Lucrezia passò, senza dubbio, i primi anni della fanciullezza presso
la madre. La casa di costei, come dicevamo, era sulla piazza Pizzo di
Merlo, a pochi passi dal palazzo del cardinale. Il quartiere Ponte,
cui apparteneva, era dei più animati di Roma, come quello che menava
a Ponte Sant'Angelo e al Vaticano. Vi stavano molti mercatanti e
i banchieri di Firenze, Genova e Siena; v'abitavan pure parecchi
impiegati papali; e le cortigiane di maggior grido. Invece il numero
delle antiche famiglie nobili non v'era grande, forse perchè gli Orsini
non ve le lasciavano venire. Da lungo tempo in effetto questi potenti
baroni dimoravano nella regione Ponte nel loro gran palazzo a Monte
Giordano. Non lungi di lì era il loro antico castello. Torre di Nona,
che in origine faceva parte delle mura della città sul Tevere. Allora
era invece carcere pei condannati politici ed altri infelici.
Noi possiamo chiaramente immaginarci qual fosse l'ordinamento della
casa di Vannozza, perchè il carattere della casa romana sugl'inizii
della Rinascenza non era gran fatto diverso da quel ch'è tuttora
oggi. Nel complesso oggi ancora ha alcunchè di grave e di triste. Una
massiccia scala di peperino conduceva alle stanze abitate; una sala
con camere accessorie, da' nudi pavimenti di mattoni, dalle soffitte
di travi e assi dipinte. Le pareti semplicemente imbiancate; solo nelle
più ricche case ricoperte di tappeti oprati, e questo, per altro, nelle
sole ricorrenze solenni. L'uso dei grandi quadri paretali nel XV secolo
era ancora raro; restringevasi a qualche ritratto di famiglia. E se
Vannozza n'aveva nella sala sua, certo, tra essi, deve esservi stato
quello del cardinal Rodrigo. Del resto mai non mancavano un reliquario,
immagini di Santi e l'effigie della Madonna con lampade innanzi sempre
accese.
Mobilia pesante; grandi, larghi letti, parati a sopraccielo; alte
sedie di legno scuro, intagliato, con cuscini; massicci tavolini, con
superficie di marmo o di legno variopinto, stavano intorno intorno alle
pareti. Tra gli immensi forzieri uno veramente colossale sorgeva nella
sala: era destinato a serbare la biancheria. In una di queste casse,
il forziere della sorella, tenevasi nascosto l'infelice cavaliere
Stefano Porcaro, quando il 5 gennaio 1453, fallito il suo tentativo
d'insurrezione, cercò salvezza nella fuga. La sorella e un'altra donna,
per maggior sicurezza del fuggiasco, s'erano assise su quella cassa; ma
gli agenti della forza seppero cavarnelo fuori.
Se Vannozza aveva gusto per le cose antiche, il che non possiamo
davvero supporre in lei se non in omaggio alla moda, nella sala sua
doveva esservi pure di quelle. Le si raccoglievano allora con passione.
Correva il tempo dei primi scavi. Il suolo di Roma ogni giorno metteva
alla luce i suoi tesori. E da Ostia, da Tivoli e dalla Villa Adriana,
da Porto d'Anzo e Palestrina le antichità affluivano innumerevoli
nella città. Ma se Vannozza e il marito non partecipavano con gli altri
Romani a codesta passione, non indarno si sarebbe cercato nella casa
loro oggetti di valore, prodotti della moderna industria artistica, e
coppe, e vasi di marmo e di porfido, e ornamenti d'oro dei gioiellieri.
La parte essenziale di una casa romana tenuta con decenza e con cura
era primieramente la credenza, grande armadio con vasellami e bicchieri
d'oro e d'argento e di belle maioliche. Nei conviti tutti questi
utensili facevan mostra e spettacolo.
Si pena molto ad ammettere che l'amica di Rodrigo possedesse anche una
biblioteca. Private biblioteche nelle case della borghesia erano allora
in Roma una grande rarità. Ma a breve andare fu facile crearne pel buon
mercato della stampa, che vi fu importata da tipografi tedeschi.
La casa di Vannozza dovette, senza dubbio, avere aria d'agiatezza, non
di lusso. Alcuna volta v'ebbe forse ospite il cardinale, o potette
ricevervi gli amici della famiglia, a preferenza, i più intimi
confidenti del Borgia, Giovanni Lopez, Caranza e Marades, e, dei
Romani, gli Orsini, Porcari, Cesarini e Barberini. Egli, il cardinale,
era per sè uomo molto temperato, ma sfarzoso in tutto che si riferisse
a rappresentanza della sua dignità. La precipua necessità per un
cardinale di quel tempo era un'abitazione principesca, con una corte
numerosa e splendida.
