Il vecchio si interruppe — in quell'anima semplice da contadino c'era
il pudore di una vergine. Egli arrossiva per sua figlia. Dopo breve
silenzio riprese:
«La mia Martina m'avrà perdonato... Io sono stato un po' duro con
lei... e non doveva... Sua madre, come vi ho detto, era malata — le
madri hanno la mano più dolce nel medicare certe piaghe... Ma io non
l'ho mica strapazzata quella povera creatura... Sulle prime sono andato
un po' in furia... che volete, don Remondo?... bisognava sgridarla un
poco... tanto da farle capire che aveva fatto male... perchè lei...
quel povero angelo... non capiva... non sapeva proprio nulla... È
morta che pareva una madonnina di cera!... Ma ora, ci vuol altro
che piangere... sentirete, don Remondo, quello che intendo fare...
Dunque... come dicevo... ho alzato un po' la voce sul principio... e
poi ho detto subito: non è con lei che io devo prendermela... io devo
rimediare alla meglio... perchè Veronica non sappia... perchè nel
paese non succedano degli scandali... La condussi a Osteno in casa
di una mia sorella vedova — una santa! E poi, dopo alcuni giorni,
andai a Milano — aveva un pensiero — quell'uffiziale si chiamava
Francesco Nëipper — il suo reggimento era di guarnigione a Milano...
Mi era messo in testa io che ci potesse essere dei galantuomini anche
fra loro... oppure... che parlando a qualche superiore... a qualche
_coronello_... Sentite mo questa, don Remondo!... Arrivo a Milano...
In quei giorni c'era lo stato d'assedio... Soldati di qua, gendarmi di
là... commessi... _pollini_ ad ogni angolo di contrada... Milano
pareva una caserma. Prima di fare dei passi coi superiori... voleva
vederlo lui... voleva un poco sentire come la pensasse... Vederlo!
non era facile... Eppure... una mattina... girando nei dintorni del
castello... vedo un uffiziale che ha la sua statura... Era in compagnia
di un altro... e parlavano a voce alta in tedesco. — Mi avvicino...
gli prendo la volta... è lui... proprio lui... quella faccia falsa da
san Sebastiano!... Con tutto il rispetto... levandomi il cappello...
me gli accosto di fianco, e gli dico: buon dì, signoria! — Quei due
campioni balzano lontano tre passi, e subito fanno l'atto di cavar
fuori le sciabole... «_Farcflutter... staiffer! crazzer!_...» sa
Dio cosa bestemmiavano quei due mostri!... — e mi vengono addosso
che sembrano due jene! «Ma il signore sa chi sono... l'oste di Val
d'Intelvi... Gregorio... il padre della Martina...» — «_Tartaifel...
ludro... flucter! porco talliano... andar tua strada... o far fucilare
sul momento!_» — E poi tutti e due a bestemmiare in tedesco e battere
lo squadrone che volevano subissarmi! — Ah! sono stato un gran vile...
una carogna! Ma chi poteva aspettarsi...? so io cosa è avvenuto di me
in quel momento?... Non ero più io... Quella piazza... quel castello...
tutti quei soldati... non si vedeva un solo cristiano nè dappresso
nè in distanza... Mi sono lasciato avvilire... E poi... cosa sarebbe
avvenuto di quelle due povere donne...? Mia moglie ammalata... e
l'altra!... Iddio mi ha tenuto la mano... e ve lo giuro, don Remondo,
quei due _moscardini_ di gesso avrei potuto mangiarmeli come due
paste sfogliate... e li avrei digeriti in un attimo!... Invece... mi
è rimasto un gruppo qui dentro... qualche cosa che non ha mai voluto
andar giù... Ma prima di morire, voglio farmela passare, perdio!