XVIII.

E sull'orizzonte, delle piccole figure cupe spiccavano presso il carro

funerario, spoglio ormai, e nudo come uno scheletro.

Ero per dirigermi laggiù a corsa, perchè una più lunga attesa avrebbe

sfrenato un urlo dalla mia bocca serrata e contorta.... Un uomo, in

abito nero, staccandosi dal gruppo di quelle piccole figure, mi tagliò

la strada, mi afferrò per il braccio, dicendomi:

--Torna indietro! Sei smunto come un cencio lavato. Prima che ti

vedano!--

Restai immobile a guardar Gian Luigi.

--Hai la carrozza fuori?--egli continuò.--Andiamo.--

Le parole fredde e ragionevoli mi produssero l'effetto del lampo a due

passi da un precipizio. Obbedii mutamente, ricondussi Gian Luigi fino

alla mia carrozza, nella quale entrai, mentre l'altro dava al

cocchiere il proprio indirizzo. Lo scroscio d'acqua paventato si

scatenò allora con terribile veemenza, e dopo l'acqua una gragnuola

fitta, che danzava sinistramente sul coperchio della vettura,

minacciando d'interrompere la nostra corsa. Gian Luigi aveva su di me

in quella contingenza l'impero della calma sopra la passione

disordinata.

Ci guardavamo in silenzio pallidi tutt'e due; io vergognoso d'essere

stato sorpreso all'atto di commettere una follia da un uomo che non

consideravo più come amico intimo.

--Sei arrivato stamane?--domandò Gian Luigi dopo un istante.

--Sì,--risposi.

--Non sapevi ch'era ammalata?

--Sì,--ripetei.

--Perchè sei partito?

--Dovevo.... Ha sofferto molto?--

Gian Luigi non rispose: guardò fuori, dove la gragnuola aveva

spopolate le vie totalmente.... Mi pareva ch'egli assumesse un tono da

giudice affatto insopportabile, considerandosi in diritto di non

rispondere alle mie domande.

Arrivammo; pagai il cocchiere e seguii Gian Luigi.

Un servo in anticamera ci precedette verso la sala; ma il Sideri

accennò la porta del suo studio, che il servo aperse e richiuse dietro

di noi....

Strano gabinetto da lavoro, in cui la nota dominante era il bianco! Le

decorazioni, la pendola di porcellana, alcune statue, il raso dei

mobili, la scrivania, erano bianche, producendo un chiarore ampio e

senza penombre.... Ne ricevetti un'impressione sgradevolissima, non

volendo allora giustificar quella bizzarria col solito amore del nuovo

che produceva tanti errori d'estetica in Gian Luigi.

Egli mi accennò una poltrona, e dopo avere spalancate le imposte

socchiuse, mi si rivolse, dicendo:

--Io parto questa sera medesima. Andrò a Parigi e a Londra. Ti prego

quindi di pazientare finchè abbia dati gli ordini necessari.

--È una risoluzione improvvisa?--domandai.

--Meditata. Ho bisogno di stordirmi per alcuni mesi e con quest'ultima

catastrofe non potrei restare in Italia più oltre.

--Quale ultima catastrofe?--

Gian Luigi espresse collo sguardo tutta la dolorosa maraviglia di cui

era capace.

--La morte di Laura,--pronunciò quindi.

Io m'alzai di scatto dalla poltrona e posi una mano sulla spalla di

Gian Luigi.

--Ah dunque!--esclamai.--Perchè non ti sei confidato a me?--

Egli mi squadrò da capo a piedi, con espressione tra l'ironico e il

disdegnoso.

--Ho l'occhio troppo esercitato per commettere simili

errori,--disse.--Tu hai una stranissima opinione dei tuoi amici,

dacchè non sei più libero, e a mio riguardo non ti sei contenuto come

per l'addietro.... Tu.... hai dubitato di me, hai sospettato in me le

intenzioni più assurde e più maligne, hai chiaramente dimostrato che

vedevi in me un importuno....

--Se tu sapessi,--mormorai, lasciandomi ricadere nella poltrona,--se

tu sapessi la tremenda condizione d'un marito! Sì, certo io ho

dubitato di te, come di tutti.... Ma una tua confidenza poteva

rischiararmi e togliermi i sospetti.

