La Teobaldi si stupì che quella fosse Venere, perchè non aveva, ai suoi

occhi, nulla di particolare; era una femmina nuda, nè meglio nè peggio

di tante altre. E anche non le piaceva quella tinta scura, quasi nera,

che il quadro aveva preso qua e là, a danno dei colori.... La fotografia

d'una bella dama moderna in abito scollato le sarebbe andata a genio,

assai più di quel preteso tesoro d'arte.

Ma non ebbe tempo di seguitar nelle sue critiche, perchè Filippo

sopraggiunse, e si dimostrò lietissimo della visita. Fece sedere la

Teobaldi, la interrogò cortesemente per sapere quanto intendesse

fermarsi a Venezia, esprimendo la speranza che si fermasse a lungo; e di

chiacchiera in chiacchiera, mentre Piero recava un tè squisito in un

servizio d'argento massiccio e molti biscottini deliziosi, vennero a

parlar di Loredana.

--Ah, bisogna ch'io riveda quella mia fantolina!--esclamò Clarice,

quantunque avesse la bocca piena.--Andrò a trovarla, andrò ad

abbracciarla. Non l'ho mai dimenticata un'ora, in tutto questo tempo.

Così bella, così buona, quella creatura di Dio.... Grazie!

Filippo le versava una seconda tazza dì tè, qualche goccia di latte, e

le porgeva il canestro argenteo coi biscottini.

--Grazie. Bisogna ch'io la riveda, e che le parli.

Bevve alcuni sorsi, e, incoraggiata dalla simpatia che risvegliava

nell'animo di Filippo rievocandogli l'amante perduta, Clarice riprese:

--Ma le pare, conte, che le cose possano andare avanti a questo modo?

Lei non osa avvicinarla, per colpa della madre; Loredana non osa

chiamarlo; e intanto vivono infelici l'uno e l'altra, mentre son fatti

per intendersi, e si adorano.... Sono certa che io ho una missione, in

questo dramma; sento che potrò riavvicinare due anime, due destini, due

cuori. Ho certamente una missione; io non m'inganno! È stata Loredana

stessa che mi ha chiamata a parte, quella sera, quella sera del

telegramma, e mi ha additato ciò che dovevo fare. Sera fatidica!...

Filippo non avrebbe mai pensato che due tazze di tè potessero ubbriacare

la buona donna, meglio che due coppe di sciampagna; ed esitando rispose:

--Vuole? Vuole parlare a Loredana? Le dica, allora....

Ma si tacque, non parendogli di poterla trattare, di punto in bianco, da

ambasciatrice in un'impresa così delicatamente intima.

La Teobaldi diede fondo alla tazza, mangiò ancora un paio di biscottini.

--Sono _baicoli_, specialità di Venezia, non è vero?

E seguitò, aprendo un ventaglio spettacoloso di carta, e facendosi aria:

--Non ho bisogno che lei mi consigli. So quel che devo dire; ho, qui

dentro, un consigliere infallibile che si chiama cuore.... Prima

cercherò di studiare le abitudini della casa e di sapere come sta, quel

tesoro di Dio, come la pensa: e poi, se tutto va a seconda, mi

presenterò alla madre. È più prudente e più.... corretto. Le pare?...

Scusi, è una Venere, quella che si vede lassù?

--Venere,--rispose Filippo.

--L'avevo capito subito; vecchi capolavori. Ah conte, lei non può

imaginare quanto io sia fiera del compito che mi assumo.... Quando vedrò

sorridere quelle labbra di fanciulla, io che l'ho vista partire disfatta

da Sirmione, sarò felice più di tutti!

Filippo sorrise, prese una mano della Teobaldi, la tenne un istante fra

le sue, e rispose:

--Lei è molto buona, cara signora, e vuole impedirmi di ringraziarla. Ma

creda che, comunque le cose finiscano, io non dimenticherò mai, mai, ciò

che lei ha fatto per me, per tutti e due!

