Guai se legge la mia Clara

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BIBLIOTECA MINIMA

A. GHISLANZONI

LIBRO PROIBITO

MILANO

TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA

_Stabilimento_

Via Andrea Appiani, N. 10.

_Succursale_

Via Carlo Alberto, Bott. 27.

1878

PROPRIETÀ LETTERARIA

INTERDETTO

Non credo, per aver scritto gli _Epigrammi_ e le _Satire_ raccolte nel

presente volume, di aver commesso una cattiva azione. Ho espresso con

schiettezza le mie idee; ho riso di ciò che a me pareva risibile; ho

sfogato le mie stizze, e ciò mi ha fatto bene.

Debbo però convenire di aver obbedito ad una istigazione diabolica,

allorquando, in un accesso di volgare cupidigia, ho accordato ad un

editore la permissione di scroccare ai curiosi la somma di __due

lire__ per l'acquisto di un libro destituito di ogni pregio

letterario, e assai pericoloso per chi ci tiene alla quiete ed alla

salvezza dell'anima.

Dirò, a disgravio di coscienza, che appena consegnato il manoscritto,

non risparmiai preghiere nè lacrime per impedirne la pubblicazione.

L'editore fu inesorabile. La sola concessione che mi venne fatta, fu

quella di affiggere al frontispizio il titolo di __Libro proibito__,

con facoltà di deplorare, in poche righe di prefazione, l'imprudenza

peccaminosa di chi osasse, malgrado il divieto, spinger l'occhio

dentro le pagine.

Io compio dunque uno degli atti più ripugnanti all'orgoglio di uno

scrittore; io grido con tutta l'enfasi de' miei rimorsi: __Non

leggete!__

Ripeto che in questo libro vi è nulla che possa allettare le persone

educate alla buona letteratura. Figuratevi! Un libro di versi senza un

raggio di poesia.--E quali versi! Degli endecasillabi, dei settenarii,

degli alessandrini, ecc., ecc., foggiati al vecchio stampo,

servilmente ligi ai dettati di una prosodia che ha fatto il suo tempo,

e incappucciati, per giunta, di quella grottesca majuscola, che fu il

massimo obbrobrio di tutti i poemi apparsi in Italia da Dante a

Manzoni.

Non vi parlerò della lingua e dello stile. Immaginate quanto si può

commettere di più avverso al gusto moderno. Tutta roba da scarto,

ciarpami, ferrivecchi, anticaglia. I soliti vocaboli dei soliti

dizionari, impastoiati colla sintassi più abusata; infine, la

volgarità ributtante di chi presume possa ancora oggidì riuscire

accetto, o per lo meno tollerabile, ciò che ha la insolenza di farsi

capire.

Ma questo è nulla. Chi dice libro satirico, dice libro immorale. Per

sferzare il vizio con effetto, è d'uopo denudarlo; e questo non si può

fare senza offendere in molti casi quell'ultima virtù delle persone

corrotte, che si chiama il pudore.

Lettore: se tu sei, come non dubito, un libertino consumato da ogni

più sozza libidine, dà retta a un buon consiglio: non andar più

oltre--getta al fuoco il volumetto e riprendi la via del bordello. Un

par tuo non deve guardarsi che dal vizio stampato--è la sola forma di

vizio che può farti arrossire.

Ma tu non badi; mi pare anzi di scorgere ne' tuoi occhietti

scintillanti di lussuria, che le mie parole non sortirono altro

effetto fuor quello di eccitare ne' tuoi sensi un più vivo appetito di

lettura.

Ti comprendo.

La tua è una pudicizia del miglior genere, la pudicizia di moda. Tu

vuoi mordere al frutto proibito, assaporarlo, deliziarti

clandestinamente dei sughi solleticanti; e darti poi l'aria di un

Sant'Ermolao, affacciandoti alla finestra per gridare allo scandalo,

come se alcuno avesse attentato a qualche tua recondita virtù,

risparmiata in collegio dal precettore gesuita.

Va pur là, povero illuso! Ma bada che la mia immoralità non è di

quella che ha virtù afrodisiaca. È la immoralità preadamitica che

chiama le cose col loro nome che ignora le perifrasi vellicanti.

Qualche cosa di nudo, di brutalmente nudo ti apparirà nelle mie

pagine, ma i turgidi seni e l'altre peccaminose rotondità che io ti

avrò messe innanzi, non ti daranno verun solletico ai sensi, e nessuna

visione erotica verrà la notte ad agitare il tuo sonno.--Dei seni di

stoppa, delle nudità angolose e grottesche, delle turpitudini che fan

ridere.--Quale disinganno! Si può dare, per un libertinaccio par tuo,

una letteratura più esecrabile? Un ascetico seminarista non ne

caverebbe tanto lievito che bastasse al consumo de' suoi esercizi

segreti. Dopo tutto (avverti bene), la barzelletta erotica non occupa

un largo posto nel mio libro. Ciò che rende le mie satire

diabolicamente pericolose è lo scetticismo di cui sono ammorbate.

Scetticismo politico, scetticismo letterario, e--turati ben bene

l'orecchio--scetticismo religioso.

Per indurti a bruciare il volumetto, dovrebbe bastarti questa

dichiarazione, che nessuna istituzione divina o sociale, nessun

sentimento, nessun principio, nessuna autorità è qui rispettata. Ma vi

ha di peggio; nè credo esprimermi con una metafora troppo ardita

affermando che i miei epigrammi sono una grandine di insulti

scaraventata sui cosidetti uomini seri e universalmente stimati da un

oberato che non ha più nulla da perdere. Animo! Provati a leggere, ma

lagnati poscia di te solo, se allo svolger delle prime pagine,

riceverai sul muso qualche grazioso complimento che avrà il sapore di

una ceffata.

Dimmi un po': qual gusto puoi tu riprometterti dal sentirti cantare

sulla faccia che in fatto di politica, per esempio, tu la pensi come

un boricco; che il tuo liberalismo è una grulleria; che i tuoi grandi

principi, le tue incrollabili convinzioni, sono una vacuità

compassionevole?

Supponiamo. Uno de' tuoi maggiori vanti è quello di chiamarti

patriota. Se qualcuno pretendesse dimostrarti che il tuo patriottismo

è un assurdo; che l'orgoglio di patria fu in ogni tempo un fomite di

sanguinose discordie o di orrendi massacri; che la pace e il benessere

non potranno mai consolidarsi nel mondo, se prima dai dizionari e

dalla mente dell'uomo non venga cancellato un tal nome--non ti pare

che all'udire od al leggere tali enormità, il tuo sangue darebbe

nell'acido e le tue funzioni digestive ne rimarrebbero alterate?

Supponiamo ancora:

Ti credi inviolabile per aver conquistato sul campo di battaglia il

titolo di eroe, perchè qualcuno ti ha proclamato martire della patria.

In verità, martire ed eroe sono due qualifiche onorevolissime; ma se

io ti dicessi che queste non bastano perchè i galantuomini ti

accordino senza riserva la loro stima; se aggiungessi che molti prodi

e coraggiosi tuoi pari sono degni della galera; potrebbe coglierti una

tal sincope da freddarti sul colpo.

