Per viaggio.
Due mesi erano trascorsi dagli accennati avvenimenti, e sul naviglio
da guerra, siccome dicemmo, veleggiavano verso l'ospitale America
Giovanni, Rosina e Angiolina ancora. Sì, dopo che l'amica avevala
salvata dal disonore, dalla morte, esse erano divenute ognor più
inseparabili.
Secondo quanto accennammo sul principio del capitolo duodecimo, nella
sala del naviglio s'intratteneva la vezzosa Angiolina, la cui mestizia
si appalesava sempre più viva dal principio del viaggio. Troppe erano
le dolorose sue reminiscenze; e sebbene purificata dopo i suoi
involontari trascorsi, da cui se il suo bel corpo fu macchiato, ne
rimase l'anima intatta, pure ella non si persuadeva, a malgrado delle
tante assicurazioni degli amici suoi, di esser degna di entrare nel
consorzio delle persone dabbene.
--Ah! Invano tentate di consolarmi su tal proposito, prendeva a dire
appunto, seduta sul canapè di rimpetto a Giovanni assiso sul cannone.
Invano credete, signore, che abbia a cancellarsi la macchia che mi
rese immonda; sia pure che la vita di aberrazione e di licenza da me
passata fosse l'effetto di forza superiore, ch'io calcassi nel colmo
della più buia ignoranza del bene e del male le empie vie della
turpitudine; ditemi, non è forse più turpe il nascer mio? Pur troppo
io passo per figlia legittima di un uomo infame per delitti di furto e
di sangue, morto avvelenato in una prigione; e sono figlia adulterina
d'un uomo forse anco più infame, del signor Basilio.
--Zitta là, aveva ripreso Rosina, che da una delle contigue stanze era
passata in quella ove stava Giovanni e l'amica, zitta un po': chi mai
è responsabile della nascita? siam forse arbitri di scegliere pria di
venire al mondo? Se così fosse, tutti vorrebbero esser figli di
persone elevate, ricche e felici. Tali idee, non cesserò mai dal
ripeterlo, ti fanno torto; tu devi considerarti come l'oro, che nasce
ingombro di terra e di altri metalli impuri, ma che si purifica al
fuoco; tu sei purificata nel crogiuolo della sventura. Il tuo
spontaneo fuggire l'abisso in cui ti avvolse dal nascere il più tristo
dei destini, e il sortirne senza aiuto, colle forze tue proprie, forze
di misera ed abbandonata fanciulla, bastano a renderti grande,
magnanima, degna d'invidia.--
Giovanni assentì col capo, e le due amiche si dettero un lungo
abbraccio e molti baci.
--Ma orsù, per distrarsi prese a dimandare Rosina, dimmi un po', come
facesti a scoprire il mio nascondiglio?
--Oh! s'altro non vuoi, tel dico subito. La mattina nella quale mi
avvidi della tua sparizione, io mi feci a sospettare qualche
tradimento, e la confusione in cui era la Vascello mi confermò
nell'idea. Tutto quel giorno peraltro stetti cheta, poichè il mistero
per il quale tu eri entrata colà mi era ignoto. Fortunatamente giunse
in quei dì il buon padre Gonsalvo, e non cadde dubbio in me dolente
delle tue sventure che questa fosse opera di colui.... (e qui si terse
una lacrima) di colui che attese che la figlia gli vibrasse un pugnale
nel petto per chiamarsi padre adultero, di colui che godo sia sfuggito
alla morte, che gli avrebbe cacciata l'anima all'inferno e che mai non
riconoscerò per padre (pregando peraltro ogni giorno per lui). Chi
altri mai poteva aver comandato quel ratto? tu vedi che non ci voleva
molta scaltrezza dopo l'orribile scena che ebbi a patire per causa di
esso. Secondo che ti narrai quando eravamo dalla Vascello, io non
ignorava come il signor Basilio avesse aderenti nei frequentatori di
quel luogo. Tacqui covando il pensiero di salvarti dall'uomo
terribile, e poco stante, fuggita dall'abitazione infame, mi ricovrai
dalla donna dell'osteria dei Tre Mori. Voi sapete come Concetta fu mia
compagna d'infanzia. Perciò colà venni in chiaro di tutto; il ganzo di
Concetta fu uno dei rapitori, il quale non resse alle dimande della
bella, che poi ne fece a me il racconto.
