NOTE:

[190] Inventore dei preadamiti fu ISACCO DE LA PEYRÈRE (1594-1676),

il quale, fondandosi sopra un passo della Epistola di San Paolo ai

Romani, mise fuori la opinione che uomini fossero esistiti prima di

Adamo, e la sostenne in un libro stampato la prima volta nel 1653, e

intitolato _Preadamitae, sive exercitationes super vv. 12, 13 et 14,

cap. V, epistolae D. Pauli ad Romanos_. Questa opinione suscitò grande

scandalo e infinite dispute, e diede materia a numerosi libri, alcuni

dei quali scritti in tempi assai prossimi a noi. Eccone alcuni: FILIPPO

LE PRIEUR (sotto il nome di EUSEBIO ROMANO), _Animadversiones in librum

praeadamitarum_, Parigi, 1656; HILPERT, _Disquisitio de praeadamitis_,

Amsterdam, 1656; HULSIUS, _Non-ens prae-adamiticum, sive confutatio

vani cujusdam somnii, quo quidam Anonymus fingit ante Adamum primum

homines fuisse in mundo_, Lugduni Batavorum, 1656; GELPKE, _Ueber die

Erde oder das Menschengeschlecht vor Adam_, Braunschweig, 1820.

[191] _Das Buch der Jubiläen_, trad, dall'etiopico e pubblicato da A.

DILLMANN, nei _Jahrbücher der biblischen Wissenschaft_ dell'Ewald,

voll. II e III, Gottinga, 1849-51 (Lo stesso Dillmann pubblicò

poi anche il testo etiopico, Lipsia, 1859). Frammenti di un'antica

traduzione latina pubblicò il CERIANI, _Monumenta sacra et profana ex

codicibus praesertim Bibliothecae Ambrosianae_, t. I, Milano, 1861. H.

RÖNSCH ripubblicò i frammenti dell'Ambrosiana unitamente alla versione

latina del Dillmann, accompagnandoli di osservazioni e d'indagini:

_Das Buch der Jubiläen oder die Kleine Genesis_, Lipsia, 1874. Dalla

_Piccola Genesi_ Sincello e Cedreno attinsero parte dei racconti loro

concernenti Adamo ed Eva.

[192] _Das christliche Adambuch des Morgenlandes_, tradotto

dall'etiopico e pubbl. da A. DILLMANN, nei _Jahrbücher_ citati, vol.

V, 1853; traduzione francese in MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_,

Parigi, 1856-8, vol. I. Il testo arabico etiopico fu pubblicato dal

TRUMPP nelle _Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss._, I Cl., vol. XV,

1881. Di questo importantissimo apocrifo dice il Renan nello scritto

qui sotto citato, p. 470: «C'est une sorte de chronique s'étendant

depuis Adam jusqu'à J. C., et où l'on a cherché à grouper toutes les

fables répandues en Orient sur Adam, le paradis terrestre et la vie des

premiers patriarches».

[193] RENAN, _Fragments du livre gnostique intitulé Apocalypse d'Adam,

ou Pénitence d'Adam, ou Testament d'Adam, publiés d'après deux versions

syriaques, Journal asiatique_, serie Vª, vol. II (1853), pp. 427-71;

MIGNE, _Dict. des apocr._, vol. I. Parti di questo racconto, o di

racconti affini, passarono nelle Storie di Sincello e di Cedreno, negli

Annali di Eutichio, nelle Istorie di Abû 'l-Faragi e di Dionigi di

Telmahar. Di essi dice il Renan (p. 470): «Il faut supposer évidemment

que ces traditions apocryphes formaient une sorte de fonds légendaire

commun à toutes les chrétientés de l'Orient, sans rédaction bien

arrêtée». Che a così fatti racconti abbia attinto anche ELMACIN, per

la sua _Historia saracenica_, afferma, forse sulla fede di manoscritti,

il Renan. A me non riuscì di trovar nulla nella stampa di Leida, 1625.

Nella _Historia compendiosa dynastiarum_ di ABÛ 'L-FARAGI, Oxford,

1663, n'è entrato ben poco.

[194] _Codex Nasaraeus Liber Adami appellatus_, ed. da M. NORBERG,

Hafniae, s. a. Il testo siriaco è accompagnato da una versione latina:

una versione francese in MIGNE, _Dict. des. apoc._, vol. I.

[195] Tradotta pressochè per intero da G. FUERST, nel _Literaturblatt

des Orients_, anno 1850, nn. 45-46; pubblicata integralmente dal

TISCHENDORF, _Apocalypses apocryphae_, Lipsia, 1866, e scema, di su un

codice ambrosiano, dal CERIANI, _Monumenta sacra_, t. V, 1868.

[196] W. MEYER, _Vita Adae et Evae, Abhandl. d. k. bayer. Akad. d.