Quali sono i tuoi principii politici?--Quand'io ti avrò dato un saggio

dei miei, ti sarà forza convenire che fra noi non è possibile verun

accordo. Vediamo! Sei tu democratico?--Lo sono anch'io, ma faccio voti

perchè in Italia duri ancora, almeno per mezzo secolo, il regime

monarchico costituzionale. Questo però non toglie che io reputi il

regime costituzionale una ciurmeria non d'altro feconda che

d'imbarazzi ai governanti e ai governati. Naturalmente, colla tua

santa democrazia sul labbro, ti professi amico del popolo. Il _buon_

popolo l'amo anch'io, ma non potrò mai associarmi a coloro che adulano

con tal nome una mandra di pecore, perchè si lascino tosare senza

mettere un belato. Non ho ancora capito quali differenze sostanziali

esistano fra i _consorti_, i _puri_, i _destri_, i _sinistri_, gli

_intransigenti_, i _radicali_, ecc., ecc. Sotto ogni bandiera militano

dei bricconi in buon numero; e sono convinto che i radi galantuomi non

hanno bisogno, per pensare ed agire rettamente, di inscriversi in una

confraternita, la quale, o tosto o tardi, può diventare una camorra.

Da nessuna cosa maggiormente mi guardo che dall'espormi al contagio

delle Associazioni. Mi pare che anche in politica il miglior partito

sia quello di mantenersi libero pensatore; e tu sai bene, mio buon

amico, che pensare liberamente significa veder nero ciò che gli altri

vedono bianco, e viceversa.

Non sperare che io sia mai per trattarti con benevolenza e rispetto

qualora tu fossi ministro, senatore, deputato, sindaco, prefetto,

commendatore, cavaliere, infine, ciò che si suol chiamare un alto

personaggio.

Basterà un bricciolo di senso comune per farti capire che non avendo

io nè cariche, nè impieghi, nè titoli, sono dalla prepotenza degli

istinti naturali condannato ad abborrirti. Dopo questo, come oseresti

sperar grazia se tu fossi uno di quei mostruosi prodotti del diritto

ereditario che si chiamano capitalisti o possidenti? Ciò che debba

attendersi di ire e di contumelie un uomo che vive di rendita da un

uomo che vive del far versi, molti tuoi pari mostrano di saperlo

tenendosi scrupolosamente discosti dai libri e da chi li fa.

Perchè tu abbia a formarti un concetto preciso de' miei principii

religiosi, questo solo ti dirò, ch'io fui educato in un seminario,

vale a dire in un istituto dove non si fabbricano che dei bigotti e

degli atei. Mentirei ignobilmente se affermassi di appartenere alla

prima categoria. Non mi dichiaro ateo nel senso letterale della

parola, ma siccome il mio Dio non assomiglia punto a verun di quei

tipi da gran _babbau_ inventati per far paura alla gente, così me lo

tengo tutto pel mio esclusivo consumo.

Tu dirai che vi hanno degli atei i quali professano la più sana

morale, ed io ne convengo; resta poi a vedere se quello che

comunemente vien giudicato sano, non sia in qualche caso il più gran

morbo del mondo.

Vi è una sentenza evangelica nella quale sembrano riassunti tutti i

principî e i doveri della giustizia umana--_Ama il tuo prossimo, nè

fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso._ Sta

bene. Ho sempre provato una grande soddisfazione nell'amare il mio

prossimo; ma se questo mio prossimo è un suonatore di bombardone che

mi disturba coi boati del suo istrumento il sonno e gli studi, non mi

faccio verun scrupolo di mandarlo al diavolo e di esecrarlo

cordialmente. Quanto al non fare agli altri ciò che non vorrei fosse

fatto a me stesso, non troverei nulla a ridire se un tal precetto

fosse rigorosamente osservato da tutti. Ma se alcuno mi lancia al viso

una carota, o mi tende un tranello, o in qualsia modo mira a

pregiudicarmi nell'onore o nella roba, credo compiere un atto di sana

giustizia rendendogli pane per focaccia. Come vedi, la mia morale è

ammorbata nella radice; pensa tu quali potranno essere l'albero ed i

frutti.

In fatto di letteratura e di musica, tu sei forse uno di quelli che

accettano per buona moneta tutto l'orpello delle nuove teorie. Ti

vanti progressista, perchè sdegni l'arte schietta dei nostri buoni

padri, e vai in estasi per ogni stravaganza generata dalla anemia o

dal priapismo degli impotenti. Nemmen su questo ci può essere accordo

fra noi.

Non credere che io disconosca le incessanti evoluzioni del pensiero

umano. Ammetto che l'arte è soggetta a continue trasformazioni.--Da

bravi! grido anch'io!--serviteci del nuovo! Ma badate che quand'uno ha

fatto il palato alle pernici ed al barbèra, non gli si può far

appetire, a titolo di novità, dei torsi di cavolo fritti, nè dargli a

bere del sugo di barbabietole. Se il mio cuoco pretendesse riformare

di tal guisa il servizio della mia mensa, pur tenendo conto delle sue

buone intenzioni, gli lancierei nella schiena i piatti e le bottiglie.

Le trasformazioni furono spesso un pervertimento che segnò, nella

letteratura e nelle arti, il principio della decadenza. Dopo Dante e

Bocaccio, ottennero una effimera voga il cavalier Marino e l'abate

Chiari; l'Arcadia impecorì tutto un secolo; le fiabe di Carlo Gozzi e

i drammi sepolcrali dell'Avelloni soperchiarono per qualche tempo la

buona commedia. La storia è là per dimostrare che il barocco, il

puerile, il deforme può prendere quandocchessia il sopravvento nello

spirito delle nazioni più colte. In tali casi è progressista chi

reagisce. Ammirare tutto che si produce di stravagante e di laido per

ciò solo che si discosta dall'usato, non è, come si pretende da

taluno, incoraggiare il genio a tentare dei nuovi orizzonti; è

favorire l'aberrazione, farsi compiici d'uno sfacelo.

Ti ho detto schiettamente come io la pensi in tale materia; a te, ora,

l'imaginare quali possano essere i miei giudizî sull'arte che oggidì

si va perpetrando in Italia. Questo solo aggiungerò, che ogni

qualvolta mi avvien parlare di certi messeri da te probabilmente

venerati quali precursori della grande trasformazione, mi vien sulla

lingua un bruciore come di fosforo, e vorrei che ogni mia parola si

convertisse in uno sbruffo di petrolio.

Ma io comincio ad avvedermi che vado sprecando la mia prosa senza

costrutto. Uno spensierato che abbia speso due lire per l'acquisto di

un libro, difficilmente si lascia indurre a gettarlo sul fuoco prima

di averlo letto. Il proprio denaro ciascuno vuol goderselo; ed io so

di molti ghiotti, i quali si assoggettarono a morire di indigestione

piuttosto che lasciar sul piatto un bricciolo di vivanda ad un pasto

di prezzo fisso.

Tal sia di te. Va pure innanzi, ingolfati nelle turpitudini e negli

assurdi, guastati il sangue e il cervello, perdi la salute, getta

l'anima al diavolo--buon padrone! Il mio dovere io l'ho compito; non

ho più scrupoli nè rimorsi. Però, bada bene. V'è ancora nel mondo un

gran numero di persone morigerate e prudenti, le quali stan ferme in

questa massima, che comperare un libro sia un atto di rovinosa follia.

Non è gente che abborra dal leggere; al contrario, leggon molto,

leggon tutto--ben inteso, tutto quello che vien loro donato o

prestato. Sono i parassiti della letteratura; il commercio librario

non se ne avvantaggia gran fatto, ma se dessi cessassero dal consumo

gratuito, l'Italia cadrebbe nell'idiotismo.

