Come l'obedienzia è una chiave con la quale si disera el cielo, e
come debba avere el funicello e debbasi portare attaccata a la
cintura. E de le excellenzie sue.
--Poi che Io t'ho mostrato dove tu la truovi, e unde ella viene, e chi è
la sua compagna, e da cui è nutricata; ora ti parlarò degli obbedienti
insieme co' disobbedienti, e de l'obbedienzia generale e della
particulare, cioè di quella de' comandamenti e di quella de' consigli.
Tucta la fede vostra è fondata sopra l'obbedienzia, ché ne l'obbedienzia
mostrate d'essere fedeli. Posti vi so' dalla mia Veritá, a tucti
generalmente, i comandamenti della legge. El principale si è d'amare me
sopra ogni cosa e 'l proximo come voi medesimi; e sonno legati questi
insieme con gli altri, che non si può observare l'uno che tucti non si
observino, né lassarne uno che tucti non si lassino. Chi observa questo
observa tucti gli altri, è fedele a me e al proximo suo, ama me e sta
nella dileczione della mia creatura; e però è obbediente, fassi subdito
a' comandamenti della legge e alle creature per me, con umiltá e
pazienzia porta ogni fadiga e detrazione dal proximo.
Questa obbedienzia fu ed è di tanta excellenzia, che tucti ne contraeste
la grazia, sí come per la disobbedienzia tucti avavate tracta la morte.
Ma e' non bastarebbe, se ella fusse stata solo nel Verbo, e ora non
l'usaste voi. Giá ti dixi che ella era una chiave che diserrò il cielo,
la quale chiave pose nelle mani del vicario suo. Questo vicario la pone
in mano d'ogniuno, ricevendo il sancto baptesmo, dove egli promecte di
renunziare al dimonio, al mondo e alle ponpe e delizie sue. Promectendo
d'obbedire, riceve la chiave de l'obbedienzia; sí che ogniuno l'ha in
particulare, ed è la medesima chiave del Verbo. E se l'uomo non va col
lume della fede e con la mano de l'amore a diserrare con questa chiave
la porta del cielo, giá mai dentro non vi entrarrá, non obstante che
ella sia aperta per lo Verbo; però che Io vi creai senza voi, ma non vi
salvarò senza voi.
Addunque vi conviene portare in mano la chiave, e convienvi andare e non
sedere: andare per la doctrina della mia Veritá e non sedere, cioè
ponendo l'affecto suo in cosa finita, sí come fanno gli uomini stolti
che seguitano l'uomo vecchio, il primo padre loro, facendo quello che
fece egli, che gittò la chiave de l'obbedienzia nel loto della
immondizia; schiacciandola col martello della superbia, arrugginilla con
l'amore proprio. Se non poi che venne il Verbo, unigenito mio Figliuolo,
che si recò questa chiave de l'obbedienzia in mano e purificolla nel
fuoco della divina caritá; trassela del loto, lavandola col Sangue suo;
dirizzolla col coltello della giustizia, fabricando le iniquitá vostre
in su l'ancudine del corpo suo. Egli la racconciò sí perfectamente che,
tanto quanto l'uomo guastasse la chiave sua per lo libero arbitrio, con
questo medesimo libero arbitrio, mediante la grazia mia, con questi
medesimi strumenti la può racconciare. O cieco sopra cieco uomo, che,
poi che tu hai guasta la chiave de l'obbedienzia, tu anco non ti curi di
raconciarla! E credi tu che la disobbedienzia, che serrò el cielo, te
l'apra? Credi che la superbia, che ne cadde, vi salga? Credi col
vestimento stracciato e bructo andare alle nozze? Credi, sedendo e
legandoti nel legame del peccato mortale, potere andare? o senza chiave
potere aprire l'uscio? Non te lo imaginare di potere, ché ingannata
sarebbe la tua imaginazione. E' ti conviene essere sciolto. Esce del
peccato mortale per la sancta confessione e contrizione di cuore e
satisfazione, e con proponimento di non offendere piú. Gittarai allora a
terra el bructo e laido vestimento, e corrirai, col vestimento
nunpziale, con lume e con la chiave de l'obbedienzia in mano, a
diserrare la porta. Lega, lega questa chiave col funicello della viltá e
dispiacimento di te e del mondo; actaccala al piacere di me tuo
Creatore: del quale debbi fare uno cingolo e cignerti, acciò che tu non
la perda.
