!... Che fortuna sarebbe un po' di pioggia!

Maledizione! Anche il sole s'accanisce

contro di noi! Aiutatemi

a portare questa leva! E' pesante!

Mio Dio, com'è pesante!...

E la risaia ribolle, infernalmente scaldata!

Che specchi atroci, le sue acque di fuoco!

__Terza popolana.__

Non ci vedo più. La campagna intorno

rantola soffocata sotto le enormi pietre tombali

dell'atmosfera!

Ogni pietra è aureolata d'angoscia gialla.

Ogni pietra respira e rantola orribilmente,

come una testa recisa imbavagliata di fuoco.

Tutti i sassi hanno sguardi insostenibili.

Gli stagni sono graticole

piene di Cinesi arrostiti, puzzolenti!

Noi siamo trasportati nel vasto ronzìo del cielo

tutto imbottito di mostruose cicale....

No!... No!...

__Seconda popolana.__

Come possono, gli alberi, star ritti?

Sono atterriti!...

Maledetto sole! Terribile fornace! Valanga di specchi!

Moriremo tutti acciecati!

Sì, acciecati! I miei occhi

sono divelti dalla fiamma veloce

di queste sfolgoranti rotaie

che solcano la terra come due fulmini immensi!

__Prima popolana.__

Su! Uno sforzo! Un grande sforzo!

Bisogna spingere questa leva sotto la traversa!...

Tutte insieme! Forza! Tutte insieme!

Calcate con tutto il peso del vostro corpo!

Siamo venti donne, non molto robuste,

ma riusciremo!...

__Terza popolana.__

Giovanna! Rosa! Lucia!... Venite presto!

Bisognerà pure che il macchinista

fermi bruscamente il treno!

Volete che il cannone ci mangi i nostri figliuoli?...

Saranno tutti uccisi, siatene certe!

Bisogna impedire ad ogni costo che partano!

Pianteremo in mezzo alla strada ferrata

quest'altissima pertica.... La vedranno

di lontano, e si fermeranno, per Dio!...

__Prima popolana.__

Santa Vergine Maria! Facci la grazia!

Noi ti chiediamo solo un po' di forza!

Sì! Sì! Aiutaci, Vergine Maria!

Se vuoi, lo puoi!... Forza!... Forza!...

Ancora! Su! Calcate!... Non gridate!...

Spingete!... Su!... La rotaia è staccata!...

Non piangete! So bene....

Tremate dalla paura, e io pure singhiozzo!

Santa Maria, soccorreteci!

Non abbiam più coraggio!

Il cuore ci è caduto tra i piedi,

e noi lo calpestiamo senza volerlo!...

Lo sentiamo guaìre, ferito, morente,

come un povero cagnolino!

L'idea, soltanto l'idea

di perdere il mio bel Giorgio, mi fa tremare tutta!

Le mie braccia son morte, mi sfuggono le gambe!...

Lo vidi in sogno stanotte, subitamente,

rosso da far paura, crivellato di buchi

rossi, come un setaccio pieno

di pomodoro spremuto.

Lui, così bello! I suoi grandi occhi neri

sono più grandi che fiaccole di gente ricca,

quando viene ad abbracciarmi

mentre sto nel letto!

E poi, lo sai, Maria vergine,

che lavora come un santo, tutto il giorno,

per comprare la vigna del vecchio Pietro....

Un altro mese, e saremo

dei piccoli grandi proprietari di fondi!...

Era il suo sogno, e tutto crolla!

Deve partire!... Per obbedire....

Ma perchè?... perchè? e senza sapere!...

__Io.__

Motore! Mio motore! Alza la voce!

Io non voglio più udire questo vasto gridìo

di donne scamiciate

esasperate dal caldo atroce

in questo glorioso meriggio furibondo di guerra!

Sconcia canaglia dalle camiciole sfarfallanti,

affannati, affannati pure sulle rotaie fulgenti,

verminaio insorto che ondeggi

tra i vasti specchi forsennati delle risaie!

Voi non potrete, femmine, tagliare la strada

ai treni militari!

__Prima popolana.__

Bisogna aggrovigliare tutti i fili dei dischi,

Legarli con delle liane!... Non resistono?

Leghiamoli con ciuffi di ginestra!

Presto! Strappiamo i cuscinetti di rame!...

Dammi la chiave inglese per svitare le rotaie!

Giacomina! Giacomina!

Vieni con me a fracassare quel disco, a sassate!

Dov'è la moglie del maniscalco?

Un magnano, ci vuole! Giovanni!

Giovanni il tornitore!

Ah! quel povero vecchio è paralitico!

Portatelo qua in un carretto!

