La gravità di questa diagnosi dipende dal fatto che è compita da un
uomo il quale non è già nemico dell'Austria, nè predisposto contro
di lei; che è anzi suo amico ed alleato, che ha combattuto accanto ai
suoi eserciti, che chiede un giorno di esservi ammesso, perchè vede in
lei la maggior potenza impegnata contro l'aborrita Repubblica e capace
di abbatterla. Il Damas vorrebbe ammirare, sarebbe felice se potesse
ammirare l'Austria come la più fedele fautrice delle tradizioni che
egli venera, e vorrebbe nascondere agli altri ed a sè stesso la verità
cocente; ma la verità è più forte dell'interesse, e il suo sdegno
contro la dappocaggine delle legittime dinastie fiaccate o travolte dal
ciclone rivoluzionario si accentra sugli Absburgo. L'apparato imperiale
dei sovrani apostolici, degli eredi di Carlo V, è imponentissimo e
incute un senso di soggezione; «ma quando gli avvenimenti li forzano
a togliersi da cotesto teatro d'illusioni e d'inganni, la scena sulla
quale si rifugiano mortifica l'immaginazione e lascia che lo spettatore
scorga in cotesti personaggi illustri altrettanti poveri istrioni di
campagna....»
Si potrebbe ancora spigolare dell'altro nei due grossi volumi di queste
_Memorie_, se non fosse ora di rammentare che, oltre alla diagnosi
della mentalità austriaca, esse offrono un altro grande interesse;
perchè, come si disse in principio, il Damas servì anche nell'esercito
napolitano e direttamente partecipò alla storia nostra nei primi anni
del secolo decimonono.
_6 settembre 1917._
Un condottiero francese a Napoli.
Dopo gli allori còlti al servizio di Caterina II contro i Turchi, dopo
la meno fortunata partecipazione alla guerra della prima Coalizione
contro la Francia, l'avventuroso Ruggero di Damas, trovandosi di
passaggio a Napoli per andare a riprendere servizio in Russia, apprese
che anche il regno delle Due Sicilie stava per entrare nella gran
guerra; e allora, all'idea di poter menare subito le mani, l'uomo
di guerra scrisse a Guglielmo Acton, primo ministro di Ferdinando,
per chiedere di servire nell'esercito napolitano. Poichè questo era
posto in gran parte sotto il comando di generali stranieri, quali il
principe di Assia Filippstadt, il principe di Wittenberg, il cavalier
di Sassonia, il barone di Metch, il generale Bourcard — generalissimo
era l'austriaco Mack, successore dello svizzero Salis e dell'ungherese
Zehenter — il Damas poteva sperare che la sua domanda avrebbe ottenuto
buon esito.
Favorevoli gli furono, infatti, le disposizioni dell'Acton e del Re;
ma il cavalier di Sassonia, concepito un sentimento di gelosia contro
di lui, riuscì, per mezzo della propria amante, che era la principessa
d'Assia, a montare Maria Carolina in modo da farla opporre alla nomina.
Ne seguì un duello fra il Tedesco ed il Francese, finito con un colpo
di spada che il primo diede al secondo; ma allora, e come se questo
anticipato tributo di sangue avesse dimostrato la serietà dei propositi
del Damas, gli ostacoli cessarono, e il fuoruscito francese, nonchè
colonnello russo, divenne maresciallo di campo napolitano.