Wiss. zu München_, I Cl., t. XIV, parte 3ª, 1879. Di questa Vita

esistono manoscritti del secolo VIII. Il Meyer istituisce un confronto

fra essa e la Vita greca, cui serba il nome di Apocalissi. Le due sono

dissimili nella prima metà, molto simili nella seconda. L'editore viene

a questa conclusione, che entrambe derivano da un testo unico, opera di

un Ebreo anteriore a Cristo, e porge una lista delle traduzioni e dei

rifacimenti della Vita latina (pp. 25 sgg.). Vedi inoltre: _The Lyfe of

Adam; The Lyfe of Adam and Eve; Vita prothoplausti_ (sic) _Ade_ pubbl.

da C. HORSTMANN nell'_Archiv für das Studium der neueren Sprachen und

Literaturen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg., 353 sgg.; vol. LXXIX, pp. 459

sgg. Intorno a racconti francesi, vedi MOLAND, _Origines littéraires

de la France_, Parigi, 1862, pp. 72 sgg. Una _Vie Adam et Eve_ in

prosa, trascritta nel 1576 da un Jehan Carton, si ha nel ms. M, VI,

7 della Nazionale di Torino. Di Adamo ed Eva lungamente si parla in

parecchi capitoli del primo titolo della prima parte delle _Istorie_

di SANT'ANTONINO, arcivescovo di Firenze. Molte favole riferisce il

FABRICIO, _Codex pseudepigraphus Veteris Testamenti_, Amburgo, 1722-3.

[197] Ricorderò, come degne di particolare menzione, le Istorie di

Taberi.

[198] Nella prima Epistola ai Corinzii, XV, 45 sgg., San Paolo oppone

all'Adamo terrestre un Adamo celeste.

[199] WEIL, _Biblische Legenden der Muselmänner_, Francoforte, s. M.,

1845, p. 12.

[200] GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud._, l. I, cap. I, 2; TERTULLIANO,

_De carne Christi_, cap. 17; IRENEO, _Adversus haereses_, l. III,

cap. 32. Cf. KÖHLER, _Die Erde als jungfräuliche Mutter Adams_, nella

_Germania_, anno 1862, pp. 476-80.

[201] _Sermo V de Natali Domini._

[202] Questa enumerazione è data come di Metodio, vescovo di Tiro

nel terzo secolo, ma non se ne ha traccia negli scritti suoi, o a lui

attribuiti. Vedi P. PARIS, _Les manuscrits françois de la Bibliothèque

du roi_, vol. IV, p. 207. Cf. GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz.

cit., vol. I, p. 470; _Adam de octo partibus creatus, Zeitschrift für

deutsches Alterthum_, vol. XXIII, pp. 353-7; KÖHLER, _Adams Erschaffung

aus acht Theilen_, nella _Germania_, anno 1862, pp. 350-4. Nel trattato

ebraico intitolato _Sefer Yesira_, si dice che la testa dell'uomo

è fuoco, il cuore aria, il ventre acqua. _Commentaire sur le Séfer

Yesira ou Livre de la création par le_ GAON SAADYA DE FAYYOUM, _publié

et traduit par_ Mayer Lambert, _Bibliothèque de l'École pratique des

hautes études_, fasc. LXXXV, 1891, p. 7. Ivi stesso le varie parti del

corpo sono messe in relazione con le lettere dell'alfabeto, a ciascuna

delle quali è attribuita speciale virtù.

[203] _De placitis philosophorum_, l. IV, cap. 4.

[204] In una vita inglese di Adamo, pubblicata dal Horstmann (_Archiv

für das Studium der neueren Sprachen_, vol. LXXIV, pp. 345 sgg.), si

dice in principio, che Adamo fu creato dove Cristo nacque, in Betlemme,

ch'è nel centro della terra.

[205] _Adversus haereses_, l. V, cap. 5. Un racconto molto

particolareggiato della creazione di Adamo porge MASÛDI, _Les

prairies d'or_, trad. dall'arabico da C. Barbier de Meynard e Pavet de

Courteille, Parigi, 1861 sgg., vol. I, pp. 51-4.

[206] Vedi l'apocrifo evangelo di San Giovanni, nel libro del BENOIST,

_Histoire des Albigeois_, Parigi, 1691, vol. I, pp. 283-96. Si nota

qualche varietà nelle dottrine dei catari a questo proposito.

[207] Che in una delle tradizioni entrate a formare il racconto

biblico si alluda, conformemente a quanto si vede in altre mitologie,

all'androgino, è più che probabile. Cf. LENORMANT, _Les origines de

l'histoire_, etc., vol. I, pp. 54-6. Una lunga lista di rabbini che

tennero quella opinione reca H. OTHO, _Lexicon rabbinicum_, Ginevra,

1675, p. 176.

[208] Vedi [LALANNE], _Curiosités littéraires_, Parigi, 1845, pp. 211-2.

[209] MATTEO, XIII, 43: _Fulgebunt justi sicut sol in regno Patris

eorum_; CESARIO, _Op. cit._, dist. XII, cap. 54.

[210] _Talmud de Jérusalem_, tratt. _Berakhoth_, cap. IX, 9 (ediz.

cit., vol. I, pp. 489-90); _Talmud de Babylone_, tratt. _Berakhoth_,

sez. VIII (ediz. cit., vol. II, pp. 330 sgg.). Per questa, ed

altre consimili fantasie dei rabbini, rimando alle già citate opere

dell'Eisenmenger e del Bartolocci; al BUXTORF, _Lexicon talmudicum_,

Basilea, 1540; al BREDOW, _Rabbinische Mythen, Erzählungen und Lügen_,

Weilburg, 1833.

[211] Vedi più particolarmente per ciò CASTELLI, _Leggende talmudiche_,

Pisa, 1869, pp. 197, sgg.

