_(senza rispondere, tormenta le dita, intrecciandole e torcendole.)_

GIACOMO

_(dopo averla ancora interrogata con gli occhi e col pensiero, scrolla

il capo. Poi, invano raffrena l'angoscia: già il pianto gli sale alla

gola e, con desolazione rassegnata, abbandona il volto nelle mani per

nascondere le lagrime.)_

NELLINA

_(ne prova un senso di rincrescimento pietoso, un senso di dolore del

quale non sa rendersi conto e che vorrebbe non provare. A poco a poco,

gli si avvicina, e gli scuote lievemente una spalla.)_ No, Giacomo....

Non soffrire, tu.... Non è te che voglio veder soffrire.... Tu sei buono

ed hai cercato di farmi tutto il bene che potevi... _(Quasi con

durezza)_ Soffro anch'io nel vederti così... I miei occhi non hanno

lagrime come ne hanno i tuoi.... Non ho pianto mai.... Ma, guardandoti

piangere, stasera.... mi pare che l'anima mi pianga.

GIACOMO

_(si rivolge a lei con dolce meraviglia e la contempla trasognato.)_

Perchè non ti dài tutta a questa gratitudine, a questa gentilezza, di

cui, tuo malgrado, ti riveli capace? Se tu comprendessi che sollievo ne

avresti tu stessa e che sollievo, che gioia ne verrebbe a me! Per ora,

Nellina, io non ti chiederei di più. Nella calma che mi concederesti,

correggerei qualche mio eccesso, limiterei le mie esigenze, e, senza mai

costringerti, senza mai stancarti, ti terrei, ti terrei, conducendoti

piano piano per una strada che adesso tu non intravedi neppure.

NELLINA

Io sono fatta di spine. Ogni mano che cerca di tenermi, ne è lacerata a

sangue! La sola prova che io ti possa dare della mia gratitudine è di

allontanarti. Vattene, Giacomo! Fuggimi, disprezzami, scòrdati di me!

GIACOMO

Ma che cos'è che t'impedisce perfino di consentire che io ritenti? Tu

temi che ne riporterei altre ferite, e non pensi che se io gettassi via

il mio affetto e i tanti ricordi che già mi legano a te e la speranza

di... _costruire_ la tua onestà, mi parrebbe di non vivere più! Tu non

vuoi che io pianga, e, per non farmi piangere, mi consigli di strapparmi

gli occhi. È assurdo, Nellina! È assurdo! Io sono tornato per

riprenderti e non mi lascerò spaventare dal tuo pessimismo. Esso non è

che una menzogna amara dietro cui si nasconde una creatura infelice. A

prima giunta, sì, il tuo aspetto, la tua veste, il tuo volto

insudiciato, tutte le tue parole, tutto l'insieme della tua persona,

tutto questo piccolo laboratorio di incoscienti vanità disordinate, mi

hanno messo i brividi; ma, riflettendoci, è diverso. Che c'era di

enorme, che c'era d'imprevedibile in quello che ho trovato? Mi avevi

creduto il tuo tiranno, mi avevi creduto il tuo carceriere; ed essendo

rimasta sola, cominciavi a inebriarti spensieratamente della tua

libertà. Un po' di reazione, un po' di frivolezza: non altro. E io

mostrerei di amarti d'un amore mediocre e meschino se anche a mente

tranquilla esagerassi l'importanza di questa frivolezza quasi infantile.

M'intendi, Nellina? M'intendi bene? Ti convinci che non devi farmi

fuggire?

NELLINA

_(ascoltandolo, si è accoccolata a terra, tra i piedi di lui, a guisa di

una cagnetta intimidita che le immeritate carezze del padrone non

riescano a rassicurare. Non vuole, non può sopportare che egli s'illuda

e stranamente borbotta:)_ Tu... mi giudichi... con troppa indulgenza....

GIACOMO

Perchè?

NELLINA

_(in un misto di acre schiettezza istintiva e di timidità tremebonda)_

Io... ti ho mentito.

GIACOMO

Quando?

NELLINA

Quando t'ho detto di essere stata a teatro.

GIACOMO

E dove sei stata?!

NELLINA

... Non mi sono mossa di casa.

