CAPITOLO XIV.

Il ratto.

L'uomo mascherato si era ritirato, come vedemmo, nelle stanze di

Angiolina. Nessuna parola avea proferito la sua bocca; i suoi occhi

scintillavano sempre più infernalmente.

Angiolina aveva paura e tremava. La maschera intanto aveva cessato da

quello stato di fremito convulso da cui la vedemmo assalita. Costante

nel tenersi celata nel volto e nello stare avviluppata nel suo

bornous, si era dato a far mute carezze verso la giovane; la giovane

lo respinse con dignità fino a che potè, ma accintasi la maschera a

pretendere reciprocità di carezze,

--Signore, le disse decisa, la mia triste, la mia tristissima

posizione non mi consente di rifiutare visite di persone incognite; ma

non ho mai conversato con persone il cui volto sia pertinacemente

coperto da quella eterna visiera che cuopre il vostro. Orsù levatevela

e ch'io vegga i vostri lineamenti.

--Giammai, urlò l'immascherato, giammai il mio volto si scoprirà nel

luogo ove noi siamo; ne avvamperei di vergogna.

--Signore, non è il luogo che fa vergogna, sono le azioni che si

commettono, sono le azioni, sì; e se voi non vi vergognate di

commettere queste azioni, io ritengo superfluo che vi nascondiate.

--L'uomo sconosciuto può tutto fare, perchè come uomo ha passioni e

dee e può soddisfarle, ma l'uomo qui dee essere puramente uomo; il suo

nome e la sua reputazione debbon premergli quanto i piaceri.

--Scusa inutile allorchè questi piaceri sono illeciti: voi vorreste

commettere un'azione colpevole, poichè ve ne vergognate, e al di fuori

serbare quel pudore di che non vi sentite capace al di dentro.

--Meno ciarle, gridò l'immascherato, qui non venni, ragazza, nè a

discutere di morale nè a contendere; voi dovete tacere.

--Giammai, giammai! se qui mi ha gettato la barbarie di un padre, io

non ho perduto.... tutto.

--Tutto, sì, tutto.... anche la volontà; essa non è più vostra,

essa....

--Scostatavi, gli gridò la fanciulla, scostatevi, non vi appressate a

me con quella visiera.

--Capricci da bambina, riprese l'incognito, da bambina! me l'hanno

detto che voi eravate bambina; non hanno avuto torto. Ma.... la mia

pazienza si stanca.

--E la mia è stancata; fuori la maschera, o che io mi ritiro e vi

lascio qui solo.

--Insolente! mi burleresti tu? ma io ho mezzo di farmi obbedire.--

E frugossi nelle tasche dell'abito, come per trarne un'arme.

--Alle minacce rispondo con le minacce: non sono nuova nel tristo

cammino come voi pensate; guardate.--

E in così dire si trasse dal seno un lucidissimo stile brunito.

L'incognito a tal vista indietreggiò.

--Ah! bella bambina, siete anco armata? soggiunse, quindi, come

deridendola: e credete voi ch'io abbia paura di quel ferro nelle

vostre piccole mani? riponetelo, imparate ad esser più gentile; questo

è un tratto da novizia.

--Novizia? ah lo fossi! lo volesse il mio destino! Ma no, sappiatelo,

uomo ostinato, sappiatelo, io non son novizia; ho passato la lunga

trafila de' guai e dell'abiezione, tardi ho conosciuto l'abisso in cui

son precipitata, tardi l'onor mio.... Ma, nello stato passivo in cui

sono piombata, posso anche volere e voglio; questa volta me ne dà la

spinta la vostra maschera.

--Io perdo la pazienza; ripetè l'immascherato fremendo.

--Ed io l'ho perduta.--E così dicendo, avventatasi all'uomo, gli

strappò la maschera dal volto e la gettò sul pavimento.

--Sciagurata!--urlò l'incognito.

--Che vedo mai! gridò Angiolina, signor Basilio!

