Dal quale apparisce che, in materia di consolazioni, Tommaso
Sangonetto avrebbe potuto dar de' punti a Boezio.
Che torbidi pensieri menassero la ridda nel cervello di Giacomo Pico,
è più facile argomentare che dire. Chiunque ha fieramente patito per
amore, e per amore dispregiato o negletto, ci metta qualcosa dei suoi
ricordi particolari e di ciò che ha veduto, udito, o letto degli
altri; mescoli, aggiunga un pizzico d'acerbo, come l'hanno in gioventù
i caratteri chiusi, e dopo i trent'anni ogni nato di donna, e s'avrà
formato un concetto di quella stizza profonda in cui si crogiuolava lo
spirito del nostro innamorato.
Sconvolto, rabbioso, tormentato da cento pazzi disegni, aveva preso a
furia la strada del borgo ed era entrato per la porta di san Biagio.
La meta della sua corsa doveva essere a tramontana, verso l'erta su
cui torreggiava il castello; senonchè, giunto ad un crocicchio in
mezzo all'abitato, parve essersi pentito; poichè, fatto un gesto di
sdegno, svoltò rapidamente a sinistra e andò ad uscire da un'altra
porta, che metteva sulla strada di Calice.
Pervenuto colà e data una torva occhiata su in alto, dove non gli era
parso dicevole andare, varcò il ponte antichissimo che cavalcava il
torrente. Quel ponte era di costruzione romana, e in ogni altro caso
Giacomo Pico si sarebbe fermato, come spesso soleva, a contemplarne i
poderosi piloni, che da forse millequattrocent'anni sfidavano l'ira
del tempo e doveano sfidarla altri quattrocento di poi, per essere
divelti in quella vece da un capriccio degli uomini. Ma allora, e' non
li degnò neppur d'uno sguardo, e passato sull'altra sponda del Calice,
si avviò verso la ripida costa della montagna, con passo concitato e
gagliardo, come se volesse pigliare d'assalto la roccia dell'Aurera,
che ne incoronava la cima.
Salire al castello non aveva voluto; dal mezzo del ponte, lo aveva
anzi guardato a squarciasacco; tuttavia, non sapeva allontanarsene
troppo, e, risalendo la costiera di rincontro, non rifiniva di guatare
lassù, verso quel nido d'avvoltoi; che tale gli pareva in quel punto
il castello de' suoi signori. E dire che quelle mura gli pareano pur
dianzi un nido di colombe, e che egli, per tanti giorni lontano, tra
le feste, le oneste accoglienze e gli svaghi naturali del viaggio,
altro non aveva in mente, altro non desiderava che di tornare a quel
nido! Così facilmente mutano aspetto le cose ai nostri occhi, secondo
che porta l'amore o l'odio, la benevolenza o lo sdegno!
Il Bardineto si era fermato a metà dell'erta, colle braccia incrociate
sul petto e lo sguardo teso verso il castello, probabilmente divisando
nell'animo tutti i particolari dell'arrivo del Cascherano, le cortesie
del suocero, gli amabili rossori della sposa e i lieti conversari
della nobile brigata, allorquando gli venne udito poco lunge uno
stormire di frasche, come per guizzar di ramarro attraverso i
cespugli.
Si volse in soprassalto, confuso e scontento, a guisa di chi si trovi
colto in mal punto. Diffatti, egli non era un ramarro, nè altro
animale che striscia per terra, il turbatore della sua pensosa
solitudine; e bene glielo avevano indicato per un suo simile certe
risa sguaiate che accompagnavano il repentino fruscìo.
Quegli che rideva in tal guisa era un uomo di fresca età, sebbene il
volto avvizzito e di fattezze non belle, nè brutte, ma semplicemente
volgari, potesse farlo apparire più presso ai confini della maturità
che non a quelli della beata giovinezza. Indossava un farsetto di
ruvido cuoio; portava la berretta alla scapestrata, come a dire sulle
ventitrè ore e tre quarti, un coltellaccio a fianco, e sulle spalle un
archibugio, specie di balestro da caccia, per la cui canna si faceva
scattare, a forza d'arco, una pallottola, od un sassolino.
Il Bardineto, che a prima giunta avea fatto quella faccia scontenta,
si rabbonì, com'ebbe raffigurato quell'altro.
--Tommaso!--esclamò egli.--Sei tu?