GIACOMO

E questo vestito?... Questa imbellettatura?

NELLINA

_(temendo sempre di più, ma sempre bieca e crudele verso sè

medesima)_... Aspetto delle persone....

GIACOMO

A quest'ora?!

NELLINA

Aspetto dei giovanotti a cena.

GIACOMO

_(impallidendo)_... Li hai invitati?!

NELLINA

Sì, li ho invitati.

GIACOMO

Evidentemente, essi ti assediavano, ti importunavano, e tu....

NELLINA

Non devo più mentirti! Sono io che li ho voluti.

GIACOMO

_(levandosi ed esplodendo d'ira e di disprezzo)_ Per sceglierti il mio

successore, non è vero?... Dillo! Dillo!... Dillo!... Per venderti

all'incanto?!...

NELLINA

_(come se temesse d'essere battuta, si allontana rapidamente.)_

GIACOMO

_(afferrandosi il capo con ambo le mani, grida:)_ Avevi ragione tu,

pocanzi! Avevi ragione tu!... È la fine, dunque! È la fine! Dopo di aver

seviziato barbaramente mio padre per cedere alla tua voce che impetrava

soccorso, dopo di aver frantumata la mia esistenza per offrirtela, tutta

quanta, come pane quotidiano, eccomi a vederti sparire a poco a poco

nella depravazione ed eccomi annientato nel vuoto che mi si fa intorno!

_(Andando a lei impetuosamente)_ Avevi ragione tu, ed ebbi ragione

anch'io quando ti dissi che non avrei potuto lottare con la tua indole,

attirata irresistibilmente da ogni cosa più abietta. Ero preveggente,

quel giorno, e ti scongiurai di non raggiungermi; ma tu, nella tua

istintiva ferocia, chiedevi già una vittima, e t'impadronisti di me. Mi

hai rovinata la vita, Nellina! Me l'hai distrutta! _(Si abbandona sul

sofà, tra le vesti in disordine.)_

_(Un silenzio.)_

NELLINA

_(presso di lui, con umiltà)_ A te sembrerà, per ora, lo so, come hai

detto,... di non vivere più;... ma... i soli morti che certamente non

risorgono sono i morti che stanno sottoterra. Quando davvero io sarò

tutta sparita per te,... tu tornerai a vivere, con la tua bontà nel

cuore. Questa bontà, che è soltanto tua, ti servirà per amare un'altra

donna.... La sceglierai fra quelle nate oneste, fra quelle che non

somigliano a me. Ce ne sono tante!... Io le vedo da lontano.... È meno

difficile proteggerle, ed è bene che siano protette, perchè io credo...

che, senza una protezione,... si possano perdere anch'esse!

_(Giunge, a un tratto, come dianzi, il suono del pianoforte: sono le

stesse poche note gaie, suonate con una più irruenta vivacità.)_

GIACOMO

_(trasalisce.)_

NELLINA

_(con una immediata scossa di paura e di smarrimento)_ Eccoli!

GIACOMO

_(si drizza col volto bianco e terribile.)_

NELLINA

_(allacciandosi a lui, impaurita, ansiosa, urgente)_ Li scaccio,

Giacomo! Li scaccio!

GIACOMO

_(con ribrezzo, cercando di svincolarsi)_ Scòstati! Non mi toccare!

NELLINA

_(aggrappandoglisi addosso più fortemente)_ Li scaccio sùbito, ti dico!

GIACOMO

_(respingendola con forza in un scroscio di sdegno violento)_ Sarebbe

inutile, perchè non saprei più perdonarti! E poi... ti conosco, oramai.

Se oggi tu li scacciassi, te ne pentiresti domani, e imprecheresti

contro di me. Colui che hai pensatamente scacciato da questa casa sono

io;... e sono io che debbo affrettarmi a sgombrare per lasciar posto a

quelli che tu confessi di aver chiamati. Fra pochi minuti, essi avranno

il diritto d'invaderla tutta! Potranno patteggiare con te, sdraiàti qui,

qui, fra questi abiti, fra questi merletti, con i quali io mi lusingai

di conquistarti!... Potranno essere i tuoi amanti fra le stesse mura

intime che posseggono il segreto dei momenti in cui ti credetti mia!