--Mi conoscete voi? Oh rabbia! a bassa voce mormorò l'incognito

scoperto: che dirà il mondo?

--Dirà che siete quell'ipocrita che in realtà voi siete,

quell'ipocrita che....

--M'insulti?...

--Sì, v'insulto e lo deggio; voi siete la causa delle mie sciagure.

--Io?... proruppe turbato il signor Basilio, fole, baie....

--No: verità, verità, verità. Voi appariste al mio nascere come

infausto pianeta; mio padre mi odiò per voi e, morta la madre, mi

respinse per voi. Il mistero non lo so; ma legami passano fra voi e

lui, di qual tempra voi lo sapete.--

Il signor Basilio pareva colpito da fulmine, e la sua mente riandava

cose orribili.

--Ah! voi siete...

--La figlia di Marianna dello scalo di porta Trinità, la figlia di

_Topo_.--

Il signor Basilio di rosso acceso nel volto diventò pallido come un

lenzuolo funebre, il cuore gli dava pulsazioni febrili.

Riflettè un momento: ei ben sapeva chi gli stava davanti, qual

creatura aveva per sempre lanciata in un abisso di miseria, e quella

creatura era di aspetto angelico! Involontariamente si ritrasse.

Desisteva adunque dall'ulteriore conversazione con lei, con lei

che.... ma no: il demonio, più furente assalse quell'anima nera;

nessuna idea lo trattenne; veramente ossesso, spumante di rabbia, si

fe' d'un lancio a raccorre la visiera, se la ripose con mani convulse

al viso, aveva pur troppo bisogno di tornare a nascondere quell'empia

sua faccia; e ciò fatto, decise di usare violenza verso l'infelice

Angiolina, su cui slanciatosi come una tigre sulla preda, dappoi che

le tolse lo stile, l'empio si apprestava...., ma non fu a tempo.

Dalle cortine del letto parato di damasco celeste uscì improvvisa la

figura di una donna velata di bianco; il volto di lei era quello di un

cadavere, le mani scarne, levatesi al cielo, parea supplicassero; una

voce sepolcrale le uscì dal labbro.

--Empio che fai?... ed osi sfidare quel Dio che punisce?--

Il signor Basilio ed Angiolina videro l'apparizione.

--Sciagurato! proseguì lo spettro gettandosi su di quel mostro, verso

cui lanciò più crude parole, le quali rimasero soffocate da un

orribile scoppio di folgore.

La fanciulla cadde in ginocchio, e l'empio coi capelli irti sulla

fronte, inseguito dalla celeste maledizione, precipitoso fuggì dalla

camera e dall'abitazione infame.

Una sacra imagine che pendeva dappresso il letto della giovane apparve

così raggiante che l'Angiolina ne stupì; un interno sentimento di

riconoscenza, un amore fin a quell'ora non provato per la Divinità,

toccò il cuore della fanciulla e la costrinse ad inginocchiarsi verso

l'imagine della sua divina benefattrice. Ma la misteriosa apparizione

fu ella realtà?

Chi può dirlo? Nessuno fuorchè i due che la videro; arcane sono le vie

della provvidenza.

Da quella sera in poi Angiolina non fu più quella di prima; noi già lo

abbiamo avvertito. E il mutamento della sua vita e dei suoi sentimenti

cominciò da quella sera tremenda.

L'anniversario dell'apparizione del signor Basilio e dello spettro in

casa di Vascello cadeva appunto in quella sera nella quale ella era

stata scherno delle convittrici di quell'albergo e dei loro amanti.

Costoro, invece di soccorrerla, avevanla gettata in una bara coperta

di fiori e fatta soggetto della sacrilega mascherata che noi

descrivemmo.

