CAPITOLO IV.

Nel quale si veda messer Pietro perdere la pazienza, il Sangonetto la

ciarla, il Picchiasodo l'occasione, Giacomo Pico il tempo e mastro

Bernardo la scrima.

All'atto insolito e inaspettato, il primo pensiero di messer Pietro fu

di metter mano alla spada e di castigar l'arrogante che ardiva

afferrare le redini del suo palafreno.

Senonchè, a lui, come un giorno ad Achille, la sapiente Minerva

dovette susurrar qualche cosa nell'orecchio. O piuttosto, senza andare

a scomodare gli Dei dell'Olimpo, che dormono da mille cinquecent'anni

il gran sonno, è da credere che messer Pietro fosse di animo pronto a

vedere per ogni lato le cose, come audace di mano ad operarle. E in

quel punto egli certamente pensò che quei due sopraggiunti non erano

assassini di strada, che alla più trista si era a numero pari, e che,

finalmente, in paese nuovo e nemico, la prudenza non era mai troppa,

nè mai gli avrebbe nociuto un pochino di calma. Dopo tutto, che ne

sapeva egli? Poteva anch'essere usanza patriarcale di quei popoli, di

trattare con tanta dimestichezza la gente.

E messer Pietro ristette, spianò le sopracciglia, che s'erano a tutta

prima aggrondate; fe' un gesto da fianco per chetare il Picchiasodo,

che egli colla coda dell'occhio avea visto dare un sobbalzo in arcione

e spronare avanti il cavallo; quindi componendo le labbra ad un

risolino tra cortese ed ironico, disse a Giacomo Pico:

--Parlate, messere, quantunque non sia luogo nè momento da ciò; son

tutto orecchi ad udirvi.--

Parlare! era presto detto; ma il farlo non era la più agevole impresa.

Il Bardineto ci aveva bensì avuto la forza del primo impeto; ma lì sui

due piedi, senza aver meditata la possibilità d'una conversazione

tranquilla, tirato in sul falso da quella urbana risposta, non trovò

più il filo. E balbettando un poco, e stizzito con sè medesimo di non

averci pensato prima, uscì in questa dimanda:

--Come va che tornate via così presto? Il castello non ha avuto potere

di trattenervi?--

Messer Pietro lo guardò stupefatto; ma non uscì di misura.

--Che dite mai?--ripigliò, col medesimo accento di prima.--È luogo

stupendo, il castello, e fo conto di tornarci prestissimo.

--Ah!--sclamò il Bardineto, fremendo di rabbia,--E quando si faranno

le nozze?--

Messer Pietro fu ad un pelo di uscire dai gangheri. Per altro, gli

venne il sospetto di aver da fare con un pazzo, e si volse, con aria

trasognata, al Picchiasodo. Il suo vecchio compagno rideva.

--Messere,--disse il Picchiasodo, affrettandosi a commentare il suo

riso,--la notizia si è sparsa, non c'è più verso di tenerla celata.

L'oste dell'Altino ha cantato.--

L'altro ricordò allora le supposizioni di mastro Bernardo, e un

sorriso venne a sfiorargli le labbra; ma fu pronto a reprimerlo. Non

era più un pazzo, bensì un insolente, colui che lo aveva fermato per

via e lo interrogava in tal guisa.

--Via, per l'andata, poteva correre; pel ritorno, non già!--rispose

egli, facendosi grave.

Indi, rivolto a Giacomo Pico, gli parlò asciuttamente così:

--Messere, io fo nozze quando mi torna, e non dò ragguagli per via al

primo che capita.

--Avete fatto il conto senza di me!--soggiunse Giacomo Pico,

digrignando i denti, e facendo l'atto di afferrare da capo le redini.

--Giù quelle mani!--tuonò messer Pietro, in quella che facea dare

indietro due passi al suo palafreno.--E spulezzami tosto, o ch'io

lascio al mio cavallo di tritarti come paglia, villano!--

Giacomo Pico, che il pronto inalberarsi del cavallo avea fatto

desistere dal suo tentativo, si morse le labbra all'udire quelle

superbe parole, ma non diede già indietro d'un passo. Incrociò in

quella vece le braccia sul petto; rispose con una crollata di spalle

al Sangonetto che gli raccomandava di non far ragazzate e di pigliare

dal consiglio d'un nemico quel che c'era di buono; indi, misurando ad

una ad una le frasi, che gli uscivan sibilando dalle labbra contratte,

così rimbeccò il suo avversario:

--Non son villano, e le opere mie, in attesa di altre prove, potranno

chiarircene largamente. Voi, a cavallo, messere, potete sbarattarci

d'un salto e darvi alla fuga; lo vedo, e lo temo. Ma dove sarebbe

allora la differenza tra voi, conte di Osasco, e il più vile de'

vostri vassalli? e quale rimarrebbe la vostra fama agli occhi dalla

donna che amate?