Mi preme che queste brave persone, tanto benemerite degli scrittori e

degli editori, non sieno trascinate nell'abisso. Vorrai tu essere

tanto iniquo da attentare alla loro pace ed al loro benessere? Leggere

un libro proibito è una cattiva azione; ma diffonderlo gratuitamente,

prestarlo a chi mai non si permetterebbe di leggerlo se ciò avesse a

costargli la spesa di un quattrino, sarebbe veramente un obbrobrio.

Tu non vorrai coprirti di una macchia sì vituperevole. Io te ne

supplico, pel bene dell'anima tua, per la prosperità non mai crescente

delle così dette belle lettere, per le lacrime de' miei editori.

Giurami che a nessuno mai--neanche alle più belle e svenevoli

signorine di tua conoscenza--sarai per cedere a prestito il

peccaminoso libricciolo. A tal patto, ed anche in considerazione delle

due lire che hai spese, io ti assolvo dall'interdetto, e prego Iddio

di infonderti quello spirito di tolleranza, che accoppiato al buon

senso, paralizza il danno di ogni cattiva lettura.

EPIGRAMMI

RIMARIO ITALICO [1]

Pagnottisti,

Metodisti,

Wagneristi,

Preti tristi,

Affaristi,

Camorristi,

Giornalisti,

Son d'Italia gli Antecristi.

CRISI

--Che di nuovo in politica?

--Tutti i ministri in massa

Minaccian di dimettersi....

--Non v'è più un soldo in cassa?

ANNUNZIO FUNEBRE

Consunto al gioco e in femmine

Degli avi il patrimonio,

Ieri moría di sincope

Il cavalier Landonio;

Niun pianse allor che il lùgubre

Caso in città fu noto;

Solo gli eredi in lacrime

Dicean: lasciò un gran vuoto!

A GIOVANE LETTERATO

Per esser buon scrittore

Voglionsi ingegno e cuore;

Non t'impancare a scole,

Non pensar come vuole

La moda; scrivi quello

Che ti detta il cervello;

Sii naturale, schietto,

Onesto--e sarai letto

I NOSTRI TEMPI

La vera sintesi

Dell'età nostra

Con breve distico

Qui si dimostra:

«Tutto si compera,

Tutto si vende,

E carta sudicia

Per ôr si spende.»

CIO' CHE ACCADE

Era stimato un tanghero;

Il mondo alfin s'è accorto

Ch'egli era un uom di merito;

Che fece ei dunque?--è morto.

RISORGIMENTO ARTISTICO

Odo ripetersi

Da molte parti

Ch'oggi in Italia

Risorser l'arti.

Risorte fossero

Al par di Cristo

Che andò alle nuvole

Nè più fu visto?

QUESITO

Perchè al monte Parnaso

Bazzicavano i vati

Nelle remote età?

Fosse quello per caso

Un monte di pietà?

I BIOGRAFI

Davver son gentili, davver son garbati

Codesti bïografi dei genii passati!

Se mutan le frasi per far dell'effetto,

Se variano i nomi, tal sempre è il concetto:

«È morto Guerrazzi, è morto Manzoni;

Non restan più al mondo che ciuchi e birboni.»

USCENDO DAL TEATRO

Se questo strepito,

Questo _Dies iræ_

Sarà la musica

Dell'avvenire;

Ai nostri posteri

Almeno accordi

Iddio la grazia

Di nascer sordi!

CASO FREQUENTE

Morì un pöeta; accorrere

Al funeral tu vedi

La città intera; mancano

solo al cortéo gli eredi.

CERTI... ESULI

Per ragioni politiche

Venezia abbandonasti;

Or che Venezia è libera

Perchè non vi tornasti?

Temer non puoi dell'Austria

Gli insulti ed i rigori;

Non son partiti i barbari?....

--Restano i creditori.

COINCIDENZE

I questurini abbomini,

Odii i carabinieri--

L'alte ire tue dividono

I ladri e i barattieri.

A GELLIO[2]

Con stolta boria

Spesso tu dici:

«Tutti mi onorano,

Non ho nemici»

Ben altri, o Gellio,

Sono i miei vanti;

Me in massa abborrono

Ciuchi e furfanti.

AD UNO SCRITTORE UMANITARIO

La pena di morte

Vorresti abolita,

Esecri il supplizio

Del carcere a vita....

Mitezza tu chiedi

Pei ladri più abbjetti;

Tu certo prevedi

Qual fine ti aspetti.

INDUZIONE LOGICA[3]

Musiche incomprensibili

Scrive su versi orribili;

Oh! chi è costui? scommetto

Che è socio del quartetto.

COMMEDIE NUOVE[4]

Fine alle chiacchere!....

Dorina, attenta!....

Dramma nuovissimo

Si rappresenta....

S'alza il sipario....

--Basta! ho capito....

La donna è adultera,

Becco il marito.

AD UN CRITICO[5]

Son le tue dotte critiche

D'arte e di scienza un codice,

Per non scordarle, o Gellio,

Tutte le imprimo al podice.

IL MATRIMONIO

Un uom che prende moglie

L'imagine mi dà

D'un inter che diventa una metà.

RISPOSTA INGENUA

--Crivellato dai debiti tu sei,

Pure, ti veggo, Asdrubale,

Sempre gaio e contento.

--Perchè allarmato e triste esser dovrei?

Di penoso nei debiti

Non v'ha che il pagamento.

CAVE!

Sempre si lagna,

Poco guadagna,

Nulla ha studiato,

Fa il letterato;

Ottimo arnese

Da Polizia!

Eccellentissima

Stoffa da spia!

AD UN EDITORE[6]

Dieci giornali pubblichi;

Editor benemerito

Ti acclama ogni preterito.

LA NOSTRA MUSICA

Nell'universo

Regnò sovrana

Fin che fu musica

Italïana;

Volle esser musica

Cosmopolita,

E allor d'Italia

Non è più uscita.

SINTOMI QUARESIMALI

Si può?--Avanti!--Signore....--Che bramate?

--Il saldo del mio conto--Favorite

Di aspettar qualche mese--Mi celiate!....

Non voglio più aspettare--Allor.....partite

AD UNO SCRITTORE EMANCIPATO[7]

Audace, libera,

Indipendente,

Di giogo indocile

È la tua mente....

A chi ne dubita,

A chi nol crede

La tua grammatica

Ne può far fede.

ULTIME TENEREZZE

--Il mio core è sempre giovane

Non mel credi?--Sì.... tel credo....

Ma.... che vuoi? Pur troppo, o Clelia,

Sol del cor l'astuccio io vedo....

E l'astuccio, o dolce amica,

È di pelle troppo antica.

CRITICO ILLUSTRE

Tutti plaudiscono?

L'illustre critico

Sarcasmi biascica,

Le ciglia aggrotta.

Tutti sbadigliano?

L'illustre critico

Esclama in estasi:

«Musica dotta!»

CARITÀ PUBBLICA

Lavorò settant'anni;

Vecchio, pien di malanni,

Dalla miseria afflitto,

L'umile sottoscritto

Nella carità pubblica

Solo or confida, e spera

Che l'ospizio dei cronici

Lo accolga, o la galera.

CONFORTO

Dalle nuziali soglie

Ieri fuggia tua moglie....

E contro _Lui_ ti irriti!