Quei figli di Satanno, non rispettando nè religione nè pietà, avevano,

onde spingere più a lungo la burla, parata di nero la stanza, ove

deposero priva di sensi l'infelice fanciulla, la quale al destarsi

dopo qualche ora di deliquio credè di esser vittima di un orribile

sogno; ma poi, non comprendendo peraltro in qual maniera trovavasi

colaggiù, suo primo pensiero era stato quello di raccomandarsi alla

provvidenza per un qualche aiuto, inquantochè nell'anno del suo

pentimento, di quando in quando furtivamente uscendo, era stata alla

chiesa, aveva appreso le sante verità della religione ed ansiosamente

bramava la favorevole circostanza di fuggir per sempre da quella

abominevole abitazione.

Un benefico nume accoglieva tanti sinceri desiderii, ed appressavasi

il momento di vederli sodisfatti.

Rosina ed Angiolina dovevano vicendevolmente salvarsi.

Rosina, nella mattina dopo la trista notte in cui venne per fatale

errore trasportata nell'empia casa di Vascello, aveva ripreso l'uso

dei sensi e completamente schiarita la ragione. Con decise parole

impose alla donna che l'assisteva di aiutarla a vestirsi: s'accorse

della mancanza degli orecchini, del vezzo e della borsa dei denari,

sicchè comprese pur troppo con quale specie di persone avesse a farla,

ma usò tutta la simulazione di cui è capace il sesso feminile.

Stimando inutile di domandare schiarimenti a persone di quella sorta,

lasciò che Iddio le facesse conoscere per qual causa era stata da un

incognito trasferita in vettura, dopo lo slanciarsi dal verone e per

qual trista fatalità fosse stata rinchiusa in quella casa di pessimo

aspetto.

Instruita dai libri, dotata di energica tempra, ella non si sgomentò,

fidando in un avvenire più lieto, e risolse di profittare di

qualsivoglia piccola circostanza per fuggire di là e direttamente

muovere verso Montenero a gettarsi nelle braccia del buon Gonsalvo e

chiedere a lui assistenza. La sua prudenza, calmata alquanto

l'agitazione dei sensi, la consigliò a non dare ombra di sospetto

intorno la casa e non lasciar trapelare la più piccola idea delle sue

determinazioni. Era giovane, ma era dotta, avea letto nei romanzi

bizzarre avventure di eroine e non le aveva credute; allora però ci

credeva.

Il suo stato tosto la persuase darsi nella vita tali e tante

circostanze che lette in un libro crederebbersi invenzioni poetiche.

Avvezza a comandare, seppe imporre alla Vascello ed all'assistente

Catraia, che fra loro più volte si eran detto:

--È una principessa.

--Vedremo l'esito; verrà l'incognito che la condusse.

Ahimè! l'incognito pur troppo non ci pensava; il buon padre Gonsalvo,

credendo di aver messa in luogo sicuro la giovane, giunto al convento

e ritrovati colà Iago e Giovanni, aveva avuto da pensare ad essi e per

maggior sventura era stato colpito per cagion dei disagi di quel

tristo giorno del 27 febbraio da repentina febbre che, cagionandogli

spossatezza e delirio, lo aveva inchiodato per alquanti giorni nel

letto. Non sì tosto potè far uso della ragione e delle forze, volò a

Livorno per riprendere la Rosina, cui già preparava un asilo nel

convento ove aveva condotto Esmeralda. Ma ahimè! due dolori doveva

provare in un tempo quel venerabile ecclesiastico, cioè apprendere la

improvvisa sparizione di Esmeralda dal convento e, giunto a Livorno,

conoscere che la Rosina era stata da lui sventuratamente addotta in

luogo infame e, quel che è peggio, non più trovarsi in quel luogo.

