III.

Lucrezia passò, senza dubbio, i primi anni della fanciullezza presso

la madre. La casa di costei, come dicevamo, era sulla piazza Pizzo di

Merlo, a pochi passi dal palazzo del cardinale. Il quartiere Ponte,

cui apparteneva, era dei più animati di Roma, come quello che menava

a Ponte Sant'Angelo e al Vaticano. Vi stavano molti mercatanti e

i banchieri di Firenze, Genova e Siena; v'abitavan pure parecchi

impiegati papali; e le cortigiane di maggior grido. Invece il numero

delle antiche famiglie nobili non v'era grande, forse perchè gli Orsini

non ve le lasciavano venire. Da lungo tempo in effetto questi potenti

baroni dimoravano nella regione Ponte nel loro gran palazzo a Monte

Giordano. Non lungi di lì era il loro antico castello. Torre di Nona,

che in origine faceva parte delle mura della città sul Tevere. Allora

era invece carcere pei condannati politici ed altri infelici.

Noi possiamo chiaramente immaginarci qual fosse l'ordinamento della

casa di Vannozza, perchè il carattere della casa romana sugl'inizii

della Rinascenza non era gran fatto diverso da quel ch'è tuttora

oggi. Nel complesso oggi ancora ha alcunchè di grave e di triste. Una

massiccia scala di peperino conduceva alle stanze abitate; una sala

con camere accessorie, da' nudi pavimenti di mattoni, dalle soffitte

di travi e assi dipinte. Le pareti semplicemente imbiancate; solo nelle

più ricche case ricoperte di tappeti oprati, e questo, per altro, nelle

sole ricorrenze solenni. L'uso dei grandi quadri paretali nel XV secolo

era ancora raro; restringevasi a qualche ritratto di famiglia. E se

Vannozza n'aveva nella sala sua, certo, tra essi, deve esservi stato

quello del cardinal Rodrigo. Del resto mai non mancavano un reliquario,

immagini di Santi e l'effigie della Madonna con lampade innanzi sempre

accese.

Mobilia pesante; grandi, larghi letti, parati a sopraccielo; alte

sedie di legno scuro, intagliato, con cuscini; massicci tavolini, con

superficie di marmo o di legno variopinto, stavano intorno intorno alle

pareti. Tra gli immensi forzieri uno veramente colossale sorgeva nella

sala: era destinato a serbare la biancheria. In una di queste casse,

il forziere della sorella, tenevasi nascosto l'infelice cavaliere

Stefano Porcaro, quando il 5 gennaio 1453, fallito il suo tentativo

d'insurrezione, cercò salvezza nella fuga. La sorella e un'altra donna,

per maggior sicurezza del fuggiasco, s'erano assise su quella cassa; ma

gli agenti della forza seppero cavarnelo fuori.

Se Vannozza aveva gusto per le cose antiche, il che non possiamo

davvero supporre in lei se non in omaggio alla moda, nella sala sua

doveva esservi pure di quelle. Le si raccoglievano allora con passione.

Correva il tempo dei primi scavi. Il suolo di Roma ogni giorno metteva

alla luce i suoi tesori. E da Ostia, da Tivoli e dalla Villa Adriana,

da Porto d'Anzo e Palestrina le antichità affluivano innumerevoli

nella città. Ma se Vannozza e il marito non partecipavano con gli altri

Romani a codesta passione, non indarno si sarebbe cercato nella casa

loro oggetti di valore, prodotti della moderna industria artistica, e

coppe, e vasi di marmo e di porfido, e ornamenti d'oro dei gioiellieri.

La parte essenziale di una casa romana tenuta con decenza e con cura

era primieramente la credenza, grande armadio con vasellami e bicchieri

d'oro e d'argento e di belle maioliche. Nei conviti tutti questi

utensili facevan mostra e spettacolo.

Si pena molto ad ammettere che l'amica di Rodrigo possedesse anche una

biblioteca. Private biblioteche nelle case della borghesia erano allora

in Roma una grande rarità. Ma a breve andare fu facile crearne pel buon

mercato della stampa, che vi fu importata da tipografi tedeschi.

La casa di Vannozza dovette, senza dubbio, avere aria d'agiatezza, non

di lusso. Alcuna volta v'ebbe forse ospite il cardinale, o potette

ricevervi gli amici della famiglia, a preferenza, i più intimi

confidenti del Borgia, Giovanni Lopez, Caranza e Marades, e, dei

Romani, gli Orsini, Porcari, Cesarini e Barberini. Egli, il cardinale,

era per sè uomo molto temperato, ma sfarzoso in tutto che si riferisse

a rappresentanza della sua dignità. La precipua necessità per un

cardinale di quel tempo era un'abitazione principesca, con una corte

numerosa e splendida.