E piangi.... o imprechi a _Lei_.

Pensa a quanti mariti

D'invidia oggetto sei!

RAFFRONTO STORICO

Se il ver narrarono,

L'oche strillando

Un dì salvarono

Il Campidoglio;

I nuovi pàperi

Cianciando, urlando,

Fan dell'Italia

Barbaro spoglio.

LUSSO E MISERIA

A Recöaro, a Lévico,

In voluttà fastose

Smorzan la febbre isterica

De' Semidei le spose;

E mentre ai balli sciupano

Le fibre e il lusso infame,

Geme dai folti strascichi

Del popolo la fame.

A GELLIO MALATO

Sovente udiam ripetersi

Dai funebri oratori

Che i buoni, i giusti muoiono

E restano i peggiori;

Di tal sentenza, o Gellio,

Quanto tu dei gioire!

Morbo crudel ti logora,

Ma tu non puoi morire.

GIOIE DI POETA

Nel paësel, gli artefici

Del ferro e della seta

Me per le vie salutano

Col titol di poeta;

Insigne omaggio in patria

Davvero a me vien fatto!

Poëta pe' miei villici

Sinonimo è di matto.

IN MORTE DI UN MEDICO

È morto il medico

Dell'ospedale,

I preti adunansi

Pel funerale;

Degli ammalati

Ch'egli ha curati

Perchè alle esequie

Niuno è venuto?

--Ahi! tutti quanti

L'han preceduto!

VANTAGGI DEL DUELLO

_Ei_ con tua moglie giacque,

Lo sorprendesti in letto,

Da ciò una sfida nacque,

Fosti ferito al petto.

Del düello la fama

Volò pel mondo; ed ecco,

Ei gentiluom si chiama,

Tutti te chiaman becco.

L'ANZIANITÀ

Perchè ad eccelse cariche

Tu di salir sii degno

_Anzianità_ domandasi

Non scienza o illustre ingegno.

Forse che gli anni mutano

Ad un cervel le tempre?

Quelli che nacquer asini,

Asini restan sempre.

BESTIE CHE PARLANO

Cani, scoiattoli,

Gatti, cavalli,

Marmotte e scimmie

Soglio ammirar;

Gli storni abbomino

E i papagalli

E l'altre bestie

Che san parlar.

AD UN MAESTRO

In questo mio _libretto_

Avrai, te lo prometto,

Caratteri, passioni,

Ardite situazioni....

Però, bada, o maëstro,

Che qui non troverai

L'arte, la scienza, l'estro

E il genio che non hai.

IL BELLO NELL'ARTE

Ai tempi andati,

Ognun credeva

Che fosse bello

Ciò che piaceva.

Per chi la fama

Di dotto ambisce

Or, bello--è quello....

Che niun capisce.

CAUSE ED EFFETTI

Da un anno don Peppino

Non legge che giornali....

C'è da stupir s'ei diventò cretino?

AD UN CRITICO

In un tuo libro hai detto

Che il mio stile negletto

Manca di forbitezza e venustà;

Il tuo libro comprai--mi forbirà.

AD UN LIBERTINO

Uom senza core!

Dieci ragazze

Per te d'amore

Divenner pazze....

Lisa ingannasti,

Tecla hai tradito;

Or ti ammogliasti....

Dio t'ha punito!

SCANDALI CLERICALI [8]

Nei collegi governati

Dai famosi Ignorantelli

Gravi scandali son nati,

Ne è mestier ch'io ne favelli.

Se alle falde del Cenisio

Si applicassero costoro,

Senza spese e senza macchine

Compirebbesi il traforo.

CONSIGLIO UTILE

Come hai bramato,

Caro avvocato,

Sei deputato,

Ed or, cianciando,

Barcamenando,

Carracolando

Sovra gli scranni

Destro e sinistro,

Va!.... fra dieci anni

Sarai ministro!

IN MORTE DI UN LIBERTINO [9]

«Buon padre, buon fratello,

«Buon figlio, ottimo sposo,

«Onesto, generoso,

«Model d'ogni virtù....»

Tal suona il panegirico

Sempre a chi muor; sol questo

Di lui diran: fu onesto

Dall'ombelico in su.

DOLORE DI MARITO

--Da tre giorni è partita

Tua moglie, e piangi ancora!

Rischia salute e vita

Chi troppo si addolora.

--Al mio cordoglio immenso

I conforti son vani;

Partita ell'è.... ma penso

Che tornerà domani.

AD UN CANTANTE CAVALIERE

Fabio: alla tua gran voce

L'Italia ha reso omaggio;

Sei cavalier--la croce

Avrà il mio ciuco in maggio?

GIUDIZI DEL PUBBLICO

Piace un dramma a Milan.... cade a Firenze;

Fischia Venezia.... plaudirà Torino.

Variano i gusti, varian le sentenze

Del pubblico cretino.

LA CRITICA [10]

Flavio maestro chiamasi,

Dunque: perchè fa il critico?

--Flavio fa atroci musiche.

Sandro pittore nomasi;

Dunque: perchè fa il critico?

Sandro fa sgorbi orribili.

Tullio poeta vantasi;

Dunque: perchè fa il critico?

Tullio è poeta pessimo.

In base a tali esempi,

Definirei la critica:

Arte o mestier da invalidi.

POSIZIONI EQUIVOCHE

Il prete don Natale

Si vanta liberale.

Onde fede io gli presti

Smetta la negra stola;

Or smentiscon le vesti

La liberal parola.

A CRISPO

Il partito moderato,

A tuo dir, molto ha mangiato

Alla greppia del poter;

Io tel credo, e sarà ver.

Pure, o Crispo, il tuo partito

Dà tai segni di appetito,

Che se un dì il potere avrà,

Quel che resta mangierà.

NENIA

S'ode una nuova musica?

Gridan: non è Rossini!

Sei buon scultor? ti oppongono

Canova o Bartolini.

Non è Manzoni! esclamano,

Se un bel romanzo scrivi;

--Gli illustri morti servono

Ad accoppare i vivi.

RISPOSTA INGENUA [11]

«_Passione maledetta!_

Moglie: quel libro getta!

Vi apprenderesti cose

Orrende, obbrobrïose....»

--Oh! che ti frulla in mente?

Questo torto non farmi;

Il libro è un po' indecente

Ma nulla può insegnarmi.

SULLO STESSO ARGOMENTO

Guai se legge la mia Clara

Questo libro abbominato,

Questo libro ove s'impara

La malizia ed il peccato!

Da un romanzo sì perverso

Ella apprendere potria

Come e quanto io son diverso

Dal marito di Sofia!

AD UN NUOVO GIORNALE

Alla _Voce del popolo_

Mando gli auguri miei;

Pur non credo al provverbio

_Vox populi, vox Dei_.

Recenti e antiche istorie

Mostran che suol tal voce

Spesso Barabba assolvere

Per metter Cristo in croce.

AD UN POETA

Sulle tue _prime liriche_

Domandi il voto mio;

Bravo! pur che sien l'ultime,

Batto le mani anch'io.

CHI HA RAGIONE?

Per farti degno

Del paradiso

Il tuo rabbino

T'ha circonciso;

Appena io nacqui,

Dal mio curato

Per l'ugual causa

Fui battezzato;

Senza battesimo,

Predica il prete,

Nel regno eterno

Non entrerete!

Grida il rabbino

Con ugual zelo

Che col prepuzio

Non si va in cielo.