--Io, non altri, perdiana! E tu probabilmente sei Giacomo Pico,
marchese di Bardineto, e d'altre castella nel paese dei sogni?
--Sì, canzonami, lingua tabana! Così foss'io marchese, o conte, da
senno:
--Eh, eh!--soggiunse l'altro ridendo.--Sulla strada ci sei. Co'
marchesi e coi conti ci bazzichi la tua parte, e saprai che chi va col
lupo.... A proposito di lupi, io ti facevo ancora di là dai monti.
--Son tornato stamane.
--Con che aria lo dici! e con che sospirone di rincalzo!--esclamò
Tommaso, tirandosi indietro in atto di meraviglia.
Il Bardineto, che già s'era padroneggiato oltre le forze, si lasciò
cadere sulla sporgenza d'un masso che ingombrava mezza la strada, e si
nascose il volto tra le palme, tentando di soffocare un singhiozzo.
--Tommaso mio,--gridò egli,--così non fossi tornato!--
L'amico stette immobile un tratto a guardarlo; quindi posò
l'archibugio e andò a sederglisi gravemente da lato.
--Ah, ah! c'è del grosso in aria!....--diss'egli.--Giacomo, vuoi tu
dirmi che hai? ma chetati, perdiana! Non sei più un bambino da latte.
Lascia pianger le donne, che piangono spesso, perchè piangono bene.
--Tu ridi!--notò amaramente il Bardineto crollando il capo e traendo
un altro sospiro dal profondo del petto.
--Ma sì, rido;--rispose quell'altro, scaldandosi;--rido, come ha
sempre riso Tommaso Sangonetto, e come riderà fino all'ultimo, perchè
niente c'è al mondo che meriti d'esser pigliato sul sodo. E riderò di
te, fino a tanto non m'avrai dimostrato.... Ma già, che potresti tu
dirmi di nuovo! Io t'ho capito e da un pezzo; ella non t'ama.--
Il Bardineto trasaltò.
--Chi, ella? E come sai tu?
--Sicuro, non ho da saper nulla, io, quando tutti ne sanno e ne
parlano! O dimmi, per chi ci hai pigliati? che un marito, od un padre,
sia l'ultimo ad avvedersi, ed anco non si avveda mai più, concedo; ma
gli altri... eh, via! dovrebbero esser ciechi dalla nascita. Come se,
alla tua età, il non cercar donna alcuna tra le tue pari, il fuggire
ogni occasione di sollazzo, lo starti poi sempre ristretto ai fianchi
di quella gente lassù (c'intendiamo!), non fossero già segni bastanti!
Ah, vedi? chini la fronte; capisci anche tu che tutto il paese ha fumo
delle tue ambizioni?
--Tutto il paese!--ripetè Giacomo Pico sgomentito.--E adesso....
--E adesso... lo so anch'io; siamo in un ronco, e la è dura di dover
dare indietro, al cospetto di tutti. Ma infine, non sarai tu il primo
a cui è capitato il somigliante. Papi e imperatori, principi e
capitani ti offre la storia in buon dato, che hanno dovuto, un giorno
della lor vita, appender la voglia all'arpione. E non si son mica
guastati il sangue per così poco; hanno aspettato la volta loro, ed
hanno messa a più certo segno la mira. Impara anche tu; lascia di
trarre in arcata e lontano; mira da vicino e traggi di punto in
bianco; è buon colpo. Fa a modo mio, Giacomo, e non avrai sopraccapi.
Sai donde vengo? Da caccia, ti dirà l'archibugio; ma, in fede mia, non
ho tirato nemmanco a uno scricciolo. Vengo dalla Nena di Verezzi. Ma
già, tu non la conosci, ed hai torto. Una forosetta, un bel tocco di
donna, che non ha la compagna in tutto il marchesato, e cui non piace
la sputi. Ruvida di modi, non nego, e manesca anzi che no; gli è il
suo diletto. Le ho fatto una carezza e m'ha reso un urtone; son caduto
ad arte, ella su me e siamo ruzzolati ambidue. Ah! ah! se per fortuna
non ci tratteneva un letto di timo, si tombolava giù giù fino alle
Arene candide.--
E fatto questo discorso, Tommaso Sangonetto si cacciò a ridere
sgangheratamente. Aveva ragione, poichè doveva ridere per due.
--Tommaso!--esclamò il Bardineto, con accento di rimprovero.--E tu
puoi mettere il capo in questi amorazzi volgari?
