NOTE:

[55] XXVIII, 13-16.

[56] Dell'Olimpo dice CLAUDIANO:

Altus Olympo

Vertex, qui spatio ventos hiemesque relinquit.

E LUCANO del Parnaso:

Hoc solum fluctu terras mergente cacumen

Eminuit, Pontoque fecit discrimen et astris.

PLATONE, nel _Fedone_, parla di un luogo amenissimo posto sopra quella

regione dell'aria ove si formano le meteore. Intorno al monte Kâf

degli Arabi, vedi D'HERBELOT, _Bibliothèque orientale_, s. vv. _Caf_ e

_Schirin_, e J. LASSEN RASMUSSEN, _De monte Caf_, Hauniae, 1811.

[57] Secondo una leggenda dei Bogomili la vite fu portata fuori del

Paradiso terrestre dalle acque del Diluvio. WESSELOFSKY, _Altslavische

Kreuz- und Rebensagen, Russische Revue_, vol. XIII, p. 134.

[58] Ediz. cit., col. 362.

[59] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_, Parigi,

1862, p. 25.

[60] ALBERTO MAGNO, _Summa theologiae_, parte II, tract. 13, qu. 79:

cf. FABRICIO, _Codex apocryphus Novi Testamenti_, edizione di Amburgo,

1719-43, parte II, p. 645.

[61] Vedi REISCH, _Margarita philosophica_, ediz. di Basilea, 1535, p.

608; TOSTATO, _Commentaria in Genesim_, cap. I, qu. 9; cap. XIII, qq.

100-6; HOPKINSON, _Fasciculus secundus opusculorum quae ad historiam et

philologiam sacram spectant; Sinopsis Paradisi_, Rotterdam, 1693, pp.

11-12.

[62] _Op. cit._, parte I, cap. 9.

[63] _De fide orthodoxa_, l. II, cap. 11.

[64] Visione del monaco Alberico, nella edizione della _Divina

Commedia_ fatta in Padova, l'anno 1822, vol. V, p. 319.

[65] BARTOLOCCI, _Bibliotheca magna rabbinica_, Roma, 1675-94, parte

II, p. 161, col. 2: EISENMENGER, _Entdecktes Judenthum_, Königsberg,

1711, vol. I, p. 871.

[66] TERTULLIANO, _De anima_, cap. 55; LATTANZIO, _De origine erroris_,

cap. 12; SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, _Homilia de divite_.

[67] ISIDORO DI SIVIGLIA, _Etymol._, l. XIV, c. 3; RABANO MAURO, _De

Universo_, l. XII, cap. 3; ONORIO AUGUSTODUNENSE, _De imagine mundi_,

l. I, cap. 8; GIACOMO DI VITRY, _Historia hierosolimitana abbreviata_,

l. I, cap. 85, ap. BONGARS, _Gesta dei per Francos_, t. I, p. 1100;

RODOLFO D'EMS, ap. DOBERENTZ, _Die Erd- und Völkerkunde in der

Weltchronik des Rudolf von Hohen-Ems_, nella _Zeitschrift für deutsche

Philologie_, vol. XIII, p. 172. Ciò che Isidoro dice del Paradiso

è anche ripetuto, quasi con le stesse parole, in un trattatello

cosmografico latino, di non molto a lui posteriore. Quivi, parlandosi

dell'Asia, si dice:

Habet primum paradysi hortorum delicias,

Omne genere pomorum circumseptus graminat.

Habet etiamque vitae lignum inter midium.

Non est aestas neque frigus sincera temperies.

Fons manat inde perennis fluitque in rivolis;

Post peccatum interclusus est primevi hominis.

Circumseptus est undique rompheaque ignea,

Ita pene usque celum iungitque incendia;

Angelorum est vallatus cherubyn praesidia.

PERTZ, _Ueber eine fränkische Cosmographie des VII. Jahrhunderts,

Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss. zu Berlin_, 1845, p. 264. Il muro di

fiamme è ricordato anche nel _Libro di Sidrach_ (testo italiano,

Bologna, 1868, p. 48).

[68] Nella mappa di Giovanni Leardo, del 1448, il Paradiso è figurato

come una piazza di città, con una colonna nel mezzo; in quella di Fra

Mauro esso è figurato a parte come un giardino circolare, cinto da un

muro merlato, con quattro torri.

[69] Cap. 21.

[70] _Auctores classici e vaticanis codicibus editi_, Roma, 1828-38, t.

III pp. 389-91.

[71] Intorno al Prete Gianni, o Pretejanni, o Presto Giovanni, vedi

OPPERT, _Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte_, Berlino,

1864; BRUNET, _La légende du Prêtre Jean_, Bordeaux, 1877 (estratto

dagli _Actes de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et Arts de

Bordeaux_); ZARNCKE, _Op. cit._ Vedi pure GHINZONI, _Un'ambasciata del

Prete Gianni a Roma nel 1481, Archivio storico lombardo_, vol. XVI. In

sul cominciare del secolo XVI, o poco prima, Giuliano Dati, fiorentino,

compose un poemetto in ottava rima intitolato _La magnificenza del

Prete Janni_ (pubblicato nel _Propugnatore_, t. IX, parte I, p. 141

sgg.). Da un passo della nov. 9ª, giorn. IX, del _Decamerone_, e da

luoghi di altre scritture si vede che il Prete Gianni e le meraviglie

del suo paese erano in Italia passati in proverbio nel Trecento.

[72] ARIOSTO, _Orlando Furioso_, c. XXXIII, st. 105.

[73] _Op. e l. cit._

[74] _Op. cit._, p. 55.

[75] Cf. più particolarmente _Die beiden Sindbad, oder Reiseabenteuer

Sindbad des Seefahrers. Aus dem Arabischen uebersetzt und mit

erklärenden Anmerkungen nebst sprachlichen Beilagen von_ J. G. H.

REINSCH, Breslavia, 1836. ISIDORO DI SIVIGLIA (_Etymol._, l. XIX, c.

3), e RABANO MAURO (_De Univ._, l. XII, c. 4) parlano degli smisurati

serpenti e dei grifoni che impedivano l'accesso ai Monti Aurei, in

India.

[76] _Orl. Fur._, c. XXXIII, st. 127.

[77] Vedi il passo riportato dal COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_,

Livorno, 1872, p. 202.

[78] Solino dice a Fazio degli Uberti, parlando del Paradiso, nel l. I,

cap. 11 del _Dittamondo_:

E questo è un monte ignoto a tutta gente,

Alto che giunge sino al primo cielo,

Onde il puro aere il suo bel grembo sente.

Quivi non è giammai freddo nè gelo.

Quivi non per fortuna onor si spera,

Quivi non pioggia, o di nuvola è velo.

Quivi è l'arbor di vita, e primavera

Sempre con gigli, con rose e con fiori,

Adorno e pien d'una e d'altra riviera.