E finchè il mondo

Sarà cretino

Avran ragione

Prete e rabbino.

MESTIERI POLITICI

Quando in Italia i martiri

Pendevan dai patiboli,

Festi il mestier dell'esule;

Oggi l'Italia è libera,

Sai che i giurati assolvono;

Rischia il mestier del martire!

COMPLIMENTI

Una gentil signora

Che i letterati adora,

Ieri, nel congedarmi,

A me parlò così:

«In ogni giorno ed ora

Venite a visitarmi;

Gli _altri_ imbecilli vengono

Soltanto al lunedì.»

A GELLIO GIORNALISTA

Il tuo giornale, o Gellio,

Oggi ti rimandai;

La carta è troppo fragile

Per.... l'uso che tu sai.

LA MORALE DEI LIBRI

Turpi i miei libri, e questo

Racconto insulso e gramo

Che tanto m'ha seccato,

Si chiama un libro onesto!

Libro furfante! esclamo:

Tre lire m'ha rubato.

GLI UOMINI E LE ISTITUZIONI

Sotto la monarchia

Gabrio è ruffiano e spia;

Sotto il governo--repubblicano

Che sarà Gabrio?--spia e ruffiano.

I PSEUDONIMI[12]

Quando d'una effemeride

Tu imbratti le colonne,

Presumi invan nasconderti

Nel vel di un _Ipsilonne_.

A ognun che il testo esamini

Subito si rivela

Che all'ombra del pseudonimo

Un asino si cela.

ECHI DEL CARNOVALE

--Come è andato il veglione

Ier notte?--Assai giocondo....

Di maschere e persone

Sul tardi c'era un mondo;

Credo (tanto al mattino

Stipata era la festa)

Che vi fosse perfino

Qualche persona onesta.

ROMANTICHERIE

--Poco mi resta a vivere....

--Che parli tu...?--Lo sento....

Troppo ti amai.... le viscere

Mi strugge un morbo lento....

All'obliato cenere

Di lacrime e preghiere

Qualche tributo, o Eufrasio,

Darai...?--Con gran piacere!!!

PROPOSTA DI UN CANDIDATO

Di tutto parla

E nulla sa...

Al Parlamento

Trionferà.

ASINO DOTTO

Molto studiò; pur, Flavio

Fu sempre un ciuco--Io penso

Che, entrandogli nel cranio

La scienza, uscì il buon senso.

SCENE DI CONFESSIONALE

--Padre.... al venerdì santo....

Commisi un gran peccato....

Mangiai un.... uovo--O scandalo!

Va!... va! tu sei dannato!...

Io.... ch'ebbi dal Pontefice

L'indulto, in quel dì istesso

Non mangiai che una folica....

Ed un branzino a lesso!...

RICCO IGNORANTE

Quattro milioni valgono

I vasti tuoi poderi,

Quasi altrettanto valgono

Le ville ed i manieri;

Ingenti somme valgono

I mobili, gli arredi,

Le molte gemme, i fulgidi

Cocchi che tu possiedi;

Valgono i bovi, valgono

Le scope ed i pitali....

Tu solo, in tal dovizia,

Gabrio, tu nulla vali.

ALLO STESSO

Se a piè mi incontri, o Gabrio,

Meco a parlar ti fermi,

Se al corso in cocchio transiti,

Fingi di non vedermi.

Io, più cortese e amabile.

Dalla pedestre folla

Ti grido ognor con enfasi:

«Addio, superba _chiolla!_

A GELLIO

Ho letto in qualche libro, e intesi dir da molti

Che gli uomini di ingegno fanno i figliuoli stolti;

Di parlar teco, o Gellio, se a qualcheduno accade,

Che tuo padre era un genio tosto si persüade.

QUESITO

Veggo che in molti opuscoli

E libri si censura

Chi chiamò il matrimonio

Nodo contro natura.

Perchè, fra gente seria,

Fra legisti e curiali,

Solo i figli illegittimi

Si chiaman _naturali?_

A CLELIA

Dì: quei capelli

Sì folti e belli;

Clelia, que' denti

Bianchi e lucenti,

Quel nuovo petto

Che hai nel corsetto,

Quanto han costato?

--Tutto ho comprato

A prezzo onesto

Vendendo.... il resto.

RISPOSTA

Non ti nomai; d'un asino

Scrissi, tu ti offendesti.

Nei versi miei specchiandoti

L'effigie tua vedesti?

ANIMA PIA

Ogni giorno si confessa;

Se ogni notte la contessa

Non facesse un po' all'amore....

Che direbbe al confessore?

MUSICA DEL PASSATO

L'autor del _Rigoletto_, scrivendo ad un amico,

Disse: è ben che i maestri ritornino all'antico.

Certi nuovi spartiti, che infatti hanno un tal merito,

Non vedran l'avvenire, vedran bensì il preterito.

GUARENTIGIE PARLAMENTARI

Fuori dal Parlamento,

Fra noi dell'umil schiera,

Per falso giuramento

Si può andare in galera--

Al Senato, alla Camera

Miglior sistema è invalso....

Ivi per molti è titolo

D'onor giurare il falso.

GLI EROI[13]

Eroi, eroi!

Che fate voi?

--Voi massacrate,

Assassinate,

Voi desolate

Borghi e città;

Un vil bifolco

Che suda al solco,

Val più di voi,

Birbe di eroi!

AD UN MAESTRO

Tutti oramai son editi

I tuoi capolavori;

I torchi più non gemono,

Gemono gli editori.

CONSIGLIO PROVVIDO

Dì quel che gli altri dissero,

Fa quel che gli altri han fatto;

Chi papagallo o scimmia

Non è, pei volghi è un matto.

MIRACOLI

Allor che al mondo annunziasi

Qualche molesto evento:

«Oh! il dito dell'Altissimo!»

Sclamar dai preti io sento.

D'un prete la Perpetua

Ier l'altro ha partorito...,

A compier tai miracoli

Di Dio bastar può il dito?

STATISTICA [14]

Su per giù, nasceranno

In Italia cinquanta-

Cinque spartiti ogni anno...

Ne muoiono sessanta.

A GELLIO DEPUTATO

Gellio: se non ti avessero

Eletto a deputato,

Col titol di _onorevole_

Chi mai ti avria chiamato?

CHIASSI FUNEBRI

Se muore un uom grande

Per senno e valor,

Nell'aria si espande

Immenso fragor.

Son genî incompresi,

Son piccoli eroi,

Son nani che gridano:

«I grandi or siam noi!»

FINALMENTE!

Di Wagner la grand'opera

(Oh evento fortunato!)

Tutti fra poco udranno--

E l'_avvenir_ fra un anno

Si chiamerà _il passato_.

CONGRESSI

Al Congresso operaio

Andò il mio calzolaio.

Io colle scarpe rotte

Rimasi; il buon Crispino

Brïaco l'altra notte

Tornò senza un quattrino.

--Dirmi oserete adesso

Che inutil fu il Congresso?

A GIACINTA

In volto audacemente io ti guardai;

A ragione, Giacinta, ti offendesti....

Se guardata nessun ti avesse mai,

Fama di bella avresti.

GIACULATORIA

Grazie, o Signor! di un pargolo

La casa mia si allieta;

Fa ch'egli cresca incolume,

Fa ch'ei non sia poeta!

