Ora mi vedo annìmbato

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F. T. MARINETTI

FUTURISTA

L'Aeroplano

del Papa

Romanzo profetico

in versi liberi

Pubblicato in francese

2 anni fa, a Parigi.

Tradotto (scopo propaganda) oggi 1914

EDIZIONI FUTURISTE DI "POESIA"

CORSO VENEZIA, 61--MILANO

1914

PROPRIETÀ LETTERARIA

Stab. Tip. TAVEGGIA * Milano * Via Ospedale, 3

MOVIMENTO FUTURISTA

Diretto da F. T. MARINETTI

POESIA

PAROLIBERI: Marinetti * Paolo Buzzi * Corrado Govoni

Luciano Folgore * Mario Bétuda * Auro D'Alba

Armando Mazza * Dinamo Correnti * Cangiullo * Boccioni

G. Jannelli * Bruno Corra * Settimelli * Balla

Oscar Mara * Armando Cavalli * Luciano Nicastro * Acciaio

Depero * Radiante * Guizzidoro * Presenzini

Mattoli * Vann'Antò * Mario Carli * Duillo Remondino

Pasqualino 13 anni * Trilluci

POLITICA

Marinetti * Boccioni * Russolo * Cangiullo

Tavolato * Jannelli

PITTURA

Boccioni * Russolo * Balla * Severini * Sironi

MUSICA SCULTURA

Ballila Pratella Boccioni * Balla * Depero

ARTE DEI RUMORI

Luigi Russolo

INTONARUMORI

Luigi Russolo * Ugo Piatti

ARCHITETTURA

Antonio Sant'Ella

MISURAZIONE

Bruno Corra * Emilio Settimelli * Remo Chiti

TEATRO SINTETICO

Marinetti * Settimelli * Bruno Corra * Ballila Pratella

Paolo Buzzi * Cangiullo * Balla * Remo Chiti

Govoni * Boccioni * Folgore * Mario Carli * G. Jannelli

Armando Cavalli * Oscar Mara * Trilluci * Nannetti

DIFESA--RÉCLAME

PROPAGANDA

(PUGNI--MEGAFONO--LANCIO MANIFESTI)

Marinetti * Cangiullo * A. Mazza

Russolo * Balla * Boccioni * Sironi * Jannelli * Settimelli

Bruno Corra * Remo Chiti * Mario Carli * Oscar Mara

DIREZIONE DEL MOVIMENTO FUTURISTA:

Corso Venezia, 61--MILANO

Opere di F. T. Marinetti

__La Conquête des Étoiles__, poème épique, 3^e édition, Éditions de

la «Plume», Paris 3 fr, 50

__Destruction__, poèmes. Léon Vanier, éditeur, Paris 3 fr, 50

__La Momie sanglante__, poème dramatique. Edizioni del «Verde

e Azzurro», Milano 2 fr. 50

__D'Annunzio intime__, 4^e édition. Edizioni del «Verde e Azzurro»,

Milano 2, fr. 50

__Le Roi Bombance__, tragédie satirique, 3^e édition. Éditions du

«Mercure de France», Paris 3 fr. 50

__La Ville Charnelle__, 4^e édition. E. Sansot et C., éditeurs,

Paris 3 fr. 50

__Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste__, 11^e édition. E.

Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50

__La Conquête des Étoiles__, 4^e édition, suivie des jugements

de la presse internationale. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50

__Poupées électriques__, drame en trois actes en prose, avec une

préface sur le futurisme. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50

__Enquête Internationale sur le vers libre__, précédée du

premier Manifeste futuriste, 8^e mille. Éditions de «Poesia» 3 fr. 50

__Mafarka le Futuriste__, roman africain (21^e mille). E. Sansot

et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50

__Mafarka il Futurista__, romanzo, tradotto da Decio Cinti (Processato

e condannato. Due mesi e mezzo di prigione all'autore).

Edizioni Futuriste di «Poesia» _Sequestrato_

__Distruzione__, poema, tradotto in versi liberi, col _Primo processo

di «Mafarka il Futurista»_ (Edizioni di «Poesia») _Esaurito_

__Re Baldoria__, traduzione del _Roi Bombance_. Editori Fratelli

Treves, Milano. L. 3,50

__Le Futurisme__. Théories et Mouvement. 12^e mille. E. Sansot

et C., editeurs, Paris 3 fr. 50

__La Battaglia di Tripoli__, récit futuriste de la journée _du

26 Ottobre 1911_. Edizioni futuriste di «Poesia» 1 fr. 50

__Le Monoplan du Pape__, roman prophétique en vers libres.

E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50

__Zang-tumb-tumb__. (Assedio di Adrianopoli), parole in libertà.

Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,--

__Guerra, sola igiene del Mondo__. Edizioni Futuriste di

«Poesia» L. 2,--

__L'Aeroplano del Papa__, romanzo profetico in versi liberi,

traduzione del _Monoplan du Pape_. Edizioni Futuriste di

«Poesia» L. 3,50

__El futurismo__, traducción de German Gomez de la Mata y N.

Hernandez Luquero. F. Sempere y C., editores, Valencia 4 _reales_

__Futurisme__, traduction russe. Editions de «Prométhée»

Saint-Pétersbourg 1_r_. 25_k_.

L'Aeroplano del Papa

1.

VOLANDO SULLA SICILIA

NUOVO CUORE D'ITALIA.

Orrore del tetro cubo della mia camera

da sei lati chiusa come una bara!

Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d'uccello!

Oh! salire! Salire.... fuggire in alto e lontano!

Dalla breccia della parete, scoppiata subitamente,

il mio gran monoplano dalle aperte ali bianche

fiuta l'azzurro del cielo....

Davanti a me, l'acciaio con sfolgorante fragore

dilacera la luce, e la febbre

cerebrale della mia elica

espande nell'aria il suo rombo.

Sulle mie ruote ragionanti io tutto vibro danzando,

e mi schiaffeggia il folle vento dell'estro!

I meccanici intanto, nel buio

logico della mia camera,

per la coda trattengono elasticamente

la mia ansia di volo,

come si tiene a guinzaglio un cervo volante....

Via! Lasciatemi! Parto!

E alfine--oh! gioia possente!--io mi sento

quello che sono veramente:

un grande albero insorto che si sradica

con uno scatto di volontà e si slancia

via sul suo aperto fogliame stormente,

scagliando contro il vento

la turbinante matassa delle sue folte radici!

Sento il mio petto aprirsi come un gran buco

ove tutto l'azzurro del cielo deliziosamente s'ingolfi,

liscio, fresco e torrenziale!

Sono una finestra aperta innamorata del Sole,

che verso il Sole s'invola!

Chi ancora potrà rattenere

le finestre affamate di nuvole

e i balconi briachi dì luce.

che stasera si strappano dai vecchi muri delle case

per balzar su nello spazio?