Rodrigo Borgia viveva nel suo palazzo come uno de' più ricchi principi
della Chiesa, con splendore pari al suo grado. Il contemporaneo Jacopo
da Volterra ci ha lasciato di lui nel 1486 questo ritratto: «Egli
è uomo di uno spirito atto ad ogni cosa e di largo senno. Pronto al
discorso, cui, malgrado della sua mediocre cultura letteraria, riesce
benissimo a dare uno stile. Per natura accorto e fornito di arte
meravigliosa nella trattazione degli affari. Egli è straordinariamente
ricco; e la protezione di molti re e principi gli dà fama. Abita un
bello e comodo palazzo, che s'è fabbricato tra Ponte Sant'Angelo e
Campo di Fiore. Dalle sue cariche ecclesiastiche, da molte abbazie in
Italia e Spagna e da tre vescovadi, Valenza, Porto e Cartagine, cava
redditi smisurati; mentre il solo ufficio di Vicecancelliere gli rende,
a quanto si dice, 8000 fiorini d'oro l'anno. La copia del suo vasellame
d'argento, delle sue perle, delle sue coperte tessute d'oro e di seta
e dei suoi libri in ogni scienza è grandissima, e tutto ciò accoppiato
ad una magnificenza splendida, quale sarebbe degna di un re o di un
papa. E mi rimango poi dal dire degli innumerevoli ornamenti de' suoi
letti e di quelli de' suoi cavalli e di altre simili decorazioni d'oro,
d'argento e di seta, e della sua superba guardaroba, e della grande
quantità d'oro coniato ch'ei possiede. Credesi, di fatto, ch'egli
in oro e ricchezze d'ogni sorta vinca tutti i cardinali, eccettuato
l'Estouteville.»
Il cardinal Rodrigo era dunque ricco abbastanza da dare ai figliuoli
la più splendida educazione, in quella che venivan su crescendo nella
modesta qualità di suoi nipoti. E non potè mostrarli alla chiara luce
del giorno che quando fu giunto il tempo della vera grandezza sua.
Nell'anno 1482 egli non abitava la sua casa nella regione Ponte,
forse perchè vi faceva fabbricare. Risiedeva invece in quel palazzo
nel quartiere Parione, che Stefano Nardini aveva terminato nel 1475.
Chiamasi oggi Palazzo del Governo Vecchio. Quivi troviamo Rodrigo
nel gennaio 1482. Ce ne informa un istrumento del notar Beneimbene,
un contratto nuziale tra Giannandrea Cesarini e Girolama Borgia, una
figlia naturale dello stesso cardinal Rodrigo. Colà le tavole nuziali
furon rogate in presenza del padre della sposa, de' cardinali Stefano
Nardini e Giambattista Savelli e de' nobili romani Virginio Orsini,
Giuliano Cesarini e Antonio Porcaro.[12]
Quest'atto è il primo documento autentico intorno alle intime relazioni
di famiglia del cardinal Borgia.
Egli vi si dichiarò padre della _nobile donzella Jeronyma_, la quale
vien indicata come sorella del _nobile giovanetto Pietro Ludovico
de Borgia e dell'infante Giovanni de Borgia_. Poichè questi due,
manifestamente nominati qui come figliuoli maggiori, erano illegittimi,
è naturale che non si facesse parola della madre. Anche di Cesare fu
taciuto, perchè non aveva più di sei anni.
Girolama era ancora minore, ed aveva forse 13 anni; e anche lo sposo
Giannandrea, figliuolo di Gabriele Cesarini e di Godina Colonna, aveva
di poco oltrepassata la fanciullezza. La nobile casa de' Cesarini
con questo matrimonio entrò in istretta parentela con i Borgia; e di
qui trasse più tardi copiosi vantaggi. La vicendevole amicizia loro
risaliva al tempo di Callisto; mentre era stato il protonotario Giorgio
Cesarini, che alla morte di quel Papa aveva aiutato Don Pier Luigi,
fratello di Rodrigo, a fuggir da Roma. Girolama Borgia moriva già nel
1483, contemporaneamente al suo giovane marito.
Era essa figlia della stessa madre, come Lucrezia e Cesare?
Lo ignoriamo, nè a noi sembra verosimile. Non v'ha, per dirlo
anticipatamente, che una sola testimonianza autentica, ove insieme
coi figliuoli di Rodrigo sia nominata anche la madre. È l'iscrizione
sepolcrale nella chiesa di Santa Maria del Popolo in Roma, ove Vannozza
è chiamata madre di Cesare, Giovanni, Jofrè e Lucrezia. Del maggiore di
questi figliuoli Don Pierluigi e di Girolama non si parla punto.
Del resto Rodrigo ebbe pure una terza figliuola, di nome Isabella; e
di questa neanche può essere stata madre la Vannozza. Egli la maritò il
primo aprile 1483 col nobile romano Piergiovanni Mattuzi della regione
Parione.[13]