--Ma sì! ma sì!--rispose l'altro con impeto.--Del resto, che intendi
tu per amorazzi volgari? Volgo è quantità; e nel numero, lo capisco,
ci si trova del buono e del gramo. Ma sappi, chi la guarda in ogni
penna non farà mai nido, come chi guarda ad ogni nuvolo non farà mai
viaggio. Così dicono i vecchi. A che si tende, poi? che si vuole? Io
vado senz'altro alla meta e per la strada più corta; magàri ci fosse
un tragetto! A fartela breve, non vo' moccicose, nè superbiose, nè
schizzinose, nè altrimenti noiose, le quali mi diano pastocchie,
speranze ed erba trastulla.
--Ma quali donne son dunque le tue!
--Eh via, quali donne! Son tutte compagne. Lisciate, contigiate,
razzimate, il più delle volte t'ingannano; le hai per fior di farina,
e gran mercè se alla seconda stacciata riescono a darti cruschello.
Quali donne! dirò io delle tue. Bada a me, Giacobino; le mie non hanno
tante trappolerie; rustiche sono e male ad arnese; ma egli c'è questo
di buono, che il vino non mente all'insegna e tu non resti gabbato
nella bontà della merce.
--Sarà;--disse il Bardineto, per metter fine al discorso.
Ma il Sangonetto era in vena, e proseguiva.
--Eh, già, capisco; a te quella superba ha fatto dar volta al
cervello.--
Giacomo Pico scosse il capo in atto d'impazienza.
--E non la perdi di vista, a quel che pare!--incalzò il
Sangonetto.--Tu guardi sempre lassù.
--Tommaso!--proruppe scorrucciato quell'altro,--Per l'anima di....
--Orbene!--ripiccò Tommaso, alzando la voce a sua volta.--Chiama i
morti dallo inferno e i santi del paradiso, fin che ti piace. Io ti
amo, non so perchè; vedo che soffri; sono il tuo medico e ti curo a
modo mio. Sapevo il tuo segreto; e metti pure che io non dovessi
saperlo, nè altri; tu stesso me lo hai sciorinato poc'anzi. Ed ora, io
non ti ho domandato che cosa tu sperassi per lo addietro da lei: ti
domando in quella vece che cosa speri adesso, poi che ella ti ha
richiamato alla tua condizione di vassallo.
--Non ella,--gridò il Bardineto,--non ella, il destino. Vedi,
Sangonetto, tu ti sei giudicato da te. V'hanno cose che tu non
intendi, nè verresti a capo d'intendere. Sì, io l'ho amata; ma potevo
io forse operare diverso? Fanciullo mi han tratto al castello; è
cresciuta sotto i miei occhi; la vedevo ogni giorno suo padre mi è
debitor della vita; ella mi ha abbracciato...
--E baciato; storia antica!--interruppe Tommaso.--E tu, povero amico,
hai pigliato i bisantini per oro di coppella. Bacio di bocca cuore non
tocca, o non dovrebbe toccare. Comunque sia,--aggiunse il Sangonetto a
mo' di correzione,--pensa che la era una bambina, o giù di lì. Ma più
tardi, ti ha ella mai incuorato a sperare?
--Che ne so io? Si può egli mai dir d'una donna, anche alla vigilia di
farla tua, o di perderla per sempre, ch'ella t'abbia incuorato ad
amarla?
--Eh, per un pazzo, non ragioni poi male! A me, per esempio, la Nena
di Verezzi, che non è una Luccrezia romana, non ha forse data la più
rustica gomitata, proprio un momento prima di andar ruzzoloni? Ah, ah!
Ma, torniamo al caso: tu se' in male acque, mio povero Giacomo! Ma che
diamine, dico io, t'è saltato in mente di andar così in alto coi
desiderii? Meglio sarebbe stato per te d'inerpicarti sull'ultima balza
della Caprazoppa, là dalla parte del mare, per cogliervi i falchi nel
nido. Vedi, siamo vassalli. Il notaio David, lo sputasentenze, nel cui
studio ho passato i begli anni della mia giovinezza, te le dirà lui
per filo e per segno, le nostre delizie. Censuarii, aldioni, coloni,
servi della gleba, soggetti a taglia e soggetti a prestazione, la è
tutta una beva, e non c'è altra differenza che del più o del meno.
--Io sono libero uomo!--ripiccò alteramente il Bardineto.
