IV.

Il nuovo dramma non era un capolavoro d'arte; l'intreccio non brillava

di originalità, i dialoghi riboccavano di quelle iperboli comuni che

si fanno applaudire egualmente in teatro e alla Camera dei deputati.

Il giovane autore mirava all'effetto. I suoi personaggi ritraevano con

brutale naturalezza i tre partiti politici dell'Italia contemporanea,

i quali, sulla scena, soglionsi ordinariamente raffigurare in un prete

reazionario, in un sindaco moderato e servilmente ligio al potere,

e in un gruppo di popolani, di poeti e di artisti infervorati di

principii democratici e sempre disposti ad agire. Ma il carattere più

spiccato, e diciamolo pure, il più falso, era quello di una eccentrica

madre, la quale, avendo un unico figlio di età giovanissima e per

giunta infermiccio, era pronta ad immolarlo sui campi di battaglia,

dividendo con lui i disagi ed i pericoli. Questa madre spartana era

la protagonista del nuovo dramma, e l'attrice benefiziata contava a

buon dritto di suscitare immenso entusiasmo presentandosi colla divisa

garibaldina ad insegnare a suo figlio la manovra del fucile.

Sublimi trasporti della giovinezza! Slanci maravigliosi dei vergini

cuori, ai quali è dato sorvolare a quella pesante atmosfera di

positivismo che è la caratteristica dell'epoca attuale! — Se la

dolorosa esperienza della realtà ci obbliga qualche volta a sorridere

di questi illusi sublimi, è anche vero che noi siamo costretti molto

spesso ad ammirarli e ad invidiarli! — Noi dubitiamo, essi credono —

ecco la differenza. Ciò che è falso per noi, considerato nei rapporti

di un ignobile realismo — per essi, che vedono il creato attraverso

al prisma abbagliante della giovane fede, è un ideale che somiglia al

possibile. Leggendo Plutarco, noi disperiamo che il secolo parolaio

produca dei nuovi giganti e dei magnanimi fatti — essi, come il Carlo

Moor del poeta alemanno, si illudono di veder rivivere l'età degli

spiriti gagliardi e dell'eroismo disinteressato.

Chi ha ragione? chi ha torto? — Qual è di noi che vede più giusto? —

Curviamo la testa dinanzi a questi martiri predestinati che profondono

il loro sangue. A ben considerare, essi non hanno che un solo torto,

quello di esser pochi. Non per questo abbiamo noi diritto di ammonirli

che essi spendono il loro entusiasmo e la loro vita a profitto di una

turpe ed ignobile maggioranza che, pure disconoscendoli, farà traffico

dei loro sacrifizii per amplificare la propria potenza. La società è

orribilmente viziata e incadaverita. Essi rappresentano l'avvenire.

Racconti politici · 第 33 / 104 题