C'insegnerà.... E' il suo mestiere

fissare gli zoccoli sulle traverse?

Porta con te un ceppo di legno ben duro!»

Frattanto il sole si moltiplica

in tutti i punti dell'ampio orizzonte

in tutti i punti del cielo!

Cielo biancastro opaco che l'odio screpola!...

Da ogni parte invisibili generali

hanno puntato innumeri cannoni solari

dal lungo vomito d'oro....

Sulla proeminenza gessosa di quella nuvola,

sul terrapieno di quei vapori abbaglianti,

sui margini di quella foresta d'argento

sono appostate batterie di soli.

Più lontano, giranti mitragliatrici d'acciaio

crivellano lo spazio d'innumerevoli getti

di piombo fuso.... Ed ecco sullo zenit

tre pezzi tanto roventi

da esserne rossi

bianchi

turchini.

Ad un tratto,

cadono le donne in fila

bevendo la morte con bocche contratte,

sotto l'ampia mitraglia del fuoco solare....

Altre piroettano su sè stesse,

trottole ancora strette dagli spaghi sferzanti

delle capigliature, poi crollano giù

pesantemente, e con rabbia convulsa

scavano il suolo per celarsi

nelle viscere fresche della terra.

Me ne infischio, del caldo e del pericolo!

M'inebbria il non sapere più

come evitare tutti i vostri fuochi convergenti,

o formidabili batterie di soli!

E applaudo quando le vostre colleriche gole

puntate dal bastione calcareo delle nubi

scoccano nello spazio lunghi sputacchi solfurei!

Seguo cogli occhi le rutilanti culatte dei soli,

che sui loro motori elettrici corrono

ad appostarsi nei punti migliori dell'orizzonte,

d'onde meglio si può colpire

ciò che formicola nella pianura....

Tutti i cannoni celesti tremano

nelle loro fotosfere irritate!

Attraverso il fumo acciecante che sale

vedo vibrare i corpi orlati d'oro degli ufficiali,

i cui comandi stridenti

infiammano le ultime tracce violacee dell'ombra.

Poi, bruscamente, non vedo più che le loro bocche

torride,

accanto alle torride bocche vomitanti

dei cannoni!...

Fragore enorme d'un milione di echi,

fracassati, crollanti, polverizzati!

Gli echi si sparpagliano

in petardi diabolici,

vasta polifonia dominata

dalla voce selvaggia degli artiglieri solari.

__Gli artiglieri solari.__

Bisogna mirar dritto e tirar tutti insieme

al disopra dei terrapieni di quella nuvola,

su quelle immense macchie bianche che coprono

qua e là i serpenti sfolgoranti dei binari!

Maledetti specchi acciecanti delle risaie,

da cui la luce rimbalza rabbiosamente!...

Vedete, là, vicino alle rotaie?

Mirate al centro! Facilmente si sbaglia!

Non v'è modo di regolare

il nostro gran tiro obliquo!

Scendiamo più in basso, e puntiamo

su quella gialla scarpata di bruma

300 bocche da fuoco!

Coroniamo di batterie solari

quelle colline di vapori incendiati!

Così si potrà calcolare

l'alzo di tutti i cannoni e spazzar le rotaie

d'un colpo solo.... Puntate

questo cannone contro la saracinesca aperta

di quella nuvola fortificata!

E sfondate, suvvia,

quella trincea di raggi rossi!... Impossibile!

Quel maledetto uccello bianco ci balla

davanti agli occhi, e ad ogni istante ci taglia

la linea dei tiri!...

__Io.__

Miserabile folla di femmine chiassose,

inutilmente, inutilmente spingete

come una gialla marea l'ammasso cencioso

dei vostri corpi sudanti

sulle affascinanti rotaie!

Le vostre nudità che sprizzano

fuori dalla tela bianca e folle

si lacerano invano

in gesti e in grida convulsi, battendo

i sassi carbonizzati della ferrovia!

Squarciate, squarciate pure

contro la terra

le vostre povere poppe sballottate,

otri goccianti di sudore,

sotto la pioggia fangosa dei vostri capelli agglutinati!

Unite pure lo sforzo dei denti

allo sforzo dell'unghie insanguinate!

Nulla potrà impedire che regni la guerra!

Donne, fanciulle, cadete ad una ad una,

e a mucchi, e a centinaia,

sotto il fischiar degli obici

che vi scagliano i soli!

Ma non fuggite. Cresce la vostra folla.

Un immenso arruffio di camiciole

e di corsetti stracciati copre i sentieri

fra le esplosioni delle risaie, spaccate

dai proiettili.... Il cielo

ha munizioni abbondanti! Guardate

quei treni di nebbia violacea

che passano all'orizzonte!