--Uhm!--disse Tommaso.--Libero! e chi lo è? Tu appartieni alla classe
dei commendati. I tuoi vecchi erano _boni homines_, i quali, per
custodire da ogni insidia di potenti il tranquillo possesso del loro
lembo di terra, lo proffersero in podestà del signore, ne riconobbero
da lui l'investitura e diventarono censuarii, come il primo _quidam_
che da lui avesse ottenuto un poveretto a livello. La terra è serva, e
chi v'ha stanza, del pari. Non c'è modo di uscirne; qui l'aria rende
servi coloro che la respirano. Commendati, ligii, o censuarii
(chiamali con quel nome che vorrai) e' son tutti soggetti a
prestazioni e a tributi, e non hanno un'ora di bene. Una volta e' sono
richiesti di riparare le fortificazioni del castello; un'altra volta
di battere il grano e di trasportare il vino del padrone; un'altra
sono chiamati per la guardia notturna; un'altra ancora per ferrare i
cavalli. Un dì si paga censo di grani, di farina, di miele, di vino;
un altro di capponi, un altro di pane, carni e prosciutti. Ottieni
un'esenzione? Paghi. Un diritto di pascolo? Paghi. Un diritto di
pesca? Paghi. Dimori in una borgata e ci capita il marchese colla sua
masnada? Devi dargli l'alloggio e fargli la spesa, uno o più giorni
dell'anno, o pagarne in moneta il riscatto. Il marchese marita sua
figlia? C'è taglia sopra i vassalli. È preso in guerra? C'è taglia.
Arma cavaliere il figliuolo, o cavalca fuori del marchesato? Taglia,
sempre taglia. A te muore il padre? Paghi, per potergli succedere. Ti
ammogli? Devi dare al marchese un presente, perchè consenta alle
nozze, e riscattarti con una somma non lieve da un certo diritto
fastidioso, ch'egli ha, di levar le primizie.--
Qui il Sangonetto si fermò per pigliar fiato e per vedere che senso
facevano le sue argomentazioni sul suo malinconico sozio. Ma Giacomo
Pico, o non gli desse retta, o non credesse di doverlo contraddire,
taceva. E allora Tommaso, con quell'aria di trionfo che già s'è
notata, proseguì l'invettiva.
--Questo è il caso nostro; eccoti la sorte serbata a noi, _boni
homines_, uomini liberi, sotto la signoria dei nobili discendenti di
Aleramo. Non entro in tutte le miserie, a gran pezza più gravi, dei
servi della gleba a delle mani morte, taglieggiabili a misericordia,
cioè, a dire, fin dove piace ai nostri magnifici signori di aggravare
il _summum jus_ del loro talento. E servi, come siamo, tenteremmo di
pareggiarci ai nostri padroni, di entrare, puta caso, in parentado con
essi? Alla men trista, se siamo giovani, di bell'aspetto e di buona
voglia, possiamo riuscire donzelli, o scudieri, meritarci le grazie
segrete d'una annoiata castellana e le segrete prigioni e i
trabocchetti d'un castellano rabbioso. Ora, io non son bello, nè
giovane, e non ho voglia di mettermi in questi ginepreti. Il mio
esempio t'insegni; la mia filosofia ti persuada, o Giacomo Pico, e ti
basti l'essere meglio accetto di me, ma sempre come soggetto, ai
signori del luogo. A noi tocca di obbedire, e gran mercè se si può
farlo men che si può. I nostri diritti di signori esercitiamoli sui
casolari; non c'impuntiamo a voler l'impossibile. Di belle ragazze, e
meglio in apparenza che non sia la giovine castellana, è pieno il
Finaro. Vedi, a me piace due cotanti di più la Gilda, la nipote di
mastro Bernardo; e se non fossa che le buone grazie di madonna Bannina
e della sua smancerosa figliuola l'hanno fatta montare in superbia....
--Anche su quella avevi posto gli occhi?--dimandò Giacomo Pico,
meravigliato di tanta facilità amatoria del suo faceto compagno.
--Sicuro; e perchè no?--disse a lui di rimando il Sangonetto.--Sono
uomo libero in ciò, e dove mi vien fatto darla ad intendere, pianto a
dirittura le insegne.
--Sta bene; notò Giacomo Pico, stringendosi nella spalle;--ma se
madonna Bannina avesse mai fumo de' tuoi disegni--che certo non
saranno fior d'innocenza....
