Come ne' predecti ministri regna l'avarizia, prestando ad usura; ma
singularmente vendendo e comprando li benefizi e le prelazioni. E
de' mali che per questa cupiditá sono advenuti ne la sancta Chiesa.
--Ora ti dirò della seconda, cioè de l'avarizia; ché quello che il mio
Figliuolo ha dato in tanta larghezza (unde tu el vedi tucto aperto il
Corpo suo in sul legno della croce che da ogni parte versa), e non l'ha
ricomprato d'oro né d'argento, anco di sangue; per larghezza d'amore non
ci capie solo una metá del mondo, ma tucta l'umana generazione, e'
passati, e' presenti e i futuri. Non v'è ministrato Sangue che non
v'abbi ministrato e dato fuoco, perché per fuoco d'amore egli ve l'ha
dato; né fuoco né Sangue senza la natura mia divina, perché
perfectamente si uní la natura divina nella natura umana; e di questo
Sangue unito per larghezza d'amore, te misero Io n'ho facto ministro: e
tu, con tanta avarizia e cupiditá, quello che il mio Figliuolo ha
acquistato in su la croce (ciò sonno l'anime ricomprate con tanto
amore), e quello che Elli t'ha dato essendo facto ministro del Sangue, e
tu ne se' facto, misero, in tanta strectezza che per avarizia ti poni a
vendere la grazia dello Spirito sancto, volendo che i tuoi subditi si
ricomprino da te, quando ti chieggono, quello che tu hai ricevuto in
dono.
La tua gola non hai disposta a mangiare anime per onore di me, ma a
devorare pecunia. E tanto se' facto strecto in caritá di quel che tu hai
ricevuto in tanta larghezza, che Io non cappio in te per grazia, né il
proximo tuo per amore. La substanzia che tu ricevi temporale in virtú di
questo Sangue, la ricevi largamente; e tu, misero avaro, non se' buono
altro che per te, e come ladro e furo, degno della morte etternale,
imboli quel de' poveri e della sancta Chiesa, e spendilo luxuriosamente
con femmine e uomini disonesti e co' parenti tuoi, e spendilo in delizie
e règgine i tuoi figliuoli.
O miserabili, dove sonno e' figliuoli delle reali e dolci virtú, le
quali tu debbi avere? dove è l'affocata caritá con che tu debbi
ministrare? dove è l'ansietato desiderio de l'onore di me e salute de
l'anime? dove è il crociato dolore che tu debbi portare di vedere il
lupo infernale che ne porta le tue pecorelle? Non ci è, perché nel tuo
cuore strecto non v'è né amore di me né di loro: tu ami solamente te
medesimo d'amore proprio sensitivo, col quale amore aveleni te e altrui.
Tu se' quel dimonio infernale che le inghioctisci con disordinato amore;
altro non appetisce la gola tua, e però non ti curi perché 'l dimonio
invisibile ne le porti: tu, esso dimonio visibile, ne se' facto
istrumento a mandarle a l'inferno. Cui ne vesti e ne ingrassi di quel
della Chiesa? te e gli altri dimòni con teco insieme e gli animali, cioè
i grossi cavagli che tu tieni per tuo dilecto disordinato e non per
necessitá. E tu debbi tenere per necessitá e non per dilecto; questi
dilecti sonno degli uomini del mondo, e i tuoi dilecti debbono essere i
poveri e il visitare gl'infermi, sovenendoli ne' loro bisogni
spiritualmente e tenporalmente, però che per altro non t'ho Io facto
ministro né dátati tanta dignitá. Ma, perché tu se' facto animale bruto,
però ti dilecti in essi animali. Tu non vedi, ché, se tu vedessi e'
supplíci che ti sonno apparecchiati se tu non ti correggi, tu non
faresti cosí: anco ti dorresti di quello che tu hai facto nel tempo
passato e correggeresti el presente.
