Colloquio di diverso genere.
La persona entrata era il signor Basilio. La vista di lui produsse su
di Alfredo e Giovanni la sensazione di quella di un aspide. Un sol
momento bastò loro per comprendere i misteriosi legami che attaccavano
costui al demagogo.
--Ora sì che non credo possibile il risorgimento del mio paese, urlò
Giovanni percuotendosi forte colla destra la fronte: con siffatti
uomini alla testa gli abitanti di questa città passeranno al cospetto
degli uomini per masnadieri; e dai due che ne sono capitani supremi
argomento il resto del consiglio dirigente.--
Una cocente lacrima gli bagnò le gote al chiudere di questo discorso.
Alfredo pure era colpito dal più profondo dolore.
--Pur nullameno, soggiunse Giovanni, farò il possibile per loro,
finchè l'onore non sarà da essi fuggito, col braccio e col consiglio.
--Ed io seguirò il tuo nobile esempio, io e mio figlio ti seguiremo:
ma se non salveremo il paese dall'anarchia....
--Tu sai che io son nato in Piemonte, tu sai che laggiù ho amici; noi
torneremo colà, fuggiremo questo luogo ammorbato da pestifere serpi
che spargeranno il loro veleno dappertutto; io non voglio macchiarmi
col loro contatto. Noi partiremo per Nizza, e colà comprerò una
villetta per le donne, mentre che noi uomini, due padri e due figli,
offriremo il nostro braccio ed il nostro cuore alla schiettezza
sabauda.
--Il tuo desiderio, Giovanni, è pure il mio, lasciar che i rei si
perdano; peggio per loro: ma forse vi è speranza che riconoscano il
loro errore.
--Nol spero io; e non ti rammenti che cosa fecero della Francia un
Robespierre e tutti gl'infami membri della Convenzione? quella storia
di cittadini macelli, di turpi condanne, di orribili carnificine, Dio
il voglia che non si rinnovi nella bella Toscana! Tu lo comprendi qual
me; quei capi avidi di prede, di ricchezze, mirano unicamente allo
stabilimento dell'anarchia; ed il popolo ignorante li crede e li
crederà fino a che le sciagure gli faran conoscere, ma tardi, il suo
fallo.--
Giovanni ed Alfredo erano parificabili a colui chi si desta dopo un
lungo letargo: videro pur troppo l'amor patrio falsato; e sebbene
quelle anime ardenti non fossero suscettibili di pentimento, pur
nullameno quanto sentivano e vedevano li persuadeva della inutilità
degli sforzi che avevano fatti pel bene comune; convenivano in loro
stessi che, prima di pensare ed avere una rappresentanza, il popolo
deve giungere al più alto grado di perfezione morale, e che quanti
passi dista da quella, altrettanti sarà lontano dalla sua autonomia.
Fino ad ora i due nostri personaggi si erano illusi inquantochè non si
erano mai dati tanti fatti, tante combinazioni, quanti si erano dirò
accalcati in quel poco spazio di tempo in cui eransi allontanati dal
nuovo mondo. Fino allora non era giunto il tempo dell'azione, la quale
a chiare note di realtà dimostrava il pessimo andamento della plebe,
che, credendo slanciarsi così senza essersi purificata nella via del
progresso civile, si era viepiù cacciata nella perdizione per un
cammino del tutto opposto. Ma fa duopo lasciare i due spiriti bollenti
di sdegno generoso per ritornare al gabinetto di Bruto, ove, come
vedemmo, era entrato il signor Basilio.
Costui, sedutosi familiarmente sul divano di raso, tenendo in segno di
confidenza il cappello in capo, aveva incominciato così la
conversazione.
--Ebbene, caro il mio _luminare del secolo_, come sei tu contento di
me?
--Caro Basilio, se tutti gli uomini giovassero come fai tu alla buona
causa, io credo che in poco tempo si rinnoverebbe completamente la
faccia della terra; ma a proposito, dimmi, hai tu assistito al
panegirico del tuo fanatico missionario?
--L'ho diretto specialmente, ed oh tu avessi sentito come sbuffava e
come faceva venir la mosca al naso al popolo affollato! parlava di
fucili, di guerre, di franchigie con una faccia da energumeno; citava
Catilina, come se fosse stato uno dei più dotti santi padri: è un gran
diavolo costui.
--E di dove l'hai pescato?
--Non so di qual luogo sia scappato questo nuovo Lutero; e ti assicuro
che per le stranezze, per le contorsioni, per le ispirazioni
profetiche, costui non la cede a Maometto, nè a quanti impostori di
quel genere.