--Conte di Osasco!--ripetè messer Pietro, voltandosi al

Picchiasodo.--Ah, mi ricordo;--soggiunse a bassa voce,--lo sono, a

quel che pare, e non posso disdirmi.--

Indi, rivolto il discorso a Giacomo Pico, gli chiese, con quel suo

piglio sarcastico:

--E chi sei tu? Forse il duca Namo di Baviera, tornato tra i vivi? O

forse Guerrino il Meschino, cercator d'avventure?

--Rattenete la lingua, per utile vostro!--replicò il Bardineto,

impallidendo dallo sdegno.--Son tale che ha diritto sopra un tesoro, e

non consentirà che altri glielo rubi. Son tale che desidera di vedere

alla prova se la vostra spada è degna della vostra arroganza.

--Per san Giorgio, gli è questo un audace linguaggio,--disse a lui di

rimando quell'altro,--e per la prima volta ch'io l'odo, mi piace.

--Vi piaccia, o no, gli è il mio, e lo udrete più d'una volta al

Finaro, se vi piglierà il ruzzo di tornarci.

--Per Dio, se ci tornerò! Non foss'altro, per vedere di quanti palmi

t'avranno scavato profonda la fossa!

--Di ciò parleremo;--borbottò Giacomo Pico.--Vi piaccia intanto

calarvi d'arcione.

--Volentieri, se m'indicherete un luogo dove possiamo sbrigare i fatti

nostri meglio che sulla strada maestra.

--Qui presso, nei greti della fiumana.

--Ottimamente; insegnate la strada.--

E così dicendo, messer Pietro, sempre ilare e disposto alla celia,

spronò il cavallo per tener dietro a Giacomo Pico. Ma la faccenda non

garbava punto al Picchiasodo, a cui era balenato un pensiero più

vasto.

--Non già!--entrò egli a dire sollecito.--Con vostra licenza, messer

Pietro, padron mio colendissime, abborro l'acqua, e ricordo in buon

punto che siamo lontani appena un cento di passi dall'insegna

dell'Altino. Questi degni messeri lo sapranno benissimo, che sono del

paese; c'è buona l'accoglienza....

--E meglio il vino!--rincalzò, chiudendo la frase, il Sangonetto.

--Ah, bravo!--ripigliò il Picchiasodo.--Veniteci in aiuto anche voi,

messere dell'archibugio. Siamo dunque intesi; si va a sbrigar la

faccenda all'Altino. L'aia è piana e lucente come uno specchio, e sul

battuto c'è posto pel giuoco di quattro lame. Che ve ne pare? Voi

certo avete pratica del luogo. Non ci si è abbastanza liberi in

quattro?--

Tommaso Sangonetto lo guardò con aria melensa. La proposta di quel

vecchio barbone, che ci avea un paio di spalle e un torace da fare

alle forze con Ercole, non gli andava a fagiuolo. Chinò la testa in

atto di chi vuol dire e non dire; ma dentro di sè fece atto di

contrizione per la sua lingua, che era stata un po' troppo latina.

--Andiamo dunque laggiù!--disse il Bardineto, avviandosi primo.

I due cavalieri incontanente lo seguirono. Tommaso, quantunque di mala

voglia, si messe al suo fianco.

--Ah, Giacomo! Giacomo!--gli andava intanto bisbigliando

all'orecchio.--L'hai fatta grossa!

--Che!--rispose il Bardineto, crollando superbamente le spalle.--Mi

sfogo, perdio!

--Ma pensa al poi, te ne prego! E che dirà il marchese, quando verrà a

risaperlo?

--Dirà.... dirà quel che gli parrà meglio di dire. Già, sentimi,

Tommaso; o morto io, o morto quest'altro, s'è sciolto finalmente ogni

nodo.

--Uhm! Mi pare che tu ne aggiunga, di nodi; e guai se vengono al

pettine.

--Vattene, allora!--ripiccò spazientito il Bardineto.

--Ma.... lasciarti così solo?... Un testimone ti sarà pur

necessario!--entrò a dire accortamente Tommaso.

--Un testimone! E per che farne?

--Eh, quel che si fa d'un testimone, perdiana! Il testimone vede e può

all'occorrenza far fede. Inoltre, la sua presenza può tenere in

soggezione gli avversarii. Capisco che non s'ha da appiccar zuffa in

quattro, essendo voi due soli alle prese, e che io, pure volendo, non

lo potrei, per non tirarmi addosso lo sdegno del castello, a cui non

sono in grazia, come tu sai; ma infine, un amico presente....