--Le dico: io servo il mio cuore, e nessuno mi deve nulla. Se permette,

quando avrò notizie, verrò a portargliele.

--Ma venga anche tutti i giorni, la prego. Faccia conto che questa casa

sia sua,--esclamò Filippo, incalorito dalla speranza di aver finalmente

nuove dell'amica.

La Teobaldi si alzò e s'incamminò con passo svelto, a testa alta, il

ventaglio nella destra, pensando a un figurino di gran dama che aveva

visto in un giornale di moda. E camminando, seguita a un passo da

Filippo, domandò:

--Questo è il suo appartamento particolare, conte?

--Sì, sono le mie camere,--rispose Filippo, mentre, all'uscire dallo

studio, premeva il bottone d'un campanello elettrico.--Ho la mamma in

campagna.

--Messe con gusto principesco,--osservò Clarice, traversando un

corridoio e poi una sala.--Magnifiche tappezzerie!... Non si disturbi,

non si disturbi!

Filippo volle accompagnarla alla scala, ai cui piedi stava Piero in

attesa di ricondurre la visitatrice attraverso il primo piano fino alla

porta d'uscita. Al momento di stringerle la mano, Filippo non potè

vincersi, e disse:

--La vedrà subito, non è vero?

--Domani!--promise Clarice, e ridendo d'un bel riso grasso,

aggiunse:--Ma non sono a Venezia per questo?

--Grazie, grazie, grazie!--esclamò il conte inchinandosi.--Arrivederci!

Clarice scese la scala, e preceduta da Piero, ripercorse tutte le sale

che aveva già intravedute; nell'anticamera, scorgendo sopra una tavola

un Sileno coronato di pampini, circondato da baccanti ebbre, disse a

mezza voce, con tono di persona esperta:

--Bello quel _biscuit_!

--Legno policromo del seicento!--enunziò Piero, senza guardar la

signora, come avesse parlato all'aria.

Ella passò, a testa alta, imperturbabile, il ventaglio nella destra,

mentre il valletto, premuto il bottone elettrico per dar avviso al

portiere, si piegava fino a terra.

XX.

Così fu che Loredana potè aver notizie di Filippo e dargliene.

Il giorno in cui la Teobaldi si decise a varcar la soglia di casa De

Carolis--quel giorno avverso ad Adolfo Gianella--Loredana fu contenta da

non trovar parole per esprimersi.

Partita appena Clarice, la fanciulla corse nella cameretta dove sua

madre stava ricamando la quattordicesima fogliolina in seta verde, e

infantilmente si mise a ballare.

--Ebbene, Lori, che hai?--domandò Emma stupita.

Ma Loredana seguitava a girare in tondo, gli occhi scintillanti e le

labbra aperte a un sorriso di pace.

Si arrestò d'un tratto, con un ultimo giro, in modo che le gonnelle le

si gonfiassero d'aria, e si mise in ginocchio presso la mamma, la quale

andava seguendola con l'occhio.

--Ho,--disse Loredana,--che Filippo mi ama sempre, anzi meglio di prima,

e che non mi sono ingannata fidando in lui, e che mi pento d'aver

pensato male, e che è qui, e che è mio, e che io sono sua....

--Questa bella ambasciata è venuta a farti la signora

Teobaldi?--interrogò Emma, mentre una ruga profonda le solcava la

fronte.

--Sì, mamma, la Teobaldi è buona. Anche su di lei m'ero ingannata. È

buona, è prudente, e non bisogna rimproverarla. Non ha che il difetto di

dipingersi male, e di vestirsi peggio. Hai visto, mamma, quel suo

cappellino alla cacciatora, e subito sotto, quelle terribili

sopracciglia al carbone? Oh che paura e che risate a Sirmione, quando la

vidi la prima volta!...

Si mise a ridere, a gola spiegata, e balzò in piedi, a riprendere il

ballo, cantarellando l'aria di un valzer.

--Lori,--esclamò Emma severamente, arrestandola con lo sguardo.--Che

pensieri hai? Che cosa conti di fare?