Sappi, figliuola mia, che molti sonno quegli che hanno presa questa
chiave de l'obbedienzia, perché hanno veduto col lume della fede che in
altro modo non possono campare dall'etterna danpnazione. Ma tengonla in
mano senza el cingolo cinto e senza el funicello dentrovi: cioè che non
si vestono perfectamente del piacere di me, ma anco piacciono a loro
medesimi. E non v'hanno posto el funicello della viltá, desiderando
d'essere tenuti vili, ma piú tosto dilectatisi della loda degli uomini.
Questi sonno acti a smarrire la chiave, pure che lo' soprabondi un poca
di fadiga o tribulazione mentale o corporale; e, se non s'hanno ben
cura, spesse volte, allentando la mano del sancto desiderio, la
perdarebbero. El qual perdere è uno smarrire, ché, volendola ritrovare,
possono, mentre che vivono; e non volendo, non la truovano mai. E chi
gli li manifestará che l'abbino smarrita? La inpazienzia: perché la
pazienzia era unita con l'obbedienzia; non essendo paziente, si dimostra
che l'obbedienzia non è ne l'anima.
Oh, quanto è dolce e gloriosa questa virtú, in cui sonno tucte l'altre
virtú! Perché ella è conceputa e partorita dalla caritá; in lei è
fondata la pietra della sanctissima fede; ella è una reina che, di cui
ella è sposa, non sente veruno male: sente pace e quiete. L'onde del
mare tempestoso non gli possono nuocere, che l'offendano per alcuna sua
tempesta il mirollo de l'anima. Non sente l'odio nel tempo della
ingiuria, però che vuole obbedire, ché sa che gli è comandato che
perdoni; non ha pena che l'appetito suo non sia pieno, perché
l'obbedienzia l'ha facto ordinare a desiderare solamente me, che posso,
so e voglio conpire i desidèri suoi, e hallo spogliato delle mondane
ricchezze. E cosí in tucte le cose (le quali sarebbero troppo lunghe a
narrare) truova pace e quiete, avendo questa reina de l'obbedienzia
presa per sposa, la quale t'ho posta come chiave.
O obbedienzia, che navighi senza fadiga, e senza pericolo giogni a porto
di salute! Tu ti conformi col Verbo, unigenito mio Figliuolo; tu sali
nella navicella della sanctissima croce, recandoti a sostenere per non
trapassare l'obbedienzia del Verbo, né escire della doctrina sua; tu te
ne fai una mensa, dove tu mangi el cibo de l'anime, stando nella
dileczione del proximo! Tu se' unta di vera umilitá, e però non
appetisci le cose del proximo fuore della volontá mia. Tu se' dricta
senza veruna tortura, ché fai el cuore dricto e non ficto, amando
liberalmente e non fictivamente la mia creatura. Tu se' una aurora, che
meni teco la luce della divina grazia. Tu se' uno sole che scaldi,
perché non se' senza el calore della caritá. Tu fai germinare la terra,
cioè che gli strumenti de l'anima e del corpo tucti producono fructo,
che dá vita in sé e nel proximo suo. Tu se' tucta gioconda, perché non
hai turbata la faccia per inpazienzia, ma ha' la piacevole con la
piacevolezza della pazienzia, tucta serena di fortezza. Se' grande con
longa perseveranzia, sí grande che tieni dal cielo alla terra, perché
con essa si diserra il cielo. Tu se' una margarita nascosta e non
cognosciuta, calpestata dal mondo, avilendo te medesima, sottoponendoti
alle creature. Egli è sí grande la tua signoria, che veruno è che ti
possa signoreggiare, perché se' escita della mortale servitudine della
propria sensualitá, la quale ti tolleva la dignitá tua. Morto questo
nemico, con l'odio e dispiacimento del proprio piacere, hai riavuta la
tua libertá.