--Oh, potresti giurarlo, nol sono;--interruppe Tommaso, ridendo
sgangheratamente.--E perciò, vedi, mi tengo alla larga. Il castello mi
dà noia, e i begli occhi della Gilda non mi faranno mai perdere la
tramontana; la selvaggina mi piace, e se la mi capita a tiro
d'archibugio, povera a lei, le scatto un colpo; se no, no, Che
diamine! Non amo le frustate, io; e quei di lassù sarebbero capaci di
farmi pigliar la misura delle spalle. Questo, io lo intendo, ti parrà
un ragionar da filosofo; ma, mio caro, per un'ora di sollazzo non è da
comperarsi un monte di guai. Si ha una vita sola, a questo mondo;
perchè farla arrangolata e tapina? Io non vo' grattacapi. Pur troppo
ne avremo, e non cercati da noi. Che te ne pare di questa burrasca che
è in aria? Non è forse ella il colpo di grazia? Ed anche questa ci
bisognerà parare; ma alla croce di Dio, non vo' pigliarmi fastidi
oltre il bisogno.
--Che dici tu mai?--esclamò il Bardineto, con un accento da cui
trasparivano lo stupore e lo sdegno.--Si combatte per casa nostra.
--Ah sì, casa nostra!--replicò sogghignando quell'altro.--Casa dei
Carretti, vuoi dire! Bada a me, Giacomo Pico; noi siamo quei leoni
aggiogati che ci ha sulla insegna il marchese. Si rode il freno
d'acciaio, e, spinte o sponte, si tira il carro simbolico, lo scudo e
l'elmo coronato dei nostri amati signori. Questa è la nostra sorte, e
non vedo che possa farsi migliore. Da un pezzo io la vengo
rimuginando, questa bellissima sorte, e la paragono a quella di Noli e
di Savona, città vicine, città marinare, che un tempo rodevano il
freno come noi, tiravano il carro simbolico come noi, e più avvedute,
più audaci e per conseguenza più fortunate di noi, hanno rotto il
freno, e piantato il carro in mezzo alla strada. Son liberi, i nostri
compagni di servitù; fanno essi le leggi loro, provvedono di per sè ai
loro bisogni; soli noi la duriamo con questo ignobil giogo sul collo.
E sia pure, dacchè non si ardisce di scuoterlo; ma perchè ci
scalderemmo il sangue? perchè ci metteremmo noi ad ogni sbaraglio, per
chi ci vuol servi? perchè faremmo nostri i suoi litigi con questo
quello de' suoi particolari nemici?--
Il Bardineto era stato ad udirlo con molta attenzione. E come Tommaso
ebbe finito, così prese a rispondergli:
--Sai che t'ho a dire?
--Di' su!
--Che quando si pensa come tu pensi, e' bisogna far altro da quel che
tu fai. La si rompe col suo signore e si muove a tumulto il popolo
contro di lui; ma non si aspetta che egli abbia guerra con altri, per
venir meno al debito di vassalli verso di lui, di cittadini verso la
patria.
--Gli è questo un sentire nobilmente,--replicò il Sangonetto con
piglio sarcastico,--e il tuo signore e nimico te ne ricambia a misura
di carbone, facendoti trar calci all'aria, penzoloni dai merli della
torre più alta del suo castello, che tu non hai potuto pigliare
d'assalto. La non m'entra, sai, la non m'entra, questa tua nobilissima
temerità, e preferisco il mio prudente consiglio. Di nulla io mi tengo
debitore ai nostri padroni; taglia e prestazione, tributo di borsa e
tributo di persona, tutto io pago per forza, e il meno che mi vien
fatto. Anch'io, vedi, sono stato al pari di te alle impresa di guerra;
ma in quella che tu, cavaliere audacissimo, facevi prodezze e menavi
strage entro le file di Baldazzo, io, bandieraio della salmeria,
serbavo la pancia pe' fichi. Brutta cosa, dirai. Ma tu, che ci hai
guadagnato a fare il paladino, e correre il rischio d'un verrettone
nel cuore, o d'una mazzata sul capo?
--Oh, fosse venuta allora!--sclamò il Bardineto chinando gli occhi a
terra e mettendo un sospiro.
--Affediddio, non ci mancherebbe altro che aver dato la vita a chi te
la stima sì poco! E invero, perchè dici tu questo? Perchè ti hanno
pagato di quella buona moneta che sai. La fiducia del marchese! Grazie
infinite; che è dessa? Leviamo la buccia, e consideriamola ignuda.
