È facile immaginare quanta commozione dovette cagionare in Lucrezia
il primo sentore delle sue reali condizioni di famiglia. Il marito
della madre non era suo padre. Insieme coi fratelli, ella si trovava
figliuola di un cardinale. Lo spuntar di questa coscienza si accoppiava
in lei con la comprensione di relazioni, che, condannate dalla Chiesa,
volevano al cospetto del mondo rimaner coperte da un velo. Essa anzi
fu sempre trattata come la nipote del cardinal Borgia. Nel padre suo
onorava ad un tempo uno dei più eminenti principi della Chiesa di Roma,
che sentiva anche designare come papa futuro.
Per certo la conoscenza degl'eminenti vantaggi di tal condizione
ebbe sulla fantasia di Lucrezia efficacia più energica del concetto
dell'immoralità. Il mondo, nel quale viveva, non si tormentava
davvero con scrupoli morali; e raramente vi fu tempo, in cui l'abito
di sfruttare in ogni modo e al massimo grado possibile le relazioni
di fatto esistenti fosse altrettanto diffuso e radicato. Ben presto
apprese come legami di quella natura fossero in Roma comuni e
universali. Sentì che la più parte dei cardinali vivevano con amiche, e
largamente provvedevano ai loro figliuoli. Le fu raccontato di quelli
del cardinal Giuliano Della Rovere o Piccolomini. Vide coi proprii
occhi i figli e le figlie di Estouteville; e sentì parlare dei feudi
che il ricco padre aveva per loro acquistati sui monti Albani. Vide
anche i figliuoli di papa Innocenzo salire in grande onore; le fu
mostrato il figlio di lui Franceschetto Cibo con l'illustrissima moglie
Maddalena Medici. Seppe che nel Vaticano vivevano altri figli e nipoti
del Papa; e vedeva continuamente uscirne ed entrarvi la figlia, Madonna
Teodorina, la moglie del genovese Uso di Mare. Aveva 8 anni, quando la
figlia di costoro, Donna Peretta, fu sposata in Vaticano col marchese
Alfonso del Carretto con tanta pompa e feste, che tutta Roma ne parlò.
Il primo concetto della sorte non comune, che a lei ed ai fratelli suoi
per ragion della nascita poteva spettare, erasi già formato in Lucrezia
al veder duca spagnuolo il maggiore di essi, Pierluigi. Non sappiamo
con precisione in qual tempo il giovane Borgia lo divenisse: nel 1482
non era ancora. I legami potenti, che suo padre manteneva con la Corte
spagnuola, avevano a costui reso possibile di far nominare il figlio
Duca di Gandia nel regno di Valenza. E, come il Mariana osserva, il
Ducato egli lo comprò.
Don Pierluigi moriva in Spagna ancora giovanissimo. Di fatto in un
documento del 1491 si parla di lui come morto, e si fa menzione di
un legato nel suo testamento a favore della sorella Lucrezia.[23] Il
ducato di Gandia passò al secondogenito di Rodrigo, Don Juan, che si
affrettò ad andare a Valenza per prenderne possesso.
E frattanto le inclinazioni del cardinale s'erano rivolte ad altre
donne. Nel maggio 1489, quando Lucrezia aveva 9 anni, vediamo la prima
volta apparire Giulia Farnese, giovane di maravigliosa bellezza, dal
cui fascino fu preso con passione e ardore giovanile il già maturo
cardinale e più tardi papa Borgia.
Si deve a questo adultero amore di lui per la Giulia, se la casa dei
Farnese entrò prima nella storia di Roma e poscia in quella del mondo.
Rodrigo Borgia fu di fatto il creatore della grandezza di questa
famiglia, nominando cardinale Alessandro, fratello della Giulia. Così
pose la base al papato di Paolo III, stipite dei Farnesi di Parma;
schiatta famosa, che non s'estinse che nel 1758 sul trono di Spagna con
la regina Elisabetta.
In Roma, dove due de' più belli edifizii della Rinascenza han reso
immortale il nome dei Farnesi, non avevan costoro, sino al tempo del
Borgia, importanza alcuna. Non abitavano nemmeno la città, ma l'Etruria
romana. Possedevano ivi alcuni luoghi, come Farneto, donde devono aver
tratto il nome, Ischia, Caprarola e Capodimonte. Più tardi, non si
sa quando, vennero anche momentaneamente in possesso d'Isola Farnese,
castello antichissimo sulle rovine di Veja, che già dal secolo XIV era
stato degli Orsini. L'origine dei Farnesi è oscura, ma la tradizione,
che gli fa derivare dai Longobardi o dai Franchi, ha per sè ogni
verosimiglianza. Essa trova sostegno nel nome _Ranuccio_ così frequente
in quella casa, forma italianizzata di _Rainer_ (_Raniero_).