--Io?

La fanciulla, ritta in mezzo alla camera, stette pensierosa un momento;

poi disse:

--Io? Non temere nulla, mamma! Ah come ho imparato a vivere in questi

pochi mesi, come son diversa da una volta! Flopi non saprà più

riconoscermi, e mi dirà con meraviglia: «Sei una donnina, sei veramente

una donnina!» E tu non temere, mamma; io sarò felice....

--In nome di Dio,--interruppe Emma, respingendo il lavoro, e

alzandosi,--che cosa intendi con queste parola? Vuoi tornare con lui?

Loredana le corse incontro, l'abbracciò stretta, le diede molti baci,

dicendo:

--O mamma bella, o mamma cara, non sgridarmi, ma sì, ecco, voglio

tornare con lui! Ed egli vuole tornare con me, o mamma bella, perchè

niente gli piace senza di me, e il lusso non è il lusso, e il suo

palazzo è una casupola, e le donne sono pupattole, e le abitudini sono

catene.... Me l'ha scritto, e l'ho imparato a memoria, e gli credo....

--Povera, povera bambina!--esclamò Emma.--Tu credi tutto; ma non gli hai

domandato perchè non ti sposa?

Loredana allentò le braccia e lasciò sua madre.

--Non glielo domando,--rispose, oscurandosi in volto,--perchè se anche

egli volesse, io non vorrei. Ah no, non vorrei morire per tutta la

guerra che la sua famiglia mi muoverebbe contro prima di cedere, e per

tutte le umiliazioni che dovrei subire da quella sua gente e dai suoi

amici, il giorno ch'io fossi moglie di Flopi. Vedi: io so, perchè egli

non mi sposa; perchè non mi tormentino e prima e dopo fino alla morte.

Sarò la sua amante; dunque meglio che la sua sposa.

--E calpesterai anche il ritegno, e lascerai che tutti sparlino di te e

di tua madre?--osservò Emma con voce dolente.

--O mamma cara, non parlan male di te e di me, ora, tutti?--rispose

Loredana.--E che premio ho io dunque di ciò che credono il mio

ravvedimento? Hanno saputo, hanno inventato, mi hanno già uccisa

nell'anima; nulla può accrescere il male che già mi fu fatto, e se io

non sono morta per gli altri, gli altri sono ben morti per me. O mamma

bella, tu, tu sei la bambina che crede; io non potrò mai essere tanto

cattiva quanto si è detto....

--E vuoi andartene ancora, e lasciarmi sola?--domandò Emma, guardandola

con gli occhi annebbiati.

--Non so, mamma; non interrogarmi, non turbarmi, oggi. Oggi io sono così

contenta, perchè egli mi ama ancora; e non bisogna turbare chi è

contento dopo un lungo dolore.

--Ma come, dunque,--insistette Emma,--se ti ama tanto non è venuto più

qui?

--O mamma, cara, tu lo sai. Tu gli hai detto che ogni cosa doveva essere

finita e che non varcasse più la soglia della nostra casa. Egli ha

obbedito; non lo rimproverare; è stato lontano da me, pensando che io

pure non lo volessi, temendo che io gli facessi colpa--e gli facevo

colpa!--di avere svelato il luogo ov'ero rifugiata.... Non lo

rimproverare; egli ti ha obbedita.

--Poi ti ha mandato quella donna a dirti che ti vuole ancora!--esclamò

Emma.--Così mi ha obbedita, il briccone!

--Volevi ch'egli morisse?--domandò Loredana.--Volevi ch'egli mi

lasciasse morire?

--Non si muore per queste cose, bambina!

--Io sarei morta, o mamma bella! Io ero già sfinita e non avevo più

forza per resistere all'avvilimento! Si può essere vivi e morti, non

sai? Io era viva e morta, fin che di lui nulla sapevo; ed oggi soltanto

sono tutta, tutta viva!...