[212] Nel _Contes dou pellicam_, di BALDOVINO DA CONDÉ, si legge:

Quant Dieus ot fait Adam no père

Si biel, c'à lui nus ne compere

Qui onques fu de mère nés, —

Tant fu biaus et tant fu senés,

C'après Dieu fu plus biaus que nus,

Selon l'escripture, tenus,

. . . . . . . . . . . . .

_Dits et contes de_ BAUDOUIN DE CONDÉ _et de son fils_ JEAN DE CONDÉ,

pubbl. da A. Scheler, Bruxelles, 1866-7, vol. I, p. 86.

[213] Questa grave questione fu trattata a fondo da CRISTIANO, TOBIA,

EFREM REINHARD, in una dissertazione stampata la prima volta in Amburgo

nel 1752, e ripetutamente dipoi, e intitolata _Untersuchung der Frage:

Ob unsere ersten Urältern, Adam und Eva, einen Nabel gehabt?_

[214] Alberto Dürer ebbe la fantasia di raffigurare Adamo ed Eva come

due nani, porgendo argomento ai seguenti versi del Marini:

Stato fostu pur nano,

Come ti finge Alberto,

O ribellante al tuo Fattore ingrato,

Reo del primo peccato,

Chè non saresti certo,

Quando primier la mano

Stendesti audace a l'arboscel vietato,

Per piacer a la credula consorte

Giunto a coglier la morte.

[215] Un numismatico e orientalista francese, Nicola Henrion, presentò,

l'anno 1718, all'Accademia parigina, di cui era socio, uno specchio

comparativo delle stature umane, dalla creazione del mondo a Giulio

Cesare. Adamo ebbe di altezza 123 piedi e 9 pollici; Eva 118 piedi, 9

pollici e ¾. Noè non ebbe più che 103 piedi; Ercole non passava i 10.

Vedi [LALANNE], _Op. cit._, p. 216. Certo GOETZE stampò a Lipsia, nel

1727, una dissertazione intitolata _Quanta statura Adam fuit_.

[216] _In Joannem_, tract. IX, cap. 14; tract. X, cap. 12.

[217] Cf. PIPER, _Mythologie der christlichen Kunst_, Weimar,

1847-51, vol. II, p. 471. Di quella composizione del nome di Adamo

fanno menzione parecchi: BEDA, _Expositio in Joannem_, cap. II, v.

20; ALCUINO, _Commentarius super Joannem_, cap. 4; PAPIA (Lombardo),

_Elementarium_, s. v. _Adam_; PIETRO DI RIGA, nell'_Aurora_, ecc.

Si trova pure detto che il nome di Adamo fu composto con le lettere

iniziali dei nomi di quattro stelle.

[218] Vedi GOLDZIEHER, _Der Mythos bei den Hebräern_, Lipsia, 1876, p.

255. Adamo fu raccostato ad Adar (Ninip), divinità assira, il cui nome

sembra abbia significato in origine il fuoco: BURNOUF, _Commentaire sur

le Yaçna_, Parigi, 1833, p. 169; LENORMANT, _Essai de commentaire des

fragments cosmogoniques de Bérose_, Parigi, 1871, pp. 106-7.

[219] G. VON LEON, _Rabbinische Legenden_, Vienna, 1821, pp. 11 sgg.;

G. LEVI, _Parabole, leggende e pensieri raccolti dai libri talmudici

dei primi cinque secoli dell'E. V._, Firenze, 1861, pp. 10 sg.

[220] Corano, sura II. Questo racconto si trova pure nella Cronaca di

TABERI (trad. dello Zotenberg, v. I, p. 77) e altrove. Vedi un racconto

della creazione di Adamo e della disobbedienza di Iblîs, tratto da

Taberi e da Ibn-Kessir, in _Rosenöl_, vol. I, pp. 19 sgg.

[221] Ediz. cit., §§ 12 sgg.

[222] TERTULLIANO, _De patientia_, cap. 5; SANT'IRENEO, _Contra

haereses_, l. IV, cap. 40; SANT'AGOSTINO, _De Genesi ad literam_, XI,

18. W. MEYER, _Op. cit._, p. 15.

[223] _Parad._, XIII, 43-4. Giacomo Le Fèvre (m. 1537) discusse la

questione se Adamo sia stato creato con la scienza infusa. Un certosino

del secolo XV, Enrico di Hesse, rettore dell'università di Heidelberg,

ebbe a sostenere che Aristotile agguagliò Adamo in sapienza, opinione

che parve empia a parecchi. (LALANNE, _Op. cit._, p. 210).

[224] BREDOW, _Op. cit._, p. 18.

[225] GAFFAREL, _Curiositates inauditae_, Amburgo, 1703, vol. II, p.

488.

[226] Vedi SUIDA, _Lexikon_. Se Adamo sia stato inventor delle lettere,

e se prima di Adamo vi sieno stati al mondo uomini, lettere, libri,

discute PIETRO BANG (BANGIUS) nel _Coelum Orientis_, Hauniae, 1657.

Costui ebbe a sostenere in una sua _Historia ecclesiastica_ che Adamo

soggiornò alcun tempo in Isvezia e fu il primo vescovo di quel paese.