[79] STAZIO, _Sylvae_, III.

[80] L'isola di Avalon, che diventò un paese meraviglioso e mitico,

è veramente un'isola, posta nel letto di un fiume, nella contea di

Somerset. Fu creduta prima sede del cristianesimo in Inghilterra,

introdottovi, secondo la leggenda, dai discepoli dell'apostolo Filippo,

o da Giuseppe d'Arimatea. Intorno all'isola, trasformata dalla poetica

fantasia in un paradiso, vedi USSERIUS, _Britannicarum ecclesiarum

antiquitates_, ediz. 2ª, Londra, 1687, pp. 7-17, 61, e SAN-MARTE,

_Gottfried's von Monmouth Historia regum Britanniae_, Halle, 1854,

p. 417 sgg., dove sono riferite le descrizioni dello Pseudo-Gilda e

dell'autore della _Vita Merlini_. Vedi pure le descrizioni che si hanno

nel poema _La bataille Loquifer_, e in una delle rame dell'_Ogier_ (Cf.

_Histoire littéraire de la France_, t. XXII, p. 536). Un poeta inglese

moderno fa che il re Artù descriva egli stesso l'isola incantata,

Where falls not hail, nor rain, nor any snow,

Nor sea-wind blows loudly; but it lies,

Deap-meadowed, happy, fair, with orchard lawns,

And breezy hollows crowned with summer sea.

[81] _De oraculorum defectu_, 18; _De facie in orbe lunae_, 26 sgg.

[82] Tutto ciò si rileva da un breve estratto di ELIANO, _Variarum

historiarum_ III, 18.

[83] _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 4, ap. _Camden_, _Anglica

Hibernica_, etc., Francoforte, 1602-3, p. 716. Di tali isole fanno

ricordo parecchi, tra gli altri MATTEO QUAD, nell'_Enchiridium

cosmographicum_, 2ª ediz., Colonia, 1604, parte I, cap. 3, _De

Hibernia_. Nella _Nouvelle fabrique des excellens traits de vérité_, di

FILIPPO D'ALCRIPE, Parigi, 1853 (_Du naturel d'aucun pays_), p. 86, in

luogo dell'Ibernia si ha, per errore, l'Iberia.

[84] Edizione di Parigi, 1532, l. VI, cap. 66.

[85] GERVASIO DI TILBURY, _Otia imperialia_, dec. I, cap. 14, negli

estratti datine dal Liebrecht, Hannover, 1856, p. 4. Vedi per altri

riscontri ivi stesso, p. 62-3.

[86] RANULFO HIGDEN, _Op. cit._, l. 1, cap. 35.

[87] _Parad._, I, 57.

[88] Vedi SPIEGEL, _Erânische Altherthumskunde_, Lipsia, 1871, vol.

I, p. 464; WINDISCHMANN, _Zoroastrische Studien_, Berlino, 1863, pp.

165-77; LENORMANT, _Les origines de l'histoire, d'après la Bible et

les traditions des peuples orientaux_, Orléans, 1880-4, vol. I. pp.

76, 81-2, 90-1, 93-4. La tradizione iranica talora reca un albero

solo, uscente dal mezzo della fontana Ardvî-sûra, nell'Airyâna-vaêgiah,

talora due. L'albero della vita e l'albero della scienza si confondono

nell'albero del Budda. (Cf. DE GUBERNATIS, _La mythologie des plantes_,

Parigi, 1878-82, vol. I, pp. 79 sgg.). Le poma d'oro dell'Orto delle

Esperidi sono di una specie con quelle del mito settentrionale d'Iduna.

(Cf. PRELLER, _Griechische Mytologie_, 2ª ediz. Berlino, 1860-1,

vol. I, p. 438; RASZMANN, _Die deutsche Heldensage und ihre Heimat_,

Annover, 1857-8, vol. I, p. 55). Un albero di vita compare con molta

frequenza nelle tradizioni popolari dei Tartari della Siberia.

[89] Vedi LE ROUX DE LINCY, _Le livre des légendes_, Parigi, 1836, pp.

24-28. Tale leggenda e narrata nella Vita versificata della Vergine

composta da Ermanno di Valenciennes (_Histoire littéraire de la

France_, t. XVIII, pp. 834-7). Ricordiamoci, a questo proposito, dei

miti paralleli di Dioniso, del dio Soma e di Aurva. Secondo FEDERIGO

FREZZI, _Quadriregio_, l. IV, cap. 1, l'albero della vita avea le

radici in cielo, girava due miglia e risonava di dolcissimo canto. Non

so se di esso si discorra nel libro di un GIOVANNI BRACESCO, intitolato

_Il legno della vita, nel quale si dichiara qual fosse la medicina per

la quale i primi padri vivevano novecento anni_, Roma, 1542. Vedesi

registrato nella _Biblioteca_ dell'HAYM, a p. 369 della edizione di

Milano, 1771-3.

[90] Vedi, per esempio, PERRETI, _Catacombes de Rome_, Parigi, 1851, t.

II, tav. 22.

[91] _Le Talmud de Jérusalem traduit par_ M. Schwab, Parigi, 1878-90,

vol. I, tratt. _Berakhot_, cap. VI, 2, p. 391; _Le Talmud de Babylone

traduit... par l'abbé_ L. Chiarini, Lipsia, 1831, vol. II, pp. 180-1.

[92] _Das Duch Enoch_, pubbl. da A. Dillmann, Lipsia 1853, cap. 31.

[93] GREGORIO ABU'L-FARAGI ricorda le varie opinioni secondo cui

l'albero della scienza sarebbe stato il fico, la vite, o il frumento,

_Historia compendiosa dynastiarum_, Oxford, 1603, vol. I, p. 4.

[94] _Evagatorium_, ed. del _Literarisches Verein_, Stoccarda, 1843-5,

voi. III, pp. 5-6.

[95] LAURENT, _Peregrinatores medii aevi quatuor_, Lipsia, 1864; pp.

87-8. Vedi la _peregrinatio_ di Thietmar ivi stesso, cap. XXIX, 4, e la

nota dell'editore sull'argomento. Giacomo di Vitry distingue l'_arbor

paradisi_, che dalla descrizione da lui fattane si vede essere il musa,

da un altro albero, il quale produce frutti con impresso il segno di un

morso, e sono perciò detti _poma Adam. Op. cit._ p. 1099.

[96] _Op. cit._, p. 98.

[97] ARIOSTO, _Orl. fur._, c. XXXIV, st. 60. Non so se la grande

riputazione dei pomi del Paradiso abbia contribuito a divulgare la

credenza che nell'estremo Oriente fossero uomini i quali non d'altro si

nutrivano che dell'odore di un pomo. L'autore del _Mare amoroso_, sia

desso o non sia Brunetto Latini, ne fa ricordo:

E si vorrìa di quel pomo avere,

Che dona vita pur col suo olore

Ad una gente via di là dal mare,

Che non mangian nè beono altra vivanda.

