Dopo breve silenzio il vecchio riprese il suo racconto:
«A quell'epoca, poco prima che tornassero i tedeschi, voi, don Remondo,
veniste ad abitare in paese. Mia moglie era seriamente ammalata, e il
medico non dava speranze. Qualche cosa di quella maledetta politica
io cominciava a capire. Io sapeva che i tedeschi non erano nati in
Italia, che erano venuti qui a comandare, come sarebbe, a mo' di
esempio, se quei di Argegno andassero a dire a quei di Lezzeno: ecco,
noi siamo i vostri padroni! Ma pure... ve lo confesso... dopo la scena
del venditore di pipe... dopo la disgrazia accaduta a mia moglie, io
non poteva capacitarmi che quegli altri... i _taliani_... fossero
gente buona a qualche cosa. Sotto i tedeschi, la gendarmeria era
rispettosa... era gente... pulita, pensava io — i finanzieri venivano
qua a bere... pagavano... se ne andavano senza far male a nessuno...
Non c'erano schiamazzi... non c'era confusione... Che volete, don
Remondo? Io ragionava da bestia... io non sapeva che per via... della
via... Corpo di quel cane!... so io di chi intendo parlare... Ma se
vi è un Dio che fa giustizia alla povera gente... saremo ancora noi
che gli faremo la pelle a quel boia che mi ha assassinato la mia
Martina!...
«In settembre... è successo... quel che è successo. Quegli altri,
che erano scappati in Isvizzera, volevano tornare... Val d'Intelvi
andò tutta in repubblica... e il povero oste di Argegno fu il primo
a pagarla.... Un uomo della legge — compar Brenta!... Mi voleva bene
come ad un fratello... Ah! io doveva capirla finalmente che s'aveva da
fare con dei cani senza legge e senza timor di Dio...! Ma no... testa
d'asino!... Quando vennero a contarmi la fine del povero Brenta, ho
detto: non è vero! non può essere... la gendarmeria non commette di
questi orrori!... Un accidente a me, e a quanti pensavano in quella
maniera! Ma io fui servito come meritava... altro che accidente!...
Sentite, don Remondo... Io sono vecchio... ho settant'anni compiuti...
ma se Dio non mi concede la grazia di ammazzare due tedeschi... io
sento che morirò dannato! Aspettate... Il litro è vuoto... datemi il
tempo di andare e di venire... e poi vi dirò cose che non ho mai detto
a nessuno... cose da far piangere un badile!»