[227] Per le scritture attribuite ad Adamo, a Eva, a Seth, vedi

FABRICIO, _Op. cit._; CEILLIER, _Histoire générale des auteurs sacrés_,

vol. I, pp. 464-7; MIGNE, _Dictionnaire des apocryphes_, vol. II,

coll. 41-2. Nel 1717 fu stampata in Altorf una curiosa dissertazione,

opera di non so qual dottore, intitolata _Dissertatio de Adami logica,

metaphysica, mathesi, philosophia practica et libris._ Nel 1722 DANIELE

MUELLER stampò a Chemnitz un _Programma de eruditione Adami_.

[228] _Parad._, XXVI, 124-6.

[229] L. I, cap. 6.

[230] SINCELLO, _Chronographia_, ediz. di Bonn, 1829, pp. 8-9.

[231] _Homilia 59 in Matheum._

[232] LEVI, _Op. cit._, pp. 886-7.

[233] _Parad._, XXVI, 139-42. Questi versi di Dante non sono già così

oscuri come ad altri piacque di renderli, speculandovi intorno. Essi

diedero luogo, ciò nondimeno, a varie interpretazioni, e chi volle

che il poeta facesse rimanere Adamo nel Paradiso solamente cinque

ore, e chi sei, e chi sette, e chi non più di un istante. Ma le

parole del poeta sono esplicite e chiare abbastanza: Adamo stette nel

Paradiso dalla prima alla settima ora del giorno; e chi sappia che una

diffusa credenza faceva durare quel soggiorno sett'ore, non istarà

più a questionare se l'ora prima, o la settima, o entrambe, debbano

considerarsi incluse nel computo, o escluse da esso. Parlando dei primi

parenti, dice PIETRO COMESTORE: Quidam tradunt eos fuisse in Paradiso

septem horas (_Historia scholastica, Libri Genesis_, cap. 24); ed erra

il POLETTO, quando attribuisce a questo autore la opinione che Adamo

fosse rimasto nel Paradiso solamente sei ore; _Dizionario Dantesco_,

Siena, 1885-7, s. v. Adamo. CEDRENO ricorda la opinione di alcuni,

che facevano rimanere Adamo nel Paradiso dall'ora terza alla nona.

(_Historiarum compendium_, ediz. di Bonn, 1838-9, v. I, p. 12).

[234] BEDA, o chi altri possa essere l'autore dell'opuscolo intitolato

_Collectanea et flores_, dice: _Adam vixit annos quindecim in paradiso,

Eva quatuordecim: alii dicunt septem_. SINCELLO dice la trasgressione

avvenuta nel settimo anno, la cacciata nell'ottavo, tenuta occulta la

colpa quaranta giorni. (_Op. cit._, pp. 13-4). Anche Cedreno segue la

opinion dei sett'anni. Nel _Chronicon_ di TEODORICO ENGELHUSEN (m.

1434) si legge: «Adam et Eva, sicut creditur, die suae creationis,

scilicet sexta die mundi, circa meridiem praevaricati, paulo post circa

horam nonam ejecti sunt, et exilium projecti. In quadam tamen antiqua

_Chronica Treverorum_, quae et hodie jacet in Ecclesia S. Matthiae

ibidem, legitur septies quaternis temporum annis in paradyso fuisse, et

post haec expulsos.» (Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum brunsvicensium_,

t. II, p. 979). Il soggiorno di un secolo è ricordato da Cedreno e da

alcun altro.

[235] Ciò che la Bibbia narra di Adamo tentato da Eva, si riscontra in

qualche parte con quanto il mito indiano narra di Yami, sollecitato

dalla sorella Yama ad altro peccato. Il Yami indiano diventa il Yima

iranico. Cfr. KOHUT, _Die talmudischmidraschische Adamssage in ihrer

Rückbeziehung auf die persische Yima- und Meshiasage_, in _Zeitschrift

der deutschen Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XXV, pp. 59-94.

[236] _Purgat._, XXXIII, 61-3; _Parad._, XXVI, 115-7.

[237] Nel secolo XVI il celebre CORNELIO AGRIPPA la svolse nel suo

libro _De originali peccato_. Nel secolo seguente ADRIANO BEVERLAND

mise fuori una strana dissertazione intitolata: _Peccatum originale,_

κατ’ εξοχὴν _sic nuncupatum, philologice elucubratum a Themidis

alumno_, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli sostiene:

«primum protoplastorum peccatum in coitu consistere et per arborem

scientiae boni et mali intelligi debere truncum illum, quem in

meditullio corporis Adami plantaverat naturae auctor, cuiusque florem

decerpere vetuerat». L'autore fu, per quella sua opinione, chiuso in

un carcere, d'onde trovò modo di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo.

Quella opinione, del resto, è anche presentemente assai più diffusa che

non si creda tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii

teologici, credono che, per questa parte, il racconto biblico non

vada inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, CARLO SCHOEBEL,

prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: _Le mythe

de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une évolution

psychologique primordiale_, Parigi, 1876. Bisogna per altro riconoscere

che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo la carne e di vergogna

l'atto generativo, legittimò così fatte stranezze. Pei catari, e per

altri eretici, la copula fu una frode del diavolo. Cf. _Curiosités

théologiques_, Parigi, 1861, pp. 4-5.

[238] «Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit Evam eamque

primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem perdiderunt, quam

si in paradiso mansissent, nec in conceptione nec in generatione

prolis amisissent, nec in carnali illo actu deformitas immoderatae

concupiscentiae fuisset, nam naturalia membra, ad hunc usum deputata,

sicut inferiores vires, omnino subdita essent rationi». _Op. cit._,

vol. II, p. 347.