I Farnesi s'agitavano in Etruria come piccola dinastia di feudatarii
rapaci, senza però giungere alla potenza dei loro vicini, degli Orsini
di Anguillara e Bracciano e di quei famosi Conti di Vico, tedeschi
d'origine, che dominarono da prefetti nell'Etruria per secoli, sino a
che non caddero sotto Eugenio IV. Mentre questi prefetti erano i più
ardenti ghibellini e più feroci nemici dei papi, i Farnesi invece, al
pari degli Este, furon sempre del partito guelfo. Dall'XI secolo in
poi andarono Consoli e Podestà in Orvieto, quindi qua e là capitani
della Chiesa in quelle molte guerricciole con città e baroni, specie
nell'Umbria e nel Patrimonio di San Pietro. Ranuccio, avo di Giulia, fu
tra' più valenti generali di Eugenio IV, e compagno del Vitelleschi,
il terribile domatore di tiranni. Mercè sua la casa dei Farnesi era
salita in maggior reputazione. Il figlio Pierluigi si sposò con Donna
Giovannella della stirpe dei Gaetani di Sermoneta. Figliuoli di costui
furono Alessandro, Bartolomeo e Angiolo, Girolama e Giulia.
Alessandro Farnese, nato il 28 febbraio 1468, era giovane di spirito e
di mente colta, ma di cattiva fama per le sfrenate passioni. Nel 1487
aveva, dietro malvage imputazioni, messo in prigione la propria madre,
per la qual cosa fu a volta sua da Innocenzo VIII fatto rinchiudere
in Castel Sant'Angelo. Ma seppe evaderne, senza che ciò avesse per lui
ulteriori conseguenze. Egli era Protonotario della Chiesa. La sorella
maggiore Girolama si sposò con Puccio Pucci, uno dei più ragguardevoli
uomini politici di Firenze, membro di numerosa famiglia molto
intimamente legata coi Medici.
Il 20 maggio 1489 nella _Camera Stellata_ del palazzo Borgia comparve
la giovane Giulia Farnese con Ursino Orsini, giovane egualmente, per
stipulare il loro contratto nuziale. Prima di tutto fa maraviglia che
ciò avesse luogo nella casa del cardinal Rodrigo. Il nome suo sta nel
contratto il primo di tutti i testimoni, come quello di persona che ha
preso gli sposi sotto la sua protezione e concluso il matrimonio. Le
nozze, del resto, erano già state innanzi fissate dai genitori — non
più viventi nel 1489 — degli sposi, essendo questi ancora minori, cioè
dire, da Ludovico Orsini, signore di Bassanello e da Pierluigi Farnese.
Usava allora fidanzar legalmente bambini; e, come già nell'antica
Roma, i promessi sposi contraevano poscia il matrimonio in età ancora
minore, spesso a 13 anni appena. Il 20 maggio 1489 Giulia poteva
aver solo 15 anni; era sotto la tutela dei fratelli e degli zii della
casa dei Gaetani. Il giovane Orsini stava sotto la tutela della madre
Adriana, che era l'Adriana de Mila, la parente del cardinal Rodrigo e
l'educatrice di Lucrezia. Ciò rende a sufficienza ragione della parte
officiale e personale che colui prendeva al matrimonio della Giulia.
Al contratto nuziale stipulato dal notaro Beneimbene furono, oltre
il cardinale, testimoni il vescovo Martini di Segovia, i canonici
spagnuoli Garcetto e Caranza e il nobile romano Giovanni Astalli.
Assistenti della sposa dovevano essere i fratelli, ma venne solo il
più giovane, Angiolo: Alessandro s'astenne. Il non essere apparso nel
palazzo Borgia, in occasione così solenne per la famiglia, è notevole:
nondimeno può essere stato per circostanze accidentali. Il protonotario
Jacopo e suo fratello Don Nicola Gaetani, zii della sposa, eran
presenti. La somma di 3000 fiorini d'oro fu la dote di Giulia, che per
quel tempo era molto ragguardevole.[24]
Il giorno dopo, il 21 maggio, fu festeggiato lo sposalizio della
giovane coppia nello stesso palazzo Borgia. Molti grandi signori vi
presero parte, de' quali sono specialmente nominati i parenti dello
sposo, il cardinal Gianbattista Orsini e Rainaldo Orsini, arcivescovo
di Firenze. La bella stagione potè permettere agli sposi di andarsene
al castello di Bassanello; ovvero, se così non fecero, essi presero
stanza nel palazzo Orsini a Monte Giordano.
