I.

I Valadier sono una famigliuola borghese composta del padre, della

madre e di tre figli, tutti in preda alla passione del teatro. Ha

cominciato la primogenita, Emma, entrando al Conservatorio drammatico

ed uscendone premiata agli esami finali. Valadier padre, professore di

storia afflitto dal nome di Arturo, non volendo ostacolare la vocazione

della figliuola, ma sentendo incompatibile la dignità professionale con

la qualità di genitore d'una commediante, ha lasciato l'insegnamento,

ed a furia di udire e di leggere opere teatrali, parla e gestisce ora

anch'egli come dalla ribalta. I due figli minori, Luciano e Luisa,

familiarmente chiamati Lulù e Lilì, contraggono il contagio a loro

volta, e si tirano l'uno per attor comico, l'altra per attrice tragica.

La signora Valadier, agli occhi della quale il marito è stato ed è un

oracolo, incoraggia da parte sua quelle tre vocazioni ripromettendosene

gloria e ricchezza, ed acquista intanto l'aspetto, il fare e le

mosse del _madro_. In questa casa, subito dopo gli esami di Emma, e

qualche settimana prima dello scoppio della guerra, ha cominciato a

prendere i suoi pasti uno degli esaminatori della giovinetta, un autore

drammatico, un prestanome dello stesso autore, il quale narra in prima

persona ciò che vede e ode.

Egli ode giudizii politici e militari enunziati con grande sufficienza

dall'ex-professore, come questo, ad esempio: che «l'assassinio

dell'arciduca Francesco Ferdinando non potrà avere nessuna influenza

sulla politica generale dell'Europa»; oppure come la risposta data

con piglio severo al figliuolo che gli domanda se la Francia volerà in

soccorso del Belgio: «No! La nostra generosità ce lo consiglierebbe;

ma, per Dio! non facciamo i sentimentali! Siamo obbiettivi!...».

Egoismo mentito, parte recitata: quando il brav'uomo apprende che

l'esercito francese passa effettivamente dalla difesa all'attacco, ne

concepisce tanta esultanza che si mette a spiegare il comunicato a chi

vuole e a chi non vuole udirlo, finanche alla serva, «imperocchè egli

obbedisce al precetto borghese di non esser familiare con i servitori,

ma si rammenta anche di Molière».

Prima della guerra, il giovane Lulù aveva i capelli biondi e portava

abiti attillatissimi; allo scoppio delle ostilità si è trasformato in

_boy-scout_ collettore della Croce Rossa, e quantunque abbia appena

diciassette anni, chiede di marciare come volontario: quando la sua

domanda è accettata, i capelli gli s'imbruniscono perchè tralascia di

darsi l'acqua ossigenata: sebbene poi, nel vestirsi per andare a passar

la visita, metta tali cure, aiutato dall'intera famiglia, che la casa

Valadier sembra trasformata in un «camerino d'attore, dove non si bada

a tirare il lucchetto nè ad accostar l'uscio prima di cambiar d'abito:

la sola differenza fu che egli non adoperò nessuna polvere o piumino,

e per comparire dinanzi ai giudici non si dipinse gli occhi. Aveva già

sacrificato la chioma, talchè era tosato e del più bel nero...». La

sua ammissione nell'esercito è concordemente festeggiata dai genitori e

dalle sorelle, ma quando l'ospite si reca a salutare il nuovo soldato,

lo trova singhiozzante sulle ginocchia del padre che tenta invano di

confortarlo recitandogli con voce tremante un vecchio ritornello del

Béranger, mentre tutti gli altri parenti sono in lagrime e tragicamente

atteggiati. Egli ne concepisce un senso di sdegno, credendo che il

giovane abbia ora paura e che anche la famiglia sia pentita di avergli

accordato il suo consenso; ma la signora Valadier adduce la ragione di

quell'angoscia — nobile ragione, sebbene spiegata col gesto e la voce

di un personaggio del Corneille: «Lulù sperava d'esser destinato alla

fronte, e lo mandano invece ad Albi....».

Quella della partenza è una scena commovente, sebbene «l'avrei

giudicata senza dubbio più commovente se non fosse stata una

scena....». L'ottimo Valadier è addolorato nel veder partire il

figliuolo, «ma si sarebbe sentito molto più infelice se gli avessero

vietato di rappresentare la sua parte di padre nobile secondo

il Diderot e di prendere in prestito al Greuze la truccatura del

_ruolo_.... Egli pronunziò un discorsetto pieno di coraggio e di

sensibilità. Le sue lagrime colarono. Noi non potemmo trattenere le

nostre. Erano lagrime del secolo decimottavo. Ma quando la signora

Valadier baciò il soldatino sulle due guance e gli disse: — Va', caro

ragazzo mio — non so perchè quelle parole mi scossero molto più che

l'allocuzione del papà. Non significavano tuttavia gran cosa, salvo che

quella madre, un po' ridicola ma dolorosa, dava con tutto il cuore, e

senza frasi, il figliuolo diletto alla Patria. Io trassi un singhiozzo

da bambino. Il signor Valadier mi guardò con occhio severo, ma perchè

aveva paura di fare altrettanto».

Al rombo del cannone · 第 65 / 73 题