--Ma, dimmi un poco, e a denaro come si sta?
--Ah! quanto a ciò non dartene pensiero; le scrivanie ed i forzieri
dei ricchi stanno nelle nostre mani, e noi abbiamo in tasca le chiavi
di tutti quanti gli stipi, cioè è in nostra mano farli forzare a
piacimento.
--Ed il tuo? disse il Bruto in tuono beffardo.
--Oh! quanto a ciò, rispose il signor Basilio collo stesso tono, è
un'altra faccenda; in casa dei ladri non ci si ruba.--
Il signor Bruto dette in uno scoppio di risa così clamoroso che i
giovani dell'anticamera ne furono maravigliati.
--Dimmi e il giornalismo come lavora?
--Oh! caspita! ne stampa ogni giorno più da fare strabiliare; nel
giornalismo livornese abbiamo due periodici che a senso mio potrebbero
ricreare una conversazione di demonii, e tu vedessi che effetto
magico! Si direbbe che la placida popolazione della città ha il
diavolo in corpo; i ricchi tremano di una paura indicibile; i poveri
pendono alle speranze del lucro e già s'ingegnano; il commercio
vacilla; insomma tutto si affretta alla dissoluzione dell'antica
società, sui rottami della quale noi edificatori ne pianteremo una
nuova.
--In questi prodigiosi passi, caro Basilio, vi è del maraviglioso, ma
quello che corona l'opera è la tua conversione, caro Basilio.
--Conversione? con ciò dire mi dimostri ch'io sono stato un uomo mal
conosciuto; ma che credi? che ai tempi in cui biasciava i paternostri
e teneva il collo torto e fuggiva le donne, io lo facessi davvero? eh!
caro amico, stupisco come tu lo abbi creduto, un uomo della tua
fatta.... Era tutta tutta polvere negli occhi, e lo faceva per
ingannare i babbei e, come suol dirsi, tirare l'acqua al mio mulino.
Ma in casa ah! amico, avresti veduto con che dirittura teneva il collo
e che belle fantoline ricreavano le mie veglie notturne.
--Ma e quei certi soffietti in certi luoghi.... che so io.... non li
facevi da vero?
--Sicuro, era il miglior mestiero per giungere alla meta; altri tempi
altre cure. Oh! ma le tue facezie mi hanno fatto dimenticare un caso:
sai tu che possiamo dirci proprio fortunati, fortunatissimi? indovina
un po'? il bravo nostro collega Catone il censore è salito al posto di
proconsole. Il popolo ce l'ha messo, e possiamo dire che siamo al
punto beato di fare quello che ci piace.--
Oh! Catone! mormorò fra sè Bruto, è già salito! e mentre in sè
mulinava un pensiero d'ira, il suo volto non era mutato dal sorriso
abituale, onde freddamente:--Ne ho piacere; dimmi, Basilio, e i
bollettini sulfurei?
--Ah! piglian fuoco da sè.
--E la tassa che divisava porre su tutti i negozianti?
--Ho la minuta del nostro decreto.
--Sei proprio un Perù; ma pria che io nella moltiplicità degli affari
i quali da tutte parti mi attorniano mel dimentichi, che si ha da fare
dei retrogradi? queste bocche inutili e cervelli guasti si hanno a
metter fuori! il mio segretario ha minutato il programma, io lo
firmerò e tu lo farai stampare: ma a proposito; io ho su ciò da
palesarti un arcano.--
Quando si trattava di arcani da conoscere, il signor Basilio era
peggio di una donna per la curiosità; onde con somma fretta esclamò:
--Presto presto, di che si tratta?
--Hai tu veduto bene quei due che con brutto cipiglio si sono
allontanati dalla mia stanza al tuo ingresso?
--Gli ho veduti di volo, ma non ho badato gran fatto alla loro faccia;
avevano l'aria da disperati.
--E forse lo sono; sappi però che costoro li stimo pregiudicevolissimi
al buon andamento delle cose nostre.
--Quand'era così, perchè non mi facevi un cenno? non avevi forse le
pistole sul tavolo? non ho io il mio pugnale? non ci erano i giovani
in anticamera? si saltava loro al collo e con un fazzoletto turando ad
essi la bocca in due minuti erano belli e spacciati; dopo avremmo
gettati i loro cadaveri nel sottoposto canale urlando all'affollata
moltitudine: Così periscano i traditori!