Ho alfine riacquistato il mio massiccio coraggio

dacchè i miei piedi vegetali,

non pompano più dalla terra prudente

l'avaro succo della paura!

In alto! Nel cielo più alto! Ecco m'appoggio

sulle elastiche leggi dell'aria....

Ah! ah! son già sospeso a picco sulla città

e sul casalingo disordine

dei suoi palazzi disposti come utile mobilia....

Ora dondolo appena, come una lampada accesa

sulla piazza centrale, tavola apparecchiata

dai numerosi piatti fumanti che si muovon da soli,

fra uno scintillìo dì bicchieri

sfilanti elettricamente!

L'ultimo proiettile del sole al tramonto

colpisce me, uccello coperto dì sangue,

ma che non cade.... ed io salto

da ramo a ramo

sull'enorme foresta illusoria dei fumi

che salgono dalle officine....

Più in alto! Più lontano! Volo fuor dalle mura!

Ed ecco una gazzarra di croci ammutinate,

là, tra le file arcigne dei cipressi gendarmi....

I giardinetti sepolcrali hanno grida

rosse e verdi, ed i candidi marmi

sembrano mille fazzoletti agitati!

Seguirmi a volo vorrebbero i morti stasera....

Stasera i morti son ebbri, son gai....

Come voi, morti, ero morto, ed eccomi risuscitato!

Il cielo è tutto appestato

dall'olio di ricino del mio motore!

Ne ho sulla bocca, sul naso, sugli occhi.... Una doccia!i

Stomaco mio volante, non fare lo schizzinoso!

Bisogna pure che paghi il tuo viaggio

con un poco di nausea!

E vomita, vomita pure, stomaco mio, sulla terra!

È l'ultima zavorra che getterò per salire

e per giocar leggermente a saltamontone

sulle schiene villose dello montagne!...

Campagne geometriche! Quadrati innumerevoli

di campi arati, di vigne e di prati!

Son tombe di giganti?

Intorno a ognuna il sole accende lentamente

quattro file di verdi candelabri....

Destatevi, tranquille fattorie!

Aprite, aprite le ali rosse dei vostri tetti,

per volare con me verso il tuo battito forte, o Sicilia,

nuovo cuore d'Italia, balzato fuori dal suo petto

nello slancio delle conquiste!...

Alfine, alfine m'è dato d'entrare

nel rosso del tramonto, come un conquistatore,

su fra le rampicanti architetture

della città futura, tutta d'orgoglio e metallo,

che le sottili e precise matite delle nuvole

minuziosamente disegnarono

nel mio sognante cervello di adolescente!...

E alfine faccio scalo nei golfi di porpora

d' un continente aereo....

Un vasto odore salato?... Il mare! Il mare!...

Il mare: innumeri schiere

di donne turchine che si svestono!...

Vedo la schiuma delle loro gracili nudità intrecciate,

chine a bere l'ultima inebbriante sorsata di luce

nel tondo deserto del cielo!

E lasciatemi ridere di voi,

lenti velieri boccheggianti,

simili a insetti a zampe all'aria che non possono

nè mai potranno--lasciatemi ridere!--

rimetter sul suolo le zampe!

Pretensiosi isolotti dalle pompose vestì di smeraldo,

voi non siete per me se non larghi fiori palustri,

piatti sull'acqua, corrosi da grasse mosche nerastre,

Già come un turbine vi sorpasso,

e con la mano accarezzo velocissimamente

il globo immenso dell'atmosfera,

enorme dorso del massacrante pericolo

che mi separa dal mare!...

Vedo e sento, giù in fondo, a picco sotto i miei piedi,

lo spaventevole urto possibile,

contro il petto del mare, più duro della pietra!...

Oh gioia! oh gioia!... Bisogna pure ch'io lasci

un istante le leve, per batter le mani alla Squadra!

Sono venti tartarughe favolose, immote sotto di me,

con gole di cannoni protese

fuori dai gusci metallici,

e tutt'intorno il guizzare delle torpediniere

e delle barche-rospi, che sgambettano

sui loro piccoli remi folleggianti!...

I marinai sulle tolde sono schiacciati e tondi;

i loro volti seguono i miei applausi

come talvolta seguono gli stridi turchini

degli uccelli migranti....

Le larghe corazzate ora tacciono,

ma un giorno, ma presto, riparleranno terribili

con la loro esplodente eloquenza a ventaglio

sullo smalto spazzato del nostro lago Adriatico!...

Ah! ah! cupo vento africano,

vento balordo dalle lentezze ipocrite!...

stai forse spiando le mie distrazioni?

Io non mi curo di vincere la tua deriva insidiosa.

Voglio lasciarti fare, e approfittare di te!

M'involo fra le tue braccia filacciose e bagnate.

A mille metri sotto le mie ali

il mare s'annera di rabbia!... Ritorniamo alla terra!

Ma ha dunque un odore, la terra?,

Non sento un fetore di tomba?... Che è mai?...

Mi chino sulla bussola fino a toccarla col naso,

e non leggo, e non so....

È Roma, è Roma, questo sepolcrale fetore!...

Roma, la mia capitale!... Roma, immensa topaia,

gran mucchio di cartacce, lugubremente colonizzato

da migliaia dì sorci, di tarli, di scarafaggi ufficiali!

Le cupole, gonfie pance di giganti, galleggiano

nei vapori violetti del crepuscolo,

qua e là forati da campanili d'oro,

pugnali dritti che vibrano ancora nelle loro ferite sonore...

Mi seguono dei treni? Non è vero!

Sono piuttosto veloci serpenti dai lucidi anelli,

sono serpenti che nuotano con lunghi balzi in cadenza

contro le enormi onde aggressive dei boschi,

e si tuffano nel flusso e riflusso dei monti....

I treni-serpenti sì fermano

di tanto in tanto ad annusare i villaggi,

livide carogne, e ne succhiano

con le loro rosse ventose

un brulichìo fosforeo d'insetti....

Ah! che io sia un fulminante veleno,

nel vostro agile ventre, o serpenti,

quando voi balzerete feroci alla frontiera!

Gloria a voi, treni-serpenti che approfittate dell'ombra

per impadronirvi di tutta la terra!

Invano, invano la luna vi accarezza, beffandovi

con le sue lunghe derisionì di luce!

Invano, invano la luna allunga il braccio lucente

del suo raggio più lascivo, per scoprire

la nudità dormente e sospirante dei fiumi!

Oh! luna triste, sonnolenta e passatista,

che vuoi mai ch'io mi faccia

di quelle meschine pozzanghere rimaste dal diluvio?!

Io ti cancello d'un tratto, accendendo

il mio bel riflettore dall'ampio raggio elettrico,

più nuovo, più bianco del tuo!...

S'abbandona il mio raggio sulle terrazze,

inonda i balconi in amore,

e fruga negli offerti lettucci delle vergini....

Il raggio vagabondo del mio gran riflettore

incendia di battaglia e d'eroismo

i mormoranti ruscelli delle loro vene dormenti....

