Capitolo Quinto

L'ordine degli avvenimenti ci ha per poco allontanati dall'armata di

Rivera, che lasciata Montevideo, non era rimasta inoperosa.

Il nemico, forte di 6,000 fanti e 900 cavalieri, avea messo l'assedio

alla città; sulle traccie di Rivera erasi spedito il resto delle sue

forze. Allora ebbe principio una lotta ammirabile, dovendo Rivera

co' suoi talenti, colla conoscenza de' luoghi, col coraggio de' suoi

soldati, forte appena di 5,000 cavalieri, tenere a bada un nemico che

contava 6,000 uomini di cavalleria, un battaglione di fanti, ed una

batteria di cannoni.

Ma per colmo di sventura la marcia di Rivera si facea di giorno in

giorno più faticosa e più grave, essendochè i paesani impediti di

rifugiarsi a Montevideo, traevano a lui numerosi, facendo così del

suo piccolo esercito una tribù, che negli ultimi tempi contava da

ben quattrocento carri ingombri di donne e fanciulli, oltre un numero

maggiore di fuggitivi, che privi dei mezzi di trasporto tenean dietro

all'armata a piedi o cavallo.

Come una tal gente inabile alta guerra, d'inciampo negli accampamenti,

di ritardo nelle marcie, li esponesse a un totale esterminio, era noto

a Rivera e a' suoi soldati, che nullameno fedeli a un tal dovere,

durarono nella lotta due anni in cui sempre battuti, non vinti,

rendeano le vittorie del nemico peggiori d'una sconfitta.

Venne infine Rivera completamente battuto nella funesta giornata di

Paso de la Paloma; tali però erano i mezzi di quest'uomo, tale era

l'aura popolare che lo circondava, tanto insomma l'amor della patria

che infiammava gli orientali tutti, che la vittoria di Solis gli rese

quel prestigio ch'egli aveva per un tratto perduto.

Ma Urquisa alla testa di 4,000 uomini venne a trar d'impaccio il

nemico, e sconfisse Rivera a Malbajar ed a Aréquita, il quale ad onta

di tali rovesci, volle il 28 marzo 1845 nelle pianure d'India-Muerta

presentar la battaglia ad Urquisa.

Le forze erano eguali d'entrambe le parti. Avanti di venire alle mani,

il generale Rivera comandò che i carri che trasportavano le donne e i

fanciulli si avvicinassero alle frontiere del Brasile, per guadagnarle

nel caso d'una sconfitta. Si perdè la battaglia, e fu così salva questa

errante tribù, insieme a una parte dell'esercito stesso.

Da quel giorno famiglie ed esercito hanno stanza in Rio-Grande; nè

le reiterate promesse di Rosas ebbero peranco il potere di far loro

traversar la frontiera che li divide dalla patria. Tanto è l'odio

inspirato da Rosas, che al suo dominio preferiscono l'esilio e la

miseria.

L'armata della campagna, distrutta alla battaglia d'India-Muerta,

avea fatto più del dovere, lasciando sul campo i tre quarti delle sue

forze. Questi gloriosi combattimenti vennero illustrati dal sangue di

tanti martiri, e l'istoria del popolo orientale ricorderà con amore i

nomi d'Aguar, di Silva, di Cuadra, di Blanco e di Luna che primi tra'

capitani di quest'armata caddero per la indipendenza della patria. E

la storia fedele dirà pure che i disastri toccati non vanno attribuiti

alla truppa od a' capi, sibbene al solo generale Rivera, che mai volle

organizzar militarmente le sue forze, ed a uomini disciplinati fece una

guerra non di soldato, ma d'avventuriere.

Dopo la battaglia d'India-Muerta, allorchè il resto dell'esercito

passò la frontiera di Rio-Grande, un solo tra i capi, cui la morte in

patria era certa, sdegnò trar la vita in esilio. Egli era il tenente

colonnello Brigido Silveira. Con una mano di prodi decisi a morire

con lui volle continuare la lotta, e ritiratosi nel distretto di

Maldonado[16] traendo partito dal terreno ineguale, cominciò una guerra

d'imboscate, e di attacchi notturni, cui il nemico non si attendeva.

Da quel punto non vi fu distaccamento dell'armata di Oribe, non vi

fu avanguardia che si avventurasse alla campagna, che non venisse

attaccata da questi infaticabili soldati cui era nota ogni sua mossa.

Quando poi infuriava la tempesta, Brigido Silveira, cogliendo il destro

dal cozzar degli elementi, si cacciava persino tra le tende nemiche a

levare il suo grido di guerra.

Indarno Oribe a dar la caccia a questi prodi spingeva tremila de' suoi

cavalieri ora stretti in un corpo, ora divisi a drappelli. Due lunghi

anni durarono a sterminarli, non però d'un sol colpo, ma quando dal

primo all'ultimo caddero tutti, solo Brigido Silvera miracolosamente

sorvisse, ed ebbe modo di rientrare in Montevideo, ove vive tuttora.