In questo palazzo, presso Madonna Adriana, madre del giovane Orsini,
il cardinal Rodrigo aveva dovuto già prima del matrimonio conoscere
e spesse volte vedere la Giulia Farnese. Colà pure la Lucrezia, più
giovane di parecchi anni, dovette fare la conoscenza della stessa.
Giulia era bella tanto, che si ebbe per soprannome _la bella_. Al pari
di Lucrezia, aveva bionda la chioma come oro. Nella casa di Adriana
questa dolce e vaga fanciulla diè nella rete del libertino Rodrigo.
Cedette alle arti seduttrici di lui o già prima di sposarsi col giovane
Orsini o subito dopo. Probabilmente accese la sensualità del cardinale,
uomo già di 58 anni, allorchè gli si presentò nel palazzo in abito da
sposa, in tutto lo splendore della sua gioventù affascinante. Comunque,
il certo è, che già dopo due anni dal matrimonio la Giulia era l'amante
dichiarata del cardinale. Quando Madonna Adriana ebbe scoperta la
relazione, chiuse gli occhi e si rese complice delle turpitudini della
nuora. Per tal guisa divenne la persona più potente e influente nella
casa Borgia.
Dei tre figlioli del cardinale, Juan e Cesare eran frattanto venuti
crescendo. Entrambi nel 1490 non erano a Roma. L'uno trovavasi in
Spagna; l'altro agli studii nell'Università di Perugia, donde passò
poi in quella di Pisa. Già nel 1488 Cesare deve aver frequentato una
di quelle scuole superiori, e probabilmente la prima. In quell'anno di
fatto Paolo Pompilio gli dedicò la sua _Syllabica_, uno scritto sulle
regole per ben comporre in versi. Egli vi lodava il genio ascendente
di Cesare, speranza e decoro di casa Borgia, i progressi di lui
nelle scienze, la maturità dello spirito in età così giovanile, e ne
predicava la gloria a venire.[25]
Il padre l'aveva destinato alla carriera ecclesiastica, abbenchè Cesare
non sentisse per essa che repugnanza. Da Innocenzo VIII aveva colui
ottenuto, che il figlio suo fosse fatto Protonotario della Chiesa e di
più preconizzato vescovo di Pampelona. Come Protonotario apparisce in
un documento del febbraio 1491. E in quel tempo stesso il più giovane
dei figlioli di Rodrigo, Don Jofrè, fanciullo di circa 9 anni, è
nominato Canonico e Arcidiacono di Valenza.[26]
Cesare dovette andare a Pisa nel 1491. Quell'Università accoglieva
molti giovani di cospicue famiglie italiane, soprattutto per la
rinomanza grande del Rettore degli studii, il milanese Filippo Decio.
Il giovane Cesare v'andò con due condiscepoli spagnuoli, favoriti del
padre, Francesco Romolini da Ilerda e Giovanni Vera da Arcilla nel
regno di Valenza. L'ultimo gli venne dato come aio, così qualificandolo
Cesare stesso in una lettera dell'ottobre 1492, ove lo chiama il
più fido dei famigliari suoi.[27] Nel 1491 Francesco Romolini aveva
già più di 30 anni; studiò con fervore Diritto, del quale acquistò
ampia cognizione. Egli è il Romolino stesso, che più tardi in Firenze
condusse il processo contro Savonarola. Nel 1503 Alessandro lo fece
cardinale; e cardinale era pur divenuto Vera sin dal 1500. I mezzi di
fortuna del padre permettevano al giovane Cesare di vivere in Pisa con
sontuosità principesca; e lo stato di colui lo pose anche in grado di
entrare in amichevoli relazioni coi Medici.
Il cardinal Borgia continuava allora a cercare nella Spagna la
fortuna dei figliuoli suoi. Anche per la figlia Lucrezia non sapeva
immaginare avvenire più splendido di un matrimonio spagnuolo. E, senza
dubbio, dovette avere a segnalata fortuna, che il figliolo di una di
quelle antiche e nobili case di Spagna acconsentisse a diventare il
marito della bastarda di un cardinale. Questi fu Don Cherubin Juan de
Centelles, signore di Val d'Ayora nel regno di Valenza, fratello del
Conte di Oliva.