Se poi delle tue grazie

Colmar lo vuoi, Signore:

Fa ch'ei sia sempre un asino

Ma ragli da tenore.

CONVERSAZIONE CONIUGALE

A mensa divorando

Con gagliardo appetito,

Così parlava Eugenia

Al burbero marito:

«Come felici siamo!

«Dimmi: non ti consola

«Pensar che noi formiamo

«Due corpi e un'alma sola?»

--Se un corpo solo avessimo,

L'altro rispose, appieno

Sarei felice, o Eugenia;

Mi costeresti meno.

RAFFRONTI STORICI [15]

Narran le antiche cronache

Che un pazzo imperatore

Al suo cavallo il titolo

Donò di senatore.

Qual meraviglia? Ai facili

Tempi che venner poi,

Forse più eccelsi titoli

Non ebber ciuchi e buoi?

POUACH!!!

Su questo cencio ignobile

Che ha titol di _Rivista_

Sputò la bava sordida

Un rospo giornalista;

Qui con oscene ingiurie

Quel sozzo ordì i ricatti;

E con tal foglio il podice

Credi forbir? lo imbratti.

EPIZOOZIA

Fra le bestie bovine del paese

Ha nello scorso mese

Una peste terribile infierito;

Per tema del contagio

Il Sindaco è fuggito.

NEL CIMITERO

Che brava gente! A leggere

Le scritte, esclameresti:

«Color che qui riposano

«Tutti eran probi e onesti!»

Pur, se dall'urna sorgere

Potesse alcun, senz'armi

Col portafoglio in tasca

Qui non vorrei trovarmi.

DON NATALE [16]

In Dio non crede,

In nulla ha fede,

Pur, don Natale

È clericale.

Che mai lo lega

Alla congrèga

Turpe e nefasta?

--È pederasta.

A FLAVIO

Troppo imprecasti contro i _venduti;_

Di tema, o Flavio, perchè non muti?

Qualcun già mormora che sii sdegnato

Perchè nessuno t'ha mai comprato.

AL TEATRO MANZONI

La gente uscia dall'atrio,

Il dramma era finito:

--Come i teatri annoiano!

Sclamava un buon marito;

Di becchi e donne adultere

Sempre la scena è invasa;

A tali drammi assistere

Tutti possiamo in casa.

AD UN POETA

Tutti lodarono

I tuoi sonetti;

Prova certissima

Che niun li ha letti.

PASQUA

Ad una signorina

Amabile e garbata

Dissi: Pasqua è vicina....

Vi siete confessata?

Ed ella: al rito santo

Ci andrò, ma all'ultim'ora;

Spero di fare intanto

Qualche peccato ancora.

AD UN EX

Perduto il titolo di deputato,

Ex-onorevole fosti chiamato--

Ma chi in gran conto non t'ebbe prima,

Quasi onorevole oggi ti stima.

NECROLOGIO

Morì l'_Osservatore_

Organo dei rétrivi....

Qual lutto per l'Italia!

I redattor son vivi.

I TELEGRAMMI DI RE GUGLIELMO [17]

I.

Ier, sotto i forti,

Grande macello....

Sei mila morti....

Il tempo è bello.

II.

Bombardamento

Ricominciato....

Morti seicento....

Dio sia lodato!

III.

Oggi, gelati

Mille soldati....

Sano son io....

Sia lode a Dio!

NAPOLEONE III [18]

Lui grande al par di Cesare,

Quando reggea l'impero,

Lui vinto, infame dissero

E stolto avventuriero;

Giudicheranno i posteri

Qual fu Napoleone;

Ciò che fin d'or si giudica

È il secolo buffone.

A CLELIA

Che fai? ti arresta, o Clelia!

Già deponesti i crini....

Sciolti dal fianco caddero

I vasti crinolini....

Il sen ricolmo e turgido

Già sparve col corsetto....

Se ancor ti spogli, o Clelia,

Che porterai nel letto?

A GELLIO

Dio! come l'aria è rigida!

Il capo al vento immite

Se ancor tu esponi, o Gellio,

Puoi prendere un'orchite!

LA CREMAZIONE

Contro il sistema della cremazione

Protestano con ira i collitorti

I gesuiti ed i preti retrivi;

Noi non cremiam che i morti,

La Santa Inquisizione

Preferì sempre di cremare i vivi.

REALTÀ E POESIA [19]

Già della Prussia

Tutti i soldati

Sotto Parigi

Stanno accampati....

Già dell'assalto

Suonata è l'ora....

E la repubblica

Non _soffia_ ancora?

RICORDI D'UNIVERSITÀ

I.

L'esame di botanica

Subiva uno studente.

So, il professor dicevagli,

Ch'ella ha studiato niente;

Un quesito assai facile

Proporre a Lei vogl'io:

Con qual seme propagansi

Le zucche?--E quei: col mio.

II.

Un professor di storia naturale

Per schernire agli esami uno scolaro,

Gli chiedeva con aria magistrale:

«Sa dirmi quante gambe abbia il somaro?»

E quei: «mi è d'uopo in pria veder le sue»

Sotto il tavol guardò, poi disse: «due.»

AGLI ELETTORI [20]

All'urne accorrete,

Nessuno si astenga!

Però, riflettete

Se più vi convenga

Aver deputati

Già sazi e contenti,

O i nuovi affamati

Che affilano i denti.

I FALLITI

--Tre volte Enzo è fallito,...

Or dimmi: come avviene

Che un tal lusso mantiene?

Davver, ne son stupito!

--Le son domande stolte;

Per farsi millionario

Non sai che è necessario

Fallire almen tre volte?

LE SCUOLE

Studiar conviene

Poco, ma bene.

Or, che si studia

Di tutto un po',

Chi nelle pubbliche

Scuole fu istrutto

Può dir: «so tutto,

Ma nulla so.»

RIPARAZIONI [21]

Dal freddo assiderato

Un vecchio gentiluomo

Giaceva sul selciato

Della piazza del Duomo.

--A tal ridotto siete!

Diss'io, di terra alzandolo;

Un tetto non avete?

--L'avea; stan _riparandolo_.

AVVERTIMENTI ATMOSFERICI

Aprile al termine

Già volge; e piove,

Nevica, grandina

Orribilmente.

Non v'è più dubbio:

Mite e benefica

La Russia muove

Verso l'Oriente.

LA GUERRA D'ORIENTE

Si vuole da molti

Che sempre la guerra

Prepari alla terra

Più fulgide età.

Già in arme ai bivacchi

Stan turchi e cosacchi....

Dal _knut_ e dal _palo_

Qual luce uscirà?

AD UN CRITICO [22]

Se per lo stil sol vivono

I libri, i miei morranno;

I tuoi volumi, o Gellio,

Eterna vita avranno.

Così fia noto ai posteri

Fin del mio nome ignari

Che visse al nostro secolo

Un asino tuo pari.

A CLELIA

Tanto il tuo viso è sudicio

Di polveri, di intonachi,

Di lisci, di cosmetici,

Di esotici saponi;

Che al corso jer scontrandoti,

Io t'ho scambiato, o Clelia,

Per un avviso mobile

Dell'Agenzia Manzoni.

GUARIGIONE RAPIDA

Ieri cadean malati

Sindaco e segretario;

Oggi son risanati....

Chi fu il veterinario?

NUOVI DRAMMI

Alle abusate adultere

Oggi le Messaline

Sulla scena sottentrano

Con Cleopatra e Frine...