La battaglia di Balbajar, anteriore a quella d'India-Muerta, avea

luogo nel gennajo del 1844. Un pugno di cinquecento uomini, sfuggiti

al disastro, concepito il progetto di aprirsi una strada sino a

Montevideo, giunse inatteso dietro le linee dell'assedio, le ruppe, e

sui cadaveri nemici entrò trionfante nella fortezza del Cerro.

Alla testa di questi prodi erano i colonnelli Flores ed Estibao,

che presentatisi al governo colle spade alla mano ancor tinte di

sangue, «l'armata, dissero, della campagna è battuta, e noi, incerti

se potrà rialzarsi, siam venuti a dividere la sorte dei difensori di

Montevideo.»

E per vero fu provvidenziale un tale rinforzo, poichè la guarnigione

scemata ogni giorno non poteva rimettersi, mentre il nemico tenea da

Buenos-Ayres sempre nuovi aiuti di truppe.

Diffatti le file dei difensori di Montevideo erano diradate di molto,

sommando a più di tremila i soldati che erano caduti, coi colonnelli

Sosa, Torres, Neira e buon dato d'altri capi e ufficiali.

Sosa, che ben a ragione può dirsi l'Ettore della nuova Troia, era un

di quegli uomini per cui non esistono pericoli di sorta. Al pari di

Nelson, potea chiedere, non a dodici, ma a trenta anni: che cosa è la

paura? Lo avresti detto disceso dagli antichi Titani, nulla essendovi

per lui d'impossibile.

Fu visto un giorno con soli quattordici cavalieri attaccare ben cento

Baschi spagnuoli e metterli in fuga.

Fu visto altra volta in mezzo a quattordici cavalieri che gli erano

sopra, certi di farlo prigione, aprirsi strada una uccidendone due, e

ritornare al corpo onde era stato disgiunto.

Un altro giorno che aveasi a fronte un distaccamento nemico, il capo

di Sosa avendo esternato il desiderio di alcuni schiarimenti che solo

potea dare un prigioniero, Sosa cacciatosi sopra il nemico, afferrò il

primo uomo che gli venne fatto di raggiungere, e messolo a traverso sul

cavallo lo presentò a lui dicendo:

«Ecco, mio colonnello, ciò che voi avete richiesto.»

Così parea che la morte rispettasse quest'uomo che seco lei avea tanta

dimestichezza.

Diffatti un giorno uno dei più prodi uffiziali dell'armata nemica

incontratosi con Sosa nel caldo della mischia, appunta contro di lui

la sua pistola e fa fuoco. Ma il colpo non parte, ed egli invece cadde

trafitto da Sosa.

Conversando una volta con cinque de' suoi soldati presso d'un bosco

di frutti, diè in un agguato che gli tese il nemico nel bosco vicino.

I suoi cinque soldati cadono a terra dai colpi di fucile tratti a un

quarto di tiro, solo Sosa rimase illeso. Egli allora invece di darsi

alla fuga o battere in ritirata, si caccia nel bosco, e cinque minuti

dopo ne sorte sano e salvo colla spada insanguinata.

Le prodezze di Sosa erano il soggetto del conversare d'ogni brigata in

città, come del pari egli era il terrore del nemico.

Perciò il giorno 8 febbraio 1844, fu giorno di lutto per Montevideo.

Essendo egli in tal dì agli avamposti, fu colpito come Turenne e come

Brunswick da una palla di cannone; ma non cadde com'essi da cavallo,

quantunque per la ferita perdesse quasi tutte le viscere. Scese a terra

dicendo a' suoi soldati: «Io credo d'esser ferito.» Ma fatto accorto

che non solo era ferito, ma ferito a morte; _Amici_, diss'egli, _io mi

muoio, ma voi, voi restate a difendere e salvare la patria_.

La nuova ne giunse alla città quasi portata dal colpo di cannone che

avealo ferito. Il ministro fu a vedere il morente, la cui faccia era

appena suffusa d'un leggiero pallore. Al vederlo, sollevatosi alquanto,

gli stese la mano, e gli diè conto dell'operato con una sì tranquilla

serenità da non parere toccasse al suo fine. Ascoltavalo il ministro

a capo chino, come quei che in Sosa perdeva non solo un de' più prodi

capitani dell'esercito, sibbene uno de' suoi più teneri amici.

La voce di Sosa venne meno d'un tratto. Egli era morto. L'armata tutta

vestì il lutto, non per comando, ma per potente bisogno del cuore;

essendochè a ciascuno parea colla sua morte aver perduto un fratello o

un amico.

A tanta virtù era poca la riconoscenza degli uomini, onde il governo

non fe' che emanare il seguente decreto:

Garibaldi e Montevideo · 第 7 / 13 题