[239] Vedi BEAUSOBRE, _Dissertation sur les Adamites_, nel secondo

volume della _Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des

Hussites_, del LENFANT, Amsterdam, 1731.

[240] Vedi EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 165, 461; vol. II, p.

413.

[241] BARTOLOCCI, _Op. cit._, vol. II, p. 69. Cf. HAMBURGER,

_Real-Encyclopädie für Bibel und Talmud_, Strelitz, 1883, s. v.

_Lilith_.

[242] Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da P.

PARIS, _Op. cit._, vol. IV, pp. 27-8.

[243] In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, dietro

a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima Issa:

Issa was hire firste name.

_The Story of Genesis and Exodus, edited by_ Richard Morris (_English

Text Society_), Londra, 1865, v. 233.

[244] Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità di

alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero generato

in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due femmine.

Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, dopo aver

generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono ancora trenta

figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, i figliuoli furono

in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; ma nei _Fioretti della

Bibbia_ il numero dei maschi e delle femmine, presi insieme, sale

a centoquaranta. Per le prime figliuole generate, sorelle e spose

di Caino, di Abele e di Seth, si trovano i nomi di Calmana, Debora,

Luva, Leluda o Lebuda, Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn,

Asua. Secondo una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in

Abû 'l-Faragi, in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (RENAN,

_Fragments_, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele nacque

per gelosia amorosa.

[245] Nel _Roman du Renard_ si narra che Dio diede ad Adamo ed Eva,

espulsi dal Paradiso, una verga di tale virtù, che percotendo con essa

il mare potevano avere tutto quanto desideravano. Adamo fece uscire

dalle acque una pecora, Eva un lupo, che acchiappò la pecora; poi

Adamo, di nuovo, un cane che inseguì il lupo, ecc. Tutti gli animali

fatti sorgere da Adamo si addomesticarono: tutti quelli fatti sorgere

da Eva inselvatichirono. Il poeta cita a tale proposito un libro

_Aucupre_, che non so quale possa essere. Ediz. Méon, Parigi, 1826,

vol. I, vv. 41-104; ediz. Martin, Strasburgo e Parigi, 1882-7, vol. I,

pp. 336-8.

[246] _Contra haereses_, 80.

[247] Cf. BURNOUF, _Recherches sur la géographie ancienne de Ceylan

dans son rapport avec l'histoire de cette île, Journal asiatique_,

serie V, vol. IX (1857), pp. 9 sgg.

[248] «Seilan est une grant ysle ensi con je voz ai devisé en ceste

livre en arieres. Or est voir que en ceste ysle a une montagne mout

aut si degrat celes rocches, que nul hi puent monter sus se ne en ceste

mainere que je voz dirai. Car à ceste montagne pendent maintes chaennes

de fer, ordrée en tel mainer que les homes hi puent monter sus par

cel chaene jusque sus le montagne. Or voz di qe il dient que sus cel

mont est le menument de Adan nostre primer pere, el Sarain dient que

celui sepoucre est de Adan, et les idres dient qu'il est le moument

de Sergamon Borcam...». _Voyages de_ MARCO POLO (_Recueil de voyages

et mémoires publiés par la Société de géographie_), Parigi, 1824, cap.

178.

[249] Traduzione di A. Jaubert (_Recueil de voyages et mémoires_,

etc.), Parigi, 1836, vol. II, p. 71.

[250] Traduzione di S. Lee, Londra, 1829, pp. 189-90.

[251] _Contextio gemmarum sive_ EUTYCHII _Patriarchae Alexandrini

Annales, interprete_ Edwardo Pocockio, Oxoniae, 1658, vol. I, pp. 15

sgg.

[252] _Descriptio de partibus infidelium_, cap. 39, ap. MARCELLINO

DA CIVEZZA, _Storia universale delle missioni francescane_, vol. III,

Roma, 1859, p. 760. La relazione del viaggio di Odorico si trova con

vario titolo nei codici, _Peregrinatio, De mirabilibus mundi, De rebus

incognitis_. Un'antica versione italiana, contenuta nel cod. marciano

ital. cl. VI, CCVIII, presenta alcune diversità in confronto del testo

latino pubblicato.

[253] _Op. cit._, pp. 94-7. Del Monte di Adamo parla anche Fra Mauro.

Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 51.

[254] _Isolario_, parte II, Venezia, 1697, p. 122. Una lista di

scrittori che parlano del Monte di Adamo può vedersi in FABRICIO, _Cod.

pseud._, vol. I, p. 30; vol. II, pp. 30-36. Io ne aggiungerò qui alcuni

altri. _Sketch of a Journey to the Summit of Adam's Peak in the Island

of Ceylon, Asiatic Journal_, vol. II, 1816; KNOX, _Historical Relation

of the Island of Ceylon_, 2ª ediz., Londra, 1817, p. 144; DAVY, _A

description of Adam's Peak, Journal of Science_, vol. V. 1818; _Notes

of an Excursion to Adam's Peak, Colonial Magazine_, vol. V, 1845; _A

Trip to Adam's Peak, Colonial Magazine_, voll. XIV e XV, 1848; SKEEN,

_Adam's Peak. Legendary, traditional and historical notices of the

Samanala and Sri-Páda_, Londra, 1878. Un'apposita dissertazione sulla

famosa impronta scrisse J. Low nelle _Transactions of the Royal Asiatic

Society of Great Britain and Ireland_, vol. III, 1835.

