NOTE SCANDINAVE — IL LAGO DELLE BIONDE CHIOME — COPENAGHEN — I
CANALI E I LAGHI DELLA SVEZIA — DA GÖTABORG A STOCOLMA — STOCOLMA
E GLI SVEDESI — UN PRANZO IN CASA DI RETZIUS — CRISTIANIA — IL SOLE
DI MEZZANOTTE E LE COSTE DELLA NORVEGIA.
I
I viaggi fatti in furia hanno il loro vantaggio, e non conviene
calunniarli come si suole. E poi nella vita febbrile del nostro
tempo che cosa è che non si faccia in fretta? Leggiamo forse mai un
libro per intiero? Studiamo forse per dieci anni almeno una riforma
politica prima di farla? Ci ricordiamo per caso di ciò che abbiamo
fatto ieri? S’è dormito per tanti e tanti anni colla ninna-nanna dei
dogmi immutabili, che una volta svegliati ci siamo messi a correre
per chi sa fin quando. E poi e poi, quando si sa leggere bene, si può
anche leggere presto; meno i rarissimi casi, nei quali il libro sia
un gioiello d’arte, che si mira, che si contempla, che si accarezza, e
che, come la donna amata, ogni giorno ci rivela un nuovo tesoro e una
bellezza nuova.
Così è dei viaggi; si possono anch’essi far presto e bene, e anche
dallo sportello d’un vagone e dalla finestra d’una locanda si possono
sorprendere colla stenografia del pensiero tante e preziose medaglie
estetiche e psicologiche. Attraversi, per esempio, i monti pittoreschi
e le valli ridenti del Tirolo; senti alle stazioni della ferrovia lo
squillo poetico delle trombe montane, vedi al crocicchio delle strade
campestri i grandi crocifissi, che proteggono il maturare delle biade
e ricordi i sentimenti profondamente religiosi dei buoni tirolesi.
Attraversi le foreste della Selva Nera, i campi della Germania
centrale, e vedi sospesi dovunque i nidi artificiali, che invitano gli
uccelletti del Signore a vivere presso la casa dell’uomo, ed eccoti
rivelata una pagina del sentimento germanico, che protegge con tanto
amore le piccole creature. E così di seguito.
Anche a quelli che hanno poco tempo da spendere consiglio un mese di
Scandinavia, e non abbiano rimorso di viaggiare in fretta. Sarà una
doccia psichica, che rinfrescherà loro il sangue febbricitante. Che
bella cosa riposare l’occhio, che nell’estate italiana trova tanti
prati riarsi e brulli, riposarlo sopra pianure interminabili, verdi
e fresche di prati, o farlo vagare tranquillo sulle dense foreste
dei pini e delle betule! Che bella cosa è riposare l’orecchio nel
silenzio di una società, che si muove, si diverte e lavora senza far
chiasso! Qui anche nelle grandi città le campane non suonano, i cani
non abbaiano, i venditori di giornali non gridano, i monelli non
bestemmiano: tutto tace e riposa in una serena contemplazione della
natura, e l’attività è anch’essa tranquilla e senza rumore. Silenzio
per l’occhio, silenzio per l’orecchio, e silenzio anche per quell’altro
senso, quintessenza di tutti e che ci innamora delle figlie di Eva. In
Italia abbiamo troppe chiome nere, che schizzano scintille, come pelle
elettrizzata d’un felino; abbiamo troppe pupille nere, nei cui abissi
profondi si perde la pace serena della vita tranquilla.
Qui da Copenaghen in poi nuotate nel calmo lago delle chiome bionde
(permettetemi l’innocente secentismo). Oh quanto biondo, oh quanti
bellissimi biondi! Biondo di stoppa di lino e biondo di barbe di
_mais_, biondo di _chifel_ e biondo di rame biondo, che al sole
risplende come oro fuso e oro castagno, dalle mille ondulazioni di
tinte intermedie; e poi sotto quelle cornici bionde tanto latte e tanti
petali di rose del Bengala da sentirsi rinfrescati per tutta la vita
e guariti dagli incendi delle chiome corvine e delle pupille profonde
delle nostre donne.
Vi è qualcosa d’altro che rinfresca e riposa nel mondo femmineo della
Scandinavia: la mancanza delle linee curve e del movimento serpentino.
(I geografi me lo perdonino, ma etnologicamente e psicologicamente io
chiamo scandinava anche la Danimarca). In Germania s’incomincia già a
vedere, che gli uomini si muovono con un altro sistema di giunture e
le donne, per non farli sfigurare, fanno lo stesso; ma in Scandinavia
poi la linea curva del moto è assolutamente proibita in tutti i casi
e in tutte le direzioni. Si cammina per angoli, si ride per angoli,
ci si siede e ci si leva e si parla per angoli; e sono angoli acuti.
Troverete la bellezza, la forza, la maestà, mille elementi estetici
della figura umana; ma la grazia è assente e d’ignota dimora. Chi mi dà
uno solo di quei movimenti flessuosi, che sono un poema di eleganza e
di voluttà; chi mi dà la grazia delle razze greco-latine? Ma gli angoli
hanno la loro virtù rinfrescante e calmante e se andate in Scandinavia,
vi faranno un gran bene.