Ma basta!... Ho di meglio da fare!...

Vento caparbio, lasciami! Giù le zampe!...

Ritorno al mare.... al mare!...

Il mare e il suo gran popolo prigioniero

che urla tra mura di ferro!...

Vedo i fari, le sue sentinelle,

ritti e più terribili perché tacciono,

violenti e immensi nella tenebra immensa.

Alcuni spingono ovunque

sguardi di cacciatori affaccendati,

altri chinano sui flutti le loro aste d'oro,

pescatori dalle lenze luminose....

O fari, o poveri pescatori disillusi!

che mai volete da questo mare vuotato?

Alzate la testa, e guardate:

tutti i pesci d'oro grasso che cercate

guizzano lassù nel cielo!...

A me piace intanto volare cosi,

come una greve farfalla,

acciecando con gesti e con grida

la dolorosa pupilla di un faro pescatore,

senza bruciarmivi le ali!...

Attenti ai ciottoli, voi, bastimenti assonnati

che rotolate pei colli e le valli del mare

sulle vivide zampe dei cento riflessi

delle vostre rosse troniere!

Pietà dei vostri fanali impalati sugli alberi,

pietà del loro sguardo

sofferente, estenuato, che sospira

verso l'acqua melmosa e cortese dei porti....

Pietà di voi, sballottati così

dal mare o dal vento che fa turbinare

sulle vostre vele piangenti

le vôlte agitate della sua bocca slabbrata!

Ecco laggiù dei bastimenti in fuga....

Sembrano officine volanti, fumanti,

con le vetriere in fiamme, officine

subitamente sradicate intere

dalla forza violenta d'un ciclone...

Filano via sulla nerezza animata del mare.

E quella nave, là in fondo, sembra.... che sembra?

Ah! ecco! Un gran mulino per macinare le stelle!

Pompano il cielo i suoi alberi, e dalle rosse troniere

una farina siderale tutt'intorno si spande,

Ma io devo resistere ai colpi del vento contrario

che vorrebbe arrestarmi,

e rullo, e beccheggio, in equilibrio sull'ali,

maneggiando il volante e i due timoni.

Con un colpo di pompa costringo

il mio motore saziato

a far le fusa melodicamente....

E tu, mio buon carburatore, spalàncati

e gronda come una ferita d'eroe!

Ah! finalmente il mio cuore, il mio gran cuore futurista

ha vinto la sua aspra millenaria battaglia

contro le sbarre del torace!

M'è balzato fuori dal petto, il mio cuore,

ed è lui, ed è lui, che mi solleva e mi porta,

col suo turbine sanguinolento d'arterie,

elica spaventosa che gira vertiginosamente!

Son fuso col mio monoplano,

sono il trapano enorme, ronzante,

che fora la scorza pietrificata della notte,

Più forte! Più forte!... In tondo, bisogna scavare

o profondamente, in questa fibra nera

cementata dai secoli!

Dovrò forse ancora

per molto tempo sbattere le ali

come un avoltoio inchiodato sulla porta del cielo?

Questo punto resiste? Cerchiamo più in alto! Infrangiamola

triste vetrata dell'alba giallente!...

Elica! Elica forte del mio cuore monoplano!

Trivello formidabile, entusiasta e prepotente!

Non senti scricchiolare le esecrabili tenebre

sotto il tuo sforzo tagliente?

Già la scorza nerastra si fa diafana....

Avanti! Più presto! Che rabbia! Resiste?...

Su! ancòra un grande sforzo! Ancòra! Ancòra!

Abbiamo vinto, ormai! Tutto sta per crollare!

Urrà! Un grande sfacelo dì porpora empie lo spazio

sull'arco illimitato dell'orizzonte,

e il sole, enorme frutto succoso,

balza subitamente con gioia radiosa

fuori dal guscio molliccio dell'ombra!...

Palermitani! Mi vedete venire?

Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri!

Sembra il mio monoplano

un gigantesco uomo bianco

ritto sul trampolino delle nuvole,

che aperte lo braccia, si chini

per tuffarsi repente nella vostra fremente

aurora siciliana!

In quella rada violacea bagnata di silenzio

un villaggio dormente

si tira ancora sugli occhi dei suoi vetri vermigli

il serico morbido azzurro lenzuolo delle onde,

E quell'altro villaggio,

come un pezzo di ferro arroventato dal sole fuma e stride

fra le cangianti tenaglie del mare.

Urrà! Urrà! le giovani campane di Palermo

mi hanno già scôrto e allegramente si slanciano

sulle loro infantili altalene,

dondolandosi forte avanti o indietro

per ventilare le loro ronzanti gonne di bronzo

e le loro gambe frenetiche,

ebbre d'un desiderio sfrenato dì libertà,

Eccomi! Eccomi qua, campane di Palermo!

Per godere dei vostri lunghi slanci sonori,

io tolgo l'accensione e filo verso di voi,

come un lungo canotto bianco

che sollevi la sua doppia fila di remi

nel giungere alla mèta dì una regata,

Tu m'appari da lungi, Palermo,

come un formidabile arsenale

difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti.

Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare

fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze

un enorme cantiere,

su cui può scivolare la _dreadnought_ ideale

che sgombra l'orizzonte!

Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile

dei calefati, e su in alto il lacerarsi soave

delle brezze color di rosa!

O Siciliani! O voi, che fin dai tempi brumosi

notte e giorno lottate a corpo a corpo

coll'ira dei vulcani,

amo le vostro animo che fiammeggiano

come folli propaggini del fuoco centrale!

Voi mi somigliate, Saraceni d'Italia

dal naso possente e ricurvo sulla preda afferrata

con forti denti futuristi!

Ho come voi le guancie bruciate dal simùn,

l'incedere elastico dei felini tra l'erbe,

e lo sguardo che batte e respinge nell'ombra

le schiene viscose, furtive, del poliziotto e dello scaccino!

Voi schiudete con gioia le trappole bieche

come noi le schiudiamo!

Rodano pure i sorci i nostri manoscritti,

poi che questo volante motore

scrive nel cielo più alto strofe d'oro e d'acciaio,

lucenti e definitive!

Ognuno dì voi sa fare un'altera giustizia

intorno al suo grande Io dominatore e indomabile.

E la pesante macchina sociale vi fa schifo,

vi fa pietà la triste meccanica delle leggi

col suo troppo esiguo rendimento dì giustizia!

Meccanica infantile, dalle ruote sommarie,

che bruscamente afferra un tremulo pezzente,

lo stritola, lo schiaccia, lo spreme stupidamente

e poi dalla finestra lo getta

come una buccia fradicia,

in nome d'un'invisibile maestà!

2.

I CONSIGLI DEL VULCANO.

Io vengo a te, Vulcano, e mi burlo

delle tue furibonde sghignazzate da ventriloquo.

Credimi: io non sono in tua balìa!