--Capisco anch'io; non dirmene altro!--interruppe il Bardineto, che

vedeva l'amico inteso a fermar chiaramente i patti della sua

accompagnatura all'Altino.--Io non ho bisogno d'aiuto; la quistione è

mia, tutta mia; tu non c'entri. E adesso, se ti piace venir testimone

allo scontro, fa come t'aggrada; io non ci ho nulla a vedere.--

Il Sangonetto chinò la testa, in atto di chi si rassegna, suo

malgrado, ai voleri d'un amico. E col cuor più tranquillo, e per

conseguenza col passo più spedito di prima, si fece innanzi alla

comitiva.

In quelle chiacchiere, erano giunti presso all'Altino. Lo scalpitar

dei cavalli avea fatto correre il ragazzo dell'osteria sull'uscio di

strada.

--Padrone! ohè, padrone!--aveva egli gridato.--Presto, fatevi innanzi;

son qua di ritorno i gentiluomini di questa mattina.

--Che diavol dici?--esclamò mastro Bernardo, uscendo sull'aia.--O che

ci verrebbero a fare?

--Eh, che so io?--disse il Maso, impenitente nella sua celia.--Forse

ad assaggiare quel vinello fiorito....

--Zitto là, mascalzone! Oh, magnifici messeri....--

Come è facile argomentare da questo trapasso dell'oste, entravano

allora Giacomo Pico e Tommaso Sangonetto a piedi, lasciando scorgere

dietro di loro messer Pietro e il Picchiasodo a cavallo.

Mastro Bernardo, confuso e giubilante ad un tempo di quella nuova e

non più sperata ventura, corse sollecito per tenere le redini a messer

Pietro, che fu pronto ugualmente a balzar giù di sella.

--Che buon vento, messeri....--andava dicendo frattanto l'ostiere;--e

come va che io sono onorato....

--Mastro Bernardo,--gridò il Picchiasodo, troncandogli i suoi

complimenti a mezzo,--non lo sai tu l'adagio: chi n'assaggia ci torna?

A te, ragazzo; tieni i cavalli.

--Ve li metto al coperto? disse il Maso, pigliandoli per le briglie.

--No, no, tirati là in fondo, ed aspetta,

Il ragazzo afferrò le briglie e, superbo di prestare i suoi servigi a

così nobili bestie, menò i cavalli in fondo dell'aia.

--Che fortuna per l'osteria dell'Altino!--ripigliò mastro Bernardo,

che non aveva posto mente alle ultime parole del Picchiasodo,

profferite a voce più bassa.--E dite, magnifici messeri; poichè il

numero è cresciuto, s'ha egli da metter due polli allo spiedo?

--Ah, ci vuol altro che spiedo! Or ora vedrai;---gridò il Picchiasodo

con aria beffarda.--Per un bicchiere di vino, intanto, non si dice di

no. Almeno....--soggiunse dopo essersi guardato dattorno e aver veduto

le facce rannuvolate de' suoi compagni,--io lo bevo, e posso fare

anche la parte degli altri.

--Vado subito;--disse l'ostiere;--e sarà di quel tale, ve lo prometto.

--Sta bene, e non mi tradire!--aggiunse burlescamente il

Picchiasodo.--Porta il fiasco incignato, che già sappiamo che cos'è, e

non avrà avuto tempo A pigliare lo spunto.--

Mastro Bernardo, tutto nella sua beva, entrò in casa, senza aver

capito nulla di quell'improvviso ritorno, nè pigliato sospetto dalla

presenta del Bardineto, che due ore innanzi era andato via così in

furia.

Più accorto di lui a gran pezza, il Maso aveva odorato l'aria, e

aspettandosi qualcosa di grosso, stava là rincantucciato in mezzo ai

cavalli, con tanto d'occhi a guardare la scena.

--Or dunque, a noi!--sclamò messer Pietro, poichè i quattro arrivati

furono soli sull'aia.

E così dicendo, si tolse di dosso la sua cappa di scarlatto verde,

foderata di vaio, e la gittò sulla sella del suo palafreno.

Giacomo Pico, a sua volta, si tolse la cappa di bigello, e rimase,

come il suo avversario, in farsetto.

E già erano, per tacito accordo, intesi a pigliar campo e metter mano

alle spade, allorquando il Picchiasodo entrò a dire la sua.

--Un momento, messeri, di grazia!--

I due avversarii si fermarono a tempo, e stettero guardando il vecchio

soldato, aspettando che volesse parlare.

Ma il Picchiasodo non aveva da fare un lungo discorso.

--Come si combatte?--dimandò egli brevemente, ma con un certo

sussiego.

--O come?--ripiccò messer Pietro.--Che novità è questa tua? Si

combatte con questa, e chi ne assaggia un palmo rimane sul terreno.

--Un palmo! grazie tante!--mormorò il Sangonetto tra sè.

--Certo,--proseguiva messer Pietro,--se fossimo in campo chiuso, con

giudici e testimoni, il vincitore avrebbe le spoglie, e si potrebbe

anco stabilire il riscatto del vinto; Ma qui non siamo nel caso; ci si

ricambia quattro colpi alla svelta e chi l'ha tocche son sue.