(Vv. 223-6, in _Propugnatore_, vol. I). E ne fan ricordo il Mandeville

e altri. Gli antichi conobbero gli astomi, i quali, non avendo bocca,

si pascevano dell'odore di radici, di fiori e di frutti selvatici

(V. BERGER DE XIVREY, _Traditions tératologiques_, Parigi, 1836, pp.

98-9, 472). In alcune storie di Alessandro Magno son uomini che vivono

dell'odor delle spezie. Gli abitanti della luna, di cui narra LUCIANO

nella _Vera Historia_, I, 23, si nutrivano del fumo di rane arrostite,

e Olimpiodoro scrisse, sulla fede di Aristotile, esserci stato un uomo

che si nutriva ponendosi al sole. Non voglio lasciar questo tema senza

ricordare un altro pomo mirabile dell'Oriente, il così detto pomo di

Sodoma, il quale, assai vago di fuori, era, dentro, pieno di cenere.

Ne parla già GIUSEPPE FLAVIO, _De bello judaico_, l. V, cap. 5, e

molti poi ne riparlano nel medio evo, tra i quali SAN PIER DAMIANO

nella epist. XVII _ad Desiderium abbatem_. Il COPPÉE, nella _Mauvaise

soirée_, ricorda

. . . . . ces beaux fruits des bords de la Mer Morte,

Qui, lorsqu'un voyageur à sa bouche les porte,

Sont pleins de cendre noire et n'ont qu'un goût amer.

[98] Versione ed edizione citate, p. 47.

[99] Codice riccardiano citato, f. 48 v., col. 2ª.

[100] _Purg._, XXXII, 37-9.

[101] _Quadriregio_, l. IV, c. 1. La pianta dispogliata si vede anche

in qualche mappa, nel luogo ove devrebb'essere il Paradiso.

[102] Quattro alberi sacri poneva sul Meru la tradizione indiana.

[103] XXXI, 8, 9.

[104] Delle piante e dei frutti del Paradiso si parla diffusamente

in un opuscolo attribuito a Michele Psello. Una lunga enumerazione di

piante si ha in una parafrasi poetica tedesca della Genesi, contenuta

in un manoscritto che probabilmente appartiene alla seconda metà del

secolo XII, e pubblicata da E. HOFFMANN, _Fundgruben für Geschichte

deutscher Sprache un Litteratur_, Breslavia, 1830-7, vol. II, pp.

10-84. Cf. ZINGERLE, _Der Paradiesgarten der altdeutschen Genesis_, in

_Sitzungsb. d. phil.-hist. Cl. d. h. Akad. d. Wissensch._, vol. CXII,

Vienna, 1866. BRUNETTO LATINI dice nel _Tresor_ (ediz. Chabaille,

Parigi, 1863, l. 1, parte IV, cap. 123): «En Inde est Paradis

terrestre, où il a de toutes manieres de fust d'arbres et de pomes et

de fruiz qui soient en terre...». PIETRO DA BERSEGAPÈ, nel suo poema

biblico (ap. BIONDELLI, _Poesie lombarde inedite del secolo XIII_,

Milano, 1856, p. 41):

El g'è d'ugni fructo d'arboxello

Dolce e delectevole e bello.

[105] _Hexaemeran_, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 189, col. 1535.

[106] _Histoire de Saint Loys, Collection complète des mémoires

relatifs à l'histoire de France_, t. II, 1819, pp. 229-30. Il passo è

curioso, e merita di esser riferito: «Ici convient parler du fleuve,

qui passe par le païs d'Egipte, et vient de Paradis terrestre... Quant

celui fleuve entre en Egipte, il y a gens tous expers et accoustumez,

comme vous diriez les pescheurs des rivieres de ce pays-ci, qui au

soir gettent leurs reyz au fleuve, et és rivieres: et au matin souvent

y trouvent et prannent les espiceries qu'on vent en ces parties par

deça bien chierement, et au pois: comme cannelle, gingembre, rubarbe,

girofle, lignum aloes, et plusieurs bonnes chouses. Et dit-on ou païs,

que ces choses-là viennent de Paridis terrestre, et que le vent les

abat des bonnes arbres, qui sont en paradis terrestre; ainsi comme

le vent abat és forestz de ce païs le bois sec; et ce qui chiet en

ce fleuve l'eauë amene et les marchands le recuillent, qui le nous

vendent au pois». Che il Paradiso contenga ogni maniera di spezie è pur

detto in un vecchio poema tedesco, _Diu Buochir Mosis_, vv. 492-509,

ap. MASSMANN, _Deutsche Gedichte des zwölfen Jahrhunderts und der

nächstverwandten Zeit_, Quedlimburgo e Lipsia, 1837, p. 241.

[107] _Quaestiones ad Antiochum_, qu. 47.

[108] _Alexandreis_, l. II.

[109] _De judicio Domini_, cap. 8.

[110] Della origine paradisiaca di alcune piante medicinali è pur cenno

in tradizioni popolari tuttora vive.

[111] _Pantheon_, parte I. I versi con cui si descrive il Paradiso si

trovano pure nella _Memoria saeculorum_.

[112] Nella canzone: _Standomi un giorno, solo, alla fenestra_.

[113] _Elucidarium_, l. I, ap. MIGNE, _Patrol. lat._, t. 172, col.

1117. Così pure nella versione italiana che si conserva in parecchi

codici, p. es. in quello dell'Universitaria di Bologna segnato Aula II,

A, N. 157. Cf. _Il libro di Sidrach_, ediz. cit., p. 46.

[114] Cap. 24.

[115] Altrettanto fu detto di tutti i luoghi paradisiaci. V. alcuni

versi latini concernenti l'isola di Thyle, riferiti dal WRIGHT, _Op.

cit._, p. 94 in nota. Quest'isola, che parecchie carte pongono nel mare

d'India, corrisponde certamente alla Tylus di Tolomeo, e alle due Tylos

di Plinio. Cf. SANTAREM, _Essai_, voi. III, p. 239. Di un'isola Thilos

parla pure, citando Solino, DICUIL, _Liber de mensura orbis terrae_,

ediz. Parthey, Berlino, 1870, VII, 25.

[116] ALRIC, _Le Paradis de Mahomet_, Parigi (1892) pp. 57-9, 63.

La materia di questo libro è tratta dal Corano e da racconti e detti

tradizionali (_hadis_) che hanno corso fra i maomettani.

[117] _Proverbii_, X, 11: _Vena vitae, os justi_; XIII, 14: _Lex

sapientis fons vitae_; XIV, 27: _Timor Domini fons vitae_; XVI, 22:

_Fons vitae eruditio possidentis_.

