LIBRO TRENTESIMOTERZO

Il Re Filippo II nel governo de' suoi Regni calcò sentieri diversi

di quelli, che calcati avea l'Imperador Carlo suo padre: costui,

scorrendo per tutti i suoi ampj Dominj, s'adattò a più e diverse

Nazioni, ed era accettevole non meno a' Spagnuoli, che a' Fiammenghi,

Germani ed Italiani; all'incontro Filippo, partito che fu di Fiandra

dopo la morte di Maria Regina d'Inghilterra sua seconda moglie, e

risoluto di fermarsi in Ispagna, senza mai più vagare, si chiuse in

Madrid, e postosi in braccio degli Spagnuoli, cominciò da quivi a

reggere la monarchia secondo le loro massime; ed adulato da costoro,

come per lo più prudente e saggio Re della Terra, ristretto in se

stesso, dal suo gabinetto si pose a governare il Mondo. Da lui,

alcuni dissero, che la Monarchia di Spagna cominciasse a declinare,

o almeno, che si spargessero semi tali, che non potevano col correr

degli anni germogliare, se non disordini, perdite e confusioni; poichè

governando gli Spagnuoli con grande alterigia, si acquistarono l'odio

delle Nazioni straniere; onde le Fiandre si perderono, ed in decorso

di tempo, nel Regno di Filippo IV suo nipote, la Catalogna, Napoli e

Sicilia si videro in pericolo; Portogallo sottratto, e la Monarchia

finalmente ridotta in quello stato deplorabile, che fu veduta nel Regno

di Carlo II, ultimo della sua maschile posterità e discendenza.

Di Filippo II, si è cotanto scritto e rescritto, che sarebbe abbondar

d'ozio, se qui s'avessero a ripetere le medesime cose: solamente

per ciò, che riguarda la politia del nostro Reame, si noteranno in

questa Istoria alcuni de' più segnalati successi a quella attinenti,

donde possa aversi contezza dello stato così civile e temporale, come

ecclesiastico, nel quale si vide questo Reame, ne' quarantaquattro

anni, che ei regnò, che tanti appunto ne corsero dall'anno 1554, nel

quale gli furono dal padre rinunziati i Regni di Napoli e di Sicilia,

sino a' 13 di settembre dell'anno 1598, nel quale morì. In questo

spazio di tempo vi mandò egli otto Vicerè, oltre a sei Luogotenenti,

che ressero il Regno in lor vece. Ed è cosa da recar stupore il

numero de' milioni, che da quello si cavarono in questo tempo, per li

donativi, che in varie occasioni gli furon fatti: de' quali lunghi

cataloghi ne fecero i nostri Scrittori[111], e di quelli per essere

stati tanti, appena poterono tenerne un esatto ed accurato conto.

Per ciò nel volume de' Capitoli, si leggono tante grazie e privilegi

conceduti da questo Principe alla città e Regno di Napoli; ma sempre

mal eseguiti e peggio osservati.

Prese egli, come si è detto, la possessione di questo Regno,

vivente il padre, per mezzo del Marchese di Pescara, in tempo del

Cardinal Pacecco, che si trovava Vicerè, avendogli il Pontefice

_Giulio III_, successore di Paolo III, conceduta l'investitura del

Regno renunziatogli dal padre, dichiarando in quella di non voler

pregiudicare in cos'alcuna alle ragioni della Regina Giovanna sua ava,

madre di Carlo V, che allora ancor vivea. Fu la Bolla spedita a' 3 di

ottobre del 1554, e vien rapportata dal Chioccarello nel primo tomo de'

suoi M. S. Giurisdizionali.

Mentre visse il Pontefice Giulio, ed in que' pochi giorni, che sedè

in Roma _Marcello II_ suo successore, le cose passarono fra noi

in somma quiete e tranquillità. Il Cardinal Pacecco confermato dal

nuovo Re al governo del Regno, proseguiva la sua prudente condotta,

invigilando alla retta amministrazion della giustizia, di che presso

noi ci restano ancora vestigj per quelle otto Prammatiche, che ancor si

leggono ne' volumi delle nostre leggi[112]. Maggiori vestigj della sua

saviezza ci restano nella Storia del Concilio di Trento del Cardinal

Pallavicino, dove molto s'adoperò in quell'Assemblea, infin al 1560. Ma

essendo appena intronizzato, morto il Pontefice Marcello a' 30 aprile

del 1555, per l'elezione da farsi del nuovo Papa, fu a noi tolto il

Cardinal Pacecco, il quale bisognò portarsi in Roma, lasciando per

suo Luogotenente _D. Bernardino di Mendozza_, che non più di sei mesi

governò il Regno.

Ma ciò, che fra noi pose in isconvolgimento e disordini il Regno,

fu che l'elezione del nuovo Pontefice cadde in persona del Cardinal

Giovan-Pietro Caraffa, che _Paolo IV_ chiamossi. Costui essendo nemico

de' Spagnuoli, e mal soddisfatto dell'Imperador Carlo, che gli avea

attraversata nel Conclave l'elezione, portò nel Regno quella guerra,

che saremo ora a narrare.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8 · 第 20 / 54 题