Vedi quanto, carissima figliuola, Io ho ragione di lagnarmi di questi
miseri, e quanta larghezza Io ho usata in loro; ed essi verso me tanta
strectezza. Che piú? Come Io ti dixi, saranno alcuni che prestaranno a
usura; non che tengano la tenda come i publichi usurai, ma con molto
soctili modi vendaranno el tempo al proximo loro per la loro cupiditá;
la qual cosa non è licita per veruno modo del mondo. Se egli fusse uno
presente d'una piccola cosa, e con la sua intenzione egli el ricevesse
per prezzo sopra el servizio che egli ha facto a colui prestandoli el
suo, quello è usura, e ogni altra cosa che ricevesse per quel tempo,
come decto è. E Io ho posto il misero che le vieti a' secolari, e egli
fa quel medesimo e piú; ché, andandoli uno a chiedere consiglio sopra
questa materia, perché egli è in quello simile difecto e perché egli ha
perduto il lume della ragione, el consiglio che egli li dae è tenebroso
e passionato, per quella passione che è dentro ne l'anima sua.
Questo e molti altri difecti nascono dal cuore suo strecto, cupido e
avaro. E' si può dire quella parola che dixe la mia Veritá quando entrò
nel tempio, che egli vi trovò coloro che vendevano e compravano,
cacciandoli fuore con la ferza della fune, dicendo:--«Della casa del
Padre mio, che è casa d'orazione, n'avete facta spilonca di ladroni».--
Tu vedi bene, dolcissima figliuola, che egli è cosí che della Chiesa
mia, che è luogo d'orazione, n'è facto spilonca di ladroni: eglino
vendono e comprano, e hanno facta mercanzia della grazia dello Spirito
sancto. Unde tu vedi che chi vuole le prelazioni e i benefizi della
sancta Chiesa, gli comprano con molti presenti, presentando quegli che
sonno d'atorno di derrate e di denari; e i miserabili non raguardano che
elli sia buono piú che gattivo, ma, per compiacerli e per amore del dono
che hanno ricevuto, s'ingegnano di mectere questa pianta putrida nel
giardino della sancta Chiesa, e faranno per questo, e' miseri, buona
relazione di lui a Cristo in terra. E cosí l'uno e l'altro usano la
falsitá e l'inganno verso Cristo in terra, colá dove essi debbono andare
schiecti e con ogni veritá. Ma se il vicario del mio Figliuolo s'avede
de' difecti dell'uno e de l'altro, li debba punire: e a colui tollere
l'offizio suo, se non si corregge e non amenda la sua mala vita; e a
colui che compra gli starebbe bene che egli li desse, in quello scambio,
la pregione, sí che egli sia correcto del suo difecto, e gli altri ne
prendano exemplo e temano, acciò che neuno si levi piú a farlo. Se
Cristo in terra el fa, fa el debito suo; e se non el fa, non sará
impunito questo peccato, quando li converrá rendere ragione dinanzi a me
delle sue pecorelle.
Credemi, figliuola mia, che oggi egli non si fa, e però è venuta la
Chiesa mia in tanti difecti e abominazioni. Essi non cercano né vanno
investigando de la vita loro, quando dánno le prelazioni, se essi sono
buoni o gattivi; e se alcuna cosa ne cercano, ne dimandano e cercano da
coloro che sonno gattivi con loro insieme, e' quali non renderebbero
altro che buona testimonianza, perché quegli simili difecti sonno in
loro medesimi. E non raguardano ad altro se non a grandezza di stato e a
gentilezza e a ricchezza e che sappiano parlare molto polito. E peggio,
ché alcuna volta allegará el concestoro che egli abbi bella persona. Odi
cose di dimòni! ché dove essi debbono cercare l'adornamento e bellezza
delle virtú, ed essi raguardano a la bellezza del corpo! Debbono cercare
gli umili poverelli che per umilitá fuggano le prelazioni, ed essi
tolgono coloro che vanamente e con infiata superbia le cercano.