--Così l'intendo ancor io, con vostra licenza, messer Pietro,--replicò

il Picchiasodo.--Ma scusate, io volevo domandare se di questo sollazzo

non ce n'ha ad esser per tutti. In quattro ci siamo incontrati; ora,

dico io, in quattro si avrebbe a combattere.--

Il Sangonetto fece a quelle parole una smorfia.

--Infine!--proseguì il Picchiasodo, con quel suo piglio tra rispettoso

e faceto.--Non mi par bella che due se la godano e gli altri due

debbano stare a vedere. Voi, messer Pietro.... signor conte

degnissimo, ve la farete con chi vi ha provocato, e sta bene; ma noi,

noi due, seguaci delle parti in contesa, per che altro ci troveremmo

qui, a fare il paio, se non per seguire l'esempio?--

Messer Pietro si strinse nelle spalle e crollò il capo in atto di

dire: accomodatevi, io non ci vedo alcun male.

--Animo dunque; a voi, messere dell'archibugio,--disse il vecchio

soldato, volgendosi a Tommaso Sangonetto;--dite la vostra opinione.

--Io?... Ah!...--rispose questi confuso, come se cascasse dalle

nuvole.--Eh, certo, sarebbe una bella pensata! Ma ecco, per incrociare

le spade, ci vorrebbe un _quid_... la _causa agendi_....

--Che diamine m'andate voi latinando?--gridò il Picchiasodo

imbizzarrito.--Sareste voi chierico, per avventura?

--Eh! un pochino;--rispose quell'altro, facendo bocca da ridere, ma

senza averne gran voglia.--Ho scombiccherato qualche foglio di carta

presso un notaio, e mi capirete....

--Sì, capisco alla prima che ci avete inchiostro per sangue, dentro le

vene.

--Oh, mi meraviglio!...--sclamò il Sangonetto; rizzando la testa.

--Orbene, vediamo dunque che cos'è; fuori lo spiedo!--

E così dicendo il Picchiasodo trasse la spada dal fodero.

--Fuori, e sia; fuori dunque!--ripetè il Sangonetto, che già più

sapeva a qual santo votarsi.

E messe mano al suo coltellaccio. Ma qui per fortuna gli venne trovata

la gretola.

--Ecco il mio spiedo!--diss'egli, con aria di trionfo.--Voi ci avete

la spada d'Orlando, e vi fa comodo di metterla fuori; io, colto alla

sprovveduta, non ci ho che un coltello da caccia; vedete!--

Il Picchiasodo rimase lì grullo per un istante a guardarlo. Ma egli

non era uomo da smarrirsi per così poco, e trovò subito uno spediente

da rimediare allo sconcio.

--Oh, non importa!--rispose.--Date a me il coltello; io cedo a voi la

spada d'Orlando.

--Ma....--balbettò il Sangonetto.--Non ci sarebbe generosità....

--Eh via! Non temete; con quel coltellaccio tra mani io mi riprometto

di tagliarvi la punta del naso che avete rossa e lucente come una

ciliegia marchiana.--

Fu questo per Tommaso Sangonetto il caso di vedersi perduto. Con quel

diavolo d'uomo non la si potea vincere nè impattare.

Buon per lui che messer Pietro gli venne in aiuto.

--Anselmo!--diss'egli severo.--Lascialo stare; non c'è bisogno di

combattere in quattro, dove la lite è soltanto tra due.

--Già, diteglielo voi, messere;--ripigliò il Sangonetto, ritornando da

morte a vita.--Che bisogno c'è? Se ci fosse una ruggine tra noi, non

direi di no... si potrebbe anche vederlo, questo taglio del naso. Ma

la ruggine non c'è, come non c'è la ciliegia, con vostra licenza. Del

resto, siamo sacri alla patria. Se foste un nemico.... un genovese....

--Ah! con quelli là ti sentiresti proprio di combattere?--domandò il

Picchiasodo, con piglio sarcastico.

--Ma, sicuramente!--rispose il Sangonetto, facendo l'uomo a sua posta.

--Ci ho gusto, perbacco!--disse a lui di rimando il vecchio

soldato.--Han da tremare, povera gente, quando ti vedranno in prima

fila, colla tua cerbottana da passeri!--

Volea replicare, il prode Sangonetto; ma sì, a farne la prova! Quel

maledetto vecchio lo guardava con certi occhi da spiritato!

Così perdette la ciarla Tommaso Sangonetto, come il Picchiasodo avea

perso l'occasione di misurarsi con lui. Frattanto i due avversarii,

che già stavano colle spade sguainate, si fecero in mezzo dell'aia,

pronti a impegnare il combattimento.