[255] _Op. cit._, pp. 81-2.

[256] D'HERBELOT, _Bibl. orient._, s. v. _Magarat al Conouz_.

[257] Vedi PIPER, _Adams Grab auf Golgatha_, nell'_Evangelisches

Kalender_ pel 1861, pp. 17 sgg.

[258] Di sì fatti collegamenti porgono un esempio, ma scevro di ogni

spirito di eresia, alcuni versi, i quali furono già attribuiti a

ILDEBERTO DI LAVARDIN. Eccoli:

Arbore sub quadam dictavit clericus Adam

Quomodo primus Adam peccavit in arbore quadam;

Sed postremus Adam, natus de virgine quadam,

Damna prioris Adam repensat in arbore quadam.

Ni sumpsisset Adam fructus sub arbore quadam,

Non postremus Adam moreretur in arbore quadam.

Li pubblicò P. Meyer nelle _Archives des missions scientifiques et

littéraires_, 2ª serie, vol. V (1868), p. 183. Vedi del resto il

poemetto d'ILDEBERTO, intitolato _De ordine mundi_, il quale comincia

col verso:

Arbore sub quadam protoplastus corruit Adam.

(_Opera_, ediz. Beaugendre, col. 1179).

[259] _Sermo 71._ ABÛ'L-FARAGI si scosta alquanto dal racconto del

_Combattimento_. Egli dice che Noè prese nell'Arca solamente il capo

d'Adamo; che poi Sem e Melchisedec trasportarono quel capo sopra un

monte, su cui Melchisedec edificò Gerusalemme, e che su quel monte

Cristo fu crocifisso. (_Op. cit._, pp. 8-10). Dionigi di Telmahar, per

contro, segue fedelmente il racconto dell'apocrifo.

[260] _Recueil de voyages_, etc. vol. IV, p. 849.

[261] D'HERBELOT, _Op. cit._, pp. 20, 122, 708, 806.

[262] Ricorderò solo: l'_Adamo_ del grammatico _Ignazio_ (IX secolo)

pubbl. prima dal BOISSANADE, _Anecdota graeca_, Parigi, 1829 sgg., t.

I, pp. 436-44; poi dal DUEBNER, _Christus patiens_, etc., Parigi, 1846;

_Adam, drame anglo-normand du XIIe siècle, publié par_ V. Luzarche,

Tours, 1854; nuova edizione critica a cura di L. Palustre, Parigi,

1877; la _Creazione_ e la _Caduta_ nel _Ludus Coventriae_, Londra,

1841; _The Creation of the World, a cornish Mystery edited with a

Translation and Notes by_ Whitley Stokes, Lipsia, 1863; _Der Sündenfall

und Marienklage, zwei niederdeutsche Schauspiele herausg. von_ Dr.

O. Schönemann, Annover, 1855; JACOB RUFF, _Adam und Heva_, Lipsia,

1848. In Italia rappresentazioni di Adamo ed Eva non mancarono: vedi

D'ANCONA, _Origini del teatro in Italia_, Firenze, 1877, vol. I, pp.

85, 202; 2ª ediz., Torino, 1891, pp. 91, 228; TORRACA, _Studi di storia

letteraria napoletana_, Livorno, 1884, p. 20. Il FARSETTI (_Biblioteca

manoscritta_, Venezia, 1771-80, vol. II, p. 221) registra una

_Rappresentazione spirituale_ di Adamo ed Eva, in verso, manoscritto

del secolo XVI. Ricordo, sorpassando, l'_Adamo_ dell'ANDREINI, quello

del LOREDANO, l'_Adamo ed Eva_ di TROILO LANCETTA, l'_Abele_ del

METASTASIO, l'_Abele_ dell'ALFIERI, la _Morte d'Adamo_ del KLOPSTOCK,

il _Caino_ del BYRON.

[263] ALTONA, _Gebete und Anrufungen in den altfranzösischen Chansons

de geste_ (_Ausgaben und Abhandlungen aus dem Gebiete der romanischen

Philologie, IX_), Marburgo, 1883, p. 14. In una preghiera che si trova

nello _Chevalier au Cygne_ (vv. 1771-5), è detto:

Sire Dieu qui fesis mer salée

Et le ciel et la tierre, créature fourmée,

Et Adam à qui fu la pume devée,

Eve l'en fist mengier, qui mal fu enortée,

S'en fu bien Vm ans en prison enfremée.

Qui non si tratta di una leggenda speciale come opina il REIFFENBERG

(_Le Chevalier au Cygne_, Bruxelles 1846, Introduzione, pp. XCV-XCVI),

ma si allude solo alla dimora di Eva nel Limbo sino alla venuta di Gesù

Cristo.

[264] _De rerum humanarum vicissitudine et clade Lindisfarnensis

Monasterii, Opera_, ediz. Froeben, vol. II, p. 238, col. 2ª. È pur cosa

degna di nota che la storia della penitenza di Adamo si legò in Francia

al cielo del Santo Graal. V. _Le Saint-Graal_, ediz. Hucher, Le Mans,

1864-8, vol. I, pp. 452 sgg.

[265] Vedi THILO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, volume I, Lipsia,

1832, pp. 756-68; ITTAMEIER, _Die Eliassage_, in _Zeitschrift für

kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben_, anno 1883, pp. 416-30,

476-93.

