Il primo dei problemi particolari nei quali si risolve il gran
problema di Waterloo è quello del numero. Poteva Napoleone avere una
forza maggiore di quella che adoperò? Egli mosse con 124000 uomini
contro Wellington e Blücher, ciascuno dei quali ne comandava quasi
altrettanti: fin dal principio, dunque, la partita si presentava come
troppo disuguale. Con un incredibile intuito profetico l'Imperatore
scriveva al maresciallo Davout: «La più gran disgrazia che possiamo
temere è d'esser troppo deboli al nord e di patirvi sulle prime uno
scacco». Lo scacco sopportato di primo acchito, dopo soli quattro
giorni di campagna, in quei campi settentrionali dove appunto temeva
d'esser troppo debole, fu veramente senza rimedio: terribile lucidità
di previsione! Allora, perchè non correggere la debolezza?
Il Thiers, il Siborne, il Pollio, molti altri dicono che
nell'apparecchiarsi alla guerra Napoleone fece quanto umanamente
era possibile. Il Lenient, sulla fede di ragionamenti e di calcoli,
lo nega. Le forze della Francia sarebbero state molto maggiori se
l'Imperatore non avesse esitato tra la difensiva e l'offensiva, se
avesse chiamato più presto le milizie territoriali che avrebbero
lasciato disponibile per la prima linea un più grosso nerbo di truppe.
Comunque, alla difesa del suolo nazionale bastavano i 434000 uomini
già raccolti: perchè mai, dunque, i 178000 dell'esercito di campagna
furono ridotti a 124000? Perchè distrarre dalle pianure del Belgio,
dove si decideva la quistione vitale, 54000 soldati e disseminarli
sulle altre frontiere? La Coalizione minacciava, è vero, anche dalla
parte del Reno: ma che potevano fare i 46000 uomini di Rapp, di Suchet
e di Lecourbe contro i 500000 del principe di Schwarzenberg? Alberto
Pollio adopera una formula a definire il concetto napoleonico della
ripartizione delle forze: il minimo necessario per le operazioni
secondarie, il massimo disponibile per le principali. Secondo il
Lenient si dovrebbe dire invece: le forze impotenti sono forze inutili.
Sui confini della Spagna, del resto, nessuno minacciava: che stavano
dunque a farci gli 8000 soldati del Decaen e del Clauzel?
La spiegazione proposta dall'autore è tutta psicologica: l'uomo che
aveva riconquistata la Francia con gli ottocento soldati dell'isola
d'Elba, che disprezzava i nemici, che giudicava Wellington «generale
di terz'ordine», Blücher nient'altro che «un bravo ussaro» e le loro
truppe altrettanta «canaglia», quest'uomo non credeva di dover fare uno
sforzo eccessivo e stimava che 124000 soldati in mano sua valessero il
doppio....
Ora, in qual modo li adoperò?