_(Poi, come assalito da una grande vergogna, abbassando la voce:)_ Fammi

uscire, fammi uscire di nascosto.... Io non voglio che essi mi vedano...

NELLINA

_(umiliata, avvilita, perduta nell'orrore di sè stessa, col respiro

mozzo)_ Sono in salotto.... Non ti vedranno....

GIACOMO

Tuttavia... se qualcuno dei tuoi domestici ha detto che io sono qui....

NELLINA

Non è possibile che l'abbiano detto.... Si sono guardàti anche

dall'annunziarli in tua presenza.... I miei domestici... sanno

aiutarmi... a diventare una miserabile!...

GIACOMO

_(col cervello annebbiato, il petto rotto dallo spasimo, si dibatte e si

convelle per avere l'energia di uscire. Ma, troncando l'indugio,

risolutamente si avvia.)_

NELLINA

_(cade in ginocchio, si aggrappa ancora a lui e supplica, gridando:)_

Giacomo?! Giacomo?!

GIACOMO

Zitta, per carità!... Non far sentire il mio nome. _(Si trascina fino

alla porta. L'apre un poco, con circospezione. Sporge la testa per

spiare. Indi, come un ladro pauroso, cautamente esce, e richiude.)_

NELLINA

_(abbattendosi a terra, fiaccata, disperata a guisa di una naufraga, con

la gola stretta dall'affanno, come se invocasse soccorso, chiama:)_

Gigetta!... Gigetta!... Gigetta!...

SCENA VI.

NELLINA, GIGETTA, SOFIA.

GIGETTA

_(accorrendo)_ Amore mio! Amore mio! _(Si curva su lei ginocchioni,

abbracciandola, tenendola.)_

NELLINA

_(torcendosi ed ergendo la testa infiammata)_ Io sono la più perfida

delle donne!... Io sono un rettile!

GIGETTA

Non dire così, Nellina! Non essere così atroce nell'accusarti!

NELLINA

È stata veramente la fine di tutto e per quest'odio che mi sta nelle

vene non ho risparmiato a quell'uomo un martirio d'inferno!

GIGETTA

Ma sei nel martirio anche tu, intanto, per averlo martirizzato!

NELLINA

_(portando la mano alla gola)_ Ho qui, qui... una corda che mi strozza

l'anima.... Vorrei piangere e non posso....

GIGETTA

_(desolatamente)_ E non so nemmeno liberarti dal nodo che ti soffoca!

NELLINA

_(in un impeto estremo)_ Dio, dammi per una volta le lagrime che dài

alle persone buone!

_(Si bussa alla porta.)_

GIGETTA

_(come se temesse che qualcuno entrasse, vi corre e, con una specie di

ritegno, domanda:)_ Chi è?

LA VOCE DI SOFIA

_(allontanandosi)_ Ho bussato io, sa, perchè quei signori aspettano da

un pezzo.

NELLINA

_(si leva con sul volto una contrazione di dolore e di ribrezzo; e, in

questa contrazione, resta immobile. -- Pare la statua dolente del pudore

offeso.)_

GIGETTA

_(sùbito, nel centro della soglia, col dorso alla porta, ha aperto le

braccia come per sbarrarle la strada. Quindi, ritraendosi verso lo

stipite, vi si è appoggiata, diritta. E ora, immobile anche lei, sospesa

nella trepidanza, sorveglia la fisonomia e l'atteggiamento di Nellina, e

vorrebbe col pensiero arrestarla.)_

_(Passa così qualche istante.)_

NELLINA

_(repentinamente si scuote, quasi sentisse un violento soffio negli

occhi. Con uno sforzo graduale, va alla toeletta. Siede. In un vago

smarrimento, si mira nello specchio. Con l'incertezza di chi si muove

nel buio, ricompone i capelli scompigliati, cerca un piumino, si ridà la

vellutina alle guance. Poi, come vinta dalla stanchezza, incrocia le

braccia sulla toeletta e sulle braccia piega la testa.)_

GIGETTA

_(vedendola andare allo specchio, ha ceduto allo scoraggiamento e,

sempre tenendo lo sguardo intenso su lei, si è accostata, disfatta, al

divano e vi si è lasciata cadere. Ma adesso che Nellina è lì, in quella

mestizia inerte, ella di nuovo dubita e spera e, in silenzio,

febbrilmente aspetta.)_

NELLINA

_(a un tratto, risolutamente, si drizza in piedi.)_

GIGETTA

_(sussulta, prorompe e implora, in una ambascia spasmodica:)_ Fallo per

me, Nellina!... Non andarci!... Non andarci!... Non andarci!...