Ma non era il solo che muovesse sulle tracce della fanciulla, che

bramasse averla a qualunque costo nelle mani: vi era un altro

personaggio che la voleva e che la voleva con fini ben diversi; e

questi, non v'ha dubbio, era il signor Basilio. Costui, dopo la fuga

della giovane dal balcone, vantandosi compromesso nella custodia

affidatale, aveva, come vedemmo, messa sottosopra tutta la città. Del

mistero della sua sparizione era al buio, come sentimmo in addietro, e

molto più del luogo ove l'aveva tradotta lo sbaglio del padre

Gonsalvo. Oh! se il signor Basilio l'avesse solamente imaginato! Noi

conosciamo che la Vascello non gli era ignota; e, come ognun pensa,

sarebbe volato colà, ma, come dico, non ne sapeva nulla. Ciò peraltro

nei primi otto giorni della sparizione, ma dopo.... non affrettiamo lo

svolgimento.

Padre Gonsalvo, appena riposto piede in Livorno, accostatosi con

orrore alla dimora di Vascello, salite le orribili scale, si appalesò

qual conduttore della fanciulla, e ne fece reclamo non simulando lo

sbaglio; ma Vascello, sebbene empia e dissoluta, non aveva mentito nel

dirgli che non vi era più, assicurandolo che durante il di lei

soggiorno era stata trattata come si conveniva ad educata e ricca

giovane e col più gran rispetto. A quel breve racconto le gote del

frate erano infiammate dal dolore, dalla collera, e bagnate di mal

rattenuto pianto.

--Guai a voi se mentite! aveva detto a Vascello. I fulmini di un Dio

vendicatore e che il suo ministro invoca su voi vi giungeranno, e

quelli dell'umana giustizia non mancheranno, vel giuro, per il

carattere di sacerdote.--

Il buon padre nel parlare dell'umana giustizia aveva fatto per

ispaurire la donna; egli ormai non confidava che in quella del cielo,

poichè aveva veduto affisso un bando in cui la povera Rosina era stata

messa a taglia, cioè premiato sarebbe colui che rimettessela come

contumace nelle mani del tribunal criminale.

Umana giustizia! aveva esclamato fra sè il buon frate, umana

giustizia! fallace come tutto ciò ch'è terreno.

Nel dolore della perdita di Esmeralda e di Rosina, il buon padre

appena potea sentir la gioia di veder in salvo Alfredo. Quel degno

uomo si rimproverava di esser causa della sventura delle due giovani

che col miglior animo del mondo aveva creduto porre in salvo.

La Vascello, perchè il frate prestasse maggior fede alla sua

asserzione, aveva voluto che da capo a fondo girasse la casa.

--Sì, molto reverendo _Bonsignore_: sono un'indegna peccatrice e, quel

che è peggio, non sono per convertirmi.

--Dio ne faccia arrivare il momento! disse il padre con apostolica

gravità.

--Sia pure, diceva come compunta la Vascello. Ma comunque la cosa sia

di me, fra tutti i miei peccati non vi è quello di burlare un padre

santo di Montenero.--

Noi sappiamo fin dal principio di questo racconto, ed è istorica

verità, come il volgo livornese veneri i monaci di quell'abbazia. Il

frate, veduta la casa, si rassegnò, pur non mancando di prendere

qualche lume sulla sparizione della fanciulla; ma la Vascello

protestava continuamente non avere la più piccola idea del come fosse

avvenuto quel caso. Padre Gonsalvo si ritirò coll'amarezza nel cuore,

recossi alla casa Guglielmi, sperando che la fanciulla si fosse colà

diretta e dicendo fra sè:

Rosina avrà preferito tornare nelle perigliose mura della casa

materna, anzichè trattenersi nell'orribile dimora della Vascello.