Di nome il palcoscenico

Ove tai donne han stanza

Mutar dovria, chiamandosi

Casa di tolleranza.

GUARENTIGIE

Di sedere alla Camera

Ambiscon molti, e anch'io

Al nobil desco assidermi

Non sdegnerei, perdio!--

L'impiego, a ciò che dicesi,

È poco profittevole;

Ma ivi l'onor puoi perdere

Serbandoti _onorevole_.

A FLAVIO MORALISTA

Allor che predichi

Dal tuo giornale

Tanta morale,

Veder mi pare

Un vecchio satiro

Dai peli grigi

Che al lupanare

Fa il panegirico

Di San Lüigi.

CUORE DI LOTTOMANIACI

--Buon dì, Clelia!--Ben giunta...!

--Quali nuove?--Il Gualtieri

È morto--Quando?--Jeri....

--Ventisei.... qual disgrazia!--A dodici ore....

--Quanti anni avea?--Trentotto....

--Peccato! era un brav'uomo....

Dodici.... ventisei.... bel terno al lotto...!

ARTE NUOVA

Strano vocío dagli ùteri

Uscia: «noi siam poeti....

Noi siam dell'arte i genii...

Largo agli illustri feti!

Le eccelse vie si sgombrino

Alla divina prole!

Notte voi siete e báratro,

Noi vi rechiamo il sole»

--Iddio vi assista! e plausi,

E gloria al mondo avrete;

Ma prima, questa grazia

Fateci almen: nascete!

ANEDDOTO DA SAGRESTIA

--Desiderasti mai la donna d'altri?

È un orribil peccato

Diceva al penitente un buon curato.

--Io!... la donna degli altri!... qual follia!

Cederei volentieri anche la mia.

UOMO FELICE

Di te qual avvi, o Flavio,

Uom più felice al mondo?

Tu ricco sei, tu nobile,

Tu grasso e rubicondo:

Odio giammai nè invidia

A te recò molestia;

Tu già tre volte sindaco,

Tu cavalier, tu.... bestia.

AD UNO SCRITTORE

Il tuo stil, ne convengo, è assai purgato;

Pure, ogni volta che i tuoi libri ho letti,

Per non cader malato,

Purgarmi anch'io dovetti.

BANCHETTO GIORNALISTICO

I giornalisti all'àgape

Fraterna convenuti,

L'uno all'altro ricambiansi

I brindisi e i saluti.

L'ire gelose e gli odii

In amistà si cangiano....

--Sazio han davver lo stomaco;

Fra lor più non si mangiano.

AD UN MAESTRO PLAGIARIO

Con frasi tolte a prestito

Tu l'opere componi;

Opere invan le intitoli,

Non son che operazioni.

IN MORTE DI VITTORIO EMANUELE

Morì Vittorio; al lugubre

Annunzio, il popol tutto

Segni di immenso lutto

Pel Sire estinto diè;

E ognun cogli occhi in lacrime

S'udia sclamar stupito:

«Fenomeno inaudito!

«Fu galantuomo e Re!»

AD UN GIORNALISTA

Per le _inserzioni_--a _pagamento_

La quarta pagina--hai destinata.

Perchè da tutti--ripeter sento

Ch'è di tue pagine--la men pagata?

TRAVET

Morto (d'inedia forse)

È un povero _Travet_--nè alcun si accorse

Del suo morir.... nè v'ha più chi lo nomini;

Pure, anch'egli era il Re.... dei galantuomini.

CATTIVO AFFARE

Colla dote della moglie

So che i debiti pagasti,

Ma sposandoti incontrasti

D'ogni debito il maggior.

ONORIFICENZE

Ieri, un calligrafo,

Per quel che ho udito,

D'equestre titolo

Venne insignito;

Nessuno in dubbio

Vorrà più mettere

Che or si proteggano

Le _belle lettere_.

CARATTERI FERMI

--Perchè non paghi i debiti

Mutata è la tua sorte,

Tutti san che ricchissimo

Ti fe' d'un zio la morte.

--S'io pagassi, direbbero

Che col cangiar del fato,

Come gli stolti sogliono,

Anch'io mi son cangiato.

L'ISTRUZIONE OBBLIGATORIA

«Dalla miseria

«Consunti siamo»

Gridano i popoli:

«Pan non abbiamo!»

Ed ecco provvido

Giunge un decreto:

«Chi ha fame nutrasi

Coll'alfabeto!»

A CLELIA

Scioglimi un dubbio alfine:

Lèvati il falso crine;

Vediam se ancor ti resta,

O Clelia, un po' di testa!

RÉCLAME

Vogliam raccomandare

Il _Vero_, un pio giornale,

Organo, a quel che pare,

Del clero liberale;

_Gratis_ a chi lo chiede

Lo mandan per la posta,

E già fin d'or si vede

Che vale quel che costa.

CONFORTO

Dalle nuziali soglie

Ieri fuggia tua moglie....

E contro _Lui_ ti irriti!

E piangi.... e imprechi a _Lei!_

Pensa a quanti mariti

D'invidia oggetto sei!

RIPARAZIONI

Era, fa un mese appena, il tuo giornale

Organo del partito moderato;

Progressista or divenne e liberale....

Ai mantici qualcuno ha _riparato?_

AL PIÙ ALTO DEI MAESTRI

Maestro: alle tue musiche

Crescer dovresti il prezzo....

Col metro misurandoti

Formi un maestro e mezzo.

IN MORTE DI UN SINDACO

È morto il Sindaco....

Ahi! fiero evento!

Presto! innalzategli

Un monumento!...

O del suo genio

Nella città

Doman più traccia

Non resterà.

LA DIVA [23]

_Diva_ è la Patti, e attestanlo

I molti suoi miracoli

Veramente incredibili

E sopranaturali....

Ieri, se il ver narrarono,

Il giornalista Gellio

Dopo un lustro di proroghe

Pagò quattro cambiali.

AD UN PRETE

Rasa la testa, raso

Il mento ha don Tomaso;

Tutto, quest'uom del cielo,

Sul cor serbato ha il pelo.

QUESITO

Membro dell'Accademia,

Membro del _club_ artistico,

Membro dell'onorevole

Consesso giornalistico,

Membro al comizio agricolo,

Membro dell'Ippodromo....

Che sei tu dunque, o Gabrio?

Che sei? Un membro o un uomo?

GLI AVVENIRISTI

I bimbi ai vecchi gridano:

«Dell'arte antica voi

«Siete le illustri mummie,

«E l'avvenir siam noi!»

Nè questi genii in fasce

Pensan che l'avvenire

Non spetta a ognun che nasce,

Ma a chi non dee morire.

IN EXTREMIS

Della morte il pensiero

Non mi sgomenta affatto,

Già del grande mistero

L'esperienza ho fatto;

Mai non mi sono accorto

Del nulla mio profondo,

Pure fui sempre un morto

Pria di venir nel mondo.

IL MIO EPITAFFIO

Dicendo mal di tutti, il vero espressi

Lassù nel mondo; se parlar potessi,

Pietoso passeggier, ora direi

Ogni bene di te, ma.... mentirei.