_(Ancora una breve pausa.)_

NELLINA

_(tutta compresa dalla sua immensa tristezza, stringendosi un po' nelle

spalle, tristissimamente mormora:)_ Ci vado! _(Si avvia verso il fondo

con passo lento e mal sicuro.)_

GIGETTA

_(guardandola allontanarsi, frena i singhiozzi. Appena la vede sparire,

perdutamente, disperatamente, si abbandona al pianto.)_

_(Sipario.)_

ATTO TERZO.

_È una stanza di aspetto squallido: piccola, polverosa, male

ammobigliata, con le pareti di un colore piuttosto fosco. I mobili -- un

cassettone, un armadietto, un lavamano -- son roba vecchia. C'è, a

destra, un letto di cui la testa è alquanto discosta dalla parete,

occupata dall'armadietto. Presso il capezzale, una sedia. Qualche altra

sedia qua e là. -- Una poltrona sdrucita, quasi nel mezzo della stanza. --

Verso il lato sinistro, un tavolino con sopra un po' di carta, un

calamaio, una penna e un lume a petrolio. Sul cassettone, qualche fiala,

qualche pannolino. -- Alle pareti, qualche oleografia sbiadita. -- Due

porte nella parete di fondo, a molta distanza l'una dall'altra. Tutt'e

due queste porte danno in un corridoio oscuro. Alla parete sinistra, una

finestra chiusa. È notte. Il lume è acceso._

SCENA I.

GIGETTA, _poi_ ESTER.

GIGETTA

_(in una modesta vestaglia bianca, è adagiata nella poltrona, col capo

arrovesciato sulla spalliera.)_

_(Un orologio interno suona le cinque.)_

GIGETTA

_(seguendo i rintocchi, li conta:)_ Uno... due... tre... quattro...

cinque... _(Pausa.)_ Non viene! _(Pausa.)_ Se potessi mandarle un'altra

lettera,... un'altra lettera più chiara, più urgente... _(Si leva. È

diventata sottile, diafana. Ha il viso magro e bianchissimo, gli occhi

più grandi nelle orbite disseccate. Cammina come una sonnambula. --

Giunge al tavolino. Siede. Prende e intinge la penna, e, sopra un pezzo

di carta che è lassù, la fa scorrere lentamente, pronunziando, lievi, le

parole che sente e che scrive:)_ «Non ritardare più, Nellina.... Tra

qualche ora, sarà l'alba.... Pensa che sono in una trista casa, dove...

anche la morte... non vuole entrare che di notte.... Pensa che se

ritardi ancora, essa arriverà prima di te... e io morirò sola sola.

Capisco che il trovarmi già finita... non ti impedirebbe di darmi un

bacio.... Ma io... non me ne accorgerei... e non ne avrei nessuna

gioia....» _(Le dita restano inerti. La penna cade sulla carta. Ella,

con le braccia penzoloni, gli sguardi nel vuoto, pronunzia queste altre

parole che il suo cuore le suggerisce e che la sua penna non deve

scrivere:)_ «Vieni a mamma tua, Nellina.... Io ti aspetto per dirtelo,

in questa notte di addio, che sono la tua mamma.... Vieni a saperlo....

Vieni a perdonarmi....»

LA VOCE DI ESTER

_(con falsa infantilità scherzosa e rumorosa)_ Zia Fanny, zia Fanny! Io

me ne scappo!...

UN'ALTRA VOCE FEMMINILE

_(un po' vecchigna e comicamente autorevole)_ Ester! Non ti muovere di

qua, ti dico!

LA VOCE DI ESTER

È pazzo! È pazzo!... Io ho paura dei pazzi!