Commosso e dolente accedeva alla casa della vedova, ed ahimè! scena

terribile gli si appresentava agli occhi. I ministri del tribunale

eseguivano un sequestro sui mobili e su tutti gli oggetti di valore

che potessero esser soggetto di oppignoramento. Il satanico signor

Basilio era l'autore segreto di cotesta esecuzione, avendo ceduto

fittiziamente il suo credito verso la signora; nè contento di ciò,

avendo insinuato il sospetto che quella donna potesse favorire persone

nemiche al governo, avea fatto sì che le fosse lanciato contro un

ordine di tornare in Francia dentro tre giorni. L'infame _collotorto_

aveva però avuto il coraggio di scrivere un biglietto a madama, nel

quale ipocritamente dolendosi delle disgrazie a cui la detta signora

era soggetta, le faceva una lunga predica sul modo di educare i figli

e terminava con offrirle la sua debole servitù.

--Empio fariseo! aveva esclamato il padre Gonsalvo, nel leggere quel

biglietto aperto su d'un tavolino, e sentendo dalla signora il

racconto di tutte le sventure dalla sera del 17 febbraio in poi. Empio

fariseo! e la misera Rosina doveva esser tua sposa? Ah! meglio mille

volte che ella vada raminga pel mondo. Iddio l'assisterà; la mia

benedizione e le mie preghiere l'accompagneranno ovunque.--

Quel buon religioso vedendo per il momento non poter far nulla in

vantaggio della figlia assente, pensò giovare alla madre presente, ed

avvegnachè copiose somme esistessero nella cassa del cenobio per

erogarsi in pie azioni, pensò che certamente fosse opera meritoria far

parte di alcune di esse a quella signora, la quale per la nequizia

umana trovavasi allora in estrema penuria e nella più critica

situazione. La difficoltà era di trovare il modo onde madama le

accettasse senza offendersene. Gonsalvo riuscì con tale ammirabile

delicatezza che la signora non potè ricusare.

--Madama, conviene rassegnarsi ai voleri di Dio ed obbedire alle

leggi; partite adunque al più presto: intanto vado a porre a vostra

disposizione un 3000 franchi, che non saprei come meglio impiegare;

questa non è una limosina, non è un dono, è un puro imprestito

fiduciario, che voi salderete a tutto vostro comodo.

--E non vedete l'abisso in cui mi ha piombato la fortuna da otto

giorni a questa parte? Come sperare di rimettervi....

--Non è tempo adesso di occuparsi di restituzione, gli eventi stanno

in mano di Dio: non disperiamo, ma adoriamo. Esso è il padre delle

misericordie: partite; qui resterò io e mi occuperò nelle indagini

intorno all'autore del furto che soffriste non ha molto e dell'indole

di questa esecuzione: spero rinvenir qualche cosa e che possiate

essere reintegrata nei vostri beni. Quel fariseo....

--E che sospettereste?

--I sospetti non sono peccaminosi allorquando si aggirano su un

briccone d'ipocrita; questi non sono cattivi giudizi del prossimo; di

tutto sospetto, e, se non altro, lo credo conscio o forse complice del

furto.

--Che dite mai? allora, se fosse vero, qual mondo sarebbe mai questo?

--Valle di lagrime, madama, e basta; luogo di calamità e di miseria:

noi siamo qua per patire, e appunto per il soffrire dei buoni Dio

permette la esistenza ed il trionfo dei malvagi.

--E della mia povera figlia?

--Calmatevi, si troverà; io non me ne stancherò: meglio profuga che in

prigione.

--Questo è vero, disse madama con mesta consolazione. Ahimè! saperla

imputata sotto la censura di un grave delitto!

--Eh! madama, non è la incolpazione, è il delitto che aggrava la fama

dell'uomo; l'innocenza non si macchia, e viene il dì in cui si scopre

e brilla di eterna luce.--

Consolata dal buon padre e sovvenuta dalla cassa del convento, la

Guglielmi partì in breve per raggiungere il figlio a Genova. Il frate

era divenuto proprio il padre di quella scomposta famiglia, ma la sua

forza morale non poteva soccombere a verun peso. La sera stessa,

riconducendosi mesto e solo al convento, aveva salmeggiato per tutta

la via e svelato il tutto a Giovanni; permise quindi a questi che con

uno di quei tanti travestimenti di cui quell'ardente giovane era

capace osasse tornare in città per vedere se più felici potessero

essere le sue ricerche. Giovanni con immensa gioia accettò il

consiglio; in ogni modo ei sarebbe andato anco senza di quello. Vide

un lampo di speranza per rannodare i suoi aderenti, e gli parve di

sentirsi certo di trovare la misera Rosina. Sarà egli felice nei suoi

desiderii? Ne dubito, ma torniamo a Rosina.