Mirano a la scienzia. La scienzia in sé è buona e perfecta, quando lo
scienziato ha insiememente la scienzia e la buona e onesta vita e con
vera umilitá. Ma se la scienzia è nel superbo, disonesto e scellerato
nella vita sua, ella è uno veleno, e della Scriptura non intende se non
secondo la lectera: in tenebre l'intende perché ha perduto el lume della
ragione e ha obfuscato l'occhio de l'intellecto suo. Nel quale lume, col
lume sopranaturale, fu dichiarata e intesa la sancta Scriptura, sí come
in un altro luogo piú chiaramente ti dixi. Sí che vedi che la scienzia è
buona in sé, ma none in colui che non l'usa come egli la debba usare:
anco gli sará fuoco pennace se egli non correggerá la vita sua. E però
debbono piú tosto raguardare a la sancta e buona vita che allo
scienziato che gattivamente guidi la vita sua. Ed eglino ne fanno el
contrario: anco e' buoni e virtuosi, che siano grossi in scienzia,
reputano macti e sonno spregiati da loro; e i povaregli schifano, perché
non hanno che donare.
Sí che vedi che nella casa mia, che debba essere casa d'orazione, e dove
debba rilucere la margarita della giustizia e il lume della scienzia con
onesta e sancta vita, e debbavi essere l'odore della veritá, ed egli
v'abbonda la menzogna. Debbono possedere povertá volontaria, e con vera
sollicitudine conservare l'anime e trarle delle mani delle dimonia; ed
essi appetiscono ricchezze. E tanto hanno presa la cura delle cose
temporali che al tucto hanno abandonata la cura delle spirituali, e non
actendono ad altro che a giuoco e a riso e a crescere e multiplicare le
substanzie temporali. E' miseri non s'avegono che questo è il modo da
perderle, però che, se eglino abondassero in virtú e pigliassero la cura
delle spirituali, sí come debbono, abbondarebbero nelle temporali. E
molte rebellioni ha avute la sposa mia di quelle che ella non avarebbe
avute. Eglino debbono lassare i morti sepellire a' morti, ed essi
debbono seguitare la doctrina della mia Veritá e compire in loro la
volontá mia, cioè fare quello per che Io gli ho posti. Ed essi fanno
tucto el contrario, ché le cose morte e transitorie si pongono a
sepellire con disordinato affecto e sollicitudine, e tragono l'officio
di mano agli uomini del mondo. Questo è spiacevole a me e danno a la
sancta Chiesa. Debbonle lassare a loro, e l'uno morto sepellisca
l'altro, cioè che coloro, che sonno posti a governare le cose temporali,
le governino.
E perché ti dixi «l'uno morto sepellisca l'altro»? Dico che «morto»
s'intende in due modi: l'uno è quando ministra e governa le cose
corporali con colpa di peccato mortale per disordinato affecto e
sollicitudine; l'altro modo è perché egli è offizio del corpo che sonno
cose manuali, e il corpo è cosa morta, che non ha vita in sé se non
quanto l'ha tracta da l'anima, e participa della vita mentre che l'anima
sta nel corpo, e piú no.
Debbano dunque questi miei unti, che debbono vivere come angeli, lassare
le cose morte a' morti ed essi governare l'anime, che sonno cosa viva e
non muoiono mai quanto che ad essere, governandole e ministrando lo' e'
sacramenti e i doni e le grazie dello Spirito sancto, e pascerle del
cibo spirituale con buona e sancta vita. A questo modo sarebbe la casa
mia casa d'orazione, abondando delle grazie e virtú loro. E perché essi
nol fanno, ma fanno el contrario, posso dire che ella sia facta spilonca
di ladroni, perché son facti mercatanti per avarizia, vendendo e
comprando, come decto è. Ed è facta receptacolo d'animali, perché vivono
come animali bruti disonestamente; unde per questo n'hanno facta stalla,
perché ine giacciono nel loto della disonestá, e cosí tengono le dimonia
loro nella Chiesa, come lo sposo tiene la sposa nella casa sua.
Sí che vedi quanto male, e molto piú, e quasi senza comparazione che
quello che Io t'ho narrato, el quale nasce da queste due colonne fetide
e puzzolenti, cioè la immondizia e la cupiditá e avarizia.