II.

La rappresentazione del nuovo dramma era imminente. I comici, nel corso

delle prove, si erano mostrati oltremodo soddisfatti dell'autore,

preconizzandogli il più felice successo. Nullameno, all'avvicinarsi

di quell'ora solenne e terribile nella quale il pubblico è chiamato

a proferire il suo verdetto, Eugenio Lanfranchi sentì il bisogno di

sottoporre il suo lavoro drammatico al giudizio di un amico. — Ma dove

trovare un amico? — In città non vi era che uno solo, cui il Lanfranchi

osasse dare questo nome — un altro poeta più giovine di lui e meglio

favorito dalla fortuna, in quanto non avesse bisogno di esercitare la

letteratura per vivere, o di subordinarsi, per necessità dell'impiego,

alla dispotica albagia dei suoi concittadini.

Questo giovane poeta si chiamava Carlo De Santi. Toccava appena i venti

anni, e faceva il suo corso di studi all'università di Pavia; ma da

qualche tempo era tornato alla città natale per rimettersi da una grave

malattia che l'aveva condotto a filo di vita.

La famiglia De Santi non aveva mai veduto di buon occhio

l'intrinsichezza dei due giovani. Come abbiamo veduto, il Lanfranchi

passava per un cervello matto, per un discolo. Ma forse la sua

povertà più che la sua cattiva fama lo facevano reputare un soggetto

pericoloso. Carlo ed Eugenio, all'epoca delle vacanze autunnali, si

vedevano rare volte, di nascosto, attratti da quella omogeneità di

caratteri e di studii che esercita un potere irresistibile negli anni

della giovinezza.

Il Lanfranchi non aveva mai osato presentarsi alla casa dell'amico,

dacchè questi era venuto da Pavia per rassodare la sua convalescenza.

Il prepotente bisogno di interrogare il di lui giudizio sulla nuova

produzione drammatica, prima di affrontare quello del pubblico, gli

ispirò il coraggio di dirigersi a quelle soglie, malgrado il pericolo

di vedersi respinto.

Entrò col cuore trepidante — salì le scale a celere passo — e ottenne

di presentarsi all'amico, il quale non aveva ancora abbandonata la sua

camera da letto.

Poichè i due giovani furono lasciati soli, essi presero a parlare con

quell'enfasi esuberante, che fa sorridere gli scettici incalliti nella

apatia, ma che è pure la espressione più naturale della giovinezza che

sente e che crede.

Racconti politici · 第 31 / 104 题