--Oh che pazza!--esclamò Emma, andando a sedersi in un angolo della

cameretta.--Che pazza è dunque diventata mia figlia?

Ma non ardì continuare il lamento.

Guardò Loredana e la vide, com'essa diceva, tutta, tutta viva; la

fragranza di quella giovinezza s'effondeva per la camera; la fanciulla

dritta, svelta, bella, sembrava una prigioniera in quel piccolo spazio;

qualche voce che nessuno poteva udire, echeggiava intorno a Loredana,

chiamandola per la sua strada ampia o aspra; e nulla avrebbe potuto

arrestare la forza misteriosa, che gli uomini chiamano destino, e che

parlava inconsciamente per gli occhi ardenti di Loredana.

Emma sentì questo in confuso; e capì che ogni ostacolo sarebbe stato

travolto; si domandò se avesse diritto d'imprigionare ancora sua figlia,

e del suo diritto dubitò.

Riprese in silenzio il ricamo, abbassò la testa sul lavoro, non disse

più nulla.

Loredana, in punta di piedi, non potendo trattenersi, ricominciò a

ballare il valzer chetamente.

XXI.

Essa non potè mai dimenticare quella notte, quell'angoscia, quelle

emozioni.

Sol per aprire la porta della camera e per discendere le scale, dovette

radunar tutta la sua volontà; e ad ogni scalino le sembrava che il

fruscìo della gonna fosse strepitoso, che il suo respiro fosse veemente

così da destar chi dormiva; e i ginocchi le scricchiolavano.

S'era avvoltolata intorno alla testa una sciarpa nera, che le cadeva

fino in grembo; ed era tutta vestita di nero; il viso bianco e i grandi

occhi scuri attraevan meglio lo sguardo, per quella sciarpa che

incorniciava l'ovale delicato del volto; ma Loredana credeva d'essersi

mascherata, sentendosi avvampar dal caldo.

Finalmente, aperto, con un ultimo brivido, l'uscio a pianterreno, si

trovò in istrada, e vide Clarice.

Le due donne si misero a camminare senza far parola, spaurite dalla

propria audacia e pensierose. Era di poco valicata la mezzanotte; da una

taverna uscirono alcuni uomini e squadrarono quella coppia frettolosa,

non comprendendo di quali femmine si trattasse; e poichè l'uno diceva

con parole villane la sua ammirazione per la ragazza, un altro lo ammonì

sarcasticamente:

--Lascia andare, figliuolo. Lì, occorrono biglietti da mille!

Loredana vibrò da capo a piedi; mormorò a Clarice:

--Ho paura. Torniamo indietro.

--Su, su, coraggio!--disse la Teobaldi, che tuttavia non era meno

inquieta della sua giovane amica.--Non siamo lontane.

Ella stentava ad agguagliare il passo di Loredana; ma correva aiutandosi

con qualche piccolo salto, facendo sobbalzar tutta la sua povera carne.

--Presto!--diceva Loredana quasi ad ogni passo.--Non ci segue nessuno?

--Nessuno!--rispondeva Clarice, cogliendo il destro per rallentare un

poco, e voltarsi.

Un ubbriaco, in una calle stretta, parlava e gesticolava da solo. Non

gli tornava il conto della serata e nominava alcuni uomini illustri

della città, dichiarando che all'indomani li avrebbe chiamati a

testimoni contro l'oste e i compagni di giuoco. Vide le due donne, le

lasciò avvicinare, e si rivolse a Loredana:

--Dica: se io spendo sessanta per un litro e mezzo....

E pencolò maledettamente; Loredana mandò un grido soffocato e si mise a

correre.

--Lei, la vecchia, è più ragionevole,--osservò il beone, guardando

Clarice che s'allontanava a passo celere.--Non corre, la vecchia, perchè

ha i piedi in malora. Ma se io spendo sessanta per un litro e mezzo....

--Lori, Lori, mi aspetti!--disse a mezza voce Clarice.

La fanciulla si fermò, la Teobaldi le si mise al fianco, e ripresero a

camminare.