Vorresti, lo so, imprigionarmi

nelle tue reti di lava,

come fai con i giovani sognatori ambiziosi

quando affrontano sui tuoi fianchi

l'orribile tristezza dell'enorme tramonto

che si sganascia a ridere a crepapelle, talvolta,

in un gran terremoto!

lo non temo nè i simboli, nè le minacce dello spazio

che può a piacer suo seppellire le città

sotto mucchi di rame o di oro o di grumi di sangue!

Io sono il futurista possente e invincibile

tratto in alto da un cuore instancabile e folle.

È perciò che mi siedo alla tavola dell'Aurora,

per saziarmi alla sua mostra dì frutti multicolori.

Schiaccio i meriggi, fumanti piramidi di bombe,

scavalco i tramonti, eserciti sanguinanti in fuga,

e mi trascino dietro

i singhiozzanti crepuscoli nostalgici..

Etna! chi mai potrà danzare meglio dì me;

e dondolarsi sulla tua bocca fiera

che mugghia a mille metri sotto i miei piedi?...

Ecco io scendo e m'immergo nel tuo fiato solfidrico

tra i globi colossali dei tuoi fumi rossigni,

e odo il pesante rimbombo echeggiante

del tuo stomaco vasto che frana

sordamente come una capitale sotterranea.

Invano, la rabbia carbonosa della terra

vorrebbe respingermi in cielo!

Io tengo ben strette fra le dita le leve,

mentre urlo:

__Io.__

O Vulcano!

smaschera la tua faccia dalle verruche di fosforo!

Metti in moto i tuoi muscoli boccali,

apri le tue labbra rocciose incrostate di graniti,

e gridami, gridami quale è il destino,

quali sono i doveri che s'impongono alla mia razza!

Ridesta la spaventevole risonanza

dei tuoi polmoni fuligginosi!

Io sono agile e forte, e so costringere i venti

a pigolare paurosamente sotto le mie ali,

come pulcini....

Ammira, ammira le mie ali che sembrano immense,

annegate, laggiù, nelle spirali corrucciate dei vapori celesti.

Vedo il mio stabilizzatore, dietro di me lontanissimo,

e il mio timone, che s'insanguinano

alla conflagrazione riverberata delle tue viscere,

La mia tela vibra monotona come un tamburo

sotto la danza aerea dei rosei tizzoni...

Bucato infernale in cui tutto si decompone!

Come un fumatore sbuffa il fumo d'un sigaro,

così con un soffio rude tu allontani, o Vulcano,

il tuo bianco pennacchio imponente,

con disinvoltura.

Il mio orizzonte è sbarrato da1 tutte le parti

dalla contorsione enorme

delle tue mascelle scoppiate, goccianti di bragia!

Io sono in mezzo, nello squarcio sinistro

delle tue labbra più alte e più grosse

che le montagne....

E scendo ancora, guardando intorno a me

le tue mostruose gengive rigonfie....

Che è mai questa flora dì molli fumacchi

che tu vorresti masticare

come grossi baffi azzurri?...

Ecco: già il rauco imbuto della tua gola

m'appare come un teatro incendiato,

d'un'ampiezza incalcolabile,

dove furono invitati tutti i popoli della terra,

che possono a piacer loro sedervisi comodamente.

Tutte le gradinate

brulicano di folla festante.

Vi si accalcano gesticolando

più di un miliardo di fiamme

spettatrici entusiaste

che applaudono e gridano diversamente

un miliardo di spasimi erotici.

Sulla confusione rossastra spiccano a un tratto

con sparati violacei

delle esplosioni di gas

apoplettiche e panciute.

Più lontano, gialli vapori isterici

sotto i loro improvvisi cappelli verdi

scoccano raggi appassionati,

teneri, e subitamente beffardi.

Che è quella fiamma che si diverte e ride

tutta inguainata di velluto lillà

e che sa così bene lanciare parabolicamente

il suo cappello arancione, sôrto e svanito a un tratto,

verso lo spettacolo dogli spettacoli, che comincia?

Nella platea del teatro, che può misurare

più di venti chilometri di diametro,

si spiega largamente

un invitante mare di fuoco

qua o là increspato d'ombra e tinto frescamente

di corallo e dì guancie infantili,

con dei lunghi sussulti di grida bianche.

È dunque lo schiacciante fragore d'un'incudìne,

che va alzando più e più la superficie irradiante

di questo mare di fuoco?

Fiumi, fiumane e ruscelli splendenti accorrono a gara,

traboccanti di verghe d'oro,

per nutrirlo colando dai crepacci eloquenti

che s'aprono qua e là, lungo le gradinate

fra l'ondeggiante mèsse

delle fiamme e dei gas spettatori.

Fra la corpulenza delle rocce congestionate,

fiamme e gas si dimenano in baldoria....

Tutto quello strano pubblico cremisi

è trascinato confusamente dallo slancio veemente

dei gesti che applaudono,

verso la gola, verso il cuore, verso il centro

del cratere, imbuto e circo ardente.

E quel mare di fuoco s'immobilizza e s'impietra.

A mucchi di grumi e d'isolotti cuciti, fusi,

e per rapide alluvioni d'agate e di rubini,

forma un continente vermiglio, abbagliante....

Tutt'intorno, sul mare di bragia

galleggia una flottiglia

spiegando le sue vele che riflettono.

tutti i brillanti colori della lava.

Il continente si lastrica a poco a poco di crisoliti,

ed ecco a un tratto spaccato il selciato

dalla meravigliante caduta di 3000 leoni,

che piombano dal cielo, cateratta d'odio,

cacciando fuori dalle loro nari d'officina

chiassose fontane di perle e dì mica.

Matassa furibonda, foresta di zampe e criniere incendiarie.

Una sola potrebbe carbonizzare 3 città,

dipingere a fresco il livido cielo del polo,

e scaldare le guancie delle stelle invernali.

Scossone viscerale della terra!

Tutte le melagrane d'Italia accumulate,

sanguinolenza d'un macello incendiato,

tromba girante di groppe

incastrate l'una nell'altra!

Piramide enorme d'urli neri,

percorsa dall'alto in basso da singhiozzi bambini

e barcollante nella ronda delle pallide paure!

È forse il nostro pianeta insanguinato,

da centomila battaglie,

che ruzzola lontano sotto il binocolo

d'un abitante di Marte?...

Eh! via! Queste apparenze o queste realtà

sono a portata di mano!...

Ho, per esempio, fra le dita

questo sole illusorio, scaglioso, capelluto,

formato di 3000 belve che si mordono...

Io ben potrei soppesarlo, mentre cala

nel cratere drammatico di questo vulcano...

Ora mi vedo annìmbato

d'una sontuosa polvere fosforea...

Ardo e mi fondo come un metallo,

in mezzo a incessanti combustioni d'idrogeno.

Ohe è mai questo formidabile schianto?