--Lodo il tuo zelo, caro Basilio, ma sappi che quei due furfanti non
erano due oche, e probabilmente prima che tu avessi potuto fare la
festa a loro avrebberla essi fatta a te; ma è inutile perder tempo in
questa digressione. Coloro sono due dei più indiavolati _moderati_ che
io conosca; hanno aderenti e mezzi e son capaci di guastare le cose
sul più bello: conviene sul momento spiccare un ordine del proconsole
che non ardiscano più presentarsi in città sotto le più severe
comminazioni.
--Ebbene si farà; ma, in grazia, dimmi i nomi e i casati, perchè io
possa parlarne al saggio Catone.
--Nel tempo passato credo che tu avrai sentito nominarli, son essi
quel Giovanni ed Alfredo....--
Bruto non ebbe duopo di proferire i cognomi, poichè se una miniera
d'oro fosse stata scoperta sotto il terreno di proprietà del signor
Basilio, avrebbe questi risentito minor gioia; laonde con tanto
d'occhi spalancati e con la bocca aperta:
--Ah!... ah!..., ho capito, ho capito benissimo; questa nuova mi
consola: servirò di tutto cuore il mio paese; con costoro ho qualche
conto da regolare; io volo dal proconsole.--
E fe' per uscire.
--Senti.... senti...
--Non mi trattenere: quanto siano terribili costoro, lo so molto più
di te; altro che esilio! costoro bisogna farli legare, incatenare,
imprigionare, o meglio, fucilare.--
E così dicendo, a malgrado delle premure di Bruto, uscì precipitoso
dalla stanza; se non che, con eguale precipitazione ritornando per un
momento indietro, con voce affannosa:
--Dimmi, dimmi... e.... donne ne hanno con loro?
--Donne? E che importa delle donne?
--Importa benissimo; sono forse peggio degli uomini; ma a me, a me
costoro, tutti tutti fino ad uno, non mi fuggiranno una seconda
volta.--
E terminando queste parole uscì della stanza col volto radiante della
più pazza ed infernale gioia.
Il perfido signor Basilio non aveva perduto un istante di tempo per
sfogare una vendetta da lungo tempo covata: qual gioia per lui, il
percuotere di colpo mortale quel Giovanni che aveva posseduto colei
per cui il vedemmo ardere di amore! qual sodisfazione di potere in un
tempo schiacciare due abominate famiglie! e ben lo sperava, anzi
tenevasi sicuro dell'esito, dal fermento popolare che esso era per
destare contro le due designate vittime; sapeva bene che il popolo non
ragiona, ed aveva presente con qual felice resultato i demagoghi del
1793 all'epoca della terribile anarchia avean fatto cadere le teste
delle da loro odiate persone, gavazzando nel sangue più puro e più
innocente, senza rispetto all'età, al sesso ed al grado. Basilio aveva
in cuore l'anima di Robespierre e di Marat; e se fosse permesso di
credere alla metempsicosi, io vi direi che l'anima infernale di uno di
quei due mostri fosse trasmigrata nel corpo del signor Basilio. Ma
nell'eccesso del suo sfrenato desiderio esso uscì dal gabinetto senza
direzione veruna e come se, appena uscito, avesse potuto raggiungere i
due personaggi, farli arrestare dal popolaccio e tradurli in prigione.
Egli forse sperò incontrarli, riconoscerli alle loro vesti, alle loro
fisionomie quando avesse comodo di fissarli. In questa speranza e per
la fretta di giungere al suo scopo, non pensò a dimandare qualche
schiarimento al demagogo o ai giovani dell'ufficio di lui. Giunto che
fu sulla Piazza d'arme, si avvide del commesso sbaglio e se ne morse
le mani. Dove saranno alloggiati? disse fra sè: in questo stato di
disordine ei sapeva che le denunzie fatte al comitato di sicurezza
circa i forestieri erano molto incomplete. Da una parte si rasserenò
pensando che neppure Bruto avesse saputo dirgli qualche cosa intorno
alla dimora dei due, ed infatti ciò era vero; tanta fu la sorpresa in
cui gettò quell'agitatore la comparsa improvvisa dei due antichi
colleghi che non aveva pensato a dimandar loro dove dimorassero e se
si trovassero in Livorno sotto il loro vero nome; e forse, quando pure
ciò avesse loro dimandato, noi abbiamo ragione di credere che non
sarebbe stato soddisfatto nelle risposte. Il signor Basilio dunque si
dispose almeno per il momento a far da sè ed a fiutare come un bracco
le peste del cervo o della lepre; e pensando che più facile gli
sarebbe stato rinvenire coloro nei luoghi più frequentati, si diresse
quasi trafelante verso la bocca del Porto, urtando senza pur chiedere
scusa or l'uno or l'altro di tanti che si trovavano sulla via, i
quali, non conoscendolo, lo presero per un matto, mercanzia umana in
grande abbondanza in quell'epoca a Livorno. Tali altri, conoscendolo,
si guardavano in viso come per dirsi: Eh! esso oggi è l'uomo del
giorno, l'uomo di affari, bisogna scusarlo; le grandi cure che lo
molestano, non gli permettono di fare cerimonie.