[118] XXII, 1-2. Ebbe a ricordarsene Giacomino da Verona, il quale

fa scorrere per mezzo alla sua Gerusalemme celeste un fiume pieno di

gemme,

De le quale çascauna sì à tanta vertù,

K'elle fa tornar l'omo veclo en çoventù,

E l'omo, k'è mil agni êl monumento çasù,

A lo so tocamento vivo e sano leva su;

e altre acque la cui miracolosa natura è tale che chi ne beve non

morrà, nè avrà più mai bisogno di bere. MUSSAFIA, _Monumenti antichi

di dialetti italiani, Sitzungsber. d. k. Akad. d. Wissensch.,

philos.-hist. Cl._, vol. XLVI, Vienna, 1864, pp. 139-40. Giacomino

non si appaga di quanto, a tale proposito, è detto nell'Apocalissi, ma

aggiunge di suo.

[119] L'ambrosia, ἄμβροτος, dei Greci, corrisponde all'amrita

degl'indiani. Secondo una delle versioni della leggenda di Achille,

Teti rese il figliuolo invulnerabile e immortale aspergendolo di

ambrosia e poi mettendolo al fuoco. Un liquore di egual virtù si ha

nella mitologia germanica. Vedi KUHN, _Die Herabkunft des Feuers und

des Göttertranks_, Berlino, 1859, p. 175.

[120] I Gaeli immaginarono anche un paese di gioventù. Vedi BEAUVOIS,

_Op. cit._, pp. 308, 310-11.

[121] WEBER, _Indische Streifen_, Berlino, 1868-79, vol. I, pp. 13-15.

[122] Cf. SPIEGEL, _Die Alexandersage bei den Orientalen_, Lipsia,

1851, pp. 29, 47, 52. ETHÈ, _Alexanderszug zum Lebensquell im Lande der

Finsterniss_, negli Atti dell'Accademia di Monaco, 1871.

[123] _Kinder- und Hausmärchen_, num. 97.

[124] J. J. CRANE trasse dalla _Scala coeli_ di GIOVANNI GOBIO

(JUNIORE), il quale fiorì nella prima metà del secolo XIV, un

racconto latino che reca una parte soltanto della fiaba tedesca: _Two

mediaeval Folk-tales_, nella _Germania_, anno XXX (1885), pp. 203-4.

Cf. DU MÉRIL, _Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire

littéraire_, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.

[125] Vedi, per esempio, RALSTON, _Russian Folk Tales_, Londra, 1873,

pp. 231, 235, 240; _Svenska Folk-Sagor och Aefventyr, samlade of_

HYLTÉN-CAVALLIUS _och_ G. STEPHENS, num. 9.

[126] Veggansi, per esempio, nelle _Mille e una notte_ le novelle del

principe Mahmud e di Alì Giobari.

[127] Ma l'autore del _Kharîdat el-agiâib_ la pone in Occidente, in

un'isola del Mar Tenebroso, del qual mare si dirà più innanzi.

[128] Traduzione e edizione citate, col. 301.

[129] D'ANCONA, _I precursori di Dante_, Firenze, 1874, p. 34.

[130] Notisi, per altro, che Dante pone nel Paradiso terrestre i due

ruscelli di Lete e di Eunoè, le cui acque procacciano in certo qual

modo la vita eterna, non del corpo, ma dell'anima.

[131] Vv. 5537-45, ediz. del Guessard e del Grandmaison, Parigi, 1860.

Nella continuazione inedita del poema si parla di nuovo della fontana

di gioventù, ma per tutt'altra occasione, e di quella derivazione non

si fa più parola.

[132] Ediz. del Michelant (_Bibliothek des literarischen Vereins_),

Stoccarda, 1846, p. 350.

[133] Ediz. del Keller. (_Bibl. d. liter. Ver._), Stoccarda, 1858, vv.

10651 sgg.

[134] Ediz. del Hahn, Quedlimburgo e Lipsia, 1842, st. 6053-4.

[135] Atto I, sc. 1.

[136] LECOY DE LA MARCHE, _Anecdotes historiques, légendes et apologues

tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon_, Parigi, 1877, p. 77.

[137] _Op. cit._, p. 69.

[138] _Notices et extraits des manuscrits_, t. V, p. 276; WRIGHT,

_Popular Treatises on Science written during the Middle Ages_, Londra,

1841, p. 110; LAUCHERT, _Geschichte des Physiologus_, Strasburgo, 1889,

pp. 9, 171. Vedi pure VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum naturale_, l.

XVI, cap. 36.

[139] ZARNCKE, _Op. cit._, parte I, pp. 94-95. Ma in altra parte di

quella lettera si parla di una fonte che scaturisce appiè del monte

Olimpo, la quale, come la fonte descritta dal Mandeville, ha il sapore

di tutte le spezie, e lo muta a ciascun'ora del giorno e della notte,

e a chi ne beva tre volte a digiuno dà sanità e giovinezza per tutto

il tempo della vita. Quel luogo è poco lungi dal Paradiso. E vi è

ricordata una fonte la quale scaturisce nell'isola della manna, e

ridà la giovinezza a quegli abitanti, i quali vivono cinquecent'anni.

Del palazzo è poi detto che chi vi è, non patisce fame nè sete, e che

nessuno vi può morire il giorno in cui v'è entrato, e chi v'entra

affamato o infermo n'esce così sazio come se avesse mangiato di

cento vivande, e così sano come se mai non avesse avuto male. Per

qualche altro riscontro vedi: _Museum für altdeutsche Literatur und

Kunst_, vol. I (1809), pp. 259-62; le note di VALENTINO SCHMIDT alla

scelta delle novelle dello Straparola da lui pubblicata (_Die Märchen

des Straparola_), Berlino, 1817, pp. 276 sgg.; J. GRIMM, _Deutsche

Mythologie_, 3ª ediz., Berlino, 1875-8, vol. I, pp. 488-9, vol. III, p.

167; VERNALEKEN, _Das Vasser des Lebens_, nella _Germania_, vol. XXVII

(1882), p. 103; KÖHLER, _Tristan und Isolde und das Märchen von der

goldhaarigen Jungfrau und von den Wassern des Todes und des Lebens_,

ibid., vol. XII (1866).

[140] Fontana di vita e fontana di giovinezza non sono propriamente,

in teorica, la medesima cosa: quella dà la immortalità e la giovinezza

insieme; questa dà la giovinezza per fin che dura la vita, ma non la

immortalità. Ciò nondimeno le due si confondono molto spesso nel mito.

[141] NAVARRETE, _Op. cit._, vol. III, p. 50; DENIS, _Le monde

enchanté, cosmographie et histoire naturelle fantastiques du moyen

âge_, Parigi, 1843, pp. 148, 276; GRAESSE, _Der Tannhäuser und Ewige

Jude_, Dresda, 1861, pp. 77-111. La spedizione di Ponce diede argomento

a un poemetto non finito di Enrico Heine.