Certo sono lo ossa dei 3000 leoni, che scricchiolano

sfracellate sotto pezzi di monti!...

Si propaga intanto

la meticolosa carneficina delle belve.

Tutte le loro zanne d'avorio crescono, s'esagerano,

ricoprono d'un bianco graticcio

la poltiglia scarlatta e i suoi rantoli che schizzano orrore,

Son zanne immensificate, o sono invece

candidi fumi?... No! no....

È avorio, veramente, poiché infatti

proboscidi d'elefanti ora partecipano alla rissa.

Degli elefanti vanno posando

qua e là le loro zampe, obelischi,

diguazzando nella salsa gialla di quel liquido zolfo

ed in quel tumulto rosso di grappoli d'uva

che frana agli angoli e sprizza altissimo

in corolle di vino,

per inaffiare gli spettatori....

Sopra la vendemmia calpestata,

scivolano veloci in equilibrio su fili invisibili

i fumi variopinti, come clowns,

scaricando a destra o a sinistra le loro rivoltelle,

che esasperano l'inaudita follia

dei colori inviperiti!...

O Vulcano! il tuo spettacolo m'inebbria,

Scendo più basso per contemplarlo meglio....

Ho alle reni la mia cintura di salvataggio.

e posso ben nuotare, se me ne prende vaghezza,

in questo tenero e fresco mare di fuoco.

Ohi mai, chi mai seppe dunque annientare con un soffio

i continenti di porpora

e i liquefatti grovigli di leoni?

Lentamente, fuori dalle palpitanti ferite delle onde,

emergono le chiglie mostruose di tre nere corazzate,

masticate o rimasticate, e respinte alla superficie

dall'insolenza delle profondità sottomarine.

Lentamente, a uno a uno i tre vascelli da guerra

ricominciano a vivere con lunghi brividi.

Riannodano le loro membra morte,

raddrizzano la loro alberatura e s'equilibrano,

mentre le caldaie che s'accendono

mettono in moto le larghe torri d'acciaio.

Il mal di mare afferra alle budella i cannoni

che sussultano con un continuo vomito di piombo.

Sono grugnì irti dì scintille,

che grugniscono sputando in bordate accanite

silicati, cristalli e blocchi vitrei

sugli scherzosi tuffi, e l'incrociarsi

delle torpediniere e dei pescicani.

Questi bizzarramente si mutano in isole fragili

intermittenti, rapide apparse e rapide scomparse,

che lottano contro le onde succhianti!

Frattanto una corazzata sì sventra e cola a picco

facendo scoppiare la santabarbara del suo cuore

che s'apre, mugghiante braciere, contro il cielo.

Già non è più che un inaffiatoio vagabondo

di liquido azzurro, ventaglio di frescura.

Io sono finalmente nel paradiso degli alberi violetti

che si lamentano sotto il peso

delle troppo larghe stelle in fiore

e di troppo grevi lampi, farfalle accanite

che suggono la luce.

Quel paradiso è allacciato da tutte le parti

da tonde cascate di smeraldi colanti.

È la tua anima, o Vulcano, che si slancia nel mezzo,

con un enorme getto d'argento vivo pulverulento

la cui forza verticale resiste

ai colpi raddoppiati della raffica?

O Vulcano, io odo da molto tempo

il rotolare continuo della tua voce turbolenta

che freme nel rauco camino della tua gola,

E tanto mi dimentico a contemplare

l'eruzione delle tue parole arroventate,

che non ho ancora sgrovigliata

la sfolgorante matassa del tuo pensiero!

Oh! la maestrìa e l'ispirazione

che il tuono scoppiante della tua voce palesa

sulle torride pareti del tuo studio d'artista!

Con questi massi di gesso fumante scolpisci

mostri simbolici e grandi bassorilievi

acciecanti di luce, che potrebbero spiegare

subitamente, quali comete,

un fogliame di raggi sull'insonnia dell'oceano!...

Odo finalmente una parola! Una formidabile parola

si gonfia e balza fuori dalla tua bocca,

in pieno cielo, alla cima d'un lungo tubo

di nerissimo fumo,

simile a quei molli globi di vetro in fusione

che i vetrai soffiano, gonfiando le gote,

tra la furia incandescente d'una vetreria!

__Il Vulcano.__

Io non ho mai dormito, Lavoro senza fine

per arricchire lo spazio d'effimeri capolavori!

Io veglio alla cottura delle rocce cesellate

e alla vitrificazione policroma delle sabbie,

così che fra le mie dita le argille

si trasformano in ideali porcellane rosate

che io frango coi miei buffetti di vapore!

Sono incessantemente commisto alle mie scorie.

La mia vita è la fusione perpetua dei miei frantumi.

Distruggo per creare ed ancora distruggo

per modellare statue tonanti

che subito spezzo con lo schifo e il terrore

di vederle durare!

Il sole d'oro pesante che le tenebre scatenano

ogni mattina, e che a stento s'innalza

sui monti di Calabria,

proietta invano il cono della mia ombra opprimente

fino al centro della Sicilia,

per seminare in giro spavento e prudenza.

Ognuno ha la speranza dì sapermi domato

come una grossa bestia morfinizzata.

Il mio vello d'ermellino e la mìa bianca criniera

sono pegni d'innocenza e di lenta agonìa.

Ho per complice lo stretto di Messina

che sonnecchia all'alba, allungato bianco e lìscio

come un gatto d'Àngora....

Ho per complice lo stretto dì Messina,

col suo aspetto stanco dì materasso di seta

color turchese,

e con le dolci parole arabe ricamate

dalle scie delle nuvole e delle pigre vele,

tessute, suppongo, in silenzio,

con un filo d'argento sulla veste del mare.

Ho per complice la luna menzognera,

la più imbellettata delle cortigiane siderali,

che in nessun luogo mai è tanto carezzevole,

lusinghiera e persuasiva.

In nessun luogo mai la luna è così attenta

a sedurre i rossi e duri fanali dei piroscafi,

passanti burberi che se ne vanno

con un grosso sigaro tra i denti

cacciando fumo contro l'azzurro.

In nessun luogo mai la luna versa una così tenera

e molle cenere violetta,

per ammorbidire la lava ossificata

delle case nere aggrappate ai miei fianchi.

In nessun luogo mai la luna ha così commoventi

inondazioni d'estasi o di luce

sulle incisioni dei sentieri

fatte dal mio fuoco chirurgo.

Guai a coloro che seguono la luce belante

della luna e i lamentevoli clarini delle mandre,

e i flauti amari dei pastori,

che perdono vìa per l'azzurro i lunghissimi filamenti

dei loro suoni nostalgici!

Guai a coloro che rifiutarono

d'accordare il galoppo del loro sangue

al galoppo del mio, devastere.

Guaì a coloro che vogliono far metter radici

ai loro cuori, ai loro piedi, alle loro case,

con un'avara speranza d'eternità!

Non costruire, si deve, ma accamparsi.