--Che paura, tesoro mio!--esclamò Clarice, tentando di sorridere.

--Ah sì, muoio di paura! Quell'ubbriaco per poco non mi cadeva

addosso!... Ma quanto dobbiamo camminare ancora?

--Adesso ci siamo. Volti a destra....

--Non ne capisco più nulla,--mormorò Loredana.

Essa stentava a riconoscere le calli, in quell'ora notturna; tutte le

porte eran chiuse, le finestre chiuse, e di tratto in tratto una larga

chiazza d'ombra toglieva la vista delle case, dei confini, degli angoli;

poi appariva un lampione dalla luce rossastra, e, a quando a quando, un

rio dall'acqua immota e nera. Nel silenzio solenne, dentro le calli più

anguste, i passi delle due donne davano un rimbombo prolungato;

lontanamente, per due volte in due punti diversi, risonò la voce

gutturale d'un gondoliere, che s'internava con la sua gondola in un rio;

e qua e là una zaffata di odore salso giunse alle nari di Loredana, che

storse la bocca.

--Ci siamo!--disse improvvisamente Clarice.

Loredana alzò gli occhi, e riconobbe il palazzo Vagli, balzato fuori

dall'ombra come per magìa; largo e tozzo, ammantellato nell'oscurità,

lasciava a pena intravedere le finestre bifore e le colonne patinate dal

tempo; era tutto muto.

Ma la fanciulla non ebbe agio a contemplare; un uomo si staccava dalla

porta fiocamente illuminata, le veniva incontro, l'abbracciava con tale

veemenza da sollevarla da terra e trasportarla dentro in un sol gesto.

Richiuse d'un colpo lo sportello, e stringendosi la fanciulla al fianco,

cingendole col braccio destro il collo quasi a difenderla da un nemico

invisibile, inoltrò.

Restarono per sempre impressi nella mente di Loredana il cortile buio,

l'atrio buio, illuminati a sprazzi dal fanale, che l'uomo teneva nella

sinistra; e la scalinata e quelle sale dove lampeggiavan fugacemente uno

specchio, la doratura dei mobili, la superficie levigata d'una tavola o

d'una statua.

I passi risonavano sordamente sul tappeto, e tanto silenzio era intorno,

che benchè nessuno vegliasse a quell'ora, i due amanti non parlavano.

Loredana si volse a cercar Clarice, ma non vedendola più, alzò gli occhi

a guardar Filippo, e gli sorrise.

Obliata la madre, la notte, la casa, essa era felice e superba della

propria audacia; il palazzo le sembrava immenso, ma sicuro, e quel

braccio attorno al collo era il segno d'una protezione quasi

onnipotente. Le tornava l'imagine di Filippo più forte, più audace, più

fidato di chiunque al mondo, e ne fremeva di piacere.

--Qui?--ella domandò sottovoce.

--Qui,--rispose Filippo, liberandola dalla stretta.

Erano nella camera di lui. Loredana vide larghi e pesanti cortinaggi

alle finestre, un letto ampio, una pelle di tigre, con la testa enorme e

gli occhi fissi, stesa a terra; sopra un tavolino moresco incrostato di

madreperla ardevan cinque candele in un candelabro di vecchio argento; a

una parete scintillavano le guaìne metalliche di armi stravaganti.

Non vide altro, nel tumulto della gioia; pensò che il suo amore

seguitava, riallacciando quella notte col giorno malinconico in cui era

tornata tutta sola da Peschiera; oh, anche il suo amore gagliardo

vinceva gli ostacoli, e i baci che sentiva eran più saporosi dopo tante

lagrime...!

SECONDA PARTE.

I.

Giselda Fioresi, al braccio di Berto Candriani, s'era fermata innanzi

alla tavola del buffet, in casa della contessa Lombardi.