NOTE AGLI EPIGRAMMI

[1] Io abborro i Wagneristi. Non ch'io disconosca i molti pregi

della musica di Wagner. Ammiro quant'altri il genio dell'autore

del _Lohengrin_ e del _Thannauser_, ma ritengo esiziale ai giovani

musicisti italiani seguire le sue orme, peggio che esiziale

imitarlo nelle stravaganze e nei difetti. L'arte wagneriana è un

abisso che attrae, ma è pur sempre un abisso. Il caos musicale

che ora si è fatto in Italia è dovuto ai seguaci, agli

insegnatori, agli ammiratori di una scuola che è il principio di

un mostruoso abberramento.

[2] Accade sovente di leggere nelle commemorazioni necrologiche la

frase seguente: «insomma egli era sì onesto, sì buono, che non

ebbe mai un nemico.» Se qualcuno nel giorno delle mie esequie

venisse a recitarmi sulla fossa, un complimento di tal genere,

vorrei che i becchini gli menassero tra il capo e la schiena

quattro buoni colpi di zuppa, tanto da insegnare a tutti gli

oratori da camposanto che un peggior insulto non si può fare alla

riputazione di un galantuomo. «Non aveva nemici!... Ma era dunque

un grand'asino, questo povero morto!...» Tale sarebbe o

dovrebb'essere il commentario di ogni persona di buon senso.--Hai

tu conosciuto degli uomini di mente e di cuore (non ti parlo dei

grandi pensatori, dei celebri artisti, degli illustri capitani,

ecc., ecc.) i quali, per poco abbiano studiato o lavorato a

vantaggio o servigio dei loro simili, non siensi tirati addosso

una tempesta di odii e di inimicizie? Non basta forse che uno

emerga dal comune per qualche favilla di intelligenza, per qualche

dote speciale del cuore, perchè il mondo lo faccia scopo di

rancori, di odii e di persecuzioni? Per farci benvolere da tutti,

bisogna esser nati cretini, o avendo sortito dalla natura un po'

di ingegno e di cuore, comportarci di tal guisa che nessuno mai

abbia ad invidiarci.

[3] Le _Società del Quartetto_ sono un'ottima istituzione; ma in

Italia non hanno prodotto verun utile risultato. A Milano il

_Quartetto_ venne iniziato da un nucleo di letterati e musicisti

pretenziosi, i quali da bel principio ne profittarono per mettersi

in mostra. Ai concerti intervenne, per moda, la così detta

_fine-fleur_ della società; là si cominciò a parlare di _arte

aristocratica_, di _grand'arte_, ecc., ecc.; là si crearono i

primi entusiasmi artifiziali, si organizzarono le camorre, si

inventarono i genii dell'_alta scuola_. La _Società del

Quartetto_ divenne a Milano il sabba classico dei musicisti

convulsionarii. Molte dame isteriche si videro finger l'estasi e

la catalessi per una suonata di Beethowen. Si cominciò a parlare

con schifo della musica italiana; si chiamarono volgari Rossini e

Verdi--e furono poi stampati e portati a cielo dalla

_haute-claque_ dei versi e delle musiche cui non mancherà

l'applauso dei posteri, se i posteri vorranno essere, come da

molti si spera, più cretini di noi.

[4] Se avete moglie; se dessa è una di quelle donne eccezionali che,

uscendo da onesta famiglia, recano nel domicilio coniugale i

propositi della virtù e della fede--una di quelle donne volgari,

stupide, antidiluviane, alla cui felicità può bastare l'affetto

del marito e dei figli--se, in una parola, vostra moglie fosso

tanto sciocca da amarvi e viver paga del vostro amore; non vi è

che un mezzo onde voi possiate educarla in guisa che ella si renda

degna di mettersi a pari colle dame del _buon genere_. Obbligatela

ad un corso di rappresentazioni drammatiche al Manzoni o in altro

teatro dove si recita la buona commedia. Dopo venti o trenta

serate di tal regime, vi prometto che ella comprenderà

perfettamente di esser stata una gran bestia ad appagarsi di voi,

e quando meno ve lo aspettate, verrà a declamarvi sul muso

l'apologia dell'adulterio. Una donna onesta null'altro può

imparare alla scuola del teatro moderno.

[5] Qualcuno bramerà sapere chi sia questo Gellio, al quale sono

indirizzati molti de' miei epigrammi. Dirò: Gellio non è un

individuo, sibbene il riassunto di molti individui. È un composto

di asino e di briccone; di asino che sa scrivere, di briccone che

ha l'aria di gentiluomo; sono tipi che abbondano. Io n'ho visti e

praticati parecchi, e spero che picchiandone uno, la battitura

venga sentita da molti.

[6] In un mio recente viaggio lungo la penisola, soffermandomi in

certi gabinetti che non è bello nominare, ho dovuto convincermi

che l'incarico della decenza pubblica e privata oggidì viene

esclusivamente affidato ai prodotti della stampa periodica. In

molti casi, sono due imbratti che si incontrano.

[7] In seguito alle perquisizioni praticate a Parigi l'anno 1871

negli Uffici della Comune, venne trovata la seguente lettera,

diretta da Giulio Vallés al cittadino Protot:

«Mio caro amico,

«Considerando che la più parte de' miei impiegati scrivono il

francese come altrettanti conduttori d'_omnibus_

«Considerando che la grammatica è il più grande dei pregiudizî, la

più stupida delle convenzioni stabilite dalla antica tirannide,

ecc. ecc.

«La Comune di Parigi decreta:

«ARTICOLO UNICO.

«Il libro di Vöel e Chaptal, intitolato _Grammatica francese_, non

verrà più insegnato nelle scuole del Governo, essendo volere della

Comune che tutti i cittadini dello Stato sieno liberi di esprimere

le loro idee come loro talenta meglio.

«GIULIO VALLÉS.»

Si comprende come in Italia non pochi giornalisti parteggiassero e

parteggino ancora pel liberalismo dei Comunardi.

[8] Le scandalose intraprese del padre Theöger direttore di un

collegio di ignorantelli; le prodezze altrettanto laide che

valsero al Padre Ceresa un processo ed una grave condanna, o i

frequenti casi congeneri che si sviluppano ogni giorno da altri

istituti maschili governati dai _molto reverendi_, non valgono a

dissuadere certi padri e certe madri dal gettare in balìa di tali

educatori i loro figli giovinetti. Questi padri e queste madri,

leggendo il mio epigramma, lo chiameranno indecente; io ritengo

più indecente la loro condotta. Essi diranno che i loro figli si

guasterebbero il cuore a leggere i miei otto versi; io ripeto, che

in un collegio di barnabiti o di gesuiti accadrebbe loro di

guastarsi.... il cuore e tutto il resto. Ma pare che certi parenti

il _resto_ lo contino per nulla.

[9] È bene che le leggi impongano un freno al libertinaggio, ma vi

ebbero in ogni tempo dei galantuomini e degli uomini insigni, i

quali amarono sfrenatamente il bel sesso e peccarono d'ogni

lussuria. Ho conosciuto dei libertini incorreggibili dotati delle

più elette virtù. Leggete in Plutarco le vite degli uomini

illustri. I più famosi capitani, i più saggi legislatori

scandolezzarono il mondo colle loro disonestà. Di Giulio Cesare

dicevasi che era il marito di tutte le mogli, la moglie di tutti i

mariti. Mostriamoci indulgenti a tali debolezze. Questione di

cervelletto e di midollo spinale.

[10] Nella _Confessione generale di un critico_ ho sviluppato più

largamente le idee accennate in questo epigramma. Amo riprodurre

un frammento di quell'articolo:

Libro proibito · 第 1 / 3 段