casa a doppia mandata.... perchè? Nessuno riusciva a indovinarlo. E se
qualcuno glielo domandava, don Ciccio rispondeva con una spallucciata.
Giacchè morta la vecchia, egli aveva trovato sùbito un'altra
«carceriera», attenta, paziente, ma non discreta quanto la prima; la
serrata della porta, in poche settimane, era diventata un piccolo
spettacolo pel vicinato. Don Ciccio, volendo evitare il pettegolezzo,
aveva dovuto incaricare di quel confidenziale ufficio un uomo, il
sagrestano di una chiesetta della via traversa. Ogni sera, egli andava a
suonare le due ore di notte, e, al ritorno, passando davanti alla casa
di don Ciccio -- a quell'ora la via era deserta -- dava una doppia mandata
alla chiave della porta, poi la mattina all'alba, ripassando per andar a
suonare la prima Messa, apriva lasciando nella toppa la chiave, che don
Ciccio si affrettava a levar via.
Capite bene, caro cavaliere, che la curiosità degli sfaccendati era
diventata vivissima. Si seppe anche del sagrestano; e allora don Ciccio
non ebbe più pace.
-- Perchè? Avete paura che vi scappino le pulci?
-- La casa mia è pulita e pulci non ce ne sono.
-- O dunque?
-- Badate ai fatti vostri!...
E a qualcuno non diceva: «ai fatti vostri», ma una brutta parola.
I curiosi sono così: quando si accorgono che ogni loro insistenza non
approda a niente, si stancano, cercano un nuovo pascolo alla loro
stupida avidità. Per ciò, dopo qualche mese, nessuno si occupò più della
serale chiusura a chiave della porta di don Ciccio. Se egli avesse avuto
moglie, il fatto si sarebbe potuto interpetrare per atto di gelosia.
Quando si è gelosi, non si ragiona. Ma don Ciccio era solo.
Una vicina andava a fargli le faccende di casa, gli preparava il
desinare, il letto. Alla cena, molto semplice, pensava lui. E, durante
la giornata, egli bighellonava, si sedeva davanti a una merceria, a una
bottega di barbiere, si divertiva a veder giocare al bigliardo, o a
tresette nel mezzanino di Campoccia.
Se non che, da qualche tempo, non era più dell'umore allegro di una
volta. Pareva che un pensiero triste, molto triste, lo affliggesse e lo
facesse smaniare. Che gli mancava? Tutto gli andava bene! Nel suo
podere, per caso, era stata scoperta una polla d'acqua che ne aumentava
il valore. Un lontano parente gli aveva lasciato in eredità parecchie
migliaia di lire, depositate presso una Banca. E la gente diceva che
appunto tutte queste buone fortune lo facevano stare di malumore perchè
don Ciccio era.... un egoista. Povero uomo!
Invece, si seppe da lì a poco ch'egli, improvvisamente, si era deciso a
prender moglie.
Allora tutti s'interessarono del bel caso.
-- È dunque vero? Bravo, don Ciccio....
-- La vedova Sincona, don Ciccio? Un po' matura, ma donna di casa....
Bravo!
-- La nipote di mastro Stefano il crivellatore? Troppo giovane, don
Ciccio. Badiamo!
Quasi avesse dovuto sposare, venti, trenta donne!
Ma i mesi passavano, e lui non sposava nessuna delle tante che gli
venivano appioppate come future mogli.
Poi.... Qui comincia il mistero.
Mistero! L'ho detto anch'io, al pari di tanti altri. In questo momento
però mi vien da riflettere che non c'è niente di misterioso nella
condotta di don Ciccio. E se mi son lasciato scappar di bocca ch'egli ha
commesso una cattiva azione sposando la bella figlia dei Mandrà, voglio
riconoscere, caro cavaliere, davanti a voi, che ho avuto torto. Le
cattive azioni consistono nell'intenzione. Uno sbaglio, -- ne convenite?
-- non potrà mai esser detto cattiva azione. Sbagli ne può commettere
l'uomo più onesto del mondo, senza cessare per ciò di essere onesto.
E rifletto: -- Sbaglio? Perchè? -- Bisogna vedere in che senso la prendeva
lui da principio. Se, dopo, le circostanze si sono mutate che colpa ne
ha un galantuomo?
Pare che le cose siano andate così:
Don Ciccio aveva visto Fina, la bella figlia dei Mandrà il giorno della
festa della Madonna degli Angeli, durante la processione. Come se non
avesse mai visto una donna!
Otto giorni dopo, si presentava al padre della ragazza.
-- Quattro e quattro fa otto, chiedo la mano di vostra figlia.