--Quando ho pensato di farlo,--rispose Gian Luigi, sedendosi presso la

finestra,--non era più giusto.... L'amore, cominciato da uno scherzo,

era diventato tragico, mi dava troppi dolori e troppe ansie per

poterne discorrere come di un'avventura qualunque. Inoltre, io sapeva

quel che tu andavi meditando....

--Cioè?--domandai con un presentimento.

--Potresti negarmi che tu hai ritardato un viaggio per la sola

speranza di afferrar quest'anno l'occasione rifiutata l'anno

scorso?... Devi ricordare che io mi congratulai un giorno per la tua

improvvisa ricomparsa in casa Uglio; come seppi quello, seppi il

resto: una passeggiata ai giardini, mezz'ora dopo che ne ritornavi; un

incontro in un negozio; una sollecitudine morbosa e inconcepibile per

la salute d'una persona alla quale avevi dimostrata un'antipatia quasi

grottesca. Non era difficile tirar la deduzione da queste premesse; e

la deduzione escludeva ogni confidenza.--

Chinai il capo sotto il peso di quella duplice rivelazione. Io m'era

ingannato come marito e come amante! Come marito perchè avevo

interpretate le tristezze di Gian Luigi, la sua ostinazione a non

visitarci cogli altri--quali corollarî d'un disegno inconfessabile,

quali astuzie per goder meglio dell'intimità di Lidia, laddove

un'altra donna era la segreta causa di quella condotta. Come amante,

perchè la mia vanità ridicola aveva dato alle parole e agli atti di

quell'altra donna un significato pericoloso e lusinghiero, mentre essa

mi considerava un buon amico e mi voleva tale in casa sua....

Sentii una triste vergogna per il lungo periodo di sospetti onde aveva

offesi Gian Luigi e la povera Laura.... Mi levai e dissi stendendo la

mano:

--Io ti chiedo perdono di tutto!--

Gian Luigi prese la mia mano e la strinse fortemente:

--No,--egli rispose,--non c'è bisogno di perdono. Ho ben compreso che

tutto è sorto per un'allucinazione sciagurata. Credevi di non essere

amato, come credevi d'amare chi non dovevi; ora colle mie spiegazioni

sai a che devi tenerti....

--Io sono umiliato--dissi--del mio stesso pensiero. Tu parti con

quest'ultima nota sgradevole del mio carattere e le scuse non

basteranno a cancellarla. È deciso che tu parta?

--Stasera medesima,--fece Gian Luigi corrugando la fronte. Aggiunse

sùbito, con uno schianto:--Non posso rimanere, capisci? Ho quel viso

innanzi agli occhi dovunque, per la casa, per le vie, nei ritrovi;

dovunque.... Ella ha sofferto come una martire, è stata capace

d'eroismi....--

S'interruppe, diede una scrollata di spalle, guardando fuori della

finestra per impedirmi di scorgere il velo profondo di dolore che gli

si era steso sul volto.

--Se tu rimanessi,--mormorai,--io non andrei oggi a Pallanza, e ti

terrei compagnia per quanto valgo...--

Gian Luigi volse la testa con un movimento d'interesse.

--Perchè,--aggiunsi,--tu parti così solo, così agitato, che i luoghi

nuovi o vecchi, qualunque siano, saranno incapaci a svagarti....

Potresti ritardare, poi venire con me a Pallanza, e di là, quando noi

partissimo, intraprendere il viaggio insieme, senza meta.... Anche per

il mondo: una specie di fuga come tu vuoi, sarebbe il tema di molte

congetture assai dannose.

--Credi?--fece Gian Luigi, colpito dalle mie osservazioni.

--Non si tratta che di un ritardo,--incalzai.

--E tu rimarresti?

--Non ho che a spedire un telegramma.

--Accetto!--disse Gian Luigi semplicemente.--Ciò che mi atterrisce è

la solitudine.--

Susseguì un breve silenzio; mi rimisi a sedere nella poltrona,

osservando con rapidità come le cose fossero mutate in poche ore,

maravigliando per la rassegnazione venuta nel mio animo a prendere il

posto d'una momentanea follia.