L'ALTRA VOCE

Ma dove porti la pelliccia e il cappello del signore? Sono scherzi di

maleducata! Hai inteso?

ESTER

_(entra dalla porta a sinistra. È una donna giovanetta, che ha le guance

e le labbra tinte di rossetto, i capelli arricciati e pettinati con

soverchia ricercatezza. Indossa una vestaglia cilestre piuttosto sciatta

e breve, che lascia scoperti i piedi, stretti nelle scarpine di pelle

colorata. Porta sopra un braccio una pelliccia maschile e in una mano un

elegante cappello duro da uomo. Ella è, evidentemente, un po' brilla. Ha

gli occhi scintillanti. Le parole le sdrucciolano dalla bocca. Entra

ridendo:)_ Ah ah ah ah!... Com'è ridicolo! Se tu vedessi, Gigettona!...

Trema dal capo ai piedi.... Non si regge più sulle gambe.... E poi,

appena Elviruccia e io gli facciamo l'occhiolino, si elettrizza e

farnetica che sembra davvero un pazzo!... Elviruccia lo ha chiamato:

«Vecchio lupo rammollito!...» _(Ride.)_ Intanto, ohè, il lupo

rammollito... è spendereccio... _(Col pollice e con l'indice di una mano

accenna ai quattrini.)_ Ha perfino fatto comperare una bottiglia di

«Cognac Tre Stelle».... E come beve!... Ma, _saperlotte_!,... ha voluto

per forza darne a bere anche a me... e sono diventata... alquanto

rammollita anch'io!... _(Le si accosta molto e abbassa la voce:)_ Vuoi

che te ne porti un bicchierino di nascosto?

GIGETTA

_(l'ha sogguardata sinora con uno smarrimento malinconico e pietoso. Ma,

all'avvicinarsi di lei, ha una sensazione tra di nausea e di spavento.

Le risponde, nondimeno, con bontà:)_ No... ti prego... lasciami

stare....

ESTER

Ma perchè?!... Sono venuta apposta per farti distrarre.... Guarda,

guarda che copricapo forestiero!... _(Mostra, a rovescio, il cappello

che ha una nitida fodera bianca.)_ Guarda che sfarzo di pelliccia!...

Aspetta che me la voglio godere un po'... _(Mette il cappello a terra e

infila la pelliccia.)_ Nei nostri paraggi ignobili, non era mai comparso

un animale con questo bellissimo pelo indosso. _(Cacciando le mani nelle

saccocce, le dice in confidenza:)_ Fu un ammiratore di zia Fanny quando

lei faceva la mima nel ballo «Amor» e se la intendeva con Adamo....

Epoca remota!... Adesso, poveraccia,... se non avesse inventate delle

nipotine,... addio Adamo!... _(Cavando da una saccoccia un grosso

portasigari di terso metallo bianco e pesandolo sulla palma della mano)_

_Saperlotte_, che valigetta d'argento! _(Lo apre e ne tira fuori un

avana dalla fascetta lucente.)_ Gigettona, ne avrai visti tu, ai tuoi

tempi, di questi sigari di prezzo! _(Glielo mostra con ammirazione.)_

LA VOCE DI ZIA FANNY

_(più severa di prima)_ Ester! Ester!...

ESTER

_(senza gridare, come se la sedicente zia le stesse davanti)_ Impìccati!

_La voce di zia Fanny_

Ma, insomma, che stai macchinando in quel corridoio oscuro?

ESTER

_(con una mano affettuosamente posata sulla spalla di Gigetta e con la

testa voltata verso la porta per farsi sentire)_ Non sono nel

corridoio.... Tengo compagnia alla nostra... _(Interrompendosi e

abbassando il tono)_ Diavolo!... Stavo per fare una brioche! _(Piano a

Gigetta:)_ La zia non lo dice a nessuno che ha fittata una stanza a

te.... Capirai che se si venisse a sapere che in casa c'è

un'ammalata....

LA VOCE DI ZIA FANNY

Sùbito qua. Obbedisci!