I loro lenti vagoni sono pieni

d'accumulatori atmosferici

e di tempestosa dinamite!

Artiglieri dello zenit! Raddoppiate il tiro!

La canaglia strappò già 200 metri

di binario!... Batterie di Soli!

non riuscirete dunque mai a spazzare

la strada ferrata!

Io v'aiuterò!...

Su, su, motore, centuplica

i battiti focosi delle tue arterie metalliche!

Io mi slancio orizzontalmente,

quasi rasente terra,

fra questa vasta mèsse di femmine,

zucche e melloni chiomati....

Ecco: la mia ala destra, con un gran colpo di falce

ne decàpita un centinaio!...

Oh! rabbia!... E' troppo tardi! Odo il grido

straziante, straziato,

della prima locomotiva....

Grido verdegiallo, getto di bile e di veleno

che sale dritto nella luce viva!

Grido guerriero della prima locomotiva,

ferro rovente che brucia

il corpo convulso del treno!

Treno carico di soldati.... Cinquanta vagoni,

anelli colossali di una formidabile catena

che risuona lugubremente nell'uscir dalla terra!

Giro velocemente,

e con un altro colpo roteante di falce

la mia ala sinistra riprende con gioia

la sanguinosa mietitura,

decapitando 1000 femmine in fila

lungo il binario che vibra.

Urrà! E' finito!... La terra ha paura

e trema.... Il convoglio sale,

gonfiando il suo gran dorso di rumore

e il suo pennacchio di fumo che vela per un momento

i 200 soli puntati,

vomitanti la morte....

Vicino, a 50 metri, ecco il petto

favolosamente tragico della macchina!...

O gran petto opprimente che ti gonfi

colle scosse e i sussulti

d'un'asma di gigante!

Singulto tuonante che respinge le nubi

con urti bruschi, in uno sforzo continuo

di soffiare, per respirar meglio,

tra i grossi materassi del caldo

che crollano giù in valanga!...

Il treno rallenta cauto, sprizzando dai finestrini

10000 teste che urlano....

A destra e a sinistra, le folte file

delle donne decapitate,

come altrettanti inaffiatoi agitati

piovono un roseo squisito tepore di sangue

sopra i vagoni, ceste di ferro ricolme di frutti vivi.

Avanti, treno rosso!

I due grandi ventagli di donne scarlatte

schizzano orrore sulla folla in delirio

che avviluppa la casa del cantoniere....

La folla s'ingolfa per la porta scoppiata,

come una tortuosa gomena

che s'accanisca a passare per la cruna d'un ago....

Il primo gruppo che entra riempie la casa

d'un albero bizzarro, mostruoso,

agitato da un vento di follia.

Albero dalle liane vive,

che s'annodano e s'intrecciano destramente

per espandersi alfine sulla terrazza

e giù dal parapetto,

in grappoli vermigli dagli àcini urlanti!...

Ma è tanto violenta la spinta,

che la terrazza, come un vaso,

subitamente trabocca....

E' una cascata umana che precipita

giù

accelerando così la marea che sale e poi ricade

giù.

Nulla può fermare, oramai,

il getto forte della fontana di sangue

e il suo pennacchio abbondante

e la sua grandine enorme di facce sfracellate

sull'immensa campagna assetata che la beve.

5.

LA PESCA

DELLA GRAN FOCA VERNICIATA.

Io salgo con balzi veementi

su, su, verso le nuvole del tramonto,

gran diga d'ombra dietro la quale s'ammassa

l'acqua trèmula e dorata della sera....

Nell'avanzarmi, scorgo

attraverso la rosa turbinante dell'elica,

e lontano lontano,

quell'acqua dorata che sussulta, trabocca

e cola veloce pel piano inclinato del cielo,

tutta d'un pezzo, massiccia....

O ebbrezza dei miei occhi che la bevono!

Grida purpuree di gioia stupefacente....

L'orizzonte intero vacilla per l'entusiasmo

nell'enorme ondata di liquido oro

che viene da Porto d'Anzio....

Più stupida d'una tacchina, la Campagna romana

fa la ruota sotto di me,

spiegando la sua coda immensa di ginestre

ocellata di tombe....

Ma l'ironico mare, luminoso e dorato,

le dà una lezione di futurismo,

suggerendo insolentemente

la visione d'una vasta officina elettrica

dal pavimento lucido....

I suoi isolotti color di rame,

sono chiomati di scintille, come dinamo....

Quasi mi sembra di udirne

l'esaltante ronzìo....