--Io non vorrei,--soggiunse Gian Luigi,--che questa tua decisione

fosse male interpretata.

--Da mia moglie?

--Innanzi tutto....

--Non importa!--mi sfuggì.--Posso scrivere e spiegarmi.... Lidia è

fiduciosa.--

Dovetti fare uno sforzo per non dare alle parole un'intonazione

sarcastica; inutile sforzo, quando Gian Luigi aveva intuite le

modificazioni verificatesi in un anno.

Quella sera medesima, ritornando verso casa, io pensava d'essermi

assunto un compito ben difficile nel voler sanare la piaga onde il

cuore di Gian Luigi sanguinava. Egli s'era tosto richiuso in una

diffidenza egoistica, forse giustificata dalla leggierezza della mia

precedente condotta; nulla più accennava in lui l'amabile gentiluomo

pronto al motteggio e all'ammirazione, all'entusiasmo e alla critica

per quanto si vedeva intorno....

Era venuto a teatro, e alle prime battute dell'orchestra il suo volto

aveva significata una così intensa sofferenza di ricordi ch'io gli

aveva proposto d'andarcene sùbito; al Circolo, non aveva giuocato,

limitandosi a sorbire una tazza di tè nero, la quale doveva

procurargli una notte d'odiosa insonnia; era rincasato verso il tocco,

mentre per abitudine, verso il tocco entrava al Circolo, ritornando

dalle partite con Lidia; gravi sintomi d'assorbimento morale, contro

cui non sarebbe valso alcun tentativo di reazione. Egli aveva in animo

d'assaporare fino alla fine il cordoglio insuperabile per un passato

perdutissimo, rifacendosi col pensiero chi sa quante volte all'ultimo

periodo tragico onde il primo periodo ridente era stato concluso.

S'io avessi istituito un paragone fra quella specie di sofferenza e la

mia, avrei trovato quanto la mia fosse più greve perchè più volgare.

La morte di Laura era valsa a coprirmi di ridicolo, comechè io mi

fossi martoriato, esaltato, disperato, credendo di perdere un'amante,

laddove mi dovevo presto accorgere ch'io aveva perduta semplicemente

una conoscenza piacevole; non solo, ma potevo (forzando con cinismo il

passato vivo d'una donna morta), ricostruire quel tempo in cui tutti i

desiderî e i sogni risvegliatimi da Laura, si sapevano intorno a me,

eran comentati da lei nei convegni con Gian Luigi, ai quali si recava

mezz'ora dopo avermi lasciato....

E forse, il danno s'estendeva oltre. Angela Tintaro, per esempio, con

quell'arte pettegola di cui aveva date prove inconfutabili, conosceva

certo l'amore di Gian Luigi; quale sarcastico sorriso dovevo io averle

provocato lasciandomi sorprendere ai Giardini con Laura,

nell'intermezzo fra l'uno e l'altro appuntamento del Sideri! Ma,

onestamente, Angela Tintaro ne aveva approfittato per denunciarmi a

Lidia e tentare un po' di discordia, della quale Angela si prometteva

di giovarsi.

Ancora: Ettore Caccianimico ignorava forse tutto questo?

La figura d'Ettore mi parve la più odiosa fra quante avevan

rappresentata la triste farsa. Egli s'era divertito alle mie spalle,

costringendomi a riveder Laura, tormentandomi prima coi dubbi sulla

salute di lei e poscia con le assicurazioni arbitrarie ch'ella sarebbe

guarita, mi avrebbe raggiunto in campagna, mi si sarebbe offerto il

mezzo di riavvicinarla....

Perchè s'era permessa una simile condotta, Ettore Caccianimico?

Da ultimo io stava per soccombere al peso della fatalità. Avevo

sperato d'essere un marito accorto ed ero semplicemente un marito,

pescatore di granchî colossali.... No; sarebbe stato assurdo negarlo:

Lidia aveva un confidente, il quale andava trasformandola,

insegnandole come resistere alle avversità del matrimonio, coltivando

in lei una nuova tendenza a mostrarsi fredda per il bene ed il male

ch'io poteva causarle....