ESTER

Pronti! _(Si ficca il sigaro in un angolo della bocca. Piglia da terra

il cappello e se lo mette in testa, calcandolo sopra un orecchio. E, con

addosso la pelliccia, il sigaro in bocca, il cappello messo a

sghimbescio, si avvia quasi vacillando.)_ È curioso che il rammollimento

comincia a prendermi le gambe come a quell'ometto lì.... Ma, con la

buona volontà, si va avanti lo stesso! _(Ella esce, e si ode che

raucamente grida:)_ _Cognac!... Absinthe!... Whisky!..._

_(Giunge, attenuato dalla lontananza, un prorompere di risa femminili.)_

LA VOCE DI ZIA FANNY

_(risonante di compiacenza)_ Boietta! Boietta, che non sei altro!

_(Poi, silenzio.)_

GIGETTA

_(ha continuato a guardare Ester, non più con smarrimento e

commiserazione, bensì in una tetra impassibilità. Ed ora, di nuovo sola,

ritorna, estatica, al suo pensiero. Rivolge lo sguardo alla carta

scritta e rilegge:)_ Non ritardare, più, Nellina.... Fra qualche ora

sarà l'alba.... Pensa che... _(S'interrompe. Trasalisce. Mormora:)_ Una

carrozza... _(Animandosi)_ È lei! È lei!... Deve essere lei! _(Con una

energia prodigiosa, vince la debolezza del corpo. Si alza, e,

protendendo le braccia, correndo alla porta a destra, oltrepassando la

soglia, con un'ansia incalzante, prima a bassa voce, poi un po' più

forte, chiama:)_ Nellina! Nellina! Nellina!... Nellina! _(E, nel buio

del corridoio, si aggrappa a lei fortemente.)_

SCENA II.

GIGETTA _e_ NELLINA.

GIGETTA

_(rientra, lasciandosi reggere da Nellina.)_

NELLINA

_(indossa un ricchissimo mantello di ermellino. Ha nei capelli un

qualche smagliante fiore. Sulla testa un velo. Di sotto al mantello in

disordine, si scorge la ricchezza bizzarra dell'abito e la nudità delle

spalle e del petto. Ella adagia Gigetta sulla poltrona, avvolgendola nel

suo sguardo.)_ Finalmente.... Finalmente ti ritrovo....

GIGETTA

Non parlare, te ne supplico, prima di aver chiuso quelle porte!

NELLINA

_(chiude le due porte, butta via il velo e si slancia a riabbracciare

Gigetta.)_ Gigetta mia cara, Gigetta mia cara! Quando verso le quattro

sono tornata a casa e ho lette le poche parole con cui tu mi chiamavi,

m'è parso che, nelle ore passate stanotte fra la solita spensieratezza

mentre tu mi aspettavi a mia insaputa, io avessi commesso il mio più

cattivo peccato! Che odio ho avuto per me, Gigetta, e, anche, come ti ho

rimproverata di esserti nascosta per tanto tempo! Io non avevo più a chi

rivolgermi, non sapevo più dove cercarti!... Tu eri sparita

all'improvviso, senza lasciare traccia di te, come sparisce un'ombra....

Perchè, perchè ti sei nascosta così?

GIGETTA

Non te l'avevo forse avvertito che mi sarei nascosta se mi fossi ridotta

al punto di non poter rifiutare i tuoi soccorsi?

NELLINA

La più incomprensibile, la più strana di tutte le cose strane che mi hai

sempre dette!

GIGETTA

Io dovevo evitare a qualunque costo la tentazione di lasciarmi

soccorrere da te; e credo che poche donne, nelle condizioni mie, non

avrebbero sentito lo stesso dovere. Ma... a quali atrocità mi sono

piegata!... Non parlarti, non udirti, non vederti più,... ed essere

costretta a insozzare il mio dolore strisciando ancora, con la morte

alle spalle, nella muffa del vizio! Che cosa funesta, Nellina! Che

abiezione! Che orrore!

NELLINA

_(stringendosi a lei)_ No, non pensarci, non pensarci, ora! E non

farmici pensare! Mi metti addosso come dei vermi!