T'hanno sperimentato di buona pasta, ti adoprano, ti spendono in ogni
loro bisogno, come si spende un castaldo, un procuratore, un ser
faccenda, un ceccosuda. Tu se' un arnese del castello. Giovi? ti si
leva dal dimenticatoio. Non giovi più? ti si mette in disparte. È
questo il tuo stato; non sperare di più. Ma tu sei uomo, hai occhi per
vedere, cuore per desiderare, servigi da metter fuori, a fondamento
delle tue ambizioni. Orbene, la è finita per te. Ami la figlia del tuo
signore; chi non se n'era avveduto? e chi, guardando alla sostanza,
non t'avrebbe riputato un buon partito? Tu fedel servitore della casa,
tu valoroso cavaliere, tu messaggiero accorto e sicuro, tu anima
d'ogni più malagevole impresa, che non dovevi riprometterti, in
ricompensa dell'opere tue? Ma no; tu eri e resti un vassallo e la
donna che desideri, che credi di aver meritato, te la ruba il primo
venuto, perchè gli è nobile e signor di castella.
--Ah, tu sai?....
--Certamente; un Cascherano, conte di Osasco, che è un borgo di là da
Torino. Questo matrimonio è una sorta di rifugio, e il marchese
Galeotto, alla disperata, l'ha scelto. Poteva dare la figliuola ad uno
di questi Adorni, che, cacciati da Genova, sono venuti ad appoggiar la
labarda da noi e a congiurare contro la patria loro. Ma questo era il
peggio dei peggi. L'ha negata a un Fregoso, che è doge, ma che
potrebbe essere rovesciato da oggi a domani; non poteva pensare a un
Adorno, che, anco tornando in alto posdimani, potrebbe dar la capata a
sua volta. Quella è gente instabile e non c'è da far conto sovr'essa;
meglio un nobile di là dai monti, che ha meno grandezza di nome e più
sicurezza di stato. E ad un di costoro, che niuno sapeva chi fosse, si
sacrifica il valore, la divozione, l'amore infinito di Giacomo Pico.
Donde tu devi vedere che sorte di virtù siano queste tue, e come ben
collocate!
--Ah, io ne morrò!--prorruppe il Bardineto, cacciandosi a furia le
mani nei capegli.
--E dàlli,--soggiunse Tommaso.--O non ci hai proprio nient'altro da
fare? Ma sai che mi faresti uscire dai gangheri? Infine, che cosa
desideri? per che cosa ti arrovelli? Per una donna che ti piace.
Orbene, da Adamo in poi ciò è capitato a più d'uno, e non so che
alcuno abbia perso il lume degli occhi, prima di averne l'intiero.
Pensaci un tratto; o le piaci tu pure, o non le piaci. Se non le vai a
genio, ci hai il tuo conto saldato; puoi mandarla a quel paese, o
aspettarla al varco e far vendetta allegra; ad ogni modo, egli non c'è
da desiderarsi la morte per una donna che non ti abbada. Se in quella
vece la ti vede di buon occhio, aspetta, perdiana; il tuo giorno
verrà. O che credi, perchè la diventa contessa d'Osasco, t'abbia a
fare il viso dell'arme? Il non esser buono per marito, non vuol già
dire.... che anzi!.... In questi casi, un rifiuto io l'avrei per
grazia profumata. La donna, amico mio, è una gran bella cosa e ci ha i
suoi dolci momenti, che la getteresti sopra ogni altra delizia del
mondo; ma guai a chi l'avesse sospesa al braccio tutte le
ventiquattr'ore del giorno; e' ci sarebbe da pregarsi il fistolo! Or
dunque, Giacomo Pico, sta di buon animo, e non ti lasciar scolorire le
ultime rose sul volto, che non abbia a parer meglio di te il
Cascherano, quando verrà a fare il mogliazzo.
--È già venuto;--mugghiò il Bardineto.
--Ah, ah! non si perde tempo? E sia pure e ci resti, in sua malora! Tu
non mi fare il poeta; che saresti ridicolo, e chi fa ridere ha perso
la causa. Ti piace la donna! tienti sull'orma e aspetta il buon punto.