Giacomo Pico ne aveva una voglia spasimata. Così almeno mostravano gli

atti impazienti e le contrazioni del volto. Messer Pietro era a gran

pezza più calmo, e la faccia atteggiata al sorriso dinotava, non pure

il disprezzo del pericolo, ma eziandio la certezza della vittoria. E

la pugna in sè stessa e l'occasione dond'era venuta, parevano cosa da

scherzo per lui. Certo il valentuomo s'era trovato più volte a simili

scontri, fors'anco a più gravi, e quello doveva parergli la cosa più

naturale dal mondo.

Incrociarono le spade. Ma era scritto lassù che il combattimento non

dovesse aver principio così presto.

Un grido li rattenne in quel punto e li costrinse a smettere. Era

mastro Bernardo che compariva sull'uscio di casa, col vassoio de'

bicchieri in una mano e col suo fiasco prezioso nell'altra. Mai fiasco

e bicchieri furono raccomandati a più trepide mani, e ben se ne avvide

il Picchiasodo, che, voltatosi a quel grido improvviso, fu sollecito a

sostenere que' dolcissimi pesi.

--Per amor del cielo, messeri, che vuol dir ciò?--chiese l'ostiere,

con voce tremebonda.

--Animo, via, mastro Bernardo!--entra a dirgli il Picchiasodo, con

quel suo piglio burlesco.--Non si sforacchiano mica le tue botti, nè

la tua pancia, perbacco!

--Oh, Gesummaria! che cos'è stato? Ah capisco, ora!--soggiunse il

povero oste, ricordandosi.--Messer Giacomino.... Ah, maledetta lingua!

Ma spero che non andrete più oltre.... Nella mia osteria!... E che

dirà il magnifico marchese quando saprà che avete fatto uno sfregio a

suo genero.... al magnifico signor conte di Cascherano.... a un

gentiluomo di quella fatta? Nobilissimo signore, per carità, non date

retta alle offese di quel giovinastro. È un matto, credetelo.... e ai

matti non si presta orecchio.--

E intanto che così parlava a frasi spezzate, come voleva lo stato

dell'animo suo, mastro Bernardo, aiutato e costretto dal Picchiasodo,

gli veniva mescendo il vino nel bicchiere.

Giacomo Pico a cui rinfiammavano lo sdegno le allusioni matrimoniali

dell'oste, perdette a dirittura la pazienza al sentirsi dare di

giovinastro e di matto.

--Taci là, vecchio rimbambito!--gli disse, schizzando rabbia dagli

occhi.

--Rimbambito a me? Sciocco presuntuoso.... villan rifatto....

serpicina riscaldata, per amor di Dio, dai nostri signori...

--Ohe, dico, mastro Bernardo, non mi spandere il vino; e' sarebbe

peccato mortale!--gridò il Picchiasodo, affannandosi a rimettere in

equilibrio il vassoio, che andava di qua e di là, secondo i movimenti

impetuosi del vecchio stizzito.

--.... E v'hanno tirato su,--proseguiva mastro Bernardo, montando in

furore,--vi hanno rimpannucciato, messo all'onore del mondo, perchè vi

crescesse la superbia fino al punto di.... Ma vedete un po'

l'ambizione! Credersi degno di sposare la figlia del marchese!... Un

vassallo!... un servitore! Andate là, messer Giacomino; io sarò un

vecchio rimbambito, ma voi....

Messer Pietro gli troncò il filo dell'invettiva. Ed era tempo; chè

Giacomo Pico faceva già l'atto di correre colla spada addosso

all'ostiere.

--Orsù, smetti, alla croce di Dio,--gridò messer Pietro,--e lasciaci

aggiustare le nostre faccende come ci aggrada.--

A quelle parole di messer Pietro, l'ostiere chinò la fronte

raumiliato.

--Magnifico signor conte....--diss'egli;--voi lo volete; obbedisco.

Quanto a voi....--

E qui mastro Bernardo, che avea rivolta l'apostrofe al Bardineto, fece

un gesto di minaccia, che doveva mostrare a Giacomo Pico com'egli,

mastro Bernardo, non fosse per menargli buona così presto la sua pazza

sfuriata.

Il Picchiasodo finì di chetarlo.

--Alla tua salute, degnissimo ostiere! Ma bevi anche tu; questo è

contro la rabbia.

--Alla salute del signor conte!--rispose mastro Bernardo, alzando il

bicchiere, che gli avea messo in mano il vecchio soldato.

E bevve, per contentarlo, ma guardando tuttavia a squarciasacco il

Bardineto, che più non si curava di lui, intento com'era ad impegnare

la zuffa.