Stabilita questa verità, ero cascato nella prima trappola aperta sul

mio passaggio. Il conte Gian Luigi Sideri era giovane, elegante,

conosciuto, artista; e per ciò m'ero fermato a lui.... A un tratto,

senza ch'io cercassi, la soluzione dell'enigma mi si presentava: sì,

Gian Luigi aveva in cuore una donna, tradiva un amico, tesseva il suo

quinto o sesto adulterio: ma con Laura Uglio, colla quale era stato in

intimi rapporti anche prima, contemporaneamente a me!

In tal modo uno dei punti interrogativi onde mi vedevo circondato,

trovava la sua risposta. E l'altro, restava imperscrutabile: con chi

si confidava Lidia e di che si confidava?

Il telegramma spedito a Pallanza per avvertire ch'io rimaneva in città

qualche giorno, provocò una lettera di Lidia, molto breve; una lettera

la quale ostentava dignità, quasi non si volessero indagar le vere

cause del mio indugio a Milano, che non doleva ad alcuno,

apparentemente.

La freddezza informatrice di quelle poche righe, era puerile nel manto

dell'orgoglio offeso. Lidia credeva senza dubbio ch'io avessi trovato

al mio ritorno uno di quei simpatici ostacoli, i quali capitan così

opportuni ai mariti nelle allegre commedie francesi: ella aveva del

mondo l'esperienza acquisita in un gioviale repertorio da teatro,

migliorata dai comenti peregrini di donna Teresa e dal catechismo

ragnato di Pietro Folengo.

Il mattino dopo il funerale, nel cortile di casa Sideri, vidi una

cavalla saura attaccata alla domatrice. Gian Luigi scendeva dallo

scalone, abbottonandosi i guanti.

--Esci?--domandai.

--Venivo a prenderti,--egli rispose.--Andiamo a provare _Steppa_ se

non hai paura di romperti il collo!--

S'avvicinò alla cavalla, accarezzandola sulla fronte; poi salì nel

veicolo, prese le redini dalle mani del servo, e quando mi fui

accomodato al suo fianco, aizzò _Steppa_ che s'incamminò con grande

strepito di ferri sotto l'androne.

--Hai dormito?--domandai.

--Ho lavorato.... Perchè non lavori anche tu? È una consolazione.

--Bene, Severino Boezio! E di che cosa debbo io consolarmi?

--Di tutto....

--Allora, io ti domanderò se non ci fosse qualche lavoro di

consolazione.... preventiva; qualche lavoro che ci consola prima di

quanto non otterremo o non dovremmo ottenere....

--Se ci fosse, non sarei qui!--rispose Gian Luigi che aveva capito.

La prova del cavallo era un pretesto per uscir di casa. _Steppa_

andava benissimo e percorse un lungo tratto fuor della città senza

adombrarsi nè rallentare il suo trotto splendido.... Gian Luigi

appariva meno cupo; incontrato un convoglio funebre che veniva verso

la città, gli diede uno sguardo breve con un sussulto, e lo evitò

rapidamente.

A colazione, dopo aver rimandata la domatrice per un servo, io mi

lasciai trascinare dalla vicenda del discorso, a parlar di Laura; e

con quel bisogno irrefrenabile ch'è proprio delle anime nervose e

veementi, Gian Luigi si lasciò trascinare a confidenze.

Là io lo volevo appunto, a quelle confidenze delicate dalle quali non

venivano a prender luce se non l'anima di Laura, i segreti angoli di

quello spirito inquieto, avido, instabile, perchè aveva un determinato

modo di capire il sentimento, a raggiungere il quale s'era ella

macchiata d'errori, imperdonabili per il mondo.

Rappresentava Laura, a parer mio, un bell'esempio di monogamia

forzata: dalla prima notte di matrimonio, ella aveva compresa la

volgarità di Giorgio Uglio e non s'era creduta per un tale uomo di

dover rinunciare a passioni fallaci ma affascinanti di pericolo e di

cortesia.... Aveva ragionato come io ragionava da qualche tempo:

«Serbarmi fedele tutta la vita a un estraneo? Oggi, domani,

m'imbatterò nell'uomo pel quale l'amore non è vuota parola e il mio

può essere anche una salvezza o un motivo di vivere.... Io dovrò

rinunciare alle sconfinate gioie d'un simile possesso, per che cosa?

per rappresentar nella commedia la maschera della moglie fedele?»