-- Otto e otto fa sedici, non ho mano di figlia da darvi!
-- Sedici e sedici fa trentadue, me la prenderò a vostro marcio
dispetto....
E mantenne la parola.
Fu una violenza; ma in certi momenti mi si affaccia alla mente il
sospetto che la ragazza si sia lasciata rapire volentieri.
Gli graffiò la faccia? Gli strappò una ciocca di capelli? Certamente,
vedendosi afferrata all'improvviso, quantunque già sapesse della
richiesta e della risposta del padre, non poteva accarezzarlo,
attaccarglisi a un braccio.
Stupore generale! Nessuno si sarebbe atteso un atto di simile arditezza
da don Ciccio Curti.
Fin qui, però, gli avvenimenti non hanno nulla di straordinario.
Massaio Mandrà strillò, minacciò il finimondo, non voleva affatto dare
il suo consenso. Ma quando don Ciccio, per bocca del Notaio Brà-brà, che
ci si era messo di mezzo, mandò a dirgli che rinunziava alla dote,
benchè la cosa potesse sembrare una canzonatura, perchè la ragazza era
figlia unica, si rabbonì, pur continuando a nicchiare.
Don Ciccio si era comportato da galantuomo, quantunque contadino. Dopo
la prima sera del rapimento, avea condotto la ragazza in casa del
farmacista Milazzo, raccomandandola alla sua buona signora.
Avvenuto il matrimonio.... appena scorsa una settimana, ricevendo una
visita della madre, le si era buttata tra le braccia piangendo:
-- Ah! Mamma!... Mamma!
La mamma le aveva fatto un'interrogazione così brutale, che donna Fina
aveva arrossito sino alla radice dei capelli.
-- No! No, mamma! -- protestava. -- È pazzo.... non so!... Mi fa paura!
-- Pazzo? Perchè?
-- Mi dice: Va' a letto, vengo sùbito. E si mette ad andare su e giù per
le tre stanze e la cucina. Gesticola, borbotta, non sembra lui; sposta
seggiole, sposta oggetti, pesta i piedi. L'ho guardato dall'uscio della
camera.... Mi fa paura!... Mamma!
-- E poi?
-- Poi, questa notte, sentendogli scendere cautamente le scale, ho aperto
a fessura la finestra.... Andava via, come brancolando nel buio.... lo
vedevo appena.... svoltò cauto.... E di lì a poco tornò, in fretta....
Portava qualcosa in una mano.... Io mi rimisi a letto.... Lo vidi
entrare calmo. -- Come? Non ti sei addormentata? -- mi disse. -- Io non ho
potuto chiuder occhio, ma lui ha fatto tutto un sonno fino a
stamattina....
Non vi stupite, caro cavaliere.... Vi annoio? No? Grazie.... Non vi
stupite che io abbia potuto sapere questi intimi particolari; li ho
saputi dopo parecchi anni, in gran confidenza, stavo per dire sotto
sigillo di confessione. Perchè i Mandrà sospettano tuttavia che don
Ciccio Curti fosse un lupomannaro, e che fosse costretto dal suo male ad
andare attorno quando faceva la luna, urlando, con la schiuma alla
bocca.... Sciocchezza! Perchè, egli andava fuori di casa ogni notte,
assai prima della mezzanotte, e non urlava, non mandava schiuma dalla
bocca.... Nè stava fuori più di un quarto d'ora, di mezz'ora al massimo,
e tornava a casa tranquillo e dormiva tutt'un sonno fino alla
mattina.... Ma i Mandrà sono contadini ignoranti.
Non vi riferisco, caro cavaliere, le minchionerie degli altri. Secondo
parecchi, don Ciccio andava attorno con le Nonne. Faceva serrare a
doppia mandata la porta di casa sua.... ma usciva e rientrava pel buco
della serratura. E c'era chi giurava di averlo visto coi suoi propri
occhi; e chi giurava di aver tentato di seguirlo, e tutt'a un tratto gli
era sparito davanti. Minchionerie senza capo nè coda.
Figuratevi, caro cavaliere.... Vi annoio? No? Grazie; sto per finire....
Figuratevi quel che si fantasticò e si disse quando si seppe che donna
Fina era scappata dalla casa del marito, rifugiandosi presso i genitori!
I Mandrà non diedero a nessuno la sodisfazione di rispondere: È stato
questo e questo! Don Ciccio poi pretendeva di far credere che sua moglie
era andata dai suoi parenti per ragioni di salute.... Poteva dire la
vera ragione? Chi gli avrebbe creduto, se non gli credeva neppure la
moglie?
Vi confesso, cavaliere, che non oso di crederci nemmeno io! Eppure è la
spiegazione più verosimile.