Rodrigo Borgia viveva nel suo palazzo come uno de' più ricchi principi

della Chiesa, con splendore pari al suo grado. Il contemporaneo Jacopo

da Volterra ci ha lasciato di lui nel 1486 questo ritratto: «Egli

è uomo di uno spirito atto ad ogni cosa e di largo senno. Pronto al

discorso, cui, malgrado della sua mediocre cultura letteraria, riesce

benissimo a dare uno stile. Per natura accorto e fornito di arte

meravigliosa nella trattazione degli affari. Egli è straordinariamente

ricco; e la protezione di molti re e principi gli dà fama. Abita un

bello e comodo palazzo, che s'è fabbricato tra Ponte Sant'Angelo e

Campo di Fiore. Dalle sue cariche ecclesiastiche, da molte abbazie in

Italia e Spagna e da tre vescovadi, Valenza, Porto e Cartagine, cava

redditi smisurati; mentre il solo ufficio di Vicecancelliere gli rende,

a quanto si dice, 8000 fiorini d'oro l'anno. La copia del suo vasellame

d'argento, delle sue perle, delle sue coperte tessute d'oro e di seta

e dei suoi libri in ogni scienza è grandissima, e tutto ciò accoppiato

ad una magnificenza splendida, quale sarebbe degna di un re o di un

papa. E mi rimango poi dal dire degli innumerevoli ornamenti de' suoi

letti e di quelli de' suoi cavalli e di altre simili decorazioni d'oro,

d'argento e di seta, e della sua superba guardaroba, e della grande

quantità d'oro coniato ch'ei possiede. Credesi, di fatto, ch'egli

in oro e ricchezze d'ogni sorta vinca tutti i cardinali, eccettuato

l'Estouteville.»

Il cardinal Rodrigo era dunque ricco abbastanza da dare ai figliuoli

la più splendida educazione, in quella che venivan su crescendo nella

modesta qualità di suoi nipoti. E non potè mostrarli alla chiara luce

del giorno che quando fu giunto il tempo della vera grandezza sua.

Nell'anno 1482 egli non abitava la sua casa nella regione Ponte,

forse perchè vi faceva fabbricare. Risiedeva invece in quel palazzo

nel quartiere Parione, che Stefano Nardini aveva terminato nel 1475.

Chiamasi oggi Palazzo del Governo Vecchio. Quivi troviamo Rodrigo

nel gennaio 1482. Ce ne informa un istrumento del notar Beneimbene,

un contratto nuziale tra Giannandrea Cesarini e Girolama Borgia, una

figlia naturale dello stesso cardinal Rodrigo. Colà le tavole nuziali

furon rogate in presenza del padre della sposa, de' cardinali Stefano

Nardini e Giambattista Savelli e de' nobili romani Virginio Orsini,

Giuliano Cesarini e Antonio Porcaro.[12]

Quest'atto è il primo documento autentico intorno alle intime relazioni

di famiglia del cardinal Borgia.

Egli vi si dichiarò padre della _nobile donzella Jeronyma_, la quale

vien indicata come sorella del _nobile giovanetto Pietro Ludovico

de Borgia e dell'infante Giovanni de Borgia_. Poichè questi due,

manifestamente nominati qui come figliuoli maggiori, erano illegittimi,

è naturale che non si facesse parola della madre. Anche di Cesare fu

taciuto, perchè non aveva più di sei anni.

Girolama era ancora minore, ed aveva forse 13 anni; e anche lo sposo

Giannandrea, figliuolo di Gabriele Cesarini e di Godina Colonna, aveva

di poco oltrepassata la fanciullezza. La nobile casa de' Cesarini

con questo matrimonio entrò in istretta parentela con i Borgia; e di

qui trasse più tardi copiosi vantaggi. La vicendevole amicizia loro

risaliva al tempo di Callisto; mentre era stato il protonotario Giorgio

Cesarini, che alla morte di quel Papa aveva aiutato Don Pier Luigi,

fratello di Rodrigo, a fuggir da Roma. Girolama Borgia moriva già nel

1483, contemporaneamente al suo giovane marito.

Era essa figlia della stessa madre, come Lucrezia e Cesare?

Lo ignoriamo, nè a noi sembra verosimile. Non v'ha, per dirlo

anticipatamente, che una sola testimonianza autentica, ove insieme

coi figliuoli di Rodrigo sia nominata anche la madre. È l'iscrizione

sepolcrale nella chiesa di Santa Maria del Popolo in Roma, ove Vannozza

è chiamata madre di Cesare, Giovanni, Jofrè e Lucrezia. Del maggiore di

questi figliuoli Don Pierluigi e di Girolama non si parla punto.

Del resto Rodrigo ebbe pure una terza figliuola, di nome Isabella; e

di questa neanche può essere stata madre la Vannozza. Egli la maritò il

primo aprile 1483 col nobile romano Piergiovanni Mattuzi della regione

Parione.[13]

Lucrezia Borgia secondo documenti e carteggi del tempo · 第 13 / 160 题