[142] Conosco solo per il titolo i due libri seguenti: HUBERT DE

LESPINE, _Description des admirables et merveilleuses régions

loingtaines et estranges nations payennes de Tartarie, et de

la principauté de leur souverain Seigneur, avec le voyage et la

pérégrination de la Fontaine de Vie, autrement Jouvence_, s. l., 1558;

_Le nouveau Panurge, avec sa navigation en l'isle imaginaire, son

rajeunissement en icelle, et le voyage que fait son esperit en l'aultre

monde_, La Rochelle, s. a.

[143] Nota di R. KÖHLER, _Die Lais der Marie de France_, Halle a.

S., 1885, pp. CIV-CVIII. In una leggenda tartara si parla di un pino

dalle foglie e dalla corteccia d'oro, il quale è tutto coperto di

un'erba verde che ha virtù di risuscitare: appiè dell'albero, nascosta

nella terra, è una tazza d'acqua di vita. SCHIEFNER, _Heldensagen der

minussinischen Tataren_, Pietroburgo, 1859, p. 62 sgg.

[144] DUNLOP, _History of Prose Fiction_, nuova edizione (con le note

del Liebrecht), Londra, 1888, vol. I, p. 307.

[145] _Otia imperialia_, ediz. cit., dec. I, cap. 14, p. 4. Ne discorre

anche il Mandeville. I pomi d'Iduna, della mitologia germanica, avevano

la stessa virtù. Secondo il già citato ricordo di Teopompo, nella

terra Merope scorrono due fiumi, detti, l'uno del dolore, l'altro del

piacere. Sulle rive di entrambi crescono certi alberi: chi gusta dei

frutti di quelli che sono lungo il primo, non fa più se non piangere

sino alla morte; chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il

secondo, ringiovanisce gradatamente, torna fanciullo, e, sempre più

rimpicciolendo, da ultimo si dilegua. Nell'isola Buru, una delle

Molucche, nasce sulle rive di un lago un fiore che, secondo l'opinione

degli abitanti, dà la giovinezza a chi lo tiene in mano. BICKMORE,

_Reisen im ostindischen Archipel in den Jahren 1865 und 1866_. p. 223,

citato dal ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia,

1876, p. 207, n. 1.

[146] Nel _Parzival_ di VOLFRAMO D'ESCHENBACH; cf. BIRCH-HIRSCHFELD,

_Die Sage vom Gral_, Lipsia, 1877, p. 247.

[147] _Le Chevalier au Cygne et Godefroid de Bouillon_, pubblicati dal

De Reiffenberg, vol. I, Bruxelles, 1846, Introduz., p. CXXIX. Non la

si finirebbe più se si volessero ricordare tutte le immaginazioni che

con quelle già ricordate hanno affinità più o meno stretta. Tundalo

giunge in un luogo luminoso e fiorito dove scorre una fontana: chi

beve una volta delle sue acque non ha mai più sete. GERVASIO DI TILBURY

racconta di un'acqua che ristora in mirabile modo le forze (_Op. cit._,

dec. III, cap. 38, p. 23); e GALFREDO DI MONMOUTH parla di una fonte

le cui acque guariscono dalla pazzia e dal furore e ristorano le virtù

dell'anima, (_Vita Merlini_, vv. 1136 sgg., ap. SAN MARTE, _Die Sagen

von Merlin_, Halle, 1853, pp. 305-6).

[148] MARIO VITTORE dice il fonte più copioso d'acque che non sia

l'oceano, _ditior oceano_. ROBERTO PULLO (sec. XII) paragona il _fonte

immenso_ al Nilo (SENTENTIARUM, l. II; cap. 17, ap. MIGNE, _Patrol.

lat._, t. 186, col. 746), e _redundans enormiter_ è descritto il fonte

dal già citato Arnaldo di Bonneval.

[149] DE WETTE, _Lehrbuch der hebräisch-jüdischen Archäologie_, IV

ediz. Lipsia, 1864, p. 111.

[150] SAN BASILIO e SANT'AMBROGIO nei loro _Hexaemera_; il MANDEVILLE

ecc.

[151] GIOVANNI DE' MARIGNOLLI, _Op. cit._, pp. 93-4: «Fons autem

ille derivatur de monte, et cadit in lacum, qui dicitur a Philosophis

Euphirattes (_Euphrates?_), et intrat sub alia aqua spissa, et post

egreditur ex alia parte et dividitur in quatuor flumina....»

[152] Rimando per tutto ciò ai libri indicati in fine della

Introduzione. Anche alle falde del Kuen-lun cinese scorrono quattro

fiumi.

[153] Abbiam veduto quale uso ne facesse Cosma, e, dopo di lui Mosè

Bar-Cefa. Lo stesso uso seguitarono a farne Onorio d'Autun e molti

altri.

[154] _Antiquit. jud._, I, 1, 3.

[155] Ricorderò solo, per ragione di curiosità, che un capitolo (il

XXVII) della _Historia del Cavaliero Cifar_, composta nel secolo XVI,

è consacrato ai fiumi del Paradiso, e che tra questi è il Nilo (Ediz.

del Michelant, _Bibl. des liter. Ver._, Stoccarda, 1872, pp. 304-5).

Ora, circa il tempo in cui quel romanzo fu scritto, LIVIO SANUTO

sapeva benissimo che il Nilo proviene da grandi laghi equatoriali

(_Geografia_, Venezia, 1588, f. 111 v.). I dotti che, nel presente

secolo, cercarono d'indovinare che fiumi fossero, secondo la mente di

chi mise insieme il racconto biblico, il Fison e il Gihon, non poterono

accordarsi. L'Ewald pensa che il Fison sia il Gange; il Bertheau, il

Delitzsch, lo Knobel, il Lassen, il Renan, vogliono sia l'Indo. Quanto

al Gihon, lo Knobel e il Lassen credono sia l'Osso, mentre il Bertheau,

il Gesenius, il Delitzsch riconoscono in esso il Nilo.

[156] Nella già citata mappa di Torino il Giordano scaturisce dalle

radici dell'albero della scienza.

[157] Severiano, vescovo di Gabala nel III secolo, fa del Fison il

Danubio (_De creatione mundi_, orat. V), e lo stesso fa LEONE DIACONO

nel X (_Historia_, ediz. Hase, Parigi, 1819, p. 80).

[158] BRUNETTO LATINI s'attiene a' quattro fiumi tradizionali, senza

cercar altro, ma è comica la disinvoltura con cui ne discorre nel

_Tesoretto_ (_Raccolta di rime antiche toscane_, Palermo, 1817, vol. I,

pp. 37-8):

I' vidi apertamente,

Come fosse presente,

Li fiumi principali,

Che son quattro; li quali,

Secondo lo mio avviso,

Muovon dal Paradiso:

Ciò son Tigris, Fison,

Eufrates e Geon.

