VII.

La notizia era vera. Garibaldi, partito il giorno innanzi da Caprera,

si recava nelle provincie lombarde ad ispezionare i suoi volontari e ad

assumerne il comando.

All'indomani, verso le ore due, una folla considerevole traeva alla

stazione della ferrovia. Quella popolazione scettica e letargica si era

improvvisamente scossa. Nelle fisonomie brillava la luce. I fanciulli

e le donne — questa eletta porzione della società che è la più ingenua

e la più impressionabile — rivelavano nell'incesso, nel movimento

concitato della persona, un immenso tripudio. Il popolo scamiciato,

il popolo vestito di velluto si arrampicava sulle muraglie, invadeva

i capitelli delle colonne. C'erano dei nani che parevano giganti, dei

giganti che parevano pigmei. Quella moltitudine che si era precipitata

nella sala di aspetto, che si era distesa per oltre mezzo miglio

lungo il margine della ferrovia, all'approssimarsi dell'ora desiderata

divenne immobile e muta. Quegli ultimi minuti di aspettazione parvero

secoli.

Non mai il fischio di una locomotiva parlò più eloquente alla folla.

Tutti i volti impallidirono. I fanciulli giunsero le mani — qualcuno

cadde in ginocchio e fece il segno della croce.

Al silenzio, all'immobilità successe un uragano di grida, una

agitazione indescrivibile. Il convoglio aveva rallentata la corsa, e

tutti gli sguardi si erano pasciuti di una sublime visione. Garibaldi

avea reso il saluto alla folla e ciascuno si era vivificato.

Prima ancora che il convoglio si arrestasse, i più enfatici erano

saliti sui gradini e sui tetti delle carrozze. Il vagone occupato da

Garibaldi e da' suoi intimi fu preso d'assalto con impeto formidabile.

— Silenzio! gridavano mille voci; lasciatelo parlar lui!... Sentiamo

cosa dice lui... Ma altre migliaia di voci non cessavano di urlare a

tutta possa: «viva Garibaldi! viva l'Italia! viva la guerra!»

A un tratto la fisonomia di Garibaldi da ilare e benigna divenne

radiante. I suoi occhi parevano salutare al di là della folla qualche

persona amica e desiderata.

In un lampo tutte le teste si volsero.

— Fate largo! fate largo! tuonò il generale levandosi in piedi — ecco

qualcuno che non perde il suo tempo in vane dimostrazioni... No: non è

tempo di parole codesto!... l'Italia domanda soldati e carabine!

Tre giovani in camicia rossa si apersero il varco attraverso a quella

immensa barricata di popolo, e animati dal sorriso e dalla voce del

generale che loro stendeva le braccia come a fratelli, si lanciarono

nella sua carrozza.

Quasi al medesimo punto la campanella diede il segnale della partenza

e il convoglio fra un uragano di viva uscì trionfalmente dalla stazione

ed indi a poco disparve.

Quei tre giovani, apparsi inaspettatamente a completare la solennità e

l'entusiasmo di un istante, divennero il soggetto di tutti i discorsi.

Chi erano? Nessuno li aveva riconosciuti. La camicia rossa aveva

abbagliato gli sguardi. I meglio informati sostenevano che erano tre

faccie forestiere; altri invece, affidandosi alle ipotesi, profferivano

dei nomi e inventavano delle favole assurde; ma l'episodio dei tre

garibaldini non cessava per questo di rappresentare un enigma.

Racconti politici · 第 36 / 104 题