Una notte sua moglie, atterrita di quell'agitazione, di quella smania,
avea voluto impedirgli di andar fuori; voleva, a ogni costo, sapere
perchè.... Voleva, soprattutto, sapere che significavano quei sassi che,
ogni notte, egli riportava a casa, uno alla volta.... Ho dimenticato di
dirvi ch'egli, ogni notte, tornava a casa con un grosso sasso in mano, e
lo buttava in un canto del bugigattolo a pianterreno.... Quella
cinquantina di sassi ammonticchiati là, la povera donna Fina li credeva
cosa di magia, poichè suo marito sfuggiva di darle una spiegazione.
-- Che te n'importa? -- le rispondeva. -- Mi servono per la fabbrica. -- E
rideva. -- Non fanno ingombro.
Una notte, dunque, donna Fina avea voluto impedirgli di andar fuori.
Dice -- l'ho saputo dalla stessa bocca di lei, dopo la morte del povero
don Ciccio -- dice che egli, diventato più irrequieto, più smanioso,
supplicava: -- Lasciami andare; torno sùbito! -- quasi con le lacrime agli
occhi. Poi le si buttò ai piedi, singhiozzando.
-- Perdonami! Perdonami!... Sono un gran ladro, d'istinto! Arrivata una
cert'ora, di notte, dovrei andar a rubare, e soffro e smanio, perchè la
mia volontà dice di no, e.... un'altra volontà vorrebbe costringermi a
commettere anche un delitto, pur di rubare!... Non mi riconosco io
stesso in quei momenti. Ma ho vinto sempre io, sempre! Notte per notte,
da anni!... Prima, per non uscire di casa, facevo chiudere a chiave la
porta.... Ora non resisto più! Non potrei prender sonno se non
rubassi.... qualcosa. Ed esco a rubare.... un sasso dal mucchio
preparato per una fabbrica, laggiù!... Uno ogni notte!... E mi accheto,
e posso dormire.... Ecco!... Non mi credi? -- Era possibile? -- concluse
donna Fina. -- E non gli ho creduto! E non ho più voluto stare con lui.
Avevo paura! Lui dormiva, dopo di esser tornato a casa con uno di quei
maledettissimi sassi; io non dormivo più.... Non ho saputo resistere....
Come a un confessore, don Felice!
-- Ma questa del rubare è anche una vera malattia -- le dissi.
-- E se gli veniva quella di ammazzare la gente? Io avevo paura....
Soffrivo più di lui....
Come levarle dal capo che si trattava di pazzia e di magia? E lei e i
suoi, intanto, non ne parlavano con nessuno per.... non disonorare la
famiglia!
Io ora penso che don Ciccio Curti -- se quel che egli disse alla moglie
era vero -- è stato più che un martire, un eroe! Ha dimostrato col suo
esempio che non è difficile vincere anche un forte cattivo istinto, di
quelli che la madre natura ha spesso il barbaro capriccio di regalarci
fin dalla nascita.
E penso pure: Perchè non dev'esser vero? Perchè?
Ragiono bene, cavaliere? Eh! Cavaliere, che ne dite?
FINE.
INDICE
I. -- Jela Pag. 7
II. -- Orrori » 45
III. -- Sogno vivente » 75
IV. -- La bella bruttina » 89
V. -- Marito giustiziere » 105
VI. -- Il suo amore » 119
VII. -- Ci siamo? » 149
VIII. -- L'uomo rappresentativo » 161
IX. -- Nella pensione » 175
X. -- Al bivio » 189
XI. -- L'ostacolo » 205
XII. -- Il mistero di don Ciccio » 223
_Opere di_ LUIGI CAPUANA
(Edizioni _SANDRON_).
Delitto ideale. -- _Novelle._
Cardello. -- _Romanzo._
State a sentire! -- _Novelle._
Gli «americani» di Rabbato. -- _Romanzo._
Nostra gente. -- _Novelle._
Dalla terra natale. -- _Novelle._
Ribrezzo e fascino. -- _Novelle._
L'omino di mamma. -- _Racconto._ -- (Collezione «Il Rosaio»).
L'avventura di Liana. » » »
Un piccolo «Fregoli». » » »
Guerra! Guerra! » » »
Sarta per bambole. » » »
Il «diario» di Cesare. » » »
Prime armi. » » »
Buono.... per inganno. » » »
Di prossima pubblicazione:
La fiaba lunga, lunga....
* * * * * *
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
grafie alternative (semi aperti/semi-aperti, sotto voce/sottovoce,
subito/sùbito, desse/dèsse e simili), correggendo senza annotazione
minimi errori tipografici.