L'utopia sembrava doversi effettuare. Gian Luigi Sideri, arrivato,

dopo infinite delusioni, a Laura Uglio dolente di infinite

delusioni,--era l'uomo pel quale molto ancora una donna avrebbe potuto

contare. Le due stanchezze di vita, le due amare esperienze, s'erano

attratte, sostenute, compenetrate in una passione estesa, cui tutte le

forme dell'amore avevano concorso mirabilmente.... E (questo si doveva

dire sottovoce, perchè il mondo argutissimo non si sbellicasse dalle

risa), per Laura Uglio aveva lavorato Gian Luigi, scrivendo quel

romanzo il quale, se non altro, attestava delle eccellenti intenzioni

e un non volgare uso degli agi.

Poi a Saint-Moritz (dove il mondo argutissimo supponeva Laura in

compagnia di parenti, ed io per crederlo avevo dovuto innamorarmi di

Laura una seconda volta, cioè chiudere gli occhi alla luce), a

Saint-Moritz s'era tessuto un idillio audace, quale lo potevan quei

due, giuocatori all'amor libero con circospezione, ma senza ipocrisie,

e parati a rispondere; là, un primo attacco del male onde Laura doveva

morire, aveva sinistramente richiamati gli amanti alla realtà fredda e

crudele. Il medico, supposto in Gian Luigi un parente di Laura, cioè

un indifferente, s'era creduto in dovere di preavvisarlo che la donna

non avrebbe resistito più d'un anno; e Laura, per caso, aveva

ascoltata la sentenza; e fra quei due, un terzo personaggio era venuto

a collocarsi, spaventosamente afrodisiaco: la morte.

Talchè quando io aveva rivista Laura a Pallanza, ella usciva da un

idillio mutatosi in ridda fàllica, ella era già consapevole della sua

sorte; l'espressione cinica, dura, spudorata, volubile, sorpresa su

quel volto, originava da un disprezzo vasto d'ogni cosa, che non fosse

il suo amore; un tal disprezzo d'ogni cosa, da permettere a Giorgio

Uglio di credersi amato fedelmente, perchè Laura trovava inutile

allontanarlo, non meno inutile che allontanare uno stupido cane il

quale abbia un grottesco modo di mostrare la sua affezione.

Questa la confidenza generale di Gian Luigi, fattami in un'ora di

rievocazione dolorosa, e non rammaricata nei giorni successivi; anzi,

ampliata in modo ch'ebbi a provarne un involontario dispetto.

Attirato dall'argomento, il Sideri parlava con lucidità ed ordine;

semplice dapprima; poi vario d'inflessioni, di parole, di pensieri; un

narratore squisito, un artista di memorie ch'egli sgranava quasi in

capitoli di romanzo.... Perchè il suo racconto aveva un concetto pieno

di orgoglio: Gian Luigi contava nella vita di Laura come un salvatore:

era giunto a tempo, aveva impedito alla donna di perdersi, aveva

trasformata l'adultera in un'amante saggia e devota....

Questo concetto che in altra età mi avrebbe eccitate le risa più

irreverenti, si comunicava al mio spirito; lo comprendevo e lo

ammiravo, dimenticando con Gian Luigi che l'edificio di quell'amore

aveva le basi false, comechè sorte a oltraggio delle consuetudini e

della legge; infine, io considerava Laura una donna libera di sè,

trascurando Giorgio Uglio suo marito, dal quale soltanto la redenzione

sarebbe dovuta venire....

Ma mentre Gian Luigi parlava, per maligna stranezza io smarriva la

visione di Laura, e un dispetto involontario a poco a poco mi offriva

la visione di Lidia; pura ma fredda; onesta ma chiusa; intelligente ma

repulsiva. Nulla avrebbe ella capito di tutto ciò che è passione; io

aveva soffocati per lei i germi di tendenze artistiche, nelle quali

avrei trovati saporitissimi orgogli, e lei non aveva saputo rendermi

l'apostasia in altrettanto amore.