Nel 26 febbraio e 16 giugno 1491 in Roma furono firmate le tavole
nuziali e distese in lingua valenzana. Il giovane sposo trovavasi
a Valenza e la sposa a Roma; e a questa il padre aveva dato per
procuratore il nobile romano Antonio Porcaro. Nel contratto fu per
Lucrezia sborsata la somma di 300,000 _timbres_ o soldi di moneta
valenzana, ch'essa portava in dote al marito Don Cherubin, parte in
moneta contante, parte in gioielli e altri oggetti di corredo. Fu
espressamente notato, 11,000 _timbres_ provenire dal testamento del
fu Don Pierluigi de Borgia, duca di Gandia, che gli aveva assegnati in
dote alla sorella sua, ed altri 8000 donarsi alla stessa pel medesimo
titolo dagli altri suoi fratelli Don Cesare e Don Jofrè, similmente,
com'è da presumersi, sulla eredità di costoro. Fu stabilito che
Donna Lucrezia sarebbe condotta a Valenza a spese del cardinale entro
l'anno dal contratto, e che il matrimonio sarebbe ecclesiasticamente
solennizzato entro i sei mesi dall'arrivo di lei in Spagna.[28]
Così Lucrezia, bambina ancora di 11 anni, vide una volontà a lei
estranea disporre della sua mano e della felicità sua, e da quel
momento non fu più padrona del suo destino. Tale, del resto, era la
sorte di tutte le figliole di alta e anche di bassa condizione. Poco
innanzi che il padre divenisse papa, sembrò proprio deciso ch'ella
dovesse trascorrere la vita sua in Spagna. E facilmente sarebbe sparita
dalla storia del Papato e d'Italia, se quelle nozze si fossero in
effetto avverate. Ma ciò non accadde. Impedimenti, che non conosciamo,
ovvero mutamenti nei disegni del padre valsero a fare sciogliere quella
promessa di matrimonio con Don Cherubin. Sin dal momento che tale
promessa, mercè procura, veniva legalmente stipulata, il padre pensava
già per la figlia ad altro matrimonio. Il marito predestinatole era Don
Gasparo, anche lui giovane spagnuolo, figlio del cavaliere Don Juan
Francesco di Procida, conte d'Aversa. Questa famiglia doveva essere
andata a Napoli con la casa Aragonese. Madre di Don Juan Francesco vien
chiamata Donna Leonora di Procida e Castelleta, contessa d'Aversa. Il
padre di Gasparo viveva in Aversa; ma quest'ultimo trovavasi il 1491
in Valenza, dove forse attese alla sua educazione presso i parenti,
essendo egli ancora fanciullo sotto i 15 anni. In un istrumento del
notaro Beneimbene, del 9 novembre 1492, è espressamente detto, che
nel 30 aprile dell'anno antecedente 1491, con tutte le formalità e
mercè regolare procura, era stata conclusa promessa di matrimonio
tra Lucrezia e Gasparo, e che il cardinal Rodrigo si era obbligato a
mandare a spese sue la figlia a Valenza, ove il matrimonio sarebbesi
solennizzato innanzi alla Chiesa. Ma un'identica promessa col giovane
Centelles era stata legalmente stipulata solo il 26 febbraio dello
stesso anno 1491, e ratificata ancora nel giugno 1491. Epperò vi
sarebbe luogo a dubitare della esattezza della data. Se non che
non solo l'istrumento nel protocollo del Beneimbene, ma anche una
copia dello stesso nell'Archivio dell'Ospedale di Roma alla _Sancta
Sanctorum_ porta la data dell'ultimo d'aprile 1491, come giorno in
cui ebbero luogo i capitoli matrimoniali tra Lucrezia e Don Gasparo.
In questo atto fu procuratore di lei non più Antonio Porcaro, ma Don
Jofrè Borgia, barone di Villa Longa insieme col canonico Jacopo Serra
di Valenza e col valenzano Vicario generale Matteo Cucia.[29] Onde
è innegabile questo fatto strano, che Lucrezia al tempo stesso fu
promessa sposa di due giovani spagnuoli.
Malgrado della mancata promessa verso il primo degli sposi, sembra
che la famiglia dei Centelles sia rimasta in buoni termini coi Borgia.
Più tardi di fatto, quando Rodrigo era papa, tra i camerieri a lui più
intimi troviamo un Guglielmo de Centelles, e un Raimondo della stessa
casa qual Protonotario e Tesoriere di Perugia.