Non ho io forse la forma d'una tenda

la cui cima troncata dà fiato alle mie collere?

Io amo solo gli astri, snelli equilibristi

che stanno ritti sulle sfere rotolanti

dei miei fumi giocolieri!...

__Io.__

Io so ballare come questi

e far bei giochi di destrezza nel cielo,

o coprire col mio canto il fragore echeggiante

dei tuoi uragani che si propagano

pei profondi sotterranei!

Inoltre, io discendo

per ascoltare i poliedri della tua voce.

Rallenta le scariche elettriche dei tuoi bronchi

che spostano, laggiù, le rocce sottostanti!

Imponi silenzio alle tue grotte loquaci

che tremano, commosse, interminabilmente!

Imbavaglia di spesse ceneri

gli echi basaltici che t'applaudiscono in coro!

Non so che farmi delle bombe vulcaniche

con cui punteggi il brontolìo del tuo discorso!

Che m'importa dei getti rutilanti

della tua saliva aggressiva?

I tuoi diluvi di fango.

hanno insozzate le mie ali bianche,

ma non m'arresto! Resisto

alle valanghe delle tue scorie, e scendo giù,

dorato, aureolato dalle tue pulverulenze

d'oro meravigliato.

__Il Vulcano.__

Io devasto in giro tutti i giardini

dei sentimenti in fiore

e le loro ombrie, chitarre e mandolini

che piangono fra le dita dei venti,

cantori di serenate.

Sconvolgo gli orti saggi

e le insalate ben pettinate,

ma giro intorno delicatamente

alle foreste dai grossi tronchi temeraî

i cui rami muscolosi hanno orrore

della terra, e tendono pugni carbonizzati

contro gli astri, passeri esili e pigolanti

che vorrebbero posarvisi!...

Guai a coloro che s'addormentano,

adorando la traccia degli avi,

sotto i calmi fogliami della Pace!

Io nulla rispetto: nè le rovine

della pietra, nè quelle della carne.

Il mio soffio caccia a caso, a palate,

i vinti e i vili nelle loro tombe,

soli solchi scavati dai loro piedi,

zappe metodiche!

Guerra o rivolta. Scegliete!

Sono le grandi feste del fuoco,

di cui s'onora il mondo!

Quale uccello presuntuoso è questo,

o quale scialuppa aerea,

che rèmiga al disopra della mia testa?

Certo sei un mio figlio degenere,

o italiano, o grumo raffreddato

delle Lave millenarie!

Ah! che io possa finalmente contemplare

te ed i tuoi fratelli, ritti sulla tolda veloce

delle torpediniere notturne,

fra l'odio atroce delle burrasche,

alla mercè delle raffiche d'un ciclone,

e pure in atto di spiare i massi d'ebano,

più neri della notte,

che le squadre nemiche ammucchieranno nel buio!

Che io possa vedervi trasformati a un tratto in brulotti,

isolotti o vascelli,

eruzione continua d'eroismo

contro le nubi!...

Io succhierò le pietre e la terra

sotto i piedi degl'Italiani,

piantatori di quercie e di palazzi....

e voi dovrete superare il mio furore, o perire!

Infrangerò i vostri nidi, ingenui uccelli d'Italia,

perchè impariate a volare sulla vita!

Con le balzanti matite delle mie lave

cancellerò dal mondo le forme geografiche

non colorite dalla letizia del sangue!

__Io.__

Urrà! Urrà! Come te

e con te sputo, o Vulcano,

su tutti gli usurai del nostro sangue conquistatore!

Per piacerti, ho già gridato

sulle cime ruggenti dell'energia umana:

«Glorifichiamo la guerra, sola igiene del mondo!»

Per piacerti, io libero violentemente

dalla pace parassita

l'Italia possente liana che presto dovrà arrampicarsi

su su fino alle costellazioni!

Sputiamo, sputiamo sulla Pace,

raflesia immonda dell'isola di Giava,

fiore enorme dalle foglie putrescenti,

pieno d'un'acqua fetida

in cui nuotano e si nutrono

gl'insetti vischiosi che colonizzano

le polpe infami dei cadaveri!

__Il Vulcano.__

Oh! che tutti gli echi attenti della terra

bàcino la tua voce rossa,

più calda della mia voce!...

Riconosco in te il mio figlio rigenerato.

Ed eccoti, figlio mio, sulle guancie raggianti

il mio doppio e triplice bacio di fuoco!

Ma dove s'è dunque cacciata la muta delle mie lave?

Udite il mio sibilo di vapore strozzato?

Cagne rosse dai lunghi denti corrosivi,

qua, qua, ai miei piedi! Presto!

Stendetevi a terra,

davanti a quest'uomo in fiamme

e lambite le ruote del suo bel monoplano!

3.

NEI DOMINII DI MIO PADRE,

IL VULCANO.

Ho capito, ho capito qual'è la mia missione!

Il tuo bacio m'impone di mordere a sangue

nella schiena montuosa della mia penisola,

perchè subitamente s'alzi sulle zampe

e si slanci all'assalto dell'Austria!...

Ancora un bacio, Vulcano....

così che mi sia dato assaporare a bocca piena

e sentirmi sulle guancie il vasto ardore

dei tuoi abissi! Eccomi pieno di te!

Mi sento nelle vene e porto con me

la porpora schiumante di tutte le aurore della terra!

Le mie orecchie sono gonfie dell'ondulosa sinfonia

delle tue fiamme discordanti

che si slanciano a meraviglia

in lunghi accordi serici....

D'onde viene questo suono lontano e desolante

di metallo?... Vi credevo fusi dal caldo,

bronzi dei vecchi campanili che derido passando

e che vorrebbero fissarmi con le loro punte,

come una farfalla rara,

sugli scoloriti cartoni del cielo!

Oh! via! Si tratta di ben altro!

Io fui lusingato, o Vulcano, dalla tua voce di bronzo,

e ancora ondeggio da un'illusione all'altra

nel cupo miraggio del tuo Impero di fuoco!

O gran popolo delle fiamme,

perchè mai simulare con la chimica turbolenta

dei vostri febbrili accoppiamenti,

perchè mai simulare davanti a me

gli stomachevoli latticinî della luna,

e a volta a volta il balzo danzante

d'una madonna d'oro lanciata contro l'azzurro

da un'esplosione di preghiere?

O mio Motore! Ecco già che il Vulcano,

per inebbriarti,

versa copiosi torrenti di stelle!

Ma tu non sai che farne,

o mio Motore, mulino di pietre preziose,

che impolveri lo spazio di nuove Vie lattee!...

Schiocca come una frusta la tela del mio monoplano

sulla groppa dei Venti,

stalloni che nitriscono e scalpitano....

E perchè guaìte, brezze scorrazzanti?

La caccia, la caccia incomincia!... Io vengo con voi!

