Dell’uso del _runebom_

Ogni volta che un lappone doveva intraprendere una cosa della menoma

importanza, un viaggio, una caccia, una pesca o chiedere consiglio in

caso di malattia, consultava il _runebom_. Pare che vi fosse uno di

questi tamburi magici in ogni famiglia, come v’è una bibbia da ogni

protestante. Solo nei casi più gravi si aveva ricorso all’intermediario

del _noaide_ per consultare il tamburo; altrimenti era il padre di

famiglia che lo faceva. Dopo molti preparativi e gesticolazioni si

poneva il _vuorbe_ (l’anello) sul tamburo e si cominciava a battere

sulla pelle colla bacchetta, finchè l’anello dopo varii salti e

movimenti si fermava sopra un segno del _runebom_ e non voleva più

andar via di là. Dal luogo in cui si era fermato l’anello si deduceva

la volontà degli Dei: se si trattava di viaggio e che l’anello si

fermasse sul segno del mattino o della sera, ciò indicava l’ora nella

quale bisognava intraprenderlo. Se si consultava per una pesca, il

fermarsi dell’anello in mezzo allo scompartimento ove era segnato un

lago con pesci, prediceva successo; se si fermava al margine di quello

scompartimento, il dio dei pesci voleva avere una offerta per essere

propizio; se non voleva andare in nessun modo da quella parte la pesca

non poteva riescire. Il _runebom_ aveva il suo posto in una divisione

speciale e sacra della tenda; nessuna donna lo doveva toccare, e

neppure passare per la strada sulla quale era stato portato, se non

voleva esporsi a morte o a qualche grande disgrazia.

Eccovi un racconto che si trova nel manoscritto di Naerö e che vi do

tradotto letteralmente:

«Il lappone Andrea Livortsen aveva un figlio unico Giovanni di anni 20,

tanto malato che nessuno credeva che la potesse scampare. Il padre che

era disperato adoprò tutte le _runerie_ o arti magiche che conosceva,

ma invano. Finalmente si decise di ricorrere al _runebom_. Egli stesso

era un gran _noaide_, ma trattandosi di cosa che lo riguardava tanto

da vicino, non gli era permesso secondo i suoi articoli di fede di

consultare da sè il _runebom_. Perciò mandò a chiamare il fratello

della sua moglie morta, che era abile quanto lui nelle arti dei noaidi.

Dopo le cerimonie preliminari, il cognato pose l’anello sul _runebom_

al suo posto, e cominciò a battere col martello. Ma vedi! L’anello va

tosto sul _jabmicuci-balges_, la via dei morti, proprio vicino al regno

dei morti. Il padre rimase costernato, tanto più quando vide che non

ostante i più forti colpi della bacchetta, accompagnati da ogni sorta

di scongiurazioni, non si voleva muovere da quel posto; finchè, secondo

il consiglio del cognato, promise di offrire ai morti un renne femmina.

Allora finalmente, tornato a battere sul _runebom_, l’anello si mosse,

ma non andò più in là del _ristbalges_, la via dei cristiani, per cui

il cognato battè di nuovo. Ma l’anello tornò di bel nuovo sulla via dei

morti. Questa volta il padre promise un renne maschio a _Mubben-aibmo_

(Satana), perchè suo figlio potesse rimanere in vita. L’anello si

mosse, ma ritornò alla via dei cristiani, nè vi fu verso di farlo

andare su quella parte del _runebom_ ove sono le capanne dei lapponi

(che sarebbe stato segno sicuro di guarigione). Il cognato battè per

la terza volta con molti esorcismi, ma l’anello tornò al suo posto di

prima, cioè alla via dei morti e vi rimase fisso, finchè il padre oltre

alle due renni fece voto di sacrificare un cavallo al _noaide_ del

regno dei morti, affinchè egli _runasse_ in modo tale da determinare i

morti a fare andare l’anello alla capanna dei lapponi, e così il padre

avesse l’assicurazione che il figlio vivrebbe. Ma questa volta venne

esaudito ancora meno delle altre: l’anello rimase fisso nella via dei

morti non ostante tutti i colpi, sicchè veniva predetta con certezza

la morte del giovine. Il cognato rimase sbalordito, nè poteva capire

come mai l’anello desse un prognostico peggiore, e gli Dei rimanessero

più inesorabili, dopo aver ricevuto tante offerte. Finalmente si

appigliò a questo consiglio: calò alla spiaggia e prese un sasso

allungato. Dopo aver consacrato quel sasso con molti esorcismi e

canti, lo appese davanti alla capanna; quindi si gettò davanti ad esso

colla faccia contro terra, e gli diresse una preghiera, chiedendo poi

a _Mubben-aibmo_ (Satana) da cosa derivasse, che l’anello non voleva

abbandonare la via dei morti, quantunque si fossero promessi doni

tanto splendidi a lui, ai morti ed ai _noaidi_ del regno dei morti.

Egli allora udì la pietra dargli questa risposta: che le cose promesse

dovevano essere offerte a lui e agli altri Dei nello stesso momento,

se no il ragazzo doveva morire, a meno che vi fosse un’altra vita umana

da offrire in vece della sua. Queste erano dure condizioni; perchè era

impossibile al padre di essere così sollecito nel suo pagamento come

lo chiedeva Satana, non avendo sotto mano nè le renne nè il cavallo

promessi; e dove avrebbe trovato un uomo disposto a offrirgli la sua

vita per salvare il suo figlio? Se dunque il padre voleva conservare il

figlio in vita, non aveva altro mezzo che di morire egli stesso; e si

risolvette volentieri a ciò. E tosto che ebbe preso questa risoluzione,

colla quale dimostrava un amore più grande pel figlio che per la

propria anima, il cognato battè di nuovo sul _runebom_ dove l’anello

stava ancora al suo primo posto; ma ora si rimosse e andò sulla capanna

lappone, il che profetizzava vita e salute per l’ammalato. Il più

strano di tutto è che il giovane cominciò tosto a star meglio, mentre

il padre nel tempo stesso divenne mortalmente ammalato e che il dopo

pranzo dell’indomani il figlio era completamente guarito, nello stesso

momento in cui il padre con una _misera_ morte rendeva la sua _misera_

anima al diavolo.

«Il figlio mostrò la sua riconoscenza al padre, secondo il desiderio

espresso da questi nei suoi ultimi momenti, offrendo alla sua anima

un renne maschio; affinchè nel regno dei morti potesse più comodamente

andare in giro là dove voleva.

«Il lappone Giovanni, al quale questo è successo cinque anni fa, e

che ora serve nella mia parrocchia in Helgeland, ha raccontato questa

storia, insieme ad altri lapponi e le loro mogli in mia presenza nella

mia casa nel gennaio del presente anno 1723[36].»

I _runebom_ non sono tutti compagni fra loro, sebbene abbiano molta

analogia. Ve ne sono di quelli ove le figure sono quasi tutte

prese dalle credenze cristiane ed appartenevano probabilmente a

lapponi ufficialmente cristiani, ma che di nascosto seguitavano le

loro pratiche pagane. Ora è completamente sparito tra i lapponi la

conoscenza del _gobda_ (_runebom_) del quale non conoscono neppur più

il nome. I lapponi erano rinomati presso ai loro vicini i finlandesi

per le loro arti magiche.

Un viaggio in Lapponia coll'amico Stephen Sommier · 第 71 / 96 题