Rosina si era tenuta nella sua camera, erasi fatta dare del lavoro e

stava intenta ad occupazioni donnesche; ed a tutt'altro pensando che

il buon frate potesse averla condotta in quella casa o tratta in

vettura, opinò di essere stata presa per altra persona e che un

equivoco terribile la facesse dimorare in quelle sospette mura suo

malgrado. Il vedersi così miracolosamente salvata, dopo essersi in un

momento terribile precipitata dal balcone, attribuiva giustamente alla

bontà della provvidenza, e da questa sperava il termine di sue angosce

rassegnata e fidente. D'altronde, ci è permesso il dirlo, ella non

aveva quell'idea che altre ne avrebbero avuta della casa di Vascello.

Chi poteva aver dato ad una fanciulla sua pari la più piccola idea di

tanta turpitudine? Nessuno. Era dunque come una bambina di due anni su

di un precipizio nel quale volge gli occhi indifferente e sorride, ma

da cui per istinto si allontana. Il ceffo peraltro di Vascello, il

contegno di costei, quello di Catraia qualche cosa le dicevano ch'ella

appieno non comprendeva, ma che tuttavia le facea desiderar di

fuggire, siccome dicemmo. In ogni modo colui che in quel luogo avevala

condotta doveva naturalmente venire a prenderla, ed ella sperava che

colui (chiunque fosse), conosciuto l'inganno, avrebbe ceduto alle sue

preghiere per esserle d'aiuto e di direzione. Questi presso a poco

erano i pensieri, le congetture, i proponimenti di Rosina, che in

fondo del cuore sentiva come il suo stato non era mai tanto terribile

quanto se fosse stata nelle braccia del signor Basilio.

Vascello, nella speranza di lucro vistoso, teneva un contegno

rispettoso ed obbediente verso la persona a lei incognita, ma che

argomentava ricca. Non si presentava nella sua camera che quando era

chiamata, e le aveva lasciata libera altra stanza ad uso di salotto.

In quegli appartamenti non si offendeva la decenza.

Nessuna ricerca di mera curiosità per parte di Rosina, e veruna per

parte della Vascello. Così passarono qualche giorni.

Alla fine del terzo, Rosina incominciò a divenire inquieta, ed

approfittandosi del non sentire verun rumore di passi, si mise a

guardare minutamente per la camera e, con sua somma sorpresa, vide che

dietro ad un gran quadro di tela posto a livello del terreno era

praticata un'apertura ad uso di bodola. Questa veduta la fece

trasalire di spavento in modo che sulle prime fu quasi per cadere

priva di sensi. Fattasi peraltro coraggio, s'inoltrò in essa e,

discesi pochi gradini di legno, si trovò in una specie di pianerottolo

che metteva nella già da noi accennata sala parata di nero. Angiolina

non vi era più; perocchè dopo un giorno la Vascello, fatta una

sgridata da maestra alle convittrici, aveva usato alla giovinetta

moltissime e straordinarie attenzioni, in specie poi dacchè seppe che

il presunto padre di lei era morto in carcere, e fu (cosa strana in

una donna) capace di tenere per qualche tempo il segreto. Angiolina

era tornata alla cucina ed alle solite basse funzioni di servizio. Ma

la faccenda della stanza nera e della comunicazione con quella della

sua camera fe' risolver Rosina a volere e pretendere una compagnia;

onde, appena veduta la Vascello,

--Sappiate, le disse con tono imperioso, che se io vi palesassi chi

sono, voi non sapreste che avvolgervi nella polvere; se taccio, ho le

mie gravi ragioni, ed ho le mie ragioni anco per restar qui.

