X.

Nella letteratura mistica del secolo XIII, il misticismo amoroso si

confonde col religioso. Spesso adoprano uno stesso linguaggio. Leggendo

certe poesie del Guinicelli, del Cavalcanti, dell'Alighieri, vien fatto

di domandarsi: si parla di una donna, o della Madonna? di una creatura

umana o di un serafino?

_Chi vuole aver notizie di Dio, ami!_ — dice Ugo da San Vittore;

e Eckardt: _L'amore è l'occhio dell'anima_. L'amore di donna, per

quei poeti del 200, è più che una passione, un desiderio, una dolce

abitudine — è una perfetta ed intensa occupazione: non un episodio,

ma la storia della vita: assorbe l'individuo come una religione. Ma

più che la donna, la persona, _amano l'amore_ — sono essenzialmente

_lirici_, più che drammatici — perchè, felici o sfortunati — son

sempre al medesimo punto.... Con delle frasi del Guinicelli, di Lapo

Gianni, del Cavalcanti, dell'Alighieri, di Cino, si comporrebbe un

libretto che si potrebbe intitolare _La teologia dell'amore_. (Il

difficile sarebbe oggi trovargli un editore, e delle lettrici). Tutti

quei poeti del 200, maggiori e minori, si somigliano tutti — dal gran

poeta all'ultimo sonettista, tutti ricamano sopra una medesima stoffa

teologico-metafisica. Hanno un _culto di latria_ per quelle donne,

che si dovevano passabilmente annoiare a sentirsi sempre paragonare a

_scale_ del cielo, a maestre di umiltà, a stelle Dïane, a concetti, a

simboli, a sacramenti.

Ma il genio di Dante condensò, animò e immortalò tutti quelli elementi

nella _Vita Nuova_. Il genio e la passione vera, dettero forma e

movenza a quel mondo inerte di astrazioni platoniche e di fantasmi

scolastici. La _Vita Nuova_ — questo divino fiore venato di sangue,

questa mistica rosa imperlata di lacrime, e, dopo sei secoli, fragrante

come se colta d'ora, — è la sintesi dell'Amore del Medio Evo; come la

_Divina Commedia_ è la sintesi della sua Fede.

Il sentimento è sì _intenso_, che fa paura. L'amante e il poeta

sembrano respirare in un'atmosfera dove la ragione umana svanisce —

l'allucinazione diventa lo stato normale e psicologico. Essa passa,

ed egli trema per ogni vena. Sorride, e il Paradiso scende sulla

terra. Apocalittiche visioni lo assalgono — le stelle piangono,

gli uccelli cascano tramortiti.... Piange in sogno, si desta, e il

suo viso è realmente bagnato di lacrime. In questo stato di estasi,

tutto diventa simbolo — e le cose più comuni assumono nuovo e strano

significato. Un colore, un numero, un'ora della giornata, un suono,

un odore, acquistano singolare importanza. Il Rossetti nel quadro

della _Beata Beatrix_ ci raffigura Beatrice pallida, un po' estenuata,

occhi neri, e con abbondante volume di neri capelli. Dante però non

l'ha mai descritta. E ognuno se la rappresenta a suo modo — e _tutti

l'amiamo!_...

_Vediamo_ invece, dipinta a caldi tizianeschi colori, Madonna Laura —

la rosea, florida, bionda bellezza: — ma chi mai l'ha amata, fuori che

Francesco Petrarca?...

Il misticismo nell'amore non fu ucciso neppure dal realismo pagano del

Rinascimento — neppure dalla scienza moderna! Anche nel secolo nostro,

ha avuto insigni rappresentanti in insigni poeti e romanzieri: mi

basti ricordare Novalis e Gian-Paolo, il _Liebesfrühling_ di Rückert,

lo Shelley e il Rossetti, e la scena finale di _Aurora Leigh_. Lo

ritroviamo anche, con una certa maraviglia, dove meno si supponeva

trovarlo — in Balzac, in Tolstoi, in Roberto Browning. La _Seraphita_

di Balzac è una creazione mistica, e altamente poetica nel suo candore

di neve immacolata.

Chi però, non per arte o artificio, ma per fenomenale analogia di

natura, è stato nel nostro secolo un'eco fedele della gran poesia

_mistico-amorosa_ del secolo XIII, è Dante Gabriele Rossetti: un

_dugentista italiano_, nato, per capriccioso anacronismo della

sorte, a Londra, in pieno secolo decimonono. Quasi tutta la sua opera

poetica deriva in linea retta dalla _Vita Nuova_, dal Guinicelli e dal

Cavalcanti. La bellezza corporea e spirituale della donna è il _motivo_

di tutte le armonie Rossettiane. L'anima è sempre visibile attraverso

i veli e la veste delle bellissime forme. Una luce interiore illumina

le membra perfette, e dà un significato trascendentale agli sguardi

profondi, agli ineffabili sorrisi delle sue donne, cantate o dipinte.

E la _Blessed Damozel_, la _Beata Donzella_, che egli vede nella

profondità dell'etere azzurro chinarsi verso la terra aspettandolo — la

vergine soave dagli occhi puri e profondi, dai folti e lunghi capelli,

biondi come spighe mature, — estatica di celeste stupore al suo primo

ingresso nel Paradiso — e che ha per solo ornamento alla sua bianca

tunica di vergine e di angelo, una rosa bianca, — dono della Madonna,

non pare una figura dipinta su fondo d'oro da Giotto o dal beato

Angelico?

E però il nostro Rossetti non va confuso con quei _preraffaellisti_

inglesi dei quali è assottigliato il numero ma non è spenta la

razza, i quali non sanno rappresentarci che vergini magre e bionde,

e passabilmente bruttine, con un ramo di mandorlo fiorito in mano, e

una stella sui capelli: che non hanno di bello che il loro ramo, e di

grande che i loro piedi!... manifattori della moda costoro, piuttosto

che veri artisti — e che mezzo secolo addietro avrebber dipinto sedie

pompeiane e Achilli _con le fedine_ — o cantato Latona e Pasifae....

Il concetto orientale-platonico, accennato e vagheggiato da alcuni

poeti del secolo XIII e XIV, di una _scala progressiva di vite_,

è stato espresso con un misto di realismo e di patetico, così

poeticamente e così indimenticabilmente da Browning nella sua _Evelyn

Hope_, che non resisto alla tentazione di _concludere_ la mia lettura

con l'analisi di questo capolavoro di poesia mistico-amorosa.

La vita italiana nel Trecento: Conferenze tenute a Firenze nel 1891 · 第 62 / 80 题