Sul canto di via della Tazza, allora detta Via Marsillana, stava un
banco di arance di Portogallo l'une sopra le altre a piramide; per
sventura del povero rivenditore, un'acuta estremità del banco medesimo
s'internò nella fodera delle falde dell'abito del corrente signor
Basilio, il quale, non arrestandosi per il contrasto, fece sì che
trassesi dietro per un poco la panca, ed ecco rotolare a centinaia le
arance per terra, con gioia immensa degli sfaccendati, dei ragazzi, e
risa anche degli adulti; mentre il signor Basilio, credendosi preso
per le falde dell'abito da qualche persona che volesse alcun che, cui
egli divisava di non dar retta, urlava senza guardare e gridava:
--Fermatevi, fermatevi, non mi trattenete; si tratta della salvezza
della città.
--E si tratta della salvezza delle mie arance, urlava dalla sua parte
il povero rivendugliolo; nessuno vi ferma, è voi che dovete
fermarvi.--
Ma la corsa del signor Basilio doveva inevitabilmente essere
trattenuta, perchè la panca che stava attaccata alle falde di lui,
avendo nello strisciare per terra fatto cadere delle persone che
passavano per direzioni opposte a quella dell'infaticabile
persecutore, si levò un gridìo, una diavoleria, e ben tosto il signor
Basilio si vide circondato da persone e ceffi minacciosi, e davvero
questa volta preso per l'abito e tirato da tutte le parti.
--Perdio! questo è un procedere da bestia, gridava un tale rialzandosi
a stento da terra e zoppicando colla gamba destra; ahi ahi! che
sbucciatura! che frizzore! ma da quando in qua si cammina colle panche
attaccate al vestito?
--Oh il mio occhio! strillava un altro lacrimando e turandosi l'occhio
sinistro; ho avuto un bel fare a metter le mani avanti che un sasso mi
si è cacciato sotto, e sarò per divenir cieco.
--Che impertinenza! che sfacciataggine! gridava come indiavolata una
vecchia signora di circa sessant'anni che era, per causa di quella
maladetta panca, caduta con la gonnella alzata sopra il marciapiede,
ed aveva sopra di sè un ricco Ebreo, la cui grossa pancia non temeva
confronto di quella del basso cantante Lablache, essendo del peso di
cinquecento libbre almeno. Che birbonata è questa, saltare addosso in
questa guisa? aiuto, aiuto!
--Per Mosè, per Aronne, per Baruch, ahi ahi! cara lei affogo! per
Esdra e Neemia, signori, cioè cittadini, chi mi aiuta a sbarazzarmi da
questa vecchiaccia la quale mi ha incatenato un piede con lo strascico
di sua gonnella?--
Ed invano gridavan tutti quei poveri caduti; troppo ci vorrebbe a
numerarli tutti ed a trascrivere gli accenti d'ira, di bestemmie, non
meno che i lazzi curiosi che facevano crepar dal ridere: e, come ben
pensate, lettori carissimi, neppur uno di quelli che erano all'intorno
dei caduti divisava di dare aiuto ai meschini attrappati dalla panca
del signor Basilio; ma invece si divertivano a far calca all'intorno
di quel mucchio di gente, la quale dava uno spettacolo ridicolo. Così
ognuno dei caduti, vedendo che da niuna parte veniva soccorso, pensava
di alzarsi da sè, chi colle mani, chi col bastone, chi col gomito; ed
in fatti si alzarono alla meglio che poterono, gli ultimi la vecchia e
l'Ebreo, i quali, stirando le gambe e spolverandosi la giubba e
tirandosi giù la gonnella, alzati che furono, si guardarono in
cagnesco.
--Buh! buh! urlò la vecchia digrignando i denti.
--Auf! auf! esclamò il grasso Ebreo, per Malachia, l'ho avuta bella la
grazia; credevo di affogare presso quel cadavere.--
Le risa degli astanti furono troncate dall'arrivo di un tamburo e di
una massa d'uomini armati.