--Signora, comandate, le rispose con ossequio la donna.

--Sappiate, continuò che se colui (e qui diresse lo strale

all'azzardo) se colui che qui mi addusse per i suoi fini sapesse

che....

--Signora, comandate, ripetè interrompendola la Vascello, io son

vostra umilissima serva (la donna si era riservata in petto la

riflessione che le persone le quali ruban di notte donzelle di quella

specie devono essere ricchissime).

--Ebbene, riprese la Rosina, io voglio una compagna perfino a che mi

piacerà restar qui: intendetemi, la voglio buona; potete voi

averne?---E qui guardò maliziosamente Vascello.

--Sì, madamigella, ho una fanciulla affatto degna di farvi la

cameriera; ah! sono la gran scapata a non averci pensato prima. Ma

tant'è: Vostra Signoria è stata così taciturna; anzi se volesse....,

se per distrarsi....--Ma gli occhi nobilmente severi di Rosina le

impedirono di continuare.

--Mandatemi questa fanciulla; credo che ne abbiate, almeno mi sembra

dal cicaleggio che ho inteso. La giovane sarà da me rimunerata e come

merita, poichè dovrà tenermi compagnia di giorno e di notte.

--Come, vi piace, signora.--

Vascello non capiva come altri potesse comandare così imperiosamente

in casa sua; ma questo è il privilegio della virtù sul vizio.

In pochi momenti la Vascello tornò con Angiolina, dicendo:

--Ecco, madamigella, la servetta che voi mi avete chiesto; spero che

essa incontrerà nel vostro genio.--

Quindi si allontanò, lasciandole sole.

La figlia del popolo e la figlia della nobiltà si videro, si unirono e

si amarono. In un sol giorno dal primo vedersi si eran palesate a

vicenda le loro pene. Oh santa forza della simpatia in due anime

benfatte! Piansero, si consolarono, sperarono insieme. A vicenda si

giurarono soccorso, e quel giuro salì al cielo.

Povera creatura! tanto bella! tanto sventurata!

Rosina dovea ancora subire altre prove di crudo fato.

Il signor Basilio aveva avuto più fortuna del frate e di Giovanni, in

quantochè giunse con sicurezza a sapere che Rosina era ricovrata

presso la Vascello.

E come mai?

I lettori ricorderanno la collana dalla Catraia rubata a Rosina; or

bene la Catraia, Volendo farne denaro, l'aveva data a Narciso

dicendogli d'averla rubata ad una fanciulla misteriosamente comparsa

nella casa della Vascello.

Narciso vendè, al solito, la roba rubata a quel galantuomo del signor

Basilio.

Il signor Basilio non lasciò trapelare la gioia di simile scoperta,

pagò la collana della futura sua sposa un prezzo minore della metà del

valore. Narciso si contentò, e la Catraia egualmente.

--Ah! ah! sclamò quando fu solo, aprendo uno scrigno, qua le gioie

della madre e in questo canto quelle della figlia.--E così dicendo

sorrise di un sorriso infernale.--Mia sposa! poi disse, e perchè no?

Dovrò io consegnare questo bocconcino di fanciulla alla giustizia? Eh!

non son sì gonzo: per essa è fuggita ed ella non l'ha ritrovata; io

l'ho trovata ma per me. Ma sposarmi! E il consenso della madre e del

fratello? Ah! ah! ne faremo a meno. Nella mia abitazione ho appunto

bisogno di una vezzosa angioletta. Poi, proseguì il monologo, sarà mia

amica....--

Sei ore dopo questa scena, otto uomini mascherati, furtivamente

entrati nella casa della Vascello, rapivano dal letto la sventurata

Rosina.

I demagoghi O, I misteri di Livorno · 第 29 / 77 题