Chi sa? Non t'eri accorto, e forse la tua stella è già apparsa
sull'orizzonte. Ma sopratutto, bada, non ti guastare il sangue, non
pigliar nulla a scesa di testa; è l'essenziale. A proposito di scesa,
o che, si sta qui fino a notte? Io ho fame, e tu non devi rimanere
quassù, a far l'uomo salvatico. Si scende, dunque?
--No, Tommaso; non per di qua!--disse Giacomo Pico, torcendo gli occhi
in atto supplichevole.
--No? Orbene, come ti pare. Largo ai canti e scendiamo alla Marina.--
Ciò detto, e per mandare i fatti di costa alla parole, il Sangonetto,
che già s'era alzato da sedere, diè di piglio al suo archibugio e se
lo gittò in spalla; con un colpo della palma distesa si acciaccò la
berretta sul capo e, per uno di que' sentieruoli che serpeggiavano
lunghesso i fianchi della montagna, s'avviò alla discesa.
Giacomo Pico si mosse dietro di lui, non rassegnato affatto, nè
affatto sconsolato, bensì pieno di maltalento contro di sè, contro di
tutti, pronto ad affogare la sua rabbia nel vino, come a sfogarla in
una mareggiata di sangue.
Accadeva al Bardineto ciò che spesso accade a molti infelici suoi
pari, che la compagnia e i conforti d'un uomo volgare mutano indirizzo
al loro tormento. Sia che un intimo senso li ritenga dal commettere un
alto dolore in piena balìa di chi non è nato ad intenderlo, o sia che
la medesima volgarità del compagno pigli il sopravvento sulla fibra
umana (già, per istinto, volgare, e non mai delicata, nè nobile, se
non per eccesso, che non è naturale nell'uomo), o sia finalmente che
la vostra vanità messa al punto, s'inalberi e comandi agli atti nostri
una apparenza di fortezza, egli è un fatto che il dolore, almeno fino
a tanto che duri quella nuova maniera di contrasto, non pure fa le
viste di cedere, ma veramente si scema, o si addorme nel profondo
dell'anima. Ripiglierà forse vigore, crescerà d'intensione più tardi,
troverà le occasioni a romper fuori, tanto più impetuoso, quanto più è
rimasto compresso ed inerte; ma tace, frattanto, e qualche volta, fra
mezzo alle cento cure svariate del vivere, agli aspetti diversi delle
cose, ai ragionari delle liete e noncuranti brigate, lascia libero il
campo alle più discordi sensazioni, financo a quella che ci sforza di
ridere. Cose che non si spiegherebbero altrimenti, senza questa
mobilità somma detta umana natura.
Del resto, è anche vera un'altra cosa, ed accade agli animi deboli,
che sono poi il maggior numero della figliolanza di Adamo. Ci si apre
con un gentile ascoltatore, con un virtuoso consigliere, e si piange o
si è sconfortati, ed è nobile sfogo che ci eleva lo spirito ad altezze
o non prima vedute, o non reputate accessibili all'uomo. Si commettono
i proprii dolori ad orecchio volgare; da labbro volgare si aspettano i
conforti e i consigli; ma gli uni e gli altri ci affondano nel pantano
dei sensi ingenerosi; crassi vapori c'involgono e ci nascondono il
sereno de' cieli; il dolore, fatto ira e bestemmia, bramosia di
vendetta, di mal per male, non ci affina lo spirito, lo ingombra, lo
accieca, vi attossica le sacre fonti del bene.
I due amici scendevano, come si è detto, lungo la costa del monte.
Giacomo Pico era taciturno e grave; ma tratto tratto scuoteva il capo
e sbuffava a guisa di toro ferito. Il Sangonetto taceva del pari, e
certo non facea bocca da ridere; ma chi gli fosse stato dinanzi e lo
avesse veduto a dondolare il capo e ad aggrinzare di tanto in tanto le
labbra, avrebbe detto che il consolatore di Giacomo Pico se la rideva
dentro di sè, di quel riso tacito e profondo che fa tanto buon sangue.
Gongolava, il Sangonetto; e perchè? Perchè la era finita una volta,
quella cuccagna del Bardineto; perchè gli era finalmente caduto, quel
superbioso, che si struggeva di salire tant'alto; perchè sprofondava
nella mota comune, quel sognatore, quel pazzo, che cavalcava così
alteramente le nuvole.
