La piccola città di... non aveva dato che cinque volontarii, avanzi
anche questi dell'illustre drappello di Palermo e di Milazzo. — Era
apatia? era diffidenza? Fatto è che una volta partiti quei cinque
valorosi soprannominati i cinque abbonati delle vittorie garibaldine,
non si ebbe più sentore in città che altri intendesse seguirli. A
spegnere l'ardore della gioventù erano giunte — dicevasi — due lettere:
l'una da Como, l'altra da Gallarate, nelle quali veniva dipinta coi più
sinistri colori la situazione dei volontari già accorsi ai depositi.
I preti e i così detti cittadini di senno esageravano le dicerie,
fors'anche le sopracaricavano di calunnie, a quale scopo si intende.
La popolazione di... nelle prime settimane di giugno presentava ancora
il suo aspetto normale. Alla stazione della ferrovia, malgrado il
quotidiano passaggio delle truppe che traevano al Mincio, il concorso
dei curiosi non era di molto accresciuto.
Volete di più? — Una compagnia comica era venuta ad installarsi
nell'unico teatro della città, e mentre nelle capitali più popolose
d'Italia si chiudevano tutti i luoghi di pubblico divertimento per
mancanza di spettatori — quella piccola compagnia coglieva applausi e
danaro.
Come vedete, la città di... rappresentava un anacronismo di storia
contemporanea.
Nullameno, le produzioni drammatiche del piccolo teatro non mancavano
di riflettere l'attualità co' suoi colori appassionati e vivaci — e
gli avvisi quotidiani, da oltre una settimana, non avevano mai cessato
di promettere un dramma bellicoso, scritto appositamente _da penna
concittadina_ per la benefiziata della prima attrice. Questo nuovo
dramma si annunziava col titolo: _La partenza dei Volontari_.
In una città più infervorata di patriottismo poteva bastare un tal
titolo a chiamare in teatro un insolito concorso. Ma qui la maggiore
attrattiva dello spettacolo era riposta nella circostanza dell'autore
concittadino. Un istinto maligno di curiosità e di invidia si era
manifestato all'annunzio del nuovo dramma. La rappresentazione era
attesa con ostile impazienza.
Non vi è città così meschina, starei per dire non vi è in Italia
borgata o paese, che non abbiano il loro poeta disconosciuto e
tribolato, qualche volta detestato dalla intera popolazione. — Gli
è già molto che nei grandi e popolosi centri, il poeta e l'uomo di
lettere vengano tollerati per la compassione che ispirano. Nelle
piccole città predominate dalla crassa possidenza, nei borghi ove è
sindaco il droghiere, dove i consiglieri della Giunta sono anche membri
della fabbriceria, il poeta e il letterato rappresentano l'abbominio.
Povero Lanfranchi! — L'autore del nuovo dramma _La partenza dei
Volontari_ si chiamava Eugenio Lanfranchi — E all'età di venticinque
anni egli aveva lasciato la sua piccola città per recarsi a Milano,
dove sperava co' suoi talenti e col suo sviscerato amore per le lettere
di raccogliere simpatia e protezione. — Era partito con due romanzi
nella valigia e circa duecento franchi nel portamonete. Tornando, dopo
un mese, alla terra natale, egli possedeva ancora i due romanzi, ma
i suoi duecento franchi erano rimasti a Milano. Quand'egli scese alla
stazione, taluni ebbero a notare con infinita compiacenza ch'egli era
alquanto dimagrato, che indossava il medesimo abito col quale era
partito, e che una delle sue scarpe mostrava la lingua. — La città
prima di sera fu tutta piena di tale avvenimento — e la gioia fu
universale. Due mesi dopo, egli fu costretto ad accettare un posto da
scrivano nel consiglio del Comune. Nel deliberargli quell'impiego,
al quale andava annesso lo stipendio di lire quaranta al mese, il
Sindaco fece inserire nel resoconto della seduta che ciò si faceva onde
togliere dall'inopia un giovane di condizione civile, il cui padre si
era reso benemerito della città dirigendo per oltre venticinque anni le
apparature per la funzione del _Corpus Domini_.