L'un se ne passa a destra,

L'altro ver la sinestra:

Lo terzo corre 'n quae,

Lo quarto va in lae:

Sì, ch'Eufrates passa

Ver Babilone cassa

In Messopotamia;

. . . . . . . . . .

[159] Nella Terra Promessa scorrono fiumi di latte e di miele (_Esodo_,

III, 8). Dione Crisostomo parla di una terra fortunata nella quale

scorrono fiumi di latte, d'olio, di miele, e anche una fontana

di verità. Di un fiume di miele, che si diceva scorrere in India,

fanno ricordo Ctesia e Onesicrito. Anche nel paese del Prete Gianni

scorrevano il latte e il miele.

[160] [HAMMER-PURGSTALL], _Rosenöl_, Tubinga, 1813, vol. I, p. 324;

ALRIC, _Op. cit_., p. 54.

[161] Vedi la nota 16 a questo capitolo.

[162] _Tesoretto_, l. cit.

[163] _Op. cit_., p. 56.

[164] Di questo fiume si parla pure in un rifacimento tedesco della

epistola:

Idoneus ist ein wazzer genannt,

Das vluzet durch ein heiden lant,

Daz tut manchem man gemach;

e se ne fa ricordo nel _Titurel_, st. 6045. Vedi OPPERT, Op. cit., pp.

30-1. Un fiume che trascina gemme viene, secondo il Mandeville, dal

lago ch'è in cima al monte di Ceilan; ma di ciò più innanzi. Il PUCCI

fa scorrere quel fiume nel paese della Reina d'Oriente:

Per lo reame suo correva un fiume

Ch'uscia del Paradiso Deliziano,

E pietre preziose per costume

Menava, e oro, e ariento sovrano.

_Historia della Reina d'Oriente, Sc. di cur. letter_., disp. XLI,

Bologna, 1862, cantare I, st. 28.

[165] Un fiume sotterraneo, che ha

Di care pietre il margine dipinto,

è descritto dal Tasso, _Gerusalemme Liberata_, c. XIV, st. 39.

[166] _Ly myreur des histors_, Bruxelles, 1869 sgg., vol. III, p. 65.

[167] Nella epistola del Prete Gianni all'imperatore Emanuele così se

ne parla: «Inter cetera, quae mirabiliter in terra nostra contingunt,

est harenosum mare sine aqua. Harena enim movetur et tumescit in undas

ad similitudinem omnis maris et nunquam est tranquillum. Hoc mare

neque navigio neque alio modo transiri potest, et ideo cuiusmodi terra

ultra sit sciri non potest. Et quamvis omnino careat aqua, inveniuntur

tamen iuxta ripam a nostra parte diversa genera piscium ad comedendum

gratissima et sapidissima, alibi nunquam visa. Tribus dietis longe ab

hoc mari sunt montes quidam, ex quibus descendit fluvius lapidum eodem

modo sine aqua, et fluit per terram nostram usque ad mare harenosum.

Tribus diebus in septimana fluit et labuntur parvi et magni lapides

et trahunt secum ligna usque ad mare harenosum, et postquam mare

intraverat fluvius, lapides et ligna evanescunt nec ultra apparent.

Nec quamdiu fluit, aliquis eum transire potest. Aliis quatuor diebus

patet transitus». Ap. ZARNCKE, _Op. cit_., parte I, p. 88. Giovanni di

Hese afferma d'aver navigato con grande pericolo tra il mare coagulato

e il mare arenoso (_ibid_., parte II, p. 164). Anche il Mandeville fa

menzione del fiume e del mare.

[168] XXVIII, 13-16.

[169] Il muro è così descritto in un racconto poetico latino del

viaggio di San Brandano, racconto contenuto in un codice del Museo

Britannico (Cotton. Vespas., D, IX, f. 9r., col. 2ª):

Densa de caligine tunc prodiret prora,

Fulgidis in finibus finit vie mora;

Murus hic apparuit petens celsiora,

Cui si nivem compares vix est indecora.

Basis mons vicarius sustinens archana,

Totus est marmoreus, aurum sunt montana;

Muri tota matheria lenis atque plana;

De qua sit matheria nescit mens humana.

Procul in campestribus maris cedit unda,

Muri circumstantia sit ut tota munda;

Alas pulsat nubium muri dos iocunda,

Gemmis instar siderum placide fecunda.

Si descrivono poi le gemme che adornano il muro e se ne dicono le

virtù. Il palazzo descritto dall'Ariosto, XXXIV, 52-3. gira più di

trenta miglia, e ha tutto d'una gemma il

muro schietto,

Più che carbonchio lucida e vermiglia.

[170] Di questa caverna si parla nell'apocrifo intitolato _Penitenza_

o _Testamento d'Adamo_; in una cronaca siriaca di cui dà l'analisi

l'ASSEMANI, _Bibliotheca orientalis_, t. II, p. 498; t. III, parte

I, p. 281; _Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum

catalogus_, t. III, pp. 329-31; nelle Storie di Eutichio, altrove.

[171] Vedi, a questo proposito, oltre ai molti libri, assai noti, ov'è

trattato delle gemme, una poesia intitolata De patria sanctorum, ap.

MONE, _Lateinische Hymnen des Mittelalters_, Friburgo, 1853-4, vol.

III, p. 28.

[172] _Dialogorum_ l. IV, cap. 36.

[173] A. JUNKER, VON LANGEGG, _El Dorado, Geschichte der

Entdeckungsreisen nach dem Goldlande El Dorado im XVI. und XVII.

Jahrhundert_, Lipsia, 1888.

[174] Vedi le descrizioni dei primi poeti cristiani raccolte

nell'Appendice I, che segue a queste note.

[175] Giustino Martire va più in là, e afferma nell'_Admonitorius

gentium_, che in descrivere gli orti d'Alcinoo, Omero imitò la

descrizione che Mosè porge del Paradiso terrestre, e traduce, in prova,

i versi dell'Odissea dove quegli orti sono descritti.

[176] L'autore era assai probabilmente pagano, ma conosceva forse alcun

che delle opinioni dei cristiani intorno al Paradiso terrestre, e se

ne giovò nella sua descrizione. Alcuno stimò di dovere attribuire il

poemetto a Claudiano, il quale, nell'idillio intitolato _Phoenix_,

parla ancor egli di un bosco meraviglioso, ponendolo di là dagl'Indi e

dalla plaga d'Euro, in mezzo all'Oceano. Può darsi ch'esso sia opera di

Placido Lattanzio, il mitografo.

[177] Vedi EBERT, _Geschichte der christlich-lateinischen Literatur_,

Lipsia, 1874-87, vol. I, p. 852.