Gian Luigi ricordava con tenera commozione gli ultimi tempi di Laura.

L'elegantissima signora aveva un animo coraggioso fino allo stoicismo;

sapendo che allorchè le forze le fossero mancate, non si sarebbe

riavuta mai più, durava in una lotta spaventosa col male, ogni giorno

lasciando il letto per una crispazione di volontà, facendosi

abbigliare dalla cameriera, uscendo in carrozza, recandosi ai convegni

di Gian Luigi nei quali ogni parvenza di piacere era scomparsa per dar

posto alla matematica sicurezza della fine impendente.

Nuovo rimorso in me, che avevo creduto d'essere amato, d'essere

desiderato da quella moribonda: e n'ero andato superbo come un

collegiale a cui i primi sguardi femminili rimestano tutte le stupide

cattiverie isteriche.

In breve, le confidenze di Gian Luigi mi divennero intollerabili.

Avrei volontieri apprese le doti di Laura: ma leggendole, non dalla

bocca di uno che aveva baciata la sua bocca; non da una viva voce cui

aveva risposta la voce della donna. Poi, rapidamente, io diventava

debitore di Gian Luigi, perchè alla sua rinata intimità non potevo

contraccambiare.... Narrargli i miei dubbî? Mostrargli di quali aspre

delusioni il mio matrimonio fosse già macchiato?... Queste sciagure

eran volgarissime, in fondo; anche un po' ridicole, perchè me le ero

addossate con una scelta inadatta....

E per levarmi d'impaccio, tentai una strada nuova. Diedi ai nostri

discorsi un colore sarcastico: evitai le memorie e i fatti presenti,

per raccontare vicende allegre di cui ero stato attore e spettatore:

Gian Luigi capì ed accettò l'invito, e cinque giorni dopo la morte di

Laura Uglio, alla nostra tavola sfilavan nomi di donne allegre,

episodî amorosi d'una leggierezza aereostatica.... Il Sideri per

l'occasione ricorreva alla lingua francese, narrando con una malignità

semplice e bonaria, la quale valeva meglio d'ogni reticenza....

Il dolore in lui rimaneva, ma senza forma esterna.

Un mattino ch'io m'era recato a casa sua, il servo mi disse che il

signor conte era uscito. Lo aspettai: arrivò all'ora della colazione.

--Perdona,--mi disse.--Sono stato al cimitero.... Se tu vedessi....

non più un fiore, nulla!--

Ma il buon umore tornò presto: l'indomani. Dovevamo pranzare al caffè

ed io v'era giunto, rileggendo per la quarta volta una nuova lettera

di Lidia. Stranissima lettera, considerando lo stato d'animo in cui ci

trovavamo: ad ogni riga, una espressione affettuosa, un roseo

pensiero, un desiderio di rivedermi, una cura della mia salute, e baci

nel commiato.... Io non riusciva a stupirmene abbastanza....

Gian Luigi, che mi vedeva allegro, cominciò co' suoi aneddoti e con

allusioni.... Raccontava di un certo amore tessuto parecchi anni

prima, in campagna, colla giovane moglie d'un senatore.

--Non ho mai incontrata una donna più interessante,--diceva.--Era la

vittima d'un enorme bisogno di mentire; mentiva con tutti, e quindi si

contraddiceva ad ogni piè sospinto.... Ella non scriveva a suo marito

se io non le era al fianco e non la baciavo sui capelli.... Un giorno

che per lei avevo scoperto un bacio nuovo, dietro la nuca, ella

scrisse al senatore la sua migliore lettera; una lettera affettuosa,

desiderosa, graziosa, eccitante.... E il buon uomo non appena mi

rivide, mi costrinse a leggere quella lettera, ch'egli considerava il

capolavoro dell'affetto coniugale, ed io sapeva invece il capolavoro

di tutt'altro....--

Gian Luigi scoppiò a ridere pel ricordo curioso.

Io mi morsi le labbra.

--T'avverto,--dissi qualche tempo dopo,--che domani vado a Pallanza.

--Di già?--fece il Sideri malcontento.--Ti ha scritto la tua signora?

--Mia moglie non mi scrive mai!--risposi.

Il Designato: Romanzo · 第 32 / 36 题