Poichè il Poema di Dante, concepito con intendimento mistico verso
una figura (Beatrice) e un affetto reali, svolge e atteggia, intorno
a questa figura e a questo affetto sovrani, la realtà umana in
universale, ma con molto maggiore abbondanza e rilievo di figure
e concentramento d'interesse la realtà storica contemporanea; il
protagonista di tale rappresentazione non lo possiamo pensare in guisa
diversa che come uomo nel quale questa realtà odierna s'individua, per
lo meno, tanto potentemente, quanto negli altri personaggi che con lui
convissuti egli nel Poema introduce con sè. È questa una necessità
estetica del concepimento dantesco, la quale informa e caratterizza
la figura di lui che vi opera. Dante, nell'azione del Poema, è l'uomo,
la creatura umana, che tende al divino: ma l'uomo del tempo suo: e poi
l'italiano; e ancora, il fiorentino; del tempo suo, sempre: anzi è egli
stesso lo scrittore, è Dante Alighieri, il cui proprio nome in un luogo
solo del Poema, e solamente “per necessità, si registra„, ma la vita
sua co' suoi affetti e i pensamenti e i dolori e le colpe quel Poema
l'occupa tutto: quel Poema al quale il Gozzi, sotto tale rispetto,
foggiava, secondo lo stampo tradizionale, come appropriatissimo, il
titolo di _Danteide_.
E poichè quel vasto rappresentamento della realtà storica
contemporanea, al quale diciamo essere ordinato tutto il Poema,
si eseguisce mediante episodi lungo lo spiritale viaggio; nei più
gagliardi e vivaci di cotesti episodi, dove o il suo cuore d'uomo e di
cittadino batte più forte, o la virtù sua di pensatore si leva dietro
questi affetti più vigorosa e ferisce più in alto, stanno le linee del
ritratto che di sè ci ha lasciato Dante nel Poema immortale.