[178] Nel carme II del Panegirico ad Antemio.

[179] Non intendo punto di ricordarle tutte, che sarebbe opera non

più finita: mi basterà dare alcune avvertenze e indicare alcune delle

scritture più importanti che ne contengono, oltre alle parecchie le

quali sono già state, o saranno citate in seguito. COMMENTARII AL

GENESI. Pressochè tutti, e sono in numero strabocchevole, contengono

descrizioni del Paradiso più o meno particolareggiate. Uno speciale

ricordo merita quella, assai poetica e viva, che ne porge _San Basilio

Magno_ nella _Homilia de Paradiso_. Hexaemera. Di Sant'Eustazio

Antiocheno, di Prudenzio, di Giorgio Piside, d'Ildeberto di Lavardin,

di Abelardo, di Arnaldo di Bonneval, di Stefano Langton, di Andrea

Sunösen, o Lundense, di Francesco Cattani da Diacceto. — BIBBIE

VERSIFICATE E ISTORIATE. Tutte contengono descrizioni del Paradiso,

meno quella che Alessandro de Villa Dei, nel secolo XIII, ristrinse

in 212 versi. Furono molto numerose, e non v'è letteratura che ne

vada priva. Di parecchie parlano il LEYSER, _Historia poetarum et

poematum medii aevi_, Halae Magdeb., 1721, e il CAVE, _Scriptorum

ecclesiasticorum historia literaria a Christo nato usque ad saeculum

XIV_, ediz. di Basilea, 1741-5. Per i poemi biblici volgari, e per

le narrazioni bibliche in prosa, sono da vedere le storie letterarie

particolari. Per quelli tedeschi e francesi, vedi più specialmente

MERZDORF, _Die deutsche Historienbibeln_ (_Biblioth. d. litter. Ver._),

Stoccarda, 1871, e BONNARD, _Les traductions de la Bible en vers

français au moyen âge_, Parigi, 1884. — TRATTATI SCIENTIFICI IN PROSA

E IN VERSO. _De mundi universitate_, di BERNARDO SILVESTRO; _L'image du

monde_; _Der Leken Spieghel_; _De proprietatibus rerum_, di BARTOLOMEO

GLANVILLE, e tutti, in generale, i trattati geografici e cosmografici.

— CRONACHE. Moltissime di quelle che cominciano con la creazione del

mondo contengono descrizioni del Paradiso terrestre: così il _Pantheon_

e la _Memoria saeculorum_ di GOTOFREDO DA VITERBO; il _Compendium

chronicum_ di COSTANTINO MANASSE; la _Weltchronik_ di RODOLFO D'EMS;

lo _Spiegel historiael_ di GIACOMO DI MAERLANT; il _Polychronicon_

di RANULFO HIGDEN; l'_Eulogium_; la già citata compilazione storica

francese. — VISIONI E LEGGENDE. Visioni di Drihthelm, di Tundalo, di

Owen, del monaco di Evesham, di Thurcill, di Alberico, ecc. Non sempre

s'intende, per altro, se le descrizioni che vi son contenute sieno del

Paradiso terrestre o del Paradiso celeste. Vedi più oltre le leggende

riferite nel cap. V. — POEMI VARII, DEL MEDIO EVO E MODERNI. _De

paradiso_, di TEODULFO; poemetto anglosassone sulla Fenice, composto da

CINEVULFO ad imitazione di quello attribuito a Lattanzio; _Titurel_,

di ALBRECHT; _De laudibus divinae sapientiae_, di ALESSANDRO NECKAM;

_Divina Commedia_; _Dittamondo_; _Quadriregio_; _De excellentium

virorum principibus_, di ANTONIO CORNAZZANO; _Discordia triumphata_,

di LORENZO ADRIANO; _The description of Paradyce_, di DAVIDE LINDSAY;

_Orlando Furioso_; _Guerrin Meschino_, di TULLIA D'ARAGONA; _Sette

giornate del mondo creato_, di TORQUATO TASSO; _L'Adamo_, di GIOVANNI

SORANZO; _L'Adamo_ di GIORGIO ANGELINI; _La creazione del mondo_ di

GASPARO MURTOLA; _La semaine de la création du monde_, di GUGLIELMO

DU BARTAS; _Paradyse Lost_, del MILTON; _L'Essamerone_, di FELICE

PASSERO; _La creacion del mundo_, di ALONSO DE AZEVEDO; _Del paradiso

terrestre_, di BENEDETTO MENZINI; _L'Adamo, ovvero il mondo creato_,

di TOMMASO CAMPAILLA; _Le paradis perdu_, di MADAMA DU BOCCAGE (la

parte che contiene la descrizione del Paradiso fu recata in italiano

da Gaspare Gozzi); _Le divine opere_, di FELICE AMEDEO FRANCHI; _La

inocencia perdida_, di FELIX JOSÈ REINOSO. Non ho altra notizia di

certo poema spagnuolo del secolo XV, che tratta del Paradiso terrestre.

Nel _Purgatorio de San Patricio_, del CALDERON, uno dei personaggi

del dramma, dopo aver descritto i luoghi di punizione da lui visitati,

descrive pure il Paradiso. Una poesia greca sul Paradiso si trova in

LEGRAND, _Bibliothèque grecque vulgaire_, vol. I, pp. XI-XIV.

[180] Citerò in prova la _Storia di Rabbi Giosuè figliuolo di Levi,

leggenda talmudica tradotta dall'ebraico da_ SALVATORE DE BENEDETTI

(_Annuario della Società italiana per gli studi orientali_, anno I,

1872, pp. 92 sgg.). Rabbi Giosuè fu portato dall'angelo della morte

nel Paradiso terrestre, il quale è dimora a varii ordini di giusti.

«Rabbi Giosuè andò cercando tutto il Paradiso deliciano, e quivi trovò

sette case, ed ogni casa ha dodici migliaia di miglia di lunghezza; e

di larghezza dodici migliaia di miglia; però che la misura dello spazio

di lor larghezza è pari alla lunghezza». Queste case sono, secondo la

dignità, di cristallo, d'argento, d'oro, ecc. La quarta «è edificata

bella così come lo primo Adamo». Meraviglie consimili occorrono anche

nel Paradiso di Maometto. In una specie di appendice, intitolata dal

traduttore _Ordine del Paradiso_, si descrivono l'altre meraviglie

del luogo beato. Sonvi due porte di rubino; baldacchini mirabili,

sotto cui riposano i giusti; mense di pietre preziose; quattro fiumi,

l'uno d'olio, l'altro di balsamo, il terzo di vino, il quarto di

miele. Vi abbondano piante di grandissimo pregio e virtù: nel mezzo è

l'albero della vita, il quale ha odori svariatissimi e cinquecentomila

sapori. Il tempo vi è spartito in tre veglie: nella prima i giusti

sono pargoli; nella seconda giovani: nella terza vecchi; e godono

successivamente dei piaceri proprii di ciascuna età. La storia di Rabbi

Giosuè è del IX o X secolo.

