VIII.

Ma di questo Visconti, che già due volte ho avuto occasione di

nominarvi, riparleremo più distintamente in appresso, perchè fu

l'ultimo e più compiuto tipo del tiranno trecentista. Ora per rifarmi

invece dal primo con cui s'inizia il periodo delle signorie, debbo

presentarvi il molto magnifico ed inclito marchese Azzo o Azzolino VI

da Este, signore di Montagnana, di Gavello, di Rovigo e del Polesine,

non che di parecchi castelli e terre allodiali in Lombardia e in

Lunigiana, e di più creato da papa Innocenzo III marchese d'Ancona,

del qual feudo doveva poi due anni appresso ottenere da Ottone IV anche

l'investitura imperiale. Apparteneva ad una schiatta antica e potente,

un ramo della quale costituì in Germania la casa di Brunswick; sicchè

Ottone IV in un diploma lo chiamava suo cognato ossia congiunto. Grazie

ad un parentado aveva unito ai propri beni le ricchezze grandissime

dei Marcheselli Adelardi capi della fazione guelfa in Ferrara,

come i Salinguerra erano della ghibellina. Liberale del suo, si era

procacciato numerosi aderenti, e grazie al favor popolare otteneva ed

esercitava volentieri l'ufficio di podestà, per esempio, nel 1205 a

Ferrara, nel 1206 a Mantova, nel 1208 a Verona, dove (dice un cronista)

egli d'accordo col conte di San Bonifacio dominò finchè visse.

Le podesterie furono, come già v'ho accennato, primo avviamento alle

signorie. Tal magistratura, la quale non aveva nulla a che fare con

quella che il Barbarossa, sotto l'istesso nome, aveva già voluto

imporre ai Comuni, si era omai estesa, con universale gradimento, in

ogni città. Il podestà essendo un forestiero a cui veniva affidato

per un solo anno, e coll'obbligo di render conto, l'incarico di far

eseguire le leggi e di amministrar la giustizia civile e penale,

offriva una guarentigia d'imparzialità che lo rendeva accetto a tutti

gli abitanti. Doveva menar seco, non le persone di famiglia (chè gli

era vietato), ma una _famiglia_ di giudici, cavalieri e berrovieri.

Il sospetto che diventasse troppo potente fece poi distaccare dal suo

ufficio il comando delle milizie, e così creare l'altra magistratura

del capitano del popolo. Ma non era un buon rimedio: poichè i

signori feudali che ambivano la potestà, nè scadendo dall'ufficio,

avrebbero potuto per regola esservi confermati, riuscivano invece a

farsi eleggere capitani del popolo, e viceversa, perpetuando così la

propria autorità. I Comuni, in sostanza, con simile istituzione, si

confessavano inetti ad esercitare la giustizia, senza ricorrere ad un

estraneo; era dunque naturale che quest'ultimo, destreggiandosi fra le

parti contrarie o mettendosi a capo di una di esse, suscitasse nei più

il desiderio che gli fosse dato in mano lo Stato.

Ciò appunto avvenne in Ferrara; dove Azzo d'Este e il Salinguerra

_giuniore_, dopo aver proceduto d'accordo per qualche anno, vennero ad

aperta rottura; nel 1207 il secondo cacciò il primo, e alla sua volta

fu cacciato l'anno seguente. Ma in tale occasione la cittadinanza creò

l'Estense _governatore, rettor generale e signore perpetuo di Ferrara_,

colla trasmissione della dignità nel suo erede, e col diritto di

provvedere, di correggere, e di riformare ogni cosa ad arbitrio della

sua volontà.

Fu il primo esempio, dice il Muratori (che pubblicò l'atto solenne),

d'un Comune il quale cedesse la propria sovranità per metter freno

alle discordie intestine. Se non che la fazione dei Salinguerra tornò

vittoriosa nel 1209, e l'imperatore Ottone riconciliò momentaneamente i

due competitori; ne seguirono nuove vicende di guerra e di pace, finchè

nel 1240, abbattuti gli avversari coll'aiuto del legato pontificio,

Azzo VII diventò davvero signore perpetuo della città. Invero,

morto che fu, nel 1264, i fautori della sua casa ne assicurarono la

successione ad un figliuolo illegittimo d'un suo figliuolo. Ed un

cronista contemporaneo sentì un Aldighiero dei Fontanesi (disceso dagli

Aldighieri di Val di Pado e però congiunto col sommo Poeta) arringare

il popolo dicendo: “Non temano gli amici, nè s'imbaldanziscano i

nemici.... Rimane quell'Obizzo diciassettenne, di buona indole e di

buona speranza. E se, a prender la signoria, Casa d'Este non avesse

più nessuno, ce lo faremmo di paglia.„ E il popolo a gridare: _sì,

sì!_ In simil modo Obizzo fu acclamato signore di Modena nel 1288 e

di Reggio nell'89: plebisciti che poi si rinnovarono anche a pro di

altri Estensi: segnatamente a Ferrara per Rinaldo nel 1317 e a Modena

per Obizzo II nel 1336. Ma dell'opera propria non ebbe già da lodarsi

quell'Aldighiero; il quale morì avvelenato a tradimento da Obizzo I, e

poco dopo i suoi parenti, essendosi due volte sollevati, furono tutti

o ammazzati o banditi.

Di questi e d'altri delitti (quali l'eccidio per agguato di Jacopo

del Cassero e la seduzione di Ghisolabella de' Fontanesi) fece giusta

vendetta il Poeta sommergendo lo spirito del tristo marchese nella

fossa di sangue bollente, e infamando in pari tempo (secondo la voce

che allor correva) le azioni e i natali del suo successore Azzo VIII:

.... Quella fronte che ha il pel così nero

È Azzolino; e quell'altro che è biondo

È Obizzo da Esti, il qual per vero

Fu spento dal figliastro su nel mondo.

La vita italiana nel Trecento: Conferenze tenute a Firenze nel 1891 · 第 26 / 80 题