Prego però le nostre belle signore a non insuperbirsi troppo. Lassù vi
è una coltura nelle loro sorelle, che sorprende davvero, ed è coltura
seria, profonda, non vernice di copale e di similoro. A Stocolma
ho potuto parlare italiano (immaginatevi con qual piacere) colla
contessa Hamilton e colla signora Retzius, moglie di uno fra i più
illustri antropologi; e quelle due signore parlavano benissimo anche
il francese, il tedesco, l’inglese. Qui i professori più illustri
hanno nelle loro compagne veri colleghi nel lavoro. Una di esse fa le
fotografie, mentre il marito studia un paese o una razza; un’altra
osserva al microscopio o dissecca gli insetti, perchè l’uomo l’ha
fatta compagna dei suoi lavori come delle sue gioie; e anche in Italia
conosco donne dalle chiome corvine e dalle pupille profonde, che
potrebbero e saprebbero far ciò che ogni giorno fanno le loro sorelle
scandinave.
A Copenaghen mi ha consolato un’altra cosa: il non vedere straccioni
per le vie, e d’allora in poi non ne ho più veduti. Il monello sudicio
e lacero non esiste, l’operaio mal lavato e con molte parti del suo
vestito assenti, non si trova; ogni uomo e ogni donna hanno l’aspetto
decente, pulito; si direbbe che il proletario non esiste o si nasconde.
E poi l’uomo si rispetta molto e vuol esser rispettato; nelle botteghe
si deve cavare il cappello; non si può fumare in moltissimi luoghi;
vi è un grand’ordine dappertutto. Si sente insomma di vivere in una
società più sana di dentro e di fuori, che è attonata e vigorosa; non
convulsa e stracca, che ora s’agita e ora s’accascia.
Nel parco di Frederikstoy ho veduto a Pentecoste passeggiare migliaia
e migliaia di persone; un’onda di gente tranquilla e serena, che
sorrideva, parlava poco e mostrava di divertirsi assai. Nel Tivoli
poi son rimasto più di otto ore e ho studiato l’ingenuità beata di
un popolo, che è felice, perchè si sente bene, e che non ha bisogno
di innebbriarsi per godere della vita. L’ingenuità è virtù sparita da
un pezzo nelle razze latine: nel Tivoli di Copenaghen ve n’era tanta
da allagare tutta l’Italia. Quella brava gente si divertiva sulla
slitta russa, si divertiva a tirar le boccie, si divertiva a romper le
pipe con palle di legno, e un avviso a stampa invitava il pubblico ad
ammirare la _straordinaria bellezza della fioritura dei tulipani_....
Oh chi darà anche a noi un pochino di questa cara, di questa _sancta
simplicitas?_[1]
Ed ecco che io sto per chiudere la mia descrizione e non vi ho detto
nulla di Copenaghen; ma il mio carattere ufficiale di antropologo mi fa
studiare con più vivo amore gli uomini; e d’altronde aprite una guida e
vi troverete la descrizione dei monumenti, dei musei, delle chiese.
La Danimarca ha eretto al suo Torwaldsen un vero tempio, dove si
trovan riuniti in originale o in copia tutti quanti i suoi lavori. È un
palazzo e una chiesa nello stesso tempo, dove potete ammirare tutti i
frutti di uno dei più operosi artisti moderni.
L’Italia non ha saputo fare altrettanto per il suo Canova, per il suo
Raffaello, per il suo Michelangelo; ma è anche vero, che i danesi non
erano tanto ricchi di glorie dell’arte, e ogni nostra città è un museo
e un tempio in una volta sola.
Il museo preistorico e il museo etnologico di Copenaghen sono i primi
del mondo senza contrasto, ed io non ve ne potrei parlare leggermente,
come non si può parlare che in segreto e a bassa voce della donna
amata. Vi ho passate tante e tante ore da abbacinarmi gli occhi e da
rendermi paralitiche le gambe. Steinhauer e Worsoe me ne fecero gli
onori con quella grazia e con quella cortesia, che sono una virtù
carissima di tutti gli scandinavi.
Da poco tempo nel bellissimo castello di Rosenborg si è fondato un
terzo museo, che raccoglie i prodotti artistici e industriali dell’età
moderna, e così voi senza uscire da Copenaghen, potete seguire
l’evoluzione storica del lavoro umano dalle ciclopiche ascie di selce
dei padri degli scani fino alle ultime chincaglierie del nostro secolo
chincagliere.
Copenaghen è una città bella e severa. Qualche palazzo con architettura
puramente greca, e tutte le case senza balconi; vie larghe e diritte;
alberi dovunque. _Ciclopismo_ e mancanza di gusto dappertutto.
_Tramvays_ che sembrano torri, _omnibus_ che paiono balene, e gente
che cammina vestita in modo da farci credere, che i sarti non esistano
in Danimarca e che i vestiti furon mandati a Copenaghen da un lontano
paese per gente non mai veduta.