Mi fermo sopra Roma, all'intersecazione

solenne delle strade celesti,

felice di essere in mezzo al gran popolo

simbolico e mutevole delle Nuvole.

Perchè s'affretta così

quel piccolo cirro elegante, snello e biondo chierico

dalla sottana rossa e dalla cotta bianca?

Ora s'inginocchia sui gradini del cielo....

A lui fu dato l'incarico

d'accendere tutti i ceri delle costellazioni.

Ecco il loro direttore spirituale:

un nuvolone nero, panciuto e solenne

che semina nella brezza ipocrite benedizioni

e sorrisi dolciastri....

Non è più che un pesante idolo obeso

con quattro paia di braccia

tutte convulse di lampi.

Ma nulla agguaglia il disgusto che m'ispira

quella nube porcina e bigotta

dalla quadruplice pappagorgia....

Sdraiata sull'orizzonte occidentale,

finge di sonnecchiare; con la bocca spalancata

rasente le onde che sembrano denti

su cui, ecco, ora passa una lingua di fuoco giallo....

Consolatevi, occhi miei, sulla delicatezza

di quelle nuvolette color di rosa,

agili e leggiere....

Accorrono da tutte le parti, felici

e affascinate, si dànno la mano

e ballano in tondo, intorno a me

e certamente per me solo!... Mi sfiorano....

Potrò forse gustare

il loro bacio delirante?... Oh! dispetto!

Già s'allontanano, bizzarre, capricciose, indecise....

Ritorna il vento ballerino,

e il suo ritmo di danza eccita i piedi flosci

delle nuvole che si raddrizzano con eleganza.

Ondeggiano i loro fianchi orlati d'oro....

Com'è bello quel braccio che s'inarca

con grazia squisita, salendo

verso il rocchio di fuoco abbagliante!

No! No! Non mi è mai accaduto

d'ammirare dei fianchi di nuvole così languidi

E quell'ascella color di rosa e nera?...

Donna o nube, non so....

Il suo bel corpo vorrebbe fondersi a volta a volta

e disfarsi sparpagliandosi....

La nuvola si sdraia prodigalmente

per offrirsi meglio,

e per me solo le sue belle poppe pesanti

si gonfiano di desiderio....

Oh! ma perché fuggite, belle nubi carnali?

Perché vi coprite il seno e il bel ventre

tondo,

con tanta castità spirituale, immateriale?

Temete il sole? Al diavolo il sole brutale

che all'orizzonte impone il suo sesso rovente

fuori da quei lenti panneggiamenti di vapori nerastri

lamellati di lampi!...

Il temporale sta per scoppiare

come una foia spaventevole!

E' infatti la lussuria elettrica del cielo

che mette in fuga le nuvole vergini e sagge...

Fuggono così rapide, che lasciano sul mare

una miracolosa mantiglia di lustrini azzurri

ancora pronta ad avvolgere

divine forme aeree.

Fuggono così rapide, che lasciano

laggiù su quello scoglio un garofano rosso

urlante di passione, e più lontano

quei due, tre, quattro tamburelli d'echi vibranti

e ridenti che continuano, ancora

il loro ritmo gaudioso

e i loro saltellanti arpeggi di baci.

A guancie gonfie, il vento soffia

per infiammare d'amore i vetri infocati

di quella città che svanisce subitamente....

Il vento torna poi

a spingere il mare con le sue balle di stracci turchini

che si trasformano a poco a poco,

in chiare vele di carta!...

Dov'è adesso quel donnaiolo?

Lontanissimo, là, tra quelle gonne di fumo

rosate, spiraleggianti,

già imbrattate di notte, ma ancora

bellamente variopinte

delle macchie dell'ultima orgia solare!

Io v'inseguo pattinando sull'azzurro

lavato e lucido, o belle nuvole carezzevoli,

e ficco il naso nel caldo sventolìo

delle vostre seriche vesti, allorchè vi fermate

bruscamente, per eccitarmi con uno sguardo obliquo,

o per graffiarmi colle vostre unghie di pioggia lucente.

Cessate dunque di ridere e di ballare!

Questa sera non è una sera d'amore,

ma di battaglia, o piuttosto è una sera di caccia

e di pesca abbondante!

Correte via presto, e lasciatemi in pace,

con le vostre sferzanti carezze bagnate....

Guardate! Il vento esce nudo dal mare

offrendovi il suo bel corpo salato....

Divertitevi!

Io devo correre adesso laggiù, a quelle roccie

che emergono lugubremente dalla nebbia violacea,

Là nelle vaste paludi del Vaticano,

andrò a cercare la grossa Foca

Verniciata di candore d'avorio e di luce divina:

il Papa!