Giacomo Pico era agile e destro. Il furore ond'era tutto invasato gli

raddoppiava le forze. La sua lunga spada milanese balenava in alto e

ruotava, scendeva a rovina sulla spada dell'avversario, si ritraeva

veloce e tornava più veloce ancora all'assalto, cercando la via fino

al petto di messer Pietro e non trovandola mai. Il suo nemico,

immobile, sereno, quasi scherzevole, lo teneva a bada con fine

artificio. I movimenti del suo ferro erano così scarsi e misurati ad

un tempo, da lasciar credere ad uno spettatore inesperto che egli non

facesse davvero. Per fermo, tanta era la sicurezza dell'occhio e tanta

la perizia della mano, che l'una e l'altra consentivano a messer

Pietro di baloccarsi un tratto con quella furia del suo avversario.

Opponeva ai colpi il forte della lama; metteva a quell'altro di

continuo la punta della spada sugli occhi, e non profittava mai del

suo evidente vantaggio.

Il Sangonetto sudava freddo, si faceva piccin piccino, e di tanto in

tanto socchiudeva gli occhi, quasi per non vedere la botta che doveva

passare fuor fuori il suo malcapitato compagno.

In quella vece il Picchiasodo rideva. Egli conosceva il giuoco del suo

signore come il fondo del suo borsellino in fin di mese, e quel suo

riso tra beffardo e benevolo diceva chiaramente a tutti gli astanti:

aspettate, or ora vedrete; il buono ha ancor da venire. Frattanto, per

non rimetter nulla de' suoi godimenti, venia centellando il suo

bicchiere di malvasia, e attraverso alla sottil parete di vetro i suoi

occhi si godevano, anzi meglio, si succiavano quella scena deliziosa,

che facea sudar freddo il Sangonetto e tremar le gambe e battere i

denti a mastro Bernardo.

--Poveri a noi!--gli andava dicendo l'ostiere.--Che ne dirà il

marchese?

--Che vuoi ci abbia egli a ridire?--soggiunse il Picchiasodo.--La

ragazza, piuttosto, se ama quel tuo bell'arnese; poichè egli mi pare

un uomo spacciato.

--Ah, messere, e potreste crederlo? Madonna Nicolosina?... Nemmen per

sogno! Se ella avesse pensato mai a quel pazzo da catena, io, non fo

per dire, avrei a saperne qualcosa. Mia moglie è zia della Gilda.... e

per la Gilda non ci sono segreti. Vi giuro, messere, e voi ci potreste

mettere la mano sul fuoco, che la fanciulla pensa a messer Giacomino,

com'io a farmi frate, e le son tutte fisime che s'è messe in capo

costui.

--Tu mi consoli;--rispose gravemente il Picchiasodo;--perchè infine,

dico io, quando si prende moglie, bisogna avere un occhio al cane e

l'altro alla macchia. Menar donna non gli è mica come a fallar la

strada, che c'è sempre il rimedio di tornarsene indietro; una volta

fatto il pateracchio, addio fave! chi le ha, son sue. Or dunque tu

credi che madonna Nicolina.... come la chiami?

--Nicolosina, messere.

--Tu credi adunque che madonna Nicolosina non lo veda di buon occhio?

--Ma neanco per prossimo, starei per dire. Una savia e costumata

fanciulla, che quel che vuole suo padre vuol lei! E poi, come supporre

che una donnina a modo, e della sua levatura, si fosse invaghita di

quel tanghero?

--Eh, quanto a ciò, se ne son viste tante, e il conte di Cascherano

non sarebbe il primo.... Ma vedi il tuo messer Giacomino, come s'è

invelenito! S'affanna per la gloria, il poverino! E se, per caso, le

busca....

--Chi le ha, son sue!--sentenziò mastro Bernardo.

--Ah, bravo, tu mi fai l'eco!--ripigliò il Picchiasodo.--Ma guarda; le

ha tocche davvero e son sue, questa volta.--

Queste ultime parole del vecchio soldato avranno detto al lettore che

Giacomo Pico, dopo essersi lungamente e inutilmente affaticato per

ferire il suo avversario, toccava egli invece una botta.