La lunga tavola era tutta occupata da piatti colmi di pasticcini e di

dolci; due grandi samovar d'argento fumavano, e da un'enorme zuppiera un

servo scodellava nelle tazze il punch freddo, mentre altri versavano lo

sciampagna gelido dalle caraffe di cristallo e distribuivano i sorbetti

rosei e bianchi.

--Se lei non fosse venuto a salvarmi,--continuò Giselda, accennando con

la testa a un signore tozzo e rubicondo, che sorbiva adagio una granita

di caffè,--gli sarei caduta fra le braccia....

--Oh Dio!--singhiozzò comicamente Berto Candriani.

--Per la noia, per la noia!--disse Giselda ridendo.--Non sa parlare che

del suo automobile, e s'atteggia a disdegnare i cavalli....

--Così le ha fatto sapere che ne ha....

--Ne ha dieci, nelle scuderie della sua tenuta di San Polo; ma vuol

venderli....

Nuove coppie, gli uomini in marsina, le donne in abito scollato e grande

cappello, erano sopraggiunte e facevan coda, incalzando, alle spalle di

Berto e di Giselda.

--Vuole sciampagna?--domandò Berto, prendendo una coppa dalle mani d'un

servo e passandola a Giselda, che vi bagnò appena le labbra.

--Datemi due gelati,--ordinò qualcuno che stava dietro il Candriani.

--Aspetta,--disse questi al marchese di Spinea, che aveva al braccio la

contessina Cafiero,--ti lasciamo il posto.

E avviandosi con Giselda, seguitò ad alta voce:

--Bada, che c'è molto punch bollente, che non si beve, e poco sciampagna

freddo che si berrebbe volontieri.

--Zitto, maldicente!--gli disse il marchese di Spinea.--Vedremo che cosa

ci offrirai quando verremo da te.

--Bravo, stai fresco!--esclamò Berto.--Resto scapolo apposta per non

avere seccatori in casa!

Sul limitare, Berto e Giselda dovettero fermarsi. La duchessa di

Torrecusa e la contessa Osvaldi, tenendo ciascuna una coppa di

sciampagna, s'esercitavano a portarla alle labbra, dopo aver fatto col

braccio destro alcuni giri a spirale. La duchessa vi riuscì, versando

dall'orlo metà del contenuto, e la contessa Osvaldi, che rideva a gola

spiegata, vuotò la coppa intera sul tappeto, e rinunziò alla prova,

perchè i cavalieri intorno la facevan ridere troppo.

Berto Candriani s'aprì un varco tra i gruppi, traversò con Giselda un

lungo corridoio, poi la sala pei fumatori, dove sedevano alcuni uomini,

timidi o noiati, che si scambiavan gli astucci delle sigarette o i gravi

propositi d'una più energica politica internazionale; passò oltre la

sala rossa, tutta rossa fiammante per le tappezzerie e pel colore dei

mobili dorati, e si fermò nella sala rosea che precedeva la sala da

ballo.

--Andiamo laggiù!--disse, accennando un alto e lungo paravento sul quale

eran trapunte in oro parecchie grosse cicogne, brillanti sopra uno

sfondo color chiaro di luna.

--Dietro il paravento?--chiese Giselda, lasciandosi trascinare senza

troppa resistenza.

--Sieda,--ordinò Berto.--Io siedo qui di di fronte; lei metta fuori le

punte dei suoi piedini, così quelli che passeranno per andare a saltar

come pere secche, capiranno che qui c'è qualcuno.

--Ma no, ma no, è sconveniente!--osservò Giselda.--E poi, lei ha

l'abitudine di parlar male di tutti, e potrebbe sparlare proprio di

quelli che passano....

--Ingenua fanciulla!--esclamò Berto Candriani.--C'è l'occhio della

cicogna!

--Che cosa vuol dire?--domandò la contessina Fioresi con un sorriso, che

pregustava qualche strana storia.

--Vuol dire che son forati gli occhi d'una cicogna, e di qui vedo

benissimo senza essere veduto. Guardi che bei buchi!

