L'insalata perchè troppo _deprimente_...
— Oh! mi viene un'idea! esclama il signor Regola battendosi la fronte,
come uomo galvanizzato da subita ispirazione. — Una cena poetica!
una cena di occasione!... Se bevessimo... del _torbolino_!... Del
_torbolino_ dolce! che ne dite, figliuoli?... Quattro fette di pane
nel _torbolino_: non è questa la migliore delle cene?... Da bravi!
attorno alla tavola!... sedete... La nostra brava cugina ci fornirà
quattordici bicchieri puliti e due boccali.... no!.... basteranno sette
bicchieri... Il _torbolino_ riscalda.... Dunque sette bicchieri.... del
più fino! due pagnotte di _mistura_!... Ed ecco improvvisata una cena
di nuovo genere... una cena gustosa... nè troppo grave allo stomaco, nè
troppo leggiera... Che ne dite, figliuoli?
I ragazzi minori di dodici anni gridano _viva!_ battendo le palme.
Non così i più adulti, nella cui immaginazione insiste l'idea dello
stufato coi funghi e d'altri commestibili più sodi, del cui profumo è
voluttuosamente impregnata l'atmosfera. Le due zitellone losche tengono
continuamente gli occhi rivolti al cappone ed al signore che fuma.
Mentre le figlie dell'oste distendono le tovaglie e dispongono i
bicchieri, madama Regola trae in disparte l'ostessa per chiederle
informazioni sui vari personaggi che si trovano in cucina.
Madama Regola, come tutte le madri che hanno figliuole da maritare,
in campagna come in città, va in cerca di un _partito_... Sotto la
denominazione di _partito_, madama Regola intende tutti gli uomini più
o meno giovani, più o meno civili, che avrebbero i requisiti necessari
per sposare una delle sue ragazze.
— Chi è quel brutto signore... che siede là in fondo... in compagnia
di quell'altro signorino ancora più brutto? chiede madama Regola
all'ostessa.
— L'uno è il professore Adanulfo Schiena, un talentone che parla poco
e in modo che nessuno lo capisce... L'altro è il contino Bisciolla,
che quest'anno ha ottenuto il permesso di fare il suo primo viaggio di
istruzione... e percorre la Brianza sotto la tutela del professore...
— Il contino è molto giovane, pensa madama Regola — non può avere più
di dieciasette o dieciotto anni — sarebbe un _partito_ da coltivarsi
per la Geltrude o per la Tilde... Quanto al professore... se fosse
celibe... si potrebbe combinare un affaretto colla Melpomene o
coll'Agatina... Ma chi è quell'altro che sta ritto in piedi dinanzi al
camino?...
— È un signore, di cui non conosciamo il nome, ma è certo un gran
signore... Egli ha la passione della pesca; i nostri contadini lo
chiamano il _terrore del Lambro_.
— Credete voi che egli sia ammogliato?
— Non ne so nulla! risponde l'ostessa, che avendo essa pure due figlie
a maritare, ha fatto qualche calcolo sul signore dal pesce.
Ma la tavola è imbandita. — I bicchieri sono disposti in giro — il
regio impiegato distribuisce solennemente le fette di pane...
Finalmente il _torbolino_ comparisce sulla tavola fra le acclamazioni
entusiastiche dei fanciulli...
— Adagio!... uno alla volta! grida il signor Augusto versando il
liquore... Bevete con riguardo!... È un vino che dà alla testa!... A
voi altri piccini basterà mezzo bicchiere!... Viva il _torbolino_!
— Viva il _torbolino_! strillano in coro i ragazzi.
In quel punto tre nuovi personaggi entrano nella cucina. L'un d'essi,
sollevando con una mano un largo cappello alla calabrese, urla con una
voce da stentore;
— Viva l'Italia! viva Garibaldi! viva la democrazia!...
— Viva l'Italia! viva Garibaldi! rispondono con un sol grido i
commensali, ad eccezione del contino Bisciolla, che diviene rosso
rosso, e interroga collo sguardo il professore...
Madama Regola e le sue ragazze divengono radianti... Tre giovani di
condizione più o meno civile passeranno la notte nell'osteria... Tre
giovani! probabilmente tre _partiti_! È la Provvidenza che li manda!
La padrona dell'albergo, sebbene abbia detto poco prima al signor
Augusto di non aver altre camere libere, non trova difficoltà ad
alloggiare i tre giovani, tanto più che l'un d'essi ha prevenuto molto
favorevolmente l'albergatrice ordinando ad un tratto una pinta di vino.
— Se vogliono passare nella sala... dice l'oste ai nuovi arrivati.
— Nella sala!... noi nella sala!... esclama l'uno dei giovani...
Ove trovare miglior sala di questa?... Siamo democratici noi!... Col
popolo! col popolo! sempre col popolo!
A tale linguaggio chi non ravvisa Teobaldo Brentoni, il fanatico
repubblicano, che abbiamo lasciato nel convoglio della ferrovia?...
A Monza egli s'è cambiato i pantaloni e il _gilet_... Col rinnovarsi
della _toelette_, egli ha riacquistato il suo buon umore, il suo
coraggio, il suo fuoco democratico... Ed ora egli è più che mai
risoluto di continuare nella sua missione, a costo anche di incontrare
il martirio.
I due giovani, che con lui sono entrati nell'osteria, appartengono
alla classe di quegli ingenui, che quando escono da Milano, si credono
padroni del mondo, e vanno attorno per le borgate e i villaggi di
provincia spacciando frottole, o dandosi l'aria di gran signori e
d'uomini d'importanza. Teobaldo Brentoni li ha trovati sul proprio
cammino, e si è unito ad essi per convertirli alla fede repubblicana.
— Cittadino Quinetti! cittadino Zammarini! accomodatevi là su quella
panca... Dice il Brentoni ai due giovani. Con permissione di questi
altri cittadini... io passo dall'altra parte...
Ciò detto, il fiero democratico mette un piede sulla tavola ove cena
il contino Bisciolla col suo professore, e d'un salto arditissimo va a
sedere sull'altra panca.
Teobaldo Brentoni ha studiata la posizione. — Dal punto ov'egli si è
messo può dominare la sala.
Avvezzo alla presidenza delle assemblee popolari, Teobaldo Brentoni
vuol essere veduto, ascoltato, ammirato...
Più di trenta persone sono nella cucina, oltre i cani, i gatti ed i
polli.
Che bel colpo per il presidente della _Società della morte_, —
convertire in una sera al vangelo della democrazia più di trenta
persone e una dozzina circa di quadrupedi!