Si era adoperato per quattro, il povero Giacomo Pico; aveva messo

l'ingegno e le forze, la rabbia e l'amor proprio alla prova, e non era

venuto a capo di nulla. Messer Pietro, come si è detto, parava

facilmente, senza scomporsi, senza riscaldarsi il sangue, e, contento

di mandar vani i colpi del Bardineto, non profittava del suo vantaggio

su lui. Sorrideva, frattanto sorrideva di continuo, come un vecchio

schermidore che avesse a sostenere gli assalti d'un bambino, o d'un

cieco. Ora, egli non è dire come quello eterno sorriso tornasse

molesto al Bardineto, che se lo vedeva sempre sugli occhi, tra un

guizzo e l'altro delle spade cozzanti. E non poter giungere fino a

quel volto! e non poter mutare quel riso sarcastico in un ghigno di

dolore! Venne un istante che egli, pur di cessare quel riso, avrebbe

amato una puntata nel cuore. Fu per dolersene ad alta voce; ma gli

parve viltà e si morse le labbra fino a dar sangue. Messer Pietro se

ne avvide ed ebbe compassione di lui. Intendiamoci, ne ebbe

compassione a modo suo, che tenero non era di cuore, e i tempi del

resto non comportavano certo delicatezza di nervi. A que' tempi si

dava il nome di misericordia ad una foggia di pugnale, e quello di

grazia ad un certo colpo che finiva l'avversario. Così, e non

altrimenti, fu compassionevole il cuore di messer Pietro, il quale,

cessati gl'indugi, pigliò a sua volta l'offesa, si serrò addosso al

nemico, e, sviato un maledetto fendente, che, giusta l'intenzione del

feritore, doveva spaccargli la testa, corse veloce con un soprammano

al costato di Giacomo Pico. Questi che troppo si era logorato le forze

nei molteplici assalti, perdette il tempo, e giunse alla parata che

già la punta nemica lo avea colto al sommo del petto.

La spada aveva forato il farsetto di cordovano come fosse di tela, e

tornando rapida indietro aveva aperto la via ad uno spruzzo di sangue.

Balenò un tratto il ferito, agitò con moto convulso le braccia, e

mugghiando ferocemente stramazzò sul battuto.

Il Picchiasodo, com'era stato il primo ad avvedersi del colpo, così fu

il primo ad accorrere verso il ferito.

Egli da tergo e il Sangonetto da piedi, lo sollevarono riguardosamente

da terra e lo adagiarono sopra una panca, che in fretta aveva tirato

innanzi mastro Bernardo.

--Ah, povero il mio Giacomo!--sclamò il Sangonetto, notando il pallore

che di repente invadeva la fronte e le guancie del Bardineto.--Egli è

morto!

--Eh, non tanta fretta a cantargli il deprofundis!--gridò il

Picchiasodo.--Scusate, veh, messere dell'archibugio; io penso che voi

non ne abbiate mai visto, de' morti.

--Sono stato alla guerra anch'io;--rispose il Sangonetto, mettendosi

in gota contegna;--e la mia parte....

--Sia pure;--interruppe il Picchiasodo;--voi dunque capirete che, per

sincerarsi della morte di un uomo, bisogna dargli la prova. Ohè,

mastro Bernardo, qua il vino!

--Eccolo, messere!,--disse l'oste, raccattando sollecitamente il

fiasco e un bicchiere da terra.

Il Picchiasodo prese il fiasco, e versò gravemente nel bicchiere

quattro dita di malvasia.

--Da bravo, a voi;--disse poscia al Sangonetto, che sorreggeva il

ferito;--sollevatelo un pochino, e mettetegli la mano sulla ferita,

che non versi altro sangue; mastro Bernardo porterà un pannilino

inzuppato d'acqua, d'aceto, di quel diavolo che vorrà.--

L'ostiere corse dentro ad eseguire il comando. Intanto il Sangonetto

rialzava tra le sue braccia l'amico, e guardava stupefatto il

Picchiasodo, non intendendo che diamine volesse egli fare di quel

vino.

Il vecchio soldato lo levò subito di pena. Accostato il bicchiere alla

faccia del Bardineto, gli messe l'orlo tra i denti e gliene fece andar

giù una sorsata.

--Guardate; questa è la prova del vino. La scuola antica porta così.

Ippocrate, capitolo quarto! Se il morto beve, gli è segno che vive.--

Per dar ragione ad Ippocrate, o, per dir più veramente, al suo

burlesco discepolo, che inventava di pianta, il ferito riaperse gli

occhi e diede in un gemito.

--Ah, lo vedete?--soggiunse il Picchiasodo, con aria di

trionfo.--State di buon animo, messere dell'archibugio. Levategli il

farsetto; chiudete per bene le labbra della ferita; fasciatelo

strettamente con questo pannilino; date un altro bicchiere al medico

(grazie, mastro Bernardo; questo lo bevo alla salute di tutta la

brigata), e sarà accomodata ogni cosa. Vediamo un po', giovinotto;

provatevi a respirare.--

Giacomo Pico, a cui erano rivolte le ultime parole del vecchio

soldato, trasse un respiro senza troppa fatica.

--Lo dicevo io; non gli è nulla.... un buco che si stopperà

facilmente! Io n'ho una mezza serqua seminati sulla pelle, e fo conto

di tirare innanzi dell'altro.--

Frattanto messer Pietro, ricacciata la spada nel fodero, e dato un

altro genovino all'ostiere, che non lo voleva a nissun patto, e che

forse perciò, mentre si tirava indietro colla persona, sporgeva

tuttavia la mano per prenderlo, si mosse alla volta del suo palafreno

e fu in sella d'un balzo.

--È tardi, e dobbiamo guadagnare il tempo perduto;--diss'egli al

Picchiasodo, che fu pronto a seguirlo.