--Povera Angiolina! quante premure! Iddio te ne rimeriterà. Ti farà
felice,
--Ah!... esclamò con un sospiro la fanciulla. Dunque, tornando al
nostro discorso, io conosceva il luogo del tuo supplizio; ma come
liberarti? io, inerme, povera, fuggiasca, che altro asilo non aveva
per me che una misera osteria di cattiva fama, altro sostentamento che
quello della carità dei padroni dell'osteria stessa? senza amici a cui
fidarmi, io quasi disperava, e calcolava che ogni istante nelle mani
di quell'uomo essere doveva insoffribile per te. Stolta! e non sapeva
che alle buone azioni ci aiuta sempre un Dio? sì, venne il soccorso.
Una sera capitò nell'osteria il tuo Giovanni; la sua figura
vantaggiosa, il suo bell'aspetto mi fece subito tale impressione che
non me ne scorderò mai.--
E qui bisogna pur dirlo, vi era nell'espressione della voce
dell'Angiolina tale una dolcezza inesprimibile, tal mestizia nei suoi
sguardi che le davano un celeste incanto.
--Veduto il tuo Giovanni e saputo dalla Concetta esser egli appunto
quell'amante di cui mi avevi favellato. Ah! dissi, ecco il soccorso di
Dio! e colle mani giunte, col cuore immerso nel giubilo ringraziai il
Dator d'ogni bene. A Giovanni io spiegai il tutto. Lui solo può dirlo
di qual gioia si sentisse compreso nel saperti ritrovata, ma ahimè!
nelle mani però dell'empio tuo persecutore. Poche ore bastarono per
porre in pronto il mezzo di salvarti, se pure ne fossimo stati in
tempo. Il cielo secondò le nostre brame, una scala di corda e due
rampini servirono per far giungere alla finestra l'Arciero, uno dei
più famosi ladri della città. Ah! non ti stupire dei mezzi che
adoprammo per salvarti. Costui, giunto alla finestra, reciso il
cristallo con un brillante che aveva in dito, aperse la finestra della
camera, disceso, spalancò l'uscio di strada, e noi ci introducemmo
nell'abitazione seguendo l'amante di Concetta, fummo nel sotterraneo
del pozzo. Il tuo Giovanni aveva vestito l'uniforme per maggior
sicurezza nel caso che fossero accorsi dei curiosi; ei sapeva qual
divisa rispettata vestisse, divisa che allora portava indebitamente,
ma che adesso veste in ragione del suo ufficio. Il di più
dell'avventura notturna non posso dirtelo; tu sai ch'io colpissi, che
versai il sangue d'un uomo infame, ma che, ahimè! si vanta mio
genitore.--
Il racconto terminò con lacrime di tenerezza. Le due amiche salirono
sul ponte a passeggiare per respirare le placidissime aure marine. Il
nostro Giovanni si rimase nella camera solo. Colla donna del cuor suo
era egli felice? ah! pur troppo due cose lo tormentavano nell'anima:
l'amore fervente di patria e le nessune nuove della sventurata
sorella. Rosina peraltro, tutta in preda alla gioia di esser per
sempre sfuggita all'empio signor Basilio, sapeva salvi la madre ed il
fratello, e sperava di veder ricomposti gli sbilanciati interessi
della madre stessa, mercè le assidue cure del padre Gonsalvo. E nei
primi momenti di un appagato amore ella non aveva altre afflizioni che
l'afflizione dell'uomo adorato. Ma egli era allora suo sposo? quali
erano state le vicende sue nei due mesi dell'avvenuto ratto e
liberazione? Noi potremo saperlo leggendo le seguenti lettere dirette
alla madre ed al fratello.