Era cosa ben naturale il loro intervento: a quell'epoca tutto destava
allarme; e siccome ogni uomo si credeva in diritto di armarsi, di
pattugliare e di arrestare o almeno di girare in truppa, dalla vicina
pescheria un tal Grongo pescivendolo dei più clamorosi, sentito il
fruscío di via della Tazza e visto il popolo accorrere a quella volta,
si credè in dovere di riunire in un attimo la compagnia delle guardie
di sicurezza e portarsi sul luogo del supposto tumulto.
--Alto alto! affè de mio! urlava il capitano; fate largo alla
giustizia, figli di cani (scuseranno i nostri pudici lettori il poco
purgato linguaggio del capitano di sicurezza), che fate quaggiù birbe
sconsagrate?
Le risa avendo ricominciato, il furibondo capitano ordinò:--Spianate
le baionette!--Ed era la commedia per divenire tragedia, se il signor
Basilio, sempre accerchiato dalla folla, avendo riconosciuto il
pescivendolo, non gli avesse gridato:
--Ferma, Grongo, son io.... non tirare perdinci!
--Ohè! abbasso l'arme, gridò il capitano. Lo dice il signor Basilio.
Ma insomma cosa è stato? aggiunse calmatosi il feroce Grongo a coloro
che più gli stavano vicini.
--Te lo diremo, ma abbassa quella fiocina, che qui non son tonni nè
balene da infilzarsi, disse un dotto parrucchiere. Ma perdinci! non ci
far più di queste paure co' tuoi soldati. Vedi quella cittadina è là
per morire di convulsioni.--Ed accennò quella signora a cui il grasso
Ebreo aveva quasi schiacciata una coscia e che avevano posta su di
quella terribile panca staccata dalle falde del signor Basilio.
--Lasciate che muoia pure, riprese l'Ebreo grasso.
--Zittati, Ebreo cane, gli gridò infastidito Grongo, rispetta la
ciccia nostra; (sì dicendo gli lanciò un solenne pugno nella pancia,
la quale fece crich! come una vescica di aria percossa) lasciami
funzionare, interrogare e far giustizia.--Ed appressandosi al signor
Basilio:--In somma come è ita?--
Il signor Basilio, veduta l'imponente radunata di gente intorno a sè e
quegli armati che sapea dipendere da un menomo suo cenno, non
tralasciò così bella occasione di magnificare il suo amor patrio: per
cui con ampolloso discorso fece sapere alla moltitudine che il
disgraziato accidente era accaduto per la fretta in cui si trovava di
rintracciare per la città due persone pericolose al ben essere di
quella: due.... e per spiegarsi meglio nel linguaggio plateale di
quell'epoca, due più formidabili codini; il che suonava ancora uomini
avversi al buon ordine di cose. Il popolaccio fece plauso alle premure
del signor Basilio: e il capitano giurò su quella coltella colla quale
era solito tagliare in pescheria il pesce tonno e il pesce spada, la
quale portava in mano in modo bellicoso, giurò di cacciarla nel ventre
ai due codini ricercati dal signor Basilio, e si pose immediatamente
insieme colla compagnia dei pescivendoli a disposizione dell'eroe
dell'indipendenza, il degnissimo signor Basilio. Costui, pettoruto e
gonfio di boria, ringraziò la provvidenza (ci s'intende la provvidenza
di cui era degno) dell'aiuto novello; ma non sapendo la dimora di
coloro che ricercava, dubitò di riuscire nell'impresa: pur nullameno,
infaticabile nello zelo, fu per muoversi a nuova ricerca traendosi
dietro que' forsennati, allorchè la sorte lo favorì appunto quando
meno se lo aspettava.
Alfredo e Giovanni si erano determinati di ricondursi a bordo della
corvetta passando per la via San Giovanni ed imboccando nella darsena.
Erano già sullo scalo, allorchè il frastuono che aveva luogo in via
della Tazza penetrò nelle loro orecchie.
--Ah! qualche scenata popolare! urlò Giovanni; andiamo, vediamo se si
può fare intender la ragione a questa belva di popolo aizzato dagli
iniqui.
--Andiamo, rispose Alfredo: in ogni utile e pericolosa impresa mi
avrai sempre compagno.--
Così dicendo, presisi a braccetto, si avviavano per la Pescheria, in
via del Giardino, e di là per via Materassai in via Ferdinanda, detta
comunemente via Grande. Giunti colà, in breve furono laddove stava
predicando il signor Basilio; il quale, all'avvicinarsi dei due, come
colpito da improvvisa reminiscenza, ravvisando gli odiati personaggi,
con voce stentorea urlò:
--Eccoli, eccoli; son quei due: addosso, addosso!--
Ed in un attimo i due vennero accerchiati ed atterrati dal popolo.