E non era crudele, il nostro Tommaso; non odiava già il Bardineto; che
anzi lo amava, come poteva egli amare qualcuno, per consuetudine
antica, e perchè non gli era venuta mai occasione di scontro. Sì,
certo, gli era parso qualche volta noioso, con quel suo starsene in
dimestichezza coi grandi, così felice in apparenza tra le bellezza del
castello Gavone, libero di profferire i suoi omaggi a madonna Bannina,
bellezza matura, o a madonna Nicolosina, bellezza nascente, o alla
Gilda, bellezze di mezzo, ma più franca, secondo lui, e più
attrattiva. Per altro, pensandoci su, il Bardineto non corteggiava la
Gilda; era cotto, per sua disgrazia, della giovine castellana; gli era
un uomo spacciato; non era da invidiarsi poi troppo. Lo amava dunque,
sì lo amava; ma ora, poi, dieci cotanti di più, sapendolo giù d'ogni
speranza e d'ogni superbia. Donde quel giubilo interno, quel gongolo,
che gli facea dimenare il capo e aggrinzare le labbra. Anima umana!
In questi pensieri, i due compagni, erano giunti ai piedi del monte,
e, valicato il Pora su certi passatoi disposti a giuste distanze sul
pelo dell'acqua corrente, entravano in una viottola, che risaliva
verso levante, ad incontrare la strada maestra dalla Marina al Borgo.
E pochi passi avevano fatti in quella stretta, allorquando venne loro
udito un calpestìo, insolito per que' luoghi e in quell'ora.
Giacomo Pico, che era stato il primo a notarlo, affrettò il passo,
stese la mano sul braccio del Sangonetto, come per trattenerlo, e
stette coll'orecchio teso in ascolto.
--Cavalli!--soggiunse egli, rispondendo ad un gesto del compagno, che
si era voltato stupefatto a guardarlo.
--Cavalli, sicuro;--disse di rimando Tommaso;--e poi?
--Non hai indovinato? Son essi.
--Essi? Pronome, e nient'altro;--ripigliò il Sangonetto;--io non
t'intendo.
Giacomo Pico crollò le spalle in atto d'impazienza.
--I cavalieri di questa mane;--aggiunse egli poscia;--il conte
d'Osasco e il suo amico, o famiglio che sia.
--Ah, ah!--sclamò il Sangonetto, mettendosi finalmente
sull'orma.--Buon viaggio a loro! Ma ora che ci penso, o come vuoi che,
giunti a mala pena, già se ne tornino via dal castello? Il tratto, in
fede mia, non sarebbe cortese.
--Ma! che ne so io?--rispose Giacomo Pico.--D'una cosa son certo; che
sono costoro. Me lo dice il cuore....--aggiunse con accento di
profonda amarezza.--Seguimi; or ora vedrai.
E senz'altro aspettare si mosse con rapido passo alla svolta. Il
Sangonetto fu pronto a seguirlo.
Il cuore del Bardineto non si era ingannato. Erano proprio loro,
messer Pietro e il Picchiasodo, che venivano di buon trotto per la
strada maestra, con quel fare spigliato e contento di chi s'è sciolto
d'ogni molestia e non ha più a darsi pensiero che di arrivare alla
posta.
A Giacomo Pico la vista del più giovine dei due cavalieri diede una
scossa fortissima al cuore. Era quegli il suo fortunato rivale, il suo
nimico giurato. E gli prese in quel punto una maledetta voglia di
buttarsi al pettorale del palafreno, di rovesciare il cavaliere e di
finirlo d'un colpo.
La via era stretta, e, per andar oltre, con quell'intoppo dei due
sopraggiunti, a messer Pietro convenne di spronare il cavallo e farsi
innanzi da solo.
Il Bardineto lo divorava degli occhi. Era bello, messer Pietro, ed
ilare in volto; due cose che lo rendevano uggioso a quell'altro.
Senza por mente all'effetto che cagionava la sua presenza, messer
Pietro, cortese per consuetudine di gentiluomo e più ancora per la
contentezza del momento, nell'atto di cansarsi col suo palafreno dai
due viandanti, fece un gesto a mo' di saluto, che certo credeva gli
fosse ricambiato in quel punto.
Frattanto, Giacomo Pico, innanzi che il Sangonetto potesse indovinare
le sue intenzioni e trattenerlo, si faceva in mezzo alla strada e,
afferrando lo redini del cavallo, salutava il suo avversario con
queste parole:
--Messer cavaliere, mi consentite voi pochi istanti di colloquio?--