Giselda si alzò a guardare, appoggiandosi lievemente alla poltrona di

Berto; attraverso due fori, che corrispondevan dall'altro lato agli

occhi d'una gigantesca cicogna, si vedevan benissimo il resto della sala

e la porta dalla quale dovevan passare le coppie. Giselda diede in una

risata.

--Ma quando ha fatto questo lavoro?--domandò.

--Badiamo: è un segreto che si rivela a una gentildonna; i buchi li ha

fatti Silvestrelli, il capitano di corvetta, due anni or sono, e prima

di partire per il giro del mondo li ha confidati a me. Io sono l'unico

erede di questi buchi, e nessuno se n'è mai accorto. Spero che lei

apprezzerà tutto il valore della mia rivelazione.

--Sono utilissimi,--dichiarò la Fioresi solennemente.--Non dirò parola

ad anima viva.

Berto fece un cenno con la mano; qualche coppia passava, dirigendosi al

salone da ballo e chiacchierando; alcuni cavalieri sopraggiunsero,

diedero un'occhiata, videro la sala vuota e se ne andarono di nuovo.

--Ha notato, contessina, che stasera non c'è Flopi?--riprese Berto con

la sua voce più melliflua, piano piano.

--Non ho notato nulla!--rispose Giselda bruscamente.--Perchè dovrei

notare queste inezie?

--Inezie? Non ci sono inezie per chi ama.... Si vorrebbe sapere dove è

Flopi a quest'ora, che cosa fa, che cosa dice.... Non è vero?

--Non è vero; io non voglio sapere nulla. Il conte Vagli non m'interessa

più di quanto sia lecito, e io non ho l'abitudine di amare chi non si

occupa di me.

--Non dico sia un'abitudine,--osservò Berto.--Può essere una

fatalità.... Zitta!--soggiunse, dopo aver dato uno sguardo ai buchi

della cicogna.--C'è lo zio!

Il conte Roberto Vagli entrava in quel punto con un altro vecchio

signore; il conte Roberto era dritto e magnifico, il largo petto

inquadrato dal panciotto della marsina, all'occhiello della quale era

fissato un superbo garofano bianco; tra le mani il conte teneva il

gibus, alla maniera antica.

--Io ti assicuro,--egli seguitava,--che è una corbelleria, questa di

voler tanti treni fra Venezia e Milano; treni diretti, treni

direttissimi, o, come si dice ora, treni-lampo! Sai che cosa avverrà?

L'amico sedette in una poltrona, e il conte ripetè, standogli innanzi:

--Sai che cosa avverrà? Avverrà che Venezia fra pochi anni sarà un

sobborgo di Milano, e le nostre civette andranno a far le compere a

Milano, e i nostri giovanotti si vestiranno a Milano, e tutti i nostri

quattrini ingrasseranno Milano, e il nostro commercio e la nostra

industria rimarranno quel che sono ora, una povera cosa. Non mi diceva

un momento fa il Cavenaghi, sai, quel mercante di carbone, che si pensa

d'attuare un treno per tempissimo, cosicchè si possa andare a Milano,

starvi sei o sette ore, e tornar la sera medesima? Io ti domando!...

L'amico si alzò, e tutt'e due s'avviarono.

--Io ti domando se questo si chiama far l'interesse di Venezia....

--Che bella mente!--esclamò Berto Candriani, quando fu sicuro che i due

se n'erano andati.--Non vuole i treni diretti; bisognerà offrirgli un

servizio di muli. Dopo la battaglia di San Martino, non ha capito più

nulla. E Flopi deve lottare con questi suoi parenti, i quali, nonchè

l'amore, non sanno intendere nemmeno la ferrovia!...

--Ma io non comprendo perchè Flopi debba lottare coi parenti,--osservò

Giselda.--Lotta per che, per chi?

--Bah,--esclamò Berto Candriani, arricciandosi i mustacchi con studiata

espressione di mistero.--Affari riservati! Non dimentichiamo che lei è

una signorina.

L'amore di Loredana · 第 8 / 17 段