II.

Il dissidio tra quei due uomini non poteva comporsi, perchè dipendeva

dall'intima e quasi organica diversità della loro natura. Mentre l'uomo

di ferro, duro, testardo, iracondo, violento, non intendeva adoperare

altro che la forza per conseguire l'unità tedesca, il Principe mite,

generoso, persuasibile, giudicava la forza «non necessaria»; e mentre

l'astuto, infinto e mendace ministro procedeva per vie oblique e

tortuose, il Principe franco e leale manifestava apertamente tutto il

proprio pensiero e non sospettava la doppiezza altrui.

Iniziandosi, con la guerra danese del 1864, l'effettuazione del

programma bismarchiano, Federico Guglielmo, infatti, non scopre

subito il giuoco; ma, non appena comprende le secrete mire del

ministro, «il secondo fine di qualche ingrandimento prussiano», tosto

gli scrive: «Lasciatemi brevemente dirvi la mia opinione: cioè, che

tali disegni falsano tutta la nostra politica tedesca e ci preparano

complicazioni con l'Europa». E quando, nel 1866, la Prussia dichiara

guerra all'Austria, sua complice nell'aggressione di due anni innanzi,

rigettando su lei l'accusa di menzogna, di perfidia e di malafede,

l'erede del trono fa di tutto per evitare il conflitto e non nasconde

neanche all'esercito il proprio rincrescimento: chiamato al suo posto

di battaglia, compie egregiamente il suo dovere di soldato e arriva in

tempo a Sadowa per decidere le sorti della giornata; ma sullo stesso

campo della grande vittoria esclama: «Colui che con un tratto di penna

scatena la guerra non sa che cosa fa uscire dall'inferno!». Il trionfo

non lo inebbria, non lo converte ai metodi preferiti dai militaristi:

nel 1867, a chi considera leggermente l'eventualità che la quistione

del Lussemburgo si risolva con le armi, osserva severamente: «Voi

non avete visto la guerra, signore; altrimenti non ne pronunziereste

tanto facilmente il nome. Io che mi sono trovato a faccia a faccia con

questa cosa terribile, io vi dico che il più grande dei doveri consiste

nell'evitarla, quando è possibile. Dichiararla è assumere una ben grave

responsabilità. Un uomo di Stato, anche quando ne prevede la necessità,

non dovrebbe mai provocarla per via di artifizii....».

E nel 1870 egli accetta la nuova sciagura appunto perchè non sa che

Bismarck si è servito di «artifizii» — la falsificazione del dispaccio

di Ems — per far credere che la Prussia sia stata provocata; ma, nel

condurre le operazioni militari, mentre lo spietato politico vieta

che si conceda quartiere e che si facciano prigionieri, il Principe

soldato si duole nel vedere i campi di Francia deserti «per paura degli

antropofaghi tedeschi», e impartisce quindi gli ordini più severi

affinchè le popolazioni siano rispettate, e lamenta che in quella

«lotta di giganti nulla sarà risparmiato al mio orrore della guerra».

A Sedan sconsiglia tutto quanto può umiliare il vinto Napoleone, e dal

premio della vittoria sarebbe disposto ad escludere Metz, e prevede

che l'acquisto dell'Alsazia e della Lorena «potrà riuscirci molto

precario».

Al rombo del cannone · 第 52 / 73 题