IL SENSO DELLA MORTE.

«Per me, ciò che si dice, ciò che si scrive, non ha interesse. Non

capisco come in Francia, oggi, si possa pensare ad altro fuorchè

a battersi ed a curare feriti», osserva Caterina Ortègue nel nuovo

romanzo di Paolo Bourget, significando con queste parole un sentimento

non già particolare all'anima francese, bensì comune a tutte le genti

coinvolte nella guerra mondiale. Ma se veramente i nostri non sono

tempi propizii agli esercizii letterari, e se i letterati scioperano

infatti dacchè operano i soldati, tanto più notevole è che l'autore

di _Crudele enimma_ e di _Menzogne_, del _Discepolo_ e di _Andrea

Cornelis_, abbia composto in questi giorni tremendi un'opera di

fantasia.

Il lettore che vi si accostasse con l'idea di stornare le visioni

cruente andrebbe incontro a un disinganno. Già il titolo dovrebbe

avvisarlo: _Il Senso della morte_ non promette scene gioconde od

avventure erotiche. Le eroiche gesta dei difensori della patria vi

sono evocate, ma non espressamente: il libro è scritto per narrare una

battaglia morale. Paolo Bourget ha supposto che il dottor Marsal fosse

zoppo dalla nascita per ispiegare come non sia corso alle trincee;

ma quand'anche il personaggio godesse del perfetto uso di tutte le

membra, altre ragioni potrebbero dispensarlo dal combattere armata

mano. Prestando l'opera sua di sanitario nella clinica del professore

Ortègue trasformata in ambulanza, egli già compie il dover suo; quando

lascia il bisturi per la penna e riferisce il dramma di cui è stato

testimonio, fa ancora cosa buona e degna. L'autore affida a lui la

cronaca di un avvenimento e lo studio del problema che ne scaturisce:

tragico avvenimento ed alto problema.

Al rombo del cannone · 第 59 / 73 题