GIGETTA

Tu non puoi immaginare neppure vagamente ciò che io ho provato! Del male

che mi prendeva il petto io mi vergognavo non meno di quanto ne

soffrissi, perchè capivo che la consunzione mi rendeva ogni giorno più

misera, ogni giorno più brutta.... E mi rifugiavo nel buio della

notte.... E la luce dell'alba mi avviliva anche più dell'offesa che era

passata sulle rovine della mia persona!

NELLINA

_(stringendosi sempre più a lei, dolorosamente)_ Ed io ero nel lusso,

Gigetta, e ridevo, ridevo, ridevo....

GIGETTA

Ridevi, come ho riso io alla tua età!

NELLINA

_(in uno scatto di angoscia ribelle)_ Ma io avrò il coraggio del

suicidio se da questi medesimi tormenti inauditi sarò minacciata! _(Si

allontana un poco, tutta vibrante, e siede, guardando ancora con la

mente il quadro orrido che ella s'è visto comporre dinanzi.)_

GIGETTA

_(con riluttante dolcezza)_ È stato più grande, credimi, il coraggio...

di non voler morire. E questo coraggio io l'ho avuto... _(indugiando

nella reticenza)_... per te.

NELLINA

_(si leva con una scossa di sorpresa. Poi, attonita, le chiede:)_ Per

me?!

GIGETTA

_(nell'alternativa della speranza e del timore di essere indovinata)_ Di

che ti meravigli?

NELLINA

_(trasognata)_ Non so.... Stanotte, più che mai, mi sembra che ci sia

qualche cosa di straordinario, qualche cosa di prodigioso in tutto

quello che accade tra noi. E il pensiero che per me tu non ti sei

stancata di vivere nella più crudele mortificazione mentre perfino

m'impedivi di soccorrerti; mi trasporta addirittura fuori della vita....

Io ti vedo come in un mistero, come in un sogno....

GIGETTA

_(sovraeccitandosi)_ Ma io, al contrario, voglio che questa notte tu mi

veda nella realtà di una colpa, che non hai mai sospettata! Nulla di

prodigioso! Nulla! Nulla! Non illuderti più, Nellina! In tutto quello

che accade tra noi due non c'è che un rimorso: un rimorso perenne, un

rimorso crescente: il mio rimorso!

NELLINA

_(spaventata e teneramente soccorrevole)_ Il rimorso di che, Gigetta?

Spiègati!

GIGETTA

_(levandosi freneticamente)_ Io sono stata una di quelle madri mostruose

che meriterebbero di essere bruciate vive!

NELLINA

_(vivamente perplessa)_ Tu avesti una creatura?!

GIGETTA

Sì, ebbi una creatura.

NELLINA

E che ne facesti?! Di', parla: che ne facesti?!

GIGETTA

... Avevo ceduto alla violenza feroce di un vile.... Quando la bambina

mi nacque, io ero una piccola belva, senza amore, senza coscienza....

Non l'amavo, non mi pareva mia....

NELLINA

_(interrompendola con un accento di furore orribilmente minaccioso)_ E

tu l'abbandonasti?! Tu fosti capace di questo delitto che è il più

iniquo dei delitti?!

GIGETTA

_(atterrita da quell'ira inesorabile)_ No.... Ascoltami....

Ascoltami....

NELLINA

_(con un grido selvaggio)_ Toglierla dal mondo, piuttosto che

abbandonarla!

GIGETTA

_(spalanca gli occhi in un terrore di istantanea chiaroveggenza. Poi,

chinando la fronte, con ribrezzo e raccapriccio, stentatamente

balbetta:)_.... Io... difatti... la tolsi dal mondo. _(Come abbattuta da

un peso enorme, cade sopra una sedia.)_

_(Breve pausa.)_

NELLINA

_(accigliata, cupa, truce, ma placata)_.... In tal caso... la tua

coscienza -- è vero -- non può non essere divorata dal rimorso, ma lei,

intanto,... fu messa in salvo.

GIGETTA

No, perchè io l'ho sempre riveduta nella tua persona.... Dinanzi ai miei

occhi, ella rivive in te. _(Scendendo in ginocchio)_ Calpestami,

schiacciami, maledicimi.... Fammi tutto quello che mi faresti se tu

sentissi di essere lei!

NELLINA

Nellina: Dramma in tre atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) · 第 3 / 4 段