Che fetida atmosfera! E' il tuo alito,

o vecchia asmatica foca, poichè respiri

con grande stento fuori dall'acqua suppurante!

O Papa, carceriere della terra,

o sorcio mostruoso delle fogne del cuore,

vecchio scarafaggio nutrito d'immondizie,

pistillo osceno nella corolla d'una veste talare,

battaglio di campana funerea!

Tu respiri a stento,

congestionato per aver mangiato tutto il divino del mondo,

tutto l'allettevole azzurro delle anime!

Monopolizzatore dell'ideale umano, io denuncio,

il trust infame che hai fatto

di tutte le energie terrestri!

Ma a che serve moltiplicare le immagini schifose

e le definizioni sinistre?

Foca! Tu sei una foca, ma non ammaestrata

nè divertente! E non sapresti

intrattenere una platea giocando alla palla

con la tua tiara costellata,

Sei piuttosto un topaccio di fogna....

No!... No!... rinuncio volentieri al mio genio creatore,

e preferisco finalmente plagiare, come non feci mai!

Ti riappiccico in faccia,

l'immagine universale, rimasticata

da tutti gli oratori anticlericali:

Tu sei per loro il corvo dei corvi della Terra,

cimitero ruzzolante!...

Le nevi millenarie t'imbiancarono la peluria,

ma la punta delle tue penne è rimasta nera.

Cranio duro, esecrabile paracarro,

contro di te sì sfracella

il radiatore impetuoso dello spirito!...

Dalla mia altezza ti vedo guazzare

come un'anitra gigantesca

nella scarlatta pozzanghera dei cardinali,

e poi entrare in uno stagno violetto di vescovi,

e poi troneggiare in un gran letamaio

di monaci e di preti....

Intorno a te s'affollano i corvi tuoi fratelli,

nei fuligginosi giardini del Vaticano....

Ticchettìo di becchi, sbattere d'ali nere

e di sottane bagnate, avviluppate

da un vapore fosforescente di nebbia sospetta.

E' questa, veramente, la più sorniona e cauta

delle sere preferite dai demoni....

sera medioevale piena di lampi algebrici

in cui colano occhi di liquirizia

sotto la frangia delle nuvole....

Intanto i vostri sessi incartapecoriti, o prelati,

devon sognare d'una grassa puttana,

a cui il vento sollevi le gonne e che ruzzoli

col suo gran deretano ignudo--luna piena!--

giù nei cupi sagrati delle vostre chiese!

Ma no.... Sono io, sono io che precipito

dall'alto sulle vostre sudanti tonsure!

Un volo planato?... Una valanga, piuttosto,

o la folgore stessa!

E non vi lascio il tempo di mettere al riparo

il vostro pesante vecchiaccio dai piedi palmati!

E' semplicissimo.... Guardate!

Come una forte gru metallica,

io svolgo tra le mie due ruote

una catena di ferro, munita

d'una trappola a molla, e la calo

entro la stiva del Vaticano!...

Braccio nodoso, chela di granchio mostruoso....

E' semplicissimo.... Guardate:

la trappola si richiude, e io tiro,

tiro lentissimamente, su, su,

codesta balla pesantissima

di corone da rosario, di crocifissi, di scapolari....

È un papa! Un vero papa! E' il Santo Pontefice in persona!

O mio motore, hai ragione se sussulti di rabbia,

e se tossisci e sputi!...

E' il tuo modo di disapprovarmi!

Ti fa schifo, la mia pesca?... Suvvia!

Vomita il tuo olio caldo,

per onorare l'immonda zavorra che t'impongo!

Coà! Coà! Coà! Tutti i corvi si agitano,

impauriti, acciecati,

dallo splendore delle mie vaste ali bianche,

che salgono ornando l'azzurro.

Ed ecco la pioggia, che piomba giù bruscamente,

a cascate, dalle fessure delle nuvole!

Frana del cielo sfasciato,

torrente fangoso che precipita sulle scogliere

dello zenit, divenuto ad un tratto

lo sbocco di una cloaca!

L'acquazzone schiaccia pesantemente

tutte le campane del Vaticano.... le schiaccia

contro la terra, come rospi

schizzando largamente intorno

fango sonoro!...

Ma fa ben altro, la pioggia! Raspa con cura

la tua vernice di candore, o pontefice,

così da mettere in mostra il tuo superbo pelame

nero, oleoso, dai ricchi riflessi turchini....

Vento nerastro e sudicio!

Vento puntuto di cattedrale, dai sibili lamentosi!

Vento d'astiosa castità e di lussuria,

stirato, punzecchiato da pruriti ardenti!...

L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi · 第 2 / 8 段