Il nuovo dramma non era un capolavoro d'arte; l'intreccio non brillava
di originalità, i dialoghi riboccavano di quelle iperboli comuni che
si fanno applaudire egualmente in teatro e alla Camera dei deputati.
Il giovane autore mirava all'effetto. I suoi personaggi ritraevano con
brutale naturalezza i tre partiti politici dell'Italia contemporanea,
i quali, sulla scena, soglionsi ordinariamente raffigurare in un prete
reazionario, in un sindaco moderato e servilmente ligio al potere,
e in un gruppo di popolani, di poeti e di artisti infervorati di
principii democratici e sempre disposti ad agire. Ma il carattere più
spiccato, e diciamolo pure, il più falso, era quello di una eccentrica
madre, la quale, avendo un unico figlio di età giovanissima e per
giunta infermiccio, era pronta ad immolarlo sui campi di battaglia,
dividendo con lui i disagi ed i pericoli. Questa madre spartana era
la protagonista del nuovo dramma, e l'attrice benefiziata contava a
buon dritto di suscitare immenso entusiasmo presentandosi colla divisa
garibaldina ad insegnare a suo figlio la manovra del fucile.
Sublimi trasporti della giovinezza! Slanci maravigliosi dei vergini
cuori, ai quali è dato sorvolare a quella pesante atmosfera di
positivismo che è la caratteristica dell'epoca attuale! — Se la
dolorosa esperienza della realtà ci obbliga qualche volta a sorridere
di questi illusi sublimi, è anche vero che noi siamo costretti molto
spesso ad ammirarli e ad invidiarli! — Noi dubitiamo, essi credono —
ecco la differenza. Ciò che è falso per noi, considerato nei rapporti
di un ignobile realismo — per essi, che vedono il creato attraverso
al prisma abbagliante della giovane fede, è un ideale che somiglia al
possibile. Leggendo Plutarco, noi disperiamo che il secolo parolaio
produca dei nuovi giganti e dei magnanimi fatti — essi, come il Carlo
Moor del poeta alemanno, si illudono di veder rivivere l'età degli
spiriti gagliardi e dell'eroismo disinteressato.
Chi ha ragione? chi ha torto? — Qual è di noi che vede più giusto? —
Curviamo la testa dinanzi a questi martiri predestinati che profondono
il loro sangue. A ben considerare, essi non hanno che un solo torto,
quello di esser pochi. Non per questo abbiamo noi diritto di ammonirli
che essi spendono il loro entusiasmo e la loro vita a profitto di una
turpe ed ignobile maggioranza che, pure disconoscendoli, farà traffico
dei loro sacrifizii per amplificare la propria potenza. La società è
orribilmente viziata e incadaverita. Essi rappresentano l'avvenire.