[266] Ediz. cit., cap. 12, p. 6.

[267] _Opera moralia, paraenetica et polemica_, Anversa, 1654, pp.

164-5, 231.

[268] Nella _Istoria di cose memorabili della città di Bologna per

uno della famiglia de' Ramponi_ (ms. della Biblioteca Universitaria di

Bologna) Enoch ed Elia diventano a dirittura i custodi del Paradiso:

«Et est (_paradisus_) in Orientis partibus constitutus, quem propter

peccatum primorum parentum Helyas et Enoch pro ligno vite cum versatili

gladio custodiunt ante fores».

[269] La identificazione di Elia col misterioso Khidr non è sicura.

L'autore del _Tarikh montekheb_ li distingue, e così fanno altri. Khidr

fu pure identificato con Enoch.

[270] D'HERBELOT, _Op. cit._, t. II, p. 435; t. III, p. 118; REINAUD,

_Description des monuments musulmans du cabinet de M. le duc de

Blacas_, Parigi, 1828, t. I, p. 169. Un racconto diverso intorno

ad Enoch in _Rosenöl_, vol. I, pp. 30-2. In leggende orientali si

vede Khidr far da guida ad Alessandro Magno, che muove in cerca

della fontana di giovinezza, ed è curioso notare come nel _Romans

d'Alixandre_ Enoch diventi un semplice seguace di Alessandro, seguace

che trova la fonte, vi si bagna, ed è per ciò severamente punito. Ed.

cit. p. 335.

[271] _Les mille et un jours_, gg. 186-7.

[272] FAZIO DEGLI UBERTI dice, per altro, parlando della condizione del

Paradiso (_Dittam._, l. I, cap. 11):

Vecchiezza e infermità non sa che sia

Giammai colui che dentro ivi giunge:

E questo prova Enoc ed Elia.

[273] Cap. XI, 3 sgg.

[274] Vedi intorno a questo argomento ZARNCKE, _Ueber das

althochdeutsche Gedicht vom Muspilli_, in _Berichte über die

Verhandlungen der k. sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften_,

Lipsia, vol. XVIII (1866), pp. 213-25.

[275] GRIMM, _Deutsche Mythologie_, ediz. cit., vol. II, pp. 794 sgg.;

III, pp. 284 sgg. Gli eroi rimossi ritornano spesso per difendere una

giusta causa, appunto come Enoch ed Elia.

[276] Cap. 25.

[277] _Epistolarum_ l. I, CCLXXXII, _Maxima Bibliotheca veterum

Patrum_, t. VII, p. 562.

[278] Cf. quanto è detto nel cap. 19 dell'Evangelo di Nicodemo.

[279] Ediz. cit., cap. 60.

[280] Come fu già notato, gli Esseni credettero che le anime pie,

sciolte dai vincoli della carne, avessero un soggiorno felice di là

dall'oceano.

[281] Vedi per le varie opinioni in proposito: BELLARMINO, _De

sanctorum beatitudine_, cap. 1; RENAUDOT, _Liturgia orientalis_,

Parigi, 1716, vol. II, pp. 332-3; ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_,

t. II, pp. 130, 165, 294-5; t. III, parte 1ª, p. 312; parte 2ª, p.

CCCXLII; THILO, _Op. cit._, pp. 749-55; ALEXANDRE, _Oracula Sibyllina_,

2ª edizione, Parigi, 1869, vol. II, exc. VI.

[282] _Historia ecclesiastica_, l. V, cap. 12.

[283] _Otia imperialia_, decis. III, cap. 103.

[284] _Historia major_, ad. a. 1196.

[285] _Visio Tnugdali_, ediz. Schade, capp. 16, 28.

[286] Cf. BRANDES, _Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur_,

Halle, 1885, pp. 8-9, 18; FRITZSCHE, _Die lateinischen Visionen des

Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts_, Halle. 1885, pp.

18-9.

[287] Vedi WRIGHT, _St. Patrick's Purgatory_, p. 26; FRITZSCHE, _Op.

cit._, pp. 36-7. Altre credenze pure ebbero corso. In alcune redazioni

della leggenda di San Brandano si dice che i cristiani troveranno

ricetto nel Paradiso terrestre quando ricominceranno le persecuzioni.

Abû 'l-Faragi credette che il Limbo dei patriarchi fosse appunto

il Paradiso terrestre, e che in esso dovessero essere trattenute

perpetuamente le anime di coloro che non si mostrarono meritevoli nè

del cielo, nè dell'inferno. Dice Fra Mauro nella scritta che accompagna

sulla sua mappa l'immagine del Paradiso, che le anime dei giusti,

liberate da Cristo, furono introdotte nel giardino, e quivi rimasero

sino al giorno dell'Ascensione, in cui, seguendo Cristo, salirono al

Paradiso celeste. (Vedi ZURLA, _Op. cit._, p. 74). Non so ond'egli

abbia potuto trarre così curiosa opinione. È pur qui da ricordare una

credenza espressa nell'_Elucidarium_ di Onorio d'Autun, secondo la

quale gli uomini, se Adamo non avesse peccato, sarebbero moltiplicati

nel Paradiso terrestre fino a raggiungere il numero degli angeli

caduti, e di mano in mano avrebbero sciamato dal Paradiso terrestre al

celeste per lasciar luogo alle nuove generazioni.