A destra, a sinistra, sotto le mie ali vibranti,

turbini nerastri sputano bestemmie,

come cacciatori,

e dànno fiato bruscamente ai corni,

poichè il cervo è passato....

Un gran cervo, più grande di una montagna,

che porta sulla testa una intera foresta

infocata e dorata....

È la caccia! Affrettiamoci!

Un altro cervo è passato, anche più grande dell'altro!

Certo le mie pupille si sono immensificate....

Ho per pupille le due vetrate infrante

d'una cattedrale, e posso contemplare

lo spettacolo partorito dal Vulcano,

così come una roccia contempla il tramonto

fissando sul mare

le sue grotte spalancate....

Spettacoli meravigliosi! Mirabolanti visioni,

potete a gara crescere e moltiplicarvi....

Io sono degno di voi!

Ho visto galoppare davanti a me le montagne,

simili a cervi mostruosi,

e mi slancio sulla loro pista

per addentarli alle corna impennacchiate di scintille!

I grandi cervi dal dorso gibboso si cacciano

nelle vaste boscaglie di fiamme violette

che coronano le alture dell'orizzonte!...

I boschi si trasformano....

Son baionette, maree di baionette!

E per me il simbolo è chiaro:

quei grandi fiumi giallastri,

larghe trecce di cenci color d'itterizia,

che il vento strappa e sbatte brutalmente,

sono bandiere austriache

che attizzano le onde d'un mare di baionette

inondante monti e pianure....

Il mio motore risponde loro, aggressivo,

ronzìo formidabile che cresce

e si propaga negli echi,

come il calpestìo d'un esercito in marcia.

Nulla può trattenere la tua follia bellicosa,

o mio monoplano da guerra!

La tua rabbia m'inzacchera!...

Tuttavia ti trattengo....

Arrestiamoci--vuoi?--sulla terrazza

di quella scogliera incandescente

per gustare lo spettacolo sublime

che si svolge, davanti a noi

fuori dagli abissi inesauribili....

Bisogna pur salutare con un «buona sera!» delirante

quei tre scogli accosciati!...

Vecchi gattacci di granito,

che fate le fusa drizzando le code e le groppe

dal pelame elettrico,

sotto la carezza di questa giovane fiamma

che vi blandisce, buona sera....

buona sera, vi grido, e buona fortuna in guerra!

Oh! come siete destri, scoiattoli di fuoco roseo

che correte su pei rami contorti dei fumi!

Mi auguro la vostra folle agilità

e la vostra gaiezza bizzarra di clowns.

Per noi, per noi soli, o Motore, fanno allegria

quei cignali di porfido dal grugno ferrigno

che grufolano fra l'erbe grasse dei vapori

balzando attraverso quella boscaglia di fuoco!...

Dove sono?... Dove sono?... Piombati, scomparsi

in un subitaneo svenimento del suolo....

Aspettami, buon Motore,

e contempla in silenzio!

Ecco un torneo magnifico di belle fiamme cavallerizze

ritte su alti cavalli di fuoco

che corrono in giro sì rapidi

da sembrar privi di zampe!...

Siamo in un circo stupefacente!

__I teatri vulcanici.__

Il Vulcano, gran signore, è prodigo di spettacoli.

Voi non mi vedete, belle fiamme cavallerizze,

nè voi, rossi tizzoni che vi cullate

su altissimi trapezi subitamente mangiati

dal turbine degli attori sopraggiungenti!

Son donne nude interamente coperte

delle loro chiome d'oro abbaglianti....

Biondezze soavi e modulate

di carni e di velli, e qua e là criniere

di leoncelli trascinati pigramente a guinzaglio....

Ad un tratto, da tutti i palchi

di quel circo fastoso si sporgono castamente

donne-fiamme verdi,

intollerabilmente acide....

Io non vi amo, poichè vi rodete d'invidia

nel contemplare la gioia traboccante

e l'impudicizia scorticata viva

di quelle nudità che cantano!

La vostra stupida gelosia

fa crollare il vasto teatro.

Più nulla! Io non vedo più nulla!...

Poi, lentamente, attraverso la bruma

s'abbozza un rossore, là giù,

come un'immensa piaga color di rosa

sotto molli filacce di fumo violetto....

Tutto s'è impiccolito, ed io contemplo

davanti a me dei fori, bocche informi

di grotte paffute....

Si difendono, le grotte, con i loro cespugli,

come con lunghe mani che lavorino a maglia

lana ardente o che intreccino

il giunco dei bei riflessi color d'indaco!

Urrà! L'orizzonte si squarcia....

Addio, care rondinelle

dal corpo bipartito di bragia e di carbone,

che volate via sfiorando coll'ala

quei lontani laghi di fuoco....

Addio, sciami pesanti d'api,

che succhiando fiori v'arrostite

in quella serra tropicale....

Io sognerò di voi

e del vostro corteo variegato che ora turbina

sull'alveare immenso delle fiamme!

Il vostro ronzìo

vorrebbe ancora trattenermi....

Vedi, mio buon motore? Il gran popolo delle fiamme

m'accarezza e m'incatena soavemente!...

Belle fiamme amorose.... Io posso soltanto obbedire

a questo cuore indomabile che balza in avanti.

Udite la sua volontà che s'esalta

nella rosa russante dell'elica?

È lui, che vi stiracchia così,

lunghissime agili fiamme,

giovani meccaniche scapigliate,

mentre trattenete la mia lunga fusoliera

irrigidendo i vostri muscoli scintillanti.

Udite la sua fame, la sua sete,

che si scatenano in latrati?...

Il mio cuore-motore mi trascina

con lo slancio di 300 fox-terriers

tenuti con forza a guinzaglio.

O mio cuore-motore, qual volpe fiuti nel vento?

Lasciate tutto! Io m'involo

verso il riverbero di quel Sahara lontano....

O maledetta foresta di fiamme inestricabili,

che bruscamente sali per sbarrarmi la via,

fogliame enorme di metallo nerastro

con strida di gazza e con strani

cinguettii d'uccelli!...

Più lontano, come mai potrò evitare

quel grappolo d'aquile furibonde che s'accaniscono

sulle mammelle sanguinolente di quel flessuoso palmizio?

Ma l'oasi si sfascia e le grida strazianti

della carne vegetale si sparpagliano in scintille.

Non vedo più che rocce da tutte le parti,

paesaggi di granito e d'ardesia,

massi fumanti, con fori rossastri

o pensose finestre che guardano!

E ora sono villaggi africani,

fulminati dal sole!

Ma i fumi, orde di negri, dànno l'assalto,

appiccando fuoco dovunque,

sotto grigiastre e panciute

nuvole di zanzare!...

Maledetto bastione roccioso, che strapiombi

su quell'abisso dove la putredine fiorisce verde-dorata!

Per poco non mi s'è infranta l'ala, per poco non sono caduto

sui sinistri gonfiori di quell'immonda poltiglia

fatta di tutti i cadaveri

d'un esercito arabo rovesciato giù dalle mura!...

