La indecisione, la contradizione, l'oscillare fra due tendenze
egualmente forti, rese infelice il Petrarca; uomo che le fallaci
esteriorità della vita ci farebber parere felice e invidiabile. È
nato poeta ed artista — ma non gli basta che l'idea, l'immagine, sia
_vera_ e _viva_, come bastava a Dante; vuol che sia artisticamente
e spesso artificiosamente _bella_: vuol provare il piacere estetico
(e in questo è essenzialmente il più _moderno_ dei nostri antichi
poeti) di cercarla, carezzarla, contemplarla. È già in parte l'uomo
del _Rinascimento_, del nuovo mondo plastico e naturalista — ma
resta pure uomo del Medio Evo, ed è imbevuto dalla sostanza della sua
fede e delle sue dottrine. Vi è in lui lotta e reazione reciproca di
_Misticismo_ e di _Naturalismo_: indi, le continue contradizioni del
suo amore, della sua poesia e della sua vita. Dante è tutto d'un pezzo
— e va diritto alla mèta coll'impeto fulmineo e irresistibile d'un
proiettile; il Petrarca procede per vie sinuose, or tra fiori or tra
spine, e si attarda e si pente, e torna addietro per poi riprender la
stessa strada. Stato doloroso, insopportabile, e che egli espresse con
sovrana efficacia nella _Canzone alla Vergine_: che io definirei _la
più preziosa gemma del Misticismo nel Dolore_.
Questo poeta ammirato, adorato dai contemporanei, ospitato dai monarchi
come un monarca, confessa che
Non è stata sua vita altro che affanno!
che
Mortal bellezza, atti e parole gli hanno
Tutta _ingombrata_ l'alma!
e conclude:
I dì miei più correnti che saetta
Tra miserie e peccati
Sonsene andati, e sol Morte m'aspetta.
Ormai non spera più che nella _Consolatrix Afflictorum_: vuol amare lei
sola — dimenticare il vano e colpevole amore per Laura:
Vergine, tu di sante
Lacrime pie adempi il mio cuor lasso.
Che almen l'ultimo pianto sia devoto;
Senza terrestre limo,
Come fu il primo, _non d'insania vuoto_.
Paragonate queste parole a quelle di Dante per Beatrice. Che abisso di
differenza!
La Canzone alla Vergine è inno ed elegia, confessione e preghiera ad
un tempo. Vi è come un ritmico singhiozzo nelle rime a metà di verso
— vi è come un desolato e supremo appello nell'insistente invocazione
— “_Vergine!_„ — a ogni principio di strofa. E finalmente vi è
un presentimento di riposo e di pace ineffabile nei versi finali:
“Raccomandami al tuo Figliol verace — Uomo e verace Dio — Che accolga
il mio spirto ultimo in pace.„
Ripeto: tutto il Medio Evo nei suoi secolari dolori cerca e trova
rifugio nel _Sacro Ideale Femminino_, nella _Consolatrice_. Ed è lei
che risolve il gran problema del dramma medievale del _Faust_.
Das Ewig Weibliche
Zieht uns hinan!
Vi rammentate la mistica scena finale? Il _Pater Extaticus_, in
preda al delirio dell'amor puro, esprime le più ardenti aspirazioni
all'incorporeo, all'infinito: non appartien più a questo mondo; e
librato sull'ali del desiderio, _nuota nel puro etere_. Il _Pater
profundus_ esalta in un magnifico inno l'amore, e canta Dio nella
natura. Il _Pater Seraphicus_ annunzia e invita le schiere angeliche
che si trasmettono la parte immateriale di Fausto. San Bernardo
(_Doctor Marianus_) _dalla cella più elevata e più pura_, annunzia
l'arrivo della _Mater gloriosa_, che s'avanza nel blù profondo
dell'atmosfera. A lei s'inchinano le tre grandi penitenti, la
Maddalena, la Samaritana, l'Egiziaca, e _una penitente che un tempo si
chiamò Margherita_, prega la Vergine Madre per la salute di Fausto. È
_quella stessa voce_ che abbiamo udita tremante d'amore nel giardino
— rotta dai singhiozzi al tabernacolo della Madonna — e morente in
un gemito nella Cattedrale.... E il risentirla ora in cielo, sempre
amante, e supplicante per Fausto, produce un effetto unico. Come la
Vergine attirò e salvò Margherita — così Margherita attira e salva
Fausto. Mistica catena, magnetiche attrazioni, nelle quali e per le
quali, Amore e Religione diventano una medesima cosa!