[181] Nell'_Adam und Heva_, di GIACOMO RUFF (pubblicato da H. M.

Kottinger, Quedlimburgo e Lipsia, 1848), il Padre Eterno descrive egli

stesso il Paradiso che si accinge a formare. In un _Meistergesang_, che

nel cod. 2856 della Biblioteca imperiale di Vienna reca il titolo di

_Klingsor Astromey_, un diavolo, incantato da un astrologo, descrive

il Paradiso. Nel già citato prologo alla _Vengeance de Jésus-Christ_,

Nerone, trasformato in diavolo, disputando con Virgilio, ricorda

l'altissimo muro di carbonchi che chiudeva tutto intorno il Paradiso

terrestre.

[182] Cf. BIESE, _Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und

in der Neuzeit_, Lipsia, 1888, pp. 61 sgg. Lo speciale argomento nostro

non è del resto svolto in questo libro così largamente come avrebbe

meritato.

[183] Si possono confrontare anche con le descrizioni del Paradiso

terrestre, le descrizioni che di giardini incantevoli si hanno nel

_Roman de la Rose_, nelle _Selve d'amore_ di LORENZO DE' MEDICI, nelle

_Stanze_ del POLIZIANO, nei _Lusiadi_ del CAMOENS, là dove si narra

dell'isola di Teti, nell'_Adone_ del MARINO, e altrove.

[184] E molta ne hanno certi altri luoghi paradisiaci, simbolici e

non simbolici, immaginati da romanzatori, da poeti e da moralisti, i

quali ebbero molte volte dinanzi alla mente, non solo il mito biblico,

ma ancora i miti classici. Un paradiso delle Virtù descrive ALANO DE

INSULIS nell'_Anticlaudianus_. In un poemetto che fu già attribuito

a Ildeberto di Lavardin, ma che pare sia opera di PIETRO RIGA, e

che in un codice della Vaticana fu malamente intitolato _Descriptio

paradisi_, si descrive un luogo pieno di meraviglie, che ricorda il

Paradiso (HAURÉAU, _Notice sur un manuscrit de la reine Christine, à la

Bibliothèque du Vatican, Notices et extraits des manuscrits_, t. XXIX,

parte II, pp. 245-7). Un paradiso d'amore si descrive nella raccolta

intitolata _Fabliaux ou Contes du XII e du XIII siècle, traduits ou

extraits d'après divers manuscrits du temps_, Parigi, 1779-81, vol.

II: una descrizione di una specie di paradiso d'amore, con qualche

reminiscenza dantesca, si trova nel _Paradiso degli Alberti_, già

citato, vol. II, pp. 341 sgg. MICHELE DRAYTON dipinse un paradiso

delle Muse nella _Description of Elysium_. VINCENZO MARENCO, in un

poemetto anacreontico intitolato _Il tempio della Gloria_, attribuisce

a un'isola, dove sorge esso tempio, tutte le bellezze del Paradiso

terrestre. Parecchie isole felici furono immaginate a somiglianza

del Paradiso; così una descritta dal Mandeville, l'isola Thyle, già

ricordata, e quella famosa Isola Perduta, di cui dovrò parlare più

oltre.

[185] DANIEL, _Thesaurus hymnologicus_, Lipsia, 1855-6, vol. I, pp.

116-7; DU MÉRIL, _Poésies populaires latines antérieures au douzième

siècle_, Parigi, 1843, pp. 131-5.

[186] _Institutio monialis_, cap. 15.

[187] _Zwei lateinische Gedichte aus dem Mittelalter, Zeitschrift für

deutsches Alterthum_ del Haupt, vol. V, pp. 463 sgg. La prima di queste

poesie è una Visione. Un uomo devoto, attraversati mille pericoli,

giunge a un fiume igneo, accavalcato da un ponte, che i giusti passano,

ma dal quale i rei precipitano; il solito ponte delle Visioni. In

prossimità del fiume è il Paradiso.

Erat autem murus ingens iuxta flumen positus

Et in summitate muri campus amenissimus.

Ipse murus velut eris protendebat speciem

Sine manu constitutus a summo artifice.

Sed et via per anfractus inerat deposita,

Per quam poterat ascendi ad camporum menia.

Ergo cum illuc transiret vir prefatus spiritu,

Vidit beatorum turbas tripartita gradibus.

Prima hora ultra flumen super muri verticem

Trahet iter in immensum spatiorum limitem.

Ibi loca spaciosa illustrata lumine

Et in ipsis gens beata fruens pacis requie.

Ibi silve quam condense diversarum arborum

Poma ferunt universe saporum suavium,

Alte valde ut excedant ceterarum species.

Umbra quarum fit iocunda caloris temperies.

Abest anguis, abest rana, abest mala bestia,

Totum pulchrum, totum tutum, totum plenum gloria.

Il pellegrino vorrebbe penetrare in quel luogo di delizie,

Sed cum multa perlustrasset ad radicem ducitur

Montis alti cuius rupis murus est argenteus.

Vidit scalam elevatam super montis verticem,

Per quam scandit et iustorum contemplatur speciem.

Ibi quoque spaciosam perspicit planitiem,

Spatiose visionis exhibens blandiciem.

Inter species herbarum prata viridantia,

Liliorum et rosarum redolet fragrancia.

Ibi multi dividuntur rivulorum impetus,

Qui de fonte vite fluunt in mille meatibus.

Il pellegrino giunge a un palazzo tutto costruito _ex viridi iaspide_,

adorno di pietre preziose, coperto di un aureo tetto. Nel mezzo è il

trono dell'Eterno, e dal trono emana il fonte della vita. Intorno sono

i beati distinti in tre ordini e i cori degli angeli: il cielo risuona

de' loro cantici. Cf. VINCENZO BELLOVACENSE, _Speculum historiale_,

l. VIII, cap. 101, _De Judeo quem Beata Virgo tormentis et gaudiis

ostensis convertit_, e CESARIO DI HEISTERBACH, _Dialogus miraculorum_,

dist. XI, cap. 12.

[188] Così nella descrizione che si legge nel cap. 8 del _De judicio

Domini_ di TERTULLIANO; in una poesia inglese di cui dà notizia il

WRIGHT, _Op. cit._, pp. 86-7, e altrove.

[189] Si trova anche _paradiso luziano_, suggerito senza dubbio quel

luziano dall'idea della luce. Nel poemetto _Della caducità della vita

umana_, v. 25, si legge:

Fora del parais delicial.

MUSSAFIA, _Op. cit._, p. 181.

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I · 第 14 / 46 题