Quanti sobbalzi!... O mio monoplano!

O mio monoplano, io ti lodo

di saper dare con tanta audacia la scalata

a questo càos di rocce!

Da una parte l'oceano di liquido fuoco

del vulcano, dall'altra un'insurrezione

di picchi impennacchiali di fumi chiari,

che mi guardano impassibili

in mezzo al precipitare

di cento valli color marrone

dall'alito ammoniacale.

Per non sentirvi più, io mi scaglio in avanti,

a rischio di cozzare sull'orizzonte di ferro

che sembra impenetrabile tanto è rafforzato

dai suoi grossi bulloni gialli ben ribaditi.

Un gorgo d'aria umida mi costringe

a riabbassarmi nel cavo d'un burrone

fra odori di bagno turco e di corpi sudanti.

Il mio cuore-motore, che mi precede,

s'imbizzarrisce già fra cespugli spinosi

di gaz policromi....

Attraversali, dunque!...

Che t'importa, se le mie ali devastano

la boscaglia di queste verdi esalazioni?

Ammira, piuttosto, lo splendore

di questo corteo di piccole fiamme puntute

che volano come rondini dipinte

dai pennelli del sole al tramonto!

Noi voliamo in mezzo alla germinazione

violenta del fuoco. Mai più

tu avrai la gioia, o mio cuore,

di contemplare brulichii così cupi

di forme irritate e di caldi colori!...

Con un volo planato io scivolo

fino al fondo di questo nuovo abisso....

Che è mai questo rumore di pietre

dietro di me? Le mie ali hanno spazzata

la cresta delle scogliere....

Il paesaggio è sempre più tormentato.

Montagne che s'incavano!

Abissi sventrati!

Io scendo, scendo giù per chine ripide, e a un tratto

un monte che vuol mascherarmi la sua altezza imprevista

mi ferma.

Avanti! non importa! Balza in alto!...

Addosso a quel monte, mio bel monoplano!

Non vedi come t'è facile

superare così

tutte queste scarpate gigantesche?...

Mantienti in equilibrio,

e scivola via con destrezza....

Oh! ti sento, ti sento bestemmiare!...

Maledetto sentiero da serpenti!

Tu soffochi quasi, tra queste due pareti,

e non vuoi dar del naso contro la montagna.

Con questo fumo, come potremo calcolare

esattamente lo spazio che ci occorre per passare?

Non c'è modo di correre! Con le mie ali

vado snidando grappoli di pipistrelli

che mi sputano addosso la loro fuliggine

commista al tuo olio di ricino!...

__I serbatoi del romanticismo.__

Finalmente, finalmente respiriamo,

ed io filo via rapidissimo

sopra un gran fiume di _kohl_ e di belletto!

Oh! meravigliosi tramonti,

aurore ricche di colori, venite

a ritingere qui le vostre guancie

e le vostre palpebre pesanti!

Poeti romantici, tornate in folla

a ritrovare sulle rive di questo fiume

le lanterne veneziane più fantastiche

che possiate aver sognato!

Sono inghirlandate di rose e macchiate di sangue...

Sulle rive di questo gran fiume di belletto

troverete tutto il fastoso _bric-à-brac_

del vostro sogno teatrale!...

Monti di bel velluto color granata,

mobilia sgargiante di tragico lupanare,

vetrine arabe traboccanti dì fuoco....

Qui c'è di tutto!

Poichè il vulcano è la sintesi e la genesi

d'ogni poesia,

E noi divertiamoci, cuore-motore, a volare

su questi numerosi teatri all'aria aperta....

È notte? è giorno? Non sì sa più!

Teatri all'aria aperta irti di luci

e di barriti, poichè vicino è il serraglio

che unisce la voce delle belve

alla voce forsennata dei commedianti!

Lungo budello della fiera fangosa

in cui violentemente diguazzano

le lampade elettriche,

irradianti di bianco orrore il firmamento in cui volo,

il firmamento, fiera fallita, disdegnata, che si spegne,

incalcolabilmente lontano....

Il gran fiume di _kohl_ orientale

e di belletto romantico

s'allarga a poco a poco formando un bel lago,

sulle cui rive, a destra e a sinistra,

s'avanzano ballando, delle fiamme spagnuole

eccitate dal vino, dalle risate,

e punto dal desiderio di mostrare

il prurito della loro carne che crepita....

Ballano, le fiamme,

civettando, facendo moine

con gli occhi, con le labbra e con le mani,

e si sventagliano,

e sventagliano me a volta a volta.

__Le fiamme spagnuole.__

Noi ridiamo a crepapelle per burlarci di te,

asino volante dalle orecchie di tela!

Che fai lassù, tanto lontano dalle nostre bocche?

Vieni ad ammirarci da vicino!...

Noi siamo ballerine stupefacenti,

e i nostri occhi son occhi di coda di pavone!

Per te solo avvolgiamo ai nostri fianchi

questi bei scialli di fumo ricamati di scintille,

mentre danziamo con lunghi ticchettii di nàcchere....

Ti mostriamo le nostre poppe gemelle,

che hanno la calda peluria della pesca al sole

e ne promettono il fresco sapore....

Alziamo le nostre gonne

di velluto color zafferano e le nostre sottane

dai merletti di cenere viola,

mostrando le nostre anche[*accented?] flessuose!...

Avvicinati![*accented?] Vieni a vedere

le nostre scarpine vive,

d'un roseo scoppiettante! Vieni a vedere,

asino volante dalle orecchie di tela!...

__Io.__

Vengo! Vengo! Aspettate....

Ma chi vi spazza via? Quale raffica

ha bruscamente arrotolati tutti i tappeti

e rapidamente nascosti

orpelli e tamburelli,

come fanno i saltimbanchi quando vengono le guardie?...

Non vedo più davanti a me

che una mandra di colli rossastri e rosati....

Trotterellano spaventati

come pecore, affrettandosi

verso l'immensità delle pianure.

Sono io scosso ancora dall'ubbriachezza del fuoco?

Eh! via!... Se quei due campanili siciliani

oscillano flessuosi come betulle,

è perchè io mi cullo nell'aria

nell'uscir fuori dai fumi!...

M'immergo tratto tratto in laghi d'aria pura.

Qua e là s'aprono vaste brecce grigie

inebbrianti e inebbriate,

nel gran velo di vapori violetti e purpurei.

È la deliziosa vicinanza dell'azzurro!

Sento la sua bocca fresca, mentre attraverso

a rapido volo un immenso formicaio

di riflessi rosei che diventano turchini....

Com'è bello, questo sentiero, tappezzato

d'un musco di bagliori violacei!

A 100 metri sotto di me,

m'appare l'ampia schiena ignuda del vulcano.

Scoscendimento terribile della montagna,

con muscoli irrigiditi

sotto la pelle membranosa e cartilaginosa....

L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi · 第 1 / 8 段