Indi, accostando il cavallo alla panca su cui era adagiato Giacomo

Pico, e fatto della mano un cortese saluto al suo avversario, gli

disse:

--Messere, io vo' aiutare al vostro risanamento, più efficacemente che

non abbia fatto Anselmo Campora, detto il Picchiasodo, capo de' miei

bombardieri. Se voi foste stato più calmo quest'oggi, avreste di

leggieri capito che chi viene per tornarsene subito indietro, non è

certamente uno sposo.

--Che? come?--farfugliò il Sangonetto.

--Ah!--sclamò in pari tempo il ferito rizzando il capo e volgendo al

suo vincitore uno sguardo da cui trasparivano in pari misura la

curiosità e lo stupore.

--Sicuro;--ripigliò il cavaliere;--e avrei amato dirvelo, se non mi

aveste sbarrata la strada e afferrate le redini del cavallo, cosa che

non mi ha mai fatto impunemente nessuno. Ma basti di ciò. Avete

incrociato il ferro con Pietro Fregoso, capitano dei genovesi

all'impresa del Finaro. Se la vostra mala, sorte vi fa cadere in balìa

dei nemici, ricordate che la tenda del capitano è un fraterno rifugio

per voi, e che non vi bisogna riscatto.--

Con queste parole si accomiatò messer Pietro dall'osteria dell'Altino;

indi, spronato il cavallo, si mosse verso l'uscio di strada.

Fu quello un colpo di fulmine a ciel sereno. Giacomo Pico sbarrò gli

occhi, volle parlare, ma la commozione fortissima gli fece nodo alla

gola. Balbettò alcune parole vuote di senso, e ricadde svenuto nelle

braccia di Tommaso Sangonetto, che era rimasto mutolo, guardando ora

il Fregoso, ora il Picchiasodo, ora l'ostiere.

Quest'ultimo, che pur dianzi, tutto ilare in volto ed affaccendato

negli atti, si sprofondava in riverenze alla staffa di messer Pietro,

fece tre passi indietro, a quella improvvisa rivelazione; inarcò le

ciglia, strabuzzò gli occhi, spalancò la bocca ad un grido, e rimase

là sbalordito, come se avesse visto la tregenda, o il diavolo in carne

ed ossa.

Il Picchiasodo diede alla sua volta di sprone, per farsi alla manca di

messer Pietro Fregoso, e si trovò per tal guisa a pari di quel

simulacro della melensaggine.

--Orbene, mastro Bernardo;--gli disse, appoggiandosi sulla staffa

verso di lui e assestandogli un buffetto sotto il naso;--che è ciò?

Hai forse perduto la scrima?--

Il povero ostiere, che era stato cagione di tutto quel guaio e si

vedeva canzonato per giunta, alzò sdegnosamente le spalle e torse gli

occhi da lui.

--Sta di buon animo, via!--proseguì il Picchiasodo.--Ho il tuo

ricapito e fo conto di ritornare. Tienmene in serbo un fiasco di

quest'ultimo, che abbiamo a bercelo tra noi due, ciaramellando da

buoni compari sul gotto.--

E ridendo a più non posso, Anselmo Campora, detto il Picchiasodo, capo

dei bombardieri dell'esercito genovese, uscì alla sua volta di là.

--Ah sì, a ciaramellare!--ripetè mastro Bernardo stizzito.--Mi si

tagli piuttosto la lingua!

--_Amen_!--soggiunse il Sangonetto, poichè furono soli.--E intanto,

vediamo di aggiustare questa mala bisogna.

--Ah, messer Tommaso, tutto quel che vorrete;--gridò mastro

Bernardo;--comandate, son qua. Maledetti! e dire che avevano un'aria

così candida! Mangiavano e bevevano con tanto gusto!

--E tu hai bevuto più grosso di tutti, Bernardo; e non hai capito che

coloro tiravano a scalzarti. E non basta; fors'anco pigliavano

cognizione dei luoghi, e tu....

--Ah, non me ne parlate, messer Tommaso! Parevano così innamorati del

paese! Segnatamente quel capo dei bombardieri.... oh, san Biagio

benedetto! Ma già, del senno di poi son piene le fosse; ed ora

bisognerà pensare a quello che si potrà dire di questo affaraccio.

--Già!--soggiunse Tommaso.--E che cosa diremo? Ah ecco? che il nostro

Giacomino aveva odorato il tradimento e non seppe portarselo in pace.

Capisci? Non gli è di buona guerra venir qua, sotto colore

d'ambasciata, per esplorare il terreno, e cavare i calcetti alla

gente. Per altro, innanzi di presentare la nostra invenzione,

bisognerebbe sapere che cosa è avvenuto al castello tra i due genovesi

e il marchese Galeotto.

--Sicuro, bisognerebbe saperlo;--disse mastro Bernardo;--ma come si

fa?--

Castel Gavone: Storia del secolo XV · 第 20 / 36 题