[288] _Historia major_, ad a. 1206.

[289] _Speculum historiale_, l. XXX, capp. 6-10. L'arcangelo Raffaele

guida il novizio prima al Paradiso e poi all'Inferno. Cap. 8: «Et cum

appropinquaret vidit novicius civitatem quandam ex auro, cujus porta

immense pulcritudinis erat. Quam cum miratur, angelus misit eum intra

portam, et vidit intra paradisum herbas et arbores pulcerrimas et aves

cantantes. Sub una arbore erat fons limpidissimus cujus rivi per mediam

civitatem fluebant. Cumque novicius vellet pausare iuxta fontem, duxit

eum angelus ad aliam arborem mire altitudinis et pulcritudinis, super

quam erat homo pulcerrimus et pregrandis stature, quasi gigas, vestitus

vestis diversorum colorum a pedibus usque ad pectus. Hic est, inquit

angelus, pater humani generis protoplastus Adam per sanguinem Jhesu

Christi filii Dei redemptus».

[290] Cap. 26. Fu molto disputato da antichi e moderni teologi se,

conformemente alle note parole di promessa pronunziate da Cristo in

croce, il buon ladrone fosse introdotto nel Paradiso terrestre o nel

celeste. Cf. THILO, _Op. cit._, pp. 768-79.

[291] Nel terzo cantare del poema del PUCCI, _Historia della Reina

d'Oriente_, la figliuola di questa Reina, mutata di femmina in maschio,

dice all'imperatore di Roma d'essere stata portata da Enoch ed Elia nel

Paradiso terrestre (st. 39):

i' fu preso

Nella foresta da Enoc e Elia,

Che con certi altri mi portàr di peso

Dove si sta con gioia tuttavia,

Ciò fu nel Paradiso Luciano

Dov'era Salamone allegro e sano.

[292] GIOVANNI, XXI, 21; MATTEO, XVI, 28.

[293] _De gloria martyrum_, l. I, cap. 30.

[294] Vedi varie testimonianze recate dal THILO, _Op. cit._, pp. 764-5.

[295] _Orl. Fur._, XXXIV, 54-9.

[296] SAN TEOFILO, _Ad Autolycum_, l. II, cap. 26; PRUDENZIO,

_Cathemerinon_, inno X. Mario Vittore pone le Virtù a soggiornare nel

Paradiso terrestre, e nel Paradiso terrestre finge Metodio che abbia

luogo il suo _Convivium decem virginum_. Uno dei sette paradisi dei

Maomettani si chiama Eden.

[297] Una reminiscenza di sì fatta mansuetudine si ha nella leggenda

rabbinica della veste di Adamo. BREDOW, _Op. cit._, p. 50.

[298] BECHSTEIN, _Mythe, Sage, Märe und Fabel im Leben und Bewusstsein

des deutschen Volkes_, Lipsia, 1854, vol. II, p. 21.

[299] Dice il Pigafetta (ap. RAMUSIO, _Navigationi et viaggi_, vol. I,

p. 367): _Hanno opinione i Mori che questo uccello venga del Paradiso

terrestre._ Cf. DENIS, _Le monde enchanté_, già cit., pp. 150-1.

[300] _Del reggimento e de' costumi delle donne_, parte XVI.

[301] THÉVENOT, _Relation d'un voyage fait au Levant_, Parigi, 1665, p.

502.

[302] EISENMENGER, _Op. cit._, vol. I, pp. 868-9; LEVI, _Op. cit._, p.

218.

[303] Vedi intorno al mito della Fenice, prima nell'antichità, poi

nella sua notabilissima prosecuzione per entro al mondo cristiano:

HEINRICHSEN, _De Phoenicis fabula apud Graecos, Romanos et populos

orientales_, Hauniae, 1825-7: LEOPARDI, _Saggio sopra gli errori

popolari degli antichi_, Firenze, 1848, cap. 17; PIPER, _Op. cit._,

vol. I. pp. 446-71; GRAESSE, _Beiträge zur Literatur und Sage des

Mittelalters_, Dresda, 1850, pp. 71-9. Per quanto concerne il carattere

astronomico della Fenice, e l'era di felicità che ad essa si collegava,

vedi LEPSIUS, _Die Chronologie der Aegypter_, Berlino, 1849, l. II,

cap. 73; SEYFFARTH, _Die Phoenixperiode, Zeitschrift der deutschen

morgenländischen Gesellschaft_, vol. III (1849), pp. 63-89. Alla Fenice

corrisponde, per questo e per altri rispetti, il Fong-hoang dei Cinesi,

che torna a intervalli, e il cui ritorno segna il principio di un'era

di felicità.

[304] Canz.: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_. Nell'atto II,

sc. 4, dell'_Ipocrito_ dell'ARETINO, Prelio racconta come sia andato

a prendere alcune penne d'oro e di porpora della Fenice per farne

presente all'amata.

[305] Non so che descrizione ne faccia TITO GIOVANNI SCANDIANESE in un

suo poema intitolato _La Fenice_, che io non conosco se non di nome.

Ho già ricordato altrove il poemetto attribuito a Lattanzio e quello di

Cinevulfo.

[306] Vedi p. 32 e la nota 69 al cap. II.

[307] DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire

littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I · 第 17 / 46 题